TITOLO II - Del fallimento
Capo XI - Dei patrimoni destinati ad uno specifico affare (1)

Art. 155

Patrimoni destinati ad uno specifico affare (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Se è dichiarato il fallimento della società, l’amministrazione del patrimonio destinato previsto dall’articolo 2447-bis, primo comma, lettera a), del codice civile è attribuita al curatore che vi provvede con gestione separata.

II. Il curatore provvede a norma dell’articolo 107 alla cessione a terzi del patrimonio, al fine di conservarne la funzione produttiva. Se la cessione non è possibile, il curatore provvede alla liquidazione del patrimonio secondo le regole della liquidazione della società in quanto compatibili.

III. Il corrispettivo della cessione al netto dei debiti del patrimonio o il residuo attivo della liquidazione sono acquisiti dal curatore nell’attivo fallimentare, detratto quanto spettante ai terzi che vi abbiano effettuato apporti, ai sensi dell’articolo 2447-ter, primo comma, lettera d), del codice civile.
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(1) Rubrica sostituita dall’art. 137 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
(2) Articolo sostituito dall’art. 138 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo - Opposizione all’omologazione - Contestazione del trattamento chirografario e non privilegiato del proprio credito - Inammissibilità

Concordato preventivo - Approvazione - Mutamento delle condizioni di fattibilità - Facoltà del creditore di modificare il proprio voto

Concordato preventivo - Utilizzo del trust di scopo e del vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Destinazione della c.d. “finanza esterna” - Interessi meritevoli di tutela

Concordato preventivo - Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Perseguimento di interessi meritevoli di tutela - Mandato irrevocabile a vendere i beni vincolati in favore degli organi della procedura e del liquidatore giudiziale
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E’ inammissibile l’opposizione all’omologazione con la quale si contesti unicamente il diverso trattamento (chirografario e non privilegiato) del proprio credito: da un lato il concordato preventivo non prevede una fase di verifica dei crediti analoga alla procedura fallimentare, dall’altro – in concreto – nessuna influenza ha la questione in relazione all’esito delle votazioni. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

La nuova formulazione dell'art. 179, comma 2, l.f. porta ad escludere l'esigenza di procedere a nuove votazioni ma affida alla responsabilità ed alla volizione di ciascun creditore la decisione se modificare o meno il proprio voto. Si tratta di un diritto personale ed individuale, non surrogabile, che non può consentire a chi aveva già votato in senso negativo (così mostrando in realtà di ritenere irrilevante il fatto sopravvenuto) di imporre agli altri votanti la propria volontà. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

Sia l’istituto del trust di scopo che il vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. possono concorrere positivamente a garantire i creditori concordatari circa l’effettiva destinazione della c.d. “finanza esterna” promessa da soggetti terzi al fine di consentire un soddisfacimento non irrisorio dei creditori chirografari e la fattibilità del concordato (caso nel quale il trust è stato istituito su partecipazioni societarie ed il vincolo di destinazione su alcuni beni immobili). (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)

In particolare il vincolo di destinazione, ex art. 2645 ter c.c., persegue interessi meritevoli di tutela ove lo stesso si innesti su di una procedura di concordato, poiché da questa riceve la propria causa concreta, purché contenga un mandato irrevocabile a vendere gli immobili (o altro atto dispositivo) in favore degli organi della procedura ed in particolare del liquidatore giudiziale nominato dal tribunale, realizzandosi perciò di fatto una irrevocabilità della messa a disposizione dei beni condizionata alla sola omologa del concordato. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 22 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Perseguimento di interessi meritevoli di tutela - Mandato irrevocabile a vendere i beni vincolati in favore degli organi della procedura e del liquidatore giudiziale.
In particolare il vincolo di destinazione, ex art. 2645 ter c.c., persegue interessi meritevoli di tutela ove lo stesso si innesti su di una procedura di concordato, poiché da questa riceve la propria causa concreta, purché contenga un mandato irrevocabile a vendere gli immobili (o altro atto dispositivo) in favore degli organi della procedura ed in particolare del liquidatore giudiziale nominato dal tribunale, realizzandosi perciò di fatto una irrevocabilità della messa a disposizione dei beni condizionata alla sola omologa del concordato. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 22 Maggio 2014.


Vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. – Interpretazione restrittiva per non violare il precetto dell’art. 2740 c.c. – Impossibilità di negozio destinatorio puro e necessità di collegamento con altra fattispecie negoziale – Necessità comunque di penetrante vaglio sulla meritevolezza di tutela e sulla prevalenza rispetto agli interessi sacrificati.
Il vincolo di cui all’art. 2645 ter c.c., norma da interpretare restrittivamente per non svuotare di significato il principio della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c., non può essere unilateralmente autodestinato su di un bene già in proprietà con un negozio destinatorio puro, ma può unicamente collegarsi ad altra fattispecie negoziale tipica od atipica dotata di autonoma causa. In ogni caso, anche ipotizzando l’ammissibilità di un negozio destinatorio puro, gli interessi meritevoli di tutela che legittimano il vincolo devono essere esplicitati nell’atto di costituzione, devono essere valutati in modo stringente e devono essere prevalenti rispetto agli interessi sacrificati dei creditori del disponente estranei al vincolo. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 12 Maggio 2014.


Trust – Trust liquidatorio in presenza di uno stato preesistente di insolvenza del disponente – Riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Esclusione.

Trust – Trust liquidatorio in presenza di uno stato preesistente di insolvenza del disponente – Non riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Rilevanza del fine dichiarato di provvedere alla liquidazione nell’interesse dei creditori e della c.d. clausola di salvaguardia – Esclusione.

Trust – Trust liquidatorio in presenza di uno stato preesistente di insolvenza del disponente – Non riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Pronuncia incidenter tantum da parte del giudice che dichiara il fallimento del disponente – Ammissibilità.

Trust – Trust liquidatorio non riconoscibile – Conseguente nullità per mancanza di causa del trasferimento dei beni o dell’azienda operato in favore del trustee – Sussistenza.
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Il c.d. trust liquidatorio anti-concorsuale, vale a dire finalizzato a sostituirsi alla procedura fallimentare e ad impedire lo spossessamento dell’imprenditore insolvente, non è riconoscibile e non produce alcun effetto nell’ordinamento italiano in virtù di quanto disposto dall’art. 15 lettera e) della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, ponendosi esso oggettivamente in contrasto con il principio di tutela del ceto creditorio e non consentendo il normale svolgimento della procedura a causa dell’effetto segregativo. (Francesco Dimundo - riproduzione riservata)

La non riconoscibilità nell’ordinamento italiano del c.d. trust liquidatorio anti-concorsuale non è esclusa né dal fine dichiarato di provvedere alla liquidazione armonica della società disponente nell’interesse esclusivo dei creditori, né dalla clausola che, in caso di procedura concorsuale sopravvenuta, preveda la consegna dei beni al curatore. (Francesco Dimundo - riproduzione riservata)

Il giudice che pronuncia la sentenza dichiarativa di fallimento del disponente può provvedere incidenter tantum al disconoscimento del trust liquidatorio anti-concorsuale ai sensi dell’art. 15 lettera e) della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, posto che denegare il riconoscimento e dare corso alla procedura fallimentare costituisce, ai sensi dell’ultimo comma di tale disposizione, un modo di realizzare il fine liquidatorio compatibile con l’ordinamento italiano (Francesco Dimundo - riproduzione riservata)

La non riconoscibilità nell’ordinamento italiano dell’atto istitutivo del c.d. trust liquidatorio anti-concorsuale determina, ai sensi dell’art. 1418 co. 2 prima parte c.c., la nullità del trasferimento dei beni o dell’azienda operato in favore del trustee. (Francesco Dimundo - riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014, n. 10105.


Trust interno autodichiarato liquidatorio – Costituzione in stato di insolvenza – Segregazione dei beni sociali – Elusione della disciplina fallimentare – Actio nullitatis avviata dal curatore fallimentare – Nullità del trust – Sussistenza.

Trust istituito da una società in bonis – Validità del trust – Sopravvenuta a dichiarazione d’insolvenza – Effetti sul trust – Inefficacia – Sussistenza.
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Ai fini della validità dell’atto istituivo di trust, in applicazione della disciplina prevista dalla convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985 (ratificata senza riserve dall’Italia con legge n. 364 del 1989) entrata in vigore dal 1 gennaio 1992, occorre accertarsi che l’istituzione dello stesso sia finalizzata ad un interesse meritevole di tutela per il nostro ordinamento giuridico (art. 1322 c.c.) non altrimenti perseguibile con gli ordinari strumenti del diritto civile. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)

Il trust liquidatorio istituito da un’impresa in bonis in condizioni di dissesto economico (tale da doverla indurre a presentare un’istanza di fallimento in proprio), in quanto elusivo della disciplina fallimentare ed in particolare delle norme inderogabili che presiedono alla liquidazione concorsuale, deve essere considerato nullo sin dall’origine. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)

Il trust istituito da società in bonis, ancorché valido, diventa inefficace in conseguenza della sopravvenuta dichiarazione d’insolvenza. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 03 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Controllo sulla fattibilità giuridica - Esame degli atti che mettono a disposizione gli apporti dei terzi - Necessità.

Atto di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Vincolo di destinazione necessariamente collegato ad altra fattispecie negoziale.

Atto di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Esplicitazione degli interessi meritevoli di tutela - Necessità.

