Massimario di Diritto Finanziario


ONERE DELLA PROVA E NESSO DI CAUSALITA'

Doveri informativi dell'intermediario: la rappresentazione di un rischio straordinario può essere determinante nella formazione del consenso dell'investitore. Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Violazione - Conseguenze - Nesso si causalità - Onere della prova - Informazione relativa a rischio di carattere straordinario - Incidenza sulla decisione degli investitori.
Ricordato che il mancato rispetto degli obblighi di informazione comporta un alleggerimento dell'onere probatorio gravante sull'investitore ai fini dell'esercizio dell'azione risarcitoria (non nel senso che il danno dall'inadempimento degli obblighi informativi possa rivelarsi in re ipsa, ma in quello più limitato di consentire l'accertamento in via presuntiva del nesso di causalità), qualora l'informazione che avrebbe dovuto essere data all'investitore presenti caratteristiche tali da rappresentare l'esistenza di un rischio particolarmente elevato, il giudice del merito, nel prendere in considerazione il nesso di causalità tra la violazione dei doveri informativi dell'intermediario e il danno che ne è conseguito, deve tenere adeguato conto delle caratteristiche presentate dalla fattispecie sottoposta al suo esame e, in particolare, del forte rilievo che una comunicazione dalla caratteristiche sopra indicate può avere per la formazione della decisione degli investitori.

[…il mancato rispetto degli obblighi di informazione «comporta un alleggerimento dell'onere probatorio gravante sull'investitore ai fini dell'esercizio dell'azione risarcitoria: non nel senso che il danno dall'inadempimento degli obblighi informativi possa rivelarsi in re ipsa, ma in quello più limitato di consentire l'accertamento in via presuntiva del nesso di causalità» (cfr. così Cass., 17 novembre 2016, n. 23417, che si pone in termini di evidente continuità con la sopra richiamata decisione di Cass., n. 2123/2014).
Va poi rilevato, anche sulla scorta della osservazione appena richiamata, come non risulti condivisibile il rilievo svolto dalla Corte territoriale a proposito della «mancanza di contestazioni», da parte dei ricorrenti, «sotto il profilo dell'art. 29 Reg. Consob» ... Al di là dell'effettiva suasività di simile rilievo, che appare in sé molto dubbia, sta comunque che la questione concerne le conseguenze derivante dalla violazione degli obblighi di informazione, non già da quelli relativi all'eventuale adeguatezza dell'operazione. Il rilievo svolto dalla Corte territoriale si mostra, dunque, oggettivamente non pertinente.
8.- Ciò posto, ancora va segnalato il peso, intrinsecamente determinante, dell'informazione che - secondo quanto accertato dalla stessa Corte di merito - la Cassa ha avrebbe dovuto trasmettere ai clienti investitori, ma che per contro ha omesso di fare.
Si tratta, in effetti, di un'informazione primaria, e cioè relativa alla stessa definizione di base del prodotto di cui all'investimento: trattasi - specifica appunto la Corte - di un'operazione tra soli investitori istituzionali (grey market), che fa inoltre riferimento a una sorta di «vendita di cosa futura», sostanzialmente ascrivendosi al modello dell'«acquisto a fermo».
Il detto peso, e la conseguente incidenza determinante della violazione dell'obbligo di informazione in punto di nesso di causalità, risulta ancor più enfatizzato, del resto, dalla clausola contenuta nella contrattualistica relativa alla Circular Offering, che più volte si è sopra richiamata.
Per la verità, non appare importante entrare qui nel merito specifico e puntuale dell'interpretazione che va correttamente data a tale clausola. E' sufficiente segnalare, in effetti, il messaggio di forte, straordinario rischio che la stessa di base contiene, per rilevare che la sua comunicazione agli investitori ben può rilevarsi comunque decisiva per la formazione di una decisione di investimento. Per rilevare altresì, e in via correlata, che la Corte territoriale ha finito per violare le norme invocate dai ricorrenti nell'escludere la sussistenza del nesso di causalità senza tenere adeguato conto delle caratteristiche presentate dalla fattispecie in esame e, in particolare, del forte rilievo che tale comunicazione avrebbe potuto avere per la formazione della decisione degli investitori.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20/03/2018.


Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Onere della prova – Prova positiva dell’adempimento degli obblighi informativi ex art. 21 TUF a carico dell’intermediario – Assenza – Accertamento presuntivo del nesso causale tra il danno patito (e provato) dall’investitore e la violazione degli obblighi informativi – Conseguenza.
Nei giudizi risarcitori promossi dagli investitori contro gli intermediari, l’investitore è tenuto ad allegare specificamente la violazione degli obblighi informativi, ed a fornire la prova del danno cagionato dall’operazione. L’onere della prova circa l’adempimento di tali obblighi è imposto inderogabilmente a carico dell’intermediario, e deve consistere nella prova positiva della diligenza richiesta dall’art. 21 TUF. Nel caso di mancato assolvimento di tale onere probatorio, al riscontro dell’inadempimento consegue l’accertamento in via presuntiva del nesso causale tra detto inadempimento ed il danno patito dall’investitore. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28/02/2018.


Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Nesso causale tra il danno dell’investitore e la violazione degli obblighi informativi sussistente in via presuntiva sulla base della disciplina di settore – Causalità omissiva – Giudizio controfattuale inerente alla scelta dall’investitore non professionale particolarmente propenso al rischio – Interruzione nel nesso causale – Esclusione.
Il nesso causale tra il danno patito dall’investitore e l’inadempimento degli obblighi informativi da parte dell’intermediario, sussistente in via presuntiva in forza della disciplina di settore, non è interrotto da alcun giudizio di carattere controfattuale volto a dimostrare, sulla base della propensione al rischio dell’investitore, l’ininfluenza di tale inadempimento rispetto alla scelta di quest’ultimo, dovendo escludersi che egli possa accettare anche i profili di rischiosità dell’operazione che gli sono ignoti. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28/02/2018.


Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Nesso di causalità – Onere della prova – Inadempimento degli obblighi di informazione ex art. 21 TUF – Presunzione di riconducibilità all’intermediario della singola operazione ex artt. 21 e 23 TUF  – Affermazione – Prova contraria positiva a carico dell’intermediario.
La violazione degli obblighi di informazione del cliente, rispetto ad una singola operazione, ingenera una presunzione di riconducibilità di tale scelta di investimento all’intermediario, ai sensi del combinato disposto degli artt. 21 e 23 d. lgs. 58/1998 (TUF), come arricchito dalla disciplina del reg. consob 11522/1998; l’intermediario è dunque responsabile del danno patito dal cliente, se non offre la prova positiva di sopravvenienze idonee a deviare il corso della catena causale definita da tale combinato normativo. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16/02/2018.


Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Nesso di causalità – Onere della prova – Disciplina dei servizi di investimento – Impronta conformativa delle obbligazioni risarcitorie dell’intermediario – Affermazione – Circostanze concrete – Tendenziale irrilevanza.
Nell’indagare il nesso di causalità tra il comportamento dell’intermediario ed il danno patito dal cliente, occorre tenere conto dell’impronta della disciplina dei servizi di investimento, conformativa anche delle obbligazioni risarcitorie degli intermediari, indipendentemente dalle circostanze concrete e, in particolare, delle convinzioni personali del cliente rispetto alla singola operazione. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16/02/2018.


Risoluzione dei contratti finanziari: se non si prova la malafede della banca, gli interessi decorrono dalla domanda giudiziale. Contratti finanziari – Risoluzione per inadempimento dell’intermediario – Ripetizione delle somme versate dal cliente – Interessi – Decorrenza – In assenza di prova della malafede dell’intermediario – Dalla data della domanda giudiziale.
Nella ripetizione dell’indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. il debito dell’accipiens, a meno che egli non sia in mala fede, produce interessi solo a seguito della proposizione di un’apposita domanda giudiziale.

Anche in questo campo la buona fede si presume, ed essa può essere esclusa soltanto dalla prova della consapevolezza da parete dell’accipiens della insussistenza di un suo diritto a ricevere il pagamento.

In tema di intermediazione finanziaria, allorché sia stata pronunciata la risoluzione del contratto per inadempimento della banca, non può reputarsi in re ipsa la prova della malafede. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16/02/2018.


Ragione su cui si fonda la domanda risarcitoria per inadempimento dell’intermediaria finanziario. Intermediazione finanziaria – Domanda risarcitoria – Onere di specifica allegazione – Necessità.
Ove sia dedotta in giudizio l’obbligazione risarcitoria dell’intermediario finanziario per responsabilità contrattuale, la ragione specifica di inadempienza non può essere ridotta a “chiarimento” dell’inadempienza o ad allegazione del debitore, ma è elemento costitutivo del credito risarcitorio, che è sufficiente e allo stesso tempo necessario che il creditore alleghi. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11/07/2017.


Intermediazione finanziaria, adeguamento delle clausole contrattuali e onere della prova. Obbligo di forma scritta - Adeguamento delle clausole contrattuali - Nullità sopravvenuta - Inesistenza - Onere della prova

Obbligo di forma scritta - Clausola contrattuale - Nullità - Inesistenza

Obblighi informativi - Risarcimento del danno - Onere della prova - Nesso di causa - Insussistenza

Risarcimento del danno - Onere della prova - Quantificazione del danno - CTU - Inammissibilità.
In relazione all’obbligo di forma scritta ex art.23 TUF, la nullità non deve divenire un mero strumento formale, ma deve rispondere ai principi di tutela che lo strumento giuridico è diretto a difendere. In questa prospettiva, non può parlarsi di nullità in assenza di adeguamento a norme sopravvenute, in quanto i rapporti di investimento per loro natura sono rapporti di durata e dunque le norme incompatibili con quelle entrate in vigore successivamente devono ritenersi sostituite ex lege.

Ne consegue che è onere del cliente investitore specificare quali obblighi, introdotti ex novo dalla normativa del TUF 1998 e dal Regolamento di esecuzione Consob n. 11522/1998, non solo non trovavano rispondenza nelle clausole dei contratti quadro sottoscritti, ma non potevano ritenersi sostituite in via automatica ex lege a quelle preesistenti. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

Non è configurabile un obbligo convenzionale di forma scritta qualora il contratto quadro preveda che “di norma” gli ordini siano impartiti per iscritto, non imponendo, quale conseguenza della mancata osservanza, della sanzione della nullità. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

Come statuito dalla Cassazione con sentenza n.17138 del 17 agosto 2016, nei giudizi di risarcimento danni per lo svolgimento dei servizi di investimento, spetta ai soggetti abilitati l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta; dedotto l’inadempimento consistente nella violazione degli obblighi informativi, grava invece sul cliente investitore l’onere della prova del nesso di causalità tra l’inadempimento e il danno, attraverso una analisi prognostica che si presta ad una prova da fornirsi sostanzialmente in via presuntiva.
Il fatto che (i) l’acquisto abbia riguardato obbligazioni Argentina emesse successivamente al default del 2001, dunque emesse da uno Stato la cui situazione di scarsa stabilità finanziario era fatto notorio; (ii) nel dossier titoli dell’investitore fosse presente un  altro investimento di notevole rilevanza in obbligazioni Argentina dimostra come la scelta di investire in obbligazioni di uno Stato con una economia di grande fragilità, alla quale corrispondevano titoli con elevato rendimento e costo minimo, sia stata consapevole e frutto di un’operazione complessa. Pertanto, se anche si dovesse giudicare l’inadempimento della banca agli obblighi informativi, si dovrebbe ritenere che non vi sono elementi per concludere che, se fosse stato correttamente informato, il cliente avrebbe desistito dall’investire. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

È onere dell’attore dedurre in modo specifico l’ammontare del danno patito, non potendosi limitare ad affermare che, all’esito dell’adesione all’offerta di scambio, avrebbe ricevuto una somma irrisoria, definizione estremamente generica. Né a tale omissione può sopperirsi con una CTU, posto che avrebbe la funzione di sopperire alle carenze probatorie della parte. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 05/05/2017.


Contratti di intermediazione finanziaria - Responsabilità dell'intermediario - Violazione degli obblighi informativi nei confronti di investitore non qualificato o professionale - Concorso di colpa di quest'ultimo per omessa raccolta "aliunde" di informazioni sulla rischiosità dell'investimento - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, qualora l'intermediario abbia dato corso all'acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi, ed il cliente non rientri in alcuna delle categorie di investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile alcun concorso di colpa di quest'ultimo, nella produzione del danno, per non essersi informato "aliunde" della rischiosità dell'acquisto, atteso che lo speciale rapporto di intermediazione implica necessariamente un grado di affidamento nella professionalità dell'intermediario e, dunque, nell'adeguatezza delle informazioni da lui fornite che sarebbe contraddittorio bilanciare con l'onere dello stesso cliente di assumere direttamente informazioni da altra fonte.
(massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27/04/2017.


Intermediazione finanziaria – Rifiuto del cliente di fornire informazioni sul profilo di rischio – Elementi di prova dell’adeguatezza.
Nel caso in cui l’investitore abbia dichiarato nel 2004 (vigente il Regolamento Consob n. 11522/98) di non volere rilasciare informazioni inerenti al proprio profilo di rischio, le informazioni da questi successivamente rese nel 2008 ai sensi e per gli effetti dell’art. 39 del Regolamento Consob 16190/2007 posso fornire elementi induttivi da cui, in mancanza di contrarie allegazioni nel giudizio da parte dell’investitore, dedurre le situazioni soggettive o oggettive precedenti alla dichiarazione in base alle quali l’intermediario ha valutato l’adeguatezza. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03/03/2017.


