Massimario di Diritto Finanziario


GESTIONE PATRIMONIALE

Gestione di portafogli di investimento e istruzione vincolante che alteri le caratteristiche della gestione per contratto in essere. Intermediazione finanziaria - Gestione individuale di portafogli di investimento - Inadeguatezza dell'operazione - Istruzione vincolante - Nozione - Ordine di investimento che venga ad alterare le caratteristiche della gestione - Contratto sostitutivo

Intermediazione finanziaria - Gestione individuale di portafogli di investimento - Volontà del cliente di adottare una linea di gestione radicalmente diversa da quella già in essere - Tutela del cliente -  Necessità.
Non rientra nella nozione normativa di "istruzione vincolante", di cui all'art. 24 TUF, l'ordine di investimento che venga ad alterare le caratteristiche della gestione per contratto in essere; un ordine di simile genere integra, per contro, contratto sostitutivo di aspetti fondamentali e caratterizzanti di quello in essere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Un'eventuale volontà del cliente di adottare una linea di gestione radicalmente diversa da quella già in essere deve essere opportunamente «procedimentalizzata» e ciò in funzione dell’esigenza di protezione dell'investitore, essendo questo lo scopo della normativa di riferimento del TUF e del Regolamento Consob.

[… 4.La nozione di «istruzione vincolante» - che la norma dell'art. 24 assume per facoltizzare il cliente a vincolare l'intermediario «in ordine alle operazioni da compiere» - non può non essere letta all'interno del sistema normativo in cui si trova effettivamente calato. Che non è quello generalissimo - e del tutto astratto - dello schema dell'agire gestorio per conto di un dominus, bensì quello specifico e puntuale dei servizi di investimento, come organizzato dalla normativa del TUF e dei regolamenti approntati dalla Consob.
Così stando le cose, un ordine - che, com'è nel caso, risulti funzionalmente equivalente all'adozione di una nuova linea di investimento - non può non rimanere estraneo a tale nozione normativa. Ché, se così non fosse, rimarrebbero svuotati di significato i requisiti di «forma contenuto» prescritti appunto dalla normativa vigente per la confezione del contratto di gestione individuale; e non anche per le istruzioni vincolanti, proprio in ragione del loro essere atti di ben più modesto significato e portata.
In segnata specie, il riferimento va, oltre che alle disposizioni generali dell'art. 23 TUF e dell'art. 30 regolamento Consob n. 11522/1998, alla disposizione dell'art. 37 del medesimo, che pretende la specifica indicazione contrattuale, tra le altre e tante cose, delle «caratteristiche della gestione» effettivamente adottata, secondo le specifiche di dettaglio poi fornite dal successivo art. 38.
5.- Ne deriva che, per rimanere tali e così rimanere soggette al regime normativo loro proprio, le «istruzioni vincolanti», di cui alla norma dell'art. 24 TUF, debbono in specie rimanere all'interno delle caratteristiche della gestione che, nel concreto, sono state individuate nell'apposito contratto: devono essere conformi, cioè al relativo programma negoziale.
Si tratterà, dunque, di ordini specificativi della linea adottata: di vettore tanto positivo (di compiere un determinato acquisto), quanto negativo (di vietare un determinato acquisto), e più o meno ampiamente articolati. Comunque, però, non sovversivi della linea di gestione in essere per contratto.
Altrimenti, e quindi nell'ipotesi di indicazione sovvertitrice della linea contrattuale, gli ordini si atteggeranno come contratti sostitutivi dei contenuti di base di quello preesistente e tuttavia non rispettosi delle regole imperative stabilite dal vigente sistema dei servizi di investimento e pertanto nulli.
Risulta così sostanzialmente riproduttiva delle normativa di legge e regolamento la già ricordata clausola, contenuta nel contratto a suo tempo in essere tra le sorelle D. e la Banca S., per cui - in caso di successiva adozione di «una linea di gestione avente caratteristiche differenti da quelle in essere» - sarebbe stato necessario «procedere alla stipula di un nuovo contratto».] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03/05/2017.