Atto di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Auto-destinazione unilaterale - Esclusione.

Concordato preventivo - Vincolo di destinazione a favore dell’impresa in concordato - Attribuzione agli organi della procedura della legittimazione di disporre dell’apporto del terzo - Esclusione.
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Nel giudizio di omologa del concordato preventivo spetta al Tribunale il controllo sulla “fattibilità giuridica” del piano concordatario: tale verifica si realizza (anche) esaminando gli atti coi quali gli apporti dei terzi sono messi a disposizione degli organi della procedura per la loro liquidazione. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

L’art. 2645-ter cod. civ. non ha coniato una nuova tipologia negoziale, l’“atto di destinazione”; la disposizione è collocata tra le norme sulla pubblicità e, inoltre, mancano gli elementi per individuare la struttura di un simile negozio, la sua natura, la sua causa e i suoi effetti. Il vincolo di destinazione non può essere “autonomo”, bensì deve necessariamente collegarsi  ad altra fattispecie negoziale (tipica o atipica). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Anche ipotizzando l’ammissibilità di un “negozio destinatorio puro”, gli interessi meritevoli di tutela devono essere esplicitati nell’atto pubblico di costituzione del vincolo, senza possibilità di ricercare la causa destinationis in altre fonti. L’interesse meritevole di tutela, poi, deve riferirsi al costituente dato che la limitazione della responsabilità patrimoniale ha effetti nel suo patrimonio e rispetto ai suoi creditori. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

L’art. 2645-ter cod. civ. non riconosce la possibilità dell’auto-destinazione unilaterale (“vincolo di destinazione autoimposto o autodichiarato”): l’effetto destinatorio deve ricondursi ad un atto avente effetti traslativi. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
 
La costituzione di un vincolo di destinazione in favore dell’impresa in concordato non attribuisce agli organi della procedura legittimazione a disporre dell’apporto del terzo. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 27 Gennaio 2014.


Atto di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Esplicitazione degli interessi meritevoli di tutela - Necessità..
Anche ipotizzando l’ammissibilità di un “negozio destinatorio puro”, gli interessi meritevoli di tutela devono essere esplicitati nell’atto pubblico di costituzione del vincolo, senza possibilità di ricercare la causa destinationis in altre fonti. L’interesse meritevole di tutela, poi, deve riferirsi al costituente dato che la limitazione della responsabilità patrimoniale ha effetti nel suo patrimonio e rispetto ai suoi creditori. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 27 Gennaio 2014.


Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Valutazione della meritevolezza - Rilevanza della causa dell'atto e della mera liceità - Comparazione degli interessi coinvolti..
La valutazione di meritevolezza dell'interesse di cui all'articolo 2645 ter c.c. deve essere effettuata non solo con riferimento agli effetti dell'atto costitutivo del vincolo di destinazione ma anche con riferimento alla sua causa. Va, inoltre, precisato che il richiamo all'articolo 1322 c.c. non consente di individuare la meritevolezza unicamente nell'ambito della pubblica utilità o della solidarietà sociale e che la mera liceità dell'atto non rende di per sé l'atto meritevole di tutela, dovendosi, invece, a tal fine comparare l'interesse realizzato mediante l'atto di destinazione con quello dei soggetti che da tale atto subiscono eventuali pregiudizi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 19 Dicembre 2013.


Vincolo di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo sui beni del debitore che richiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo - Illegittimità - Fattispecie..
Non è meritevole di tutela ai sensi degli articoli 2645 ter e 1322 c.c. l'atto costitutivo di un vincolo di destinazione sui beni del debitore che chiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo nell'ipotesi in cui il vincolo sia istituito a favore dei soli creditori risultante delle scritture contabili e che limiti la costituzione di cause legittime di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 19 Dicembre 2013.


Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. – Auto-destinazione unilaterale – Separazione patrimoniale – Opponibilità ai creditori – Esclusione..
Non è compatibile con l’istituto di cui all'articolo 2645 ter c.c. il cosiddetto atto di auto-destinazione patrimoniale a carattere unilaterale ed il vincolo di destinazione così costituito non è idoneo a produrre l’effetto della separazione patrimoniale opponibile ai creditori. (Nel caso di specie, il disponente ha vincolato, conservandone però la titolarità, determinati immobili allo scopo di assicurare la cura e l'assistenza della madre dichiarata disabile e beneficiaria della destinazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La disposizione dell’art. 2645-ter cod. civ. non riconosce, sul piano sostanziale, la possibilità dell’auto-destinazione unilaterale: sotto il profilo testuale, la norma presenta rilevanti indici che depongono in senso contrario alla cosiddetta “auto-destinazione” patrimoniale a carattere unilaterale; poi, sotto il profilo sistematico, in un sistema caratterizzato dal principio della responsabilità patrimoniale illimitata e dal carattere eccezionale delle fattispecie limitative di tale responsabilità (art. 2740 cod. civ.), la portata applicativa della norma deve essere interpretata in senso restrittivo e, quindi, limitata alle sole ipotesi di destinazione “traslativa”. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 28 Novembre 2013.


Registro imprese - Cancellazione di cancellazione - Bilancio finale di liquidazione carente del requisito di cui all'articolo 2492 c.c. - Conferimento del patrimonio in trust liquidatorio.

Registro imprese - Requisiti per la cancellazione della società - Fase liquidatoria secondo le norme del codice civile - Liquidazione quale fattispecie a formazione progressiva.

Registro imprese - Cancellazione della società - Liquidazione della società tramite trust - Omissione della fase liquidatoria.

Registro imprese - Cancellazione della società - Cancellazione contra legem - Effetto costitutivo ed estintivo della cancellazione - Esigenze di pubblicità legale delle vicende modificative dell'organizzazione societaria.

Cancellazione della società - Procedimento di cancellazione della cancellazione contra legem - Attivazione - Contraddittorio con tutti gli interessati.
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Può disporsi ex art. 2191 cc la cancellazione della iscrizione relativa alla cancellazione dal Registro delle imprese di una società sul presupposto che tale iscrizione sia avvenuta in difetto delle condizioni di legge, in particolare quando il bilancio finale di liquidazione non presenta il contenuto richiesto dall'art. 2492 cc. per essere pressoché contestualmente: stata deliberata la nomina del liquidatore; stato disposto il conferimento di tutto il patrimonio attivo e passivo dell'ente ad apposito trust liquidatorio costituito nella stessa giornata; stato sottoposto all'assemblea dei soci il bilancio finale di liquidazione, il quale non reca alcuna indicazione circa l'esito delle attività liquidatorie. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Tra i presupposti ex lege della cancellazione dal Registro delle Imprese va annoverato lo svolgimento della fase liquidatoria disegnata dal codice civile, nel cui sistema, in particolare per le società di capitali, la cancellazione dell'ente (e la connessa estinzione) non consegue immediatamente al verificarsi di una causa di scioglimento ma è il risultato di una fattispecie a formazione progressiva, articolata nell'accertamento ad opera degli amministratori della causa di scioglimento (art. 2484 cc), nella nomina assembleare del liquidatore (art. 2487 cc), nella attività di liquidazione in senso proprio, culminante nella redazione del bilancio finale di liquidazione (art. 2492 cc) recante l'indicazione della "parte spettante a ciascun socio o azione nella divisione dell'attivo", bilancio solo all'approvazione del quale può poi far seguito la richiesta di cancellazione della società dal Registro delle imprese. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Per poter richiedere la cancellazione della società dal registro delle Imprese è, ex lege, indefettibile che si sia realizzata la fase liquidatoria nelle sue varie articolazioni, per cui non rispondono alle previsioni normative situazioni che si risolvono nella completa pretermissione del procedimento endosocietario, per essere la liquidazione dell'intero patrimonio sociale in concreto affidata -per un tempo futuro rispetto alla data di redazione del bilancio finale-  ad un soggetto esterno all'ente, quale il trust. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Non può disporsi la cancellazione dell'ente dal registro delle Imprese in difetto di qualsiasi riscontro endosocietario circa l'attività di liquidazione, quando questa deve essere ancora compiuta da parte del trust al momento della richiesta di cancellazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La cancellazione dal Registro delle Imprese delle iscrizioni avvenute contra legem, non è stato scalfito dall'intervenuta acquisizione dell'effetto costitutivo ed estintivo della cancellazione dal registro stesso delle società di capitali, assolvendo gli artt. 2188 e seguenti del c.c. ad esigenze di pubblicità legale delle vicende modificative dell'organizzazione societaria che convivono con la possibilità di un più compiuto accertamento del fatto pubblicato o pubblicando, ove ritenuto non iscrivibile o cancellato dal registro, in un giudizio a cognizione piena fra le parti ad esso specificamente interessate. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Il procedimento di cancellazione della cancellazione di una società di capitali dal Registro delle Imprese avvenuta contra legem può essere avviato d'ufficio alla sola condizione di un compiuto contraddittorio con tutti coloro che possano individuarsi quali portatori di interessi rilevanti al riguardo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 22 Novembre 2013.


Trust auto dichiarato - Trasferimento di proprietà di beni immobili - Esclusione - Applicazione dell'imposta di registro in misura fissa..
Il trust auto dichiarato non può in ogni caso produrre un trasferimento di proprietà, in quanto disponente e trustee solo la stessa persona, con la conseguenza che all'atto costitutivo deve essere applicata l'imposta di registro in misura fissa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Bologna, 12 Novembre 2013.


