TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 19

Sospensione della liquidazione dell’attivo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Proposto il reclamo, la corte d'appello, su richiesta di parte, ovvero del curatore, può, quando ricorrono gravi motivi, sospendere, in tutto o in parte, ovvero temporaneamente, la liquidazione dell’attivo. (1)

[II. Se è proposto ricorso per cassazione i provvedimenti di cui al primo comma o la loro revoca sono chiesti alla Corte di appello.] (2)

III. L’istanza si propone con ricorso. Il presidente, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti dinanzi al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate alle altre parti ed al curatore.

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(1) Comma modificato dall’art. 2 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5.
(2) Comma abrogato dall’art. 2 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5.
Le modifiche (1) e (2) hanno effetto dal 1 gennaio 2008 e si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Revoca della sentenza di fallimento – Potere della corte d’appello di sospendere la liquidazione dell’attivo – Finalità – Contemperamento dell’interesse del debitore con quello dei creditori.
La finalità della disposizione di cui all’art. 19 l.fall. è quella di garantire la conservazione dell’integrità del patrimonio del fallito durante il tempo necessario alla definizione del giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento, in vista della restituzione di quel patrimonio alla sua libera disponibilità tutte le volte che il giudizio andrà a concludersi in senso a lui favorevole.

La tutela di questo interesse è però subordinata ad un vaglio giudiziale che ha riguardo, da un lato, alla verosimile fondatezza dell’impugnazione, e, dall’altro, ad aspetti riconducibili al concetto di periculum in mora, e cioè all’assenza ovvero presenza di un pregiudizio quale conseguenza della sospensione, o meno, dell’attività di liquidazione: l’art. 19, comma 1, è infatti inteso a contemperare l’interesse del debitore con quello dei creditori (così, ancora, Cass., 13100/2013), e, in questa prospettiva, l’esercizio del potere in esso contemplato non può che essere saldamente ancorato ad una valutazione delle esigenze che si presentano nel caso concreto; di ciò si ha conferma nella previsione secondo la quale la sospensione può essere anche solo “parziale”, ovvero “temporanea”, il che consente di modulare variamente il potere di sospensiva. Per altro verso, questa variabilità contenutistica si accompagna, e ben si accorda, con una variabilità “strutturale”: non pare un caso che, a differenza di quanto previsto dall’art. 351 del codice di rito (nonché dall’art. 373 c.p.c.), l’art. 19 non definisca come non impugnabile il provvedimento in parola, giacché al contrario ciò attesta ulteriormente la vocazione dell’istituto ad assicurare una (costante) corrispondenza della misura disposta alle esigenze di tutela di volta in volta ricorrenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 23 Ottobre 2017.


Revoca della sentenza di fallimento – Pendenza del procedimento – Potere del giudice delegato di sospendere la vendita nonchè di revocare la sospensione.
In pendenza del procedimento di impugnazione per la revoca della sentenza di fallimento, il giudice delegato può far uso del potere di sospensione della vendita di cui all’art. 108 l.fall., in base al quale, così come può sospendere la vendita, può, ricorrendone gravi e giustificati motivi, revocare la sospensione anche nel caso in cui la stessa sia stata disposta dal tribunale in sede di reclamo ex art. 26 l.fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 23 Ottobre 2017.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della liquidazione dell’attivo - Competenza della corte d’appello - Facoltà degli organi della procedura di sospendere la liquidazione.
La competenza della corte d’appello di disporre la sospensione della liquidazione dell’attivo del fallimento ex art 19 l.fall. cessa con la chiusura del procedimento che definisce la fase del reclamo ex art. 18 l.fall.

Dal momento che la disposizione dell’art. 19 L. Fall. costituisce in ambito fallimentare uno strumento alternativo e sostitutivo del regime ordinario di sospensione dell’efficacia delle sentenze, non risulta consentita, in attesa della decisione finale da parte della Suprema Corte, l’applicazione della disciplina di diritto comune e segnatamente dell’art. 373 c.p.c., che, come noto, si riferisce alla sospensione dell’efficacia esecutiva delle sentenze d’appello impugnate con ricorso per cassazione.

Di fronte a gravi e riscontrati motivi, gli organi della procedura possono in qualsiasi momento valutare l’opportunità di sospendere la liquidazione dell’attivo, restando assicurata la tutela del ricorrente dal generale rimedio del reclamo previsto dall’art. 26 l.fall. (Dario Radice) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 05 Ottobre 2017.


Revoca della sentenza di fallimento - Potere della corte d'appello di sospendere la liquidazione dell'attivo - Finalità - Contemperamento dell'interesse del debitore con quello dei creditori.
La finalità della disposizione di cui all'art. 19 l.fall. è quella di garantire la conservazione dell'integrità del patrimonio del fallito durante il tempo necessario alla definizione del giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento, in vista della restituzione di quel patrimonio alla sua libera disponibilità tutte le volte che il giudizio andrà a concludersi in senso a lui favorevole.