Contratto IRS, aleatorietà, difetto di causa concreta e prevedibilità diminuzione dei tassi di interesse. Contratto di Interest Rate Swap - Aleatorietà - Difetto di causa concreta - Nullità - Insussistenza - Prevedibilità diminuzione dei tassi di interesse - Onere della prova - Inammissibilità CTU.
Nei contratti di Interest Rate Swap, la sola forte diminuzione del tasso di interesse non è circostanza idonea a dimostrare la cattiva fede della banca ovvero l’illiceità della causa in concreto ex artt. 1322 e 1343 c.c., posto che le variazioni dei tassi di interesse sono eventi del tutto ordinari e le perdite subite dalla cliente sono prevedibili e fisiologiche in un contratto aleatorio quale quello in esame.

È comunque onere del cliente investitore dimostrare che, al momento della stipula del contratto IRS, la banca potesse e dovesse prevedere, quale operatore esperto, che i tassi di interesse potessero subire una simile forte diminuzione. Parte attrice avrebbe dovuto fornire prova di elementi idonei a ritenere che il rischio assunto fosse eccessivo ovvero comunque superiore a quanto offerto all’epoca su simili contratti.

La prova non può essere data disponendo specifica consulenza tecnica d’ufficio in proposito, dato che, in assenza di qualsiasi deduzione e indicazione di prova della parte attrice, il consulente dovrebbe cercare lui stesso elementi di prova, piuttosto che valutare le prove conferite in atti. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01/03/2017.


Ordine di esibizione di documentazione bancaria ultradecennale. Contratti bancari – Prova – Ordine di esibizione ex art.210 c.p.c. – Documenti ultradecennali – Rifiuto di esibizione – Illegittimità.
Il limite decennale stabilito dall’art.119 T.U.B. è riferito solo all’obbligo di tenuta delle scritture contabili; nel caso in cui la banca sia in possesso di documenti anche più risalenti è tenuta alla consegna in applicazione dei principi di buona fede. [Nella fattispecie, il rifiuto opposto dalla banca all’ordine di esibizione, motivato sulla considerazione che si trattava di documenti ultradecennali, è stata ritenuta dal Giudice illegittima e contraria alla buona fede contrattuale.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Sassari, 20/02/2017.


Responsabilità dell’intermediario. Contratti di investimento – Titolo emesso da banca poi andata in default – Acquistato da investitore esperto – Responsabilità della banca intermediaria – Esclusione – Incertezza su possibili futuri rimborsi – Indeterminatezza della domanda.
Qualora la parte abbia dichiarato un’esperienza nell’investimento molto alta, con una propensione al rischio media e un lungo termine nell’orizzonte temporale, e abbia investito un capitale ingente in un paniere azionario di grande spessore e qualità, il pensare che l’investitore sia uno sprovveduto consumatore cozza contro l’id quod plerumque accidit.
Il default di un istituto di credito di altro stato sovrano è un evento certamente non prevedibile; e poiché il titolo emesso dall’istituto medesimo era uscito dal cd. paniere dopo la dichiarazione di default, nulla avrebbe potuto fare la banca per evitare la perdita economica dell’attore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18/02/2017.


Intermediazione finanziaria - Ordini di negoziazione - Doveri informativi dell'intermediario - Onere della prova e nesso di causalità tra inadempimento e danno lamentato.
Ai fini dell'accertamento della responsabilità per inadempimento degli obblighi informativi da parte dell'intermediario, è necessaria la dimostrazione del nesso di causalità fra inadempimento e danno, nel senso che questo non si sarebbe verificato ove la banca avesse fornito tutte le informazioni necessarie, inducendo il cliente a desistere dall'investimento. (Maximiliano Maurizi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30/11/2016.


Obbligazioni Russia emesse da Mediobanca, clausole vessatorie e legittimazione di associazione di tutela dei consumatori. Legittimazione processuale di associazione di tutela dei consumatori (Codacons) - Clausole vessatorie: Obbligazioni Russia - Sussistenza.
Il Codacons Puglia (Lecce), in quanto emanazione territoriale dell’Associazione Nazionale Codacons, è legittimato ad agire in giudizio per la tutela degli interessi dei consumatori ed utenti in virtù dei poteri ad esso conferiti sia dalla Legge che dallo Statuto Nazionale del Codacons.

Deve considerarsi vessatorio L’Art. 5 del Regolamento ci collocamento delle obbligazioni Russia Mediobanca poiché Mediobanca si riserva la facoltà, a suo giudizio e senza oneri a proprio carico, di cessare il pagamento degli interessi nel caso in cui rilevi attraverso informazioni pubblicamente disponibili il verificarsi e/o la sussistenza di un evento di default della Russia in relazione al suo debito estero… senza che venga per esempio prevista la facoltà del risparmiatore al rimborso anticipato del capitale. Nonché per aleatorietà, genericità ed elevato tecnicismo della clausola.

La banca, quale operatore qualificato, ha l’obbligo di attingere aliunde informazioni sulla situazione di instabilità finanziaria della Russia, mettendone al corrente il risparmiatore. E deve nel corso del giudizio fornire la prova di non essere venuta a conoscenza dell’imminenza dell’evento. (Piero Mongelli) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 23/11/2016.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Domanda di risarcimento – Cessione dei titoli – Inammissibilità della domanda – Nesso di causalità.
La domanda di risarcimento del danno per l’inadempimento degli obblighi di informazione, tutela e diligenza ex art. 21 T.U.F., non può trovare accoglimento nel caso in cui, nelle more del relativo il giudizio, l’attore abbia ceduto a terzi i titoli per cui è causa, in quanto tale cessione è idonea ad interrompere il nesso di causalità richiesto dall’art. 1223 c.c., non potendosi più ritenere il danno lamentato dagli attori una “conseguenza immediata e diretta” dell’inadempimento dei convenuti. (Alessandro Giorgetta) (Giulio Di Fabio) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 17/10/2016.


Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Ratio - Scelta tra diverse opportunità di investimento - L'importanza delle informazioni e della loro valutazione - Importanza del rating - Nesso di causalità - Regola «del più probabile che non».
Alla base della complessiva finalità della previsione dettata in tema di obblighi informativi dell’intermediario finanziario sta la considerazione secondo cui ogni investitore razionale è avverso al rischio, sicchè il medesimo, a parità di rendimento, sceglierà l’investimento meno aleatorio e, a parità di alea, quello più redditizio, se non si asterrà perfino dal compiere l’operazione, ove l’alea dovesse superare la sua propensione al rischio. La scelta tra differenti opportunità di investimento è quindi essenzialmente un problema di raccolta e di valutazione di informazioni, ovvero di ogni dato sulla natura dello strumento finanziario, sul suo emittente, sul suo rendimento e sull’economia nel suo complesso, compresa l’informativa circa l’eventuale sussistenza, con riferimento alla singola operazione da porre in essere, di una situazione di cd. grey market, cioè di carenza di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo ed il rating del prodotto finanziario nel periodo in considerazione, o – addirittura – di una situazione di imminente default economico dell’emittente. E’ evidente che, essendo le informazioni finanziarie complesse e costose, nei rapporti di intermediazione finanziaria le imprese di investimento posseggono – ovvero devono procurarsi – elementi informativi diversi e superiori rispetto a quelli a disposizione degli investitori, o da essi acquisibili.

In forza di tali considerazioni, non vi è dubbio che anche soltanto la sottolineatura della mancanza di rating costituisce un elemento che, se adeguatamente comunicato e valorizzato, potrebbe, già da solo, almeno secondo parametri di normalità, porre l’investitore sull’avviso e, se non altro, suscitare in lui un fondato dubbio in ordine alla sicura percorribilità dell’affare. E tanto basta alla sussistenza del nesso di causalità, da escutere diversi secondo la regola «del più probabile che non». (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03/06/2016.


Intermediazione finanziaria - Responsabilità conseguente alla violazione degli obblighi informativi previsti dalla legge - Onere della prova dell'intermediario - Prova positiva della sua diligenza e dell'adempimento dei doveri posti a suo carico - Fattispecie in tema di operazione inadeguata.
Nel giudizio di risarcimento del danno proposto da un risparmiatore, il giudice di merito, per assolvere l'intermediario finanziario dalla responsabilità conseguente alla violazione degli obblighi informativi previsti dalla legge, non può limitarsi ad affermare che manca la prova della sua negligenza ovvero dell'inadempimento, ma deve accertare se sussista effettivamente la prova positiva della sua diligenza e dell'adempimento delle obbligazioni poste a suo carico e, in mancanza di tale prova, che è a carico dell'intermediario fornire (art. 23 d.lgs. n. 58 del 1998), questi sarà tenuto al risarcimento degli eventuali danni causati al risparmiatore» (Cass., sez. I, 19 ottobre 2012, n. 18039, m. 624750). Sicché, a fronte di un'operazione non adeguata, la banca «può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute» (Cass., sez. I, 25 giugno 2008, n. 17340, m. 604058, Cass., sez. I, 29 ottobre 2010, n. 22147, m. 615478). (Nel caso in esame i giudici del merito avevano ritenuto che la banca, cui incombeva l'onere della prova, non avesse dimostrato di avere fornito informazioni più che generiche e burocratiche, perché la dichiarazione sottoscritta dal cliente si limitava a dare atto dell'inadeguatezza dell'operazione, senza indicarne specificamente le ragioni; mentre il funzionario che aveva ricevuto l'ordine di acquisto, assunto come testimone, si era limitato a riferire di avere fornito le informazioni dovute, senza ulteriori specificazioni. Sicché questa interpretazione delle prove fornite dalla banca è certamente incensurabile nel giudizio di legittimità, perché, attenendo al giudizio di fatto, risulta plausibilmente giustificata; tanto più se si consideri che l'ordine di acquisto dei titoli, nel caso di specie Cirio, fu impartito contestualmente alla stipulazione del contratto quadro). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15/03/2016.


Intermediazione finanziaria - Violazione dei doveri informativi - Collegamento causale tra inadempimento della banca e pregiudizio lamentato dal cliente - Prova presuntiva - Ammissibilità - Fattispecie.
La prova del collegamento causale tra inadempimento della banca ai propri doveri informativi e il pregiudizio lamentato dal cliente può essere di carattere presuntivo. (Nel caso di specie, il giudice di merito ha ragionevolmente desunto detta prova dal sopravvenuto fallimento della società emittente nell'anno successivo all'acquisto dei titoli). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15/03/2016.


Intermediazione finanziaria - Operazioni inadeguate - Violazione dell'obbligo di astensione - Quantificazione del danno - Nesso di causalità in re ipsa - Onere della prova.
La violazione dell’obbligo di astensione di cui all’art. 29 Reg. Consob 11522/1998 comporta la responsabilità dell’intermediario per il danno subito dall’investitore, consistente nella perdita del capitale investito, e non richiede un’ulteriore prova del nesso causale tra l’inadempimento ed il danno. Infatti, l’esecuzione da parte dell’intermediario di un’operazione inadeguata che non doveva eseguire, è una condotta che non solo integra, di per sé, l’illecito - in presenza di un divieto di agire, l’illecito consiste e si consuma nel semplice fatto di agire in violazione di quel divieto –, ma costituisce anche la causa del danno subito dall’investitore, il quale viene esposto al pericolo insito nell’operazione che la norma mirava a prevenire, con il divieto di esecuzione, ritenendola pregiudizievole. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04/09/2015.


Consorzio Patti Chiari: obblighi informativi nei confronti della comunità degli investitori in ordine al mancato rimborso ed alla variazione del prezzo. Consorzio Patti Chiari - Formazione dell'elenco dei titoli - Dichiarazione del Consorzio in ordine all'aggiornamento dell'elenco - Obbligo di aggiornamento quotidiano e di informazione degli investitori - Promessa effettuata dal Consorzio alla comunità degli investitori

Consorzio Patti Chiari - Informazione contenuta nell'opuscolo - Assunzione dell'obbligo di garanzia in ordine al valore dell'investimento per quanto attiene al mancato rimborso e la riduzione di valore dei titoli

Consorzio Patti Chiari - Metodo di calcolo del VaR - Scelta esclusiva del Consorzio Patti Chiari - Trasferimento sugli investitori del rischio di eventuali errori - Esclusione

Consorzio Patti Chiari - Impegno del consorzio in ordine al verificarsi di una probabilità evidenziata da specifico indicatore - Obbligo di tenere la medesima condotta in presenza di indicazioni negative ma di oscillazioni comunque verificatesi - Sussistenza

Consorzio Patti Chiari - Prevedibilità del default di alcuni titoli - Non univocità degli indicatori - Informazione dell'oscillazione di prezzo - Necessità