Azione revocatoria ex art. 2901 c.c. – Atti di apporto di beni al patrimonio separato e segregato costituito per finalità assistenziali e previdenziali – Ammissibilità – Analogia con lo schema del fondo patrimoniale e del trust.

Qualificazione del relativo negozio giuridico – Natura gratuita o onerosa del negozio – Criteri di individuazione – Rilevanza della “causa concreta”.
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L’apporto di determinati beni al patrimonio di fondi aventi finalità assistenziale e previdenziale, costituenti patrimoni segregati e separati, con lo scopo di assicurare ai partecipanti al fondo prestazioni assistenziali e previdenziali costituisce operazione negoziale complessivamente divergente tanto rispetto allo schema del fondo patrimoniale quanto a quello del “trust” in senso stretto, attingendo struttura e finalità comuni ad entrambe queste figure, ma in esse non risolvendosi compiutamente. La finalità assorbente, in particolare, riposa sull’assicurazione, a vantaggio di membri indeterminati di un nucleo individuato e precisamente definito nel regolamento stesso del fondo, di una serie di prestazioni assistenziali e previdenziali, laddove invece la finalità principale (assistenziale e previdenziale a vantaggio di un determinato nucleo, in parte indeterminato perché allargato a futuri, eventuali discendenti dei legittimati) si realizza costituendo un patrimonio “segregato” e “separato”, sottratto ad iniziative esecutive e cautelari. In quanto tale, tuttavia, esso è certamente accomunabile all’istituto del fondo patrimoniale sotto il profilo dell’astratta revocabilità quale atto a titolo gratuito. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)

Al fine di stabilire la natura gratuita o onerosa di tali negozi di apporto al fondo, necessario risulta l’apprezzamento della causa “concreta”, costituita dallo scopo pratico del negozio, e cioè dalla sintesi degli interessi che lo stesso è concretamente diretto a realizzare quale funzione individuale della singola e specifica negoziazione, al di là del modello astratto utilizzato (SS.UU. 18.03.2010 n. 6538 nonché Cass. 10490/2006) dovendosi in particolare tener conto dei seguenti fattori: a) entità attribuzione; b) durata del rapporto; c) qualità del soggetto; d) prospettiva di subire un depauperamento collegato o non collegato ad un sia pur indiretto guadagno o ad un risparmio di spesa. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)

Nell’ipotesi di estinzione da parte del terzo, poi fallito, di un’obbligazione preesistente cui egli sia estraneo, l’atto solutorio può dirsi gratuito, agli effetti dell’art. 64 l. fall. solo quando dall’operazione che esso conclude – sia essa a struttura semplice perché esaurita in un unico atto, sia a struttura complessa, in quanto si componga di un collegamento di atti e di negozi – il terzo non ne trae nessun concreto vantaggio patrimoniale ed egli abbia inteso così recare un vantaggio al debitore; può invece la ragione considerarsi onerosa tutte le volte che il terzo riceva un vantaggio per questa sua prestazione dal debitore, dal creditore o anche da altri, così da recuperare anche indirettamente la prestazione adempiuta ad elidere quel pregiudizio, cui l’ordinamento pone rimedio con l’inefficacia ex lege”. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)

La costituzione di un patrimonio segregato e separato, se non accompagnata da una trasparente informazione di quantità e qualità di prestazioni collegate al funzionamento del fondo, non può che apparire, nel mondo dei traffici giuridici ed al ceto creditorio, quale segregazione di informazione sulla consistenza del patrimonio del debitore, da cui deriva la inevitabile presunzione di gratuità degli atti di apporto al fondo e di destinazione di essi a null’altro che a sottrarre beni dei debitori dalla garanzia patrimoniale dei creditori di cui all’art. 2740 c.c. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)

La finalità di garantire il patrimonio per gli interessi della famiglia, sottraendolo all’esecuzione dei creditori, non costituisce un interesse sufficientemente rilevante, sotto il profilo delle utilità strettamente patrimoniali, tale da attribuire all’atto stesso natura onerosa. (Antonio Cimmino) (Riproduzione riservata)
Tribunale Nola, 24 Ottobre 2013.


Trust liquidatorio - Costituzione del trust in situazione di dissesto - Nullità - Esclusione - Applicazione della disciplina prevista nell'atto istitutivo del trust - Cessazione per impossibilità di raggiungere lo scopo..
Il trust liquidatorio costituito quando l'impresa si trovi in stato di dissesto non è ab origine nullo o inefficace ai sensi dell'articolo 13 della convenzione dell'Aja per contrasto con le norme di diritto pubblico che prevedono la liquidazione concorsuale; in detta ipotesi, infatti, la disciplina applicabile sarà quella prevista dall'atto istitutivo del trust o, in mancanza, dalla legge regolatrice prescelta, per il caso di impossibilità del trust di raggiungimento dello scopo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Trust - Trust liquidatorio costituito quando la società si trova in stato di dissesto - Nullità - Esclusione - Simulazione - Esclusione - Possibile vantaggio e tutela dei creditori - Impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust - Previsione di scopi incompatibili con la eventuale successiva procedura concorsuale - Azione revocatoria dell'atto di conferimento dei beni..
Un trust liquidatorio costituito quando la società già si trovi in stato di dissesto non è automaticamente ab origine nullo (o inefficace), ex art. 13 Conv. Aja, per contrasto con la legge fallimentare, atteso che l'ordinamento conosce altri strumenti di autonomia privata attraverso i quali i debitori, ivi comprese le società commerciali, possono gestire per via negoziale e stragiudiziale il rapporto con i creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Un trust liquidatorio costituito quando la società già si trovi in stato di dissesto non è automaticamente simulato e non è necessariamente volto a creare un ostacolo alle pretese creditorie e a dilazionare eventuali istanze di fallimento, se nel trust risultano conferiti anche beni personali di soci, perché in questo caso risulta effettivo, meritevole di tutela ed anzi vantaggioso per i creditori, che vedono incrementato il patrimonio destinato alla propria soddisfazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la società che ha costituito un trust liquidatorio successivamente fallisca, si verificherà una impossibilità di raggiungimento dello scopo del trust stesso e dovrà verificarsi di volta in volta cosa prevedano l'atto istitutivo del trust o la legge prescelta per la sua disciplina in ordine alla sorte dei beni conferiti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In caso di fallimento della società che ha costituito un trust liquidatorio, se l'atto istitutivo del trust o la legge prescelta per la sua disciplina in ordine alla sorte dei beni conferiti prevedono scopi incompatibili con la procedura concorsuale, il Curatore ha a disposizione lo strumento specifico dell'azione revocatoria per tornare in possesso dei beni conferiti in trust, azione da esercitarsi contro l'atto di dotazione del trust. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona, 08 Ottobre 2013.


Fondi comuni di investimento – Legittimazione ad agire – Esclusione.
I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondi immobiliare chiusi), disciplinati nel D.Lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio, la quale è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Maggio 2013, n. 12187.


Concordato preventivo - Apporto di nuova finanza da parte del socio di società a responsabilità limitata - Fattispecie..
Il Tribunale di Chieti ha ritenuto legittima ed accolto la proposta di concordato preventivo con alterazione della par condicio mediante apporto di nuova finanza da parte del socio unico di s.r.l. in quanto svincolata dalla previsione del comma III, art. 182 quater L.F. ed irrilevante sia sull’attivo che sul passivo del debitore come prescritto dalla Corte di cassazione con sentenza 8 giugno 2012, n. 9373, in quanto il piano prevede l’apporto mediante istituzione di trust autodichiarato liquidatorio o, in subordine, il transito sui conti d’ordine del debitore. (Luca Cosentino) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 14 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Trust - Compatibilità del modello contrattuale del trust con le norme imperative in materia concorsuale - Giudizio di fattibilità giuridica del tribunale.

Concordato preventivo - Apporto di beni esterni al patrimonio del debitore - Utilizzo del trust - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Apporto di beni di terzi tramite trust - Creditori concordatari garantiti dai beni dei terzi - Nomina del commissario giudiziale in funzione di protector - Attribuzione al giudice delegato del compito di dirimere il contrasto fra protector e trustee.
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L’intersezione fra il modello contrattuale del trust con le disposizioni imperative che l’ordinamento giuridico italiano detta in materia concorsuale impongono particolari cautele ed una valutazione di compatibilità che nell'ipotesi di concordato preventivo si traduce in una valutazione di fattibilità giuridica affidata al tribunale, valutazione, questa, che è espressamente prevista dall’art. 15 della Convenzione dell’Aja 1 luglio 1985, resa esecutiva con legge 16 ottobre 1989, n. 364, secondo cui “La Convenzione non ostacolerà l'applicazione delle disposizioni di legge previste dalle regole di conflitto del foro, allorchè non si possa derogare a dette disposizioni mediante una manifestazione della volontà, in particolare nelle seguenti materie: […] e) la protezione di creditori in casi di insolvibilità”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il trust può essere utilizzato nel concordato preventivo per consentire l'apporto di beni esterni al patrimonio del debitore allo scopo di rendere fattibile e di garantire i risultati prospettati ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora il concordato preventivo preveda, tramite l'istituzione di un trust, l'apporto di beni di un terzo e alcuni creditori concordatari siano garantiti dal patrimonio del terzo, è opportuno che il nominando commissario giudiziale possa assumere la funzione di protector e che il trustee acquisisca il suo parere prima di procedere agli atti di alienazione dei beni; al giudice delegato potrà essere attribuito il compito di dirimere eventuali contrasti tra protector e trustee. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 04 Aprile 2013.