La tutela di questo interesse è però subordinata ad un vaglio giudiziale che ha riguardo, da un lato, alla verosimile fondatezza dell'impugnazione, e, dall'altro, ad aspetti riconducibili al concetto di periculum in mora, e cioè all'assenza ovvero presenza di un pregiudizio quale conseguenza della sospensione, o meno, dell'attività di liquidazione: l'art. 19, comma 1, è infatti inteso a contemperare l'interesse del debitore con quello dei creditori (così, ancora, Cass., 13100/2013), e, in questa prospettiva, l'esercizio del potere in esso contemplato non può che essere saldamente ancorato ad una valutazione delle esigenze che si presentano nel caso concreto; di ciò si ha conferma nella previsione secondo la quale la sospensione può essere anche solo “parziale”, ovvero “temporanea”, il che consente di modulare variamente il potere di sospensiva. Per altro verso, questa variabilità contenutistica si accompagna, e ben si accorda, con una variabilità “strutturale”: non pare un caso che, a differenza di quanto previsto dall'art. 351 del codice di rito (nonché dall'art. 373 c.p.c.), l'art. 19 non definisca come non impugnabile il provvedimento in parola, giacché al contrario ciò attesta ulteriormente la vocazione dell'istituto ad assicurare una (costante) corrispondenza della misura disposta alle esigenze di tutela di volta in volta ricorrenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 10 Luglio 2017.


Revoca della sentenza di fallimento - Pendenza del procedimento - Potere del giudice delegato di sospendere la vendita nonchè di revocare la sospensione.
In pendenza del procedimento di impugnazione per la revoca della sentenza di fallimento, il giudice delegato può far uso del potere di sospensione della vendita di cui all'art. 108 l.fall., in base al quale può, ricorrendone gravi e giustificati motivi, sospendere determinate attività di liquidazione dell'attivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 10 Luglio 2017.


Opposizione ex art. 18 l. fall. (testo previgente) - Sentenza - Pronuncia da parte dello stesso collegio che ha dichiarato il fallimento - Nullità ex art. 158 c.p.c. - Esclusione - Incompatibilità ex art. 51, n. 4, c.p.c. - Configurabilità - Istanza di ricusazione - Onere - Deduzione di tardiva conoscenza della composizione del collegio - Irrilevanza - Fondamento.
Nel giudizio di opposizione previsto dagli artt. 18 e 19 l. fall. (nel testo previgente, applicabile "ratione temporis"), la sentenza emessa in primo grado dallo stesso collegio che ha dichiarato il fallimento non è affetta da nullità per vizio di costituzione del giudice, ma, avendo quel procedimento il carattere e la funzione sostanziale di un giudizio d'impugnazione di secondo grado, integra un'ipotesi di astensione obbligatoria di cui all'art. 51, n. 4, c.p.c., che la parte ha l'onere di far valere mediante tempestiva e rituale istanza di ricusazione ex art. 52 c.p.c., senza che, in mancanza, possa invocare, in sede di gravame, come motivo di nullità della decisione, la violazione, da parte del giudice, dell'obbligo di astenersi, neppure se deduca la tardiva conoscenza, oltre i termini ex art. 190 c.p.c., nel testo vigente "ratione temporis", della composizione del collegio che l'ha pronunciata, atteso che le parti, alla stregua dell'art. 113 disp. att. c.p.c., sono in grado di avere contezza, prima della camera di consiglio, dei magistrati destinati a comporre il collegio e, quindi, di proporre rituale istanza di ricusazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2016.


Fallimento - Sospensione della liquidazione dell'attivo - Contemporanea pendenza avanti a tribunali diversi delle procedure di concordato preventivo e di fallimento - Conflitto di competenza - Interesse dei creditori alla concentrazione delle procedure - Principio di unitarietà della procedura concorsuale..
Nell'ipotesi di conflitto di competenza tra tribunali avanti ai quali siano pendenti procedure concorsuali anche diverse, nel pronunciarsi sull'istanza di sospensione di liquidazione dell'attivo ai sensi dell'articolo 19 L.F., il giudice adito dovrà tenere in considerazione l'interesse dei creditori alla concentrazione delle procedure, alla luce dei principi ispiratori del sistema fallimentare e segnatamente di quello fondamentale dell'unitarietà della procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 07 Giugno 2013.