Consorzio Patti Chiari - Alta esperienza dell'investitore - Scelta di titoli con buoni rating e valutazione di mercato - Elemento sintomatico di scelta di investimenti sicuri.
Le dichiarazioni rese dall’ente Consorzio Patti Chiari sia in sede di indicazione del proprio oggetto sociale sia soprattutto con specifico riferimento al prospetto dell’elenco delle obbligazioni a basso rischio e rendimento sono tali da generare un’obbligazione in capo al consorzio medesimo. Qualora, infatti, CPC affermi che “l’elenco viene aggiornato quotidianamente per verificare se un titolo ha perso anche solo uno dei requisiti fondamentali”, l'affermazione comporta l’obbligo di aggiornare l’elenco quotidianamente e di rendere edotti gli investitori di eventuali modifiche all’elenco secondo lo schema descritto alla successiva pag. 25 dell'opuscolo ove si parla di: aumento del rischio modesto, comunicazione nell’estratto conto successivo, aumento del rischio rilevante, comunicazione entro 2 giorni.
In tale situazione, si configura, infatti, una promessa effettuata dal consorzio alla comunità degli investitori che scelgano per i propri impieghi titoli inseriti nel citato elenco espressamente richiamato in ciascun ordine di investimento; si configura, quindi, l’assunzione di un impegno continuativo durante l’investimento in termini di informazione ma anche in termini di condotta specifica aventi ad oggetto l'aggiornamento dell’elenco e l'avviso agli investitori nell'ipotesi di aumento del rischio. Detto impegno, ai sensi dell’art. 1989 c.c., è rivolto a persone indeterminate che vengano a trovarsi nella specifica situazione descritta nella promessa medesima di avere impiegato i propri denari in titoli inseriti nell’elenco dei titoli a basso rischio e rendimento. L’assunzione dell’obbligo in capo al CPC prescinde, quindi, dall’adesione dei singoli beneficiari della promessa (gli investitori), che concludono l’unico contratto bilaterale configurabile nella fattispecie concreta con la banca intermediaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le articolate (per quanto divulgative) precisazioni esposte nell’opuscolo messo a disposizione degli investitori dal Consorzio Patti Chiari conducono a delineare in capo al primo il ruolo di garante in ordine al valore dell’investimento sotto due distinti profili: garanzia dal mancato rimborso del titolo alla scadenza (quindi garanzia resa assicurando il mantenimento nell’elenco di soli titoli con rating non inferiore a "A-") nonché garanzia dal rischio di riduzione di valore dell’investimento per l'ipotesi in cui l’investitore intenda vendere i propri titoli prima della scadenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La scelta del metodo scientifico di calcolo del VaR, cui affidare le valutazioni prodromiche all’adempimento dell'obbligo informativo nei confronti degli investitori, è scelta esclusiva del Consorzio Patti Chiari, scelta che non può trasferire sugli investitori il rischio di eventuali errori provenienti da soggetti terzi ed estranei ad ogni rapporto con gli investitori medesimi. Il metodo RiskMetrics per la misurazione del VaR non è del resto menzionato nell'opuscolo messo a disposizione dal Consorzio Patti Chiari e, quindi, non è in alcun modo entrato a far parte della promessa resa dal consorzio agli investitori e potrà tutt'al più rilevare come attendibile metodo di calcolo ove le parti non lo abbiano contestato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L'assunzione di un impegno con riferimento al verificarsi di una probabilità, evidenziata da uno specifico indicatore (nel caso specifico il VaR), non esime dall’obbligo di tenere la medesima condotta quando, pur risultando negativo l’indicatore probabilistico, la circostanza si verifichi in concreto nella realtà. (Nel caso specifico, il tribunale ha ritenuto che se fosse emersa in concreto una significativa variabilità del prezzo di mercato non registrata dall’indicatore probabilistico, ugualmente il Consorzio Patti Chiari avrebbe dovuto delistare il titolo e informare l'investitore). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di prevedibilità del default, se è del tutto condivisibile la valutazione in ordine alla non univocità degli indicatori ai fini della riconoscibilità del rischio di default, deve comunque ritenersi sussistente l'obbligo assunto dall'intermediario (nel caso di specie Consorzio Patti Chiari) avente ad oggetto non solo l'informazione sul rischio di default, ma anche l'informazione sul rischio di oscillazione di prezzo e di conseguente diminuzione di valore del titolo sul mercato finanziario, ciò ai fini della valutazione della perdita per l'ipotesi che il risparmiatore intenda vendere il titolo prima della scadenza.

Se l’oscillazione di prezzo e l’allargamento del differenziale Bid-Ask non sono sufficienti indicatori esaustivi del rischio di default del titolo acquistato dall'investitore, gli stessi integrano comunque adeguata prova del rischio di oscillazione di prezzo. Inoltre, l’eventualità che detto rischio non sia stato riscontrato da altri indicatori (nel caso specifico il VaR), non vale di per sé ad escludere la responsabilità del Consorzio Patti Chiari, in quanto il fatto che un indicatore probabilistico non abbia rilevato l’aumento del rischio di mercato non esenta comunque il consorzio dall’obbligo di prendere atto dell’aumento del rischio di oscillazione del prezzo che si sia in effetti verificato e dall'assumere le condotte conseguenti in ordine alla revisione della lista di titoli “sicuri”. (Nel caso specifico, il tribunale ha ritenuto che CPC avrebbe dovuto delistare il titolo dopo il crollo del prezzo e l’evidente allargamento del differenziale Bid-Ask, atteso che uno dei due rischi che il consorzio si proponeva di evitare per i “propri” investitori (ovvero il rischio di oscillazione del prezzo del titolo) si era in effetti verificato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il fatto che i titoli acquistati dall'investitore nell'ambito della diversificazione degli investimenti appartenessero tutti al novero dei titoli “garantiti” da Patti Chiari ed il fatto che nonostante l’alta esperienza in materia finanziaria riferita in sede di profilatura l'investitore avesse scelto esclusivamente titoli con ottimi rating e valutazioni di mercato (“rating in linea o superiore a quello dello Stato italiano”) costituisce elemento sintomatico dell’intenzione dell’investitore di impiegare i denari in modo sicuro e ciò non solo con riferimento al rischio default, ma anche con riferimento al rischio di perdita di valore dovuta a oscillazioni di prezzo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23/04/2015.


Intermediazione finanziaria, doveri informativi e adeguatezza dell'operazione. Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Brothers – Obblighi informativi dell'intermediario – Art. 21 TUF – Fase prenegoziale e fase esecutiva

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Brothers – Inadeguatezza investimento – Inadempimento contrattuale – Risarcimento del danno – Nesso causale in re ipsa – Quantum del danno

Art. 29 Reg. Consob 11522/98 – Disposizione di ordine pubblico – Operazione non adeguata – Obbligo contrattuale di informare per iscritto – Mancanza – Obbligo di astensione – Cliente retail – Dichiarazione di propensione al rischio alta – Valenza abitudini di investimento.
L'intermediario ex art. 21 del d.lgs. 58/98 deve comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità nella cura del cliente sia nella fase che precede la stipulazione del contratto d'intermediazione finanziaria che in quella di esecuzione dello stesso. Deve acquisire preliminarmente le informazioni necessarie sulla situazione finanziaria del cliente per poter poi adeguare ad essa la sua operatività. Dopo la stipulazione del contratto quadro i doveri d'informazione dell'intermediario sono finalizzati alla corretta esecuzione del contratto ed hanno un contenuto sia positivo – comunicare per iscritto situazioni di conflitto di interesse ed inadeguatezza, tenendosi informato sulla situazione del cliente – che negativi – non consigliare o non effettuare operazioni inadeguate alla situazione finanziaria del cliente. (Barbara Puschiasis) (riproduzione riservata)

La violazione da parte dell'intermediario degli obblighi informativi di cui all'art. 21 d.lgs. 58/98 comporta un illecito contrattuale con conseguente condanna al risarcimento del danno. In caso di conflitto di interesse e operazioni inadeguate il nesso di causalità tra il comportamento dell'intermediario ed il danno subito è in re ipsa poiché il legislatore ha stabilito che può essere data attuazione all'ordine di investimento solo in pendenza di determinate condizioni non ricorrendo le quali lo stesso ha l'obbligo di astenersi. Il danno subito dal cliente è costituito dalla somma impegnata per l'investimento rivalutata alla data della sentenza oltre agli interessi legali dal dì della domanda al saldo. (Barbara Puschiasis) (riproduzione riservata)

L'art. 29 regolamento Consob 11522/98 è norma imperativa e di ordine pubblico e pertanto l'intermediario può eseguire un'operazione non adeguata solo in caso di acquisizione di precisa disposizione scritta in cui si fa riferimento alle avvertenze ricevute. L'investimento di quasi il 25% del patrimonio in obbligazioni Lehman undici giorni prima del default non può considerarsi adeguato al profilo finanziario di una cliente retail che in passato aveva investito in strumenti finanziari rischiosi accettando una perdita alta, diversificando i suoi investimenti, parcellizzando così il rischio. (Barbara Puschiasis) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 18/12/2014.


Intermediazione finanziaria - Onere della prova - Importanza e gravità dell'inadempimento - Danno e nesso di causalità - Valutazione dell'incidenza del rischio sul portafoglio complessivo e della diversificazione degli investimenti.
La ritenuta inadempienza dell'intermediario agli obblighi di informazione non è di per sé presupposto sufficiente per l'accoglimento della domanda di risoluzione del contratto, la quale presuppone la prova dell'importanza e della gravità dell'inadempimento, con conseguente onere dell'investitore di allegare non soltanto l'inadempimento dell'intermediario alle obbligazioni scaturenti dal contratto di negoziazione, dal TUF e dalla normativa secondaria, ma anche di fornire, anche sulla base di presunzioni, la prova del danno e del nesso di causalità fra questo e l'inadempimento. (Nel caso di specie, il Tribunale, in ordine alla prova del nesso di causalità, ha fondato la propria decisione sul carattere marginale del rischio assunto dagli investitori, comparando l'entità dell'investimento contestato con quella del loro portafoglio, rilevandone una incidenza contenuta ed un rischio che poteva essere sopportato in vista di un profittevole rendimento. Sempre con riferimento a questo aspetto, il Tribunale ha ritenuto che, sulla base di una valutazione ex ante, gli investitori avrebbero ugualmente espresso il proprio consenso al compimento dell'operazione e ciò anche nel caso in cui fossero state fornite loro tutte le informazioni cui l'intermediario era tenuto, in quanto, all'epoca dell'acquisto, il rischio dell'operazione appariva compatibile con le finalità degli investitori, nell'ottica di una ragionevole differenziazione degli investimenti del loro patrimonio mobiliare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 14/10/2014.


La dichiarazione del cliente di volere comunque dar corso all’operazione non ha valore confessorio e non esonera l’intermediario dall’onere della prova a suo carico. Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell’intermediario - Dichiarazione del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione” - Valore confessorio - Esclusione.
La dichiarazione del cliente, contenuta nell’ordine di acquisto di prodotti finanziari e formulata in modo riassuntive generico, nella quale egli affermi di aver ricevuto un’informazione completa sulle caratteristiche sui rischi dei medesimi prodotti, non può essere considerata una confessione stragiudiziale, a norma dell’articolo 2735 c.c., perché rivolta alla formulazione di un giudizio (sull’adempimento dell’obbligazione della controparte) e non all’affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo, ed intrinsecamente inidonea ad accertare quali concrete informazioni siano state fornite al cliente in ordine allo specifico prodotto finanziario; ne consegue che, in tal caso, l’ordine del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione”, a norma dell’articolo 29, comma 3, del regolamento Consob n. 11522 del 1998, benché impartito o registrato per iscritto, non vale ad esonerare da responsabilità la banca che non abbia offerto prova rigorosa di avere adempiuto agli obblighi informativi inerenti anche alle ragioni della ritenuta inadeguatezza dell’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06/08/2014.


Insussistenza di errore essenziale e nesso causale in relazione alla ignoranza della provenienza straniera dell’obbligazione sottoscritta ma garantita dalla società capogruppo italiana. Intermediazione finanziaria – Acquisto di obbligazioni Parmalat Finance Corp Bv garantite da Parmalat S.p.A. – Annullabilità – Insussistenza errore essenziale e nesso causale.
La garanzia offerta da Parmalat S.p.A. in favore dei bonds emessi da Parmalat Finance Corporate BV, esclude la sussistenza di un errore essenziale dell’investitore che ignori la provenienza straniera del titolo e smentisce il necessario “nesso causale” tra la scelta del cliente (rivelatasi poi economicamente dannosa) e l’ipotizzato vizio del consenso (frutto dell’ipotizzata carenza informativa) ai fini della doglianza di annullabilità ex art. 1428/1433 c.c. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 03/09/2013.


Nullità degli ordini e risarcimento del danno da lucro cessante. Intermediazione finanziaria - Nullità degli ordini - Risarcimento del danno da lucro cessante - Presupposti.

Intermediazione finanziaria - Nullità degli ordini di negoziazione - Restituzione delle cedole percepite dall'investitore - Malafede - Necessità..
Non può essere accolta la domanda dell'investitore di risarcimento del danno da lucro cessante in mancanza di adeguati riscontri probatori che consentano di desumere elementi di giudizio in ordine alla tipologia dell'investitore, alle sue preferenze in tema di investimenti ed alla composizione del suo portafoglio titoli, così da poter presumere, con ragionevole grado di verosimiglianza, quali sarebbero stati i possibili investimenti alternativi rispetto a quelli contestati. In proposito, va sottolineato che gli elementi probatori di cui si discute non possono essere desunti dalla tipologia dei titoli oggetto di contestazione, i quali non possono costituire il presupposto per ritenere comunque assicurato un rendimento pari a quello prospettato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In caso di accoglimento della domanda di nullità degli ordini di negoziazione, l'investitore non è tenuto alla restituzione delle cedole percepite qualora non vi sia prova della malafede ai sensi degli articoli 2033 e 1147 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11/07/2013.


Inadempimento agli obblighi informativi di cui all'art. 28 Reg. Consob n. 11522/1998 - Domanda di risoluzione e restituzione - Nesso causale - Irrilevanza..
La domanda di risoluzione comporta effetti restitutori in conseguenza dell'inadempimento a prescindere dall'esistenza di un nesso causale tra evento e danno (Valerio Heffler) (riproduzione riservata ) Appello Milano, 09/01/2013.


