Massimario di Diritto Finanziario


PROCEDURE INTERNE

Sanzioni Consob: remissione in termini per documenti resi disponibili dopo la scadenza del termine per l'opposizione. Richiesta di accesso atti procedimento sanzionatorio Consob - Disponibilità degli stessi dopo scadenza termini opposizione - Proposizione motivi aggiunti - Remissione in termini - Ammissibilità.
La tempestiva proposizione del ricorso in opposizione e l'espressa riserva ivi contenuta in ordine all'eventuale predisposizione di nuovi motivi, fondati su documenti resi accessibili dalla Consob oltre il termine utile per proporre il ricorso, è idonea a legittimare una pronuncia di rimessione in termini per la formulazione di ulteriori motivi di opposizione, in quanto detti motivi siano fondati sui documenti tardivamente messi a disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 11/06/2018.


Valore probatorio degli accertamenti ispettivi della Banca d'Italia. Credito - Accertamenti ispettivi della Banca d'Italia - Valore probatorio.
La natura del processo verbale delle ispezioni eseguite dalla Banca d'Italia non comporta che la funzione certificatoria sia estesa anche alle valutazioni espresse dagli organi ispettivi che, per loro stessa natura, hanno margini più o meno ampi di discrezionalità, sicché non può sostenersi che le risultanze siano incontrovertibili e provviste di una presunzione assoluta di verità che non ammette prova contraria.

Gli accertamenti ispettivi della Banca d'Italia nell'ambito dell'attività di vigilanza sul sistema bancario, a norma degli artt. 54 t.u.b. e 10 t.u.f. (d. Igs. 24 febbraio 1998, n. 58), fanno piena prova ex art. 2700 c.c., fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale nella relazione ispettiva come avvenuti in sua presenza o da lui compiuti o conosciuti senza alcun margine di apprezzamento, nonché con riguardo alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli apprezzamenti ed alle valutazioni ivi contenute né ai fatti di cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero ai fatti che si assume veri in virtù di presunzioni o di personali considerazioni logiche. Pertanto, le valutazioni e le ipotesi conclusive contenute nelle relazioni ispettive della Banca d'Italia costituiscono elementi di convincimento con i quali il giudice deve confrontarsi criticamente, e tuttavia, sebbene provengano da una fonte autorevole, non possono essere recepite in modo aprioristico e possono essere contraddette con strumenti istruttori adeguati, quale è, ad esempio, la c.t.u. svolta nel contraddittorio delle parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30/05/2018.


Intermediazione finanziaria, amministratori non esecutivi, sanzioni amministrative e regole di condotta. Sanzioni amministrative – Intermediazione finanziaria – Opposizione – Accertamento e contestazione – Sindacato del giudice – Giudizio ex ante

Sanzioni amministrative – Intermediazione finanziaria – Contestazione – Termine

Sanzioni amministrative – Legge sopravvenuta più favorevole – Applicabilità – Esclusione

Sanzioni amministrative – Intermediazione finanziaria – Procedimento amministrativo – Diritto dell’incolpato all’ostensione dei documenti – Limiti

Sanzioni amministrative – Offerta al pubblico di prodotti finanziari – Invito ad offrire rivolto ai potenziali investitori – Obbligo di pubblicazione del prospetto informativo – Sussistenza

Sanzioni amministrative – Intermediazione finanziaria – Amministratori non esecutivi – Circolare della Banca d’Italia n. 285/2013 – Regole di condotta.
Nel sindacare il rispetto del termine di 180 giorni previsto dall’art. 195, comma 1, TUF, il giudice dell’opposizione, operando una valutazione ex ante in ordine all’eventuale superfluità di atti d’indagine, deve limitarsi a rilevare se vi sia stata un'ingiustificata e protratta inerzia da parte della Consob durante o dopo la raccolta dei dati, tenuto conto che ragioni di economia possono indurre l’autorità di vigilanza a raccogliere ulteriori elementi atti a dimostrare la sussistenza, accanto a violazioni già risultanti dagli atti raccolti, di altre violazioni amministrative, al fine di emettere un unico provvedimento sanzionatorio. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

