Diritto Fallimentare


Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 2570 - pubb. 01/08/2010

Sostituzione del curatore al creditore procedente

Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2009, n. 10599. Rel., est. Nappi.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Sussistenza - Aggiudicazione dei beni a terzi - Danni da custodia - Responsabilità della massa - Sussistenza - Conseguenze.



Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione e, se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente in capo al curatore, ex artt. 42 legge fall. e 559 cod. proc. civ.. Ne consegue che, in caso di danni subiti da un immobile acquistato all'incanto in sede di esecuzione individuale e rimasto privo di custodia tra l'aggiudicazione e la consegna, della relativa obbligazione risarcitoria risponde la massa, dovendosi pertanto ammettere il relativo credito, ove insinuato al passivo, tra quelli prededucibili ex art. 111 n. 1 legge fall.. (massima ufficiale)


Massimario Ragionato



Massimario, art. 42 l. fall.

Massimario, art. 88 l. fall.

Massimario, art. 105 l. fall.

Massimario, art. 107 l. fall.

Massimario, art. 111 l. fall.


  

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. VITRONE Ugo - Presidente -
Dott. PLENTEDA Donato - Consigliere -
Dott. NAPPI Aniello - Consigliere -
Dott. TAVASSI Marina Anna - Consigliere -
Dott. DIDONE Antonio - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Lama Bianca di Ostuni s.r.l., domiciliata in Roma, l.go Fochetti 28, presso l'avv. F. Pietrosanti, rappresentata e difesa dagli avv. Tucci G. e A.Lo Vecchio, come da mandato a margine del ricorso;
- ricorrente -
contro
Fallimento Inter Atlas Rosa Marina s.r.l.;
- intimato -
contro
Inter Atlas Rosa Marina s.r.l., in bonis;
- intimato -
Avverso la sentenza n. 338/2003 della Corte d'appello di Lecce, depositata il 19 giugno 2003;
Sentita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Aniello Nappi;
Udite le conclusioni del P.M., Dott. APICE Umberto, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Lecce, giudicando in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione, ha ribadito il rigetto della domanda proposta dalla Lama Bianca di Ostunì s.r.l. per l'ammissione in prededuzione al passivo del Fallimento Inter Atlas Rosa Marina s.r.l. e comunque per il riconoscimento di un credito di L. cinquanta milioni per i danni subiti da un immobile acquistato all'incanto con i relativi arredi e rimasto privo di custodia tra il momento dell'aggiudicazione, in data 18 aprile 1983, e il momento della consegna, in data 19 luglio 1983.
Hanno ritenuto i giudici del merito che i beni danneggiati erano sottoposti a esecuzione individuale già prima del fallimento e il curatore si era limitato a intervenire nella procedura. Sicché non era addebitabile alla massa fallimentare il danno provocato per colpa dal curatore al di fuori delle sue funzioni di organo della procedura concorsuale, perché non può essere ammesso in prededuzione qualsiasi credito sorto dopo il fallimento, anche se estraneo alle finalità della liquidazione concorsuale.
Contro questa sentenza ricorre ora per cassazione Lama Bianca di Ostunì s.r.l. e propone tre motivi d'impugnazione; mentre non hanno spiegato difese ne' il Fallimento Inter Atlas Rosa Marina s.r.l. ne' Inter Atlas Rosa Marina s.r.l. tornata in bonis.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione della L. Fall., artt. 44, 88 e 105, artt. 559 e 560 c.p.c., artt. 1177, 1218 e 1477 c.c., motivazione insufficiente e contraddittoria. Sostiene che, subentrato nell'esecuzione individuale, il curatore fallimentare è divenuto custode dei beni pignorati in sostituzione del fallito e risponde quindi del loro deterioramento. Con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione della L. Fall., artt. 107 e 111, e omessa motivazione su un punto decisivo.
Sostiene che, contrariamente a quanto affermato dai giudici del merito, sussiste la responsabilità del curatore indipendentemente dalla sua colpa per l'omessa custodia anche dei beni sottoposti a esecuzione individuale.
Con il terzo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., lamentando l'omessa pronuncia sulla domanda subordinata di ammettere in prededuzione quantomeno il credito di L. 3.205.700, già riconosciuto dagli organi fallimentari per il mancato rinvenimento di alcuni dei beni inventariati. 2. Sono fondati e assorbenti i due primi motivi del ricorso. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti, "nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di uno o più immobili del fallito, a norma della L. Fall., art. 107, il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione" (Cass., sez. 1^, 16 luglio 2005, n. 15103, m. 582464). E se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente al curatore fallimentare, in sostituzione del debitore fallito a norma della L. Fall., art. 42, e art. 559 c.p.c., indipendentemente dalla sua scelta circa la prosecuzione dell'esecuzione, individuale o concorsuale, sui beni pignorati (Cass., sez. 1^, 6 dicembre 2002, n. 17334, m. 559019). Contrariamente a quanto affermato dai giudici del merito, infatti, tutti, i beni del fallito vengono inclusi nell'attivo fallimentare (L. Fall., art. 42), anche se già sottoposti a esecuzione individuale (L. Fall., art. 107); e ovviamente vi permangono anche se l'ufficio fallimentare opti per la prosecuzione dell'esecuzione individuale anziché per quella concorsuale, perché la scelta attiene solo alle modalità della liquidazione.
Per questa ragione il curatore fallimentare, che è
custode dei beni inventariati anche quando siano solo nella mera detenzione del fallito, risponde nei confronti di chi ne sia proprietario di tutti i danni da essi subiti (L. Fall., art. 79), anche quando si tratti degli acquirenti cui i beni siano stati aggiudicati nella procedura di liquidazione dell'attivo fallimentare;
e il relativo credito per risarcimento dei danni va ammesso al passivo in prededuzione a norma della L. Fall., art. 111, n. 1, (Cass., sez. 1^, 10 dicembre 2008, n. 28984, m. 606195). Il principio di responsabilità della massa per la perdita dei beni altrui sopravvenuta all'apposizione dei sigilli, che è dettato dalla L. Fall., art. 79, comma 2, a tutela di chi ne fosse già
proprietario prima del fallimento, opera dunque anche in favore degli aggiudicatari dei beni venduti nel corso della procedura concorsuale, in quanto il curatore è custode di tutti ì beni del fallito, anche di quelli già sottoposti a esecuzione individuale, a norma dell'art. 559 c.p.c., richiamato dalla L. Fall., art. 105.
In accoglimento dei due primi motivi del ricorso, assorbito il terzo che attiene a una domanda subordinata, la sentenza impugnata va pertanto cassata con rinvio ai giudici del merito, che si atterranno ai principi testè enunciati.
P.Q.M.
La Corte, riuniti i ricorsi, ne accoglie il primo e il secondo motivo, dichiara assorbito il terzo, cassa e rinvia anche per le spese alla Corte d'appello di Lecce in diversa composizione. Così deciso in Roma, il 22 aprile 2009.
Depositato in Cancelleria il 8 maggio 2009