Gestione di portafogli e rilevanza del benchmark. Intermediazione finanziaria – Gestione di portafogli – Parametri di rischio – Benchmark – Rilevanza.
Il benchmark, se anche non impone al gestore di acquistare titoli nelle proporzioni indicate, in ogni caso costituisce un modo per valutare la razionalità e la adeguatezza dell'attività dell'intermediario, giacché a ogni benchmark è associato un rischio, misurato statisticamente dalla volatilità che caratterizza il parametro prescelto a riferimento.

(Nel caso di specie, la Corte d’appello aveva correttamente desunto l'inadempimento del gestore dal non aver rispettato le caratteristiche delle linee di investimento per le quali era stato assunto il rischio contrattuale.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03/01/2017.


Intermediazione finanziaria – Nullità dei singoli ordini di investimento – Dichiarazione d’ufficio della nullità del contratto quadro – Esclusione.
In tema di intermediazione finanziaria, ove sia stata dedotta dall'investitore la nullità dei soli ordini di investimento, deve escludersi che il giudice possa rilevare d'ufficio la nullità del contratto quadro per difetto del requisito della forma scritta. Invero, il rilievo officioso della nullità riguarda solo il contratto posto a fondamento della domanda e, quindi, i singoli contratti di investimento, dotati di una propria autonoma individualità rispetto al contratto quadro, sebbene con esso collegati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30/12/2016.


Intermediazione finanziaria – Contratto di consulenza finanziaria o di gestione di portafogli – Esclusione – Obbligo informativo gravante sull’intermediario finanziario successivo all’acquisto dei titoli da parte del cliente – Esclusione.
In mancanza di un contratto di consulenza finanziaria o di gestione di portafogli, non sussiste alcun obbligo informativo gravante sull’intermediario finanziario successivo all’acquisto dei titoli da parte del cliente, dovendo quest’ultimo essere adeguatamente informato esclusivamente allorché autonomamente decida di porre in essere un’operazione di disinvestimento.

Una diversa interpretazione dell'art. 28 Reg. 11522/98 finirebbe col porre a carico dell'intermediario un obbligo informativo particolarmente ampio e gravoso e dai confini oggettivamente incerti; egli sarebbe infatti tenuto (al di fuori di ogni rapporto di consulenza o gestione patrimoniale) a monitorare costantemente l'andamento dei singoli investimenti di tutti i suoi clienti e a comunicare loro ogni "modifica rilevante" delle informazioni a suo tempo fornite su ogni singolo strumento finanziario negoziato. Inoltre, lo stesso concetto di "modifica rilevante", ove non ancorato a parametri specifici che non si rinvengono nel testo regolamentare, finisce per essere opinabile e rimesso all'apprezzamento soggettivo dell'intermediario (o, in caso di contenzioso, del giudice e del suo consulente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30/12/2016.


Contratti per la gestione di portafogli, preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale e benchmark. Contratti per la gestione di portafogli - Obblighi comportamentali dell'intermediario - Contenuto - Preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale - Mancanza - Possibilità di utilizzare il cd. "benchmark" - Sussistenza - Ragioni.
Nei contratti aventi ad oggetto la gestione di portafogli di valori mobiliari, gli obblighi di comportamento normativamente posti a carico dell'intermediario (art. 36 e ss. del reg. Consob n. 11522 del 1998) prevedono, tra l'altro, la preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale, la cui mancanza, tuttavia, può essere integrata dal cd. "benchmark", il quale, configurandosi come un parametro oggettivo di riferimento coerente con i rischi connessi alle singole gestioni, cui commisurare i relativi risultati, concorre a definire, sia pur indirettamente, mediante una selezione di indici e l'esemplificazione di tipologie d'investimento, il massimo grado di rischio al quale l'investitore ha inteso contrattualmente esporsi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01/12/2016.


