Massimario di Diritto Finanziario


NATURA E CONTENUTO

Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi a carico dell’intermediario ex art. 21 d.lgs. 58/1998 (TUF) – Contenuto – Informazione “su misura” circa la natura e la rischiosità di ogni singola operazione – Necessità.
Nella prestazione di servizi di investimento, la norma dell’art. 21 TUF impone all’intermediario di fornire all’investitore un’informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, avuto riguardo alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente. Al fine di assolvere tale obbligo in relazione alla singola operazione di investimento, l’intermediario deve fornire indicazioni idonee a descriverne la natura (la quantità e la qualità dei prodotti in questione), ed a rappresentarne la specifica rischiosità. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28/02/2018.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi a carico dell’intermediario ex art. 21 d.lgs. 58/1998 (TUF) – Obbligo di fornire informazioni specifiche circa natura, rischi ed implicazioni della singola operazione ex art. 28 reg. consob 11522/98 – Estensione a tutti i tipi di servizi di investimento – Affermazione.
L’obbligo dell’intermediario di fornire al cliente informazioni specifiche circa la natura, i rischi, e le implicazioni della singola operazione di investimento, di cui all’art. 21 del d.lgs 58/1998 come specificato dall’art. 28 del reg. consob 11522/98, ha carattere generale, e si riferisce dunque non al solo contratto di gestione di portafogli, ma a tutti i tipi di servizi di investimento. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16/02/2018.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi a carico dell’intermediario ex art. 21 d.lgs. 58/1998 (TUF) – Contenuto – Informazione “su misura” per ogni singola operazione – Necessità – Esperienza dell’investitore – Peso della singola operazione rispetto al patrimonio complessivamente investito – Irrilevanza.
Nella prestazione di servizi di investimento, l’intermediario deve fornire al cliente informazioni concrete e specifiche, ritagliate sul prodotto oggetto della singola operazione; tale obbligo deve essere assolto indipendentemente dalla familiarità del cliente con quel genere di operazioni, ed a prescindere dal peso dell’investimento rispetto al patrimonio complessivamente investito. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16/02/2018.


Doveri di informazione da parte dell’intermediario nei vari momenti del rapporto e loro rilevanza. Intermediazione finanziaria - Contratto quadro - Ordini di investimento - Specifici doveri di informazione da parte dell’intermediario - Violazione - Rilevanza.
In tema di intermediazione nella vendita di strumenti finanziari, gli obblighi di comportamento sanciti dall’art. 21 del d.lgs. n. 58 del 1998 e dalla normativa secondaria contenuta nel reg. Consob n. 11522 del 1998, sorgono sia nella fase che precede la stipulazione del contratto quadro (come quello di consegnare il documento informativo sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari e di acquisire le informazioni sull'investitore circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento e la sua propensione al rischio), sia dopo la sua conclusione (è il caso dell’obbligo d'informazione cd. attiva circa la natura, i rischi e le implicazioni della singola operazione, di astenersi dal porre in esecuzione operazioni inadeguate e di quelli che sono correlati alle situazioni di conflitto di interessi). Tutti i descritti obblighi, finalizzati al rispetto della clausola generale che impone all’intermediario il dovere di comportarsi con diligenza, correttezza e professionalità nella cura dell'interesse del cliente, assumono rilevanza per effetto dei singoli ordini di investimento, che costituiscono negozi autonomi rispetto al contratto quadro originariamente stipulato dall’investitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31/08/2017.


Nullità del contratto d’investimento per violazione di norme imperative: obblighi informativi. Contratti finanziari – Violazione di norme imperative – Non inerenti alla validità del contratto – Nullità – Esclusione

Obblighi informativi a carico dell’intermediario – Contenuto – Violazione – Nullità del contratto – Affermazione.
La nullità dei contratti di intermediazione finanziaria per violazione di norme imperative. In mancanza di espressa previsione di legge, si determina unicamente in caso di violazione di norme inderogabili concernenti la validità del contratto, non anche quando le norme violate, seppur imperative, attengono al comportamento dei contraenti, potendo tale violazione configurare soltanto fonte di responsabilità: a) precontrattuale, con conseguenze risarcitorie; b) contrattuale, ed eventualmente condurre alla risoluzione del contratto.
La nullità del contratto per contrarietà a norme imperative, ai sensi dell’art.1418, comma 1, c.c., postula che siffatta violazione attenga ad elementi intrinseci della fattispecie negoziale, cioè relativi alla struttura o al contenuto del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’obbligo di informazione e l’obbligo di segnalare la non adeguatezza dell’operazione e di indicare “le ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione” (art.29 Regolamento Consob 11522/98) confluiscono nell’unitario obbligo di diligenza, di correttezza e di trasparenza dell’intermediario finanziario sancito dall’art.21 del D.lgs. n.58 del 1998.
La dichiarazione del cliente di avere ricevuto esaustiva informazione sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni dell’operazione, contenuta nei modelli di conferimento dell’ordine di negoziazione redatti su modulo prestampato predisposto dalla banca intermediaria è pienamente inidonea ad assolvere agli obblighi informativi prescritti, integrando un’affermazione del tutto riassuntiva e generica circa l’avvenuta completezza dell’informazione sottoscritta dal cliente.
La qualità di operatore qualificato ha un preciso contenuto tecnico-giuridico che non può essere integrato dal mero riferimento all’entità del patrimonio dell’investitore ed alle sue attitudini imprenditoriali.
La domanda di risoluzione del contratto per inadempimento della banca intermediaria deve pertanto ritenersi fondata, con condanna della stessa al risarcimento dei danni in misura corrispondente al capitale investito.
[Fattispecie relativa alla collocazione dei “bond Cirio”, qualificati dal Giudice come altamente speculativi e, in quanto privi di rating ed emessi da società non soggetta al diritto italiano senza alcun prospetto informativo, tali da non potersi collocare a comuni investitori non qualificati senza uno specifico ordine impartito per iscritto e riportante esplicito riferimento alle avvertenze ricevute.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Bari, 29/08/2017.


Obbligo di informazione sull'aggravamento del rischio dell’investimento già effettuato. Intermediazione finanziaria - Contratto di deposito ed amministrazione di valori mobiliari - Obblighi di informazione gravanti sull’intermediario relativi al rischio dell'investimento - Permanenza a seguito dell’acquisto dei titoli - Insussistenza.
In tema di contratti relativi a strumenti finanziari, deve escludersi che l’intermediario nella compravendita di valori mobiliari, quando abbia stipulato con il cliente solo un contratto di deposito titoli in custodia ed amministrazione, abbia un obbligo di informazione, proprio del contratto di gestione del portafoglio, relativo all'aggravamento del rischio dell’investimento già effettuato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03/07/2017.


Conoscenza del prodotto finanziario e dimensione locale. Intermediari finanziari - Obblighi informativi - Conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario - Deficit delle informazioni assunte dall'intermediario sulla base della dimensione locale.
L'obbligo di diligenza, correttezza e trasparenza posto a carico dell'intermediario nella negoziazione di titoli ex art. 21, comma 1 lettere a) e b) del d.lgs n. 58 del 1998 così come puntualizzato negli artt. 26 e 28 (quest'ultimo integrato dall'allegato 3) del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, richiede sia una conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario, alla luce di tutti i dati disponibili che ne possano influenzare la valutazione effettiva della rischiosità (es. rating; offering circular; caratteristiche del mercato ove il prodotto è collocato), senza che possa giustificarsi il deficit delle informazioni assunte dall'intermediario sulla base della dimensione locale di esso e della non partecipazione diretta alla vendita dei titoli sia un'informazione delle caratteristiche del prodotto concreta e specifica alla luce di tutti gli indicatori desumibili dall'art. 28 del Regolamento Consob così come integrato dall'allegato 3 al testo normativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03/04/2017.


Intermediazione finanziaria – Analisi dell’adeguatezza dell’investimento – Criteri – Obblighi informativi a carico dell’intermediario.
Le scarne e generiche dizioni “obiettivi di investimento non rilasciati”, “titolo a rischio”, “attenzione: ordine al meglio”, non possono considerarsi informazioni adeguate sulla natura e sui rischi dell'operazione, perché non illustrano con chiarezza né le caratteristiche del titolo, né per quali ragioni il medesimo sarebbe a rischio, né quali implicazioni derivino dal mancato rilascio degli obiettivi di investimento e dal c.d. Ordine al meglio.

Proprio perché l'investitore non aveva rilasciato le informazioni di profilazione, la banca, ricevuto l'ordine di acquisto, avrebbe dovuto informarlo della inadeguatezza dell'operazione, ed acquisire, in caso di conferma della volontà di procedere, un ulteriore ordine scritto ove fosse atato fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute. (Gaia Matteini) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 16/03/2017.


Prodotto finanziario 'BTP Tel' e circostanze rilevanti per la valutazione della correttezza dell’agire dell’intermediario collocatore. BTP Tel – Struttura del prodotto – Rendimento commisurato ai BTP – Diritto alla restituzione del capitale – Limitato al minor valore tra somma investita e andamento «paniere» di titoli identificato in contratto – Correttezza informazioni trasmesse all’investitore – Adeguatezza dell’operazione – Necessità di verificare i contorni concreti di regolamentazione economica e normativa dell’operazione.
Nell’operazione BTP Tel l’investitore versa una somma pari al prezzo di sottoscrizione/compera di una determinata quantità di BTP, e ottiene il diritto a ricevere il rendimento cedolare dei relativi titoli statali. Al detto versamento non consegue però anche il diritto alla restituzione della somma rispondente al montante capitale, per linea nominale, dei titoli stessi. Quanto a quest’ultimo profilo, infatti, la somma versata viene «posta a confronto» con l'andamento di un paniere di titoli azionari (le cui componenti dovrebbero venire indicate nel contratto concluso tra intermediario e investitore) e per tale «messa a confronto» l'intermediario corrisponde una somma ad hoc all'investitore: alla scadenza dei titoli di Stato, così, se il valore del paniere delle azioni (come determinato sulla base delle clausole previste nel menzionato contratto) risulta inferiore a quello rappresentato dal capitale versato per i BTP, l'intermediario si libera da ogni obbligazione corrispondendo all'investitore la minore somma di cui al valore attuale del paniere (tutto questo secondo quanto discende dallo svolgimento della formula «vendita dell'opzione put», a cui si richiama l'operazione in questione con lessico decisamente non perspicuo per tutti coloro che non appartengono al ristretto novero degli addetti ai lavori).

Ne discende che l’investitore corre il rischio di perdere l’intero capitale versato in relazione ai BTP, là dove invece l’intermediario corre il rischio di perdere, al più, per intero la somma che ha versato a fronte dell’ottenuta put.
Peraltro, in una simile prospettiva l’operazione BTP Tel appare assumere contorni solo parziali, poiché restano nell'oscuro i vantaggi che la stessa comporta per l'investitore a fronte del ridetto rischio di perdita, come pure la potenzialità di guadagno che a quegli la stessa sarebbe idonea a portare; l'utile ipoteticamente connesso, se si preferisce, al profilo di «capitale di rischio» che si assume parte caratteristica dell'operazione.

Posta una simile notazione, il ricorso per Cassazione in cui si deduca l’erronea valutazione delle corti di merito circa il corretto adempimento da parte dell’intermediario collocatore del BTP Tel degli obblighi informativi impostigli dalla legge deve indicare (a pena di inammissibilità del ricorso per la genericità del motivo formulato e per difetto di autosufficienza) la misura del rendimento nel concreto dato dai BTP cui è stato fatto specifico riferimento, il prezzo effettivamente pagato dall’intermediario come corrispettivo per l’ottenimento della put. Ancora, deve indicare il regime contrattualmente predisposto inter partes come conseguente al caso in cui il valore del paniere dei titoli azionari interessati fosse risultato superiore al valore di restituzione nominale dei BTP, al tempo della loro scadenza (o anche prima, eventualmente trascorso un certo periodo di tempo dal momento del versamento della somma capitale). (Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14/03/2017.


Dovere dell’intermediario di informare l'investitore della perdita di valore o dell'aumento di rischiosità dei titoli verificatisi dopo l'acquisto. Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Dovere di informare l'investitore della perdita di valore o dell'aumento di rischiosità dei titoli verificatisi in data successiva all'acquisto – Esclusione.
L'intermediario non è tenuto a informare l'investitore della perdita di valore o dell'aumento di rischiosità dei titoli verificatisi in data successiva all'acquisto; infatti, l'art. 28 Reg. 11522/98 - nella parte in cui finalizza le informazioni alle scelte di investimento "o disinvestimento" - non può indurre una diversa conclusione, poiché deve essere correttamente interpretato nel senso che l'intermediario è tenuto a fornire le informazioni sull'andamento degli strumenti finanziari qualora l'investitore gli abbia manifestato l'intenzione (autonomamente maturata) di disinvestire (c.d. consulenza incidentale). A supporto di questa conclusione non può non considerarsi che una diversa interpretazione dell'art. 28 Reg. 11522/98 finirebbe col porre a carico dell'intermediario un obbligo informativo particolarmente ampio e gravoso e dai confini oggettivamente incerti. Egli sarebbe infatti tenuto (al di fuori di ogni rapporto di consulenza o gestione patrimoniale) a monitorare costantemente l'andamento dei singoli investimenti di tutti i suoi clienti e a comunicare loro ogni "modifica rilevante" delle informazioni a suo tempo fornite su ogni singolo strumento finanziario negoziato. Inoltre lo stesso concetto di "modifica rilevante", ove non ancorato a parametri specifici che non si rinvengono nel testo regolamentare, finisce per essere opinabile e rimessa all'apprezzamento soggettivo dell'intermediario (o, in caso di contenzioso, del giudice e del suo consulente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30/12/2016.


Intermediazione finanziaria – Nullità dei singoli ordini di investimento – Dichiarazione d’ufficio della nullità del contratto quadro – Esclusione.
In tema di intermediazione finanziaria, ove sia stata dedotta dall'investitore la nullità dei soli ordini di investimento, deve escludersi che il giudice possa rilevare d'ufficio la nullità del contratto quadro per difetto del requisito della forma scritta. Invero, il rilievo officioso della nullità riguarda solo il contratto posto a fondamento della domanda e, quindi, i singoli contratti di investimento, dotati di una propria autonoma individualità rispetto al contratto quadro, sebbene con esso collegati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30/12/2016.


Carenza di legittimazione passiva della banca mutuante nel caso di cartolarizzazione del credito derivante dal contratto di mutuo. Mutuo – Usura – Cessione credito pro soluto – Banca mutuante – Carenza legittimazione passiva.
Nel caso di cessione pro soluto dei crediti derivanti da un contratto di mutuo sussiste difetto di legittimazione passiva della banca mutuante rispetto alla domanda di accertamento negativo del credito in conseguenza dell’invocata nullità del contratto per superamento del tasso soglia d’usura e rideterminazione dell’importo della rata. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 12/10/2016.


La Cassazione ribadisce il fine unitario della pluralità degli obblighi della banca: suitability rule. Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Convergenza verso un fine unitario - Segnalazione all'investigatore della non adeguatezza dell'operazione di investimento - Suitability rule - Contenuto.
In tema di intermediazione finanziaria, la pluralità degli obblighi (di diligenza, di correttezza e trasparenza, di informazione, di evidenziazione dell'inadeguatezza dell'operazione che si va a compiere) previsti dagli artt. 21, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 58 del 1998, 28, comma 2, e 29 del Reg. CONSOB n. 11522 del 1998 (applicabile "ratione temporis") e facenti capo ai soggetti abilitati a compiere operazioni finanziarie, convergono verso un fine unitario, consistente nel segnalare all'investitore, in relazione alla sua accertata propensione al rischio, la non adeguatezza delle operazioni di investimento che si accinge a compiere (cd. "suitability rule"). Tale segnalazione deve contenere specifiche indicazioni concernenti: 1) la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosità del prodotto finanziario offerto; 2) la precisa individuazione del soggetto emittente, non essendo sufficiente la mera indicazione che si tratta di un "Paese emergente"; 3) il "rating" nel periodo di esecuzione dell'operazione ed il connesso rapporto rendimento/rischio; 4) eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di "grey market"); 5) l'avvertimento circa il pericolo di un imminente "default" dell'emittente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07/06/2016.


Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Ratio - Scelta tra diverse opportunità di investimento - L'importanza delle informazioni e della loro valutazione - Importanza del rating - Nesso di causalità - Regola «del più probabile che non».
Alla base della complessiva finalità della previsione dettata in tema di obblighi informativi dell’intermediario finanziario sta la considerazione secondo cui ogni investitore razionale è avverso al rischio, sicchè il medesimo, a parità di rendimento, sceglierà l’investimento meno aleatorio e, a parità di alea, quello più redditizio, se non si asterrà perfino dal compiere l’operazione, ove l’alea dovesse superare la sua propensione al rischio. La scelta tra differenti opportunità di investimento è quindi essenzialmente un problema di raccolta e di valutazione di informazioni, ovvero di ogni dato sulla natura dello strumento finanziario, sul suo emittente, sul suo rendimento e sull’economia nel suo complesso, compresa l’informativa circa l’eventuale sussistenza, con riferimento alla singola operazione da porre in essere, di una situazione di cd. grey market, cioè di carenza di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo ed il rating del prodotto finanziario nel periodo in considerazione, o – addirittura – di una situazione di imminente default economico dell’emittente. E’ evidente che, essendo le informazioni finanziarie complesse e costose, nei rapporti di intermediazione finanziaria le imprese di investimento posseggono – ovvero devono procurarsi – elementi informativi diversi e superiori rispetto a quelli a disposizione degli investitori, o da essi acquisibili.

In forza di tali considerazioni, non vi è dubbio che anche soltanto la sottolineatura della mancanza di rating costituisce un elemento che, se adeguatamente comunicato e valorizzato, potrebbe, già da solo, almeno secondo parametri di normalità, porre l’investitore sull’avviso e, se non altro, suscitare in lui un fondato dubbio in ordine alla sicura percorribilità dell’affare. E tanto basta alla sussistenza del nesso di causalità, da escutere diversi secondo la regola «del più probabile che non». (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03/06/2016.