Trust - Pignoramento dei beni in trust - Destinatario del pignoramento - Trascrizione nei registri immobiliari nei confronti del trustee..
Il giudice dell’esecuzione immobiliare può rilevare d’ufficio l’invalidità del pignoramento quando lo stesso è rivolto nei confronti di un soggetto giuridico inesistente. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il pignoramento dei beni in trust deve essere eseguito nei confronti del trustee e non del trust, dato che il trust è un rapporto e non ha una soggettività giuridica (né sta in giudizio in persona del trustee). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

La trascrizione nei registri immobiliari di atti riguardanti i beni in trust deve essere eseguita nei confronti del trustee: è invalida la formalità effettuata contro il (o a favore del) trust perché, essendo il soggetto inesistente, induce incertezza sul titolare dei beni. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 25 Marzo 2013.


Interdittiva prefettizia antimafia - Misura preventiva volta colpire l'azione della criminalità organizzata - Accertamento di singole responsabilità penali - Non necessità - Valutazione basata su accertamenti degli organi di polizia - Espressione di ampia discrezionalità censurabile solo sotto il profilo della logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati.

Interdittiva prefettizia antimafia - Espressione della logica di anticipazione della soglia di difesa sociale - Finalità - Tutela avanzata nel campo del contrasto alle attività mafiose - Accertamenti di carattere definitivo sulla contiguità dell'impresa - Non necessità - Interdittiva fondata su fatti con valore indiziario - Limiti - Condizioni.
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L'interdittiva prefettizia antimafia costituisce una misura preventiva volta a colpire l'azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione; trattandosi di una misura a carattere preventivo, l'interdittiva prescinde dall'accertamento di singole responsabilità penali nei confronti dei soggetti che, nell'esercizio di attività imprenditoriali, hanno rapporti con la pubblica amministrazione e si fonda sugli accertamenti compiuti dai diversi organi di polizia valutati, nella loro rilevanza e complessità, dal Prefetto territorialmente competente. Tale valutazione costituisce espressione di ampia discrezionalità che può essere assoggettata al sindacato del giudice amministrativo solo sotto il profilo della sua logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere esercitato mediante l’interdittiva prefettizia antimafia, costituisce espressione della logica di anticipazione della soglia di difesa sociale, finalizzata ad assicurare una tutela avanzata nel campo del contrasto alle attività della criminalità organizzata; la misura interdittiva non deve, pertanto, necessariamente collegarsi ad accertamenti di carattere definitivo e certi sull'esistenza della contiguità dell'impresa con organizzazione malavitose, e quindi del condizionamento in atto dell'attività di impresa, ma può essere sorretta da elementi sintomatici e indiziari del pericolo che possa verificarsi il tentativo di ingerenza nell'attività imprenditoriale da parte della criminalità organizzata. Non è quindi necessario un grado di dimostrazione probatoria analogo a quello richiesto per dimostrare l'appartenenza di un soggetto ad associazioni di tipo camorristico o mafioso, potendo l'interdittiva fondarsi su fatti e vicende aventi un valore indiziario con l'ausilio di indagini che possono risalire anche ad eventi verificatisi a distanza di tempo. Occorre tuttavia che siano individuati elementi di fatto, obiettivamente sintomatici e rivelatori di concrete connessioni o possibili collegamenti con le organizzazioni malavitose, che sconsiglino l'instaurazione di un rapporto dell'impresa con la pubblica amministrazione; gli elementi raccolti non vanno, poi, considerati separatamente, dovendosi piuttosto stabilire se sia configurabile un quadro indiziario complessivo, dal quale possa ritenersi attendibile l'esistenza di un condizionamento da parte della criminalità organizzata. (Fattispecie in tema di trust costituito per determinare un distacco dalla nuova compagine sociale da quella precedente allo scopo di sottrarre l'impresa al rischio di infiltrazioni e condizionamenti provenienti dalla criminalità organizzata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Consiglio di Stato Roma, 07 Marzo 2013.


Trust - Sostituzione del trustee - Ricorso in via cautelare - Ammissibilità.

Trust - Trust di scopo per il soddisfacimento dei creditori - Istituzione del guardiano - Necessità.
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Poiché l'istituto del trust non prevede una disposizione analoga a quella dell'articolo 2476 c.c. per la revoca in via cautelare dell'amministratore di società a responsabilità limitata, per la sostituzione del trustee può farsi ricorso, ricorrendone le condizioni, allo strumento cautelare di cui all'articolo 700 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il trust liquidatorio può essere configurato, sia pur con soluzioni diverse, sia quale trust di scopo per il soddisfacimento dei creditori dell'impresa, sia quale trust per beneficiari nell'interesse dei medesimi creditori; non può, tuttavia, ritenersi conforme alla ratio dell'istituto una struttura in cui coincidano disponente, trustee ed ultimo beneficiario e non sia prevista la figura del guardiano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 26 Gennaio 2013.


Fondo comune di investimento - SGR - Caratteristiche della titolarità della SGR - Distinzione tra le altre figure di patrimonio separato - Proprietà dei beni - Attribuzione alla SGR di un potere gestorio unitamente alla formale intestazione dei beni

Fondo comune di investimento - Titolarità del fondo riferibile alla SGR - Distinzione tra proprietà in senso sostanziale e in senso formale

Fondo comune di investimento - Caratteristiche della titolarità del fondo in capo alla SGR - Gestione nell'interesse dei partecipanti - Proprietà degradata a posizione puramente formale
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Il patrimonio separato costituito dal fondo di investimento, la cui titolarità è attribuita alla SGR, si distingue nettamente da tutte le altre figure conosciute di patrimonio separato (articoli 167, 490, 2447 bis, 2645-ter, del codice civile) per l'aspetto essenziale che in questi casi il proprietario del patrimonio separato è esclusivamente il fondo, laddove alla SGR è attribuito esclusivamente un potere gestorio, unitamente alla formale intestazione dei beni del fondo, al solo scopo di consentire l'esercizio di un potere di disposizione vincolato all'interesse altrui e che, come tale, non si identifica con il potere dispositivo del proprietario, ma con il potere gestorio dell'amministratore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In ordine alla natura del fondo comune di investimento e dei rapporti con la società di gestione risparmio, alla quale è riferibile la titolarità del fondo, occorre porre l'accento sulla distinzione tra proprietà in senso sostanziale, posta in capo ai partecipanti al fondo, e proprietà in senso formale, riferibile alla SGR. A favore di questa ricostruzione depongono elementi quali: la doppia separazione dal patrimonio dei partecipanti e da quello della SGR (articolo 36, comma 6, TUF); la destinazione dei beni inclusi nel fondo all'investimento avente le connotazioni descritte nel regolamento (articolo 39, comma 2, lettera d) TUF); la gestione della SGR "nell'interesse" (articoli 36, comma 4, e 40, comma 2, TUF) dei partecipanti e "per conto" (articolo 36, comma 6, TUF) del fondo; l'assenza, in capo alla SGR di un potere di gestire per conto e nell'interesse proprio e di godere dei beni di pertinenza del fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nella gestione del fondo comune di investimento, la SGR, pur essendo libera nella scelta dei singoli atti gestori, è vincolata nel "fine", trattandosi di una gestione "nell'interesse dei partecipanti" (articoli 36, comma 4, e 40, comma 1, lett. a) TUF), ma anche nei “metodi”, trattandosi di gestione connotata dalla assunzione degli obblighi e delle responsabilità del mandatario (articolo 36, comma 5, TUF), nei “contenuti”, segnati dal regolamento, ma anche dalle scelte di “politica di gestione” che possono essere fatte dai partecipanti al fondo (articolo 37, comma 2-bis, TUF). Questi aspetti consentono di ritenere che una gestione dei beni inclusi nel fondo da parte della essere SGR, vincolata nel fine, nel metodo e nelle responsabilità in favore del partecipanti al fondo, non può che far degradare la posizione giuridica di "proprietà" a posizione meramente formale, svuotata di gran parte di quella sostanza (la signoria del volere nell'interesse proprio e la facoltà di godere) che caratterizza la proprietà come abitualmente conosciuta e ricostruita in chiave essenzialmente obbligatoria e non più reale per scopi funzionali che possono essere individuati nella necessità di agevolare il traffico giuridico, massimizzare le possibilità di profitto per i partecipanti non in grado di gestire investimenti e di aprire il mercato interessato dal regolamento ad investimenti che solo la raccolta attraverso i fondi può consentire. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 30 Maggio 2012.


Trust e fallimento - Effetti del fallimento del disponente sul trust - Causa sopravvenuta di invalidità dell'atto istitutivo - Esclusione.

Trust - Gestione dell'insolvenza mediante cessio bonorum - Esplicazione dell'autonomia contrattuale - Natura inderogabile della disciplina dettata dalla legge fallimentare - Esclusione - Inapplicabilità al trust istituito per la gestione dell'insolvenza dell'articolo 15 della Convenzione de L'Aja.

