Massimario di Diritto Finanziario


QUANTIFICAZIONE DEL DANNO

Acquisto di obbligazioni argentine: il danno è pari al capitale investito al netto delle cedole riscosse e del controvalore dei titoli concambiati. Contratti di borsa - Liquidazione del danno - Unico fatto illecito generatore del lucro e del danno - Necessità - Fondamento - Fattispecie in tema di "bond" argentini.
La corretta applicazione del criterio generale della "compensatio lucri cum damno" postula che, quando unico è il fatto illecito generatore del lucro e del danno, nella quantificazione del risarcimento si tenga conto anche di tutti i vantaggi nel contempo derivati al danneggiato, perché il risarcimento è finalizzato a sollevare dalle conseguenze pregiudizievoli dell'altrui condotta e non a consentire una ingiustificata locupletazione del soggetto danneggiato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva correttamente quantificato il danno, conseguente all'acquisto di obbligazioni argentine, in misura pari al capitale investito, sottraendo da tale importo il valore delle cedole riscosse ed il controvalore dei titoli concambiati, considerati un arricchimento derivante dal medesimo fatto illecito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18/06/2018.


Circostanziata individuazione delle informazioni che l'intermediario avrebbe omesso di somministrare e prova del danno e del nesso di causalità. Intermediazione finanziaria - Onere della prova di cui all’art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998 ed art. 1218 cod.civ. - Giudizio di risarcimento del danno contrattuale - Ripartizione tra investitore e intermediario - Criteri.
In tema di intermediazione finanziaria, la disciplina dettata dall'articolo 23, comma 6, del d.lgs. n. 58 del 1998, in armonia con la regola generale stabilita dall'articolo 1218 c.c. , impone all'investitore, il quale lamenti la violazione degli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario, nel quadro dei principi che regolano il riparto degli oneri di allegazione e prova, di allegare specificamente l'inadempimento di tali obblighi, mediante la pur sintetica ma circostanziata individuazione delle informazioni che l'intermediario avrebbe omesso di somministrare, nonché di fornire la prova del danno e del nesso di causalità tra inadempimento e danno, nesso che sussiste se, ove adeguatamente informato, l'investitore avrebbe desistito dall'investimento rivelatosi poi pregiudizievole; incombe invece sull'intermediario provare che tali informazioni sono state fornite, ovvero che esse esulavano dall'ambito di quelle dovute. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24/04/2018.


Intermediazione finanziaria, adeguamento delle clausole contrattuali e onere della prova. Obbligo di forma scritta - Adeguamento delle clausole contrattuali - Nullità sopravvenuta - Inesistenza - Onere della prova

Obbligo di forma scritta - Clausola contrattuale - Nullità - Inesistenza

Obblighi informativi - Risarcimento del danno - Onere della prova - Nesso di causa - Insussistenza

Risarcimento del danno - Onere della prova - Quantificazione del danno - CTU - Inammissibilità.
In relazione all’obbligo di forma scritta ex art.23 TUF, la nullità non deve divenire un mero strumento formale, ma deve rispondere ai principi di tutela che lo strumento giuridico è diretto a difendere. In questa prospettiva, non può parlarsi di nullità in assenza di adeguamento a norme sopravvenute, in quanto i rapporti di investimento per loro natura sono rapporti di durata e dunque le norme incompatibili con quelle entrate in vigore successivamente devono ritenersi sostituite ex lege.

Ne consegue che è onere del cliente investitore specificare quali obblighi, introdotti ex novo dalla normativa del TUF 1998 e dal Regolamento di esecuzione Consob n. 11522/1998, non solo non trovavano rispondenza nelle clausole dei contratti quadro sottoscritti, ma non potevano ritenersi sostituite in via automatica ex lege a quelle preesistenti. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

Non è configurabile un obbligo convenzionale di forma scritta qualora il contratto quadro preveda che “di norma” gli ordini siano impartiti per iscritto, non imponendo, quale conseguenza della mancata osservanza, della sanzione della nullità. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

Come statuito dalla Cassazione con sentenza n.17138 del 17 agosto 2016, nei giudizi di risarcimento danni per lo svolgimento dei servizi di investimento, spetta ai soggetti abilitati l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta; dedotto l’inadempimento consistente nella violazione degli obblighi informativi, grava invece sul cliente investitore l’onere della prova del nesso di causalità tra l’inadempimento e il danno, attraverso una analisi prognostica che si presta ad una prova da fornirsi sostanzialmente in via presuntiva.
Il fatto che (i) l’acquisto abbia riguardato obbligazioni Argentina emesse successivamente al default del 2001, dunque emesse da uno Stato la cui situazione di scarsa stabilità finanziario era fatto notorio; (ii) nel dossier titoli dell’investitore fosse presente un  altro investimento di notevole rilevanza in obbligazioni Argentina dimostra come la scelta di investire in obbligazioni di uno Stato con una economia di grande fragilità, alla quale corrispondevano titoli con elevato rendimento e costo minimo, sia stata consapevole e frutto di un’operazione complessa. Pertanto, se anche si dovesse giudicare l’inadempimento della banca agli obblighi informativi, si dovrebbe ritenere che non vi sono elementi per concludere che, se fosse stato correttamente informato, il cliente avrebbe desistito dall’investire. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

È onere dell’attore dedurre in modo specifico l’ammontare del danno patito, non potendosi limitare ad affermare che, all’esito dell’adesione all’offerta di scambio, avrebbe ricevuto una somma irrisoria, definizione estremamente generica. Né a tale omissione può sopperirsi con una CTU, posto che avrebbe la funzione di sopperire alle carenze probatorie della parte. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 05/05/2017.