Intermediazione finanziaria: obblighi informativi e criteri di valutazione dell'adeguatezza delle operazioni. Intermediazione finanziaria – Analisi dell’adeguatezza dell’investimento – Criteri – Obblighi informativi a carico dell’intermediario – Classificabilità del cliente come “operatore qualificato”.
Ai sensi dell’art.40 del Regolamento CONSOB 16190/2007, l’intermediario è tenuto a esaminare l’adeguatezza dell’operazione sulla base di tre valutazioni: in primo luogo, l’operazione consigliata deve corrispondere agli obiettivi di investimento del cliente; in secondo luogo, la natura dell’investimento deve essere tale che il cliente sia finanziariamente in grado di sopportare qualsiasi rischio connesso all’investimento compatibilmente coni suoi obiettivi di investimento; infine, l’operazione deve essere di natura tale per cui il cliente possieda la necessaria esperienza e conoscenza per comprendere i rischi inerenti all’operazione.
Non è sufficiente una spiegazione generale delle caratteristiche delle componenti derivative elementari, ma è necessaria una dettagliata e puntuale informazione in merito al rischio, all’effetto leva, alla liquidità del prodotto, alla volatilità del prezzo; non essendo ammissibile l’utilizzo di moduli informativi prestampati e standardizzati.
Affinché un cliente possa essere classificato come “operatore qualificato” è necessario che l’intermediario lo sottoponga a uno specifico test conoscitivo, onde valutarne in concreto le competenze. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 26/05/2016.


Intermediazione finanziaria - Pluralità degli obblighi di diligenza, correttezza e trasparenza, informazione - Fine unitario - Segnalazione all’investitore della non adeguatezza dell’operazione di investimento in relazione alla sua propensione al rischio - Oggetto e contenuto della segnalazione - Adeguatezza dell’informazione in concreto al fine soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto.
In tema di intermediazione finanziaria, la pluralità degli obblighi (di diligenza, di correttezza e trasparenza, di informazione, di evidenziazione dell'inadeguatezza dell'operazione che si va a compiere) previsti dagli artt. 21, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 58 del 1998, 28, comma 2, e 29 dei Reg. CONSOB n. 11522 del 1998 e facenti capo ai soggetti abilitati a compiere operazioni finanziarie, convergono verso un fine unitario, consistente nel segnalare all'investitore, in relazione alla sua accertata propensione al rischio, la non adeguatezza delle operazioni di investimento che si accinge a compiere (cd. "suitability rule").

Tale segnalazione deve contenere specifiche indicazioni concernenti: 1) la natura e le caratteristiche peculiari del titolo, con particolare riferimento alla rischiosità del prodotto finanziario offerto; 2) la precisa individuazione del soggetto emittente; 3) il "rating" nel periodo di esecuzione dell'operazione ed il connesso rapporto rendimento/rischio; 4) eventuali carenze di informazioni circa le caratteristiche concrete del titolo (situazioni cd. di "grey market"); 5) l'avvertimento circa il pericolo di un imminente "default" dell'emittente (Cass. 1376/2016). Nella medesima prospettiva si è, peraltro, espressa anche in precedenza la giurisprudenza di legittimità, laddove ha affermato che, in tema di servizi di investimento, la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l'obbligo di fornire all'investitore un'informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente, e, a fronte di un'operazione non adeguata, può darvi corso soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall'investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute (cfr. Cass. 17340/2008; Cass. 22147/2010). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13/05/2016.


Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Informazioni specifiche sulla tipologia ed i rischi degli investimenti proponibili - Obbligazione attiva.
L'intermediario è tenuto nei confronti di ciascun investitore all'assolvimento dell'obbligo di "fornire" informazioni specifiche sulla tipologia ed i rischi degli investimenti proponibili: si tratta di un obbligo "attivo" come ineludibilmente indicato dall'utilizzazione dei predicati verbali "fornire" ed "acquisire" desumibili dal testo degli artt. 21 TUF e 28 del Reg. Consob, previsto in via generale per i servizi d'investimento, salvo una più puntuale conformazione per specifiche tipologie di operazioni finanziarie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21/04/2016.


Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Oggetto - Natura ed entità degli investimenti - Tipologia e rischiosità - Profilo dell'investitore non professionale - Rilevanza - Limiti.
Il profilo dell'investitore riveste un indubbio rilievo al fine di valutare l'adeguatezza delle informazioni acquisite e fornite dall'intermediario ma non può determinare l'eliminazione dell'obbligo legale d'informazione a carico dell'intermediario o la sua riconduzione entro clausole di stile, dovendosene valutare l'assolvimento in primo luogo in considerazione della natura ed entità (nella specie estremamente significativa) degli investimenti nonché della tipologia e della rischiosità dei medesimi. L'obbligo informativo risulta composto di un contenuto oggettivo ed uno soggettivo. Il contenuto oggettivo delle informazioni relative all'investimento non può essere determinato esclusivamente alla stregua del profilo soggettivo dell'investitore, quando quest'ultimo non sia operatore professionale, ma deve essere anche caratterizzato da un nucleo di dati oggettivamente riferibili agli investimenti che si intendono proporre contrattualmente ed eseguire. Il profilo soggettivo condiziona la valutazione dell'assolvimento dell'obbligo informativo, costituendo uno degli indicatori dell'adeguatezza, ma non lo esaurisce.
(Nel caso di specie, la Suprema Corte ha rilevato che La Corte d'Appello di Bologna aveva, invece, tratto proprio dalle caratteristiche soggettive dell'investitore la conclusione dell'adeguatezza delle informazioni sugli investimenti, ritenendo che dovesse ritenersi "inverosimile che i mandati di gestione siano stati sottoscritti nella sostanziale non consapevolezza della loro reale portata", oltre che da indici desunti dal contratto quadro del tutto privi di qualsiasi specifico contenuto informativo. Al riguardo, la Suprema Corte osserva che, se può astrattamente condividersi l'affermazione, contenuta nella sentenza impugnata, secondo la quale l'adempimento dell'obbligo informativo può essere assolto anche mediante il tenore dei documenti contrattuali, deve rilevarsi che alla luce dei riferimenti testuali selezionati dalla Corte territoriale l'assunto della stessa non può condividersi a fronte delle seguenti rilievi:
-sotto il titolo "dichiarazioni e firme dei mandanti " il sottoscrittore prendeva atto "che il menzionato servizio di gestione non offre garanzia di mantenere invariato il valore degli investimenti";
-nell'art. 5 delle Condizioni generali di contratto veniva prescritto che "il cliente non ha alcuna garanzia di mantenere invariato il valore degli investimenti effettuati né di ottenere il raggiungimento dei propri obiettivi d'investimento".
Sono queste, osserva la Suprema Corte, clausole rivolte alla delimitazione "esterna" del rischio connesso agli investimenti, prive di qualsiasi indicazione relativa al contenuto intrinseco delle informazioni relative ad essi, così come l'assunto della Corte d'Appello per cui la leva finanziaria era individuata come corrispondente all'unità, con possibilità per la mandataria di contrarre obbligazioni solo entro l'entità del patrimonio affidato ma comunque fino all'esaurimento dello stesso. La Suprema Corte osserva ancora che anche questa indicazione contrattuale svolge l'esclusiva funzione di definire il limite contrattuale non oltrepassabile delle perdite contrattualmente realizzabili ma è priva di contenuto descrittivo informativo in ordine agli investimenti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21/04/2016.


Intermediazione finanziaria - Doveri informativi - Indicazione del limite estremo del rischio di gestione - Inidoneità ad integrare l'obbligo di assumere informazioni in ordine alla adeguatezza dell'investimento.
L'indicazione del limite estremo del rischio connesso alla gestione patrimoniale può essere uno dei criteri della preventiva valutazione dell'adeguatezza degli investimenti che compongono la gestione patrimoniale ma è del tutto inidoneo, se considerato isolatamente, ad integrare l'obbligo di assumere le informazioni necessarie al fine di formulare proposte d'investimento adeguate.

Deve, inoltre, osservarsi, che l'adeguatezza delle operazioni eseguite non può valutarsi soltanto alla stregua degli indici individuati dalla Corte territoriale, peraltro, non diversi da quelli posti a base della erronea valutazione positiva dell'assolvimento dei generali obblighi informativi incombenti sull'intermediario, richiedendo necessariamente un riscontro oggettivo derivante dalla conoscenza preventiva e, conseguentemente tendenziale ma non eliminabile perché imposta ex lege, dei rischi connessi agli investimenti. La soggettiva propensione al rischio deve essere commisurata alla oggettiva conoscenza della rischiosità delle operazioni, mancando altrimenti uno dei parametri di valutazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21/04/2016.


Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale - Necessità - Allegato 3, Documento Rischi, sub lett. c) sezione IV del Reg. Consob - Modello prescrittivo dell'assolvimento degli obblighi informativi specifici connessi alle singole gestioni.
Come disciplinato nella sezione IV del Reg. Consob (dedicata specificamente alle gestioni patrimoniali) ed in particolare nell'art. 42, comma 1, da integrarsi con l'allegato 3 (Documento Rischi) sub lettera c) del predetto testo normativo, deve essere indicato per iscritto nel contratto quadro il grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale. A tale riguardo deve evidenziarsi che l'allegato sub 3, costituisce parte integrante del Regolamento citato, come indicato espressamente nell'art. 28 comma 1 lettera B ed in particolare costituisce il modello prescrittivo dell'assolvimento degli obblighi informativi specifici relativi alla trasparente e comprensibile rappresentazione dei rischi connessi alle singole gestioni così come prescritto in via generale dal primo coma dell'art. 42. Tale norma richiede all'intermediario di indicare "ai fini della definizione delle caratteristiche della gestione un parametro oggettivo di riferimento coerente dei rischi ad essa connessi". L'allegato (3 lettera c) indica come assolvere a tale prescrizione vincolante chiarendo in primo luogo che "La rischiosità della linea di gestione è espressa dalla variabilità dei risultati economici conseguiti dal gestore" e prescrivendo che "L'investitore può orientare la rischiosità del servizio di gestione definendo contrattualmente i limiti entro cui devono essere effettuate le scelte di gestione. Tali limiti, complessivamente considerati, definiscono le caratteristiche di una linea di gestione e devono essere riportati obbligatoriamente nell'apposito contratto scritto". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21/04/2016.


La banca è responsabile del danno provocato dalla clausola di 'rischio cambio' Euro/Franco Svizzero inserita nel contratto di leasing senza osservare i dettami del TUF in quanto da qualificarsi 'derivato implicito' o 'derivato incorporato'. Contratto di leasing immobiliare – Clausola “rischio cambio” Euro / franco Svizzero – Carattere aleatorio – Derivato “implicito” o “incorporato” ai sensi dello IAS 39 e dell’art. 2426 comma 11-bis c.c., (entrato in vigore il 1.1.2016) avente causa autonoma – Applicabilità TUF.

Contratto quadro ex art. 23 TUF non necessità – Mancato rispetto art. 21 comma 1 lett. a) e b) TUF nonché art. 39, 40 e 42 Reg. Consob 16190/2007 – Sussiste – Risolvibilità del contratto di finanza incorporato – Sussiste – Responsabilità civile concedente e risarcimento del danno – Sussiste..
Il fatto che la clausola avente natura aleatoria di “rischio cambio”, inserita in un contratto di leasing, il quale, di per sé, non rientra tra i servizi e le attività di investimento, né fra gli strumenti finanziari di cui all’art. 1 commi 2 e 5 T.U.F., sia stata oggetto della volontà negoziale delle parti, non esclude che ad essa si applichino le norme in materia di intermediazione finanziaria.

Tale clausola non muta la causa tipica del contratto, ma costituisce una previsione accessoria che incide sul contenuto del sinallagma negoziale e va vista come “derivato implicito / incorporato” nel contratto di leasing (IAS 39 ed art. 2426 comma 11 -bis c.c.) inscindibile dal medesimo contratto “host” (ospite), in cui, il canone mensile altro non rappresenta se non la base di calcolo sulla quale determinare il differenziale spettante all’una o all’altra parte, con una mera funzione aleatoria.

Contratto di leasing e clausola “rischio cambio” non costituiscono un contratto complesso, la cui causa negoziale (intesa come lo scopo, di contenuto economico, che le parti perseguono con la conclusione di uno specifico accordo) è unica, trattandosi, invece, di ipotesi di collegamento negoziale tra più contratti, ciascuno dotato della propria causa.

Non sussiste la nullità della clausola di rischio cambio (rectius: del contratto collegato ad essa sotteso) ai sensi dell’art. 23 del d.lgs. 58/1998, pur non essendo stata preceduta la sua conclusione dalla stipula in forma scritta di un “contratto quadro”, quando, nel caso di una singola operazione di investimento, alla quale è assimilabile la clausola di “rischio cambio” inserita nel contratto di leasing, quanto prescrive la norma è già contenuto nel contratto che regola quella operazione di investimento.

Il mancato assolvimento degli obblighi previsti dall’art. 39, 40 e 42 del Reg. Consob 29.10.2007, n° 16190, riguardanti la rilevazione della “conoscenza ed esperienza nel settore di investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio”, “situazione finanziaria” ed “obiettivi di investimento”, la mancata valutazione “sulla base delle informazioni ricevute dal cliente, e tenuto conto della natura e delle caratteristiche del servizio fornito” dell’adeguatezza e dell’appropriatezza dell’operazione, senza che risulti che ricorrano le condizioni per omettere le predette informazioni e valutazioni, ai sensi dell’art. 43. dall’art. Reg. Consob citato, comporta la violazione dell’art 21 comma 1 lett. a) e b) del d.lgs. 58/1998, dunque il diritto alla risoluzione del contratto derivato incorporato, nonché il risarcimento del danno. (Paolo Righini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 29/02/2016.


Intermediazione finanziaria – Bonds Argentina – Assenza di gestione patrimoniale o contratto di consulenza – Avviso declassamento rating successivo ad acquisto – Non necessità.
Nessun obbligo di informare del gravissimo e reiterato declassamento del rating dei bonds Argentina successivo al loro acquisto sussiste a carico dell’intermediario qualora l’investitore non gli abbia conferito un mandato di gestione patrimoniale o non abbia sottoscritto un contratto di consulenza ma si sia limitato a utilizzare il servizio di negoziazione in valori mobiliari consistente nell’acquisto e nella vendita di determinati strumenti finanziari da lui scelti senza margini di discrezionalità in capo all’intermediario. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16/02/2016.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario.
Gli obblighi informativi posti a carico dell’intermediario, discendenti dalle norme ex artt. 21 T.U.F. e 26-31 del regolamento CONSOB adottato con deliberazione CONSOB n. 11522 del 1998, possono ritenersi concretamente adempiuti soltanto quando l’investitore abbia pienamente compreso le caratteristiche essenziali dell’operazione non solo con riguardo ai suoi rischi patrimoniali ma anche con riferimento alla sua adeguatezza. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 08/01/2016.


Obbligazioni argentine – Alta rischiosità dello strumento finanziario – Rischio default per lo Stato argentino fin dal 1998.
Per i titoli di Stato emessi dalla Repubblica Argentina, già a partire dall’anno 1998 si erano posti problemi di criticità e rischio di insolvenza poichè in quell’anno il P.I.L. del Paese aveva manifestato una prima significativa contrazione. Inoltre, già a far data dal 1997 le principali agenzie specializzate nell’assegnazione dei giudizi di merito di credito (rating) avevano, in maniera sostanzialmente concorde, classificato tale emittente nella categoria “speculativa”. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 08/01/2016.


Intermediazione finanziaria - Rifiuto a fornire informazioni da parte dell’investitore - Sussistenza obblighi informativi in capo alla banca.
Secondo ormai pacifica giurisprudenza sul punto (Cass. n.18039/2012) gli obblighi informativi non vengono meno nemmeno nel caso in cui l’investitore non abbia voluto fornire le informazioni previste dall’art. 28 Regolamento Consob relative alla sua esperienza in materia di investimenti, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento. Anzi, proprio tale circostanza richiede che l’intermediario sia tenuto ad utilizzare tutte le informazioni in suo possesso ( età, condizione lavorativa, livello d’istruzione, pregressa operatività, situazione patrimoniale dell’investitore). Qualora tali elementi non siano sufficienti per delineare il profilo del cliente, esso dovrà operare utilizzando criteri estremamente prudenziali prescegliendo investimenti finalizzati alla conservazione, adatti ad un investitore con scarse conoscenze tecniche e bassa propensione al rischio. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 16/09/2015.