In tema di sanzioni amministrative il procedimento preordinato alla loro irrogazione sfugge all’ambito di applicazione della l. 241/1990, in quanto, per la sua natura sanzionatoria, esso è compiutamente retto dai principi sanciti dalla l. 689/1981, sicché non assume alcuna rilevanza il termine di 200 giorni stabilito per la conclusione del procedimento dall’art. 4 regolamento Consob, attesa la inidoneità di un regolamento interno emesso nell’erroneo convincimento di dover regolare i tempi del procedimento ai sensi della l. 241/1990 a modificare le disposizioni della citata l. 689/1981. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

Anche per le sanzioni qualificate come amministrative dal diritto interno, ma suscettibili nell'ottica convenzionale di essere individuate come sanzioni di carattere penale, non è possibile reputare automaticamente estese alle stesse quelle garanzie che l'ordinamento statuale riserva alle sole sanzioni penali così come qualificate dall'ordinamento interno, cosicché legittima è la differente applicazione delle regole in tema di ius superveniens favorevole in relazione agli illeciti amministrativi, anche laddove siano qualificabili come penali in base alle norme Cedu. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

L’irrilevanza, ai fini dell’incolpazione, della documentazione non allegata alla relazione ispettiva della Consob e non confluita nel fascicolo istruttorio dell’autorità di vigilanza giustifica la mancata esibizione della stessa al destinatario della sanzione, trattandosi di documenti estranei all’illecito amministrativo contestato. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

La fattispecie prevista dall’art. 94, comma 1, TUF si configura anche quando l’operazione non presenta i caratteri dell’offerta al pubblico definita dall’art. 1336 c.c., posto che la ratio dell’art. 1, comma 1, lettera t), TUF è di apprestare tutela al risparmiatore “non informato”, cosicché qualsiasi operazione diretta a realizzare una forma diffusa di raccolta del risparmio rientra nella definizione di “comunicazione rivolta a persone, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, che presenti sufficienti informazioni sulle condizioni dell’offerta e dei prodotti finanziari offerti (..)”, inclusi gli inviti ai potenziali investitori a presentare offerte per la sottoscrizione o l’acquisto di prodotti finanziari, comunicati allo sportello dagli addetti alla rete commerciale di una banca, in attuazione di un’iniziativa sollecitatoria proveniente dalla banca stessa. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

In tema di regole di condotta degli amministratori di una banca, la circolare della Banca d’Italia n. 285/2013 espressamente prevede in via ordinaria – indipendentemente dalla presenza di segnali d’allarme – in capo agli amministratori non esecutivi il dovere di acquisire informazioni sulla gestione e sull’organizzazione aziendale, sia “avvalendosi dei comitati interni”, sia in via diretta “dal management, dalla revisione interna e dalle altre funzioni aziendali di controllo” (cfr. Circ. 285/13, parte I, Titolo IV, capitolo 1, sezione IV, § 2.2), per cui gli amministratori deleganti non possono essere considerati destinatari passivi delle informazioni provenienti dalle strutture interne, poiché sugli stessi grava l’obbligo di svolgere un ruolo attivo nell’acquisizione di informazioni sulla gestione aziendale dai numerosi organi interni sopra indicati.  (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 26/04/2018.


Responsabilità della Consob per omessa vigilanza. Banca e borsa – Irregolare attività di agente di cambio – Segnalata alla Consob – Tardiva attività ispettiva – Responsabilità per omessa vigilanza – Sussiste.
Sulla scia della decisione delle Sezioni Unite (22 luglio 1999, n.500), che ha riconosciuto la risarcibilità ai sensi dell’art. 2043 c.c. del danno causato dall’esercizio illegittimo della funzione pubblica, si colloca l’ormai remoto riconoscimento della responsabilità della Consob, tenuta all’osservanza del principio del neminem laedere, per omissione di controllo.

L’inerzia o il ritardo della Consob non possono mai e in nessun caso trovare giustificazione nella discrezionalità tecnica che connota la sua attività, fermo essendo che la discrezionalità relativa al quomodo della vigilanza non può mai estendersi anche alla scelta radicale tra l’attivarsi o non, soprattutto qualora sussistano gravi indizi di irregolarità.

La Consob è assoggettata ad un vero e proprio obbligo giuridico di impedire o circoscrivere il danno mediante l’esercizio dei propri poteri di vigilanza.