Fallimento - Trust liquidatorio - Acquisizione da parte del curatore fallimentare degli assets del trust - Ricorso alla legge regolatrice del trust - Diritto del beneficiario di ottenere la cessazione anticipata del trust.
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Nei rapporti fra trust e fallimento, occorre considerare che il fallimento del disponente (originariamente in bonis al momento dell’istituzione) non può incidere sull’atto di trust che ha già definitivamente spiegato ed esaurito i suoi effetti. Nel diritto dei trust, infatti, il disponente “esce di scena” e una vicenda successiva, attinente al settlor, non può determinare effetti sulla “vita” del trust, tantomeno assurgendo a causa sopravvenuta di invalidità dell’atto istitutivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La circostanza che un imprenditore insolvente possa gestire la crisi attraverso la cessio bonorum prevista dagli articoli 1977 seguenti c.c., e quindi attraverso un contratto tipico previsto dall’ordinamento, il quale altro non è che mera esplicazione dell'autonomia contrattuale, consente di escludere che la disciplina dell’insolvenza dettata dalla legge fallimentare debba considerarsi inderogabile. Da ciò consegue l'inapplicabilità al trust istituito per la gestione dell'insolvenza dell'articolo 15 della Convenzione de L'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La finalità di far pervenire al curatore fallimentare gli assets del trust liquidatorio può essere agevolmente e legittimamente perseguita mediante il ricorso alla legge regolatrice del trust (oltre che all’azione revocatoria, fallimentare od ordinaria): nel diritto dei trust, infatti, il beneficiario vested ha il diritto di ottenere la cessazione anticipata del trust e tale prerogativa ben potrebbe essere esercitata dal curatore, il quale assomma in sé tutte le posizioni beneficiarie del trust liquidatorio che veda creditori quali beneficiari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 02 Maggio 2012.


Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutare l'ipotesi di assoluta impossibilità oggettiva o giuridica della proposta - Sussistenza - Effettiva realizzabilità della proposta di mandata ai creditori.

Trascrizione di atti di destinazione meritevole di tutela - Vincolo a beneficio dei creditori del concordato preventivo - Opponibilità ai creditori ipotecari successivi.

Trascrizione di atti di destinazione meritevole di tutela - Meritevolezza - Ulteriore delimitazione degli interessi dei privati possono perseguire - Esclusione.

Concordato preventivo - Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Perseguimento della soddisfazione proporzionale dei creditori non muniti di cause di prelazione - Meritevolezza - Sussistenza.
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Nel concordato preventivo il tribunale può stigmatizzare esclusivamente ipotesi di assoluta impossibilità oggettiva o giuridica della proposta la cui realizzabilità spetta esclusivamente alla libera valutazione di convenienza e di affidabilità del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il vincolo di destinazione ex art. 2645-ter del codice civile costituito a beneficio di tutti i creditori e trascritto prima del deposito del ricorso per concordato preventivo è opponibile ai creditori ipotecari successivi. (Vito Misino) (riproduzione riservata)

Il rinvio generico contenuto nell'articolo 2645-ter c.c. alla meritevolezza di cui all'articolo 1322, comma 2, c.c. non legittima alcuna ulteriore delimitazione degli interessi che i privati possono perseguire costituendo un vincolo di destinazione. (Vito Misino - Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi sicuramente meritevole di tutela il fine perseguito dall'impresa che, anteriormente al deposito del ricorso per concordato preventivo, costituisca sul patrimonio un vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. al fine di consentire la soddisfazione proporzionale dei creditori non muniti di cause di prelazione. Detta iniziativa consente, infatti, la conoscibilità dello stato di crisi e preserva il patrimonio da eventuali atti di distrazione o da iniziative destinate ad avvantaggiare solo alcuni creditori in pregiudizio degli altri. (Vito Misino - Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco, 26 Aprile 2012.


Trust – Azione revocatoria dell’atto di dotazione – Litisconsorzio necessario dei beneficiari – Sussistenza..
I beneficiari del trust, i quali vantano diritti nei confronti del trustee e sul trust-fund in maniera analoga a quanto accade per il coniuge del soggetto che ha costituito il fondo patrimoniale, sono litisconsorti necessari nella causa di revocatoria dell'atto di dotazione del trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 26 Aprile 2012.


Liquidazione del fondo o del comparto della SGR - Liquidazione coatta amministrativa - Opposizione allo stato passivo - Disciplina applicabile - Disciplina in materia di opposizione allo stato passivo nel fallimento - Esclusione - Rinvio sussidiario recettizio alle norme del procedimento di cognizione ordinario

Liquidazione coatta amministrativa del fondo o del comparto della SGR - Opposizione allo stato passivo - Notifica a uno solo dei commissari liquidatori

Fondi comuni di investimento - Fondi immobiliari chiusi - Autonoma soggettività giuridica - Esclusione - Titolarità formale e legittimazione ad agire in giudizio della SGR

Fondi comuni di investimento - Liquidazione coatta amministrativa della società di gestione del risparmio - Disciplina applicabile - Disciplina dettata dall’articolo 155 L.F. per i patrimoni destinati di società dichiarate fallite
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L’art. 57, comma 3, TUF con il rinvio alle norme della liquidazione contenute nel testo unico bancario (agli artt. 87 e. 88 TUB), il legislatore del TUF. ha inteso disciplinare compiutamente la fase di formazione del passivo, nonché la fase di opposizione allo stato passivo, non prevedendo - a differenza che per la procedura di liquidazione coatta amministrativa di diritto comune - un rinvio alla disciplina della formazione del passivo in materia fallimentare, ma regolandola autonomamente. Le norme dell'opposizione allo stato passivo nelle procedure di cui all'articolo 57 TUF, pertanto, non contemplano un rinvio recettizio alla legge fallimentare ma un rinvio sussidiario recettizio alle norme del procedimento di cognizione ordinario (“al giudizio di opposizione si applicano le disposizioni del codice di procedura civile sul processo di cognizione”). Il che comporta che non possono applicarsi a detto procedimento le norme in materia di giudizio di opposizione in materia fallimentare ed il relativo giudizio deve essere definito con sentenza ai sensi dell’art. 88, comma 1, TUB e non con decreto ex art. 99, comma 11, l.f.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di liquidazione coatta amministrativa del fondo o del comparto della SGR, ai fini della proposizione della opposizione allo stato passivo, è sufficiente la notificazione effettuata a uno dei due commissari liquidatori, essendo il ricorso in opposizione indirizzato a una sola parte processuale ed essendo la legittimazione congiunta dei commissari richiesta unicamente per la legittimazione attiva e non anche per quella passiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I fondi comuni di investimento (ivi compresi i fondi immobiliari chiusi) sono privi di un'autonoma soggettività giuridica, in quanto costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio, la quale assume la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per fare accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il richiamo operato dall’articolo 57, comma 3, TUF all’articolo 80, commi da 3 a 6, del TUB consente di affermare che qualora la società di gestione del risparmio venga sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, la disciplina applicabile ai fondi da essa gestiti sarà quella dettata dall’articolo 155 L.F. relativa ai patrimoni destinati di società dichiarate fallite; spetterà, quindi, ai commissari liquidatori della SGR in liquidazione coatta la gestione dei fondi di investimento ad essa facenti capo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 29 Marzo 2012.


Fondi comuni di investimento - Liquidazione coatta amministrativa della società di gestione del risparmio - Disciplina applicabile - Disciplina dettata dall’articolo 155 L.F. per i patrimoni destinati di società dichiarate fallite.
Il richiamo operato dall’articolo 57, comma 3, TUF all’articolo 80, commi da 3 a 6, del TUB consente di affermare che qualora la società di gestione del risparmio venga sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, la disciplina applicabile ai fondi da essa gestiti sarà quella dettata dall’articolo 155 L.F. relativa ai patrimoni destinati di società dichiarate fallite; spetterà, quindi, ai commissari liquidatori della SGR in liquidazione coatta la gestione dei fondi di investimento ad essa facenti capo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Marzo 2012.


Concordato preventivo - Liquidazione dell'attivo svolta dalle liquidatore volontario della proponente - Conferimento alla massa concordataria dei beni di altre società mediante costituzione di trust - Attribuzione al commissario giudiziale della funzione di protector ed al liquidatore volontario quella di trustee - Concordato senza classi - Pagamento integrale di particolare categoria di creditori chirografari..
Il caso in sintesi. Il concordato preventivo omologato dal Tribunale di Pescara non prevede la figura del liquidatore giudiziale e ciò allo scopo di beneficiare del know-how tecnico/commerciale del rappresentante legale della società nelle operazioni di liquidazione di particolari macchinari nonché di contenere le spese di procedura, posto che per tali attività il liquidatore volontario ha rinunciato ad ogni compenso.
Altro aspetto di interesse riguarda il fatto che una terza società conferisce il proprio patrimonio a favore della massa concordataria (la quale ne potrà beneficiare dopo che siano stati pagati i creditori della conferente) in un trust auto dichiarato, ove il commissario giudiziale assume la veste di protector ed il liquidatore quella di trustee. La coincidenza delle figure del commissario giudiziale della procedura e di protector del trust eleva la capacità di controllo e di vigilanza sull’attività liquidatoria e consente altresì un ulteriore contenimento dei costi.
Il concordato in argomento si caratterizza, altresì, per l’assenza di divisione in classi dei creditori chirografari, pur considerando che la proposta, accettata dalla maggioranza dei creditori, prevede per alcuni chirografari il pagamento in misura integrale (rispetto alla misura parziale prevista per altri dello stesso rango). Tale pagamento integrale è ottenuto mediante la destinazione a detti soggetti della eccedenza (rispetto alla percentuale prevista per i creditori chirografari della proponente) del risultato della liquidazione dei beni conferiti in trust della terza società. (Luca Cosentino) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 11 Ottobre 2011.