Responsabilità dell’intermediario. Contratti di investimento – Titolo emesso da banca poi andata in default – Acquistato da investitore esperto – Responsabilità della banca intermediaria – Esclusione – Incertezza su possibili futuri rimborsi – Indeterminatezza della domanda.
Qualora la parte abbia dichiarato un’esperienza nell’investimento molto alta, con una propensione al rischio media e un lungo termine nell’orizzonte temporale, e abbia investito un capitale ingente in un paniere azionario di grande spessore e qualità, il pensare che l’investitore sia uno sprovveduto consumatore cozza contro l’id quod plerumque accidit.
Il default di un istituto di credito di altro stato sovrano è un evento certamente non prevedibile; e poiché il titolo emesso dall’istituto medesimo era uscito dal cd. paniere dopo la dichiarazione di default, nulla avrebbe potuto fare la banca per evitare la perdita economica dell’attore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18/02/2017.


Intermediazione finanziaria – Risoluzione del contratto per inadempimento – Effetti – Indebito oggettivo – Produzione di interessi solo a seguito della proposizione di un'apposita domanda giudiziale.
L'efficacia retroattiva della risoluzione del contratto per inadempimento non comporta il maturare di interessi sulle somme versate dall'una all'altra parte in esecuzione del contratto, a decorrere dalla data del versamento, atteso che il venir meno ex tunc del vincolo contrattuale rende privo di causa il pagamento già eseguito in forza del contratto successivamente risolto ma, appunto per questo, impone di far capo ai principi sulla ripetizione dell'indebito al fine di qualificare giuridicamente la pretesa volta ad ottenere la restituzione di quel pagamento. Ed in materia di indebito oggettivo, ai sensi dell'art. 2033 c.c., il debito dell'accipiens che non versi in mala fede produce interessi solo a seguito della proposizione di un'apposita domanda giudiziale (non essendo sufficiente un qualsiasi atto di costituzione in mora del debitore), perchè trova qui applicazione la tutela prevista per il possessore di buona fede - in senso oggettivo - dall'art. 1148 c.c., a norma del quale questi è obbligato a restituire i frutti soltanto dalla domanda giudiziale, alla cui data di proposizione retroagiscono gli effetti della sentenza (Cass. sez. I, 2 agosto 2006, n. 17558; Cass. sez. II, 14 settembre 2004, n. 18518). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18/05/2016.


Legittimazione ad agire del contitolare delle obbligazioni, inadeguatezza dell'operazione e onere della prova del collegamento causale tra inadempimento e pregiudizio lamentato. Intermediazione finanziaria - Risarcimento del danno per violazione degli obblighi informativi relativi alla negoziazione di obbligazioni - Contitolarità - Legittimazione ad agire di ciascuno dei contitolari - Sussistenza - Eccezioni

Intermediazione finanziaria - Responsabilità conseguente alla violazione degli obblighi informativi previsti dalla legge - Onere della prova dell'intermediario - Prova positiva della sua diligenza e dell'adempimento dei doveri posti a suo carico - Fattispecie in tema di operazione inadeguata

Intermediazione finanziaria - Violazione dei doveri informativi - Collegamento causale tra inadempimento della banca e pregiudizio lamentato dal cliente - Prova presuntiva - Ammissibilità - Fattispecie

Intermediazione finanziaria - Condanna del cliente alla restituzione dei titoli all'intermediario - Natura pecuniaria dell'obbligazione - Esclusione - Applicazione di interessi - Esclusione.
Ciascuno dei contitolari delle obbligazioni controverse è legittimato ad agire per il risarcimento dei danni derivanti dalla violazione degli obblighi di informazione imposti alla banca dal d.lgs. n. 58/1998, perché l'azione di responsabilità extracontrattuale non postula necessariamente un'identità fra il titolo al risarcimento ed il titolo giuridico di proprietà o di godimento (Cass., sez. II, 5 novembre 1975, n. 3705, m. 377918, Cass., sez. III, 14 maggio 1979, n. 2780, m. 399083); e nel caso di comproprietà la legittimazione ad agire del singolo deve essere esclusa solo quando, a seguito dell'intervento in causa degli altri partecipanti, si accerti l'esistenza di un contrasto (Cass., sez. III, 23 gennaio 1976, n. 218, m. 378874). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel giudizio di risarcimento del danno proposto da un risparmiatore, il giudice di merito, per assolvere l'intermediario finanziario dalla responsabilità conseguente alla violazione degli obblighi informativi previsti dalla legge, non può limitarsi ad affermare che manca la prova della sua negligenza ovvero dell'inadempimento, ma deve accertare se sussista effettivamente la prova positiva della sua diligenza e dell'adempimento delle obbligazioni poste a suo carico e, in mancanza di tale prova, che è a carico dell'intermediario fornire (art. 23 d.lgs. n. 58 del 1998), questi sarà tenuto al risarcimento degli eventuali danni causati al risparmiatore» (Cass., sez. I, 19 ottobre 2012, n. 18039, m. 624750). Sicché, a fronte di un'operazione non adeguata, la banca «può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute» (Cass., sez. I, 25 giugno 2008, n. 17340, m. 604058, Cass., sez. I, 29 ottobre 2010, n. 22147, m. 615478). (Nel caso in esame i giudici del merito avevano ritenuto che la banca, cui incombeva l'onere della prova, non avesse dimostrato di avere fornito informazioni più che generiche e burocratiche, perché la dichiarazione sottoscritta dal cliente si limitava a dare atto dell'inadeguatezza dell'operazione, senza indicarne specificamente le ragioni; mentre il funzionario che aveva ricevuto l'ordine di acquisto, assunto come testimone, si era limitato a riferire di avere fornito le informazioni dovute, senza ulteriori specificazioni. Sicché questa interpretazione delle prove fornite dalla banca è certamente incensurabile nel giudizio di legittimità, perché, attenendo al giudizio di fatto, risulta plausibilmente giustificata; tanto più se si consideri che l'ordine di acquisto dei titoli, nel caso di specie Cirio, fu impartito contestualmente alla stipulazione del contratto quadro). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La prova del collegamento causale tra inadempimento della banca ai propri doveri informativi e il pregiudizio lamentato dal cliente può essere di carattere presuntivo. (Nel caso di specie, il giudice di merito ha ragionevolmente desunto detta prova dal sopravvenuto fallimento della società emittente nell'anno successivo all'acquisto dei titoli). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il credito relativo alla restituzione dei titoli dovuta dal cliente all'intermediario non ha natura pecuniaria e, conseguentemente, allo stesso non possono essere applicati interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15/03/2016.