[Nella fattispecie, la Cassazione ha confermato la condanna inflitta alla Consob al risarcimento dei danni subiti da svariati investitori a seguito dell’attività illecita di un agente di cambio, in considerazione del ritardo con cui era stata attuata l’attività ispettiva a seguito della segnalazione di irregolarità.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12/04/2018.


Obblighi della banca depositaria nelle operazioni sul Forex. Collegamento negoziale, occasionalità e responsabilità contrattuale ed extra contrattuale. Intermediazione finanziaria - Operazioni sul mercato del Forex - Separazione patrimoniale - Collegamento negoziale - Occasionalità necessaria - Obblighi della Banca depositaria.
Le operazione valutarie a pronti possono generare solo il regolamento economico immediato diversamente da quelle in cui si rinvia al futuro l'esecuzione e il pagamento, per le quali sono previsti i margini per la garanzia della futura copertura.

La Banca mediante la creazione del conto vincolato alla operatività dell'intermediario Forex pone in essere lo strumento necessario e indispensabile per la attività dell'intermediario e ne definisce la operatività, la cui futura violazione andrà imputata come responsabilità a titolo oggettiva alla Banca che aderendo all'accordo di collaborazione e collaborando con l'intermediario consapevolmente accetta rischi insiti in tale sua particolare scelta imprenditoriale.

Sussiste il collegamento negoziale sia dal punto di vista degli interessi perseguiti che dal punto di vista dell’operatività concreta dei soggetti e dell'oggetto non potendo l'intermediario detenere alcuna somma del cliente ed avendo necessità di avvalersi di un istituto di credito che consenta il perseguimento del contratto concluso con il comune cliente.

L'esecuzione a favore dell'intermediario in unica soluzione dei bonifici sempre al momento dei versamenti sul conto vincolato del cliente mostra la consapevolezza della banca di operare un illegittimo trasferimento dal conto vincolato, di violare il divieto che l'intermediario possa detenere le disponibilità liquide dei clienti ed il principio di separatezza patrimoniale.

La Banca è tenuta alla verifica sostanziale e non solo della legittimità formale delle richieste di bonifico pervenute dall'intermediario perché lo richiede il preminente interesse della cliente e perché non è ignota alla Banca l’attività in concreto esercitata dalla società.

In presenza di un’operazione manifestamente anomala che possa compromettere l’interesse del correntista che abbia affidato alla banca i propri depositi rientra nei doveri di esecuzione di buona fede il rifiutare il compimento o quanto meno di informarne preventivamente il cliente. (Paoloandrea Monticelli) (riproduzione riservata) Appello Roma, 18/12/2017.


Azione cautelare proposta dai titolari di una società quotata nei confronti della CONSOB, inerzia nell'esercizio dei poteri di vigilanza e competenza del giudice amministrativo. Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Azione cautelare proposta dai titolari di una società quotata nei confronti della CONSOB - Inerzia nell'esercizio dei poteri di vigilanza attribuiti dalla legge all'autorità di controllo - Giurisdizione del giudice amministrativo - Sussistenza - Fondamento.
La pretesa azionata in via cautelare dai titolari delle azioni di una società quotata nei confronti della CONSOB, avente ad oggetto non già il risarcimento del danno subito, ma la condanna della menzionata autorità ad esercitare i poteri di vigilanza alla stessa attribuiti dall'ordinamento per assicurare la correttezza e la trasparenza dei mercati finanziari, al fine di elidere il rischio di danni futuri paventati, rientra nell'ambito della giurisdizione del giudice amministrativo, non essendo qualificabile come diritto soggettivo, ma eventualmente come interesse legittimo. Spetta, infatti, al giudice amministrativo stabilire, in concreto e nel merito, se l'interesse del privato volto ad ottenere o a conservare un bene della vita quando esso viene a confronto con un potere attribuito dalla legge all'Amministrazione non per la soddisfazione proprio di quell'interesse individuale, ma di un interesse pubblico che lo ricomprende e per la cui realizzazione è dotata di discrezionalità nell'uso dei mezzi a sua disposizione, costituisca un interesse meritevole di tutela ovvero rientri tra gli interessi di mero fatto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 18/05/2015.