Fallimento - Revoca del fallimento - Cessazione degli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento - Presupposto - Passaggio in giudicato della sentenza di revoca - Precedente sospensione dell'attività liquidatoria - Facoltà discrezionale - Sussistenza - Riforme del 2006 e del 2007 - Ininfluenza..
Gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento - la cui esecutività in via provvisoria, disposta dall'art. 16, secondo comma, legge fall., non è suscettibile di sospensione, in considerazione della finalità della procedura fallimentare, diretta a privilegiare gli interessi generali dei creditori rispetto all'interesse del debitore - possono essere rimossi, sia quanto alla determinazione dello "status" di fallito e sia quanto agli aspetti conservativi che al medesimo si ricollegano, soltanto col passaggio in giudicato della successiva sentenza di revoca resa in sede di opposizione, mentre anteriormente a tale momento può provvedersi, in via esclusivamente discrezionale, alla sospensione dell'attività liquidatoria, principi su cui non hanno inciso le riforme del 2006 e del 2007. Risultano, infatti, ancora in vigore sia l'art. 16, secondo comma, legge fall. sia il principio della non sospensione della sentenza di fallimento per effetto della proposizione del reclamo, restando possibile, in tale caso, solo sospendere, ex art. 19 legge fall., la liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Sospensione della vendita - Disciplina di cui all'articolo 19 l.f. - Applicazione dell'articolo 108 l.f. - Presupposti - Distinzione..
La presenza di una disciplina speciale, che consente la sospensione della liquidazione dell’attivo nelle more della impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento a causa della sua provvisoria esecutività sino al passaggio in giudicato della sentenza di revoca del fallimento, esclude l’applicabilità della disciplina, di carattere generale, di cui all’art. 108, legge fallimentare, che attribuisce il potere di sospensione della liquidazione al giudice delegato limitatamente alle “operazioni di vendita” e per “gravi e giustificati motivi”. L’interpretazione di quest’ultima fattispecie consente di ritenere che il potere di sospensione del giudice delegato si svolge nell’ambito delle modalità di vendita poste in essere dal curatore e non anche in ordine all’an della liquidazione, il cui potere di sospensione, in base alla disciplina speciale recata dall’art. 19, legge fallimentare, spetta, in via esclusiva, alla corte di appello. Le due norme hanno, dunque, sfere applicative differenti con competenze e procedimenti diversi. La disciplina contenuta nell’art. 19 consente alla corte di appello di sospendere la liquidazione dell’attivo in relazione alla pendenza del procedimento di impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento, compreso il giudizio in cassazione e sino al passaggio in giudicato dell’eventuale sentenza di revoca, avendo tale provvedimento natura cautelare per una tutela inibitoria degli effetti del fallimento limitatamente alla liquidazione del patrimonio; la disciplina di cui all’art. 108 attiene, invece, alle modalità di liquidazione adottate dal curatore, dove i gravi e giustificati motivi devono essere ricercati e individuati in difformità liquidatorie rispetto al programma di liquidazione approvato dal comitato dei creditori ovvero alla autorizzazione agli atti esecutivi del giudice delegato, come anche alla autorizzazione dello stesso giudice delegato per una liquidazione anticipata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Revoca della dichiarazione di fallimento - Immediata esecutività della sentenza - Pendenza di ricorso per cassazione - Facoltà per l'imprenditore di presentare domanda di concordato preventivo - Sussistenza..
La abrogazione del secondo comma dell'articolo 19, legge fallimentare (il quale, in caso di ricorso per cassazione avverso la sentenza di revoca del fallimento, consentiva di richiedere la sospensione della liquidazione dell'attivo) induce a ritenere che la sentenza di revoca del fallimento pronunciata dalla corte d'appello sia immediatamente esecutiva. (Nel caso di specie, la Corte ha, quindi, ritenuto che l'imprenditore potesse presentare domanda di concordato preventivo, pur in pendenza del ricorso per cassazione avverso la decisione di revoca del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 16 Dicembre 2010.


Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - In genere - Opposizione alla dichiarazione di fallimento - Sentenza d'appello - Impugnazione - Termine per il ricorso - Sospensione durante il periodo feriale - Inapplicabilità - Conseguenze - Appello avverso la sentenza pronunciata in sede d'impugnazione per revocazione della sentenza di fallimento - Sospensione - Applicabilità - Esclusione.