Acquisto di obbligazioni Lehman Brothers – Prevedibilità del default – Esclusione..
Con riferimento ad un acquisto di obbligazioni Lehman Brothers effettuato nell’aprile del 2008 la stabilità del loro prezzo, il rating positivo che gli era stato attribuito dalle agenzie di rating e la loro limitata durata sono tutti elementi che rendevano attendibile la previsione che, alla loro scadenza, la somma investita per acquistarle potesse essere restituita. A fronte di questi elementi grava sull’attore l’onere di provare che, all’epoca della predetta operazione di investimento, il mercato, e quindi l’intermediario, disponessero di informazioni ulteriori sulla situazione finanziaria della Lehman Brothers che potessero far presagire il suo default. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 15/11/2012.


Dichiarazione di competenza - Contestazione della veridicità della stessa - Inversione dell’onere della prova..
In caso di contestazione della veridicità della dichiarazione autoreferenziale di competenza si determina una inversione dell’onere probatorio, gravando sul cliente dell’intermediario l’onere di provare la non corrispondenza alla realtà di quanto dallo stesso dichiarato e la conoscenza - o quanto meno la agevole conoscibilità - da parte dell’intermediario delle specifiche circostanze dalle quali poter desumere la reale situazione soggettiva del cliente. (Paolo Dalmartello) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14/04/2012.


Dichiarazione di competenza - Titolo di studio - Irrilevanza..
La mera allegazione del modesto titolo di studio del legale rappresentante è circostanza priva di concreto rilievo al fine di escludere la esperienza negata in capo allo stesso. (Paolo Dalmartello) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14/04/2012.


Diritto bancario – Servizi di investimento – Risarcimento del danno – Diligenza della banca – Fonte normativa – Fonte contrattuale..
In un giudizio di risarcimento dei danni cagionati al cliente nello svolgimento di un servizio di investimento, l’accertamento della conformità dell’operato della banca alle prescrizioni normative primarie e secondarie, nonché agli obblighi contrattuali, deve essere svolto sulla base dell’art. 23 del TUF, in base al quale “spetta ai soggetti abilitati l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta”. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 10/04/2012.


Diritto bancario – Risarcimento del danno – Onere della prova – Ripartizione..
A differenza della prova di avere agito con la diligenza contrattuale richiesta, posta dalla legge a carico della banca, in applicazione della regola generale prevista nell’art. 2697 c.c., quella del danno e della relazione causale tra quest’ultimo e l’inadempimento è posta a carico della parte che agisce per il risarcimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 10/04/2012.


Diritto bancario – Servizi di investimento – Risarcimento del danno – Prova del danno e del nesso causale – Regime..
In materia di inadempimento degli obblighi informativi a carico della banca in favore del cliente nell’ipotesi dell’acquisto di strumenti finanziari, la prova del danno e della relazione causale tra quest’ultimo e l’inadempimento può essere fornita con ogni mezzo, e la sua valutazione non può prescindere dalla considerazione, da un lato, delle peculiarità del rapporto di investimento e, dall’altro, del carattere prettamente omissivo della condotta che ha dato luogo all’inadempimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 10/04/2012.


Adeguatezza dell'operazione - Violazione da parte dell'intermediario di dare corso all'operazione - Nesso di causalità - Indagine sulla volontà ipotetica dell'investitore - Irrilevanza..
L’accertata violazione del divieto legale di dar corso ad operazioni inadeguate in assenza di specifico avvertimento preclude ogni ulteriore indagine sul nesso causale fra inadempimento e danno. Resta infatti irrilevante la volontà ipotetica dell’investitore in ordine all’incidenza dell’omessa informazione sulla volontà del cliente, al pari del giudizio ipotetico sull’ordine degli eventi che si sarebbero altrimenti verificati, atteso che, una volta riconosciuto che si è in presenza di un divieto legale di agire, l’illecito consiste e si consuma nel semplice fatto di agire in violazione del divieto. Ciò che, infatti, unicamente rileva è che l’intermediario ha posto l’investitore in una situazione di pericolo che il legislatore intendeva prevenire per scongiurare il rischio di un pregiudizio ritenuto insito in quella condotta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 28/03/2012.


Rischio di default dei bond argentini quale fatto notorio. Intermediazione finanziaria – Bond argentini – Situazione di rischio default sin dagli anni 1999-2000 – Notorietà – Sussistenza..
Costituisce fatto notorio la circostanza che gli operatori professionali, come le banche, fossero a conoscenza del rischio default dei bond argentini sin dagli anni 1999-2000, per effetto delle comunicazioni e delle raccomandazioni che erano effettuate sia dalla Consob che dalla Borsa italiana. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 20/03/2012.


Intermediazione finanziaria - Prestazione del servizio di negoziazione titoli - Obblighi di informazione - Ordine del cliente di compiere acquisti ad alto rischio - Investitore non professionale - Notizie di stampa circa la rischiosità dei titoli - Concorso di colpa del cliente - Esclusione - Fondamento..
Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, qualora l'intermediario abbia dato corso all'acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi nei confronti del cliente, e questi non rientri in alcuna delle categorie d'investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile un concorso di colpa del medesimo cliente nella produzione del danno per non essersi egli stesso informato tramite la stampa della rischiosità dei titoli acquistati, in quanto lo speciale rapporto contrattuale che intercorre tra il cliente e l'intermediario implica un grado di affidamento del primo nella professionalità del secondo che non può essere sostituito dall'onere per lo stesso cliente di assumere direttamente informazioni da altra fonte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29/12/2011.


Intermediazione finanziaria - Prestazione del servizio di negoziazione titoli - Obblighi di informazione - Inadempimento - Acquisto di titoli ad alto rischio - Risarcimento del danno - Individuazione - Assunzione incolpevole di un rischio - Sussistenza - Quantificazione del danno - Criteri..
Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, qualora l'intermediario abbia dato corso all'acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi nei confronti del cliente, il danno risarcibile consiste nell'essere stato posto a carico di detto cliente un rischio, che presumibilmente egli non si sarebbe accollato. Tale danno può essere liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell'acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria, solo se non risulti che, dopo l'acquisto, ma già prima della proposizione di detta domanda, il cliente, avendo avuto la possibilità con l'uso dell'ordinaria diligenza di rendersi autonomamente conto della rischiosità dei titoli acquistati, né sussistendo impedimenti giuridici o di fatto al disinvestimento, li abbia, tuttavia, conservati nel proprio patrimonio: nel qual caso, il risarcimento deve essere commisurato alla diminuzione del valore dei titoli tra il momento dell'acquisto e quello in cui l'investitore si è reso conto, o avrebbe potuto rendersi conto, del loro livello di rischiosità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29/12/2011.


È onere dell'investitore dimostrare che se fosse stato correttamente informato non avrebbe effettuato l'operazione. Intermediazione finanziaria - Onere della prova - Nesso di causalità tra carenza di informazione e danno - Dovere dell'investitore di dimostrare che non avrebbe effettuato l'operazione contestata - Sussistenza..
Grava sull'investitore l'onere di allegare e provare il nesso di causalità tra l'asserita carenza di informazione e il danno. L'investitore dovrà pertanto asserire e dimostrare che se fosse stato correttamente informato dall'intermediario non avrebbe dato luogo all'operazione contestata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 12/09/2011.


Applicazione di commissioni implicite, dovere di trasparenza e adeguatezza dell'operazione. Intermediazione finanziaria - Previsione contrattuale di commissioni implicite - Applicazione al cliente di condizioni meno favorevoli di quelle ottenute dall'intermediario sul mercato - Legittimità - Obbligo di informazione del cliente - Dovere di trasparenza dell'intermediario - Rilevanza sotto il profilo dell'adeguatezza dell'operazione.

Intermediazione finanziaria - Adeguatezza dell'operazione - Valutazione sulla base delle informazioni assunte ai sensi dell'articolo 28 del regolamento Consob 11 522 del 1998 e di ogni altra informazione disponibile.

Intermediazione finanziaria - Conflitto di interessi - Operazioni inadeguate - Violazione dell'obbligo di astensione - Nesso di causalità in re ipsa - Onere della prova - Inversione..
La previsione contrattuale di commissioni implicite (rappresentate dal margine lordo dell'operazione a favore della banca, derivante dall'applicazione al cliente di condizioni contrattuali meno favorevoli di quelle che la banca spunta sul mercato per ricoprire con operazioni di segno contrario il rischio finanziario assunto in rapporto all'operazione posta in essere con l'impresa cliente, che remunera anche il rischio creditizio - o di controparte - che la banca assume nei confronti della stessa, oltre ai veri e propri costi operativi) non determina necessariamente la patologia dell'operazione a danno del cliente, ma può essere valutata come segno di carenza di trasparenza nel comportamento dell'intermediario, valutabile nel contesto della mancanza di adeguatezza dell'operazione o sotto il profilo dell'esistenza di un conflitto di interessi. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)

L'adeguatezza della operazione al profilo del cliente va valutata sulla base delle informazioni assunte ai sensi dell'art. 28 del reg. Consob 11522/98 e "di ogni altra informazione disponibile in relazione ai servizi prestati"; l'intermediario deve quindi tener conto sia delle caratteristiche soggettive dell'investitore, che delle caratteristiche oggettive dell'operazione e formulare il giudizio di adeguatezza mettendo in rapporto le une con le altre. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata)

Allorché l'intermediario abbia violato l'obbligo di astensione, come nel caso di conflitto di interessi o di operazioni inadeguate, il nesso di causalità deve ritenersi in re ipsa; si deve infatti presumere che, se adeguatamente informato nel rispetto della normativa di "protezione" dettata a sua tutela, l'investitore avrebbe desistito dall'investimento e la violazione dei doveri di diligenza richiesti dalla legge all'intermediario abilitato sposta l'onere di provare il contrario sull'istituto di credito convenuto, che ha colposamente omesso di raccogliere le informazioni necessarie e di considerare la rischiosità dell'operazione, segnalandola alla cliente. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 01/07/2011.


Intermediazione finanziaria - Conflitto di interessi - Operazioni inadeguate - Violazione dell'obbligo di astensione - Nesso di causalità in re ipsa - Onere della prova - Inversione..
Allorché l'intermediario abbia violato l'obbligo di astensione, come nel caso di conflitto di interessi o di operazioni inadeguate, il nesso di causalità deve ritenersi in re ipsa; si deve infatti presumere che, se adeguatamente informato nel rispetto della normativa di "protezione" dettata a sua tutela, l'investitore avrebbe desistito dall'investimento e la violazione dei doveri di diligenza richiesti dalla legge all'intermediario abilitato sposta l'onere di provare il contrario sull'istituto di credito convenuto, che ha colposamente omesso di raccogliere le informazioni necessarie e di considerare la rischiosità dell'operazione, segnalandola alla cliente. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 01/07/2011.


Intermediazione finanziaria - Violazione degli obblighi informativi dell'intermediario - Nesso di causalità tra condotta e danno - Onere della prova - Necessità..
Il nesso di causalità tra condotta inadempiente ed operazione posta in essere dall'intermediario non richiede specifica dimostrazione esclusivamente in quelle ipotesi, tassativamente previste dalla legge, nelle quali sussiste a carico dell'intermediario un esplicito obbligo di astensione. Il nesso in questione tra condotta e danno deve, invece, essere dimostrato dall’investitore che agisce in giudizio in tutti gli altri casi di violazione degli obblighi informativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 01/07/2011.


Intermediazione finanziaria - Informazione relativa al rating - Omissione informativa - Implicita accettazione del rischio - Nesso di causalità - Esclusione..
Implica accettazione del rischio l'atteggiamento del cliente che, consapevole dell'importanza dell'informazione relativa al rating, proceda all'acquisto di obbligazioni prive di rating nonostante l'intermediario, debitamente interpellato, non abbia fornito l'informazione in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 01/07/2011.


Intermediazione finanziaria – Controversia relativa al contratto di investimento – Onere delle parti in giudizio..
Fermo restando l’onere probatorio dell’attore in ordine al nesso di causalità che tesse condotta negligente e danno subito, in virtù dell’art. 23, sesto comma, TUF, è onere dell’intermendiario quello di fornire la prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta.(Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 23/06/2011.


Responsabilità della Consob per omessa vigilanza sul mercato, onere della prova, nesso di causalità e prescrizione. Obbligazioni argentine - Doveri di vigilanza e di ispezione della Consob - Omissione - Responsabilità - Risarcimento del danno - Prescrizione - Decorrenza del termine quinquennale.

Consob - Omesso uso dei poteri di vigilanza informativa ed ispettiva - Presupposti - Onere della prova - Anomalia del volume di contrattazione - Dimostrazione del presupposto per l'intervento della Consob - Necessità dimostrazione del nesso di causalità con riferimento alla specifica operazione..
Solo con l'offerta pubblica di scambio delle obbligazioni argentine, intervenuta al principio dell'anno 2005, può ritenersi acquisita la piena consapevolezza del mancato rimborso dei titoli ovvero che lo Stato argentino non avrebbe ripreso i pagamenti delle obbligazioni in circolazione, con la conseguenza che da tale momento soltanto può essere fatto decorrere il termine quinquennale di prescrizione indicato dall'articolo 2947, comma 1, c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'accertamento della responsabilità della Consob per aver omesso di utilizzare, nell'ambito della vicenda relativa alle obbligazioni argentine, i propri poteri di vigilanza informativa ed ispettiva è soggetto alle comuni regole del codice civile quanto a imputazione soggettiva, nesso eziologico, evento di danno e quantificazione. A tal fine è, pertanto, necessario stabilire se e quanto effettivamente la Consob sarebbe stata in grado di percepire anomalie e alterazioni del mercato e, conseguentemente, quando sarebbe sorto l'obbligo di attivarsi attraverso l'esercizio dei suoi poteri. Con specifico riferimento all'anomalia costituita dall'entità raggiunta dal volume di contrattazione e l'abnorme alterazione del mercato delle obbligazioni in questione, al fine di ritenere sussistente la responsabilità della Consob, occorre fornire la dimostrazione che nei mesi immediatamente precedenti l'acquisto dei titoli, l'andamento del mercato aveva raggiunto livelli tali da giustificare o addirittura da imporre l'intervento dell'ente di vigilanza ed occorre, altresì, dimostrare che, ove tali anomalie fossero state percepite, gli interventi dell'istituto di controllo avrebbe impedito la conclusione del contratto di acquisto delle obbligazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 03/06/2011.