Società in stato di insolvenza - Conferimento del patrimonio in trust - Affitto di azienda - Cancellazione della società dal registro imprese - Procedura di liquidazione ex articolo 2484 e seguenti c.c. - Necessità - Illegittimità della cancellazione - Trasmissione degli atti al pubblico ministero per l'eventuale istanza di fallimento..
In caso di liquidazione volontaria, la cancellazione della società dal registro delle imprese deve essere preceduta dalla procedura di liquidazione prevista dagli articoli 2484 e seguenti c.c. (nel caso di specie, il Giudice del registro ha dichiarato illegittima la cancellazione della società che aveva conferito i propri beni in trust ed omesso gli adempimenti prescritti dal codice civile per la liquidazione volontaria). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 17 Giugno 2011.


Impresa in stato di insolvenza - Trust - Trust liquidatorio allo scopo di tutelare i creditori - Violazione dell'articolo 15 convenzione dell'Aja 1 luglio 1985 - Sussistenza - Nullità - Atto in frode alla legge.

Impresa in stato di insolvenza - Trust liquidatorio - Scopo dichiarato di tutelare i creditori - Armonizzazione del trust con l'articolo 15 della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985 - Previsione di clausole che dispongano la consegna dei beni agli organi della procedura concorsuale - Necessità.
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Un trust liquidatorio che si ponga come dichiarato scopo quello di tutelare i creditori ricorrendo alla segregazione patrimoniale di tutto il patrimonio aziendale, quando l'impresa si trova già in stato di insolvenza (ed avrebbe pertanto dovuto accedere agli istituti concorsuali), è incompatibile con la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 15, lettera e) della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985. Un trust attuato in tale situazione costituisce un atto privatistico che mira a sottrarre agli organi della procedura concorsuale la liquidazione dei beni in assenza del presupposto sul quale poggia il potere dell’imprenditore di gestire il proprio patrimonio, ossia che l'impresa sia dotata di mezzi propri. Se così non fosse a qualunque imprenditore insolvente che intende evitare il fallimento potrebbe essere consentito lo spossessamento di tutti i propri beni mediante conferimento in trust rendendoli non aggredibili dai creditori. In questo caso, la causa in concreto perseguita dal disponente si pone in contrasto con le norme di cui agli articoli 13 e 15, lettera e) della citata convenzione e comporta la nullità dell'atto istitutivo del trust o comunque la nullità dell'effetto segregativo che ne scaturisce. Lo scopo di protezione dichiarato dal trust costituisce pertanto non un mezzo di tutela del patrimonio nell'interesse dei creditori bensì un abusivo utilizzo del trust finalizzato a sottrarre il disponente alla legislazione concorsuale italiana e comunque un atto negoziale in frode alla legge ex articolo 1344, codice civile in quanto mirante a realizzare effetti (la sottrazione del patrimonio dell'imprenditore insolvente ai creditori) ripugnanti per l'ordinamento giuridico italiano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il trust cd. liquidatorio istituito quando l'impresa si trovi già in stato di insolvenza può armonizzarsi con l'articolo 15 della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985, resa esecutiva dalla legge 16 ottobre 1989, n. 364, esclusivamente alla condizione che contenga clausole che ne limitino l'operatività in caso di insolvenza e che prevedano la restituzione agli organi della procedura concorsuale dei beni conferiti in trust. In difetto di tale previsione, l'atto istitutivo del trust deve ritenersi affetto da nullità in quanto diretto ad eludere le norme imperative che presiedono alla liquidazione concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 18 Aprile 2011.


Fondi di investimento - Rapporto con la SGR - Intestazione del fondo alla SGR - Natura formale e strumentale

Fondi di investimento - Separazione patrimoniale rispetto alla SGR - Assimilazione ai patrimoni destinati di cui all’articolo 2447 bis c.c. - Esclusione

Fondi di investimento - Rapporto con la SGR - Sostituzione di SGR nella titolarità del fondo - Trasferimento della proprietà dei beni - Esclusione - Mutamento della titolarità assimilabile al mutamento dell’amministratore di società di capitali
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In tema di rapporti tra fondi di investimento e SGR, e, più precisamente, con riferimento alle questioni di titolarità, intestazione e circolazione dei beni del fondo, occorre tenere presente gli obiettivi di funzionalità alla circolazione delle quote e la natura essenzialmente formale e strumentale della intestazione del fondo alla SGR. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La situazione di separazione del patrimonio del fondo di investimento da quello della SGR è molto più marcata, e quindi ad essa difficilmente assimilabile, rispetto a quella dei patrimoni destinati di cui all’articolo 2447 bis e seguenti del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fenomeno della sostituzione della SGR nella titolarità del fondo di investimento per effetto di apposita deliberazione adottata dalla assemblea degli investitori non è assimilabile ad un negozio di trasferimento della proprietà dei beni che compongono il fondo, ma, piuttosto, al mutamento delle persone fisiche o giuridiche che, in un determinato momento, assumono la carica di amministratore di società di capitali, con l’ulteriore precisazione che gli amministratori godono di una autonomia gestionale più ampia della SGR, la quale, nella gestione del fondo di investimento, è vincolata al regolamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 02 Aprile 2011.


Società a responsabilità limitata - Messa in liquidazione - Costituzione di trust con lo scopo di effettuare la liquidazione - Caratteristiche - Meritevolezza tutela da parte dell'ordinamento giuridico - Esclusione - Possibile ostacolo all'esercizio delle ragioni dei creditori - Ritardo nella dichiarazione di fallimento..
Non appare meritevole di tutela il trust costituito dal liquidatore mediante conferimento dell'intero patrimonio societario attivo e passivo con lo scopo dichiarato di agevolare "l'eventuale commercializzazione del patrimonio, prevenendo eventuali azioni revocatorie concorsuali" ed altresì di provvedere al pagamento dei creditori sociali nel rispetto della par condicio qualora, dall'analisi complessiva dell'atto istitutivo, si possa affermare che il trust in esame non fornisca alcuna utilità aggiuntiva alla liquidazione della società se non quella di sgravare il liquidatore dei compiti ad esso imposti dalla legge e di assegnargli la posizione di trustee; ulteriori elementi che inducono a dubitare della meritevolezza di tale tipo di trust possono essere indicati nel fatto che lo stesso sia stato costituito subito dopo l'inizio della messa in liquidazione della società ed induca a ritenere fondato il timore che la sua istituzione sia in realtà finalizzata ad ostacolare le pretese creditorie nei confronti delle società nonché a dilazionare eventuali istanze di fallimento allo scopo di far decorrere il termine annuale cui all'articolo 10, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14 Marzo 2011.


Sequestro conservativo ex art. 671 codice procedura civile e sequestro conservativo correlato ad azione revocatoria ordinaria ex art. 2905, comma 2, codice civile – Differenza.

Sequestro conservativo correlato ad azione revocatoria ordinaria ex art. 2905, comma 2, codice civile – Richiesta ante causam – Ammissibilità.

Trust “interno” e donazione – Trasferimento di partecipazioni sociali – Pregiudizio per il creditore – Azione revocatoria ordinaria – Ammissibilità.

Trust “interno” e donazione – Trasferimento di partecipazioni sociali – Pregiudizio per il creditore – Sequestro conservativo correlato ad azione revocatoria ordinaria ex art. 2905, comma 2, codice civile – Ammissibilità.
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A differenza del sequestro conservativo di cui all’art. 671 codice procedura civile, che ha ad oggetto beni tuttora facenti parte del patrimonio del debitore, quello previsto dall’art. 2905 secondo comma, codice civile si riferisce a beni di cui il debitore ha ormai già disposto in favore di terzi mediante negozi (nel caso: un trust interno ed una donazione) suscettibili di azione revocatoria ordinaria; detta misura cautelare è di particolare utilità per il creditore nei casi in cui non sia possibile trascrivere la domanda giudiziale revocatoria poiché il negozio impugnato non ha ad oggetto né beni immobili né beni mobili registrati. (Saverio Bartoli) (riproduzione riservata)

Il sequestro conservativo previsto dall’art.2905 secondo comma cc può essere concesso al creditore non solo dopo che l’azione revocatoria è stata da costui iniziata, ma anche (pur se detta norma non lo prevede) ante causam: ciò a seguito dell’inserimento nel c.p.c. (per effetto della legge di riforma n°353 del 1990 e successive modifiche) dell’art.669-quaterdecies, il quale estende anche ai provvedimenti cautelari previsti nel codice civile la disciplina di cui agli artt.669-bis e segg. c.p.c., che ammette in via generalizzata la tutela cautelare ante causam. (Saverio Bartoli) (riproduzione riservata)

Il creditore può esperire azione revocatoria ordinaria, eventualmente preceduta o seguita da una richiesta di sequestro ex art. 2905, comma 2, codice civile, nei confronti dei negozi mediante i quali il debitore abbia trasferito propri beni (nel caso: quote di partecipazione in alcune s.r.l.) ad un donatario ed al trustee di un trust interno da egli istituito. Con riferimento a quest’ultimo negozio, ciò è possibile sia perché – in base all’art. 4 della Convenzione de L’Aja sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento (ratificata dall’Italia con legge n. 364 del 1989) – l’atto di trasferimento soggiace alla lex fori (e non, come invece accade per l’atto istitutivo, alla legge regolatrice straniera applicabile al trust), sia perché l’art. 15 paragrafo primo lettera e) di detta Convenzione fa salva l’applicazione delle norme imperative del foro riguardanti “la protezione dei creditori in casi di insolvibilità”. (Saverio Bartoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 09 Novembre 2010.