Consorzio Patti Chiari: obblighi informativi nei confronti della comunità degli investitori in ordine al mancato rimborso ed alla variazione del prezzo. Consorzio Patti Chiari - Formazione dell'elenco dei titoli - Dichiarazione del Consorzio in ordine all'aggiornamento dell'elenco - Obbligo di aggiornamento quotidiano e di informazione degli investitori - Promessa effettuata dal Consorzio alla comunità degli investitori

Consorzio Patti Chiari - Informazione contenuta nell'opuscolo - Assunzione dell'obbligo di garanzia in ordine al valore dell'investimento per quanto attiene al mancato rimborso e la riduzione di valore dei titoli

Consorzio Patti Chiari - Metodo di calcolo del VaR - Scelta esclusiva del Consorzio Patti Chiari - Trasferimento sugli investitori del rischio di eventuali errori - Esclusione

Consorzio Patti Chiari - Impegno del consorzio in ordine al verificarsi di una probabilità evidenziata da specifico indicatore - Obbligo di tenere la medesima condotta in presenza di indicazioni negative ma di oscillazioni comunque verificatesi - Sussistenza

Consorzio Patti Chiari - Prevedibilità del default di alcuni titoli - Non univocità degli indicatori - Informazione dell'oscillazione di prezzo - Necessità

Consorzio Patti Chiari - Alta esperienza dell'investitore - Scelta di titoli con buoni rating e valutazione di mercato - Elemento sintomatico di scelta di investimenti sicuri.
Le dichiarazioni rese dall’ente Consorzio Patti Chiari sia in sede di indicazione del proprio oggetto sociale sia soprattutto con specifico riferimento al prospetto dell’elenco delle obbligazioni a basso rischio e rendimento sono tali da generare un’obbligazione in capo al consorzio medesimo. Qualora, infatti, CPC affermi che “l’elenco viene aggiornato quotidianamente per verificare se un titolo ha perso anche solo uno dei requisiti fondamentali”, l'affermazione comporta l’obbligo di aggiornare l’elenco quotidianamente e di rendere edotti gli investitori di eventuali modifiche all’elenco secondo lo schema descritto alla successiva pag. 25 dell'opuscolo ove si parla di: aumento del rischio modesto, comunicazione nell’estratto conto successivo, aumento del rischio rilevante, comunicazione entro 2 giorni.
In tale situazione, si configura, infatti, una promessa effettuata dal consorzio alla comunità degli investitori che scelgano per i propri impieghi titoli inseriti nel citato elenco espressamente richiamato in ciascun ordine di investimento; si configura, quindi, l’assunzione di un impegno continuativo durante l’investimento in termini di informazione ma anche in termini di condotta specifica aventi ad oggetto l'aggiornamento dell’elenco e l'avviso agli investitori nell'ipotesi di aumento del rischio. Detto impegno, ai sensi dell’art. 1989 c.c., è rivolto a persone indeterminate che vengano a trovarsi nella specifica situazione descritta nella promessa medesima di avere impiegato i propri denari in titoli inseriti nell’elenco dei titoli a basso rischio e rendimento. L’assunzione dell’obbligo in capo al CPC prescinde, quindi, dall’adesione dei singoli beneficiari della promessa (gli investitori), che concludono l’unico contratto bilaterale configurabile nella fattispecie concreta con la banca intermediaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le articolate (per quanto divulgative) precisazioni esposte nell’opuscolo messo a disposizione degli investitori dal Consorzio Patti Chiari conducono a delineare in capo al primo il ruolo di garante in ordine al valore dell’investimento sotto due distinti profili: garanzia dal mancato rimborso del titolo alla scadenza (quindi garanzia resa assicurando il mantenimento nell’elenco di soli titoli con rating non inferiore a "A-") nonché garanzia dal rischio di riduzione di valore dell’investimento per l'ipotesi in cui l’investitore intenda vendere i propri titoli prima della scadenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La scelta del metodo scientifico di calcolo del VaR, cui affidare le valutazioni prodromiche all’adempimento dell'obbligo informativo nei confronti degli investitori, è scelta esclusiva del Consorzio Patti Chiari, scelta che non può trasferire sugli investitori il rischio di eventuali errori provenienti da soggetti terzi ed estranei ad ogni rapporto con gli investitori medesimi. Il metodo RiskMetrics per la misurazione del VaR non è del resto menzionato nell'opuscolo messo a disposizione dal Consorzio Patti Chiari e, quindi, non è in alcun modo entrato a far parte della promessa resa dal consorzio agli investitori e potrà tutt'al più rilevare come attendibile metodo di calcolo ove le parti non lo abbiano contestato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L'assunzione di un impegno con riferimento al verificarsi di una probabilità, evidenziata da uno specifico indicatore (nel caso specifico il VaR), non esime dall’obbligo di tenere la medesima condotta quando, pur risultando negativo l’indicatore probabilistico, la circostanza si verifichi in concreto nella realtà. (Nel caso specifico, il tribunale ha ritenuto che se fosse emersa in concreto una significativa variabilità del prezzo di mercato non registrata dall’indicatore probabilistico, ugualmente il Consorzio Patti Chiari avrebbe dovuto delistare il titolo e informare l'investitore). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di prevedibilità del default, se è del tutto condivisibile la valutazione in ordine alla non univocità degli indicatori ai fini della riconoscibilità del rischio di default, deve comunque ritenersi sussistente l'obbligo assunto dall'intermediario (nel caso di specie Consorzio Patti Chiari) avente ad oggetto non solo l'informazione sul rischio di default, ma anche l'informazione sul rischio di oscillazione di prezzo e di conseguente diminuzione di valore del titolo sul mercato finanziario, ciò ai fini della valutazione della perdita per l'ipotesi che il risparmiatore intenda vendere il titolo prima della scadenza.

Se l’oscillazione di prezzo e l’allargamento del differenziale Bid-Ask non sono sufficienti indicatori esaustivi del rischio di default del titolo acquistato dall'investitore, gli stessi integrano comunque adeguata prova del rischio di oscillazione di prezzo. Inoltre, l’eventualità che detto rischio non sia stato riscontrato da altri indicatori (nel caso specifico il VaR), non vale di per sé ad escludere la responsabilità del Consorzio Patti Chiari, in quanto il fatto che un indicatore probabilistico non abbia rilevato l’aumento del rischio di mercato non esenta comunque il consorzio dall’obbligo di prendere atto dell’aumento del rischio di oscillazione del prezzo che si sia in effetti verificato e dall'assumere le condotte conseguenti in ordine alla revisione della lista di titoli “sicuri”. (Nel caso specifico, il tribunale ha ritenuto che CPC avrebbe dovuto delistare il titolo dopo il crollo del prezzo e l’evidente allargamento del differenziale Bid-Ask, atteso che uno dei due rischi che il consorzio si proponeva di evitare per i “propri” investitori (ovvero il rischio di oscillazione del prezzo del titolo) si era in effetti verificato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il fatto che i titoli acquistati dall'investitore nell'ambito della diversificazione degli investimenti appartenessero tutti al novero dei titoli “garantiti” da Patti Chiari ed il fatto che nonostante l’alta esperienza in materia finanziaria riferita in sede di profilatura l'investitore avesse scelto esclusivamente titoli con ottimi rating e valutazioni di mercato (“rating in linea o superiore a quello dello Stato italiano”) costituisce elemento sintomatico dell’intenzione dell’investitore di impiegare i denari in modo sicuro e ciò non solo con riferimento al rischio default, ma anche con riferimento al rischio di perdita di valore dovuta a oscillazioni di prezzo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23/04/2015.


Responsabilità delle agenzie di rating, natura extracontrattuale e onere della prova. Responsabilità civile - Responsabilità delle agenzie di rating - Danno causato all'investitore da un'errata attribuzione del rating - Affidamento degli investitori sul giudizio di solvibilità emesso dalle agenzie di rating - Alterazione dell'attività negoziale - Lesione alla libertà contrattuale - Responsabilità extracontrattuale - Elementi della condotta - Colpa - Diligenza - Nesso di causalità - Danno - Onere della prova.
Il rating può essere definito come la valutazione, sinteticamente espressa in una scala predeterminata in lettere, che viene effettuata da un soggetto specializzato e indipendente (le c.d. credit rating agencies: CRA) in merito al grado di probabilità di regolare pagamento di capitale e di interessi da parte dell’emittente di un determinato prestito obbligazionario (c.d. issue rating) ovvero alla capacità generale dell’emittente di far fronte regolarmente a tutte le proprie obbligazioni.

L’affidamento che genera il giudizio di solvibilità emesso dalle agenzie di rating sull'emittente di determinati strumenti finanziari è per l’ordinamento giuridico meritevole di tutela, con la conseguenza che il danno eventualmente cagionato all’investitore dall’emissione di un rating colposamente errato deve essere necessariamente qualificato come danno ingiusto.

La responsabilità delle agenzie di rating si pone nel solco dei principi generali del diritto civile e consiste nella lesione della libertà contrattuale dell’investitore poiché l’agenzia, con l’emanazione del rating errato, ha interferito nell’attività negoziale dell’investitore, alterandola, in quanto egli confidava nella correttezza del giudizio emesso dall'agenzia e di conseguenza nella solvibilità dell'emittente. L’emissione di un rating errato cagiona, quindi, una lesione alla libertà contrattuale dell’investitore (da taluni definita ‘positiva’ che si distingue dalla lesione ‘negativa’ della medesima libertà che si verifica quando l’erroneo rating negativo di un titolo abbia dissuaso l’investitore dal concludere il contratto di acquisto di quel titolo orientandolo verso investimenti meno redditizi) che diviene fonte di responsabilità di natura extracontrattuale.

Non è possibile affermare la responsabilità dell’agenzia di rating solo perché il giudizio da questa espresso non rispecchia la reale prospettiva di solvibilità dell’emittente, ma è necessario che la condotta dell’agenzia sia connotata da dolo o da colpa. Infatti, poiché il rating è un giudizio prognostico, che implica, necessariamente, una valutazione delle prospettive future di un emittente o di un titolo e di variabili che sfuggono alla sfera di controllo del soggetto che quel giudizio emette, il fatto che le previsioni non siano poi state confermate dalla realtà non indica, di per sé, che al momento in cui furono espresse le valutazioni queste non fossero dotate di un ragionevole grado di plausibilità, essendo, invece, necessario dare dimostrazione dei singoli elementi costitutivi della responsabilità ossia della colpa dovuta a negligenza e del nesso di causalità tra comportamento colposo e danno e del danno.

In tema di responsabilità delle agenzie di rating per il danno causato agli investitori a causa della attribuzione di rating errato, dal punto di vista soggettivo, la colpa si concretizza nella negligenza professionale e, quindi, nella inosservanza dei principi di diligenza professionale; in particolare, la colpa si configura quando l’attività di preparazione e diffusione del rating non viene espletata in conformità ai criteri della diligenza, prudenza e perizia, in quanto i raters effettuano una valutazione di un titolo senza una particolare accuratezza o precisione ovvero in modo affrettato senza considerare tutte le informazioni di cui possono disporre ovvero interpretando in modo scorretto i dati e le informazioni che hanno raccolto. La prova della colpa dell’agenzia deve allora vertere sulla diligenza con cui questa ha valutato le informazioni delle quali disponeva, utilizzato o, per converso, ignorato i dati in suo possesso e, dunque, formulato le proprie considerazioni e le proprie conclusioni. La diligenza, infatti, si sostanzia nell’adempimento di tutte le regole tecniche e procedurali, nonché dei principi dell’arte e dei codici deontologici e di condotta che appartengono alla professione svolta, tenedo, altresì, conto del fatto che la diligenza deve essere valutata in base alla natura dell’attività esercitata e dello status professionale rivestito dalle agenzie (art. 1176 secondo comma c.c.). Spetterà, quindi, agli investitori che si assumono danneggiati dal comportamento dell’agenzia, allegare e provare che la società di rating ha emesso un giudizio che non rispecchiava la situazione patrimoniale e finanziaria dell’emittente (per come conoscibile dalla stessa agenzia di rating) e che tale mancata corresponsione dipende dall’utilizzo di procedure di valutazioni non conformi alla prassi internazionale ed agli standard di settore.

Quanto, poi, al nesso causale intercorrente tra la condotta dell’agenzia di rating che ha emesso un giudizio errato e il pregiudizio subito dall’investitore a seguito dell’insolvenza dell’emittente, è parimenti onere dell’investitore provare che, se la valutazione espressa dall’agenzia fosse stata corretta, sarebbe stato disincentivato e non avrebbe sottoscritto gli strumenti finanziari dell’emittente, ovvero non avrebbe mantenuto uno strumento finanziario poi risultato negativo. Sotto il profilo da ultimo menzionato, occorrerà poi distinguere la posizione dell’investitore professionale rispetto a quella dell’investitore inesperto, potendosi attendere soltanto dal primo, in presenza di un progressivo deterioramento del rating, un comportamento di pronto disinvestimento del titolo al fine di limitare le conseguenze dannose derivanti dall’illecito, a mente dell’art. 1227, secondo comma, c.c., comportamento, al contrario, in generale non esigibile dalla seconda tipologia di investitori.

L’esistenza di perdite così come la necessità di procedere a licenziamenti collettivi, valutate atomisticamente e senza un esame generale della situazione complessiva della società emittente (che è onere della parte che agisce in giudizio provare), non possono che essere considerate circostanze “neutre” rispetto alla condotta delle agenzie perché esse possono anche spiegarsi in una ottica di ristrutturazione aziendale, come tale non incidente, automaticamente, sul rating. Quanto, poi, alle voci secondo le quali la società emittente non sarebbe stata in grado di finanziare le proprie attività ed all’esistenza di taluni articoli di analisti finanziari secondo i quali la medesima società avrebbe dovuto procedere ad un aumento di capitale, appare evidente che non può certamente pervenirsi ad un giudizio di responsabilità sulla base di voci correnti o di giudizi riportati senza menzione della fonte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27/03/2015.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell'intermediario – Violazioni del D.Lgs. n. 58/1998 e del Regolamento Consob n. 11522/98 avvenute nella fase precedente rispetto alla stipulazione del contratto d’investimento – Rimedi a disposizione del cliente – Responsabilità precontrattuale – Prescrizione – Sussiste.
L’azione di responsabilità precontrattuale in materia di intermediazione finanziaria può configurarsi solo in relazione alle violazioni del D.Lgs. n. 58/1998 e del Regolamento Consob n. 11522/98 avvenute nella fase precedente rispetto alla stipulazione del contratto d’investimento e si prescrive entro il termine di cinque anni. (Alessandro Giorgetta) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 28/11/2014.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell'intermediario – Violazioni del D.Lgs. n. 58/1998 e del Regolamento Consob n. 11522/98 – Rimedi a disposizione del cliente – Vizi della volontà – Annullamento – Prescrizione – Sussiste.
L’azione di annullamento per vizi della volontà in materia di intermediazione finanziaria, per violazioni del D.Lgs. n. 58/1998 e del Regolamento Consob n. 11522/98, si prescrive entro il termine di cinque anni. (Alessandro Giorgetta) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 28/11/2014.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell'intermediario – Violazioni del D.Lgs. n. 58/1998 e del Regolamento Consob n. 11522/98 – Rimedi a disposizione del cliente – Vizi della volontà – Annullamento – Convalida – Sussiste.
L’azione di annullamento per vizi della volontà in materia di intermediazione finanziaria, per violazioni del D.Lgs. n. 58/1998 e del Regolamento Consob n. 11522/98, è soggetta a convalida, per effetto della percezione delle cedole obbligazionarie. (Alessandro Giorgetta) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 28/11/2014.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell'intermediario – Rimedi a disposizione del cliente – Responsabilità contrattuale – Violazioni del D.Lgs. n. 58/1998 e del Regolamento Consob n. 11522/98 – Infondatezza – Possesso di titoli ristrutturati di valore nominale superiore rispetto a quello di acquisto – Inesistenza del danno – Sussiste.
L’azione di risarcimento danni a titolo di responsabilità contrattuale, per violazioni del TUF e del Regolamento Consob n. 11522/98, è infondata nel merito ove sia dimostrato il possesso, nel portafoglio del cliente-attore, di titoli c.d. “ristrutturati” (acquisti in conseguenza di un’Offerta Pubblica di Scambio) aventi un valore nominale superiore rispetto a quello di acquisto. (Alessandro Giorgetta) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 28/11/2014.


La dichiarazione del cliente di volere comunque dar corso all’operazione non ha valore confessorio e non esonera l’intermediario dall’onere della prova a suo carico. Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell’intermediario - Dichiarazione del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione” - Valore confessorio - Esclusione.
La dichiarazione del cliente, contenuta nell’ordine di acquisto di prodotti finanziari e formulata in modo riassuntive generico, nella quale egli affermi di aver ricevuto un’informazione completa sulle caratteristiche sui rischi dei medesimi prodotti, non può essere considerata una confessione stragiudiziale, a norma dell’articolo 2735 c.c., perché rivolta alla formulazione di un giudizio (sull’adempimento dell’obbligazione della controparte) e non all’affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo, ed intrinsecamente inidonea ad accertare quali concrete informazioni siano state fornite al cliente in ordine allo specifico prodotto finanziario; ne consegue che, in tal caso, l’ordine del cliente di volere “comunque dare corso all’operazione”, a norma dell’articolo 29, comma 3, del regolamento Consob n. 11522 del 1998, benché impartito o registrato per iscritto, non vale ad esonerare da responsabilità la banca che non abbia offerto prova rigorosa di avere adempiuto agli obblighi informativi inerenti anche alle ragioni della ritenuta inadeguatezza dell’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06/08/2014.


Borsa - Mercato borsistico - Disponibilità di notizie riservate - Sfruttamento a proprio vantaggio - Danno subito dagli altri operatori, sebbene in posizione indipendente dall'operatore deviante - Risarcibilità - Fondamento.
I doveri di correttezza e trasparenza che, in virtù della complessiva disciplina del mercato borsistico, devono connotare il comportamento degli operatori finanziari hanno un ambito di applicazione più ampio rispetto alle norme del codice civile in tema di correttezza e buona fede, dettate con riferimento al singolo rapporto obbligatorio (art. 1175 cod. civ.) od al singolo contratto (art. 1375 cod. civ.), in quanto tendono a garantire la regolare formazione dei prezzi degli strumenti finanziari sul mercato a vantaggio di chiunque si trovi a contrattare sulla base di quei prezzi, in un dato momento, pur se in posizione indipendente dall'operatore deviante; l'art. 2 della legge 17 maggio 1991 n. 157 costituisce una particolare manifestazione dei suddetti doveri e ne prescrive per l'appunto il rispetto generalizzato quale modalità diretta a garantire la correttezza dell'appello al pubblico risparmio, sicché del danno da omessa informazione nei confronti degli investitori - costituito dal minor valore del titolo rispetto all'importo pagato per acquistarlo - rispondono le banche solidalmente a prescindere da un rapporto diretto con gli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03/07/2014.


Contratti di investimento - Clare loqui - Enunciazione del principio nella normativa nazionale..
Le regole comunitarie e nazionali che disciplinano il contenuto e la forma dei contratti di investimento impongono all'intermediario ed all'emittente il dovere del clare loqui, ovvero di "parlare chiaro". A livello di legislazione nazionale, il precetto in questione è ribadito: dagli articoli 1175 e 1375 c.c., i quali pongono a carico dei contraenti un obbligo di informazione e chiarezza; è desumibile dall'articolo 21 del D.lgs. n. 58  del 1998, nella parte in cui impone agli intermediari di "operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati"; è enunciato dal regolamento Consob n. 11522/98 e dall'allegato 7 allo stesso, ove si impone all'intermediario di "illustrare all'investitore in modo chiaro ed esauriente (…) gli elementi essenziali dell'operazione, del servizio o del prodotto". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03/04/2014.


Contratti di investimento - Dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti - Corollario del dovere d'informazione - Consenso informato..
Il dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti di strumenti finanziari per quanto riguarda il contenuto e la forma dei contratti di investimento è un corollario indefettibile del dovere d'informazione: l'uno e l'altro hanno lo scopo di colmare le "asimmetrie informative" tra risparmiatore ed intermediario. Il risparmiatore è dunque titolare di un diritto il cui corretto e proficuo esercizio dipende dal possesso di informazioni che gli debbono essere fornite da altri e che esige un “consenso informato”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03/04/2014.


