TITOLO III - Del concordato preventivo
Capo VI - Dell'esecuzione, della risoluzione e dell'annullamento del concordato preventivo

Art. 186

Risoluzione e annullamento del concordato (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Ciascuno dei creditori può richiedere la risoluzione del concordato per inadempimento.

II. Il concordato non si può risolvere se l’inadempimento ha scarsa importanza.

III. Il ricorso per la risoluzione deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato.

IV. Le disposizioni che precedono non si applicano quando gli obblighi derivanti dal concordato sono stati assunti da un terzo con liberazione immediata del debitore.

V. Si applicano le disposizioni degli articoli 137 e 138, in quanto compatibili, intendendosi sostituito al curatore il commissario giudiziale.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 17 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Decreto reiettivo del reclamo avverso il rigetto della domanda di risoluzione - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
Il decreto con cui la corte d'appello, in sede di reclamo avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza del creditore di risoluzione del concordato preventivo, confermi il predetto diniego, non è impugnabile con ricorso ex art. 111 Cost., attesa la sua inidoneità a precludere una rinnovazione della richiesta da parte del medesimo reclamante o di altri creditori insoddisfatti, mancando i profili di definitività necessari per rendere ammissibile il ricorso straordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Febbraio 2016, n. 2990.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Esecuzione - Previsione dell'impossibilità di soddisfare i creditori - Risoluzione per inadempimento.
Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere risolto per inadempimento ai sensi dell'articolo 186 L.F. quando, anche prima della liquidazione di tutti i beni, emerge che esso è venuto meno alla sua funzione, quando, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito ed in base ad una ragionevole previsione, le somme ricavabili dalla vendita dei beni ceduti si rivelano insufficienti a soddisfare anche in minima parte i creditori chirografari ed integralmente i privilegiati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Esecuzione - Causa concreta - Adempimento in tempi ragionevolmente contenuti.
La componente temporale dell'adempimento concorre, unitamente al dato quantitativo (il quantum ragionevolmente ricavabile dalla liquidazione in rapporto alle passività da soddisfare), a formare la causa concreta del concordato, posto che la soddisfazione dei creditori deve avvenire in tempi ragionevolmente contenuti anche nell'ipotesi in cui la proposta qualifichi come non essenziali i tempi di adempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11 Giugno 2014.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Tempi di adempimento - Indicazione della proposta - Necessità - Ragionevole durata prevista per le procedure liquidatorie - Parametro rilevante per la valutazione dell'adempimento del concordato.
Nel concordato preventivo con cessione dei beni, i tempi di adempimento che il debitore è tenuto ad indicare nel piano (articolo 161, comma 2, lettera e) L.F.) non possono complessivamente superare la ragionevole durata prevista per le procedure liquidatorie e costituiscono uno dei parametri sui quali misurare l'inadempimento nella fase di esecuzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Funzione - Soddisfacimento dei creditori in misura non irrilevante e in tempi ragionevoli - Impossibilità - Inadempimento di non scarsa importanza - Risoluzione.
Se la funzione del concordato preventivo è quella di risolvere la crisi mediante il soddisfacimento dei creditori in misura non irrilevante e in tempi ragionevoli (Cass. SS.UU. 1521/2013) l'impossibilità di raggiungere tale obiettivo costituisce, da un lato, motivo ostativo all'ammissione alla procedura ed all'omologa e, dall'altro lato, l'accertamento di un inadempimento di non scarsa importanza rilevante ai fini della risoluzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Inadempimento - Componente soggettiva ed oggettiva - Rilevanza della componente oggettiva dell'impossibilità di eseguire il piano e soddisfare i creditori - Imputabilità al debitore dell'inadempimento - Irrilevanza.
Nella valutazione dell'inadempimento rilevante ai fini della dichiarazione di risoluzione del concordato preventivo, occorre fare riferimento esclusivamente alla componente oggettiva dell'inadempimento stesso, inteso come impossibilità di eseguire il piano e di soddisfare i creditori secondo le previsioni, e non alla componente soggettiva, intesa come imputabilità al debitore dell'inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Termini intermedi di adempimento - Domanda di risoluzione proponibile prima della conclusione delle operazioni di liquidazione..
La previsione di termini di adempimento a favore di determinati creditori con scadenza anticipata rispetto alla completa esecuzione del piano, consente loro di attivarsi in anticipo rispetto alla conclusione delle operazioni di liquidazione per proporre la eventuale domanda di risoluzione per inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Risoluzione - Efficacia retroattiva - Attribuzione ai creditori di partecipazione societaria - Prestazione in luogo dell'adempimento - Estinzione dell'originaria obbligazione - Ammissione al passivo del creditore chirografario per la parte del credito non convertita in capitale.
Qualora il concordato preventivo – omologato ma successivamente risolto – preveda la conversione di una parte del credito chirografario in “capitale di rischio” della debitrice, la risoluzione ex art. 186 L.F. spiega i soli effetti retroattivi che appaiono compatibili con la situazione derivante dalla riorganizzazione concordataria. Pertanto, l’attribuzione (conforme al piano) ai propri creditori, da parte della società in concordato, di partecipazioni societarie costituisce “prestazione in luogo dell’adempimento” (datio in solutum ai sensi dell’art. 1197 c.c.) che estingue, con efficacia satisfattiva, l’originaria obbligazione concorsuale così come ristrutturata; conseguentemente, il creditore chirografario non può essere ammesso al passivo del sopravvenuto fallimento per l’intero ammontare del suo credito originario, ma solo per la parte non convertita in capitale di rischio. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 16 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Azione di risoluzione - Termine annuale - Decorrenza - Indicazione della proposta omologata di un termine specifico per l'adempimento delle obbligazioni concordatarie.