Anche nell'ambito del procedimento sanzionatorio promosso dalla Consob deve essere garantita l'integrità del contraddittorio e la pubblicità del procedimento. Procedimento Sanzionatorio Consob - Sentenza CEDU del 4 Marzo 2014 n. 18640 - Violazione dell'Art 6 CEDU sotto diversi profili - Sussiste - Consiglio di Stato VI Sez. - Ordinanza Collegiale Deposit. 2 Ottobre 2014 - Obbligo di adeguare il Regolamento sanzionatorio alla sentenza CEDU.
Anche nell'ambito del procedimento sanzionatorio promosso dalla Consob, deve essere garantita l'integrità del contraddittorio e la pubblicità del procedimento. Il Consiglio di Stato accoglie l'istanza cautelare avente ad oggetto l'obbligo della Consob di adeguare il proprio Regolamento sanzionatorio per le sanzioni latu sensu penali. Sussite il grave ed irreparabile pregiudizio, nella sfera del destinatario di una sanzione adottata con regolamento in difformità dei principi dettati dalle sentenze CEDU. (Alessandro Nasti) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato, 02/10/2014.


Insider trading, abuso di informazioni privilegiate, rito applicabile, natura obbligatoria della confisca, valore del prodotto dell'illecito, presupposto del semplice possesso delle informazioni, fattispecie. Abuso di informazioni privilegiate - Insider trading - Sanzioni irrogate dalla Consob - Procedimento - Rito del lavoro - Esclusione - Rito ordinario - Applicabilità - Disamina immediata della richiesta di sospensiva.

Confisca per equivalente - Natura obbligatoria - Facoltà di scelta nella individuazione dei beni aggredibili - Alternatività delle tipologie di cespiti che possono formare oggetto della confisca.

Insider trading - Valore del prodotto dell'illecito - Valore del profitto sommato al valore dei beni strumentali.

Insider trading - Fattispecie - Circostanze oggettive utilizzate per l’individuazione dell'illecito di abuso di informazioni privilegiate.