Contratto di gestione e diritto del cliente di modificare la scelta di investimento iniziale. Intermediazione finanziaria - Diritto del cliente di modificare la scelta di investimento iniziale - Sussistenza - Fondamento - Condizioni.
In materia di servizi di gestione individuale di un portafoglio d'investimento, gli artt. 24 del d.lgs. n. 58 del 1998 e 37 e ss. del reg. Consob n. 11522 del 1998 attribuiscono particolare rilevanza, anche durante l'esecuzione del contratto di gestione, alla volontà del cliente investitore, il quale, oltre alla facoltà radicale di recedere in ogni momento dal contratto, può impartire istruzioni delle quali l'intermediario deve tener conto nel disporre, sulla base delle strategie generali di investimento preventivamente definite, le singole operazioni di investimento, sicché deve ritenersi possibile modificare anche la linea di investimento scelta in sede iniziale e caratterizzata da un determinato profilo di rischio, sempre che il contratto non lo escluda espressamente e che la volontà di modifica sia manifestata in modo non equivoco, dovendo, in tal caso, l'intermediario attivarsi per dar seguito alla volontà manifestata dal cliente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31/10/2016.


Gestione patrimoniale e diversificazione degli investimenti. Gestione portafogli di investimento – Investimenti in fondi comuni – Diversificazione degli investimenti – Sussistenza.
L’investimento in fondi è per definizione un investimento che garantisce un buon margine di diversificazione degli investimenti con riduzione dei rischi, poiché ogni singolo fondo investe in diversi titoli, con ciò automaticamente diversificando i singoli investimenti sui quali il fondo stesso opera. (Eugenia Tommasi Di Vignano) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 29/09/2016.


Intermediazione finanziaria - Doveri informativi - Indicazione del limite estremo del rischio di gestione - Inidoneità ad integrare l'obbligo di assumere informazioni in ordine alla adeguatezza dell'investimento.
L'indicazione del limite estremo del rischio connesso alla gestione patrimoniale può essere uno dei criteri della preventiva valutazione dell'adeguatezza degli investimenti che compongono la gestione patrimoniale ma è del tutto inidoneo, se considerato isolatamente, ad integrare l'obbligo di assumere le informazioni necessarie al fine di formulare proposte d'investimento adeguate.

Deve, inoltre, osservarsi, che l'adeguatezza delle operazioni eseguite non può valutarsi soltanto alla stregua degli indici individuati dalla Corte territoriale, peraltro, non diversi da quelli posti a base della erronea valutazione positiva dell'assolvimento dei generali obblighi informativi incombenti sull'intermediario, richiedendo necessariamente un riscontro oggettivo derivante dalla conoscenza preventiva e, conseguentemente tendenziale ma non eliminabile perché imposta ex lege, dei rischi connessi agli investimenti. La soggettiva propensione al rischio deve essere commisurata alla oggettiva conoscenza della rischiosità delle operazioni, mancando altrimenti uno dei parametri di valutazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21/04/2016.


Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale - Necessità - Allegato 3, Documento Rischi, sub lett. c) sezione IV del Reg. Consob - Modello prescrittivo dell'assolvimento degli obblighi informativi specifici connessi alle singole gestioni.
Come disciplinato nella sezione IV del Reg. Consob (dedicata specificamente alle gestioni patrimoniali) ed in particolare nell'art. 42, comma 1, da integrarsi con l'allegato 3 (Documento Rischi) sub lettera c) del predetto testo normativo, deve essere indicato per iscritto nel contratto quadro il grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale. A tale riguardo deve evidenziarsi che l'allegato sub 3, costituisce parte integrante del Regolamento citato, come indicato espressamente nell'art. 28 comma 1 lettera B ed in particolare costituisce il modello prescrittivo dell'assolvimento degli obblighi informativi specifici relativi alla trasparente e comprensibile rappresentazione dei rischi connessi alle singole gestioni così come prescritto in via generale dal primo coma dell'art. 42. Tale norma richiede all'intermediario di indicare "ai fini della definizione delle caratteristiche della gestione un parametro oggettivo di riferimento coerente dei rischi ad essa connessi". L'allegato (3 lettera c) indica come assolvere a tale prescrizione vincolante chiarendo in primo luogo che "La rischiosità della linea di gestione è espressa dalla variabilità dei risultati economici conseguiti dal gestore" e prescrivendo che "L'investitore può orientare la rischiosità del servizio di gestione definendo contrattualmente i limiti entro cui devono essere effettuate le scelte di gestione. Tali limiti, complessivamente considerati, definiscono le caratteristiche di una linea di gestione e devono essere riportati obbligatoriamente nell'apposito contratto scritto". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21/04/2016.