Concordato preventivo - Esecuzione - Provvedimenti attuativi o integrativi resi dal giudice delegato della fase successiva all'omologa - Natura esecutiva o di istruzioni agli organi della procedura - Modifica della proposta e dei termini di adempimento - Esclusione.
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Il termine di un anno previsto dal terzo comma dell'articolo 186 L.F. per la proposizione del ricorso per la risoluzione del concordato preventivo ha natura decadenziale e perentoria e, al fine di determinare la sua decorrenza, è necessario che la proposta concordataria preveda un termine specifico per l'adempimento delle obbligazioni concordatarie e non un generico rinvio alla conclusione delle operazioni di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Eventuali provvedimenti attuativi o integrativi resi dal giudice delegato nella fase successiva all'omologa del concordato preventivo sono riconducibili al novero della giurisdizione esecutiva; essi possono, quindi, assumere valenza esecutiva o il carattere di istruzioni agli organi della procedura, ma non possono spingersi a modificare i contenuti e i termini della proposta concordataria approvata dai creditori ed omologata. Pertanto, un eventuale provvedimento del giudice delegato che autorizzi una dilazione di pagamento ad un terzo contraente della procedura concordataria non determina alcuno spostamento del termine di adempimento delle obbligazioni concordatarie, potendo unicamente avere rilievo sul piano della gravità dell'inadempimento concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 21 Marzo 2014.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Obbligo dell'imprenditore di porre a disposizione dei creditori l'intero patrimonio - Garanzia di pagamento dei creditori in una misura percentuale prefissata - Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni - Procedura riconducibile alla più vasta categoria dei procedimenti di esecuzione forzata - Realizzazione della garanzia patrimoniale - Possibilità per i creditori di beneficiare del maggior ricavato dalla vendita dei beni rispetto a quanto promesso