Fallimento – Impresa in stato di insolvenza – Conferimento del patrimonio in trust – Nullità – Sussistenza – Derogabilità della disciplina concorsuale – Condizioni – Limiti..
Deve essere dichiarato affetto da nullità totale ai sensi degli artt. 1418 cod. civ. e 15 lett. e) della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, il trust liquidatorio nel quale l’impresa disponente, già in stato di insolvenza ex art. 5 legge fall., abbia segregato l’intero patrimonio aziendale, poiché detto art. 15 esclude che la separazione patrimoniale ed il vincolo di destinazione dei beni, propri del trust, possa sopravvivere al fallimento del conferente o del trustee, sicchè i beni di costoro, anche se oggetto del trust, devono essere assoggettati alla disciplina, di carattere inderogabile e pubblicistico, del fallimento. Al fine di armonizzarsi con l’art. 15 della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, l’atto costitutivo del trust liquidatorio deve pertanto necessariamente contenere clausole che ne limitino l’operatività in caso di insolvenza, ed in particolare che prevedano la restituzione dei beni conferiti in trust al curatore. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Ottobre 2010.


Fallimento - Azione di responsabilità - Atto di transazione - Utilizzo dello strumento del trust autodichiarato..
  Tribunale Bologna, 26 Luglio 2010.


Separazione patrimoniale - Fondi comuni di investimento - Natura giuridica - Soggettività giuridica autonoma - Esclusione - Patrimoni separati della società promotrice o di gestione - Configurabilità - Acquisti nell'interesse del fondo - Titolarità formale e legittimazione ad agire - Società promotrice o di gestione - Fondamento..
I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondi immobiliare chiusi), disciplinati nel d. lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio; pertanto, in caso di acquisto nell'interesse del fondo, l'immobile acquistato deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2010, n. 16605.


Fallimento – Riscossione di credito – Cessione di immobile da parte del debitore per reperire i fondi necessari al pagamento – Tutela preventiva del diritto della procedura – Atto istitutivo di trust autodichiarato – Partecipazione del curatore alla vendita dell’immobile – Pagamento del prezzo alla procedura. (09/04/2010).
  Tribunale Bologna, 02 Marzo 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali – Fallimento – Effetti – Per il fallito – Beni del fallito – Beni non compresi – Art. 46, n. 3, legge fall., nel testo anteriore al d. lgs. n. 5 del 2006 – Fondo patrimoniale – Applicabilità – Fondamento. (04/06/2010).
L'art. 46, n. 3, della legge fall. (nel testo anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), secondo cui non sono compresi nel fallimento i redditi dei beni costituiti in patrimonio familiare, salvo quanto disposto dagli artt. 170 e 326 cod. civ., sebbene dettato per l'abrogato istituto del patrimonio familiare, si applica anche al nuovo istituto del fondo patrimoniale, ad esso succeduto, in quanto, pur non coincidendo le relative discipline, per l'attenuazione dei vincoli di inalienabilità ed inespropriabilità previsti in riferimento al fondo patrimoniale, risultano identici i fini perseguiti dai due istituti e lo strumento a tal fine predisposto, consistente nella previsione di un patrimonio separato costituito da un complesso di beni determinati, assoggettati ad una speciale disciplina di amministrazione ed a limiti di alienabilità ed espropriabilità. Cassazione civile, 22 Gennaio 2010, n. 1112.


Fondo patrimoniale – Fallimento – Esclusione – Modifica e interpretazione dell’art. 46 n. 3 legge fall.. (29/06/2010).
I beni facenti parte del fondo patrimoniale, in quanto costituenti un patrimonio separato, non sono attratti al fallimento e non sono compresi nella massa. La modifica apportata all’art. 46, n. 3, legge fallimentare dal D.Lgs. n. 5/2006, con la quale fra l’altro il richiamo al patrimonio familiare è stato sostituito con quello relativo al fondo patrimoniale, costituisce una circostanza che indirettamente comprova che la mancata formalizzazione di un divieto di acquisizione da parte del fallimento di beni facenti parte del fondo patrimoniale fosse imputabile ad un difettoso coordinamento normativo determinato dalla successione di leggi nel tempo, anziché alla volontà del legislatore. Questa impostazione emerge anche dalla previsione contenuta nell’articolo 155 legge fallimentare, come modificato dal D.Lgs. n. 5/2006, che esclude l’acquisibilità al fallimento dei patrimoni destinati ad uno specifico affare, così confermando il principio della non confondibilità di beni deputati al soddisfacimento di specifiche esigenze secondo le modalità normativamente indicate, con gli altri beni dell’imprenditore fallito. Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2010, n. 1112.


Trust – Lex fori – Violazione di norme inderogabili – Nullità – Esclusione – Applicazione degli strumenti previsti dalla lex fori.

Trust – Lex fori – Violazione di norme inderogabili – Attuazione dello scopo del trust con modalità alternative – Necessità.

Trust – Lesione degli interessi dei creditori – Strumenti di tutela – Azioni revocatorie.

Trust – Natura gratuita od onerosa dell’atto istitutivo – Rapporto tra disponente e beneficiari – Rilevanza – Piano attestato ex art. 67, lett d) legge fall. – Natura solutoria – Sussistenza. (30/11/2009)
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In base all’art. 15 della convenzione dell’Aja, la legge applicabile al trust non può essere d’ostacolo all’applicazione delle disposizioni inderogabili della lex fori, tra le quali rientrano, per espressa previsione, le norme in materia di protezione dei creditori in caso di insolvenza; dall’applicazione di tale disposizione, discende che il trust istituito in violazione di norme inderogabili non è di per sé nullo, ma solo soggetto a quanto diversamente previsto dalla legge del foro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora l’istituzione del trust comporti la violazione di norme inderogabili previste dalla lex fori, in base al secondo comma dell’art. 15 della convenzione dell’Aja, il giudice dovrà comunque cercare di attuarne gli scopi in modo alternativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Dall’applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 15 della convenzione dell’Aja, consegue che qualora il trust leda gli interessi dei creditori la tutela a questi accordata sarà quella riconosciuta dalla lex fori in presenza di atti lesivi dei loro diritti, tutela che in Italia si realizza mediante l’azione revocatoria ordinaria o fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Benchè dal punto di vista del disponente l’atto di trasferimento dei beni in trust abbia carattere gratuito, al fine di determinare la natura gratuita od onerosa di tale atto, occorre fare riferimento al rapporto tra disponente e destinatari, con la conseguenza che avrà natura liberale l’atto con il quale il disponente assoggetta determinati beni al trust con finalità liberali nei confronti dei beneficiari, mentre avrà natura onerosa l’atto con il quale i beni siano destinati all’adempimento di una obbligazione. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che avesse natura solutoria l’atto istitutivo di un trust finalizzato al superamento della crisi dell’impresa mediante la predisposizione di un piano ai sensi dell’art. 67 lett d) legge fall.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria, 24 Novembre 2009.


Fallimento – Stato di insolvenza – Trust – Tutela dei creditori – Omesso perseguimento dello scopo del trust. (01/03/2010).
Non vale ad escludere lo stato di insolvenza ex art. 5 legge fallimentare, e deve pertanto essere confermata la sentenza dichiarativa di fallimento della società disponente che, prima dell’apertura del concorso, abbia costituito un trust avente ad oggetto l’intero patrimonio societario, quando tale operazione si sia rivelata solo formalmente finalizzata a tutelare i creditori, ed abbia piuttosto dato luogo ad una liquidazione atipica diretta in realtà alla sottrazione-distrazione dei beni sociali rispetto al loro impiego e finalità di regolazione dei debiti (nella specie, il trustee, fallito in proprio e coincidente con il legale rappresentante della società disponente pure dichiarata fallita, a due anni di distanza dall’istituzione del trust non aveva presentato alcun serio programma di liquidazione, né aveva effettuato alcun pagamento a favore dei creditori sociali, verso i quali erano mancate adeguate forme di comunicazione e di fattivo coinvolgimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Ottobre 2009.


Fallimento – Impresa in stato di insolvenza – Conferimento del patrimonio in trust – Nullità – Sussistenza – Derogabilità della disciplina concorsuale – Condizioni – Limiti..
Deve essere dichiarato nullo ai sensi degli artt. 1418 cod. civ. e 15 lett. e) della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, il trust liquidatorio nel quale l’impresa disponente, già in stato di insolvenza ex art. 5 legge fall., abbia segregato l’intero patrimonio aziendale, poiché le regole pubblicistiche che presiedono alle procedure concorsuali sono derogabili in via privatistica solo in forza di accordi con i creditori (che rappresentino la maggioranza qualificata dei crediti ex art. 182 bis l.f.), ma non attraverso un atto di disposizione che renda il patrimonio dell’impresa del tutto insensibile alle esigenze dell’esecuzione concorsuale e del suo controllo da parte dei creditori. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Ottobre 2009.