Risoluzione del contratto – Risarcimento del danno – Frutti civili percepiti in buona fede (art. 1148 cod. civ.) – Diritto del cliente a trattenere le cedole sugli interessi – Sussistenza.
L’efficacia retroattiva della risoluzione del contratto per inadempimento non comporta il maturare di interessi sulle somme versate dall’una all’altra parte in esecuzione del contratto a decorrere dalla data del versamento, atteso che il venir meno ex tunc del vincolo contrattuale rende privo di causa il pagamento già eseguito in forza del contratto successivamente risolto e per questo impone di far capo ai principi sulla ripetizione dell’indebito per qualificare giuridicamente la pretesa volta ad ottenere la restituzione di quel pagamento.

In materia di indebito oggettivo, ai sensi dell’art. 2033 cod. civ., il debito dell’accipiens – a meno che questi sia in malafede – produce interessi solo a seguito della proposizione di un’apposita domanda giudiziale, non essendo sufficiente un qualsiasi atto di costituzione in mora del debitore, dovendo per l’indebito trovare applicazione la tutela prevista dall’art. 1148 cod. civ. per il possessore di buona fede in senso oggettivo, a norma del quale questi è obbligato a restituire i frutti soltanto dalla domanda giudiziale, secondo il principio per il quale gli effetti della sentenza retroagiscono al momento della proposizione della domanda (ex plurimis, Cass. civ., 2 agosto 2006, n. 17558). (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 08/01/2016.


Intermediazione finanziaria - Operazioni inadeguate - Violazione dell'obbligo di astensione - Quantificazione del danno - Nesso di causalità in re ipsa - Onere della prova.
La violazione dell’obbligo di astensione di cui all’art. 29 Reg. Consob 11522/1998 comporta la responsabilità dell’intermediario per il danno subito dall’investitore, consistente nella perdita del capitale investito, e non richiede un’ulteriore prova del nesso causale tra l’inadempimento ed il danno. Infatti, l’esecuzione da parte dell’intermediario di un’operazione inadeguata che non doveva eseguire, è una condotta che non solo integra, di per sé, l’illecito - in presenza di un divieto di agire, l’illecito consiste e si consuma nel semplice fatto di agire in violazione di quel divieto –, ma costituisce anche la causa del danno subito dall’investitore, il quale viene esposto al pericolo insito nell’operazione che la norma mirava a prevenire, con il divieto di esecuzione, ritenendola pregiudizievole. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04/09/2015.


Intermediazione finanziaria, doveri informativi e adeguatezza dell'operazione. Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Brothers – Obblighi informativi dell'intermediario – Art. 21 TUF – Fase prenegoziale e fase esecutiva

Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Brothers – Inadeguatezza investimento – Inadempimento contrattuale – Risarcimento del danno – Nesso causale in re ipsa – Quantum del danno

Art. 29 Reg. Consob 11522/98 – Disposizione di ordine pubblico – Operazione non adeguata – Obbligo contrattuale di informare per iscritto – Mancanza – Obbligo di astensione – Cliente retail – Dichiarazione di propensione al rischio alta – Valenza abitudini di investimento.
L'intermediario ex art. 21 del d.lgs. 58/98 deve comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità nella cura del cliente sia nella fase che precede la stipulazione del contratto d'intermediazione finanziaria che in quella di esecuzione dello stesso. Deve acquisire preliminarmente le informazioni necessarie sulla situazione finanziaria del cliente per poter poi adeguare ad essa la sua operatività. Dopo la stipulazione del contratto quadro i doveri d'informazione dell'intermediario sono finalizzati alla corretta esecuzione del contratto ed hanno un contenuto sia positivo – comunicare per iscritto situazioni di conflitto di interesse ed inadeguatezza, tenendosi informato sulla situazione del cliente – che negativi – non consigliare o non effettuare operazioni inadeguate alla situazione finanziaria del cliente. (Barbara Puschiasis) (riproduzione riservata)