Contratto di gestione patrimoniale, offerta fuori sede e dovere di chiarezza. Contratto gestione patrimoniale – Art. 30 TUF, comma 7, D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 – Caratteristiche dell’informativa relativa al diritto di recesso .
La previsione di cui all’art. 30/VII t.u.f. pone a carico dell’intermediario offerente un obbligo di informazione preventiva, specifica, tale da permettere l’acquisizione di un consenso consapevole sull’esercizio del diritto fondamentale di recesso. (Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata)

L’informativa di cui all’art. 30/VII t.u.f. deve essere resa in modo chiaro e trasparente, all’interno del regolamento negoziale stricto sensu inteso, e quindi non corrisponde a tali criteri la previsione che non sia personalmente sottoscritta o distintamente approvata, che sia scritta senza soluzione di continuità e con identico carattere e formato rispetto alle varie ed ulteriori previsioni contrattuali. (Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 22/04/2014.


Permanenza per tutta la durata del rapporto della gestione patrimoniale dell'obbligo di curare al meglio gli interessi del cliente. Gestione di portafogli di investimento - Obbligo del gestore di curare al meglio gli interessi del cliente - Permanenza dell'obbligo per tutta la durata del rapporto - Compensazione dei risultati positivi con quelli ottenuti nel periodo di gestione negligente - Esclusione..
L'obbligo del gestore, come del resto dell'intermediario finanziario in generale, è di curare al meglio gli interessi del cliente e tale dovere permane intatto per tutta la durata del rapporto; pertanto, il fatto che il gestore vi abbia fatto fronte molto bene in un certo arco di tempo, consentendo al cliente di realizzare i guadagni sperati, non implica che quest'obbligo cessi per il periodo successivo. Il cliente, infatti, ha diritto di pretendere in ogni momento che il gestore gli assicuri il miglior rendimento possibile e nulla esclude che lo stesso gestore, dopo aver adempiuto correttamente da principio il proprio obbligo, in un momento successivo venga meno ai suoi doveri: il che ovviamente comporta il diritto del cliente al risarcimento dei danni dipendenti casualmente da tale inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24/02/2014.


Investimenti in valori mobiliari – Intermediazione finanziaria – Nullità del contratto di gestione di portafoglio individuale – Artt. 37, 39 reg. Consob n. 11522/1998 – Indicazioni necessarie a pena d’invalidità – Parametri per la definizione delle diverse categorie di strumenti finanziari..
E’ valido il contratto di gestione di portafoglio individuale che risponde ai requisiti di cui all’art. 37 reg. Consob n. 11522/1998, mentre ulteriori indicazioni, ricavate dall’art. 39, quali gli specifici settori industriali in cui operano i soggetti emittenti, la duration, il rating, il grado di capitalizzazione del rischio, il grado di volatilità degli organismi di investimento in cui le gestioni avrebbero potuto indirizzare gli investimenti, rappresentano solo parametri per definire le diverse categorie degli strumenti finanziari. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 15/11/2012.