Intermediazione finanziaria – Violazione di obblighi di comportamento per singole operazioni – Risarcibilità dei danni  - Oneri probatori..
La violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario, in occasione di singole operazioni, genera una responsabilità risarcitoria;  gli elementi costitutivi del risarcimento devono essere provati da chi agisce, fatta eccezione per quello relativo all’inosservanza delle prescrizioni informative (per le quali l’onere probatorio è posto a carico dell’intermediario dall’art. 23, comma 6, del T.U.F. n. 58/1998). (Francesco Brugnatelli) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 07/03/2011.


Obbligo di astensione dell'intermediario - Danno patito dal cliente - Nesso di causalità - Prova - Esclusione - Indagine in ordine al comportamento dei cliente in caso di adempimento - Irrilevanza..
In presenza di un obbligo di astensione gravante sull’intermediario non è necessaria la prova del nesso di causalità tra la violazione di tale obbligo ed il danno patito ed è, quindi, irrilevante l'indagine in ordine al comportamento che il cliente avrebbe tenuto qualora l'intermediario avesse adempiuto all'obbligo in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 02/02/2011.


Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Bros. – Violazione obbligo di informazione c.d. continuativa – Risarcimento del danno – Sussistenza..
Il mancato adempimento da parte della Banca all'obbligo di informare “tempestivamente” l'investitore di eventuali “variazioni significative del livello di rischio” degli strumenti finanziari dal medesimo acquistati (nella fattispecie, obbligazioni Lehmann Bros.) fonda la responsabilità risarcitoria dell'Intermediario per il danno conseguentemente patito dal cliente, purchè si possa ritenere, anche in via presuntiva, che quest'ultimo, ove puntualmente reso edotto dell'incremento del livello di rischio dei titoli, avrebbe optato per l'immediata vendita degli stessi. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 22/12/2010.


Violazione dei doveri informativi e onere della prova del danno come conseguenza immediata e diretta della condotta omissiva dell'intermediario. Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Violazione - Onere della prova - Nesso di causalità fra violazione delle regole di condotta il danno - Onere della prova del danno come conseguenza immediata e diretta della condotta omissiva..
Grava sull’investitore la prova della sussistenza del nesso causale fra violazione della regola di condotta e danno. L’investitore deve, invero, fornire la prova che il danno patito è conseguenza immediata e diretta della condotta omissiva (nella specie, dell’obbligo informativo) dell’intermediario e non, puramente e semplicemente, dell’andamento sfavorevole del mercato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01/12/2010.


Obbligazioni Parmalat, obbligo di prospetto e onere della prova. Intermediazione finanziaria – Obbligazione destinate ad investitori istituzionali – Cessione a normali investitori – Obbligo di prospetto – Insussistenza.

Doveri di diligenza dell’intermediario – Sollecitazione all’acquisto di obbligazioni Parmalat – Insussistenza.

Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Onere della prova – Nesso di causalità – Prova delle conseguenze con riferimento ad altri impieghi – Necessità..
Poiché le obbligazioni destinate ad investitori istituzionali sono esenti dall’obbligo del prospetto, detto obbligo non sussiste neppure nel caso in cui le obbligazioni in questione vengono cedute a normali investitori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non viola il dovere di diligenza l’intermediario che solleciti l’acquisto di obbligazioni Parmalat, prive di rating e non quotate sui mercati regolamentati ed emesse da società estera, in quanto il default del gruppo Parmalat si è rivelato inatteso e verosimilmente imprevedibile anche per una banca di provincia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’investitore il quale deduca la violazione di un obbligo di informazione da parte dell’intermediario deve provare il nesso di causalità tra la violazione ed il danno patito dimostrando, anche a mezzo di presunzioni, che ove fosse stato esaurientemente informato egli avrebbe desistito da quello specifico investimento. L’investitore deve altresì provare le conseguenze che il difetto di informazione abbia determinato con riferimento ad altri impieghi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 04/11/2010.


Servizi di investimento finanziari - Doveri informativi a carico degli intermediari - Violazione - Responsabilità contrattuale - Ripartizione degli oneri di allegazione e probatori.
In tema d'intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri d'informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi d'investimento finanziari, può dar luogo a responsabilità contrattuale, ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni d'investimento o disinvestimento. Pertanto, è sufficiente che l'investitore alleghi da parte dell'intermediario l'inadempimento delle obbligazioni poste a suo carico dall'art. 21 del d.lgs. n. 58 del 1998 (integrato dalla normativa secondaria) e che provi che il pregiudizio lamentato consegua a siffatto inadempimento; l'intermediario ha invece l'onere di provare d'aver rispettato i dettami di legge e di avere agito con la specifica diligenza richiesta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29/10/2010.


Intermediazione finanziaria – Mancata adesione OPSE Argentina – concorso di colpa dell’investitore..
La mancata adesione all’offerta pubblica di scambio promossa dalla Repubblica Argentina non costituisce ragione per ridurre l’ammontare del risarcimento ai sensi dell’art. 1227 c.c.. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Appello Torino, 13/10/2010.


Diritto Bancario – Intermediazione mobiliare – Obblighi di informazione attiva – Vizio del consenso – Relatività..
L’inosservanza degli obblighi di informazione attiva e passiva posti dal T.U.F. e dal regolamento Consob n. 11522/98 in capo alla banca nei confronti del cliente, essendo finalizzati all’acquisizione da parte dell’investitore di tutte le notizie utili alla valutazione della convenienza o adeguatezza oggettiva e soggettiva dell’operazione di investimento, non integrano di per sé una ipotesi di mancanza o di vizio del consenso, anche in considerazione del fatto che il cliente potrebbe avere acquisito diversamente ed aliunde queste informazioni. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 29/06/2010.


Diritto Bancario – Intermediazione mobiliare – Obblighi informativi attivi – Onere probatorio dell’intermediario..
Nelle ipotesi previste dagli artt. 26 lett. e), 28 lett. a) e 29, comma II, del regolamento Consob 11522/98 l’intermediario può provare in giudizio in qualsiasi modo l’avvenuto esatto adempimento dell’obbligo informativo nei confronti del cliente. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 29/06/2010.


Diritto Bancario – Intermediazione mobiliare – Obblighi informativi attivi – Onere probatorio dell’intermediario..
Nelle ipotesi previste dagli artt. 27 comma 2 e 29 comma 3 del regolamento Consob 11522/98 l’intermediario può provare in giudizio la volontà contrattuale dell’investitore, ove sia contestata, solo producendo il relativo documento negoziale o ottenendo, per il tramite dell’interrogatorio formale, la confessione della controparte. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 29/06/2010.


Diritto Bancario – Intermediazione mobiliare – Obblighi informativi attivi – Onere probatorio dell’intermediario..
Nelle ipotesi in cui il regolamento Consob 11522/98 prevede espressamente la forma scritta a pena di nullità, il perfezionamento del contratto ed il suo contenuto non può essere provato in giudizio nemmeno mediante confessione o giuramento, ma solo con l’esibizione del documento contrattuale. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 29/06/2010.


Intermediazione finanziaria – Operazione inadeguata – Violazione di uno specifico obbligo di astensione – Nesso di causalità in re ipsa..
In tema di intermediazione finanziaria, qualora venga violato un obbligo specifico di astensione finalizzato a prevenire il pericolo del compimento di operazioni in situazioni di pericolo (quale il conflitto di interessi o l'inadeguatezza), il nesso di causalità tra la violazione dell'obbligo di astensione e le conseguenze dannose che ne conseguono è in re ipsa, posto che soltanto il risarcimento integrale rende effettivo il precetto specifico di astensione che, diversamente, sarebbe svuotato e rifluirebbe nel generico dovere di diligenza professionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 24/06/2010.


Offerta pubblica di sottoscrizione, informazione fuorviante contenuta nel prospetto, responsabilità per colpa ed onere della prova. Intermediazione finanziaria – Offerta pubblica di acquisto – Informazioni contenute nel prospetto informativo – Risarcimento del danno – Violazione del dovere del neminem laedere – Responsabilità aquiliana – Responsabilità per colpa – Sussistenza – Onere della prova – Presunzione di rilevanza della errata informazione – Sussistenza – Onere della prova negativa di diversi fattori rilevanti nella causa azione del danno – Esclusione..
In presenza di un prospetto di offerta pubblica di sottoscrizione di azioni societarie che contenga informazioni fuorvianti in ordine alla situazione patrimoniale della società, l'emittente al quale le errate informazioni siano imputabili, anche solo a titolo di colpa, risponde verso chi ha sottoscritto le azioni del danno subito per aver acquistato titoli di valore inferiore a quello che il prospetto avrebbe lasciato supporre, dovendosi presumere, in difetto di prova contraria, che la non veridicità del prospetto medesimo abbia influenzato le scelte d'investimento del sottoscrittore. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 11/06/2010.


Intermediazione finanziaria – Operazioni inadeguate – Violazione dell’obbligo di astensione – Nesso di causalità – Prova – Irrilevanza – Inammissibilità..
In ipotesi di violazione dell’obbligo di astensione da operazioni inadeguate, la responsabilità dell’intermediario sussiste per il fatto stesso della violazione di tale obbligo, con la conseguente impossibilità di provare la mancanza del nesso di causalità, posto che, ai sensi dell’art. 1222 codice civile, la violazione delle obbligazioni di non fare costituisce di per sé inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 14/12/2009.


Negoziazione di strumenti finanziari – Utilizzo del servizio cd. phone banking – Obbligo di informazione dell’intermediario – Onere della prova – Sussistenza. (04/06/2010).
Il fatto che l’investimento sia avvenuto tramite il servizio di phone banking non esonera l’intermediario dall’onere di dare la prova di aver assolto agli obblighi informativi di portata generale ed inderogabile previsti dagli artt. 28 e 29 del reg. Consob n. 58/1998 che impongono di fornire all’investitore tutte le notizie relative a natura, rischi ed implicazioni della singola operazione di investimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 03/12/2009.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Nesso di causalità tra violazione e danno – Onere della prova a carico dell’investitore – Danno come conseguenza diretta ed immediata della violazione..
Se è vero che applicando alla materia della prestazione dei servizi di investimento il principio per cui spetta all’investitore di provare il nesso di causalità tra violazione dei doveri informativi e danno, è tuttavia evidente che il danno discende in via diretta ed immediata dall’omessa informazione che ha impedito all’investitore di porre in essere una scelta consapevole. (fb) (riproduzione riservata) Appello Torino, 27/11/2009.


Intermediazione finanziaria – Dovere dell’investitore di monitorare l’andamento del titolo – Concorso di colpa – Esclusione..
Se non è possibile sostenere che l’intermediario abbia l’obbligo di informare il cliente dell’andamento del titolo successivamente all’acquisto, riesce difficile sostenere il concorso di colpa del cliente per non essersi costantemente informato della quotazione del titolo stesso per poter assumere iniziative idonee a limitare il danno. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 09/11/2009.


Operazione fuori dai mercati regolamentati e obbligo di astensione. Intermediazione finanziaria – Negoziazione fuori dai mercati regolamentati – Disciplina Consob ante delibera 13085/2001 – Autorizzazione del cliente – Necessità..
Le operazioni di acquisto di strumenti finanziari (nel caso di specie obbligazioni Argentina) compiute fuori dai mercati regolamentati, nel periodo di vigenza della Delibera Consob 23 dicembre 1998, n. 11768 prima delle modifiche apportate dalla Delibera Consob 18 aprile 2001, n. 13085, non potevano essere eseguite dagli intermediari se non previa espressa e specifica autorizzazione da parte dell'investitore. In difetto  l'intermediario aveva l'obbligo di astenersi; conseguentemente l'esecuzione dell'operazione in assenza dei requisiti previsti dalla succitata delibera Consob concretizza il nesso causale tra inadempimento della banca e danno subito dall'investitore. (cr) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/10/2009.


Conflitto di interessi ed onere della prova del danno subito dall’investitore. Intermediazione finanziaria – Conflitto di interessi – Mancanza di informazione – Violazione dell’obbligo di astensione – Responsabilità dell’intermediario – Perdita dell’investitore – Danno in re ipsa – Esclusione – Onere della prova a carico dell’investitore – Sussistenza. .
In difetto di informazione e di successiva autorizzazione del cliente, il divieto legale a carico dell’intermediario di compiere l’operazione in presenza di un interesse in conflitto richiede, ai fini risarcitori, l’accertamento del nesso causale tra siffatto inadempimento dell’intermediario ed il danno lamentato dall’investitore incombendo a quest’ultimo dimostrare che se avesse saputo di quell’interesse dell’intermediario non avrebbe dato il proprio consenso all’operazione. (ns) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 20/10/2009.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Violazione – Risarcimento del danno – Disinvestimento – Onere della prova del diverso andamento del nuovo investimento – Necessità..
Per la prova del danno riportato in acquisto di quote di fondi azionari operato con disinvestimento da altri fondi deve comunque darsi la dimostrazione del diverso andamento di questi ultimi. (fds) Appello Salerno, 29/09/2009.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Grado di rischio dell’operazione – Necessità..
La violazione dell'obbligo di informazione sul grado di rischio dell'operazione costituisce fonte di responsabilità risarcitoria a carico dell'intermediario. (dm) Tribunale Milano, 28/09/2009.


