LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO III
Dell'espropriazione presso terzi
SEZIONE I
Del pignoramento e dell'intervento

Art. 543

Forma del pignoramento
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di cose del debitore che sono in possesso di terzi, si esegue mediante atto notificato (1) al terzo e al debitore a norma degli articoli 137 e seguenti.

II. L'atto deve contenere, oltre all'ingiunzione al debitore di cui all'articolo 492:

1) l'indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto;

2) l'indicazione, almeno generica, delle cose o delle somme dovute e l'intimazione al terzo di non disporne senza ordine di giudice;

3) la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale competente nonché l'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata del creditore procedente;(1)

4) la citazione del debitore a comparire davanti al giudice competente, con l'invito al terzo a comunicare la dichiarazione di cui all'articolo 547 al creditore procedente entro dieci giorni a mezzo raccomandata ovvero a mezzo di posta elettronica certificata; con l'avvertimento al terzo che in caso di mancata comunicazione della dichiarazione, la stessa dovrà essere resa dal terzo comparendo in un'apposita udienza e che quando il terzo non compare o, sebbene comparso, non rende la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cose di appartenenza del debitore, nell'ammontare o nei termini indicati dal creditore, si considereranno non contestati ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione (2).

III. Nell'indicare l'udienza di comparizione si deve rispettare il termine previsto nell'articolo 501.

IV. Eseguita l'ultima notificazione, l'ufficiale giudiziario consegna senza ritardo al creditore l'originale dell'atto di citazione. Il creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente per l'esecuzione la nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi dell'atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto, entro trenta giorni dalla consegna. La conformità di tali copie è attestata dall'avvocato del creditore ai soli fini del presente articolo. Il cancelliere al momento del deposito forma il fascicolo dell'esecuzione. Il pignoramento perde efficacia quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie degli atti di cui al secondo periodo sono depositate oltre il termine di trenta giorni dalla consegna al creditore. (3)

V. Quando procede a norma dell'articolo 492- bis, l'ufficiale giudiziario consegna senza ritardo al creditore il verbale, il titolo esecutivo ed il precetto, e si applicano le disposizioni di cui al quarto comma. Decorso il termine di cui all'articolo 501, il creditore pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono chiedere l'assegnazione o la vendita delle cose mobili o l'assegnazione dei crediti. Sull'istanza di cui al periodo precedente il giudice fissa l'udienza per l'audizione del creditore e del debitore e provvede a norma degli articoli 552 o 553. Il decreto con cui viene fissata l'udienza di cui al periodo precedente e' notificato a cura del creditore procedente e deve contenere l'invito e l'avvertimento al terzo di cui al numero 4) del secondo comma. (4)



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(1) Il d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito dalla l. 10 novembre 2014, n. 162 ha soppresso la parola "personalmente". La nuova disposizione si applica ai procedimenti iniziati a decorrere dall'11 dicembre 2014.
(2) Numero sostituito dal d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito dalla l. 10 novembre 2014. La nuova disposizione si applica ai procedimenti iniziati a decorrere dall'11 dicembre 2014.
(3) Comma sostituito dal d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito dalla l. 10 novembre 2014. La nuova disposizione si applica ai procedimenti iniziati a decorrere dall'11 dicembre 2014.
(4) Comma aggiunto dal d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito dalla l. 10 novembre 2014. La nuova disposizione si applica ai procedimenti iniziati a decorrere dall'11 dicembre 2014.

GIURISPRUDENZA

Ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. - Modificazione soggettiva dell'obbligazione - Terzo pignorato - Facoltà di opporre in compensazione i propri crediti nei confronti del creditore originario anche se anteriori all’assegnazione - Fondamento.
L'ordinanza di assegnazione resa dal giudice dell'esecuzione all'esito di un procedimento di pignoramento presso terzi determina, dal momento della sua emissione, la modificazione soggettiva del rapporto obbligatorio nel lato attivo, in quanto, con la sostituzione dell'assegnatario all'originario creditore, muta il soggetto nei cui confronti il debitore è tenuto ad adempiere per liberarsi dal vincolo. Ne consegue che da tale momento (e prima di procedere alla "solutio"), la banca, terzo pignorato, ha facoltà di opporre in compensazione i propri crediti nei confronti del creditore originario, anche ove formati anteriormente all'assegnazione, poiché la coesistenza di reciproche e contrapposte ragioni di debito e credito tra originario creditore e terzo pignorato si verifica per effetto ed in conseguenza della pronuncia ex art. 533 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Luglio 2018, n. 17441.