Fallimento – Impresa insolvente – Segregazione dei beni in trust – Nullità..
Non è meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1325 n. 2 cod. civ., e deve pertanto essere dichiarato nullo ai sensi degli artt. 1418 cod. civ. e 15 lett. e) della Convenzione dell’Aja del 16 ottobre 1989, n. 364, il trust liquidatorio la cui finalità concreta sia quella di segregare tutti i beni dell’impresa disponente già in stato di insolvenza ex art. 5 legge fall. in danno dei creditori della disponente medesima, e quindi di precludere in fatto sia la liquidazione concorsuale ed il controllo sui relativi esiti, sia il corretto riparto del ricavato - nel rispetto delle cause di prelazione, privilegi ed uguale soddisfazione dei creditori chirografari - da parte degli organi della procedura. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Luglio 2009.


Fallimento – Trust liquidatorio – Azioni di non riconoscibilità del trust – Competenza – Vis attractiva del tribunale fallimentare – Sussistenza.

Trust – Riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Presupposti – Trust interni – Legge applicabile estranea  all’ordinamento italiano – Riconoscibilità.

Trust con funzione liquidatoria dei creditori dell’impresa – Successiva dichiarazione di fallimento – Causa sopravvenuta di scioglimento – Sussistenza.

Trust liquidatorio dei creditori dell’impresa – Costituzione in presenza dell’insolvenza dell’impresa – Contrasto con norme imperative dell’ordinamento italiano – Nullità – Sussistenza.
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Le azioni di non riconoscibilità del trust ai sensi dell’art. 13 della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, le azioni ex artt. 43, 44 e 64 l.f., e quelle di nullità e di simulazione del trust, svolte dal fallimento della società disponente nei confronti del trustee, rientrano fra quelle soggette alla vis attractiva del concorso ai sensi dell’art. 24 l.f., trattandosi di azioni che derivano dal fallimento e che in conseguenza del fallimento subiscono una deviazione dallo schema tipico perché di fatto propongono questioni di diritto che vanno decise in base a norme o principi del concorso. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

In virtù della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985, devono ritenersi riconosciuti all’interno dell'ordinamento italiano non solo i trust internazionali – che presentino cioè elementi di estraneità rispetto a detto ordinamento (residenza del disponente, del trustee, dei beni a segregarsi) – ma anche i trust interni, cioè i trust che non presentino alcun elemento di estraneità con l'ordinamento italiano né di carattere oggettivo (avuto riguardo ai beni conferiti in trust), né di carattere soggettivo (in relazione alla persone del disponente ovvero a quella del trustee), ad eccezione della legge applicabile al trust. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Nel caso di trust liquidatorio istituito a tutela della massa dei creditori quando la società disponente non era insolvente, la successiva dichiarazione di fallimento di quest’ultima si configura come causa sopravvenuta di scioglimento dell'atto istitutivo del trust, analogamente a quelle ipotesi negoziali la cui prosecuzione è incompatibile con la dichiarazione di fallimento. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Nel caso di trust liquidatorio istituito a tutela dei creditori nel momento in cui l'impresa disponente era già insolvente, il relativo atto istitutivo deve ritenersi radicalmente nullo ab origine in quanto diretto ad eludere le norme imperative che presiedono alla liquidazione concorsuale in violazione degli artt. 13 e 15 lett. e) della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Luglio 2009.


Trust – Riconoscibilità nell’ordinamento italiano – Presupposti – Trust interni – Legge applicabile estranea  all’ordinamento italiano – Riconoscibilità.

Trust con funzione liquidatoria dei creditori dell’impresa – Successiva dichiarazione di fallimento – Causa sopravvenuta di scioglimento – Sussistenza.

Trust liquidatorio dei creditori dell’impresa – Costituzione in presenza dell’insolvenza dell’impresa Contrasto con norme imperative dell’ordinamento italiano – Nullità – Sussistenza.

Trust liquidatorio dei creditori dell'impresa - Ammissibilità - Contrasto con la disciplina dei patrimoni separati di cui agli artt. 2447-bis e seguenti c.c.
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In virtù della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985, devono ritenersi riconosciuti all’interno dell'ordinamento italiano non solo i trust internazionali – che presentino cioè elementi di estraneità rispetto a detto ordinamento (residenza del disponente, del trustee, dei beni a segregarsi) – ma anche i trust interni, cioè i trust che non presentino alcun elemento di estraneità con l'ordinamento italiano né di carattere oggettivo (avuto riguardo ai beni conferiti in trust), né di carattere soggettivo (in relazione alla persone del disponente ovvero a quella del trustee), ad eccezione della legge applicabile al trust. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Nel caso di trust liquidatorio istituito a tutela della massa dei creditori quando la società disponente non era insolvente, la successiva dichiarazione di fallimento di quest’ultima si configura come causa sopravvenuta di scioglimento dell'atto istitutivo del trust, analogamente a quelle ipotesi negoziali la cui prosecuzione è incompatibile con la dichiarazione di fallimento. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Nel caso di trust liquidatorio istituito a tutela dei creditori nel momento in cui l'impresa disponente era già insolvente, il relativo atto istitutivo deve ritenersi radicalmente nullo ab origine in quanto diretto ad eludere le norme imperative che presiedono alla liquidazione concorsuale in violazione degli artt. 13 e 15 lett. e) della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

In linea di principio, non può ritenersi incompatibile con la disciplina concorsuale, e quindi abusivo ai sensi dell'articolo 13 della Convenzione dell'Aja, un trust liquidatorio che persegua per conto del disponente in bonis finalità di tutela dei creditori, istituiti beneficiari del trust, qualora il conferimento di detti beni ne assicurasse la migliore utilizzazione ed a condizione che ciò non costituisca elusione della disciplina societaria in materia di patrimoni separati di cui agli articoli 2447-bis e seguenti c.c., ipotesi, questa, nella quale sarebbe applicabile l'art. 13 della citata convenzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 16 Giugno 2009.


Trust con funzione liquidatoria – Assenza di vincoli di destinazione – Applicazione dell’imposta sulle donazioni – Esclusione..
Non è applicabile l’imposta sulle donazioni al trust con finalità liquidatorie del patrimonio conferito, che attribuisce al trustee ampia facoltà di operare ed autonomia decisionale e che, in particolare, non prevede alcun vincolo di destinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lodi, 12 Gennaio 2009.


Trust con funzione liquidatoria dei beni dell’impresa – Destinazione del ricavato al pagamento dei creditori – Tutela dell’interesse dei creditori – Sussistenza..
La costituzione di un trust con funzione liquidatoria, nel quale siano stati conferiti tutti i beni dell’impresa ed indicati come beneficiari la massa dei suoi creditori, è idoneo a tutelare l’interesse dei creditori medesimi soprattutto ove lo scopo istitutivo del trust sia quello di “operare la liquidazione in modo più ordinato ed efficace, realizzando la conservazione del valore dell’impresa, in funzione del migliore realizzo nell’interesse dei creditori sociali e dei soci della disponente”. (Nel caso di specie, il Tribunale ha respinto il ricorso per sequestro conservativo dei beni costituiti in trust proposto da un creditore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Legnano, 08 Gennaio 2009.


Trust interno – Finalità – Rilevanza del programma.

Azione revocatoria ordinaria – Atto di disposizione a favore di trust – Mancanza di corrispettivo – Natura gratuita dell’atto – Scientia damni – Prova per presunzioni – Revocabilità.
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Ai sensi dell’art. 1 della Convenzione de L’Aja è possibile negare il riconoscimento di un trust “interno” (quello cioè il cui “centro di gravità” non presenti elementi di estraneità rispetto all’ordinamento italiano, sebbene la disciplina sia costituita da una legge regolatrice straniera) nel caso in cui il ricorso all’istituto e alla disciplina straniera appaia fraudolento, volto, cioè, a creare situazioni in contrasto con l’ordinamento in cui il negozio deve operare. In tal caso, il giudice dovrà valutare se l’atto istitutivo del trust sia o meno portatore di interessi meritevoli di tutela senza limitarsi alla semplice definizione dello scopo, ma estendendo l’analisi al “programma” che si è prefissato il disponente nel momento in cui ha deciso di dar vita al trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Posto che la mancata previsione di un corrispettivo è indice di gratuità dell’atto di trasferimento di beni in trust, può essere accolta l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 cod. civ. di tale atto ove risulti provata, anche per presunzioni, la consapevolezza in capo al debitore disponente del pregiudizio arrecato agli interessi del creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 08 Gennaio 2009.


Liquidazione di società in stato di crisi – Costituzione di beni in trust a favore dei creditori – Accordo di ristrutturazione ex art. 182 l.f. – Ammissibilità – Esecuzione promossa dai creditori sui beni costituiti in trust – Sospensione della procedura esecutiva – Fumus boni iuris – Sussistenza..
E’ meritevole di tutela il trust con il quale il socio accomandatario di una società in accomandita semplice, al fine di favorire la liquidazione della società mediante un accordo di ristrutturazione ai sensi dell’art. 182 bis legge fall. e di prevenire quindi azioni giudiziarie e concorsuali, ha segregato i propri beni personali nominandosi trustee e gestendo e amministrando i beni nell’interesse dei creditori che hanno così assunto la qualità di beneficiari del trust. (Nel caso di specie, il giudice dell’esecuzione ha disposto la sospensione della procedura esecutiva promossa da un creditore della società nei confronti del trustee in quanto intestatario dei beni costituiti in trust). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14 Maggio 2007.