Concordato preventivo con cessione dei beni - Somma ricavata dalla vendita notevolmente inferiore a quella necessaria a garantire il pagamento dei crediti nella percentuale indicata - Risoluzione - Esclusione - Applicazione dell'articolo 1984 c.c. in tema di cessio bonorum - Esclusione
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Nel concordato con cessione dei beni, l'imprenditore assume l'obbligo di porre a disposizione dei creditori l'intero patrimonio dell'impresa e non di garantire il pagamento dei crediti in una misura percentuale prefissata. Nella domanda di concordato con cessione, l'indicazione della percentuale di soddisfacimento dei crediti è dunque necessaria al fine di consentire ai creditori di valutare la convenienza della proposta, nonché la sua fattibilità economica, ma, a meno di un'espressa previsione in tal senso, non costituisce manifestazione di una volontà negoziale sulla quale si forma il consenso o l'accettazione, perché ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessaria la soluzione della forma del concordato misto, in cui la cessione è accompagnata dall'impegno a garantire i creditori una percentuale minima di soddisfacimento, laddove l'oggetto dell'obbligazione del concordato con cessione è unicamente l'impegno a mettere i beni a disposizione dei creditori liberi da vincoli ignoti che ne impediscono la liquidazione o ne diminuiscano sensibilmente il valore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il concordato con cessione dei beni prevede la realizzazione di un piano di tipo liquidatorio riconducibile, nella fase esecutiva, così come accade nella procedura fallimentare, alla più vasta categoria dei procedimenti in senso lato di esecuzione forzata, nel quale, pertanto, il ricavato della vendita dei beni va distribuito a favore dei creditori, i quali beneficiano dell'eventuale miglior risultato, rispetto a quello promesso, in ragione della garanzia generale per loro rappresentata dal patrimonio del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che nel concordato con cessione dei beni, ove l'entità del soddisfacimento deriva dal risultato della liquidazione, sul quale non può esservi alcuna preventiva certezza, i creditori che, ciò nonostante, hanno approvato la proposta, possano chiedere la risoluzione nell'ipotesi in cui la somma ricavata dalla vendita dei beni si discosti, anche notevolmente, da quella necessaria a garantire il pagamento dei loro crediti nella percentuale indicata, non potendosi configurare inadempimento rispetto ad un'obbligazione che il debitore non ha assunto. In tal caso, l'inadempimento che giustifica la risoluzione potrà, piuttosto, essere invocato qualora il patrimonio conferito sia risultato privo delle qualità promesse ai sensi dell'articolo 1497 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Né argomenti in senso contrario possono trarsi dall'articolo 1984 c.c., norma dettata in tema di disciplina della cessio bonorum, la quale prevede che, se non vi è patto contrario, il debitore è liberato solo dal giorno in cui i creditori ricevono la parte loro spettante sul ricavato "nei limiti" di quanto ricevuto. Può, infatti, in linea di principio ritenersi che la cessio bonorum costituisca modello di riferimento del concordato con cessione, ma non vi è dubbio che tra i due istituti ricorrano notevoli divergenze, tali da non consentire l'applicazione pedissequa della disciplina codicistica alla procedura concorsuale, la più importante delle quali attiene proprio all'effetto esdebitatorio nei confronti di tutti i creditori, effetto che deriva dall'esecuzione del concordato nei termini in cui è stato accettato dalla maggioranza di costoro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2014, n. 6022.