Danno da omessa informazione, nesso di causalità e presunzioni. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Nesso di causalità – Prova per presunzioni – Ammissibilità..
Il nesso di causalità tra inadempimento dell’intermediario ai propri doveri informativi ed il danno patito dal cliente può essere ritenuto sussistente anche sulla base di presunzioni, potendosi affermare che un investitore di normale prudenza non avrebbe dato corso ad un investimento particolarmente rischioso se fosse stato debitamente informato delle caratteristiche del medesimo. (fb) (riproduzione riservata) Appello Torino, 28/07/2009.


Cowered warrant, specifiche informazioni e concorso di colpa del cliente. Cowered warrant – Informazioni sulla natura e sui rischi della singola operazione – Necessità – Utilizzo di strumenti particolarmente sofisticati – Indice di avventatezza – Sussistenza – Concorso di colpa. (06/07/2010).
Anche con riferimento ad operazioni in cowered warrant l’intermediario ha l'obbligo di non effettuare o consiliare operazioni o di prestare il servizio di gestione se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio; tuttavia la circostanza che il cliente abbia per iscritto esposto le proprie lamentele in ordine alla difficoltà di operare in cowered warrant e quindi in strumenti particolarmente sofisticati, induce a ritenere che il cliente abbia tenuto un atteggiamento spregiudicato ed avventato verso il mercato finanziario tale da giustificare un suo concorso di colpa nella causazione del danno patito pari al 50%. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 28/07/2009.


Dovere di astensione e nesso di causalità in re ipsa. Intermediazione finanziaria – Violazione del dovere di astensione – Prova del nesso di causalità – Irrilevanza – Danno in re ipsa – Sussistenza..
Non è necessario procedere alla verifica del nesso causale tra violazione e danno quando si è in presenza di un’operazione non adeguata di cui non sia stata fornita specifica segnalazione per iscritto all'investitore, poiché non sono le concrete e specifiche modalità esecutive dell'ordine di borsa a venire in questione, ma il compimento stesso dell'operazione, che non avrebbe dovuto affatto avere luogo. In questo caso il compimento dell'operazione, atteso il dovere dell'intermediario di astenersi, configura un danno in re ipsa. (cr) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17/07/2009.


Ripetizione delle cedole e prova della mala fede. Contratto di intermediazione finanziaria – Nullità – Ripetizione  delle cedole percepite dall’investitore – Mala fede dell’accipiens – Prova – Necessità..
Conformemente ai principi che regolano l'azione di ripetizione dell'indebito, a fronte della dichiarazione di nullità del contratto quadro di negoziazione, la domanda con cui l'intermediario finanziario chiede, ex art. 2033 c.c., la restituzione delle cedole obbligazionarie percepite dall'investitore prima del default, può essere accolta solo nel caso in cui riesca a fornire la prova della mala fede dell'accipiens nella percezione di tali somme, costituendo le stesse frutti civili dell'investimento. (cr) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 04/06/2009.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi – Compatibilità con il profilo di rischio del cliente – Nesso di causalità – Presunzione..
L’acquisto di un prodotto finanziario le cui caratteristiche di rischio si discostano notevolmente dal profilo dell’investitore, consente di presumere che, se lo stesso fosse stato correttamente informato, non avrebbe effettuato l’operazione ed avrebbe optato per titoli più consoni al proprio profilo di rischio. (Nella specie, il CTU ha ritenuto che le obbligazioni Parmalat 98/05 FR EU non fossero adatte al profilo, definibile come quello di un risparmiatore oculato, non incline al rischio ma con finalità speculative sempre garantite da una diversificazione di portafoglio in grado di bilanciare i rischi di mercato). (fb) Tribunale Ferrara, 26/05/2009.


Intermediazione finanziaria – Dovere informativo relativo alla specifica operazione – Sussistenza – Violazione – Conseguenze – Adeguatezza dell’operazione – Onere della prova dell’investitore – Sussistenza..
Qualora l’intermediario non adempia al dovere rendere all’investitore specifiche informazioni in ordine alle caratteristiche del titolo oggetto di negoziazione e l’operazione sia comunque adeguata al profilo di rischio dell’investitore, quest’ultimo, per far valere l’inadempimento dell’intermediario, dovrà dimostrare che se fosse stato correttamente informato non avrebbe dato corso all’operazione. (fb) Tribunale Bergamo, 27/04/2009.


Intermediazione finanziaria - Acquisto di obbligazioni in contropartita diretta - Risoluzione per inadempimento - Restituzione delle cedole - Mala fede dell’investitore - Prova - Necessità..
In ipotesi di accoglimento della domanda dell’investitore di risoluzione per inadempimento del contratto di acquisto di obbligazioni argentine, non potrà essere accolta la domanda riconvenzionale della banca di restituzione delle cedole nel frattempo incassate ove non venga dimostrata la mala fede dell’investitore secondo quanto disposto dall’art. 2033 codice civile. (fb) Tribunale Milano, 09/04/2009.


Informazione specifica sul titolo negoziato, inadeguatezza per dimensione e concorso di colpa dell’investitore. Intermediazione finanziaria – Informazione specifica relativa al titolo negoziato – Inadeguatezza dell’operazione – Responsabilità dell’intermediario – Sussistenza.
Intermediazione finanziaria – Informazione relativa alla specifica operazione – Inadeguatezza per dimensione – Concorso di colpa dell’investitore – Sussistenza..
La carenza di informazioni rilevanti in ordine alle caratteristiche del prodotto finanziario oggetto di negoziazione è fonte di responsabilità dell’intermediario per i danni subiti dall’investitore in conseguenza delle perdite legate all’andamento del titolo (nella specie obbligazioni Cirio). (fb)
Sussiste il concorso di colpa dell’investitore che, debitamente avvertito dell’inadeguatezza per dimensione dell’operazione e dell’opportunità di diversificare gli investimenti, impegni l’intera sua liquidità in un unico prodotto finanziario. (fb) Tribunale Monza, 04/03/2009.


Intermediazione finanziaria – Operazione inadeguata – Divieto legale di agire – Situazione di pericolo – Indagine sul nesso di causalità – Irrilevanza..
L’accertata violazione del divieto legale di dar corso ad operazioni inadeguate in assenza di specifico avvertimento preclude ogni ulteriore indagine sul nesso causale fra inadempimento e danno. Resta infatti irrilevante la volontà ipotetica dell’investitore in ordine all’incidenza dell’omessa informazione sulla volontà del cliente, al pari del giudizio ipotetico sull’ordine degli eventi che si sarebbero altrimenti verificati, atteso che una volta riconosciuto che si è in presenza di un divieto legale di agire, l’illecito consiste e si consuma nel semplice fatto di agire in violazione del divieto. Ciò che infatti unicamente rileva è che l’intermediario ha posto l’investitore in una situazione di pericolo che il legislatore intendeva prevenire per scongiurare il rischio di un pregiudizio ritenuto insito in quella condotta. (fb) Tribunale Milano, 18/02/2009.


Banche – Intermediazione finanziaria – Servizi di investimento – Negoziazione – Onere della prova..
Nelle azioni dirette ad ottenere il risarcimento dei danni da inadempimento conseguenti alla violazione dei doveri di condotta imposti agli intermediari l’investitore è tenuto ad allegare l’inadempimento e deve fornire, anche sulla base di presunzioni, la prova del nesso di causalità tra il danno e l’inadempimento mentre l’intermediario deve provare l’avvenuto adempimento delle obbligazioni poste a suo carico e di aver comunque agito con la specifica diligenza richiesta. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 17/02/2009.


Conflitto di interessi nel contratto di investimento e risarcimento integrale del danno in re ipsa.. Intermediazione finanziaria – Conflitto di interessi nel contratto – Fattispecie di conflitto inteso come situazione, non come azione o risultato dell'azione – Divieto di agire – Sussistenza – Mancanza di informazione – Violazione dell'obbligo di astensione – Responsabilità dell'intermediario – Danno in re ipsa – Risarcimento integrale della perdita. .
In difetto di informazione e di successiva autorizzazione del cliente, il divieto legale a carico dell’intermediario di compiere l’operazione in presenza di un interesse in conflitto opera sul semplice presupposto della presenza dell'interesse in conflitto (situazione) ed indipendentemente dall’incidenza dell’interesse sulla condotta dell’intermediario (azione) o sui termini dell’operazione (risultato dell’azione).
Quando è violato un obbligo specifico di astensione finalizzato a prevenire il pericolo del compimento di operazioni in situazioni di pericolo (qual è il conflitto di interessi o l’inadeguatezza), il nesso di causalità tra la violazione dell’obbligo di astensione e le conseguenze dannose seguite è in re ipsa, perché soltanto il risarcimento integrale rende effettivo il precetto specifico di astensione, che diversamente sarebbe svuotato e rifluirebbe nel generico dovere di diligenza professionale. Ne discende che l’intermediario deve essere condannato al risarcimento del danno corrispondente alla intiera perdita dell'investimento. Tribunale Milano, 14/02/2009.


Intermediazione finanziaria – Informazione relativa alla singola operazione – Necessità – Omissione – Nesso di causalità – Presunzione..
Il fatto che l’intermediario abbia omesso di fornire qualsiasi informazione sui rischi connessi alla specifica operazione consente di presumere che l’investitore, se fosse stato correttamente informato, non avrebbe effettuato l’operazione medesima. (av) Tribunale Mantova, 05/02/2009.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi –Nesso di causalità tra condotta e danno – Raffronto tra il profilo di rischio dell’investitore l’investimento effettuato – Rilevanza – Prova – Sussistenza..
Può ritenersi provato il nesso di causalità tra difetto di informazione da parte dell’intermediario e danno patito dall’investitore in dipendenza del mancato rimborso del capitale investito in obbligazioni Cirio qualora, in ragione del profilo di rischio emergente dalla precedenti operazioni, si possa ragionevolmente escludere che l’investitore, se fosse stato adeguatamente informato, avrebbe effettuato un investimento inadeguato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 23/12/2008.


Disinvestimento anticipato e concorso di colpa. Intermediazione finanziaria – Disinvestimento anticipato – Dovere informativo dell’intermediario – Sussistenza – Concorso di colpa del danneggiato – Esclusione..
Deve essere escluso il concorso di colpa dell’investitore nella causazione del danno conseguente al disinvestimento anticipato qualora l’intermediario non abbia avvertito il cliente di tale conseguenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 04/12/2008.


Intermediazione finanziaria – Inadempimento - Risarcimento del danno – Prova – Necessità..
Il danno patito dall’investitore per effetto dell’inadempimento dell’intermediario non può essere semplicemente indicato nel controvalore dei titoli, ma deve essere provato all’esito di una allegazione compiuta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 23/09/2008.


Profilo di rischio conservativo e nesso di causalità. Doveri informativi dell’intermediario – Caratteristiche dello specifico strumento finanziario – Profilo di rischio dell’investitore – Nesso di causalità..
In caso di omessa informazione in ordine alla rischiosità dei titoli oggetto di negoziazione, non è necessaria la prova del nesso di causalità tra inadempimento e danno qualora il profilo di rischio dell’investitore renda verosimile che ove debitamente informato egli non avrebbe dato corso all’acquisto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Voghera, 23/09/2008.


Intermediazione finanziaria – Doveri dell’intermediario – Dovere di astensione – Nesso di casualità in re ipsa – Sussistenza..
L’intermediario che non si astiene dal compiere un’operazione dalla quale avrebbe dovuto necessariamente astenersi - quale, ad esempio, un’operazione in conflitto di interessi senza comunicazione scritta dell’esistenza del conflitto -, ha sicuramente concorso alla causazione del danno costituito dalla perdita conseguente all’investimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 17/07/2008.


Intermediazione finanziaria – Violazione dell’obbligo di astensione dell’intermediario – Risarcimento del danno – Concorso di colpa dell’investitore – Condizioni – Sussistenza..
Può costituire una concausa dell’evento dannoso il comportamento dell’investitore che, nonostante una discreta e documentata esperienza in investimenti a medio ed alto rischio, compia l’acquisto di strumenti finanziari in precedenza mai acquistati senza assumere sufficienti informazioni presso l’intermediario. (Nella specie, in ragione del ritenuto concorso di colpa, il risarcimento del danno è stato ridotto di un terzo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 17/07/2008.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Risarcimento del danno – Nesso di causalità – Criteri di individuazione – Differenze tra il prodotto acquistato e quello adeguato..
Perché si possa avere un nocumento risarcibile quale conseguenza eziologia della violazione dell’obbligo di informazione, occorre accertare se, una volta fornita la necessaria informazione al cliente, il prodotto oggetto dell’investimento sia o meno adeguato al suo profilo di rischio e, in caso negativo, se questi avrebbe acquistato un prodotto maggiormente adeguato alle proprie caratteristiche. Occorrerà, quindi, individuare le differenze di valore e di rendimento tra il prodotto acquistato e quello adeguato; con la conseguenza che, ove il prodotto acquistato risulti, malgrado la carenza di informazioni, comunque adeguato all’investitore, dovrà concludersi per la insussistenza di un danno risarcibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19/06/2008.


