TITOLO II - Del fallimento
Capo II - Degli organi preposti al fallimento
Sez. III - Del curatore

Art. 32

Esercizio delle attribuzioni del curatore
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il curatore esercita personalmente le funzioni del proprio ufficio e può delegare ad altri specifiche operazioni, previa autorizzazione del comitato dei creditori, con esclusione degli adempimenti di cui agli artt. 89, 92, 95, 97 e 104 ter. L’onere per il compenso del delegato, liquidato dal giudice, è detratto dal compenso del curatore. (1)

II. Il curatore può essere autorizzato dal comitato dei creditori, a farsi coadiuvare da tecnici o da altre persone retribuite, compreso il fallito, sotto la sua responsabilità. Del compenso riconosciuto a tali soggetti si tiene conto ai fini della liquidazione del compenso finale del curatore.

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(1) Comma modificato dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Esercizio provvisorio - Nomina di consulente del lavoro - Determinazione del compenso - Applicazione della tariffa professionale - Esclusione - Tariffe giudiziale per la liquidazione degli onorari spettanti ai coadiutori - D.M. 30 maggio 2002, art. 10.
L'opera svolta dal consulente del lavoro nominato allo scopo di provvedere agli adempimenti connessi alla gestione dell'azienda dichiarata fallita durante il periodo di esercizio provvisorio (nella specie per il tempo strettamente necessario alla ricerca di un affittuario) dovrà essere retribuita non facendo riferimento alle tariffe professionali, ma a quelle giudiziali, in base alle quali si liquidano gli onorari spettanti ai coadiutori (Cass. nn. 10143/2011, 1568/2005); nella specie, in particolare, all'art. 10 del D.M. 30 maggio 2002, che per la perizia o la CTU in materia di accertamento di retribuzioni o contributi previdenziali e ogni altra questione in materia di rapporto di lavoro prevede un onorario variabile da Euro 145,12 ad Euro 582,05 per ciascuna posizione lavorativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2016, n. 9781.


Curatore fallimentare - Attività professionale del dottore commercialista iscritto all'albo - Copertura assicurativa - Sussistenza.
Il carattere pubblicistico della funzione di curatore fallimentare non impedisce la qualificazione dell'attività dello stesso svolta come professionale che, salvo espressa esclusione, rientra nella copertura della polizza per i rischi derivanti dalla professione di commercialista iscritto all'albo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2015, n. 12872.


Fallimento - Liquidazione del compenso al curatore - Cessazione anticipata dell'incarico - Criteri..
In tema di liquidazione del compenso al curatore cessato dalla carica prima della conclusione della procedura fallimentare, il provvedimento adottabile in quella fase dal tribunale può avere per oggetto solo acconti, ma non il compenso definitivo, poiché il contributo di ciascun curatore ai risultati della procedura può valutarsi solo con le operazioni di chiusura della stessa, allorchè diviene possibile una disamina unitaria dei fatti rilevanti ai fini della liquidazione; con la conseguenza che anche il criterio di commisurazione del compenso all’attivo realizzato ed al passivo accertato, secondo il D.M. 28 luglio 1992, n. 570, non è decisivo per imputare a ciascun curatore le rispettive quote individuate con esclusivo riferimento alla data di cessazione dalla carica, operando esso solo come criterio di valutazione e di limite e dovendo le posizioni dei predetti curatori essere esaminate come concorrenti ed in termini omogenei. Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2012, n. 6796.


Prova civile - Consulenza tecnica - Consulente d'ufficio - Relazione e compenso - Prestazioni eseguite in favore di procedura fallimentare - Onorari spettanti ai periti e consulenti tecnici a norma del D.M. 30 maggio 2002 - Perizia in materia di inventari, rendiconti e situazioni contabili - Onorario fisso ex art. 5 della tariffa di cui al citato D.M. - Configurabilità - Fondamento - Incarico avente ad oggetto attività di mero controllo, verifica e riscontro di dati già acquisiti ed operazioni di contabilizzazione - Apprezzamento di fatto - Conseguenze - Fattispecie..
In tema di onorari spettanti ai periti e consulenti tecnici a norma del D.M. 30 maggio 2002, nella specie per prestazioni effettuate in favore di una procedura fallimentare, le attività compensate con onorario fisso ai sensi dell'art. 5 (che si riferisce alla perizia ed alla consulenza tecnica in materia di inventari, rendiconti e situazioni contabili) si distinguono da quelle compensate con un onorario variabile ai sensi dell'art. 4 (che riguarda la consulenza in materia di bilancio e conto profitti e perdite), perché le prime sono costituite da attività di mero controllo, verifica e riscontro di dati già acquisiti e da operazioni di contabilizzazione, mentre le seconde sono configurabili nel caso di attività ricostruttive e valutative da effettuarsi sulla base di complessi accertamenti. Ne consegue che l'onorario deve essere calcolato secondo il criterio della percentuale per scaglioni, previsto dall'art. 4 citato, quando l'incarico abbia avuto ad oggetto l'accertamento e la valutazione del reddito aziendale per un lungo arco di tempo e la ricostruzione sulla base dei documenti prodotti della relativa contabilità, atteso che l'esame dei bilanci in sè non rende comunque applicabile il già menzionato art. 4 della tariffa, essendo invece rilevante se il documento debba essere assunto come dato o sottoposto ad esame critico. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha precisato che costituisce apprezzamento di fatto, rimesso al giudice del merito e censurabile solo sotto il profilo dell'incongruità della motivazione, la circostanza che per l'espletamento dell'incarico sia stato necessario un esame critico dei bilanci e la valutazione di talune voci oppure una semplice estrazione di dati contabili da impiegare come elementi assunti come veritieri ai fini della risposta ai quesiti ovvero per la valutazione della condotta degli amministratori e l'individuazione di un eventuale danno). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Febbraio 2011, n. 3066.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Deposito delle somme afferenti alle attività di gestione in libretto bancario nominativo intestato alla procedura fallimentare - Indebiti prelievi da parte di terzi - Omessa custodia del libretto del fallimento - Responsabilità del curatore - Sussistenza.
In tema di responsabilità del cessato curatore fallimentare, l'intervenuta delega a terzi di custodia del libretto bancario intestato alla curatela e l'omissione di ogni controllo sulle relative operazioni bancarie costituiscono violazione del principio di in trasmissibilità delle funzioni di curatore e dell'obbligo di custodia del libretto; in tal caso, pertanto, eventuali indebiti prelievi da parte di terzi o di dipendenti della banca non costituiscono evento interruttivo del nesso di causalità tra la condotta negligente del curatore e l'evento dannoso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2011.


Procedimento civile - Interruzione del processo - In genere - Rappresentanza legale del minore - Raggiungimento della maggiore età - Successiva dichiarazione di fallimento - Interruzione del processo - Sua prosecuzione da parte del curatore fallimentare - Notifica dell'atto di riassunzione al genitore del minore ed al fallito - Necessità - Esclusione - Fondamento. .
In tema di processo instaurato dal minore legalmente rappresentato dal genitore esercente la potestà parentale, al raggiungimento della maggiore età da parte del rappresentato che venga successivamente dichiarato fallito, con conseguente interruzione del procedimento, l'iniziativa del curatore fallimentare che intenda riassumere il predetto processo non necessità di essere promossa con atto di riassunzione nè nei confronti del genitore (che ha perso la rappresentanza processuale e non è perciò contraddittore necessario), nè nei confronti del fallito (la cui capacità processuale è relativa, in quanto subordinata all'eventuale inerzia del curatore, cui spetta la legittimazione a far valere gli interessi della massa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Settembre 2010, n. 20285.