Concordato preventivo - Previsione di una clausola di esdebitazione - Assunzione del rischio di inadempimento alle percentuali promesse..
La previsione, nella proposta di concordato, di una clausola di esdebitazione comporta l'assunzione a carico del debitore del rischio del mancato rilevante adempimento alla proposta nelle percentuali promesse ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 10 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Elenco dei creditori - Riconoscimento dei crediti - Esclusione - Contestazione del debitore in sede di esecuzione del concordato - Ammissibilità..
Nell'ambito del concordato preventivo, l'inserimento di un credito nell'elenco dei creditori non comporta riconoscimento del credito stesso, che il debitore ha comunque facoltà di contestare anche nella fase di esecuzione del concordato, ferma restando la facoltà per il creditore di richiederne l'accertamento avanti al giudice ordinario. (Nel caso di specie, è stata respinta la domanda di risoluzione del concordato fondata sul mancato pagamento di alcuni crediti contenuti nella proposta omologata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 28 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Risoluzione - Presupposti - Inadempimento di non scarsa importanza - Grave pregiudizio quale presupposto di ammissibilità e di accoglimento della domanda..
La disposizione, contenuta nell'articolo 186 L.F., secondo la quale "il concordato non si può risolvere se l'inadempimento ha scarsa importanza" implica che la dichiarazione di risoluzione richieda l'esistenza di un "grave pregiudizio" quale presupposto sostanziale sia per l'ammissibilità dell'istanza sia per l'accoglimento della domanda, con la conseguenza che a) il grave pregiudizio deve essere affermato ed effettivamente subito da chi agisce per la risoluzione del concordato; b) detto pregiudizio deve riguardare le stesse obbligazioni discendenti dall'omologazione del concordato e riflettersi sull'equilibrio e sul fondamento dell'impianto obbligatorio, così come ridisegnato dalla accettazione e successiva omologa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 08 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Previsione di incapienza per i creditori chirografari - Risoluzione ai sensi degli articoli 186 e 137 l.f...
Qualora, dopo l'omologazione del concordato preventivo e durante la sua esecuzione, il valore delle attività patrimoniali, ricavabili con il piano industriale basato sulla prosecuzione dell'attività aziendale, risulti assolutamente insufficiente a soddisfare in modo non irrisorio i creditori chirografari, deve essere dichiarata, su istanza di soggetto a ciò legittimato, la risoluzione del concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Previsione di determinata percentuale - Soddisfazione in concreto pari a zero - Possibilità di risultati superiori alle attese nel corso dell'attività liquidatoria..
Il fatto che la proposta di concordato preventivo preveda una determinata percentuale di soddisfazione che poi in concreto potrebbe essere pari a zero, non equivale a privare di qualsiasi soddisfazione una classe di creditori chirografari, non potendo escludersi che la loro soddisfazione possa derivare da risultati dell’attività liquidatoria superiori alle attese (nel caso di specie maggiori somme potevano derivare dall’annullamento di un accertamento tributario impugnato o dal mancato utilizzo di un fondo rischi relativo a svalutazioni risultate non necessarie). (Massimo Gaballo) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 29 Novembre 2012.