Esecuzione forzata - Mobiliare presso terzi - Accertamento dell'obbligo del terzo - Ordinanza di assegnazione - Pagamento da parte del terzo mediante assegno bancario o circolare – Successivo pignoramento, a carico del creditore assegnatario, del credito oggetto della ordinanza – Conseguenze – Inoperatività dell’art. 2917 c.c. - Fondamento.
In tema di espropriazione presso terzi, ove il “debitor debitoris”, destinatario di un’ordinanza di assegnazione del credito, emetta in pagamento di essa un assegno (bancario o circolare), ciò impedisce, ove in seguito il terzo debitore riceva la notifica di un pignoramento del credito oggetto dell'ordinanza di assegnazione a carico del detto creditore assegnatario, di considerare esistente, agli effetti dell'art. 2917 c.c. ed ai fini dell'esecuzione introdotta con il detto pignoramento, il credito pignorato, ancorché l'assegno non sia stato pagato o non risulti la relativa prova, in quanto l’emissione di un assegno e l'incorporazione del credito nel titolo comportano, ai sensi dell'art. 1997 c.c., che il vincolo di un pignoramento possa realizzarsi solo tramite il pignoramento del titolo e considerato che l'emissione dell'assegno, quale causa efficiente dell’estinzione del credito nella dimensione anteriore all'incorporazione è, agli effetti dell'art. 2917 c.c., precedente al pignoramento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Agosto 2017, n. 19485.


Esecuzione forzata mobiliare - Presso terzi - Crediti non ancora liquidi ed esigibili - Inclusione.
L'esecuzione mediante espropriazione presso terzi può riguardare anche crediti non esigibili, condizionati e finanche eventuali, con il solo limite della loro riconducibilità ad un rapporto giuridico identificato e già esistente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15607.


Dichiarazione falsa o reticente del terzo pignorato – Responsabilità ex art. 2043 c.c. – Esperibilità in autonomo giudizio.
Il terzo pignorato, chiamato a rendere la dichiarazione, ai sensi dell’art. 547 cod. proc. Civ., deve fornire indicazioni complete e dettagliate dal punto di vista oggettivo, in modo da consentire l’identificazione dell’oggetto della prestazione dovuta al debitore esecutato, compresi il titolo ed il quantum del credito pignorato; invece, dal punto di vista soggettivo, è necessario e sufficiente che dichiari quali siano i rapporti intrattenuti soltanto col soggetto che nell’atto di pignoramento è indicato come debitore sottoposto ad esecuzione. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui il pignoramento sia rivolto nei confronti di un organo dell’apparato di uno Stato Estero privo di autonomia patrimoniale o che si avvalga di altri organi o soggetti per adempiere alle proprie obbligazioni, deve essere il creditore procedente a farsi carico di tale situazione dandone atto nel pignoramento. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

L’instaurazione del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo (oggi la contestazione della dichiarazione del terzo ai sensi dell’art. 549 cod. proc. civ. come sostituito dalla legge 24 dicembre 2012 n. 228) non costituisce condizione di proponibilità della domanda risarcitoria, potendo tutt’al più la mancata contestazione della dichiarazione del terzo rilevare come fatto colposo del creditore, la cui valutazione ai sensi dell’art. 1227, comma primo o comma secondo, cod. civ costituisce oggetto di un accertamento di fatto demandato al giudice di merito.
Ne consegue che l’azione di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. da parte del creditore procedente che assuma di avere subito danni per la dichiarazione falsa o reticente resa dal terzo pignorato nel processo di espropriazione presso terzi può essere esperita con giudizio autonomo e distinto da questo processo. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 28 Febbraio 2017, n. 5037.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione -  Espropriazione presso terzi a carico del debitore poi fallito - Azione di inefficacia ex art. 44 l.fall. del pagamento eseguito dal "debitor debitoris" - Legittimazione passiva - Beneficiario dell'atto solutorio - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, l'azione con la quale il curatore fa valere l'inefficacia, ai sensi dell'art. 44 l.fall., del pagamento eseguito dal "debitor debitoris" al creditore assegnatario, ha ad oggetto un atto estintivo di un debito del fallito, a lui riferibile in quanto effettuato con il suo denaro e in sua vece, sicché va esercitata nei soli confronti dell'"accipiens", ossia di colui che ha effettivamente beneficiato dell'atto solutorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016, n. 14779.