Mancata adesione all’offerta pubblica di scambio delle obbligazioni argentine e concorso di colpa del cliente. Contratti in genere – Intermediazione finanziaria – Bond argentini – Inosservanza degli obblighi informativi – Risarcimento dei danni – Mancata adesione del cliente all’offerta pubblica dell’Argentina – Concorso del fatto colposo del creditore – Non configurabilità (artt. 21, lett. a) e b), d.lgs. n. 58/1998; 28 Reg. CONSOB n. 11522/1998; 1227 c.c.)..
Non è configurabile il concorso di colpa del danneggiato, ai sensi dell’art. 1227 codice civile, per non aver aderito all’offerta pubblica dell’Argentina di nuova collocazione di proprie obbligazioni, posto che la colpa di non aver informato il cliente esaurisce l’intera fattispecie di responsabilità dell’intermediario, e non potendosi fare carico al medesimo di non essersi, prudentemente, nuovamente fidato di un titolo avente la medesima provenienza. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18/04/2008.


Investimenti alternativi e prova. Intermediazione finanziaria – Risarcimento del danno conseguente a nullità del contratto quadro – Maggior rendimento di investimenti alternativi – Prova rigorosa di an e quantum – Necessità..
Deve essere respinta la domanda con la quale l’investitore chiede il rimborso (conseguente alla nullità del contratto quadro per mancanza di forma) di una somma notevolmente maggiore di quella investita, affermando il maggior rendimento di investimenti alternativi che per i quali avrebbe potuto optare. Tale pretesa, infatti, esulando dalle pretese restitutorie immediatamente conseguenti alla nullità, avrebbe dovuto essere rigorosamente provata sia nell’an sia nel quantum. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 31/03/2008.


Intermediazione finanziaria – Nesso di causalità tra inadempimento e danno – Precedente operatività dell’investitore – Rilevanza..
Il nesso di causalità tra inadempimento e danno può ritenersi provato in via presuntiva sulla base del profilo dell’investitore desumibile dalla sua precedente operatività qualora si possa ragionevolmente affermare che se lo stesso fosse stato a conoscenza della rischiosità dell’investimento non avrebbe dato corso alle relative operazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 18/03/2008.


Doveri informativi e prova del danno. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Prova del danno – Nesso di causalità – Dimostrazione del minor vantaggio o maggior aggravio – Necessità..
Ove, in tema di violazione dei doveri informativi dell’intermediario, l’investitore non deduca e provi elementi tali da far ritenere che, se esaurientemente informato, egli avrebbe indirizzato in altra direzione le scelte di investimento, né dimostri quale minor vantaggio o maggior aggravio sia conseguito alla mancata informazione, si deve ritenere non assolto l’onere probatorio di cui all’art. 2967 cod. civ. in ordine alla sussistenza del danno, al suo concreto manifestarsi e soprattutto in relazione al nesso di causalità tra inadempimento e danno medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 09/03/2008.


Intermediazione finanziaria – Operazioni inadeguate – Conflitto di interessi – Violazione da parte dell’intermediario dell’obbligo di astensione – Sussistenza in re ipsa del nesso di causalità – Violazione di altri obblighi comportamentali – Nesso di causalità – Onere della prova sussistenza. .
Ove l’intermediario non sia astenuto dal compiere un’operazione dalla quale avrebbe dovuto necessariamente astenersi – abbia, ad esempio, dato corso ad un’operazione in conflitto di interessi senza comunicare per iscritto l’esistenza di tale conflitto e senza ottenere la preventiva autorizzazione scritta del cliente oppure abbia eseguito un’operazione inadeguata in mancanza di un ordine impartito per iscritto ovvero, nel caso di ordine telefonico, registrato su nastro magnetico o su altro supporto equivalente, in cui fosse fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute - deve ritenersi che l’intermediario abbia concorso alla determinazione del danno. In tali ipotesi il nesso di causalità tra condotta dell’intermediario e danno subito dall’investitore è in re ipsa, mentre al di fuori delle ipotesi tassativamente previste dal legislatore delegato in cui sussiste a carico dell’intermediario un esplicito divieto di astensione, l’inadempimento degli obblighi comportamentali non è sufficiente, di per sé, a dar luogo ad una pronuncia risarcitoria, essendo necessario che il risparmiatore dimostri l’esistenza del nesso di causalità tra la violazione dell’obbligo informativo (omessa consegna del documento sui rischi generali, omessa raccolta delle informazioni sul profilo di rischio, omessa o carente informazione sulle caratteristiche e sui rischi dell’operazione, etc.) ed il danno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 28/02/2008.


Doveri di informazione e nesso di causalità. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Nesso di causalità – Prova – Necessità..
L’investitore che deduce la violazione dell’intermediario degli obblighi informativi deve provare il nesso di causalità tra detta violazione ed il danno patito. In presenza di un portafoglio composto anche da titoli di natura speculativa, improntato ad un rischio crescente e nell’ambito del quale i titoli per i quali si chiede il risarcimento costituiscono una percentuale ridotta, non è possibile dedurre che l’investitore medesimo pur debitamente informato non avrebbe comunque dato corso all’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07/02/2008.


Gestione patrimoniale, omesso avviso della perdita ed onere della prova. Gestione patrimoniale – Omesso avvertimento della variazione del patrimonio affidato – Onere di allegazione e della prova relativo a soluzioni alternative – Sussistenza..
Per l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno causato dal mancato avvertimento della riduzione pari o superiore al 30% del patrimonio affidato in gestione, l’investitore deve allegare e provare che se fosse stato tempestivamente informato avrebbe disinvestito la somma residua e posto in essere investimenti a carattere conservativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 22/11/2007.


Doveri di informazione degli intermediari – Onere della prova..
Sulla banca intermediaria, in considerazione dell’inversione dell’onere probatorio di cui all’art. 23 t.u.f. e comunque in ragione del fatto che gli artt. 26 e ss. del Regolamento Consob impongono ai soggetti abilitati precisi obblighi positivi della cui violazione non può essere addossata la prova ai singoli risparmiatori in ossequio alla regola generale secondo cui sull’attore non può incombere la prova di circostanze negative, incombe l’onere di provare a) di aver assunto adeguate informazioni sul rischio dei titoli negoziati; b) di aver adottato idonee procedure interne di controllo per trasmettere tali informazioni alla propria rete di vendita; c) informato gli investitori dei rischi connessi con le specifiche operazioni di investimento: d) di aver segnalato per iscritto la non adeguatezza delle singole operazioni, e l’esistenza di un interesse in conflitto, indicandone in entrambi i casi le ragioni. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Appello Torino, 19/10/2007.


Intermediazione finanziaria – Danno causato all’investitore dalla violazione dei doveri informativi – Nesso di causalità – Pregressa operatività – Rilevanza..
Il nesso di causalità tra inadempimento e danno può ritenersi provato in via presuntiva sulla base del profilo dell’investire desumibile dalla sua precedente operatività qualora si possa ragionevolmente affermare che se lo stesso fosse stato a conoscenza della rischiosità dell’investimento non avrebbe dato corso alle relative operazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 18/09/2007.


Alto rischio dei bond argentini e fatto notorio. Contratti in genere – Intermediazione finanziaria – Bond argentini – Alto rischio – Notiziario CONSOB – Fatto notorio – Sussistenza.
Il notiziario CONSOB del 3.7.2000, da cui si evince l’alto rischio caratterizzante i titoli argentini, può reputarsi fatto notorio, atteso che si tratta di documentazione che è nella necessaria disponibilità delle Banche e di tutti gli operatori finanziari. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13/07/2007.


Contratti in genere – Intermediazione finanziaria – Osservanza degli obblighi informativi – Prova scritta – Necessità – Prova orale del funzionario stipulante – Inammissibilità (art. 21, lett. a) e b), d.lgs. n. 58/1998; artt. 28 Reg. CONSOB n. 11522/1998)..
La prova di avere fornito le indispensabili informazioni circa la natura ed il rischio di un investimento non può essere data oralmente dallo stesso funzionario di banca che ha posto in essere l’operazione con le modalità non corrette, per l’intrinseca inattendibilità della testimonianza. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15/06/2007.


Invito dell’intermediario alla vendita dei titoli – Nesso di causalità tra condotta e danno – Incidenza sul quantum del danno risarcibile..
Il fatto che l’intermediario abbia invitato l’investitore a vendere i titoli non esclude il nesso di causalità tra la condotta dell’intermediario ed il danno lamentato dal cliente incidendo se mai tale circostanza sull’eventuale misura del danno risarcibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 06/06/2007.


Operazione inadeguata e prova del danno. Intermediazione finanziaria – Operazione inadeguata – Soggetto con profilo di rischio conservativo – Prova del danno e del nesso di causalità – Sussistenza..
E’ verosimile che un investitore con profilo di rischio orientato ad investimenti conservativi avrebbe posto in essere operazioni adeguate alle proprie esigenze se l’intermediario, in presenza di operazione inadeguata, avesse correttamente e diligentemente adempiuto ai propri obblighi informativi, con la conseguenza che deve in tale ipotesi ritenersi raggiunta la prova del nesso di causalità tra condotta e danno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18/04/2007.


Inadempimento dell’intermediario – Nesso di causalità con l’evento dannoso – Presunzione di colpa – Onere della prova a carico dell’intermediario – Sussistenza..
L’inadempimento dell’intermediario ai doveri informativi è da porsi in relazione all’evento dannoso e ricade sull’intermediario l’onere di provare che tra la violazione e il danno non vi è alcun nesso di causalità, dimostrando che il danno è derivato da eventi estranei alla sua sfera d’azione. Ciò peraltro si desume dal tenore letterale dell’art. 1218 c.c. che è strutturato in modo da porre a carico del debitore, per il solo fatto dell’inadempimento, una presunzione di colpa che è superabile solo mediante la prova dello specifico impedimento che ha reso possibile la prestazione o almeno mediante la dimostrazione che, qualunque sia stata la causa dell’impossibilità, la medesima non possa essere imputabile al debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 17/04/2007.


Nullità dell'acquisto e procedimento sommario societario. Intermediazione finanziaria – Negoziazione di Bon Cerruti – Procedimento di cui all’art. 19 d. lgs. n. 5/2003 – Ammissibilità – Violazione dei doveri informativi di cui all’art. 21 – Nullità..
E’ ammissibile il ricorso allo strumento di cui all’art. 19 del d. lgs. n. 5/2003 al fine di richiedere il pagamento di una somma di denaro a titolo di restituzione del prezzo di acquisto di un prodotto finanziario (nella specie obbligazioni Cerruti) negoziato in violazione dei doveri di informazione imposti all’intermediario finanziario previsti dall’art. 21 del T.U.F., normativa questa che deve essere considerata di ordine pubblico e la cui violazione comporta la nullità dei contratti di negoziazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 29/03/2007.


Doveri informativi e onere della prova. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Risarcimento del danno – Onere della prova – Oggetto e contenuto – Esame del portafoglio titoli – Propensione al rischio..
Non può essere accolta la domanda di risarcimento danni qualora manchi il necessario nesso di causalità tra le dedotte violazioni ed il verificarsi del pregiudizio lamentato in seguito all’acquisto di un determinato prodotto finanziario. Parte attrice avrebbe infatti dovuto dimostrare che se previamente ed esaustivamente informata avrebbe “desistito” dall’impartire l’ordine di acquisto dei titoli in oggetto. A tale conclusione è possibile poi pervenire qualora il portafoglio del cliente evidenzi in modo palese ed inequivoco una notevole propensione al rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 27/03/2007.


Intermediazione finanziaria – Domanda di annullamento per errore essenziale – Onere della prova. .
L’investitore che chieda l’annullamento del contratto per errore essenziale e riconoscibile dall’intermediario sull’oggetto, ovvero su una qualità essenziale del titolo oggetto di negoziazione, ha l’onere di dimostrare che qualora avesse ricevuto le informazioni dovute al momento della contrattazione del titolo, non lo avrebbe certamente acquistato, essendo irrilevante il successivo andamento del titolo stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 21/03/2007.


Intermediazione finanziaria – Sollecitazione all’investimento e negoziazione – Onere della prova..
Qualora il risparmiatore, nel giudizio promosso nei confronti dell’intermediario per la violazione dei doveri allo stesso imposti dal contratto e dalle norme di legge venga dedotta la circostanza della sollecitazione all’investimento, grava sull’intermediario l’onere di provare che la fattispecie dedotta non integra la sollecitazione all’investimento ma la negoziazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 23/01/2007.


Prodotto denominato “4 you” – Oneri probatori a carico dell’intermediario – Raccolta di informazioni sul profilo di rischio – Operazione in conflitto di interessi..
In ipotesi di contratto “4 you”, deve ritenersi sufficiente a soddisfare l’onere probatorio posto a carico degli intermediari finanziari dall’art 23, 6° comma del T.U.F. la dimostrazione dell’avvenuta raccolta delle informazioni sulla propensione al rischio ed alla consapevolezza finanziaria del cliente e dell’avvertenza che l’operazione era “in conflitto di interessi”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 22/01/2007.


Intermediazione finanziaria – Giudizio risarcitorio – Inversione dell’onere della prova – Onere probatorio del cliente – Nesso di causalità..
L’art. 23 del T.U.F. ha introdotto la nota inversione dell’onere probatorio in ordine al profilo della diligenza e della professionalità richieste, cosicché nei giudizi risarcitori spetta all’intermediario provare di aver agito con la specifica diligenza esigibile dall’operatore professionale qualificato. Compete, invece, al cliente, in assenza di espressa deroga normativa, provare il nesso causale tra l’informazione non correttamente fornita e la propria determinazione a procedere all’investimento contestato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10/01/2007.