Contratti di investimento - Contenuto e forma - Dovere di chiarezza - Rilievo sul piano morfologico e sintattico..
Il dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti di strumenti finanziari in ordine al contenuto ed alla forma dei contratti di investimento non può essere assolto in modo puramente formale, con la conseguenza che si deve evitare di sottoporre al risparmiatore profluvi di documenti disseminati di tecnicismi e solecismi, senza che alcuno provveda a chiarirne il significato. Il requisito di chiarezza in questione può mancare sul piano morfologico (impiego di lemmi di uso non comune) ed anche sul piano sintattico (adozione di periodi oscuri, rinvii, ipotassi, anacoluti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03/04/2014.


Operazioni su strumenti finanziari in divisa diversa dall'Euro e obbligo di informazione sui differenziali di cambio. Negoziazione di valute – Tasso di cambio – Informazione scritta..
Ferma restando la possibilità di convenire, nelle operazioni su strumenti finanziari che prevedano una divisa diversa dall’Euro, un tasso di cambio pari a quello indicato sul sito web della banca, al cliente deve essere garantita la possibilità di ricevere, su supporto cartaceo, informazioni relative ai differenziali (in forma fissa o percentuale) rispetto a un tasso di cambio di riferimento ufficiale. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 21/03/2014.


E' generica l'informa rischio paese di emissione. Contratti di investimento – Art. 28, reg. Consob n. 11522/2008 – Omessa prova in ordine alle specifiche avvertenze sulla natura e rischiosità titoli – Grave inadempimento – Sussistenza

Ordine di acquisto – Clausola sottoscritta dal cliente “rischio paese di emissione” – Natura di clausola di stile – Valore confessorio – Non sussiste..
L’intermediario deve fornire specifiche informazioni sulla peculiare natura e sulla rischiosità dei titoli negoziati anteriormente all’esecuzione dell’operazione. (Patrizia Mammone e Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata)
 
L’avviso apposto sull’ordine di investimento “rischio paese di emissione” è generico e come tale è inidoneo a dimostrare che l’intermediario abbia fornito le specifiche informazioni di cui all’art. 28, c. 2 reg, Consob 11522/1998. (Patrizia Mammone e Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 10/02/2014.


Contratto di swap - Valutazione della causa in concreto - Consapevolezza del contraente debole del differente livello di rischio assunto - Facoltà di ciascuna parte di assumere consapevolmente un rischio maggiore dell'altra - Sussistenza - Squilibrio del rischio derivante da parametri inseriti nel contratto all'insaputa del contraente debole - Operatore qualificato - Controparte diretta in conflitto di interessi..
Nell'ambito del contratto di swap, ciò che rileva ai fini della valutazione della sussistenza della causa in concreto non è tanto o solo lo squilibrio dell'alea rispettivamente assunta, quanto la consapevolezza del contraente debole del differente livello di rischio assunto dalle parti. Il mero squilibrio delle alee assunte, infatti, non di per sé motivo per ritenere assente la causa in concreto, ben potendo le parti, nell'esercizio della loro autonomia contrattuale, consapevolmente stipulare un contratto di swap in cui una di esse si assume un rischio maggiore dell'altra. Questo squilibrio deve, però, essere frutto di una libera scelta delle parti e non una conseguenza derivante dai parametri inseriti nel contratto soggettivamente ignota al contraente debole, in quanto unilateralmente predisposta dalla banca, la quale indubbiamente riveste sia la qualifica di operatore qualificato, sia quella di controparte diretta del cliente e, quindi, come tale, per definizione in conflitto di interessi. Ciò che rileva, dunque, ai fini dell'insussistenza della causa in concreto è l'assenza di adeguata informazione fornita dalla banca al cliente in ordine ai rischi effettivamente assunti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17/01/2014.


Contratti derivati IRS - Up front quale indicatore di rischio - Dovere dell'intermediario di consulenza fedele - Intermediario quale controparte diretta del cliente..
Nei contratti derivati IRS l’up front costituisce un efficace indicatore della presenza di un rischio connaturato alla struttura contrattuale e impone all'intermediario un particolare dovere di consulenza fedele, atteso che l'obbligo di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza deve ritenersi connaturato al contratto di intermediazione finanziaria, tanto più nel caso in cui l'intermediario si ponga come diretta controparte dell'operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17/01/2014.


Contratti derivati IRS - Obbligo di informazione e di trasparenza della banca - Dovere di informazione sulle commissioni implicite e sulla differenza tra i market to market..
L'obbligo di informazione e trasparenza della banca non può che tradursi nel dovere di informazione in ordine alle cosiddette commissioni implicite individuabili nella differenza tra il market to market dei pagamenti del cliente e il market to market dei pagamenti in capo alla Banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17/01/2014.


Contratti derivati - Obblighi di informazione dell'intermediario - Puntuale illustrazione al cliente dei meccanismi del prodotto - Consapevolezza in ordine all'idoneità dello strumento finanziario a perseguire lo scopo dichiarato - Indicazione chiara dei reali costi della struttura e del margine effettivamente lucrato dall'intermediario controparte diretta..
Se è vero che all'intermediario sono imposti obblighi di informazione circa la natura, i rischi e le implicazioni dell'operazione, con riguardo a negoziazione di prodotti derivati tali obblighi devono tradursi anzitutto nella puntuale illustrazione al cliente dei meccanismi del prodotto, in maniera tale che, prima di sottoscrivere il contratto, questi sia correttamente informato sull'idoneità dello strumento finanziario a perseguire le finalità di copertura richieste nonché sui rischi rispettivamente dalle parti assunti. Gli obblighi di informazione in questione devono quindi tradursi nell'indicazione chiara dei reali costi della struttura, ivi compresi quelli di produzione e gestione del derivato addebitati al cliente ed il margine effettivamente lucrato dall'intermediario che si ponga come controparte diretta, anche perché detti costi incidono sullo stesso oggetto del contratto, sia sotto il profilo della pattuizione del compenso della banca, sia sotto il profilo dell'esatta determinazione delle alee rispettivamente assunte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17/01/2014.


Intermediazione finanziaria - Dovere dell'intermediario di agire quale cooperatore del cliente e nel suo esclusivo interesse - Sussistenza - Cliente dotato di esperienza professionalmente qualificata - Irrilevanza..
Ai sensi dell'articolo 21 del TUF, costituisce dovere inderogabile dell'intermediario finanziario agire, nella sostanza, quale cooperatore del cliente e nel suo esclusivo interesse, secondo il modello proprio della casa mandati (e non della causa vendendi, con conseguente inoperatività del canone caveat emptor), così che appare del tutto irrilevante il dato che il cliente sia dotato di esperienza professionalmente qualificata, atteso che l'intermediario conserva i doveri delineati dell'articolo 21 del TUF anche in presenza della dichiarazione di cui all'articolo 31 del regolamento intermediari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 18/09/2013.


Obblighi informativi dell'intermediario – Estensione, in ragione della operatività pregressa – Rilevanza di precedenti operazioni speculative – Non sussiste..
L'acquisto di altri titoli a rischio in epoca antecedente all'operazione contestata non fa venire meno l'obbligo, della banca, di fornire informazioni adeguate, relative alle caratteristiche dei titoli, alla mancanza di rating, alla solidità patrimoniale dell'ente emittente, e, quindi, alla effettiva possibilità per la stessa di rimborsare il proprio debito alla scadenza. (Gaia Matteini) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 15/03/2013.


Ordine di acquisto – Clausola sottoscritta dal cliente, in cui si attesta la conformità dell'operazione agli obiettivi di investimento – Natura di clausola di stile – Valore confessorio – Non sussiste..
L'indicazione prestampata con cui il cliente dichiara di aver ricevuto informazioni sui rischi dell'operazione, e che la stessa è conforme ai propri obiettivi di investimento, pur se sottoscritta da costui, non può valere a comprovare che lo stesso sia stato adeguatamente informato sui rischi dello specifico investimento. (Gaia Matteini) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 15/03/2013.


Doveri informativi dell'intermediario - Negoziazioni di titoli che non sono ancora nella disponibilità dell'intermediario - Irrilevanza..
Nessun obbligo informativo è previsto in ordine al fatto che i titoli oggetto di negoziazione non siano ancora nella disponibilità dell'intermediario, salvo che tale circostanza possa avere in qualche modo rilievo ed efficacia causale in ordine all'acquisto effettuato dal cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 06/02/2013.


Obbligo per l’intermediario di fornire ai clienti al dettaglio informazioni sui costi e sugli oneri connessi alla prestazione dei servizi – Estensione al servizio di negoziazione per conto proprio – Sussiste – Violazione della regola della best execution in caso di suo inadempimento – Sussiste.  .
L’art. 32 del reg. Consob 16190/2007, attuativo della direttiva Mifid, che stabilisce l’obbligo per l’intermediario di fornire ai clienti al dettaglio informazioni sui costi e sugli oneri connessi alla prestazione dei servizi, riguarda tutti i servizi di investimento, e quindi anche quello di negoziazione per conto proprio, rispetto al quale il sistema previgente prevedeva invece che il prezzo pagato dal cliente all’intermediario per tale tipo di servizio fosse già comprensivo di commissioni. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’omessa informazione sull’entità della commissione applicata dall’intermediario a fronte di un servizio di investimento può integrare, oltre che un inadempimento agli obblighi informativi cui è tenuto l’intermediario nei confronti del cliente, anche una violazione della regola della best execution, che di solito ha carattere “generale” e “procedurale”, allorché tale regola sia stata eletta dall’istituto di credito a criterio guida anche delle singole negoziazioni nel documento informativo “sui conflitti di interesse e sulla strategia di esecuzione e trasmissione ordini relativo al servizio di collocamento ricezione e trasmissione ordine e negoziazione per contro proprio su strumenti finanziari”. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 15/11/2012.


Acquisto di titoli su un mercato non regolamentato – Obbligo per l’intermediario di acquisire il preventivo consenso dell’investitore – Sussiste – Conseguenze della sua inosservanza..
L’art. 46, primo comma lett. b), del reg. Consob 16190/2007, laddove richiede il consenso preliminare esplicito del investitore all'esecuzione degli ordini al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione, da esprimersi in via generale o in relazione alle singole operazioni, non si riferisce necessariamente ad un consenso scritto. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La mancata acquisizione da parte dell’intermediario del preventivo consenso dell’investitore all’effettuazione di una operazione al di fuori di mercato regolamentato secondo le modalità previste dal documento informativo integra un grave inadempimento dell’intermediario agli obblighi su di lui gravanti. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

In mancanza della preventiva autorizzazione da parte del cliente ad operare su un mercato regolamentato l’intermediario deve astenersi da tale operazione e qualora vi proceda ugualmente è ravvisabile, in via automatica, un nesso causale tra tale comportamento, inadempiente, e il danno conseguente all’acquisto dei titoli, analogamente a quanto è stato affermato, sotto la vigenza della disciplina pre-Mifid, con riguardo all’ipotesi di esecuzione di un’operazione in conflitto di interessi, senza la preventiva segnalazione di tale situazione, o di un’operazione inadeguata, senza l’osservanza delle prescrizioni di cui all’art. 29 regolamento consob 11522/1998. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 15/11/2012.


Contratti derivati – Interest Rate Swap – Commissioni implicite – Differenza fra il mark to market  dei pagamenti dell’Ente ed il mark to market dei pagamenti all'intermediario..
L’obbligo di informazione e trasparenza della Banca si pone anche in relazione alle c.d. commissioni implicite, individuabili nella differenza (non riequilibrata con il ricorso ad up front) fra il mark to market (inteso quale valore di mercato del contratto stimato attualizzando i flussi di cassa attesi) dei pagamenti dell’Ente ed il mark to market dei pagamenti in capo alla Banca. (Duilio Manella) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 03/10/2012.


Contratti derivati – Interest Rate Swap – Dovere d'informazione sui meccanismi del derivato e dello strumento finanziario a perseguire le finalità di copertura richieste – Informazioni sui reali costi della struttura, di produzione sul margine lucrato dall'intermediario..
Se è vero che all'intermediario sono imposti obblighi di informazione circa la natura, i rischi e le implicazioni dell'operazione, con riguardo alla negoziazione di prodotti derivati, tali obblighi devono tradursi anzitutto nella puntuale illustrazione al cliente dei meccanismi del prodotto, in maniera tale che, prima di sottoscrivere il contratto, il cliente sia correttamente informato sull'idoneità dello strumento finanziario a perseguire le finalità di copertura richieste; gli obblighi di informazione in questione devono, altresì, tradursi nell'indicazione chiara dei reali costi della struttura, ivi compresi quelli di produzione del derivato addebitati al cliente ed il margine effettivamente lucrato dall'intermediario che si ponga come controparte diretta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 03/10/2012.


Contratti derivati – Interest Rate Swap – Diritto all'intermediario alla maturazione di commissioni remunerative dell'attività di allestimento della struttura e del rischio – Possibile contrasto con specifiche pattuizioni..
Il diritto dell'intermediario alla maturazione di commissioni atte a remunerare l’attività di allestimento della struttura ed il rischio insito nelle operazioni in conto proprio è in contrasto con la pattuizione contrattuale che escluda la possibilità di porre commissioni a carico del cliente il cui addebito si configurerebbe come indebito pagamento. (Duilio Manella - Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 03/10/2012.


Operatore qualificato – Obblighi comportamentali dell’intermediario previsti dagli artt. 27, 28 e 29 reg. Consob n. 11522/1998 – Esclusione – Obblighi ulteriori – Sussistenza..
I principi generali di cui all’art. 21 t.u.f non possono costituire fonte, per l’intermediario che operi nei confronti di un soggetto definibile come operatore qualificato ai sensi dell’art. 31 reg. Consob, degli specifici obblighi comportamentali previsti dagli artt. 27, 28 e 29 reg. Consob n. 11522/1998 e dalla cui osservanza il primo è esonerato, in virtù del rilascio della dichiarazione di operatore qualificato. Così facendo, infatti, si finirebbe per aggirare, di fatto, la disciplina regolamentare che è conforme a quella comunitaria. Dai predetti principii generali è invece possibile far discendere obblighi comportamentali dell’intermediario anche nei confronti di un soggetto che rivesta la qualifica di operatore qualificato ulteriori rispetto a quelli previsti dalle norme del regolamento Consob sopra citate. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 20/09/2012.


Operatore qualificato – Difformità rispetto al contenuto della dichiarazione di operatore qualificato – Conseguenze..
L’obbligo informativo generale derivante a carico dell’intermediario dall’art. 21 lett. b) del tuf permane nei confronti di un soggetto che abbia rilasciato la dichiarazione autoreferenziale solo in presenza di elementi oggettivi, conosciuti o conoscibili dall’intermediario, dai quali si evinca una difformità tra quella evidenza e la realtà fattuale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 20/09/2012.


Obbligazioni Lehman brothers e consulenza tecnica d'ufficio sulle attività poste in essere dalla banca e sulle caratteristiche del prodotto. Obbligazioni Lehman brothers - Consulenza tecnica d'ufficio sulle attività poste in essere dall'intermediario e sulle caratteristiche del prodotto oggetto di acquisto..
  Tribunale Casale Monferrato, 13/07/2012.


Doveri informativi dell'intermediario - Documento sui rischi generali degli investimenti - Contratti derivati - Violazione degli obblighi informativi - Esclusione..
La pur non dovuta consegna del “documento sui rischi generali degli investimenti finanziari” e i ripetuti richiami relativi all’elevato grado di rischio connesso alla stipulazione di contratti derivati contenuti nel contratto quadro e nei singoli contratti, contribuiscono ad escludere la asserita violazione in concreto degli obblighi informativi gravanti sugli intermediari finanziari. (Paolo Dalmartello) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14/04/2012.


Doveri informativi dell'intermediario - Documento sui rischi generali degli investimenti - Onere della prova in ordine alle informazioni ulteriori ritenute necessarie dall'investitore..
L’investitore che contesti l’insufficienza della consegna del documento sui rischi generali per l’assolvimento degli oneri informativi ha l’onere di indicare le informazioni specifiche ulteriori ritenute necessarie. (Paolo Dalmartello) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14/04/2012.


Doveri informativi dell'intermediario - Dovere di comportarsi con diligenza correttezza e trasparenza ex articolo 21 TUF - Contestazione generica delle violazioni - Irrilevanza..
Anche se la esclusione della operatività  delle specifiche norme a tutela del cliente non esime la banca dall’obbligo di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, secondo quanto disposto dall’art. 21 del TUF, il cliente non può limitarsi a contestare genericamente la violazione di tali prescrizioni di comportamento, senza precisare in cosa si sia concretata la condotta incriminata di tali violazioni. (Paolo Dalmartello) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14/04/2012.


Diritto bancario – Obblighi informativi della banca – Inadeguatezza dell’operazione – Avvertenza generica e formale..
In tema di informativa della banca in favore del cliente nell’ipotesi di ordine di acquisto di strumenti finanziari, l’adozione di tutte le incombenze deve rispondere a criteri non burocratici, ma di effettività e concretezza: da ciò consegue che un’avvertenza di inadeguatezza dell’operazione formulata in maniera generica e formale non può considerarsi tale da porre il cliente in grado di comprendere l’effettiva portata dell’operazione posta da lui in essere, e la sua difformità rispetto ai propri obiettivi di investimento ed al proprio di rischio. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 10/04/2012.


Contratti di swap inadeguati alle esigenze del cliente e responsabilità dell'intermediario; ripercussione dell'inadempimento sui vari contratti collegati di rinegoziazione. Intermediazione finanziaria - Contratti derivati - Swap - Doveri di cui all'articolo 21 del TUF - Applicabilità al cliente che abbia sottoscritto la dichiarazione di operatore qualificato.

Intermediazione finanziaria - Contratti derivati - Swap - Doveri di cui all'articolo 21 del TUF - Dovere dell'intermediario di proporre al cliente strumenti finanziari adeguati alle esigenze dallo stesso manifestate - Sussistenza - Adeguatezza dell'investimento di cui art. 29 del reg. Consob - Distinzione.