La violazione da parte dell'intermediario degli obblighi informativi di cui all'art. 21 d.lgs. 58/98 comporta un illecito contrattuale con conseguente condanna al risarcimento del danno. In caso di conflitto di interesse e operazioni inadeguate il nesso di causalità tra il comportamento dell'intermediario ed il danno subito è in re ipsa poiché il legislatore ha stabilito che può essere data attuazione all'ordine di investimento solo in pendenza di determinate condizioni non ricorrendo le quali lo stesso ha l'obbligo di astenersi. Il danno subito dal cliente è costituito dalla somma impegnata per l'investimento rivalutata alla data della sentenza oltre agli interessi legali dal dì della domanda al saldo. (Barbara Puschiasis) (riproduzione riservata)

L'art. 29 regolamento Consob 11522/98 è norma imperativa e di ordine pubblico e pertanto l'intermediario può eseguire un'operazione non adeguata solo in caso di acquisizione di precisa disposizione scritta in cui si fa riferimento alle avvertenze ricevute. L'investimento di quasi il 25% del patrimonio in obbligazioni Lehman undici giorni prima del default non può considerarsi adeguato al profilo finanziario di una cliente retail che in passato aveva investito in strumenti finanziari rischiosi accettando una perdita alta, diversificando i suoi investimenti, parcellizzando così il rischio. (Barbara Puschiasis) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 18/12/2014.


Interpretazione della domanda giudiziale e applicazione dei criteri di ermeneutica contrattuale. Quantificazione del danno subito dal cliente dell'intermediario finanziario. Processo civile - Domanda giudiziale - Interpretazione - Applicazione dei principi di ermeneutica contrattuale - Contemporanea proposizione delle domande di nullità del contratto e di risarcimento del danno.

Intermediazione finanziaria - Violazione dei doveri informativi dell'intermediario - Quantificazione del danno subito dal cliente..
Il principio della conservazione dell'atto, il quale trova sicuro riscontro nei criteri di ermeneutica contrattuale di cui all'articolo 1367 c.c. e nell'istituto della conversione del contratto nullo di cui all'articolo 1324 c.c., costituisce un principio generale immanente all'ordinamento giuridico che trascende la materia contrattuale e che trova applicazione anche all'interpretazione della domanda giudiziale, la quale può essere considerata come dichiarazione di volontà diretta alla produzione di effetti giuridici ed il cui contenuto è, quindi, definibile anche mediante l'applicazione in via analogica dei criteri di ermeneutica contrattuale. (Nella fattispecie, la corte di legittimità ha ritenuto ammissibile la convivenza e l'autonomia delle domande nullità del contratto e di risarcimento del danno entrambe proposte dall'attore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il danno subito dal cliente per effetto della violazione dei doveri informativi dell'intermediario è costituito dalla differenza tra il valore di acquisto dello strumento finanziario e quello al momento della domanda ovvero quello precedente in cui il cliente ha avuto consapevolezza della perdita di valore, tenendo conto degli eventuali interessi percepiti e del valore attuale dello strumento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24/01/2014.


Gli interessi dalla data dell'investimento e non della domanda; la sottoscrizione del modulo sulla rischiosità dell'investimento non ha valore confessorio. Intermediazione finanziaria – Bond Argentina – Conferma Corte d’Appello di Genova – Riconoscimento degli interessi dalla data dell’investimento – Correttezza. Dichiarazione dell’inadeguatezza dell’operazione e della rischiosità dell’investimento – Valore confessorio – Esclusione..
La Suprema Corte conferma la decisione della Corte d’Appello di Genova che aveva riconosciuto il diritto degli attori ad ottenere gli interessi a partire dalla data dell’investimento e non dalla data della domanda. Inoltre, rifacendosi ad un orientamento ormai consolidato, la sentenza sostiene che la firma del cliente del modulo predisposto dalla banca sulla rischiosità dell'investimento e della inadeguatezza dello stesso non ha valore confessorio, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo. (David Giuseppe Apolloni) (riproduzione riservata.

In tema di prova civile, la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza, conseguente alle informazioni ricevute, della rischiosità dell'investimento suggerito e sollecitato dalla banca (nella specie in "bond" argentini) e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d'investitore, non costituisce dichiarazione confessoria, in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo. (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19/04/2012.


Inadempimento agli obblighi informativi - Liquidazione del danno - Detrazione delle cedole incassate dall'investitore..
Ai fini della liquidazione del danno subito dall’investitore per l’inadempimento da parte dell’intermediario finanziario ai propri obblighi informativi deve essere detratto l’importo delle cedole di interessi incassate dall’investitore medesimo, attesa la dipendenza diretta ed immediata della percezione delle cedole, quale vantaggio, dall’accertato inadempimento. (Fabrizio De Francesco) (riproduzione riservata) Appello Torino, 03/04/2012.


Obblighi informativi dell'intermediario - Natura contrattuale della responsabilità risarcitoria - Interessi - Decorrenza dalla data di costituzione in mora..
Attesa la natura contrattuale della responsabilità risarcitoria derivante dall’inadempimento da parte dell’intermediario finanziario ai propri obblighi informativi, sulle somme dovute a titolo risarcitorio all’investitore sono dovuti gli interessi legali con decorrenza dalla data di costituzione in mora. (Fabrizio De Francesco) (riproduzione riservata) Appello Torino, 03/04/2012.