Intermediazione finanziaria – Conflitto di interessi – Onere della prova – Contenuto..
L’investitore che alleghi l’esistenza di un conflitto di interessi dell’intermediario, deve dimostrare i seguenti profili incidenti sul nesso causale, tra loro strettamente correlati: a) che la corretta spiegazione circa il conflitto di interesse l’avrebbe distolto dall’operazione de qua ; b) che tale operazione, effettuata in conflitto di interesse, gli ha procurato un danno collegato, appunto, alla specifica condizione della banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10/01/2007.


Intermediazione finanziaria – Domanda di annullamento del contratto – Onere della prova – Inversione – Esclusione..
Non si applica al giudizio di annullamento l’art. 23 d. lgl. 58/98 previsto per i soli giudizi di natura risarcitoria, non è quindi possibile invertire, in favore dell’attrice, l’onere probatorio sulla sussistenza dei comportamenti illeciti del funzionario, sulla essenzialità e rilevanza dell’errore. Tribunale Vicenza, 16/11/2006.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri comportamentali dell’intermediario – Onere di allegazione e prova – Sussistenza..
L’investitore che deduca la violazione da parte dell’intermediario dei doveri di informazione, diligenza e trasparenza in ordine alla natura speculativa ed all’alto rischio dei titoli negoziati, deve fornire adeguati riscontri in ordine alla contrarietà della condotta della banca a tali standard comportamentali. Tribunale Trani, 20/07/2006.


Intermediazione finanziaria – Specifica diligenza dell’intermediario – Domanda di nullità del contratto - Onere della prova – Distribuzione tra creditore e debitore – Dimostrazione di circostanze negative..
La regola contenuta nell’art. 23, VI° comma del TUF, secondo la quale grava sull’intermediario l’onere di provare di aver prestato la specifica diligenza richiesta nella prestazione dei servizi di investimento non opera esclusivamente nei giudizi di risarcimento del danno, ma anche in quelli diretti a far dichiarare la nullità del contratto e ciò in virtù del principio per il quale il creditore che agisca in giudizio per far valere l’inesatto adempimento del debitore deve limitarsi a fornire la prova della fonte negoziale del suo diritto e rappresentare la violazione dell’obbligo di diligenza, incombendo sul debitore l’onere di provare l’avvenuto esatto adempimento dell’obbligazione. Tale principio non soffre limitazioni applicative in dipendenza della natura “di mezzo” dell’obbligazione dell’intermediario, vuoi perché attiene ad obblighi informativi prodromici alla nascita dell’obbligazione ed al conferimento dello specifico incarico, vuoi e vieppiù perché l’onere della prova della “mancanza di specifiche informazioni” richiederebbe l’impossibile dimostrazione di condizioni negative. Tribunale Trani, 30/05/2006.


Intermediazione finanziaria – Danno all’investitore – Quantificazione – Onere della prova. .
In mancanza di una specifica prova relativa al rendimento medio del portafoglio dell’investitore (indice che potrebbe costituire un utile riferimento per la individuazione del pregiudizio sofferto a causa del mancato impiego alternativo del danaro) sulle somme oggetto di restituzione all’investitore danneggiato appare congruo liquidare gli interessi legali dalla data degli esborsi al saldo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20/03/2006.


Doveri informativi e onere delle prova. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Onere della prova del danno subito – Contenuto e ripartizione..
In tema di responsabilità risarcitoria dell’intermediario per la violazione degli obblighi stabiliti dall'art. 21 D.L.vo 58/98, va premesso che l'onere di provare di aver agito con la dovuta diligenza richiesta dall'operazione conclusa grava sul soggetto convenuto in giudizio dal cliente per i danni cagionati (art. 23 comma 4° T.U.F. che può ritenersi specificazione, in questo particolare settore, di quella desumibile dall'art. 1218 c.c.). In questo caso, l'intermediario non deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per adempiere l'obbligazione ma deve dar prova di aver agito con la specifica diligenza, da valutarsi con riguardo all'attività professionale esercitata (art. 1176 II comma c.c.). In caso di pretesa ulteriore di risarcimento del danno (come nel caso di specie), sull'investitore permane l'onere probatorio in punto di danno di nesso di causalità con la allegata violazione. Tribunale Palermo, 17/02/2006.


Obblighi informativi dell'intermediario e nesso di causalità. Inter-mediazione finanziaria - Violazione degli obblighi informativi - Nesso di causalità tra condotta e danno - Prova - Necessità..
Il danno conseguente al default di un titolo può considerarsi eziologicamente connesso alla omissione di un obbligo informativo solo se può dirsi accertato che la diversa informazione non resa dall'intermediario era in concreto nella disponibilità di quest'ultimo e che tale informazione, ove resa, avrebbe dissuaso l'investitore dal compiere l'operazione, ovvero lo avrebbe condotto ad una scelta di investimento diversa. Tribunale Milano, 05/01/2006.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Prova del nesso di causalità tra la violazione e il danno – Necessità..
Qualora dovesse risultare provata la violazione dei doveri informativi dell’intermediario, il cliente che agisce per il risarcimento del danno deve comunque fornire la prova del nesso causale esistente tra la violazione lamentata ed il danno, tanto più nel caso in cui il cliente medesimo abbia una certa esperienza in materia di investimenti. Tribunale Reggio Emilia, 22/12/2005.


Doveri informativi e onere della prova. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Risarcimento del danno – Onere della prova – Nesso di causalità – Danno ulteriore..
L'onere di provare di aver agito con la dovuta diligenza richiesta dall'operazione conclusa grava sul soggetto abilitato, a norma dell'art. 23 comma VI TUF. (norma che può ritenersi specificazione, in questo particolare settore, di quella desumibile dall'art. 1218 c.c.), convenuto in giudizio dal cliente per i danni a questi cagionati. In questo caso, l'intermediario non deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per adempiere l'obbligazione ma deve dar prova di aver agito con la specifica diligenza, da valutarsi con riguardo all'attività professionale esercitata (art. 1176 II comma c.c.). In caso di pretesa ulteriore di risarcimento del danno, sull'investitore permane l'onere di provare che il danno è la conseguenza della allegata violazione dei doveri. Tribunale Palermo, 24/11/2005.


Intermediazione finanziaria – Annullamento di ordini per vizio del consenso – Presupposti – Onere della prova – Contenuti..
L’annullamento di ordini di negoziazione per vizio del consenso e, in particolare, per errore essenziale e riconoscibile dalla banca (che avrebbe dovuto informare l’investitore dei rischi dell’investimento) sull’oggetto ovvero sulla qualità essenziale dei titoli, presuppone la dimostrazione che, qualora avesse ricevuto adeguate informazioni al momento della contrattazione l’investitore non avrebbe certamente compiuto l’operazione. Ai fini dell’errore richiesto per l’annullamento del contratto è irrilevante il successivo andamento e peggioramento dei titoli. (Nel caso di specie, la domanda dell’investitore è stata respinta perchè i prodotti negoziati, al momento dell’acquisto, non potevano considerarsi totalmente inaffidabili e perché l’investitore era soggetto esperto con considerevole propensione al rischio). Tribunale Parma, 17/11/2005.


Intermediazione finanziaria – Onere della prova a carico dell’intermediario – Onere di allegazione carico dell’investitore – Sussistenza..
La regola contenuta nell’art. 23, co. 6, del t.u.i.f, secondo al quale «Nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati al cliente nello svolgimento dei servizi di investimento e di quelli accessori, spetta ai soggetti abilitati l'onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta» opera esclusivamente sul piano probatorio, nel senso che introduce (o, ad avviso di una dottrina, rafforza) la regola (già presente in ambito contrattuale, ai sensi degli artt. 1218 e 1176 c.c.) secondo cui l'onere della prova dell'esatto e corretto adempimento (ovvero della causa non imputabile dell'inadempimento) è a carico del debitore (l’intermediario) a vantaggio del creditore (cliente). La norma in esame, tuttavia, non introduce alcuna inversione o facilitazione dell'onere - che, secondo i principi generali, è a carico di chi agisce in giudizio - di precisa allegazione dei fatti costitutivi della domanda, soltanto all'esito della quale può scattare l'onere probatorio (contrario) posto a carico del debitore o, in alternativa, operare il meccanismo della non contestazione. Tribunale Roma, 17/11/2005.


Omessa informazione sul prodotto oggetto di negoziazione finanziaria – Nesso causale tra la condotta dell’intermediario e ed il danno – Prova – Necessità..
Qualora in relazione ad un rapporto di negoziazione di prodotti finanziari si verifichi un deficit informativo del quale sia responsabile l’intermediario, si dovrà indagare sull’incidenza che tale deficit ha avuto sulla scelta dell’investitore. Questi dovrà quindi provare che il danno patito è conseguenza immediata e diretta della condotta colposa dell’intermediario e non dell’andamento sfavorevole del mercato; in proposito non può infatti invocarsi l’inversione dell’onere della prova di cui all’art. 23 T.U.F. ed il Giudice dovrà rigorosamente valutare la concreta sussistenza di un nesso eziologico fra inadempimento dedotto e danno asseritamente patito. Tribunale Milano, 09/11/2005.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Annullamento del contratto – Restituzione dei titoli – Prova del maggior danno subito – Criteri sostitutivi..
L’annullamento del contratto di acquisto dei titoli negoziati da luogo alla restituzione dei titoli stessi ed al risarcimento dell’ulteriore danno che, in mancanza di prove specifiche, può essere calcolato sulla base del rendimento annuo dei prodotti offerti dalla banca a investitori con propensione ad investimenti sicuri. Tribunale Pinerolo, 14/10/2005.


Intermediazione finanziaria – Imprudenza dell’investitore – Concorso nella determinazione del danno – Rilievo d’ufficio – Ammissibilità – Sussistenza..
Se è pur vero che in materia di intermediazione finanziaria vige il principio di protezione dell’investitore, che determina una riduzione della rilevanza del suo comportamento, tuttavia deve ritenersi che ai sensi dell’art. 1227 comma 1 c.c. occorre rilevare (anche d’ufficio) tutte le volte in cui il comportamento colposo dell’investitore costituisca una concausa dell’evento dannoso, con la conseguenza che una colpevole disinformazione del cliente può determinare una ragionevole riduzione del danno. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che l’imprudenza dell’investitore nell’acquisto di titoli dei quali ignorava le caratteristiche abbia contribuito a determinare il danno nella misura di un terzo) Tribunale Biella, 12/07/2005.


Intermediazione finanziaria – Violazione delle norme di comportamento - Onere della prova..
Ove il cliente abbia allegato in fatto ed in diritto gli elementi da cui desumere la violazione della regola comportamentale asseritamente commessa deve ritenersi che egli abbia assolto al proprio onere probatorio ricadendo sull’intermediario, ex art. art. 23 u.c. del d. lgs. 58/98, quello di avere agito con la specifica diligenza richiesta (nel caso di specie di avere adeguatamente informato il cliente della natura speculativa delle obbligazioni). Tribunale Mantova, 05/04/2005.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri di informazione – Danno – Onere della prova – Nesso di causalità..
In base all’art. 23 del d. lgs. n. 58/1998, l’investitore ha l’onere di provare la condotta tenuta dall’intermediario ed il danno patito, restando a carico del secondo la prova di fatti che elidano il nesso di causalità tra illecito e conseguenze dannose, nesso che si deve pertanto presumere esistente fino a prova contraria. Tribunale Mantova, 15/03/2005.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri di informazione– Nesso di causalità tra evento e danno – Onere della prova..
La violazione delle regole di informazione e di valutazione dell'adeguatezza dell'operazione proposta ai clienti risparmiatori costituisce inadempimento imputabile all'intermediario e trattandosi di regole di comportamento esplicitamente codificate nell'interesse del cliente l'inadempimento è da porsi in relazione causale con l'evento dannoso. Ricade quindi sull'intermediario l'onere di provare che tra la violazione ed il danno non vi è alcun nesso di causalità, dimostrando che il danno è derivato da eventi estranei alla sua sfera di azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 15/03/2005.


Intermediazione finanziaria – Conflitto di interesse – Nullità – Insussistenza – Risarcimento del danno onere della prova..
E’ da ritenere dubbia la praticabilità di un’azione di nullità con riferimento all’ipotesi di conflitto di interesse non segnalato, mentre l’esperimento di un’azione risarcitoria presuppone la prova del danno conseguente essendo onere del danneggiato provare la sussistenza di un danno eziologicamente connesso, quale conseguenza immediata e diretta, del comportamento lesivo. Tribunale Milano, 09/03/2005.


Intermediazione finanziaria – Danno subito dall’investitore – Diligenza dell’intermediario – Onere dalla prova..
L’onere della dimostrazione dell’aver agito con la specifica diligenza richiesta è addossato dall’art. 23, 4° comma T.U.F. al soggetto abilitato all’esercizio dell'attività che sia stato convenuto in giudizio dal cliente per il risarcimento dei danni risentiti nello svolgimento dei servizi di investimento ed accessori. Tribunale Palermo, 17/01/2005.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi – Violazione – Inadempimento – Nesso di causalità – Sussistenza..
La violazione delle regole di informazione e di valutazione dell'adeguatezza dell'operazione proposta ai clienti risparmiatori costituisce inadempimento imputabile all'intermediario e, trattandosi di regole di comportamento esplicitamente codificate nell'interesse del cliente, l'inadempimento è da porsi in relazione causale con l'evento dannoso. Ricade sull'intermediario l'onere di provare che tra la violazione ed il danno non vi è alcun nesso di causalità, dimostrando che il danno è derivato da eventi estranei alla sua sfera di azione e la convenuta nulla ha dedotto né ha chiesto di provare al riguardo. Tribunale Roma, 08/10/2004.