Intermediazione finanziaria - Contratti derivati - Swap - Collegamento negoziale fra più contratti di rinegoziazione - Inadempimento dell'intermediario - Ripercussione sull'intero rapporto..
L'articolo 21 del TUF dispone che nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori i soggetti abilitati debbano comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, per servire al meglio gli interessi dei clienti e per l'integrità dei mercati; l'interesse del cliente deve, quindi, sempre costituire il punto di riferimento dell'attività professionale espletata dall'intermediario finanziario e ciò anche quando il cliente abbia sottoscritto la dichiarazione autoreferenziale di operatore qualificato prevista dall'articolo 31 del reg. Consob. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I doveri di diligenza, correttezza, trasparenza e di informazione prescritti dall'articolo 21 del TUF nell'interesse dei clienti e della integrità dei mercati impongono all'intermediario il dovere di proporre strumenti finanziari adeguati alle esigenze che il cliente abbia opportunamente manifestato e ciò anche nell'ipotesi in cui questi abbia sottoscritto la dichiarazione di operatore qualificato prevista dall'articolo 31 del reg. Consob. In proposito, va precisato che la nozione di "adeguatezza" alle esigenze del cliente dello strumento proposto discende direttamente dagli obblighi prescritti dal citato articolo 21 del TUF e differisce dalla valutazione di adeguatezza dell'investimento rispetto al profilo di rischio dell'investitore prevista dall'art. 29 del reg. Consob. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In virtù del collegamento negoziale esistente tra più contratti in derivati finanziari ove i successivi costituiscono la rinegoziazione dei precedenti, si deve ritenere che l'inadempimento dell'intermediario ai doveri prescritti dall'articolo 21 del TUF si ripercuota sull'intero rapporto intercorso con il cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23/03/2012.


Prodotti finanziari – Consorzio Patti Chiari – Rafforzamento degli obblighi di informazione ed assistenza del cliente..
Per effetto dell'adesione al consorzio Patti chiari, gli istituti di credito hanno assunto nei confronti dei propri clienti specifici obblighi informativi, obblighi diversi ed ulteriori da quelli contenuti dalla normativa in materia di intermediazione finanziaria, e fra questi proprio quello di informare i clienti prima, durante e dopo le scelte di investimento. (Vincenzo Iiritano) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 02/03/2012.


Ingiunzione per consegna di documentazione relativa ad operazioni in strumenti finanziari eseguite prima e dopo l'entrata in vigore della MiFid. Intermediazione finanziaria - Decreto ingiuntivo per la consegna di documenti relativi ad operazioni finanziarie - Documentazione prescritta prima dell'entrata in vigore della direttiva MiFid - Documentazione prescritta dopo l’entrata in vigore della direttiva MiFid - Distinzione..
  Tribunale Torino, 28/02/2012.


Mancanza di elementi dai quali desumere l'elevata rischiosità degli strumenti finanziari e doveri informativi dell'intermediario. Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Argentine – Controversie (in materia di ) – Violazione obbligo di informazione al cliente – Non sussistenza – Onere probatorio. .
In tema di controversie in materia di intermediazione finanziaria, con riguardo all’acquisto di obbligazioni argentine, non sussiste violazione dell’obbligo di informazione al cliente incombente in capo all’intermediario, quando nel corso dell’istruttoria emerga che la Banca non disponeva di dati particolari dai quali potesse desumere una elevata rischiosità dei titoli in questione con conseguente onere probatorio in capo al cliente/investitore attore di allegare e provare il nesso causale tra l’asserita carenza di informazione ed il danno, e cioè di asserire e dimostrare che il medesimo, se fosse stato correttamente informato dalla banca, non si sarebbe indotto all’acquisto delle obbligazioni argentine. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 14/02/2012.


Intermediazione finanziaria - Prestazione del servizio di negoziazione titoli - Obblighi di informazione - Ordine del cliente di compiere acquisti ad alto rischio - Investitore non professionale - Notizie di stampa circa la rischiosità dei titoli - Concorso di colpa del cliente - Esclusione - Fondamento..
Nella prestazione del servizio di negoziazione di titoli, qualora l'intermediario abbia dato corso all'acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi nei confronti del cliente, e questi non rientri in alcuna delle categorie d'investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile un concorso di colpa del medesimo cliente nella produzione del danno per non essersi egli stesso informato tramite la stampa della rischiosità dei titoli acquistati, in quanto lo speciale rapporto contrattuale che intercorre tra il cliente e l'intermediario implica un grado di affidamento del primo nella professionalità del secondo che non può essere sostituito dall'onere per lo stesso cliente di assumere direttamente informazioni da altra fonte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29/12/2011.


Obbligazioni Parmalat, responsabilità delle agenzie di rating e legittimazione del curatore fallimentare all’azione di risarcimento. Responsabilità delle agenzie di rating – Emissione di obbligazioni Parmalat – Legittimazione del curatore fallimentare – Danno al patrimonio della società..
Il provvedimento viene pubblicato in anteprima in attesa che ne venga completata la redazione delle massime. Tribunale Milano, 01/07/2011.


Obbligazioni Lehman Brothers, previsione del default e rilevanza della valutazione di rating. Doveri informativi dell'intermediario - Rilevanza della valutazione di rating - Margine di sicurezza previsto dal “Consorzio patti chiari” - Obbligazioni Lehman Brothers - Tempestiva previsione del default - Impossibilità..
La permanenza di un rating rimasto invariato all'interno del margine di sicurezza previsto dal “Consorzio patti chiari” sino ai giorni immediatamente antecedenti al default nonché la assoluta incertezza e impraticabilità di criteri di valutazione del rischio diversi dalla valutazione di rating (quali l'andamento dei crediti default swap) costituiscono circostanze sufficienti per ritenere che gli intermediari non fossero tenuti a cogliere tempestivamente il rischio di default delle obbligazioni Lehman Brothers al fine di informare i clienti per tempo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 23/06/2011.


Polizze index linked - Collegamento titolo obbligazionario - Obblighi informativi in epoca precedente la sottoscrizione del contratto - Tempo necessario al cliente per una rappresentazione veritiera e corretta per effettuare una scelta consapevole - Necessità..
Con riferimento ad una polizza index linked ove le prestazioni dell'emittente siano legate all'andamento di un titolo obbligazionario, il rispetto del canone della buona fede nello svolgimento delle trattative (art. 1337 c.c.) e delle prescrizioni normative in materia (D.Lgs. n. 174/1995) impongono che l'informativa in ordine alla maggiore complessità e diversificazione dei diversi profili di rischio (circolare Isvap 451/D del 24 luglio 2001) debba anzitutto essere fornita in epoca precedente alla sottoscrizione del contratto, in modo tale da lasciare al cliente uno spazio di tempo sufficiente per formarsi una rappresentazione veritiera e corretta quanto meno degli elementi essenziali concernenti la specifica operazione, così da colmare le asimmetrie informative eventualmente esistenti e poter effettuare una scelta di negoziazione consapevole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 13/06/2011.


Polizze index linked - Doveri informativi dell'intermediario - Necessità di garantire una certa informate consapevole - Tempo necessario alla rappresentazione veritiera - Eliminazione delle asimmetrie informative..
La banca che assume la veste di distributrice di polizze "index linked " deve garantire al cliente un livello di informazione identico a quello cui è tenuto un soggetto appartenente ad una rete di distribuzione tradizionale. Pertanto non può dirsi assolto tale obbligo se risulta che contestualmente alla sottoscrizione della proposta contrattuale il cliente dichiara, su di un modulo prestampato, "di aver ricevuto le condizioni contrattuali regolanti il rapporto assicurativo, di averne preso atto e di accettarle integralmente"; per garantire una scelta realmente informata e consapevole da parte del cliente di un contratto complesso questi non deve ricevere solo un'informativa dettagliata ma deve anche poter disporre del tempo sufficiente per "formarsi una rappresentazione veritiera, quanto meno, degli elementi essenziali concernenti la specifica operazione che va a concludere", colmando così le eventuali asimmetrie informative che possono sussistere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 13/06/2011.


Obbligazioni argentine e conoscenza da parte delle banche italiane dell'aumentato livello di rischio connesso all'acquisto dei titoli. Intermediazione finanziaria - Obbligazioni della Repubblica Argentina - Conoscenza dello stato di solvibilità dell'emittente - Bilanci delle maggiori banche italiane - Svalutazione del credito nei confronti dello Stato argentino - Rilevanza..
Il peggioramento delle condizioni di solvibilità della Repubblica Argentina e pertanto dell'aumento di rischio connesso all'acquisto delle obbligazioni emesse da tale Stato poteva considerarsi noto al sistema bancario italiano a partire dagli anni 1998 e 1999, posto che le maggiori banche italiane, redigendo i bilanci, hanno provveduto a svalutare il proprio credito verso l'Argentina di percentuali di anno in anno sempre più consistenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 04/05/2011.


Contratti derivati - Derivati over the counter - Esistenza di un naturale conflitto di interessi - Caratteristiche..
La contrattazione in derivati over the counter, a differenza di quella in derivati cosiddetti uniformi, porta con sé un naturale stato di conflittualità tra intermediario e cliente che discende dall’assommarsi, nel medesimo soggetto, delle qualità di offerente e di consulente; dalla centralità, in relazione al futuro andamento del rapporto, della disciplina stipulata tra le parti; dal fatto che si tratta di prodotti di secondo livello strutturabili in funzione delle specifiche esigenze delle controparti quanto a scadenza, tipologia del sottostante, liquidazione di profitti e perdite, ecc.; dall'evidente interesse dell'intermediario, controparte contrattuale portatore di un proprio interesse economico, a costruire o proporre un prodotto che possa risultare svantaggioso o inadatto al cliente, in quanto fabbricato o rinegoziato in termini geneticamente o successivamente alterati in sfavore della controparte. In tema di derivati over the counter, il conflitto di interessi tra intermediario e cliente può derivare anche dal fatto che il primo può avere in essere operazioni di segno uguale o contrario con altri soggetti e dalla necessità di piazzare prodotti sul mercato anche solo per esigenze di riposizionamento o di propria copertura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19/04/2011.


Servizio di negoziazione - Titolo inserito come obbligazione "a basso rischio - basso rendimento" nell'elenco PATTICHIARI - Impegno dell'intermediario di monitorare l'andamento del titolo e di informare il cliente delle eventuali variazioni significative del livello di rischio - Mancanza di tempestiva informazione - Inadempimento dell'intermediario - Risarcimento dei danni..
Apponendo nell'ordine sottoscritto dal cliente e/o nella nota informativa la dicitura per cui il "titolo fa parte dell'elenco delle obbligazioni a basso rischio - basso rendimento PATTICHIARI ... il cliente sarà tempestivamente informato se un titolo facente parte dell'elenco subisce una variazione significativa del livello di rischio", l'intermediario assume l'obbligo contrattuale di monitorare l'andamento dei titoli inseriti nell'elenco e di dare pronta comunicazione delle significative variazioni di livello di rischio che gli stessi possano venire a subire. In mancanza della pronta comunicazione, l'intermediario risponde dei danni così causati al cliente. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22/03/2011.


Titolo "a basso rischio - basso rendimento" - Variazione significativa del livello di rischio - Misura rilevante della variazione..
Costituisce certamente significativa variazione del livello di rischio di un titolo "a basso rischio - basso rendimento" la circostanza che il titolo subisca un'oscillazione in riduzione di circa il 17% in due mesi. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22/03/2011.


Intermediazione finanziaria – Servizi di investimento – Obblighi informativi in capo all’intermediario – Tipologia..
L’art. 21, comma 1 lettera b) del T.U.F. individua un obbligo di informazione “attiva” (che si sostanzia nel dovere per gli intermediari di comunicare ai clienti le informazioni in loro possesso relative alle caratteristiche dei prodotti offerti) e un obbligo di informazione “passiva” (che si sostanzia nel dovere per l’intermediario di acquisire tutti gli elementi necessari relativi agli strumenti finanziari offerti al cliente e di acquisire dallo stesso tutte le notizie relative alle sue caratteristiche di investitore e alla sua propensione al rischio). (Leopoldo Ghigliotti) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 26/02/2011.


Obbligazioni Cirio Finance Luxembourg – Natura altamente speculativa – Investitore con obbiettivi conservativi – Inadeguatezza dell’acquisto..
Non può dubitarsi della natura altamente speculativa dei titoli in oggetto, presente sin dall’epoca della loro emissione e, ancor più, al momento dell’acquisto operato dalla odierna attrice (marzo 2002); natura ricavabile dai seguenti elementi caratterizzanti l’emissione obbligazionaria in questione: operata fuori dal mercato regolamentato, mediante una società finanziaria appositamente creata con sede in Lussemburgo, senza il rispetto dei requisiti e dei limiti richiesti dalla legislazione italiana per una simile operazione e senza la vigilanza dei competenti organi di controllo nazionali (CONSOB e Banca d’Italia), con il divieto espresso, posto dalla stessa emittente e dal consorzio collocatore, di rivendere le obbligazioni a investitori non professionali, l’assenza di rating da parte delle agenzie specializzate, la fortissima esposizione debitoria della società emittente e della garante.
La sottoscrizione, da parte del cliente, in data antecedente all’ordine di acquisto per cui è causa, di fondi comuni ARCA non è idonea a dimostrare un profilo di rischio speculativo dell’investitore, poiché i fondi comuni di investimento effettuano, tramite investitori professionali, una gestione bilanciata e diversificata del denaro, così contenendo il rischio di perdita del capitale; pertanto, seppure un rischio vi fosse in queste operazioni, si trattava comunque di un rischio ponderato e misurato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 30/11/2010.


Adeguatezza dell’operazione di investimento – Rifiuto dell’investitore di fornire informazioni sul suo profilo di rischio – Irrilevanza – Inadeguatezza solo sotto il profilo della tipologia dell’investimento e non anche dimensionale – Sufficienza..
Il rifiuto dell’investitore di fornire indicazioni sul suo profilo di rischio non esonera l’intermediario dalla valutazione dell’adeguatezza dell’operazione, basandosi sulle notizie che possa comunque ricavare da elementi indicatori quali l’età, la professione del cliente e la sua precedente attività di investimento; anzi, nel caso di mancanza di informazioni che consentano di individuare il profilo di investimento e la propensione del cliente, la banca, in applicazione del principio di diligenza, deve agire in base alla massima cautela, presumendo che la propensione al rischio del soggetto sia minima.
In base alla normativa (art. 29 Reg. CONSOB) gli intermediari devono astenersi dal compiere operazioni inadeguate «per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione», dovendosi precisare che tali profili di inadeguatezza sono tra loro alternativi e non cumulativi, nel senso che è sufficiente che ve ne sia uno solo per configurare l’inadeguatezza: di conseguenza, rilevato che l’operazione de qua era inadeguata per tipologia dell’investimento (altamente speculativo e rischioso), rispetto agli obbiettivi della risparmiatrice (conservativi), non assumono rilevanza le considerazioni sulla sua eventuale adeguatezza sotto il profilo dimensionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 30/11/2010.


Intermediazione finanziaria – Contratto quadro – Dichiarazione unilaterale ricognitiva – Clausola Vessatoria..
La clausola in forza della quale gli investitori dichiarino “prendiamo atto che una copia del presente contratto mi viene rilasciata debitamente sottoscritta da soggetti abilitati a rappresentarvi” è una mera clausola di stile, vessatoria  ai sensi dell’art. 33, comma 2, lett. t) cod. cons. in quanto volta a sancire a carico del consumatore che mai abbia ricevuto copia del contratto di negoziazione una limitazione della facoltà di opporre eccezioni e/o un’inversione o modificazione dell’onere della prova che, ai sensi dell’art. 23 t.u.f. u.c., grava sull’intermediario. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 09/11/2010.


Informazione e dovere di verifica della comprensione delle caratteristiche essenziali dell'operazione. Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell'intermediario – Valutazione del loro completo assolvimento – Conoscenza effettiva da parte dell'investitore – Dovere di verifica della comprensione delle caratteristiche generali dell'operazione..
Gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario nei confronti del cliente possono ritenersi concretamente adempiuti soltanto quando l'investitore abbia pienamente compreso le caratteristiche dell'operazione, atteso che la conoscenza che l'informazione tende a realizzare deve essere una conoscenza effettiva e che l'intermediario o il promotore devono verificare che il cliente abbia compreso le caratteristiche essenziali dell'operazione proposta non solo con riguardo a relativi costi e rischi patrimoniali ma anche con riferimento alla sua adeguatezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 09/11/2010.


Intermediazione finanziaria – Dovere di informarsi sulle caratteristiche degli dell’investitore – Dovere di aggiornamento..
L’intermediario è tenuto a tenere aggiornate le informazioni sulle caratteristiche del cliente e, in caso di rifiuto del cliente a fornirle, deve ritenere adeguate solo le operazioni a basso rischio. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Appello Torino, 13/10/2010.


Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi dell'intermediario - Prodotti finanziari con contenuto negoziale autonomo rispetto precontrattuale quadro - Autonomo assolvimento degli obblighi informativi - Necessità..
Gli ordini di acquisto di un prodotto finanziario che abbiano un contenuto negoziale autonomo rispetto al contratto normativo “a monte” (c.d. “contratto quadro”) presuppongono un autonomo assolvimento degli obblighi informativi, specie se gli stessi sono stati impartiti a distanza di tempo dalla firma dei contratti quadro. (Massimo Pensabene) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani, 29/07/2010.


Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Finalità - Dovere dell'intermediario di richiedere notizie circa l'esperienza, situazione finanziaria e obiettivi dell'investitore - Effettuazione di consapevoli e ragionate scelte di investimento e di disinvestimento..
L’art. 21 del D.Lgs. 24.02.1998 n. 58 stabilisce che nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento i soggetti abilitati devono acquisire le informazioni necessarie dai clienti ed operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati, imponendo all’operatore di farsi parte attiva nella richiesta all’investitore di notizie circa la sua esperienza e la sua situazione finanziaria, gli obiettivi di investimento e la propensione al rischio, e di informare adeguatamente il cliente al fine di porlo nelle condizioni di effettuare consapevoli e ragionate scelte di investimento e disinvestimento, e le disposizioni concernenti le informazioni e le operazioni non adeguate vanno applicate anche quando il servizio prestato dall’intermediario consista nell’esecuzione degli ordini dell’investitore. (Massimo Pensabene) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani, 29/07/2010.