Espropriazione di quote sociali di s.n.c. – Inammissibilità – Fattispecie riguardante la totalità delle partecipazioni sociali – Permanente impignorabilità – Sussistenza.
Va confermato l’orientamento della Suprema Corte in tema di impignorabilità delle quote di s.n.c. per cui, relativamente alle società personali, l'espropriazione della quota, comportando l'inserimento nella compagine sociale di un nuovo soggetto prescindendo dalla volontà degli altri soci, introdurrebbe un elemento di novità incompatibile con i caratteri di tale tipo di società (Cass., n. 15605/02, in motivazione).
Detto orientamento va ribadito anche per l’ipotesi in cui vengano contestualmente assoggettate a pignoramento tutte le quote sociali della società personale, a maggior ragione quando, come nel caso di specie, la contestualità del pignoramento è data unicamente dalla scelta processuale del creditore di unificare in un unico atto il pignoramento delle quote distinte dei soci.

(In parte motiva il tribunale precisa : “non siamo, infatti, in presenza del pignoramento di un bene in comunione pro indiviso tra i condebitori, ma per l’appunto di tre distinti pignoramenti riuniti in un unico atto, che colpiscono beni giuridici diversi, ovvero ciascuno la quota di esclusiva pertinenza di un socio. È, quindi, corretto il rilievo per cui sarebbe ben possibile l’assegnazione separata di alcune delle quote espropriate a scapito delle altre, alla luce del loro contenuto economico effettivo; in altri termini, trattandosi di pignoramenti distinti, le relative vicende giuridiche potrebbero divergere, come nel caso in cui uno solo dei debitori esecutati spiegasse un’opposizione ed ottenesse la sospensione ex art. 624 c.p.c., dando luogo all’inconveniente segnalato dalla Corte di Cassazione”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 12 Maggio 2016.


Espropriazione di quota di s.r.l. – Art. 2471 c.c. – Applicabilità delle norme sulla espropriazione presso terzi e necessità della fissazione di udienza per la dichiarazione della società – Esclusione.
Va considerata superata la ricostruzione che riteneva il pignoramento di quote di s.r.l. assoggettato alla disciplina dell’esecuzione presso terzi, avendo il legislatore del 2003, con la  modifica dell’art. 2471 c.c. - che prevede, per l’espropriazione della quota, la notificazione del pignoramento al debitore e alla società, e la successiva iscrizione nel registro delle imprese -, omesso qualsiasi riferimento alla necessità della fissazione di un’udienza per la dichiarazione della società (sulla falsariga dell’art. 543 c.p.c.). Questa, del resto, appare del tutto superflua, dal momento che il creditore può trarre le informazioni necessarie circa la titolarità ed il valore nominale delle quote, direttamente dal registro delle imprese (nel quale il relativo trasferimento deve essere annotato, a mente dell’art. 2470, secondo comma, c.c.). Appare, pertanto, illogico continuare a richiedere la collaborazione degli organi sociali per l’attuazione del pignoramento, con il rischio per il creditore di soggiacere alle conseguenze della mancata collaborazione dell’organo amministrativo (che potrebbe non presentarsi all’udienza ex art. 543 c.p.c.). La soluzione del pignoramento “diretto” – adottata peraltro dalla giurisprudenza di merito più recente – può quindi ritenersi senz’altro più consona al canone dell’interpretazione letterale e sistematica della legge. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 12 Maggio 2016.


Azioni intestate a società fiduciaria oggetto di procedura esecutiva – Pignoramento mobiliare – Esclusione – Pignoramento presso terzi – Ammissibilità.
Allorquando oggetto della procedura esecutiva siano azioni delle quali sia titolare il debitore che, pur non essendo materialmente detenute dalla società fiduciaria, sono nella disponibilità della stessa, chiamata ad amministrarle sulla base del contratto e per la cui espropriazione è necessaria la collaborazione del terzo amministratore fiduciario, deve ritenersi che lo strumento processuale da utilizzare per l’esecuzione sia effettivamente quello della espropriazione presso terzi di cui agli artt. 543 ss. c.p.c. (Alessandro Colavolpe) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Maggio 2016.