Inadempimento agli obblighi informativi - Risarcimento del danno - Rivalutazione monetaria secondo gli indici Istat..
All’investitore che abbia subito l’inadempimento da parte dell’intermediario finanziario ai propri obblighi informativi deve essere riconosciuto il maggior danno, ai sensi dell’art. 1224, secondo comma c.c., sotto il profilo della spettanza, per la natura di valore dell’obbligazione risarcitoria, della rivalutazione monetaria, secondo gli indici ISTAT nazionali. (Fabrizio De Francesco) (riproduzione riservata) Appello Torino, 03/04/2012.


Intermediazione finanziaria - Servizio di negoziazione titoli - Violazione degli obblighi informativi - Disinvestimento prima della scadenza - Risarcimento del danno - Limiti - Fondamento..
Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, in presenza della violazione degli obblighi informativi gravanti sull'intermediario, la mera allegazione di un maggior valore, al tempo della futura scadenza, dei titoli venduti anticipatamente dal cliente, non basta, di per sé, ad individuare un danno imputabile all'intermediario, in quanto le ragioni di una richiesta di disinvestimento possono essere le più varie, anche funzionali ad una diversa scelta di investimento o volte all'uso del denaro per scopi di consumo, potendo ravvisarsi un danno soltanto allorché sia allegato e provato che la vendita dei titoli sia avvenuta ad un prezzo inferiore al valore di mercato in quel momento storico (e non, invece, rispetto a quanto in futuro si sarebbe potuto ricavare), ovvero che la vendita sia avvenuta in funzione di una strategia di reinvestimento finanziario meno favorevole. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29/12/2011.


Intermediazione finanziaria – Servizi di investimento – Violazioni dell’intermediario – Misura del risarcimento. .
Per l’ipotesi di obbligazione andata in default, la misura del risarcimento va commisurata alla perdita dell’investimento ed alla conseguente impossibilità di investire: le voci di danno sono rappresentate dal capitale perduto (danno emergente) e dalla mancata ricezione dei frutti percepibili dall’investimento (lucro cessante). Il danno emergente è pari all’importo impiegato per l’acquisto dell’obbligazione, espresso in valori monetari correnti trattandosi di debito di valore. Per l’attualizzazione del capitale occorre procedere alla sua rivalutazione annuale in base agli indici ISTAT a far data dalla conclusione del contratto (se è posto in essere l’illecito da mancata informazione). Quanto al lucro cessante, esso va provato dal creditore ma il giudice può ricorrere a criteri presuntivi ed equitativi. Se il cliente ha un obiettivo di investimento improntato al risultato difensivo del potere di acquisto del capitale, l’ammontare può essere calcolato in misura pari al rendimento annuo della somma investita e non rivalutata ricorrendosi all’interesse medio ponderato annuale riconosciuto sui BOT di durata non superiore a 12 mesi. (Leopoldo Ghigliotti) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 26/02/2011.


Mercati Finanziari – Acquisto di strumenti finanziari – Mancata titolarità in conclusione del giudizio – Domande restitutorie – Valutazione – Impossibilità..
La mancata titolarità degli strumenti finanziari per cui si è adita l’autorità giudiziaria da parte degli attori, al momento delle precisazioni delle conclusioni, rende impossibile la valutazione delle domande restitutorie, non essendo i medesimi più in grado di dare esecuzione agli effetti restitutori conseguenti ad una eventuale pronuncia di invalidità o di risoluzione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 16/02/2011.


Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Lehman Bros. – Violazione obbligo di informazione c.d. continuativa – Criteri di determinazione del quantum risarcibile..
A fronte della violazione da parte dell'Intermediario dell'obbligo di informare “tempestivamente” l'investitore di eventuali “variazioni significative del livello di rischio” degli strumenti finanziari da quest'ultimo acquistati (nella fattispecie, obbligazioni Lehmann Bros.), il danno conseguentemente patito dal cliente si determina sulla base dei seguenti criteri:
1. il danno deve considerarsi attuale e risarcibile a prescindere dalla sottoposizione dell'emittente a procedura concorsuale e dalla permanenza dei titoli nel portafoglio dell'investitore, atteso che l'evenienza di un rimborso deve considerarsi del tutto ipotetica;
2. il quantum del risarcimento va individuato nell'ammontare dell'importo che il cliente, ove puntualmente informato dalla Banca della significativa variazione del livello di rischio degli strumenti finanziari, avrebbe ottenuto vendendoli appena possibile, detratto il vantaggio economico conseguito medio tempore in virtù delle cedole dal medesimo percepite (non potendosi qualificare quest'ultime come frutti civili ai sensi dell'art. 2033 c.c. a fronte di un'obbligazione risarcitoria, ma esclusivamente nel caso di restituzione conseguente alla nullità del contratto quadro di negoziazione);
3. l'obbligo restitutorio dell'intermediario, ancorchè derivante da inadempimento contrattuale, configura un debito di valore diretto a reintegrare completamente il patrimonio del danneggiato ed è pertanto suscettibile di rivalutazione dalla data del default a quella di pronuncia della sentenza;
4. devono essere riconosciuti gli interessi al tasso legale dalla data di pronuncia della sentenza fino al saldo effettivo dell'obbligazione risarcitoria. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 22/12/2010.


Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Obblighi restitutori – Titoli – Cedole..
A seguito della dichiarazione di nullità del contratto di investimento, l’investitore è tenuto alla restituzione dei titoli acquistati, ma non delle cedole percepite dall’emittente degli strumenti in quanto si tratta di frutti civili percepiti prima della domanda in buona fede. (Paolo Fiorio) (massima ufficiale) Tribunale Mondovì, 09/11/2010.


Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Interessi legali – Buona fede..
L’investitore ha diritto ad ottenere gli interessi legali dalla domanda in quanto si presume la buona fede della banca la quale ha ricevuto la provvista dall’investitore in forza di un contratto ritenuto erroneamente valido sulla base di una diffusa prassi bancaria. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 09/11/2010.


Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Interessi legali – Buona fede..
L’investitore ha diritto ad ottenere gli interessi legali dalla domanda in quanto si presume la buona fede della banca la quale ha dato regolare esecuzione al contratto quadro. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Alba, 02/11/2010.


Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Obblighi restitutori – Titoli – Cedole..
A seguito della dichiarazione di nullità del contratto di investimento, l’investitore è tenuto alla restituzione dei titoli acquistati ma non delle cedole percepite dall’emittente degli strumenti in quanto si tratta di frutti civili percepiti prima della domanda in buona fede. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Alba, 02/11/2010.


Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Nullità – Interessi legali – Buona fede..
L’investitore ha diritto ad ottenere gli interessi legali dalla domanda in quanto si presume la buona fede della banca la quale ha dato regolare esecuzione al contratto quadro. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Alba, 02/11/2010.


Intermediazione finanziaria – Nullità del contratto di swap – Restituzioni – Mala fede dell’intermediario – Valutazione – Criteri..
In tema di restituzioni conseguenti alla dichiarazione di nullità di contratti di investimento sussiste la mala fede dell’intermediario qualora, in ipotesi di contratti di swap stipulati per far fronte alla variazione dei tassi di interesse, si siano verificate solo ed esclusivamente le previsioni con effetti negativi a carico del cliente e viceversa favorevoli all’intermediario, il quale è in possesso di cognizioni tecniche di gran lunga superiori a quelle di un comune investitore. (fb) Appello Trento, 05/03/2009.


Risarcimento del danno e frutti non percepiti. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Risarcimento del danno patito dall’investitore – Quantificazione..
Il danno che l’intermediario deve risarcire all’investitore per non avere adeguatamente rappresentato la sua situazione di conflitto di interesse in relazione ad obbligazioni cadute in default, è costituito dal capitale investito, dalle cedole maturate e non percepite, dagli interessi su tali voci, nonché dal maggior danno costituito dai frutti non percepiti quantificabili sulla base del profilo del cliente. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 03/03/2009.


Intermediazione finanziaria - Nullità - Obblighi restitutori - Contenuto - Mala fede dell’accipiens - Rilevanza - Fattispecie..
La distinzione prevista dall’art. 2033 tra accipiens in mala fede, tenuto a corrispondere i frutti e gli interessi dal giorno del pagamento, ed accipiens in buona fede, tenuto ai frutti e agli interessi dal giorno della domanda, va interpretata alla stregua del principio stabilito dall’art. 1147, comma 2, codice civile, secondo il qaule la buona fede non giova se l’ignoranza dipende da colpa grave. (Nella fattispecie è accertata la colpa della banca convenuta per violazione degli obblighi di adeguamento del contratto quadro, previa consegna del documento generale sui rischi, imposti dall’art. 36 Reg. Consob 10943/97). (ma) Tribunale Bologna, 02/03/2009.


Intermediazione finanziaria – Nullità del contratto quadro – Obblighi restitutori della banca – Maggior danno ex art. 1224 cod. civ. – Determinazione – Modalità..
In seguito alla dichiarazione di nullità del contratto quadro (nel caso specifico per mancanza di forma scritta) la somma che la banca è tenuta a restituire all’investitore corrisponde all’importo da questi pagato per l’acquisto dei titoli al netto delle cedole nel frattempo percepite e maggiorato degli interessi legali dalla domanda e dell’ulteriore danno ex art. 1224 cod. civ. in misura pari alla differenza tra il tasso di rendimento medio dei titoli di stato di durata non superiore ai dodici mesi ed il saggio degli interessi legali determinato per ogni anno ai sensi del primo comma dell’art. 1284 cod. civ.. (Andrea Maria Francolini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 31/12/2008.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Danno da mancato guadagno – Liquidazione equitativa – Criteri..
Il danno da mancato guadagno causato dalla violazione dei doveri informativi, ove possa ritenersi provato che l’investitore avrebbe destinato il capitale a più sicuri investimenti in titoli di stato, può essere liquidato, tenuto conto dell’intrinseca aleatorietà degli investimenti in strumenti finanziari, in via equitativa nella misura del 3,5 per cento annuo dal compimento delle operazioni alla pronuncia della sentenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 23/12/2008.