Concordato preventivo - Natura negoziale dell'accordo tra debitore e creditore - Oggetto dell'accordo - Valutazione della fattibilità del piano in sede di omologazione - Esclusione - Valutazione di fattibilità in sede di giudizio di dissoluzione del concordato..
Nel concordato preventivo, l'accordo tra il debitore ed i suoi creditori ha ad oggetto esclusivamente la proposta e non il piano, la fattibilità del quale non potrà dal tribunale essere valutata in sede di omologazione del concordato ma esclusivamente nell'eventuale giudizio di risoluzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo – Percentuale di soddisfo inferiore e tempi di realizzo maggiori rispetto a quanto promesso – Enunciazione delle criticità nella relazione del commissario – Voto e consenso informati – Risoluzione del concordato – Esclusione (artt. 134, 172, 186 l.f.)..
Il consenso informato sulle eventuali deteriori possibilità di soddisfo del concordato rispetto a quanto promesso (nella specie, minor percentuale e maggior tempo), chiaramente enunciate ai creditori nella relazione ex art. 172 l.f. del commissario giudiziale, che tutti i creditori hanno avuto modo di leggere prima di votare, preclude loro l’istanza di risoluzione del concordato. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Azione di risoluzione - Legittimazione ed interesse ad agire del singolo creditore - Allegazione di un pregiudizio subito dal creditore istante - Necessità. .
L'azione di risoluzione di cui all'articolo 186, legge fallimentare presuppone che il creditore istante lamenti di aver subito un pregiudizio, non potendo egli limitarsi a prospettare un possibile depauperamento in capo ad altri creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 07 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Azione di risoluzione - Grave pregiudizio - Natura e definizione..
Il "grave pregiudizio" previsto dall'art. 186, legge fallimentare è sia presupposto sostanziale per l'accoglimento della domanda sia presupposto di ammissibilità dell'istanza, in quanto si traduce in una doppia verifica: a) che il grave pregiudizio sia affermato ed effettivamente subito da chi agisce per la risoluzione del concordato, la cui qualità di creditore è oggetto di indagine incidentale ai soli fini della legittimazione ad agire (c.d. prius); b) che un detto pregiudizio riguardi in modo esiziale le stesse obbligazioni discendenti dall'omologazione del concordato, nel senso che deve riflettersi sull'equilibrio e sul fondamento dell'impianto obbligatorio così come ridisegnato dall'accettazione e successiva omologa del concordato (c.d. posterius). (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 07 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Azione di risoluzione - Concordato di natura liquidatoria - Ammissibilità - Radicale mutamento oggettivo e qualitativo della composizione del passivo e dell'attivo..
Anche in presenza di un concordato di natura liquidatoria si giustifica la risoluzione per inadempimento (da valutarsi nella sua dimensione esclusivamente oggettiva), a fronte di un radicale mutamento oggettivo e qualitativo della composizione del passivo e dell'attivo patrimoniale posti alla base della proposta concordataria e della sua accettazione (nella specie, inadempimento dell'affittuario agli obblighi di pagamento dei canoni e delle merci di magazzino, accompagnato dalla risoluzione di un leasing immobiliare e dalla sopravvenienza di un importante debito privilegiato). (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 07 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Azione di risoluzione - Natura negoziale del concordato - Rilevanza degli elementi soggettivi quali colpa, imputabilità e interesse soggettivo - Esclusione - Rilevanza della dimensione oggettiva - Grado di distonia fra adempimento promesso e possibilità concreta di soddisfare i creditori. .
Ai fini della valutazione dei presupposti per la risoluzione del concordato, va rilevato che, se pure è vero che con la riforma della legge fallimentare si è voluto compiere un riferimento esplicito alla categoria del “grave inadempimento” nel senso sotteso all’art. 1455 c.c., è altrettanto vero che il mancato richiamo nell’art. 186, legge fallimentare dell’inciso finale della citata norma codicistica esclude ogni necessità di indagine circa le componenti soggettive dell’inadempimento, quali colpa, imputabilità ed interesse soggettivo. Quello che rileva, in altri termini, è la dimensione “oggettiva” dell’inadempimento, ossia il grado di distonia (che deve essere “grave”) fra adempimento promesso e possibilità concreta di soddisfare i creditori. Sotto questo profilo, pertanto, la risoluzione potrà e dovrà essere pronunciata anche nel caso in cui l’accertato inadempimento dipenda da fatti non imputabili al debitore, venendo in rilievo il dato oggettivo dell’impossibilità di eseguire il piano e di soddisfare i creditori nei termini promessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 07 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Impossibilità emersa nel corso della liquidazione di pagare i creditori chirografari e parte dei privilegiati - Risoluzione..
Può essere pronunciata la risoluzione del concordato preventivo con cessione dei beni, ai sensi dell'articolo 186, legge fallimentare, qualora sia accertata la impossibilità di corrispondere una qualsiasi percentuale ai creditori chirografari e di soddisfare integralmente i creditori privilegiati. (Nel caso di specie l'impossibilità di pagare i creditori chirografari è stata evidenziata dal commissario giudiziale nella relazione semestrale e l'impossibilità di pagare parte dei creditori privilegiati è stata ricondotta al decorso degli interessi sui crediti ipotecari e privilegiati). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 01 Febbraio 2012.


Risoluzione del concordato - Decorrenza del termine annuale previsto dagli articoli 137 e 186 L.F. - Indicazione della data prevista per l'ultimo pagamento - Distinzione..
Il termine di un anno, previsto dagli articoli 137 e 186 L.F., entro il quale può essere chiesta la risoluzione del concordato decorre: i) dall'esaurimento delle operazioni di liquidazione (le quali si compiono non soltanto con la vendita dei beni dell'imprenditore, nonché con la predisposizione e comunicazione del piano di riparto, ma anche con gli effettivi pagamenti, compresi quelli consegnati ad eventuali sopravvenienze attive), nel caso non sia stata fissata la data di scadenza dell'ultimo pagamento; ii) dalla data espressamente indicata nella proposta omologata come data di scadenza per l'esecuzione dell'ultimo dei pagamenti nella stessa proposta previsti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Dicembre 2011, n. 27666.