Pignoramento presso terzi – Sequestro presso terzi – Art. 678 c.p.c. – Abrogazione – Esclusione.
La strumentalità del sequestro rispetto al pignoramento e l’orientamento giurisprudenziale per il quale il richiamo dell’art. 678 c.p.c. alle “norme stabilite per il pignoramento presso il debitore o i terzi” deve intendersi come riferito all’intero apparato normativo che disciplina l’espropriazione presso terzi, non consente di ritenere abrogato tacitamente l’art. 678 c.p.c. (nella parte in cui prevede la sospensione del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, salva diversa manifestazione di volontà da parte dello stesso terzo) in conseguenza della vigente disciplina dettata dall’art. 549 c.p.c. con riferimento all’accertamento dell’obbligo del terzo in materia di pignoramento di crediti. L’abrogazione tacita (ravvisabile solo quando lo ius superveniens disciplina il medesimo istituto già precedemente regolato e quando tra le due disposizioni esiste una contraddizione tale da rendenerne impossibile la contemporanea operatività) deve infatti escludersi considerata la diversa natura (cautelare ed esecutiva) del sequestro e del pignoramento e la mancata contraddizione tra le due discipline. (Elisa Scorza) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Aprile 2016.


Pignoramento presso terzi – Sequestro presso terzi – Art. 678 c.p.c. – Abrogazione – Esclusione.
La strumentalità del sequestro rispetto al pignoramento e la previsione (art. 678, co. 1, c.p.c.) per la quale il sequestro conservativo sui mobili e sui crediti si esegue secondo le norme stabilite per il pignoramento presso il debitore o presso i terzi non consentono di ritenere tacitamente abrogato il criterio di competenza previsto per il sequestro presso terzi dall’art. 678, co. 1, seconda parte c.p.c. (che ha riguardo al “tribunale del luogo di residenza del terzo”) per effetto dell’art. 26bis, co. 2, c.p.c. (che, introdotto dal d. l. n. 132/14, radica la competenza per il pignoramento di crediti nel “luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede”). Ciò non solo perché l’art. 678, co. 1, c.p.c. richiama le norme in materia di pignoramento presso terzi limitatamente all’esecuzione della misura conservativa (e non, anche, con riferimento alla competenza), ma, anche, perché non può ravvisarsi un caso di abrogazione tacita dell’art. 678 c.p.c. per effetto dell’art. 26bis, co. 2, c.p.c. atteso che l’abrogazione tacita può ravvisarsi solo quando lo ius superveniens disciplini il medesimo istituto già precedemente regolato e quando tra le due disposizioni esista una contraddizione tale da rendenerne impossibile la contemporanea operatività. (Elisa Scorza) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Aprile 2016.


Fallimento - Effetti per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione -  Espropriazione presso terzi a carico del debitore fallito - Pagamento al creditore procedente da parte del terzo assegnato - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, il pagamento eseguito dal "debitor debitoris" al creditore che abbia ottenuto l'assegnazione del credito pignorato ex art. 553 c.p.c. è inefficace, ai sensi dell'art. 44 l.fall., se intervenuto successivamente alla dichiarazione di fallimento, non assumendo rilievo, a tal fine, l'anteriorità dell'assegnazione, che, disposta "salvo esazione", non determina l'immediata estinzione del debito dell'insolvente, sicché l'effetto satisfattivo per il creditore procedente è rimesso alla riscossione del credito, ossia ad un pagamento che, perché eseguito dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, subisce la sanzione dell'inefficacia. Ed invero, fatta eccezione per l'ipotesi prevista dall'art. 56 l.fall., il principio della "par condicio creditorum", la cui salvaguardia costituisce la "ratio" della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, è violato non solo dai pagamenti eseguiti dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, ma da qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile, anche indirettamente, effettuato con suo denaro o per suo incarico o in suo luogo, dovendosi ricondurre a tale categoria il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito destinatario dell'assegnazione coattiva del credito ex art. 553 c.p.c., la cui valenza estintiva opera, oltre che per il suo debito nei confronti del creditore assegnatario, anche per quello del fallito, e lo fa con mezzi provenienti dal patrimonio di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Gennaio 2016, n. 1227.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Pignoramento presso terzi di conto corrente bancario - Dichiarazione positiva della banca terza pignorata - Improcedibilità dell'esecuzione per fallimento del debitore - Giudizio intrapreso dal fallimento del debitore nei confronti della banca per il pagamento del saldo del conto - Eccezione di compensazione relativa ad altro rapporto di conto corrente - Ammissibilità.
In caso di pignoramento presso terzi avente ad oggetto crediti nascenti da rapporto di conto corrente bancario, la dichiarazione positiva resa dall'istituto bancario terzo pignorato nella procedura espropriativa, in seguito dichiarata improcedibile per il sopravvenuto fallimento del debitore, non preclude alla stessa banca, convenuta in un giudizio ordinario intrapreso dalla curatela fallimentare del debitore esecutato per il pagamento del saldo del conto corrente in precedenza pignorato, di eccepire in compensazione, ai sensi dell'art. 56 legge fall., un proprio controcredito vantato verso il fallimento in forza di un distinto rapporto di conto corrente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2015, n. 4380.