Abuso di informazioni privilegiate - Insider trading - Presupposto costitutivo dell'illecito - Semplice possesso delle informazioni - Irrilevanza delle modalità di acquisizione delle informazioni..
Il contenzioso ex art. 187 septies TUF non è soggetto al rito del lavoro, ma a quello ordinario, che costituisce appunto la regola processuale generale in assenza di espresse contrarie previsioni. Onde evitare che questo particolare tipo di contenzioso subisca i tempi della giustizia ordinaria è possibile predisporre una corsia preferenziale (rimessa alla sensibilità - e concreta disponibilità del ruolo - del giudice relatore), ferma restando la disamina immediata (in prima udienza, o con udienza ad hoc, in caso di proposizione di istanza separata dal merito) dell'eventuale richiesta di sospensiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per quanto concerne la natura obbligatoria della confisca per equivalente, occorre sgombrare il campo dall’equivoco secondo il quale nella formulazione dell’art. 187-sexies, comma 2, del D.Lgs. n. 58 del 1998, sarebbe ravvisabile un indice testuale della facoltatività del potere ablatorio (“Qualora non sia possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa può avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente”). È, infatti, indubbio che il termine “può” non denota la facoltatività della confisca “per equivalente”, ma esprime la possibilità di scelta dell’Amministrazione nella individuazione dei beni aggredibili qualora la confisca in natura non possa essere portata ad esecuzione (perché i beni stessi, ad esempio, sono stati alienati o dispersi). In sostanza, la norma esprime un concetto di "alternatività" delle tipologie di cespiti che possono formare oggetto della misura (che permane obbligatoria), nel senso che - difettando i beni materiali costituenti l’originario prodotto della condotta illecita - resta  comunque doveroso eseguire il provvedimento, con la possibilità di apprendere, per equivalente, somme di denaro ovvero beni (di qualsiasi natura) ovvero altre utilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Negli illeciti di insider trading consumati con l’acquisto di titoli, il valore del prodotto è sempre uguale al valore del profitto sommato al valore dei beni strumentali, in quanto: i) il “prodotto”, si identifica negli strumenti finanziari acquisiti mediante la condotta antigiuridica; ii) il “profitto” è costituito dal plusvalore economico ottenuto dai titoli acquisiti (ed è incorporato negli stessi strumenti finanziari sino alla loro eventuale alienazione); iii) i “beni utilizzati” per commettere l’illecito sono rappresentati dalla somma di danaro impiegata per l’acquisto degli strumenti finanziari con l'effetto che anch’essi risultano “incorporati” negli stessi strumenti finanziari (cioè nel prodotto dell’illecito) sino alla loro eventuale alienazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le circostanze oggettive dalle quali è sono state prese le mosse per individuare, nel caso di specie, l'illecito dell'abuso di informazioni privilegiate sono costituite da: a) la tempistica con cui sono state poste in essere le operazioni ove gli ordini di acquisto delle azioni siano stati conferiti poco prima della diffusione al pubblico delle informazioni privilegiate e le azioni acquistate siano state tutte alienate dopo la diffusione al pubblico delle notizie relative alla promozione nel caso di specie dell'OPA. b) la rilevante entità dell'investimento, desumibile dal numero complessivo delle azioni acquistate e dal controvalore dell’investimento, secondo un’operatività non solo rilevante in senso assoluto, ma anche rispetto alla quantità degli scambi sul titolo effettuati nel mercato nel periodo immediatamente precedente l’avvio dell’operatività contestata. c) la incongruenza degli acquisti rispetto alle precedenti modalità di investimento delle risorse disponibili e rispetto alla composizione del portafoglio degli interessati. L'operatività censurata ha, infatti, comportato una così evidente alterazione del profilo di rischio dei soggetti che hanno posti in essere le operazioni tanto che l'intermediario, nel ricevere gli ordini di acquisto delle azioni si sentì in dovere di fare presente “che le operazioni sono inadeguate rispetto all’attuale profilo di rischio in quanto superano il massimo consentito. d) le modalità con le quali è stato effettuato l’investimento contattando direttamente l'intermediario di propria iniziativa e raccomandando agli operatori di acquistare un numero di azioni particolarmente elevato e con modalità tali da non attirare l’attenzione sulle operazioni; e) l'esistenza di relazioni (personali e d’affari) con diversi soggetti a conoscenza delle informazioni privilegiate di cui qui si tratta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non costituisce presupposto costitutivo dell’illecito, di cui all'art. 187-bis, comma 4, TUF, la prova del passaggio dell’informazione da chi la detiene “in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente, ovvero dell’esercizio di un’attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio” (c.d. insider “primario”, art. 187-bis, comma 1,TUF) a chi, “conoscendo o potendo conoscere (...) il carattere privilegiato delle stesse”, ne abusi (c.d. insider “secondario”, art. 187-bis, comma 4 TUF). La norma, sul punto, è, infatti, inequivoca nel sanzionare chi abusa dell’informazione privilegiata essendone semplicemente “in possesso”, del tutto indifferenti essendo le modalità attraverso le quali l’informazione è entrata nel patrimonio conoscitivo dell’accipiens. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13/11/2013.


Responsabilità della Consob per omessa vigilanza sul mercato, onere della prova, nesso di causalità e prescrizione. Obbligazioni argentine - Doveri di vigilanza e di ispezione della Consob - Omissione - Responsabilità - Risarcimento del danno - Prescrizione - Decorrenza del termine quinquennale.