Inadeguatezza dell’operazione – Danno subito dall’investitore – Lucro cessante – Determinazione – Criteri..
Ai fini della determinazione del danno subito dall’investitore in seguito ad una operazione inadeguata, il danno da lucro cessante può essere determinato da un lato tenendo conto del rendimento degli strumenti nei quali gli investitori erano soliti investire e dall’altro dell’intrinseca aleatorietà dell’investimento in strumenti finanziari. (Nella specie, il danno in questione è stato liquidato nella misura del 3,5% annuo dai singoli addebiti in conto). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13/11/2008.


Intermediazione finanziaria – Azione risarcitoria dell’investitore – Quantificazione del danno – Danno da svalutazione monetaria – Sussistenza..
Spetta all’investitore, che abbia subito un danno dall’investimento effettuato senza il rispetto della forma prevista dall’art. 23 del TUF, il maggior danno da svalutazione monetaria, essendo le somme impiegate destinate all’investimento e quindi ad un uso antinflattivo. (fb) Tribunale Pesaro, 24/06/2008.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Risarcimento del danno – Nesso di causalità – Criteri di individuazione – Differenze tra il prodotto acquistato e quello adeguato..
Perché si possa avere un nocumento risarcibile quale conseguenza eziologia della violazione dell’obbligo di informazione, occorre accertare se, una volta fornita la necessaria informazione al cliente, il prodotto oggetto dell’investimento sia o meno adeguato al suo profilo di rischio e, in caso negativo, se questi avrebbe acquistato un prodotto maggiormente adeguato alle proprie caratteristiche. Occorrerà, quindi, individuare le differenze di valore e di rendimento tra il prodotto acquistato e quello adeguato; con la conseguenza che, ove il prodotto acquistato risulti, malgrado la carenza di informazioni, comunque adeguato all’investitore, dovrà concludersi per la insussistenza di un danno risarcibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 19/06/2008.


Intermediazione finanziaria – Nullità dell’ordine di negoziazione – Effetti restitutori – Riconoscimento dell’interesse legale – Mala fede dell’accipiens – Sussistenza – Anatocismo semestrale dalla domanda giudiziale ammissibilità. .
E’ nullo, per violazione dell’art. 1352 cod. civ., l’ordine di acquisto privo della forma scritta prevista dal contratto di negoziazione, dovendosi presumere che tale forma sia stata dalle parti voluta per la validità del contratto medesimo. Le somme versate per l’acquisto dei titoli dovranno, poi, essere restituite maggiorate degli interessi al tasso legale dal giorno dell’acquisto, posto che versa in mala fede l’intermediario che ha dato corso all’ordine in violazione della forma convenuta. Lo stesso criterio dovrà essere applicato per quanto riguarda il riconoscimento degli interessi sulle cedole percepite dall’investitore. Sulle somme oggetto di restituzione potrà poi essere applicato, ove richiesto, l’anatocismo di cui all’art. 1283 cod. civ., in quanto gli interessi scaduti e dovuti per almeno sei mesi possono essere capitalizzati dalla data della domanda giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 21/03/2008.


Intermediazione finanziaria – Nullità dell’ordine di negoziazione – Restituzione alla banca delle cedole di interessi pagate dall’emittente – Legittimazione della banca – Sussistenza. .
Qualora l’ordine di acquisto venga dichiarato nullo, è meritevole di accoglimento la domanda dell’intermediario di restituzione dei titoli negoziati e delle cedole di interesse maturate. Se, infatti, è vero che queste ultime non sono pagate dalla banca bensì dall’emittente l’obbligazione, tuttavia la riscossione di tali somme è curata dalla prima in forza del contratto di deposito titoli ed amministrazione. Conseguentemente, nel disporre le restituzioni dovute per effetto della dichiarazione di nullità, legittimata alla restituzione delle somme percepite a titolo di interessi ed accreditate sul conto degli attori sarà la stessa banca che ha proceduto all’accredito in forza del rapporto di mandato in essere con i clienti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 21/03/2008.


Intermediazione finanziaria – Nullità dell’ordine di negoziazione – Risarcimento del danno da mancato investimento della somma in altri titoli – Ricorso a presunzioni e fatti notori – Rendimento medio dei titoli di stato..
Deve essere accolta la domanda di risarcimento del danno avanzata dall’investitore in conseguenza di un ordine di acquisto dichiarato nullo per violazione dei requisiti di forma previsti dal contratto di negoziazione. Il danno conseguente al mancato investimento della somma in altri titoli può essere riconosciuto in base a presunzioni e fatti notori, quale la qualità di risparmiatore non occasionale del creditore desumibile dall’estratto della movimentazione dei titoli nel periodo precedente l’operazione. (Nel caso di specie è stata ritenuta congrua una valutazione di tipo equitativo che tenesse conto dei rendimento medio dei titoli di stato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 21/03/2008.


Doveri informativi e prova del danno. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Prova del danno – Nesso di causalità – Dimostrazione del minor vantaggio o maggior aggravio – Necessità..
Ove, in tema di violazione dei doveri informativi dell’intermediario, l’investitore non deduca e provi elementi tali da far ritenere che, se esaurientemente informato, egli avrebbe indirizzato in altra direzione le scelte di investimento, né dimostri quale minor vantaggio o maggior aggravio sia conseguito alla mancata informazione, si deve ritenere non assolto l’onere probatorio di cui all’art. 2967 cod. civ. in ordine alla sussistenza del danno, al suo concreto manifestarsi e soprattutto in relazione al nesso di causalità tra inadempimento e danno medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 09/03/2008.