Espropriazione presso terzi – Mancata notifica al debitore dell’atto di pignoramento – Inesistenza pignoramento – Vizio non sanabile.
La notifica dell’atto di pignoramento presso terzi al debitore costituisce elemento essenziale dell’atto, la cui mancanza comporta l’inesistenza giuridica del pignoramento e il vizio non è sanabile neppure con la costituzione del debitore medesimo, con la conseguenza che in tal caso il processo esecutivo va dichiarato estinto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Febbraio 2015.


Pignoramento presso terzi - Inefficacia del pagamento del terzo ex articolo 44 L.F .
È inefficace, ai sensi dell'articolo 44 L.F., il pagamento effettuato dopo la dichiarazione di fallimento dal terzo pignorato debitore del fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 09 Giugno 2014.


Pignoramento presso terzi – Pignorabilità del conto corrente condominiale – Ammissibilità.
Le somme esistenti sul conto corrente condominiale, intestate formalmente al condominio quale ente di gestione, il quale ne può disporre sulla base delle decisioni dell'organo assembleare, devono ritenersi sottratte alla disponibilità dei singoli condòmini, con la conseguenza finale che si realizza quella coincidenza tra soggetto debitore (condominio) e titolare del patrimonio aggredibile, che consente l'attivazione della procedura esecutiva. (Franco Stefanelli) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 16 Maggio 2014.


Atto di pignoramento presso terzi ex art. 543 c.p.c. – Notifica a mezzo posta – Rifiuto scritto dell’Ufficiale Giudiziario ex art. 108 D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229 – Istanza al Giudice ex art. 60 comma 1), punto 1) c.p.c. del creditore – Rigetto – Notifica al terzo solo personalmente mediante consegna dell’atto – Notifica al debitore a mezzo posta..
Va rigettata l’istanza ex art. 60 comma 1, punto 1) c.p.c. del creditore, avverso il diniego scritto dell’ufficiale giudiziario ex art. 108 D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229 di procedere alla notifica a mezzo posta dell’atto di pignoramento presso terzi. La notifica per posta nell'ipotesi di cui all'art. 543 c.p.c. è, infatti, praticabile esclusivamente nei confronti del debitore, mentre per quanto riguarda il terzo la stessa deve essere eseguita personalmente, così come esplicitamente disposto dal primo comma del medesimo articolo. La ratio della differente disciplina risiede nel fatto che la notifica al terzo attiene specificamente al pignoramento, mentre quella al debitore costituisce un atto successivo al pignoramento con finalità informativa del debitore esecutato. (Gianluca Dalla Riva) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 07 Marzo 2014.


Società a responsabilità limitata - Espropriazione della partecipazione - Applicazione del procedimento previsto dal codice di procedura civile per l'espropriazione presso terzi - Esclusione - Notifica del pignoramento alla società - Finalità..
L'articolo 2471 c.c., il quale disciplina compiutamente le modalità di esecuzione della espropriazione delle quote di società a responsabilità limitata, non contiene alcun richiamo alla espropriazione presso terzi del codice di procedura civile, nè prescrive che la società sia chiamata a comparire ad apposita udienza per rendere le dichiarazioni previste dall'articolo 547 c.p.c. Tutto ciò porta ad escludere che il pignoramento di quote di società a responsabilità limitata debba essere effettuato nelle forme del pignoramento presso terzi, mentre la previsione della notifica del pignoramento alla società ha lo scopo di rendere ad essa opponibile il vincolo pignoratizio e di ottenere la collaborazione dell'amministratore con particolare riferimento alla annotazione nel libro soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Febbraio 2013.