Concordato preventivo - Attività di liquidazione indicata nella sentenza di omologa passata in giudicato - Pendenza di giudizio di accertamento dei crediti - Sospensione dell'attività di liquidazione - Esclusione..
In presenza di una sentenza di omologa del concordato preventivo che prevede e impegna all'attuazione di un programma liquidatorio, non è accoglibile la richiesta del debitore di sospensione della liquidazione in attesa della conclusione dei giudizi di accertamento dei crediti che il debitore stesso intende proporre. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 11 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Esdebitazione totale - Condizioni - Limiti..
Nonostante la proposta concordataria, secondo l'attuale apertura dell'art. 160 l.f., possa conformarsi con modalità tali da consentire l'esdebitazione del debitore per effetto della cessio bonorum e senza garanzia di una determinata percentuale, è assorbente il principio che nel contratto di cessione dei beni ai creditori appare deducibile dall'art 1984 c.c. (definita norma derogabile ma nello stesso tempo norma imperativa), e conseguentemente l'unica chance di esdebitazione totale che può avere il debitore, il quale propone un concordato per cessione dei beni, può ricorrere solo laddove egli, utilizzando la cessione come strumento di attuazione (e non di sostituzione) dell'obbligazione di pagamento, comunque sottometta la proposta concordataria alla comune area della risoluzione per inadempimento, proponendo la trasformazione dell'originaria obbligazione di pagamento in una obbligazione comunque analoga, anche se di dimensione quantitativamente più ridotta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Ottobre 2011.


Concordato preventivo – Concordato preventivo con cessione di beni – Richiesta di risoluzione – Successione delle leggi nel tempo –  Ultrattività del diritto previgente – Esclusione..
La lettera delle espressioni usate dalla norma transitoria di cui all'art. 22 d.lgs. 169/07 rappresenta il prioritario canone ricostruttivo della volontà del legislatore e la natura, eccezionale della norma impone una ricostruzione in chiave restrittiva di tale volontà. Ne deriva che non contenendo, suddetta norma, alcun esplicito riferimento all'ultrattività del diritto previgente per la disciplina delle procedure di risoluzione dei concordati preventivi chiusi prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 269/07, tali procedure sono regolate interamente dalla nuova e successiva norma sulla risoluzione del concordato preventivo. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 18 Luglio 2011.


Concordato preventivo – Concordato preventivo con cessione di beni – Somme ricavabili dalla vendita – Insufficienza – Richiesta di risoluzione – Accoglimento..
Il concordato preventivo con cessione di beni deve essere risolto per inadempimento ai sensi dell'art. 186 legge fall. con la conseguente apertura della procedura fallimentare, quando, anche prima della liquidazione di tutti i beni, emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione in quanto le somme ricavabili dalla vendita dei beni ceduti si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i privilegiati. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 18 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Rito cd. Intermedio - Risoluzione - Mancata prestazione delle garanzie promesse - Potere officioso del tribunale indirizzato alla realizzazione dell'interesse dei creditori..
Nella vigenza del cosiddetto rito intermedio, che ha preceduto l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 169 del 2007, il potere del tribunale di disporre in via officiosa la risoluzione del concordato preventivo doveva pur sempre essere indirizzato alla miglior realizzazione dell'interesse dei creditori. (Nel caso di specie, nonostante il proponente non avesse prestato l’ipoteca prevista dal piano a garanzia dell'adempimento del concordato, il tribunale non ne disponeva la risoluzione ritenendo che la prosecuzione della procedura potesse ugualmente realizzare l’interesse dei creditori e tenendo altresì conto del fatto che non solo nessuno di essi aveva chiesto la risoluzione ma che il Comitato dei creditori aveva si era addirittura espresso per la continuazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Giudizio del tribunale sulla fattibilità del piano - Esclusione..
Non compete al Tribunale un giudizio di fattibilità del piano concordatario, né in sede di ammissione né in sede di omologazione, riguardando la praticabilità del piano e l’attuazione della proposta formulata dall’imprenditore un giudizio riservato esclusivamente ai creditori, come si evince dalla previsione dell’art. 186, legge fallimentare che attribuisce esclusivamente ai creditori il diritto di chiedere la risoluzione del concordato per inadempimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 17 Febbraio 2011.