Nullità, indebito oggettivo, interessi e mala fede. Intermediazione finanziaria – Mancanza di contratto quadro – Nullità – Indebito oggettivo – Debito di valuta – Mancata prova della mala fede della banca – Decorrenza degli interessi dalla domanda..
In mancanza in ordine alla sua esistenza deve essere dichiarata la nullità del contratto di negoziazione con conseguente obbligo restitutorio del capitale investito, posto che l’invalidità del titolo conferisce al versamento natura di indebito oggettivo. Trattandosi di debito di valuta, all’importo capitale vanno aggiunti gli interessi nella misura legale che, stante la mancata prova di un profilo di mala fede della banca, decorrono dalla domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 18/12/2007.


Intermediazione finanziaria - Danno subito dall'investitore - Rivalutazione monetaria - Lucro cessante..
Il danno subito dall'investitore in dipendenza della violazione dei doveri informativi dell'intermediario è soggetto a rivalutazione monetaria ed ad esso va aggiunto il danno da lucro cessante costituito dalla differenza fra l'ammontare del debito di valore rivalutato secondo gli indici Istat e la somma che sarebbe risultata da un impiego presumibile della somma originariamente dovuta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11/10/2007.


Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Inadempimento – Risarcimento del danno – Quantificazione..
La violazione dell’obbligo di informazione previsto all’art. 28 Reg. Consob, costituendo inadempimento rispetto ad uno specifico dovere gravante sull’intermediario, determina un obbligo risarcitorio in favore degli investitori da ragguagliarsi al minor vantaggio o al maggior aggravio economico determinato dal contegno sleale di una delle parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alba, 03/10/2007.


Violazione dei doveri informativi – Quantificazione del danno e obblighi di restituzione – Interessi legali – Rivalutazione monetaria – Onere di allegazione – Necessità..
Nel caso in cui venga dichiarata la risoluzione del contratto, l'intermediario verrà condannato alla restituzione della somma pagata per l'acquisto del prodotto finanziario e degli interessi al tasso legale. Il maggior danno da svalutazione monetaria dovrà essere provato e nonostante, in difetto di prove specifiche, il giudice possa far ricorso a criteri presuntivi in ordine alla possibilità di impiego del denaro coerenti con la situazione personale e professionale del creditore, non si può prescindere dall'assolvimento quanto meno di un onere di allegazione che consenta al giudice di verificare se, tenuto conto di dette qualità personali e professionali, il danno richiesto possa essersi verosimilmente prodotto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 06/07/2007.


Intermediazione finanziaria - Risoluzione del contratto - Effetti - Obblighi restitutori - Restituzione dei titoli e delle cedole incassate - Formulazione della relativa domanda - Necessità..
A seguito della pronuncia di risoluzione (così come di quella di nullità) sorge l’obbligo delle restituzioni a carico di entrambe le parti in modo che le rispettive situazioni patrimoniali siano ripristinate: ne deriva che il credito restitutorio dei clienti non può essere ridotto considerando il valore delle obbligazioni che essi ancora detengono perché trattasi di titoli che essi non hanno nessun diritto di trattenere mentre la circostanza che di essi così come delle cedole medio tempore incassate non ne venga disposta la restituzione dipende dal fatto che non è stata formulata specifica domanda in tal senso. Appello Brescia, 20/06/2007.


Intermediazione finanziaria - Risoluzione del contratto - Incasso di cedole relative a titoli obbligazionari - Buona fede - Sussistenza - Pagamento degli interessi da parte del contraente in buona fede - Sussistenza..
Vanno ritenuti in buona fede i clienti che abbiano incassato le cedole prodotte da titoli obbligazionari acquistati in virtù di contratti di investimento dichiarati risolti per violazione degli obblighi comportamentali dell’intermediario conseguendone che essi sono tenuti alla restituzione delle stesse (da considerarsi come frutti) solo dalla data della domanda ex art. 2033 c.c. mentre il contraente inadempiente è tenuto a corrispondere gli interessi sulle somme da restituire dal giorno della ricezione del denaro. Appello Brescia, 20/06/2007.


Risoluzione del contratto - Debito restitutorio - Debito di valuta - Rivalutazione monetaria - Esclusione..
Il debito restitutorio conseguente alla pronuncia di risoluzione costituisce debito di valuta sicché deve escludersi che il fenomeno inflattivo sia stato per i risparmiatori fonte di un danno ulteriore rispetto a quello già ristorato attraverso il riconoscimento degli interessi legali in considerazione dell’andamento del tasso di inflazione nel periodo cui i fatti di causa si riferiscono. Appello Brescia, 20/06/2007.


Intermediazione finanziaria - Danno subito dal risparmiatore in conseguenza dell'inadempimento dell'intermediario - Quantificazione - Onere della prova - Necessità..
Non può riconoscersi ai risparmiatori un danno ulteriore rispetto a quello risarcito tramite il riconoscimento degli interessi legali in difetto di specifica dimostrazione che il denaro sarebbe stato investito in impieghi che avrebbero loro consentito di percepire rendimenti superiori a tale misura e, d’altra parte, i rendimenti finanziari dei primi anni 2000, caratterizzati da andamento altalenante delle borse e da bassi tassi di interesse, non autorizzano a presumere rendite nette superiori al saggio degli interessi legali. Appello Brescia, 20/06/2007.