Costituzione di titoli in pegno e obbligo di vendita. Intermediazione finanziaria – Mandato a vendere titoli costituiti in pegno a garanzia di affidamento – Diminuzione del valore – Obbligo della banca di vendere i titoli – Esclusione..
La banca non può essere ritenuta responsabile della violazione del mandato a vendere “al meglio” i titoli del cliente costituiti in pegno a garanzia di un affidamento allo stesso concesso qualora, in base al contratto di pegno, tale mandato sia connesso alla facoltà di revoca dell’affidamento, facoltà il cui esercizio è per la banca del tutto discrezionale. Ne consegue che la diminuzione del valore dei titoli costituiti in pegno e la conseguente erosione del margine di garanzia non imponeva di per sé alla banca la revoca o la diminuzione dell’affidamento e la vendita dei titoli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26/02/2008.


Intermediazione finanziaria – Gestione individuale di portafogli di investimento – Natura. .
Il contratto di gestione individuale di portafogli di investimento è un contratto nominato, caratterizzato dalla funzione gestoria, regolato espressamente dalle norme primarie e secondarie (TUF e relativo regolamento di attuazione) e solo in via residuale, in mancanza di disposizioni di settore, dalle norme sul mandato professionale. In tale tipo di contratto, tra le parti si instaura un rapporto fiduciario in virtù del quale il risparmiatore trasferisce il controllo del proprio patrimonio finanziario all’intermediario, affinché questi lo gestisca nell’esclusivo interesse del risparmiatore stesso. La gestione di portafogli di investimento può pertanto essere definita come un contratto a titolo oneroso, in cui il cliente incarica l’intermediario – che assume una obbligazione di mezzi - di adottare, entro margini di discrezionalità più o meno ampi, decisioni di investimento mediante operazioni in strumenti finanziari finalizzate alla valorizzazione del patrimonio gestito, i cui risultati positivi o negativi ricadono direttamente sul patrimonio del cliente stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 05/04/2007.


Gestione individuale di portafogli di investimento – Obbligatoria indicazione delle caratteristiche della gestione – Contenuti – Benchmark. .
Elemento peculiare dei contratti di gestione individuale di portafogli di investimento è costituito dall’indicazione obbligatoria delle caratteristiche della gestione (art. 37, co. 1, lett. a)) che consente al cliente che fornisce tale indicazione di comprendere la misura e la natura del rischio cui va incontro e consente all’intermediario di avere un’esatta individuazione dei margini discrezionali a lui rimessi, soprattutto sotto il profilo del rischio. Nel contratto devono pertanto essere indicati: le categorie di strumenti finanziari (ed eventualmente entro quali limiti) possono entrare a far parte del portafoglio di investimento (artt. 38, co. 1 lett a) e 39 reg. Consob); il genere di operazioni consentite con riguardo agli strumenti finanziari di volta in volta acquisiti (artt. 38, co. 1 lett. b) e 40 reg. cit.) con indicazione di quante non si possono praticare senza una preventiva autorizzazione del cliente; la misura massima della leva finanziaria (artt. 37, co. 2, 38, co. 1 lett. c) e 41 reg. cit.) che l’intermediario è autorizzato ad impiegare; un oggettivo parametro di riferimento – benchmark – coerente con i rischi connessi alla gestione il quale consente di valutare gli andamenti e risultati della stessa (artt. 38 lett. d) e 42 reg. cit.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 05/04/2007.


Gestione individuale di portafogli di investimento – Omessa indicazione di un limite percentuale all’utilizzo dei vari strumenti – Rilevanza delle scelte e dei rischi come connotazione della gestione – Sussistenza. .
Qualora nel contratto di gestione non venga previsto alcun limite percentuale all’utilizzo dei vari strumenti finanziari in esso indicati, l’investitore non potrà pretendere, né in ragione del benchmark né della linea di investimento prescelta, una particolare proporzione tra gli strumenti finanziari medesimi. Tuttavia, la scelta di compiere operazioni con determinate tipologie di strumenti finanziari piuttosto che con altri, come pure la distribuzione degli strumenti presenti nel portafogli, indicano l’assunzione di determinati obiettivi e dei corrispondenti rischi che, se connotano in modo pregnante la gestione, possono costituire un indice della corrispondenza o meno di tale gestione a quella scelta dal cliente e quindi della correttezza della politica di investimento prescelta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 05/04/2007.