I beni con intestazione fiduciaria possono essere aggrediti nelle forme dell'espropriazione presso terzi..
Il mandato fiduciario ai sensi della Legge 23/11/1939 n. 1966 è “trasparente”, nel senso che la titolarità dei beni fiduciariamente intestati al mandatario appartiene, in realtà, al mandante/fiduciante; conseguentemente, i beni intestati alla società fiduciaria possono essere aggrediti dal creditore del fiduciante, necessariamente attraverso le forme dell’espropriazione presso terzi, poiché il terzo è titolare di una situazione soggettiva idonea a limitare la libera disponibilità dei cespiti da parte del debitore. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Aprile 2012.


Espropriazione presso terzi a carico del debitore fallito - Pagamento al creditore procedente da parte del terzo assegnato - Inefficacia ex art. 44 legge fall. - Sussistenza - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore che abbia ottenuto l'assegnazione del credito pignorato a norma dell'art. 553 cod. proc. civ. è inefficace, ai sensi dell'art. 44 legge fall., se intervenuto successivamente alla dichiarazione di fallimento, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, la circostanza che l'assegnazione sia stata disposta in data anteriore. L'assegnazione, infatti, non determina l'immediata estinzione del debito dell'insolvente, in quanto, avendo essa luogo "salvo esazione", l'effetto satisfattivo per il creditore procedente è rimesso alla successiva riscossione del credito assegnato, con la conseguenza che è al pagamento eseguito dopo la dichiarazione di fallimento del debitore che deve essere ricollegata l'efficacia estintiva idonea a giustificare la sanzione dell'inefficacia Ed invero, fatta eccezione per l'ipotesi prevista dall'art. 56 legge fall., il principio della "par condicio creditorum", la cui salvaguardia costituisce la "ratio" della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, è violato non solo dai pagamenti eseguiti dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, ma da qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile, sia pur indirettamente, in quanto effettuato con suo denaro o per suo incarico o in suo luogo e a tale categoria va ricondotto il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito che abbia ottenuto l'assegnazione coattiva del credito ai sensi dell'art. 553 cod. proc. civ.. Il terzo debitore che esegue il pagamento dopo la dichiarazione di fallimento estingue, infatti, oltre al suo debito nei confronti del creditore assegnatario, anche il debito del fallito, e lo fa con mezzi provenienti dal patrimonio di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2011, n. 7508.


Anteriorità al fallimento dell'ordinanza di assegnazione - Pagamento del terzo "assegnato" dopo la dichiarazione di fallimento - Al curatore fallimentare - Spettanza - Fondamento.
In tema di espropriazione forzata presso terzi, l'attuazione delle ordinanze di assegnazione del giudice dell'esecuzione si compie non al momento della loro emissione, bensì quando il terzo, debitore del debitore, effettua il pagamento nei confronti del creditore assegnatario; ne consegue che se sopraggiunga la dichiarazione di fallimento del debitore esecutato il terzo deve pagare quanto dovuto al curatore del fallimento, poiché il debitore, dopo tale dichiarazione, perde, ai sensi dell'art. 44 legge fall., il diritto di disporre del proprio patrimonio e non può effettuare alcun pagamento (anche non volontario), restando irrilevante che all'epoca della pronuncia delle predette ordinanze il creditore conoscesse o meno lo stato di insolvenza dell'esecutato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2011, n. 5994.


Espropriazione presso terzi – Soggetti pubblici con servizio di tesoreria – Competenza per territorio – Determinazione – Criteri..
Nell’espropriazione forzata presso terzi, ove il terzo pignorato sia un istituto bancario, la competenza per territorio può essere individuata nel luogo in cui l’istituto abbia la filiale o la succursale che gestisce il rapporto oggetto della dichiarazione del terzo; pertanto, nel caso di espropriazione nei confronti di soggetti pubblici che si avvalgono, per il servizio di tesoreria, di un istituto bancario, la competenza sarà del giudice del luogo ove ha sede la filiale della banca tenuta al pagamento del credito. (fb) Tribunale Avellino, 20 Maggio 2008, n. 0.