Intermediazione finanziaria - Doveri informativi dell'intermediario - Rifiuto dell'investitore di fornire notizie attinenti il proprio profilo di rischio - Dovere dell'intermediario di attenersi prudenzialmente al profilo virtuale della categoria dell'investitore..
Il rifiuto del cliente di fornire notizie utili per definire il profilo di rischio non si configura come fatto idoneo a giustificare eventuali errori di valutazione commessi dalla banca, atteso che, in tale ipotesi, l’intermediario, nell’esercizio dell’attività professionale, è tenuto ad attenersi prudenzialmente al profilo virtuale della categoria dell’investitore-risparmiatore. (Massimo Pensabene) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani, 29/07/2010.


Comunicazione del rating ed adeguatezza dell’informazione. Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Informazione assolta mediante comunicazione del rating – Investitore capace di comprendere il significato di rating – Adeguatezza..
Deve ritenersi sufficiente all’assolvimento dei doveri informativi gravanti sull’intermediario la comunicazione del rating relativo allo strumento finanziario oggetto di negoziazione qualora l’investitore sia persona in grado di conoscere il concetto di rating e di comprendere il significato delle sigle a tal fine attribuite dalle società specializzate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 26/07/2010.


Obbligazioni Argentina, composizione del portafoglio e comunicazione del rating. Intermediazione finanziaria - Obbligazioni Argentina - Rifiuto di fornire informazioni - Analisi del portafoglio - Attività speculativa sul mercato azionario e altri titoli di Paesi emergenti - Adeguatezza acquisto pari al 4% del patrimonio.

Intermediazione finanziaria - Comunicazione rating - Cliente dotato di conoscenza del mercato - Adeguatezza dell’informazione - Sussistenza..
Il rifiuto del cliente di comunicare le informazioni relative al profilo di rischio non può far presupporre un’elevata propensione al rischio ma l’analisi della movimentazione precedente l’operazione fornisce indicazioni sulle caratteristiche dell’investitore. In particolare, l’effettuazione di operazioni di carattere speculativo sul mercato azionario (acquisto e rivendita in un breve lasso di tempo e acquisto di warrant) e la presenza di prodotti che possiedono le stesse caratteristiche e lo stesso rating (in questo caso obbligazioni Brasile e Messico) inducono a ritenere adeguato l’investimento in obbligazioni Argentina per il 4% del portafoglio. (Claudio Maradei) (riproduzione riservata)

L’informativa si modula sulla base delle caratteristiche del cliente. Il dovere di informativa nei confronti di un cliente esperto può ritenersi adempiuto con la comunicazione del rating attribuito all’emittente i titoli obbligazionari (acquisti di bond Argentina effettuati nel 1997 e 1998). (Claudio Maradei) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 26/07/2010.


Intermediazione finanziaria - Obbligazioni Lehman Brothers - Variazione del rischio relativo ad un determinato strumento finanziario - Valutazione positiva delle agenzie di rating - Obbligo contrattuale di informare il cliente - Non sussiste..
Il giudizio positivo espresso dalle agenzie di rating sulla società emittente fino al giorno della dichiarazione di insolvenza nonché l'inclusione del titolo nell'elenco predisposto dal consorzio "Patti Chiari" consentono di ritenere che l'intermediario non disponesse di elementi ulteriori e diversi tali da giustificare l'obbligo (pur contrattualmente previsto) di informare il cliente in ordine alla variazione di rischio relativo ai titoli. (Claudio Trenti e Claudio Maradei) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 18/05/2010.


Obbligazioni Finmek e necessaria conoscenza delle condizioni di emissione del prestito. Obbligazioni Finmek International – Negoziazione al grey market prima dell’emissione delle condizioni del prestito – Know yuor merchandise rule – Violazione – Dovere di informazione dell’investitore – Impossibilità..
La negoziazione di obbligazioni nella fase di grey market, la quale abbia luogo prima che siano state rese note le condizioni di emissione del prestito, impedisce all’intermediario la necessaria conoscenza dello strumento finanziario ed impedisce altresì che l’investitore venga adeguatamente informato delle specifiche caratteristiche del medesimo ed eventualmente dell’inadeguatezza dell’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Tolmezzo, 01/04/2010.


Prova della consegna del documento sui rischi di investimento e obbligo di aggiornamento dei dati relativi al profilo di rischio dell'investitore. Doveri informativi dell'intermediario – Documento sui rischi generali degli investimenti – Consegna – Attestazione di consegna in calce allo stesso documento – Necessità – Esclusione.

Profilo di rischio – Dato naturalmente variabile – Verifica prima dell'inizio della prestazione dei servizi di investimento – Necessità – Aggiornamento dei dati – Dovere dell'intermediario – Sussistenza..
Al fine di dimostrare l'avvenuta consegna del documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari, previsto dal regolamento Consob numero 10943 del 30 settembre 1997, all. 1, non è necessario che l'attestazione di consegna sia resa in calce allo stesso documento e ciò in quanto una tale modalità non è espressamente richiesta dalla norma ed anche perché il contenuto dell'allegato tre del regolamento Consob numero 11522 del 1998 lascia intendere che l'intermediario debba conservare la sola attestazione di consegna firmata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché la ricostruzione del profilo dell'investitore costituisce un dato naturalmente variabile che deve essere fatto oggetto di verifica prima dell'inizio della prestazione dei servizi di investimento, le informazioni ad esso relative non possono essere troppo risalenti nel tempo, per cui si deve ritenere che rientri degli obblighi di dirigenza dell'intermediario, ai sensi degli articoli 21 lett. a del TUF, 1175 e 1375 del codice civile, provvedere a rinnovare la richiesta di informazioni qualora i dati in questione non siano aggiornati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 18/03/2010.


Intermediazione finanziaria – Obbligazioni corporate (Lehaman Brothers) – Informazione relativa al titolo negoziato – Fattispecie – Indicazione del rating e del livello di rischio – Insufficienza – Rischio di mancato rimborso del capitale – Avvertimento – Necessità..
Posto che ai sensi degli artt. 21 del TUF e 28 del reg. Consob l’intermediario ha il dovere di informare il cliente delle caratteristiche del titolo che lo stesso si accinge ad acquistare deve considerarsi insufficiente l’informazione, con particolare riferimento ad una obbligazione “corporate”, che si limiti ad indicare il rating e la classe di rischio e non faccia invece esplicito riferimento all’eventualità del mancato rimborso del capitale che per un tal tipo di obbligazioni è sicuramente più probabile  rispetto a quelle emesse da uno Stato dell’Unione Europea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 05/03/2010.


Profilo di rischio ed obblighi informativi. Intermediazione finanziaria – Obbligo di fornire agli investitori informazioni circa le caratteristiche degli strumenti finanziari – Contenuto..
Gli intermediari finanziari sono sempre obbligati a fornire le informazioni concernenti i singoli strumenti finanziari agli investitori anche se in precedenza costoro avevano compiuto operazioni similari e tale obbligo non può ritenersi assolto per effetto della mera consegna al cliente del documento sui rischi generali. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 20/01/2010.


Intermediazione finanziaria – Interpretazione del quadro normativo – Tutela dell’investitore – Interpretazione costituzionalmente orientata e comunitariamente orientata..
Il quadro normativo delineato dagli artt. 21 del T.U.F., 26, 28 e 29 del Reg. Consob n. 11522/1998 trova fondamento e giustificazione nell’esigenza di tutela del risparmio in tutte le sue forme, bene, questo, costituzionalmente garantito dall’art. 47, comma 1 Cost., che si sostanzia nell’interesse pubblico al controllo della gestione di esso. L’interpretazione di dette norme deve quindi essere costituzionalmente orientata ma soprattutto comunitariamente orientata, tenendo presente che con la direttiva 2004/39/CE, la tutela si è spostata verso una maggiore protezione dell’investitore. (fb) (riproduzione riservata) Appello Torino, 27/11/2009.


Intermediazione finanziaria – Tutela dell’investitore – Applicazione di principi comunitari – Effettività dell’informazione – Formazione del consenso dell’investitore..
Una conseguenza dell’applicazione dei principi comunitari e costituzionali nella materia dei servizi di investimento è che l’informazione data all’investitore deve essere effettiva affinché su di essa possa formarsi il consenso informato dell’investitore. (fb) (riproduzione riservata) Appello Torino, 27/11/2009.


Intervento del P.M. in appello in difesa dei doveri informativi a tutela dell’investitore. Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Violazione – Intervento del pubblico ministero nel procedimento civile..
  Procura Generale della Repubblica di Torino, 12/10/2009.


Intermediazione finanziaria – Operazione inadeguata – Doveri informativi dell’intermediario – Requisiti – Risarcimento del danno..
Non può dirsi legittima - e dà luogo al risarcimento del danno - un’operazione “non adeguata” compiuta in apparente esecuzione del contratto quadro stipulato tra una finanziaria ed un privato, in mancanza di prova, anche se dovuta al mancato rideposito in appello del fascicolo di primo grado di: i) un ordine scritto dinanzi ad un’operazione non adeguata; ii) della menzione, nell’ordine scritto, dell’avviso al cliente investitore della non adeguatezza, la quale menzione oltretutto non si risolve in una mera dicitura priva di concreta specificazione del significato dell’avvertimento; iii) della successiva conferma dell’ordine, firmata dal cliente stesso, nonostante l’avvertimento medesimo. (fds) Appello Salerno, 29/09/2009.


Intermediazione finanziaria - Doveri di correttezza e di informazione dell’intermediario - Normativa speciale - Rafforzamento dei doveri rispetto al diritto comune - Estensione a tutta la durata del rapporto - Sussistenza..
Le norme del TUF e dei regolamenti Consob aggiungono alla disciplina codicistica ed a carico dell’intermediario un dovere di correttezza e di informazione che non si esaurisce nella fase prodromica alle trattative ma che si estende per l’intera durata del rapporto, al fine di consentire all’investitore l’adozione di decisioni meditate e consapevoli. (fb) Appello Milano, 15/04/2009.


Intermediazione finanziaria - Doveri di informazione dell’intermediario relativi ad ogni singola operazione - Execution only - Sussistenza..
L’obbligo dell’intermediario di fornire informazioni in relazione alla specifica rischiosità dell’operazione, indipendentemente dalla pregressa operatività ed esperienza dell’investitore, sussiste in relazione a tutti i servizi di investimento, ivi compreso quello di semplice ricezione e trasmissione ordini. (fb) Appello Milano, 15/04/2009.


Intermediazione finanziaria - Informazione relativa alla specifica operazione - Caratteristiche - Contenuto..
L’informativa che l’intermediario deve dare all’investitore con riferimento alla specifica operazione che il medesimo si accinge a compiere, non può consistere in una avvertenza formulata in maniera generica e formale e tale da non consentire al cliente di comprendere l’effettiva portata dell’operazione ed il relativo livello di rischio; così, in caso di operazione inadeguata, il cliente deve essere informato dei motivi che sconsigliano l’operazione e quindi dello specifico e concreto profilo di inadeguatezza. (fb) Appello Torino, 31/03/2009.


Intermediazione finanziaria – Informazioni relative alle specifiche caratteristiche del titolo negoziato ed all’adeguatezza dell’operazione – Necessità – Conoscenze in possesso dell’investitore – Pregressa operatività – Irrilevanza..
L’intermediario deve informare l’investitore delle caratteristiche del singolo strumento finanziario, del rischio ad esso connesso e dell’adeguatezza dell’operazione e ciò a prescindere dalle effettive conoscenze in possesso dell’investitore e da quanto avvenuto in occasione di precedenti operazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 31/03/2009.


Doveri informativi sulla specifica operazione e risoluzione del contratto. Intermediazione finanziaria – Doveri informativi relativi alla specifica operazione – Onere della prova – Violazione – Risoluzione del contratto – Conseguenze. .
L’intermediario ha l’onere di provare di aver fornito all’investitore ogni informazione necessaria in merito alla natura del titolo acquistato, al rating riconosciuto dalle agenzie internazionali ed al rischio ad esso connesso, in modo che il cliente possa giungere alle proprie determinazioni in modo consapevole; l’inadempimento a tale dovere informativo costituisce grave inadempimento all’obbligo contrattuale previsto dall’art. 21, comma 1, lett. b) d.lgs. n. 58/1998 ed è causa di risoluzione del contratto quadro, alla quale consegue la restituzione della somma versata per l’acquisto dei titoli, detratto il valore delle cedole incassate, e di restituzione all’intermediario dei titoli medesimi. (fb) Tribunale Forlì, 21/03/2009.


Banche – Intermediazione finanziaria – Doveri di informazione – Portata..
L’obbligo di segnalare la non adeguatezza delle operazioni di investimento si applica anche ai servizi di investimento nei quali l’intermediario opera senza alcuna discrezionalità. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 17/02/2009.


Intermediazione finanziaria - Documento sui rischi generali di investimento - Consegna - Conformità al modello Consob - Prova - Necessità..
Perché possa dirsi assolto l’obbligo di consegna del documento generale sui rischi di investimento, è necessaria la prova che il documento consegnato sia conforme al modello predisposto dalla Consob, non essendo a tal fine sufficiente la dichiarazione dell’investitore di aver ricevuto la consegna di un documento con tale denominazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 16/02/2009.


Intermediazione finanziaria - Doveri informativi generali e specifici dell’intermediario - Rapporto di durata - Permanenza durante tutta la vigenza del rapporto - Principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto..
Gli obblighi informativi dell’intermediario, sia che abbiano natura generale o specifica, sia che riguardino profili soggettivi od oggettivi, non possono ritenersi esauriti con il compimento di attività preventive o contestuali alla stipulazione del contratto quadro e alle singole prestazioni dei servizi di investimento. Tali obblighi, ove tra le parti esista un vincolo contrattuale destinato a regolare nel tempo l’attività di investimento, devono, infatti, ritenersi estesi all’intero periodo di vigenza del contratto, posto che l’esigenza di una informazione il più possibile corretta ed adeguata nei confronti dell’investitore – che è la ragione fondamentale che permea l’intera normativa in materia – raccordandosi anche al principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, sussiste in presenza di ogni atto o circostanza sopravvenuta idonea ad incidere negativamente sul livello informativo raggiunto in occasione ed in relazione ai singoli contratti di acquisto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 16/02/2009.


Obblighi informativi dell’intermediario – Investitore particolarmente esperto – Esonero dell’intermediario dall’informazione – Esclusione – Portata del giudizio autoreferenziale dell’investitore..
L’intermediario non è esentato dall’adempiere ai propri obblighi informativi per il solo fatto che l’investitore, sottoscrivendo la modulistica, ha dichiarato di possedere certe caratteristiche. Tale dichiarazione deve, infatti, essere corroborata da elementi di obiettivo e positivo riscontro e non è di per sé sola sufficiente ad esonerare l’intermediario dal rispetto dei doveri di informazione e di protezione dell’investitore. Diversamente opinando si ammetterebbe che i diversi standard di comportamento degli intermediari e l’eventuale applicazione di uno statuto protezionistico in favore degli operatori non qualificati siano fondati non sulla reale qualità ed esperienza professionale degli investitori, ma su di un giudizio reso da questi, vale a dire da coloro le cui qualità dovrebbero invece essere verificate dall’intermediario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 12/09/2008.


Obblighi informativi contrattuali e attività di consulenza. Intermediazione finanziaria – Oggetto del contratto di negoziazione – Attività informativa circa l’inadeguatezza dell’operazione – Obbligo di consulenza per tutto lo svolgimento del rapporto – Sussistenza – Avvertimento dell’aggravamento del rischio – Necessità..
Qualora il contratto di negoziazione e trasmissione ordini preveda che l’intermediario sia tenuto alla prestazione di un’attività informativa circa l’adeguatezza dell’operazione, l’impegno assunto dall’intermediario è di vera e propria consulenza per tutto lo svolgimento del rapporto e quindi anche nel periodo successivo all’acquisto dei titoli, con conseguente obbligo di avvertire il cliente dell’aggravamento del rischio (nella specie obbligazioni argentine). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1) Tribunale Oristano, 23/08/2008.


Finalità dei doveri informativi e responsabilità precontrattuale. Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Finalità – Raggiungimento del miglior risultato possibile in rapporto alle esigenze del cliente – Prodotto finanziario My Way – Responsabilità precontrattuale – Sussistenza..
La finalità sottese alla disciplina dettata in materia di servizi di intermediazione finanziaria dall’art. 21 d.lgs n. 58/98 e dall’art. 26 del reg. Consob 11533/98 non è quella di imporre l’osservanza, da parte del soggetto abilitato alla prestazione dei servizi di investimento, di un mero dovere formale di informazione, diligenza e trasparenza, bensì quella di assicurare all’investitore il supporto di un esperto che con rettitudine e chiarezza gli consenta di orientarsi nella scelta di un prodotto finanziario consono alle proprie personali esigenze e al profilo di rischio prescelto e che gli permetta, quindi, di realizzare il miglior risultato auspicabile. Qualora, pertanto, all’investitore venga proposto un prodotto del tutto inadeguato alle sue esigenze (nella specie contratto My Way) l’intermediario risponderà dei danni a titolo di responsabilità precontrattuale per avere indirizzato l’investitore nella scelta di un programma di investimento non adeguato alle sue necessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 13/05/2008.


Intermediazione finanziaria – Rifiuto del cliente di fornire informazioni – Obbligo dell’intermediario di reiterare la richiesta di informazioni – Sussistenza..
Qualora il rifiuto del cliente di fornire informazioni sia particolarmente distante nel tempo, l’intermediario, prima di dar corso a nuove operazioni, ha il dovere di reiterare la richiesta al cliente medesimo di fornire le informazioni relative a propensione al rischio e obiettivi di investimento. (fb) Tribunale Rovigo, 23/04/2008.


Doveri informativi dell’intermediario – Contenuto dell’offering circular – Mancanza di rating – Limiti all’emissione..
L’intermediario, quale operatore qualificato, già a partire dal 1999, doveva valutare le obbligazioni Cirio come titoli ad alto rischio in considerazione dell’indebitamento della società risultante dalle offering circulars, della mancata sottoposizione dei titoli al giudizio di rating, nonché in considerazione del fatto che gli stessi erano emessi in Lussemburgo con conseguente inapplicabilità dei limiti e della garanzia di cui all’art. 2412 nel testo allora vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alba, 03/10/2007.