Consob - Omesso uso dei poteri di vigilanza informativa ed ispettiva - Presupposti - Onere della prova - Anomalia del volume di contrattazione - Dimostrazione del presupposto per l'intervento della Consob - Necessità dimostrazione del nesso di causalità con riferimento alla specifica operazione..
Solo con l'offerta pubblica di scambio delle obbligazioni argentine, intervenuta al principio dell'anno 2005, può ritenersi acquisita la piena consapevolezza del mancato rimborso dei titoli ovvero che lo Stato argentino non avrebbe ripreso i pagamenti delle obbligazioni in circolazione, con la conseguenza che da tale momento soltanto può essere fatto decorrere il termine quinquennale di prescrizione indicato dall'articolo 2947, comma 1, c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'accertamento della responsabilità della Consob per aver omesso di utilizzare, nell'ambito della vicenda relativa alle obbligazioni argentine, i propri poteri di vigilanza informativa ed ispettiva è soggetto alle comuni regole del codice civile quanto a imputazione soggettiva, nesso eziologico, evento di danno e quantificazione. A tal fine è, pertanto, necessario stabilire se e quanto effettivamente la Consob sarebbe stata in grado di percepire anomalie e alterazioni del mercato e, conseguentemente, quando sarebbe sorto l'obbligo di attivarsi attraverso l'esercizio dei suoi poteri. Con specifico riferimento all'anomalia costituita dall'entità raggiunta dal volume di contrattazione e l'abnorme alterazione del mercato delle obbligazioni in questione, al fine di ritenere sussistente la responsabilità della Consob, occorre fornire la dimostrazione che nei mesi immediatamente precedenti l'acquisto dei titoli, l'andamento del mercato aveva raggiunto livelli tali da giustificare o addirittura da imporre l'intervento dell'ente di vigilanza ed occorre, altresì, dimostrare che, ove tali anomalie fossero state percepite, gli interventi dell'istituto di controllo avrebbe impedito la conclusione del contratto di acquisto delle obbligazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 03/06/2011.


Consob – Intermediari finanziari – Attività di vigilanza – Sanzioni amministrative – Azione di regresso nei confronti degli autori – Riesame dei presupposti per l’applicazione della sanzione – Esclusione..
Nell’ambito del giudizio di regresso promosso nei confronti degli autori della violazioni ai sensi dell’art. 195, comma 9, del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), non è consentito il riesame nel merito dei comportamenti posti in essere dagli autori medesimi e che costituiscono il presupposto per l’irrogazione delle sanzioni. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi, 24/11/2009.


Consob – Intermediari finanziari – Attività di vigilanza – Sanzioni amministrative – Azione di regresso nei confronti degli autori – Presupposti – Definitività della sanzione – Irrilevanza..
Il presupposto per l’esercizio dell’azione di regresso nei confronti degli autori della violazioni ai sensi dell’art. 195, comma 9, del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF) è costituito dal fatto che la società solidalmente responsabile abbia pagato la relativa sanzione, non avendo rilevanza il passaggio in giudicato o comunque la stabilità del provvedimento che la commina. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi, 24/11/2009.


Intermediazione finanziaria – Dovere dell’intermediario di dotarsi di procedure interne – Criteri di trasparenza e ordinata sequenzialità – Ricostruzione delle modalità, tempi e caratteristiche dei comportamenti posti in essere nella prestazione dei servizi di investimento – Necessità. .
L'art. 56 del Regolamento Consob n. 11522/98, che disciplina l’organizzazione e le procedure interne delle quali devono dotarsi gli intermediari autorizzati – concepito in modo tale da consentire l’adeguamento della regola di diritto all'evoluzione continua della materia e al tecnicismo specifico delle varie e imprevedibili innovazioni finanziarie introdotte dalla prassi -, precisa la natura dei prescritti doveri procedurali, sancendo che essi, oltre ad essere efficienti nell'interesse dell'intermediario, debbano essere anche improntati a criteri di trasparenza e ordinata sequenzialità nell'interesse dell'investitore e devono perciò essere confezionati in modo tale da "ricostruire" le modalità e i tempi e le caratteristiche dei comportamenti posti in essere nella prestazione dei servizi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Di Appello Milano, 13/11/2008.


Intermediazione finanziaria – Formazione di prodotti derivati OTC – Dovere dell’intermediario di predisporre procedure di ingegnerizzazione – Verifica della finalità di copertura dei rischi – Necessità – Condizioni applicate alla clientela – Fissazione di spread – Limitazione della discrezionalità degli operatori – Necessità. .
Gli intermediari autorizzati devono predisporre procedure di ingegnerizzazione idonee a formare prodotti derivati OTC che consentano di coprire i rischi degli operatori qualificati ai quali tali prodotti sono destinati, così da evitare che l’utilizzo dei medesimi assuma finalità speculative estranee alla finalità di copertura dei rischi della clientela. Dette procedure devono altresì essere dirette a limitare la discrezionalità degli operatori nella fissazione degli spread applicati alle singole transazioni e tali da fornire anche a posteriori indicazioni sui criteri di determinazione dei ricarichi applicati alla clientela. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Di Appello Milano, 13/11/2008.