Concordato preventivo – Omologazione – Disciplina applicabile alla procedura – Procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del decreto 35/2005 – Risoluzione. (03/08/2010).
Per il principio del tempus regit actum, la procedura di concordato ancora pendente alla data dell’entrata in vigore del decreto 35/2005, è disciplinata, fino all’omologa, dal regime di cui al detto decreto. Di contro, la fase risolutoria deve considerarsi disciplinata dall’art. 186 legge fallimentare nella attuale versione di cui al d.lgs 169/2007 (cd decreto correttivo) in vigore dal 1 gennaio 2008 e ciò per la natura processuale della norma di cui all’art. 186 legge fallimentare e per la autonomia e indipendenza della fase risolutoria rispetto a quella concordataria. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 31 Marzo 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Fallimento – Effetti – Risoluzione – Effetti – Differenze. (03/08/2010).
La risoluzione del concordato preventivo ed il fallimento sono istituti ontologicamente diversi: il secondo, ove trovi attuazione a seguito della iniziativa creditoria, sortisce effetti propri, il che, ovviamente, non consegue al mero accertamento di mancata esecuzione che limita i suoi effetti: 1) al porre fine alla fase di sorveglianza e di attività degli organi della procedura; 2) a determinare la conseguente archiviazione della procedura esecutiva, altrimenti destinata a restare "aperta" a tempo indeterminato quantomeno sotto il profilo del controllo; 3) a restituire ai creditori insoddisfatti la possibilità di agire nei confronti del soggetto debitore a tutela del credito. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 31 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - In genere - Concordato preventivo con cessione dei beni - Somme ricavabili dalla vendita - Prevedibile insufficienza - Conseguenze - Risoluzione - Configurabilità - Condizioni..
Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, deve essere risolto per inadempimento ai sensi dell'art. 186 della legge fall., con la conseguente apertura della procedura fallimentare, quando, anche prima della liquidazione di tutti i beni, emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione, in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le somme ricavabili dalla vendita dei beni ceduti si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i privilegiati. (Nella fattispecie, era stato accertato che la società debitrice, ammessa al concordato, non aveva provveduto neanche al deposito delle spese di giustizia, non erano stati pagati i privilegiati ed era impossibile provvedervi anche per l'assoggettamento ad espropriazione di beni del fideiussore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2010, n. 7942.


Concordato preventivo – Procedimento di risoluzione – Natura giurisdizionale e contenziosa – Difesa tecnica – Necessità..
Il procedimento di risoluzione del concordato ha natura giurisdizionale e contenziosa e pertanto, in assenza di espressa deroga legislativa, opera il principio generale di cui all’art. 82 codice procedura civile, per cui deve ritenersi necessario che il ricorrente sia assistito da difensore munito di procura conferita prima della proposizione del ricorso. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Marzo 2010.