Alta propensione al rischio e doveri informativi. Intermediazione finanziaria – Investitore che ha effettuato investimenti rischiosi – Obblighi informativi relativi alla specifica operazione – Sussistenza..
Gli obblighi informativi concernenti l’adeguatezza dell’operazione in relazione all’esperienza, agli obiettivi di investimento, alla situazione finanziaria ed alla propensione al rischio dell’investitore devono essere sempre adempiuti dall’intermediario anche nel caso in cui questi ritenga di poter dedurre elementi dalla composizione del portafoglio del cliente. (Nel caso di specie, la banca è stata ritenuta responsabile di aver omesso di fornire adeguate informazioni in ordine alla rischiosità dell’operazione di acquisto di obbligazioni argentine da parte di cliente che aveva investito rilevanti importi in gestioni patrimoniali con obiettivi di crescita medio-alti, indicativi di un’alta propensione al rischio). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05/09/2007.


Obblighi informativi del TUF – Natura del rischio – Inesperienza dell’investitore – Informazione come condizione di validità del contratto – Normativa di ordine pubblico a tutela del singolo e dei mercati – Inderogabilità – Violazione – Nullità..
Gli obblighi informativi previsti dagli artt. 21 e ss. del TUF hanno natura più stringente di quelli, generici, di correttezza ed informazione (artt. 1337-1375 c.c.) gravanti su qualunque parte del rapporto negoziale e ciò in considerazione della particolare natura dei contratti cui si rivolgono, che presentano un elevato grado di rischio ed espongono quindi il risparmiatore ad una perdita potenzialmente illimitata del capitale investito. L’aderente all’investimento, inoltre, è un soggetto privo delle cognizioni tecniche necessarie per operare in un settore altamente specializzato, quale quello dei mercati dei valori mobiliari. Ne deriva che deve considerarsi condicio sine qua non per la validità del contratto di investimento la circostanza che in sede di stipula il risparmiatore abbia ricevuto adeguata informazione circa il tipo e le caratteristiche essenziali del contratto stesso. Le norme regolanti i servizi di investimento in prodotti finanziari – in quanto volte alla tutela sia del singolo investitore, sia più ingenerale, dell’intero mercato dei valori mobiliari – hanno, quindi, natura e portata di norme imperative, il che implica la loro inderogabilità ad opera delle parti e la sanzione della nullità per la loro violazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 18/07/2007.


Doveri informativi dell'intermediario – Effettiva conoscenza da parte dell'investitore delle caratteristiche del prodotto, del rischio e dell'adeguatezza dell'operazione – Necessità..
Gli obblighi informativi dell'intermediario possono dirsi concretamente adempiuti solo quando l'investitore abbia pienamente compreso le caratteristiche dell'operazione, atteso che la conoscenza deve essere una conoscenza effettiva e l'intermediario o il promotore devono verificare che il cliente abbia compreso le caratteristiche essenziali dell'operazione proposta non solo con riguardo ai relativi costi e rischi patrimoniali ma anche con riferimento alla sua adeguatezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 06/07/2007.


Intermediazione finanziaria – Attività di consulenza dell’intermediario – Neutralità – Responsabilità del cliente – Sussistenza..
L'attività di consulenza si caratterizza per la sostanziale "neutralità" dell'intermediario rispetto alla conclusione delle operazioni eventualmente conseguenti all'esercizio della consulenza; è evidente, infatti, che, nel caso della consulenza (a differenza dell'attività di gestione, che comporta l'obbligo di effettuare valutazioni discrezionali circa l'opportunità di investimenti e l'obbligo di predisporre la possibilità che dette valutazioni si traducano in operazioni), la scelta di tradurre in operatività i consigli rimane sempre in capo al cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 27/06/2007.


Rifiuto dell'investitore di fornire informazioni - Obbligo dell'intermediario di valutazione del profilo di rischio - Sussistenza..
Il rifiuto da parte del cliente di fornire complete informazioni all’intermediario non può esimere costui dall’obbligo di valutare comunque il profilo dell’investitore e l’adeguatezza dell’operazione che deve essere apprezzata alla stregua di ogni altra informazione disponibile. Appello Brescia, 20/06/2007.


Contratti in genere – Intermediazione finanziaria – Propensione al rischio – Rifiuto di fornire informazioni – Adeguatezza dell’ordine – Verifica in concreto – Necessità. .
L’assenza di informazioni circa la propensione al rischio del risparmiatore non può certo rendere adeguata qualsiasi operazione, anzi deve vincolare chi propone l’investimento a maggiore cautela e a maggiore diligenza nelle proposte e nell’assolvere gli obblighi informativi in relazione al rischio connesso ad ogni singola operazione, avuto riguardo al profilo concretamente ravvisabile nel cliente. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15/06/2007.


Contratti in genere – Intermediazione finanziaria – Mancanza di informazioni sulla propensione al rischio del cliente – Accentuazione degli obblighi di diligenza e di informazione – Sussistenza (art. 21, lett. a) e b), d.lgs. n. 58/1998; art. 28 Reg. CONSOB n. 11522/1998). .
L’assenza di informazioni circa la propensione al rischio del risparmiatore non può certo rendere adeguata qualsiasi operazione, anzi deve vincolare chi propone l’investimento a maggiore cautela e a maggiore diligenza nelle proposte e nell’assolvere gli obblighi informativi in relazione al rischio connesso ad ogni singola operazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15/06/2007.


Obbligazioni argentine, informazione e adeguatezza dell'operazione. Intermediazione finanziaria – Obbligazioni argentine – Obblighi informativi dell'intermediario – Specificità – Adeguatezza dell'operazione – Violazione..
  Tribunale Ivrea, 06/06/2007.


Intermediazione finanziaria – Avvertenza dei rischi specifici dell’operazione – Necessità. .
L’avvertimento all’investitore relativo ad una operazione inadeguata che si presenti come eccessivamente generico, in quanto non richiama espressamente le categorie di inadeguatezza disciplinate dalla normativa vigente, non è tale da porre il cliente in grado di comprendere l’effettiva portata dell’operazione posta in essere e la sua inadeguatezza al proprio profilo di rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 06/06/2007.


Intermediazione finanziaria – Obblighi di informazione come parte del contenuto negoziale – Violazione – Responsabilità contrattuale. .
La sottoscrizione del contratto quadro di negoziazione, sottoscrizione, collocamento, raccolta titoli da luogo ad un rapporto negoziale a definire il quale concorrono anche gli obblighi di informazione previsti dalla legge, la cui violazione determina, in capo all’intermediario una responsabilità di tipo contrattuale in senso proprio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 24/05/2007.


Obblighi informativi – Funzione – Rating e rendimento dei titoli – Idoneità all’assolvimento degli obblighi informativi – Natura dell’investitore..
L’obbligo di informazione gravante sull’intermediario non sottrae il risparmiatore al rischio connesso all’acquisto dei prodotti finanziari ma lo aiuta semplicemente a gestirlo. Si deve quindi ritenere che l’elevato rendimento dei titoli (nella specie obbligazioni argentine), l’avvertenza in proposito contenuta nel documento sui rischi generali di investimento unitamente al rating attribuito dalle agenzie specializzate costituiscano per un investitore non sprovveduto elementi più che sufficienti a renderlo edotto del rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 24/05/2007.


Strumenti obbligazionari ad alto rendimento – Obbligo informativo dell’intermediario – Esclusione..
Costituisce nozione di comune esperienza, e dunque circostanza che non necessita di particolare informazione, il fatto che a rendimenti progressivamente più alti corrisponda un rischio di investimento più elevato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 14/05/2007.


Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri di diligenza e di informazione dell’intermediario – Applicazione delle regole di correttezza e buona fede in materia contrattuale – Esecuzione degli ordini – Esecuzione di mandato – Risoluzione per inadempimento. .
Gli obblighi di diligenza e di informazione che fanno capo all’intermediario sono riconducibili ai principi di correttezza e buona fede in materia contrattuale (artt. 1175, 1337, 1338 e 1375 c.c.), sicchè la loro violazione, che può aver luogo anche nella fase di esecuzione del rapporto, può determinare la risoluzione dell’operazione – qualificabile come mandato - di acquisto dei titoli. In sostanza, nella dinamica del rapporto negoziale tra intermediario e cliente gli obblighi di diligenza e di informazione a carico del primo (tenuto al rispetto del canone generale della buona fede) non sono unicamente riconducibili alla fase genetica dell’operazione finanziaria ma si concretizzano al momento dell’esecuzione dell’ordine di acquisto dei titoli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 11/05/2007.


Intermediazione finanziaria – Disciplina contrattuale del diritto di recesso – Mancanza di chiarezza – Valutazione del rischio – Incidenza – Violazione dei doveri di informazione – Sussistenza. .
La mancanza di chiarezza della disciplina contrattuale del diritto di recesso da un contratto relativo ad un prodotto finanziario di lunga durata incide sulla possibilità per l’investitore di valutare il rischio dell’operazione e si risolve in una violazione da parte dell’intermediario dell’art. 21 del TUF e dell’art. 28 del reg. Consob. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 21/04/2007.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Obbligazioni argentine – Contenuto dell’offering circular – Responsabilità dell’intermediario per la negoziazione di obbligazioni emesse oltre i limiti previsti dall’art. 2412 c.c.. .
Tra i doveri dell’intermediario di informare l’investitore rientra quello di far conoscere le caratteristiche del prodotto desumibili dalla offering circular qualora questa evidenzi una grave esposizione debitoria dell’emittente ed il fatto che il prodotto medesimo è destinato solo a investitori speculativi e in condizioni di valutare rischi speciali. Peraltro, i doveri informativi imposti all’intermediario trovano conferma nella nuova formulazione dell’art. 2412 c.c., il quale prevede la responsabilità per l’insolvenza dell’emittente di chi trasferisce sul mercato secondario obbligazioni emesse oltre i limiti previsti da tale norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 12/04/2007.


Doveri informativi dell’intermediario – Diligenza professionale – Buona fede e lealtà oggettiva – Ratio. .
L’indicazione dettagliata delle modalità di svolgimento dei servizi di investimento ad opera del regolamento CONSOB n. 11522/1998 riempie di contenuto il concetto giuridico di diligenza professionale, spostando l’asse operativo verso una correttezza intesa come buona fede e dovere di lealtà a carattere oggettivo che trova la propria ragione economica e giuridica sia nella natura spiccatamente fiduciaria del rapporto tra cliente ed intermediario, sia nella sostanziale disuguaglianza di piani conoscitivi tra il cliente e la banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28/03/2007.


Doveri informativi dell’intermediario – Effettiva conoscenza da parte del cliente del prodotto acquistato – Rispetto degli obiettivi perseguiti dall’investitore..
Qualora l’intermediario, richiesto dall’investitore, dia una informazione eccessivamente semplificata non può ritenersi assolto lo specifico obbligo informativo a suo carico che mira a garantire, in capo al cliente, un’effettiva conoscenza del prodotto acquistato, non ancorata a distinzioni formali, ma a contenuti sostanzialistici, in modo da rispettare i concreti obiettivi perseguiti dall’investitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28/03/2007.


Intermediazione finanziaria – Funzione dell’obbligo di informazione – Rifiuto dell’investitore di fornire informazioni – Effetti. .
L’obbligo di informazione non sottrae il risparmiatore al rischio connesso all’acquisto dei titoli, ma lo aiuta semplicemente a gestirlo. Il risparmiatore che agisce nel mercato dei titoli sottraendosi alla comunicazione del proprio assetto patrimoniale e autoproclamando obiettivi di vera e propria speculazione si espone volontariamente ad una autonoma gestione del rischio, sollevando l’intermediario da un ulteriore e diverso obbligo di garanzia volto a preservare il cliente dall’incauto acquisto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 21/03/2007.


Graduazione degli obblighi informativi. Intermediazione finanziaria – Obblighi di informazione a carico dell’intermediario – Graduazione in base all’esperienza dell’investitore – Necessità..
Gli obblighi di informazione a carico dell’intermediario sono inversamente proporzionali al livello di preparazione specifica dell’investitore: ad un investitore esperto sarà sufficiente fornire indicazioni minime sulle caratteristiche dl singolo prodotto, al contrario di quanto sarà necessario fare nei confronti di un investitore inesperto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 08/02/2007.


Omessa segnalazione di violazioni concernenti l’obbligo di rendicontazione – Violazione del dovere di diligenza e di quello di leale cooperazione con l’investitore – Responsabilità della SIM collocatrice in Italia del prodotto finanziario – Sussistenza..
L’omissione da parte di una SIM di ogni segnalazione ai clienti -cui essa aveva fatto sottoscrivere, tramite propri promotori, contratti di gestione patrimoniale collocati in Italia da una società svedese- delle irregolarità commesse da quest’ultima relative all’obbligo di rendicontazione di cui all’art. 63 e segg. reg. Consob n. 11522/98, costituisce ad un tempo violazione dell’obbligo di diligenza stabilito dall’art. 21 del d. lgs. 58/98 nonché del principio posto dall’art. 1375 c.c. e cioè del dovere di ciascun contraente di cooperare alla realizzazione dell'interesse della controparte ove ciò non rappresenti un apprezzabile sacrificio a proprio carico. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 08/02/2007.


Intermediazione finanziaria – Regole di condotta – Definizione di un modello efficiente di scambio di mercato – Violazione – Nullità. .
I principi di condotta imposti a carico degli intermediari finanziari dalla legge speciale, imprimono ai comportamenti dovuti una logica che non può essere letta riduttivamente, nel quadro della disciplina del mandato e, quindi, nell'ottica di un semplice inadempimento contrattuale. Infatti se a questa figura giuridica si può per taluni aspetti riferirsi, questo deve essere fatto tenendo presenti quei contenuti normativi che, connotandola attribuiscono alla fattispecie elementi differenziatori individuati nella complessità di obblighi posti a carico dell'intermediario. La prospettiva da cui muove la disciplina del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e nella quale sono confluite regole già vigenti e regole di nuova coniazione, riguarda, in generale, la regolamentazione del mercato finanziario con particolare attenzione alla tutela degli interessi pubblici sottesi alle regole. La protezione offerta agli investitori è considerata solo di riflesso. In conclusione l'obbligo di correttezza e quello di trasparenza non hanno solo una dimensione protettiva con specifico riferimento alla formazione della volontà e del convincimento, ma assurgono a un ruolo attivo di conformazione del rapporto, spostandosi così nella definizione di un modello ottimale ed efficiente di scambio del mercato. Ne consegue, pertanto, che il comportamento dell'istituto di credito non va valutato sotto il profilo personale del cliente ma in generale secondo un parametro di tutela garantito dal legislatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18/01/2007.


Contratti bancari e contratti di massa – Contratto denominato 4you – Trattativa, modello contrattuale e pubblicità – Formazione del consenso – Contrattualizzazione delle informazioni precontrattuali..
Nell'ottica dei contratti bancari e in genere dei contratti di massa occorre assumere il concetto di informativa al rilievo giuridico che, una volta, era assegnato a quello della trattativa. Così come la libertà di trattativa è stata ritenuta un concetto fondamentale nella formazione del consenso (al punto di prevedere una compiuta ed esauriente disciplina dei vizi del volere) così ora bisogna garantire la completa e specifica informazione del contraente ... Se le modalità di contrattazione hanno portato a un depotenziamento della trattativa, il contratto diventa esso stesso strumento e veicolo di informazione e, in tale ottica, va valutata la sua liceità, arrivando a configurare una contrattualizzazione delle informazioni precontrattuali, che può spingersi fino a configurare un onere di conformità dell'oggetto del negozio alle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni ... fatte nella pubblicità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18/01/2007.


Intermediazione finanziaria – Investitore con media esperienza ed alta propensione al rischio – Obbligo di prestare la dovuta attenzione alla natura del contratto – Sussistenza..
Ove l’investitore abbia dichiarato una media esperienza in strumenti finanziari ed una pensione al rischio alta, l’obbligo di diligenza dell’intermediario non può essere esteso anche a tutelare chi, aderendo all’investimento, non presti la dovuta attenzione alla reale natura del contratto ed agli effetti economici che lo stesso produrrà nel suo patrimonio. Tribunale Lucera, 21/12/2006.


Investitore esperto di strumenti finanziari - Doveri informativi dell’intermediario – Sussistenza..
Il fatto che l’investitore possa considerarsi esperto di strumenti finanziari perché aduso ad operazioni caratterizzate dalla ricerca di alti rendimenti, non esime l’intermediario dall’adempimento degli obblighi informativi ancorché diversamente calibrati a seconda della tipologia del cliente, giacchè l’esigenza di conoscere le caratteristiche dell’investimento offerto sono proprie di qualsiasi investitore, anche di quello più disposto ad affrontare rischi. Appello Milano, 19/12/2006.


Doveri informativi dell’intermediario – Specificazione dei doveri di buona fede di cui all’art. 1337 cod. civ. – Sussistenza..
I precetti di cui alle lettere a) e b) dell’art. 21 del TUF rappresentano una specificazione del generale principio di cui all’art. 1337 cod. civ., rispondente all’esigenza di elevare il livello di correttezza da parte dell’operatore qualificato che, come tale, ha un accesso facilitato ai dati relativi alle caratteristiche dei titoli che è tenuto a conoscere prima di consigliare o offrire in vendita. Appello Milano, 19/12/2006.


Investitore quale soggetto incapace. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi dell’intermediario – Investitore quale soggetto incapace – Annullabilità..
Gli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario sono di per sé indicativi di una posizione nettamente sperequata delle parti nell'accesso stesso alle informazioni necessarie ad esprimere una consapevole volontà negoziale, cosicché la posizione dell'investitore è assimilabile, limitatamente ai contratti di investimento in valori mobiliari, a quella del soggetto incapace. L'interesse generale che la disciplina dell'intermediazione finanziaria mira a proteggere è tutelabile solo indirettamente e cioè attraverso la protezione della parte che non e in grado di compiutamente valutare le probabili conseguenze del proprio investimento, e la disciplina dell'annullabilità è appunto quella che più si attaglia alla particolare protezione di uno dei contraenti. Tribunale Bologna, 18/12/2006.


Obbligazioni Parmalat e profilo di rischio. Intermediazione finanziaria – Obbligazioni Parmalat – Acquisto effettuato nell’imminenza della comunicazione del default – Informazione specifica rilasciata sull’ordine di acquisto – Notevole propensione al rischio dell’investitore – Nullità – Esclusione – Violazione dei doveri informativi – Esclusione..
. Tribunale Salerno, 18/12/2006.