Gestione individuale di portafogli di investimento – Percentuale di rischio di fatto notevolmente superiore a quella pattuita – Riferimento al benchmark – Non corrispondenza al profilo di rischio indicato dall’investitore – Sussistenza. .
Benché di fatto un patrimonio gestito si riveli sempre più rischioso del benchmark dichiarato che non è possibile riprodurre perfettamente, si deve ritenere che un rischio effettivo superiore del 44% a quello risultante dal benchmark stia chiaramente ad indicare che il gestore ha compiuto scelte di investimento non conformi al profilo di rischio dell’investitore. (Nel caso di specie il maggior rischio è dipeso anche dal fatto che la percentuale di investimento in titoli maggiormente rischiosi è stata decisamente superiore a quella utilizzata per il conteggio del benchmark) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 05/04/2007.


Gestione individuale di portafogli di investimento – Liquidazione del danno subito dall’investitore – Parametro costituito da gestione passiva che replica il benchmark prescelto..
Ai fini della liquidazione del danno, in mancanza di diversa specifica allegazione e prova, deve tenersi come punto di riferimento il rendimento di una gestione passiva che replica il parametro di riferimento indicato dall’investitore in sede di stipula del contratto di gestione e in considerazione della obiettiva impossibilità per il gestore di adeguare perfettamente in concreto la gestione al parametro di riferimento, appare equo addebitare al gestore solo una percentuale della differenza tra i risultati di gestione indicati, oltre rivalutazione monetaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 05/04/2007.


Contratto di gestione patrimoniale in futures – Soglia minima di ingresso – Mancato rispetto – Inadeguatezza dell’operazione – Sussistenza..
L’inosservanza della soglia minima di ingresso fissata dall’intermediario finanziario per la stipula di contratti di gestione patrimoniale destinati all’investimento in futures costituisce un’operazione inadeguata per tipologia ed oggetto ed integra violazione della norma di cui all’art. 29 reg. Consob n. 11522/98. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08/02/2007.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi successivi all’acquisto dei titoli - Esclusione..
L’obbligo dell’intermediario di informare il cliente dell’andamento dei titoli acquistati si esaurisce nella fase che precede l’acquisto a meno che il cliente non gli abbia affidato la gestione del portafoglio. Tribunale Venezia, 04/05/2006.


Intermediazione finanziaria – Progressivo deterioramento del rating - Omessa informazione – Rapporto di gestione e rapporto di negoziazione – Conseguenze – Distinzione..
La mancata informativa da parte dell’intermediario in ordine al peggioramento del rating e la violazione dell’art. 26 reg. Consob possono avere rilevanza in ordine a rapporti di gestione del portafoglio ma non in quelli di negoziazione e gestione titoli. Tribunale Milano, 26/04/2006.


Contratto di gestione patrimoniale – Ordini di negoziazione – Forma scritta convenzionale – Nullità – Sussistenza..
Ove un contratto di gestione patrimoniale stipulato nel 1995 preveda espressamente l’uso della forma scritta per gli acquisti effettuati al di fuori dei mercati regolamentati, si deve ritenere che le parti abbiano inteso fare riferimento alla normativa all’epoca in vigore anche in considerazione del carattere imperativo delle relative disposizioni. Tale normativa (art. 11 l. 2 gennaio 1991, cd. “Legge SIM” e art. 14 reg. Consob 2 luglio 1991 n. 5387), applicabile al caso di specie in base al principio generale “tempus regit actum”, sanziona con la nullità i patti in deroga alle disposizioni dell’art. 11, tra cui vi è appunto quella che impone la forma scritta per le negoziazioni eseguite al di fuori dei mercati regolamentati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 26/05/2005.