Concordato preventivo – Natura contrattuale – Valutazione di fattibilità – Parametro dell’inadempimento di scarsa importanza – Attribuzione di beni d liquidare – Accettazione dell’alea da parte dei creditori – Riduzione delle ipotesi di risoluzione. (31/05/2010).
La distinzione introdotta dalla nuova disciplina del concordato preventivo tra proposte che offrono la soddisfazione monetaria pura e semplice dei creditori e quelle che invece prevedono l’attribuzione di beni di altra natura, si riflette sul giudizio di fattibilità del concordato e sulla disciplina della sua risoluzione. Per le proposte del primo genere, la soglia da tenere presente per la valutazione di eventuali scostamenti dalle previsioni sarà quella della scarsa importanza dell’inadempimento (identificabile nella misura di un quarto). Diversamente, per le proposte nelle quali ai creditori, in luogo del pagamento monetario, viene offerta l’attribuzione di un determinato bene in funzione della sua liquidazione ad opera del liquidatore giudiziale, lo spazio per una risoluzione del concordato appare più ristretto in considerazione del fatto che ai creditori viene trasferita l’alea relativa al realizzo del valore del bene prospettato nella proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Gennaio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Cessione dei beni ai creditori – Indicazione della percentuale offerta come elemento descrittivo del bene attribuito ai creditori – Conseguenze. (31/05/2010).
Qualora la proposta di concordato preventivo preveda il trasferimento ai creditori di beni materiali o di crediti verso terzi, l’indicazione nella proposta del valore di detti beni non costituisce promessa del pagamento della percentuale offerta ma solo uno degli elementi di descrizione, da considerarsi meramente orientativo, dei beni stessi. In tale ipotesi, infatti, i creditori, accettando la proposta di concordato che prevede una prestazione alternativa, accettano anche l’alea in ordine all’effettivo valore di realizzo di tale prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Gennaio 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Dissimulazione o sottrazione dell’attivo – Atti compiuti dopo l’omologazione – Annullamento del concordato..
I fatti di distrazione o di dissimulazione dell’attivo scoperti prima dell’apertura della procedura di concordato preventivo e fino all’omologa del medesimo giustificano la revoca o il diniego dell’omologa, mentre gli stessi fatti che vengano scoperti successivamente integrano i presupposti per l’annullamento del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Annullamento – Legittimazione del commissario giudiziale – Ratio – Potere di controllo del tribunale – Tutela dei meccanismi di formazione del consenso dei creditori..
La legittimazione del commissario giudiziale a promuovere l’azione di annullamento del concordato preventivo trova la sua ragion d’essere nel potere di controllo del tribunale finalizzato a tutelare i meccanismi di formazione del consenso verificando che i creditori siano stati posti in condizione di esprimere un voto informato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Annullamento e risoluzione – Procedimento – Partecipazione necessaria del debitore – Principio del contraddittorio – Attività istruttoria – Ammissibilità..
Il procedimento per risoluzione o annullamento del concordato preventivo è regolato dalle norme, in quanto compatibili, dettate dall’art. 15 legge fallimentare per effetto del richiamo agli artt. 137 e 138 contenuto dell’ultimo comma dell’art. 186; nell’ambito di detto procedimento, retto dal principio del contraddittorio anche nei confronti del debitore, è quindi possibile svolgere attività difensiva ed assumere mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Annullamento e risoluzione – Accertamento dello stato di insolvenza – Dichiarazione di fallimento – Impulso del creditore o del pubblico ministero – Necessità – Trasmissione degli atti al pubblico ministero..
Con la pronuncia che dichiara la risoluzione o l’annullamento del concordato preventivo, il tribunale potrà dichiarare il fallimento solo in presenza di apposita istanza in tal senso presentata da un creditore o dal pubblico ministero; in mancanza di tale atto di impulso, ove dovesse ritenere la sussistenza dello stato di insolvenza, il tribunale dovrà trasmettere gli atti al pubblico ministero ai sensi dell’art. 7, ultimo comma legge fallimentare per consentire al medesimo di richiedere il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Concordato preventivo – Annullamento e risoluzione – Procedimento – Legittimazione attiva – Intervento volontario del pubblico ministero e degli altri creditori..
La legittimazione attiva a promuovere il procedimento per risoluzione o annullamento del concordato preventivo spetta al commissario giudiziale ed ai creditori. Il pubblico ministero e gli altri creditori possono intervenire nel procedimento, il primo ai sensi dell’art. 71, ultimo comma, gli altri ai sensi dell’art. 105 codice procedura civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 18 Dicembre 2009, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Effetti - Risoluzione del concordato con garanzia con conseguente dichiarazione di fallimento - Legittimazione ad agire nei confronti del garante - Spettanza - Curatore fallimentare - Esclusione - Creditori concordatari "uti singuli" - Sussistenza..
In caso di dichiarazione di fallimento conseguente alla risoluzione di un concordato preventivo accompagnato da garanzia prestata da terzi per l'adempimento delle obbligazioni assunte dal debitore, la legittimazione ad agire nei confronti del garante non compete al curatore del fallimento, bensì individualmente ai creditori che risultino tali sin dall'atto dell'apertura della procedura concordataria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Maggio 2009, n. 11396.


Concordato preventivo con cessione dei beni - Prescrizione dei crediti - Sospensione della prescrizione - Esclusione..
Nel concordato preventivo con cessione dei beni non trova applicazione, nei rapporti fra creditori e debitore ammesso a tale procedura, la causa di sospensione della prescrizione di cui all’art. 2941 n. 6 c.c.. Cassazione civile, sez. I, 03 Agosto 2007, n. 17060.