Procedimento civile - Termini processuali - Sospensione - Ricorso per cassazione - Avverso la sentenza d'appello nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento - Termine per il ricorso - Sospensione durante il periodo feriale - Inapplicabilità - Conseguenze - Appello avverso la sentenza pronunciata in sede d'impugnazione per revocazione della sentenza di fallimento - Sospensione - Applicabilità - Esclusione.
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La sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale prevista dall'art.1 della legge 7 ottobre 1969, n.742 non si applica (ai sensi del successivo art. 3 della cit. legge, in relazione all'art. 92 dell'ordinamento giudiziario, approvato con r.d. n. 12 del 1941) alle "cause inerenti alla dichiarazione e revoca fallimento", senza alcuna limitazione o distinzione fra le varie fasi ed i vari gradi del giudizio; ne consegue che detta sospensione non opera neppure con riguardo all'appello contro la sentenza pronunciata in sede d'impugnazione per revocazione della sentenza dichiarativa di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2010, n. 12625.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Opposizione ex art. 18 della legge fall. (nel testo previgente) - Sentenza - Pronuncia da parte dello stesso collegio del fallimento - Nullità ex art. 158 cod. proc. civ. - Esclusione - Incompatibilità ai sensi dell'art. 51 n. 4 cod. proc. civ. - Configurabilità - Conseguenze - Obbligo di astensione - Sussistenza - Conseguenze - Istanza di ricusazione - Necessità..
La sentenza emessa in primo grado nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, ai sensi degli art. 18 e 19 della legge fall. (nel testo previgente, applicabile "ratione temporis"), dallo stesso collegio che ha provveduto alla dichiarazione di fallimento, non è affetta da nullità per vizio di costituzione del giudice ma, avendo il giudizio di opposizione il carattere e la funzione sostanziale di un giudizio d'impugnazione di secondo grado, integra l'ipotesi di astensione obbligatoria prevista dall'art. 51 n. 4 cod. proc. civ., da far valere esclusivamente mediante tempestiva e rituale istanza di ricusazione formulata ai sensi dell'art. 52 cod. proc. civ. nel corso del procedimento ove si sia verificata l'incompatibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Maggio 2010, n. 10900.


Concordato preventivo – Fase esecutiva – Risoluzione ed annullamento – Disposizioni transitorie – Applicabilità – Tempus regit actum. (03/08/2010).
La fase esecutiva del concordato preventivo, per espresso dettato normativo, deve considerarsi estranea alla procedura concordataria in senso proprio che, appunto, si chiude con l’omologa. Ne consegue che le disposizioni transitorie che hanno dato attuazione temporale alle intervenute Riforme attengono solo a questa, e non anche alla fase esecutiva, regolata dalla legge vigente al momento secondo il principio del tempus regit actum. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 31 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento – Cause relative alla dichiarazione e revoca del fallimento – Sospensione feriale dei termini – Applicabilità – Esclusione – Riferibilità anche al termine ex art. 327 cod. proc. civ. – Questione di legittimità costituzionale – Manifesta infondatezza. (11/05/2010) .
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge n. 742 del 1969, in relazione all'art. 92 dell'ordinamento giudiziario (r.d. n. 12 del 1941), nella parte in cui, escludendo l'applicabilità della sospensione dei termini in periodo feriale per le cause di dichiarazione e revoca del fallimento, rende inapplicabile detta sospensione anche al termine annuale per l'impugnazione della sentenza: la diversità di tale disciplina rispetto a quella dettata per gli altri giudizi connessi al fallimento non comporta un'ingiustificata disparità di trattamento nè una lesione del diritto di difesa, avuto riguardo alla peculiarità dei giudizi vertenti sull'accertamento dello "status" di fallito, palesemente urgenti, ed alla più che congrua durata del termine di cui art. 327 cod. proc. civ.. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2009, n. 19978.


Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta di Registro - Applicazione dell’imposta - Sentenze e provvedimenti giudiziari - Sentenza di rigetto dell'opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento - Obbligo solidale delle parti ex art. 57 del d.P.R. n. 131 del 1986 - Applicabilità al curatore del fallimento - Sussistenza..
In tema di imposta di registro, ai sensi dell'art. 57, comma primo, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, le parti sono solidalmente obbligate al pagamento dell'imposta, mentre, ai sensi dell'art. 18, terzo comma, della legge fallimentare, il curatore è parte necessaria del giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento; ne consegue che il curatore è obbligato al pagamento dell'imposta di registro sulla sentenza resa sul giudizio di opposizione, a nulla rilevando che egli si sia costituito o meno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 Dicembre 2008, n. 28909.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Provvedimento del giudice delegato di esecuzione di un piano di riparto parziale - Reclamo - Decreto di sospensione del riparto e di accantonamento delle somme emesso dal Tribunale fallimentare - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità.
È inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. nei confronti del decreto del tribunale fallimentare che, decidendo sul reclamo contro il provvedimento del giudice delegato che abbia reso esecutivo un piano di riparto parziale, abbia ordinato la sospensione del riparto e l'accantonamento delle somme fino all'esito del giudizio di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento, ritenendo sussistenti i presupposti previsti dall'art. 113 n. 3 legge fallimentare, atteso che tale decreto difetta di carattere decisorio, in quanto non incide sui diritti soggettivi dei creditori, ne' limita le possibilità di soddisfarne i crediti, ma assume solo natura cautelare ed ordinatoria circa tempi, cadenze e modi del riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 1992, n. 5358.