Rapporto di gestione patrimoniale – Forma scritta – Necessità – Nullità – Sussistenza..
Il rapporto di gestione patrimoniale che si fondi su un accordo verbale in violazione delle disposizioni di cui agli artt. 23 e 24 d. lgs. 24.2.98, n. 58 è nullo. Spetta pertanto all’investitore il diritto di credito al pagamento delle somme versate limitatamente alle operazioni in perdita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 28/07/2004.


Contratto di gestione patrimoniale – Esecuzione di singoli ordini di acquisto impartiti dal cliente – Insussistenza..
Non ricorre la fattispecie del contratto di gestione patrimoniale nell’ipotesi in cui il cliente abbia impartito alla banca singole disposizioni di negoziazione di prodotti finanziari sulla base di contratti di deposito titoli e di mandato per la negoziazione di valori mobiliari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16/11/2002.


Gestione patrimoniale: mala gestio e responsabilità della banca. Contratto di gestione patrimoniale – Mala gestio – Conflitto di interessi – Responsabilità – Sussistenza..
E’ responsabile di mala gestio -ed è quindi tenuto al risarcimento del danno subito dall’investitore- l’intermediario che nell’ambito di una gestione patrimoniale ceda titoli a basso rischio e ad alto rendimento in cambio di quote di fondi di investimento che si prospettano meno redditizi senza avvisare né ottenere l’autorizzazione del cliente e per di più eseguendo tale operazione in palese conflitto di interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 18/02/2002.


Borsa – Gestione di titoli azionari – Contratto di mandato – Buona fede e correttezza del mandatario.

Borsa – Mandato di gestione mobiliare conferito all’agente di cambio – Principi di buona fede, lealtà e correttezza.

Usi di borsa – Contestazione dei conti di liquidazione – Decadenza – Esecuzione del mandato di gestione del patrimonio – Inapplicabilità..
In tema di mandato conferito a fine di gestione di titoli azionari, la diligenza del mandatario, al pari della buona fede e della correttezza nell'esecuzione della prestazione dovuta (art. 1710, 1175, 1375 c.c.), assume un contenuto particolarmente pregnante, trattandosi di contratto che conferisce ad una delle parti una posizione (peculiare e) preminente (essendole rimesso il potere di controllo dell'andamento del mercato azionario), così che il rischio connaturato alle operazioni finanziarie convenute "ab origine" ed in modo generico con il "dominus" va rettamente distribuito alla stregua delle suddette regole di integrazione del contratto applicate secondo canoni particolarmente rigorosi, non potendosi confondere l'aleatorietà delle operazioni di borsa con la "rovinosità" delle medesime e con il puro ed ingiustificato azzardo da parte dell'agente - mandatario, dovendo, in tal caso, al cospetto di eventuali, ingenti perdite subite dal mandante (ed ammesse dal mandatario stesso), ritenere l'agente tenuto alla prova di aver eseguito l'incarico con la dovuta diligenza, tenuto conto dei rischi naturali delle operazioni (e non evitabili nonostante un comportamento improntato alla dovuta prudenza ed avvedutezza).

Anche nel caso in cui l'investitore abbia conferito al "remisier" dell'agente di cambio un mandato di gestione mobiliare privo di limitazioni, il contratto deve essere eseguito, ai sensi dell'art. 1375 c.c., secondo buona fede, che va intesa come lealtà, alla stregua delle regole della correttezza richiamate dall'art. 1175 c.c. (nella specie, è stata ritenuta non conforme a tali regole la gestione di un patrimonio di valore inferiore a un miliardo di lire, comportante così, nell'arco di un biennio, una perdita di circa trecento milioni di lire).

Il termine di dieci giorni entro il quale contestare i conti di liquidazione, fissato dall'art. 53 degli usi della borsa valori di Milano, non è applicabile alla contestazione dell'esecuzione del mandato di gestione del patrimonio mobiliare. Cassazione civile, sez. I, 15/01/2000.