Diritto Bancario


Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 4711 - pubb. 24/05/2011

ABF Roma, 19 Dicembre 2010, n. 1344. Est. Ruperto.


Trattative per la conclusione di un contratto di conto corrente – Conversazione telematica in cui la banca indica che il conto è assistito da un rendimento di notevole livello – Condizioni generali predisposte dalla banca che, invece, assegnano al conto natura senz’altro infruttifera – Corresponsabilità della banca e del cliente – Violazione da parte della banca dei doveri di correttezza, trasparenza e buona fede – Mancanza nel cliente di cura e attenzione.



Viola i doveri di correttezza, trasparenza e buona fede, imposti dalla legge per la corretta esecuzione delle trattative precontrattuali, la banca il cui operatore fa intendere al potenziale cliente – nell’ambito di una conversazione telematica («chat via web») – che, contrariamente al vero, il conto è altamente remunerativo. D’altra parte, il cliente, «pur senza dubbio indotto a rappresentarsi una realtà diversa da quella effettivamente riconducibile alle condizioni contrattuali praticate, deve prestare la cura e l’attenzione ragionevolmente possono attendersi da chiunque intenda procedere alla sottoscrizione di un contratto. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Sara Belotti) (riproduzione riservata)


Il fatto
Da quanto si evince dal contesto del provvedimento, l’indicazione fornita dall’operatore bancario nella conversazione telematica dava per certa l’applicazione di un tasso del 4,25% netto (in assenza di movimentazioni). La documentazione del contratto era univoca, per contro, a indicare che il tasso di raccolta sul conto ordinario non si muoveva da 0%. L’Arbitro ha spaccato la colpa al 50% calcolato sul tasso del «4.25 annuo delle trattenute d’imposta» dal giorno del primo versamento effettuato a quello in cui è stato «scoperto l’errore».


Il testo integrale