Intermediazione finanziaria – Pubblicità ingannevole – Obblighi di correttezza e trasparenza – Violazione – Sussistenza..
Costituisce violazione delle norme di correttezza e di trasparenza di cui all’art. 21 del T.U.F., la presentazione e la pubblicizzazione di un prodotto finanziario con modalità tali da indurre in errore gli utenti in ordine alle effettive caratteristiche del prodotto offerto. Tribunale Vercelli, 30/11/2006.


Obblighi informativi dell’intermediario – Know your customer rule – Conoscenza dell’offering circular – Necessità..
Non può dirsi che abbia assolto ai propri doveri di informazione sulle caratteristiche dei prodotti offerti (know your customer rule) l’intermediario che non sia a conoscenza del contenuto della cd. offering circular e che basi la propria conoscenza sulla consultazione di strumenti di comunicazione di massa quali Blomberg e il Sole24ore oramai a disposizione del grande pubblico. Tribunale Rimini, 21/11/2006.


Intermediazione finanziaria – Informazione sul rischio specifico resa sull’ordine di negoziazione – Contenuto - Idoneità..
Deve ritenersi idonea ad informare l’investitore sulla natura e sui rischi dell’operazione l’avvertenza presente sul singolo ordine di acquisto che gli strumenti negoziati (obbligazioni argentine) erano soggetti a notevole rischio di oscillazione dei corsi e dei cambi. Tribunale Vasto, 09/11/2006.


Corretta informazione e conseguenze sulla gestione del portafoglio. Violazione dei doveri informativi – Violazione – Conseguenze – Risarcimento del danno..
L’inadempimento dell’intermediario ai doveri informativi imposti dal TUF incide sulla valutazione della convenienza dell’operazione di acquisto del prodotto e sulla gestione del portafoglio da parte del cliente, il quale, se correttamente informato, non avrebbe acquistato prodotti inadeguati al proprio profilo di rischio e la violazione in questione rileva sul piano risarcitorio. Tribunale Bari, 07/11/2006.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Dovere di trasparenza – Contenuto dei moduli di negoziazione..
All’atto della negoziazione degli strumenti finanziari, l’intermediario ha il dovere di comportarsi con “trasparenza”, condotta questa che si specifica innanzitutto come qualità del documento contrattuale che deve essere idoneo a porre l’utente in condizione di trarre dalla semplice consultazione gli elementi necessari per esprimere un consenso consapevole ed assumere una scelta negoziale responsabile. L’imposizione di tale obbligo a carico dell’intermediario significa soprattutto che i moduli presentati ai clienti per la sottoscrizione devono essere redatti con chiarezza, al fine di consentire una precisa e immediata rilevazione della portata e dei rischi dell’operazione. Tribunale Brindisi, 18/08/2006.


Intermediazione finanziaria – Maggiore redditività del titolo quale indice di rischio – Esclusione..
La maggiore redditività di un titolo non è è di per sé sola indicativa, per un cliente occasionale e comunque non professionale, della intrinseca debolezza economica dello stesso, della sua incerta solvibilità e quindi del rischio afferente il capitale investito. Tribunale Vigevano, 07/08/2006.


Intermediazione finanziaria – Sanzioni del Ministero dell’Economia – Know your merchandise rule – Violazione – Sussistenza..
La circostanza che il Ministero dell’Economia abbia comminato sanzioni agli esponenti di istituti di credito per mancata acquisizione di una conoscenza degli strumenti finanziari adeguata alla negoziazione in conto proprio costituisce conferma, sia pur indiretta ex art. 2729 c.c., della carenza organizzativa dell’intermediario nell’acquisizione di tutte le informazioni necessarie per una adeguata negoziazione. Tribunale Vigevano, 07/08/2006.


Adeguatezza dell’operazione – Dichiarazione sull’ordine di acquisto – Confessione stragiudiziale – Sussistenza..
Ha natura di confessione stragiudiziale, ai sensi dell’art. 2375 c.c., la dichiarazione resa sull’ordine di acquisto “di essere stato esaustivamente informato sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni dell’operazione e di averne richiesto l’esecuzione nella più completa consapevolezza”. Tribunale Trani, 20/07/2006.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Responsabilità precontrattuale - Dovere di comportarsi secondo buona fede – Informazione estesa alla convenienza dell’affare nell’interesse del cliente..
Il dovere di informare l’altra parte sulle circostanze di rilievo che attengono all’affare è una tipica espressione del dovere di comportarsi secondo buona fede nel corso delle trattative. Per effetto delle disposizioni del T.U.F. in tema di doveri informativi dell’intermediario, il dovere di informazione di cui all’art. 1337 del codice civile si estende anche alla convenienza dell’affare intesa come conoscibilità di tutti gli elementi che il cliente deve considerare per determinarsi a contrarre, posto che il legislatore ritiene sostanzialmente inutile ed anzi pregiudizievole la prestazione che non soddisfa l’interesse del cliente. Tribunale Bergamo, 26/06/2006.


Intermediazione finanziaria – acquisto titoli obbligazionari del Gruppo Parmalat – obbligo di informazione a carico dell'intermediario – violazione – sussistenza.
L'intermediario deve garantire una informazione concreta ed effettiva sul titolo negoziato in modo da rendere il cliente capace di tutelare il proprio interesse e di assumersi consapevolmente i rischi dell'investimento compiuto, in particolare quando l'offerta del titolo sul mercato è riservata ad investitori qualificati e l’obbligazione viene emessa da una società di diritto straniero fortemente sottocapitalizzata. Tribunale Genova, 26/06/2006.


Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’operazione – Profilo di rischio – Informazioni raccolte in epoca precedente – Valenza per tutte le successive operazioni – Esclusione..
Le informazioni necessarie alla individuazione del profilo di rischio del cliente che siano state acquisite in epoca precedente non possono dispiegare i loro effetti su tutte le operazioni successive, ove appena si consideri che la propensione al rischio soggiace a mutevoli scelte individuali dipendenti dalle disponibilità finanziarie, dal loro modo di acquisto, dalla natura del prodotto, dalle prospettive di investimento, dall’opportunità di impiego del denaro a breve, medio o lungo termine in funzione di necessità contingenti o differibili nel tempo. Tribunale Trani, 30/05/2006.


Intermediazione finanziaria – Obbligo dell’intermediario di segnalare la valutazione delle agenzie di rating – Valutazione delle agenzie quale elemento determinante la scelta dell’investitore..
L’intermediario finanziario, in qualità di operatore qualificato, ha il preciso obbligo di segnalare al risparmiatore in modo non generico ed approssimativo, la natura dell’investimento alla stregua della valutazione operata dalle maggiori agenzie di rating, trattandosi di un dato che costituisce fattore idoneo ad influenzare in modo rilevante il processo decisionale dell’investitore e che la banca è normalmente in grado di conoscere ed essendo comunque obbligata ad acquisire tali informazioni in base all’art. 26, comma 1, lett e), REG, a tenre del quale “Gli intermediari autorizzati (…) acquisiscono una conoscenza degli strumenti finanziari, dei servizi nonché dei prodotti diversi dai servizi di investimento, propri o di terzi, da essi offerti, adeguata al tipo di operazione da fornire” (c.d. know your merchandise rule). Tribunale Catania, 05/05/2006.


Informazione dell’intermediario sullo specifico strumento finanziario oggetto di investimento – Esperienza dell’investitore in mercati finanziari – Irrilevanza. .
Il dovere dell’intermediario di informare l’investitore sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione finanziaria e quindi sullo specifico strumento oggetto di investimento, ha lo scopo di garantire quella conoscenza concreta ed effettiva del titolo negoziato che l’intermediario deve assicurare in modo da rendere il cliente capace di tutelare il proprio interesse e di assumere consapevolmente i rischi dello specifico investimento. Detta informazione deve quindi essere assicurata anche nell’ipotesi in cui il cliente non sia nuovo ai mercati finanziari. Tribunale Foggia, 21/04/2006.


Intermediazione finanziaria - Doveri di diligenza e di informazione dell’intermediario – Specifica professionalità – Necessità..
La conoscenza richiesta agli intermediari finanziari è diversa e ben più pregnante di quella propria del comune investitore, richiedendosi al riguardo una specifica professionalità, competenza e completezza di informazioni che non può essere assolta in maniera semplicistica nella mera allegazione di informazioni riportate su giornali e riviste economiche, ma che richiede un approfondimento tecnico, proprio della natura professionale dell’intermediario, avente ad oggetto gli specifici elementi di rischio dell’investimento. Tribunale Rimini, 22/03/2006.


Doveri di informazione dell’intermediario – Conoscenza dell’offering circular – Necessità..
Poichè l’offering circular costituisce il principale documento informativo attraverso il quale vengono rese note agli investitori istituzionali le caratteristiche delle obbligazioni emesse sull’euromercato, la mancata conoscenza e acquisizione da parte dell’intermediario di detto documento costituisce una grave carenza informativa ed una violazione dei doveri imposti dal TUF agli intermediari. (Nel caso di specie, relativo all’acquisto di obbligazioni Cirio, è emerso che la banca non conosceva e non aveva quindi comunicato al cliente le clausole dell’offering circular che limitavano la capacità del gruppo Cirio di fornire garanzie ed aumentare l’indebitamento nonché il warning sulla situazione finanziaria del gruppo) Tribunale Rimini, 22/03/2006.


Intermediazione finanziaria – Rifiuto dell’investitore di fornire informazioni – Conseguenze – Valutazione della adeguatezza dell’operazione – Conseguenze. .
Il rifiuto del cliente a fornire informazioni sulla propria situazione finanziaria e propensione al rischio, anche se frutto di autodeterminazione piuttosto che incoraggiato dal funzionario della Banca, non vale, come noto, ad esonerare l’intermediario dall’obbligo di informazione e dalla verifica del profilo di adeguatezza del prodotto finanziario oggetto di negoziazione.
Da tale rifiuto si deve desumere “una propensione al rischio minima o ridotta, una scarsa conoscenza degli strumenti finanziari e, di conseguenza, obiettivi di investimento orientati alla conservazione del capitale investito, piuttosto che alla massimizzazione della redditività” ciò in quanto dalla interpretazione della disciplina regolamentare citata “non possono discendere conseguenze sfavorevoli al cliente” (così Trib. Monza 16.12.2004 e Trib. Mantova 01.12.2004). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20/03/2006.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario – Effettiva conoscenza dell’operazione – Adeguatezza – Necessità..
Gli obblighi informativi possono considerarsi concretamente adempiuti solo quando l’investitore abbia pienamente compreso le caratteristiche dell’operazione, atteso che “la conoscenza deve essere una conoscenza effettiva e (…) l’intermediario o il promotore devono verificare che il cliente abbia compreso le caratteristiche essenziali dell’operazione proposta non solo con riguardo ai relativi costi e rischi patrimoniali ma anche con riferimento alla sua adeguatezza” (così Trib. Firenze 30.05.2004 e Trib. Roma 08.10.2004). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20/03/2006.


Intermediazione finanziaria - Doveri di informazione e di comportamento dell'intermediario - Tutela del risparmio e dei mercati - Nullità- Sussistenza..
La finalità perseguita dal legislatore mediante l'imposizione all'intermediario dei doveri informativi e di comportamento previsti dalle norme del T.U.F. è quella di assicurare correttezza e trasparenza all'attività di intermediazione e di evitare che il rischio connesso alle operazioni di investimento sia addossato all'investitore inconsapevole. Da ciò consegue che la violazione di tali doveri contrattuali comporta la nullità dell'operazione eseguita. Tribunale Termini Imerese, 07/03/2006.


Intermediazione finanziaria – Dovere di diligenza e di informazione dell’investitore – Consapevolezza del natura dell’operazione – Sussistenza..
Il cliente investitore non deve partecipare in modo acritico alle trattative, adeguandosi supinamente alle proposte dell’intermediario. L’investitore, prima di effettuare un investimento in strumenti finanziari, deve infatti informarsi presso il proprio intermediario sulla natura ed i rischi delle operazioni che si accinge a compiere ed ha il dovere di concludere una operazione solo dopo aver ben compreso la sua natura ed il grado di esposizione al rischio che essa comporta. Tribunale Parma, 03/03/2006.


Intermediazione finanziaria – Informazioni sulla specifica operazione – Modalità e contenuti dell’informazione – Differenziazione in base ai tipi di investitore..
La necessità di fornire a qualsiasi investitore chiare informazioni sulla specifica operazione, indicando eventualmente le ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione, consente di affermare che le modalità di acquisizione dal cliente delle informazioni relative alla sua situazione finanziaria od ai suoi obiettivi di investimento, nonché le modalità di esplicitazione delle informazioni su eventuali conflitti di interesse, sulle caratteristiche e sull’adeguatezza della specifica operazione ben possono variare a seconda che l’intermediario abbia a che fare con un investitore occasionale ovvero con un risparmiatore aduso all’impiego del denaro, oppure ancora con un esperto speculatore. Tribunale Cosenza, 01/03/2006.


Piano 4you e completezza dell'informazione. Contratti bancari atipici – Contratto “for you” – Natura – Dovere di correttezza ed informazione della banca – Violazione – Clausola vessatoria – Onere della prova – Responsabilita’ dell’istituto – Nullita’ del contratto – Indebito arricchimento – Obbligo restitutorio – Sussistenza..
In tema di contratti bancari “atipici”, nell’ambito dei quali si colloca il pacchetto denominato “for you” (consistente in una serie di operazioni economiche, tra loro funzionalmente collegate, dirette a concedere al cliente, quale corrispettivo del versamento di una rata costante, un finanziamento destinato esclusivamente all’acquisto di particolari strumenti finanziari, quali titoli e quote di investimento), è nullo, per violazione dell’art. 21 T.U.F., il contratto  sottoscritto dal cliente in assenza di una preventiva ed adeguata informazione sulle caratteristiche del prodotto finanziario acquistato e sui relativi rischi di investimento. L’elevato rischio insito in questo tipo di operazioni e la natura dell’investitore (che, nella maggior parte dei casi, si identifica con il risparmiatore di media diligenza, non esperto in materia finanziaria) impongono, infatti, all’istituto bancario l’obbligo di fornire allo stesso una corretta, puntuale e dettagliata informazione circa le caratteristiche dell’operazione proposta –la cui prova deve essere fornita in modo rigoroso dalla banca– che non può ritenersi assolto se alla documentazione corrisposta al cliente all’atto della sottoscrizione del contratto non siano allegati anche i prospetti informativi relativi al prodotto finanziario acquistato. Tribunale Pescara, 28/02/2006.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi - Investitore esperto – Sussistenza – Diligenza e correttezza dell’intermediario – Need of protection..
L’intermediario finanziario ha sempre il dovere di informare il cliente delle caratteristiche specifiche dell’operazione e ciò anche se si tratta di cliente dotato di particolare esperienza. In ipotesi di prodotti finanziari privi di rating, di prospetto informativo e destinati ad investitori professionali, l’intermediario ha il dovere di informarsi e di informare il cliente con particolare diligenza e correttezza e di tenere un comportamento finalizzato alla protezione del cliente non professionale onde evitare che egli, ignaro dei rischi che corre, subisca un pregiudizio. Tribunale Firenze, 21/02/2006.


Intermediazione finanziaria – Conflitto di interessi – Negoziazione fuori dai mercati regolamentati – Obbligo di informazione – Sussistenza..
La situazione di conflitto di interessi in cui opera l’intermediario e l’esecuzione dell’operazione al di fuori dei mercati regolamentati costituiscono circostanze potenzialmente foriere di un rischio e che l’investitore deve, quindi, conoscere per porre in essere una scelta consapevole. Tribunale Torino, 09/02/2006.


Intermediazione finanziaria – Doveri informativi dell’intermediario - Avvertenza apposta sull’ordine di acquisto – Clausola di stile – Esclusione..
La dicitura “alto rischio” apposta sull’ordine di acquisto, accompagnata dalla informazione, resa verbalmente dal funzionario della banca, che tale dicitura doveva intendersi riferita alle possibili oscillazioni di valore delle obbligazioni Parmalat, non può essere considerata clausola di stile e, con riferimento al caso specifico, è idonea ad assolvere agli obblighi informativi dell’intermediario. Tribunale Modena, 20/01/2006.


Intermediazione finanziaria – Titoli destinati ad investitori istituzionali e privi di rating – Informazioni sull’indebitamento dell’emittente – Omissione – Violazione dei doveri informativi – Sussistenza..
Non può porre in essere una decisione consapevole l’investitore al quale vengano taciute informazioni quali la destinazione dei prodotti negoziati a soggetti istituzionali, l’assenza di prospetto informativo e di rating nonché i dati (che l’intermediario aveva il dovere di acquisire e conoscere) sulla situazione di indebitamento dell’emittente. Tribunale Cagliari, 02/01/2006.


Intermediazione finanziaria – Adeguatezza e rischiosità dell’investimento -Contenuto del prospetto informativo..
Non assolve al proprio scopo un prospetto informativo redatto in parte in lingua straniera e per altra parte costituito da un mero estratto delle condizioni contrattuali e che non contiene alcuna delle indicazioni indispensabili a consentire all’investitore di valutare la convenienza e la rischiosità del proprio investimento. Tali sono le notizie sulla natura giuridica della emittente le obbligazioni, sulla sua sede, sul capitale sociale e sul suo integrale o parziale versamento - oltre a qualsiasi ulteriore notizia rilevante e che se conosciuta dall'intermediario, non poteva essere taciuta al cliente. Tribunale Brindisi, 30/12/2005.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Finalità – Contratto di mandato – Distinzione..
Gli obblighi imposti agli intermediari di informarsi, informare e di non effettuare operazioni inadeguate trovano una immediata giustificazione nella esigenza di ridurre la asimmetria informativa che contraddistingue le relazioni tra intermediario e investitore e si sostanziano in regole di condotta sicuramente più stringenti rispetto a quelle dettate nel codice civile in ordine ai doveri di correttezza, lealtà e diligenza chiesti al mandatario. Ciò nonostante, l’ordine impartito dall’investitore all’intermediario presenta notevoli affinità con le istruzioni dettate dal mandatario nella esecuzione del mandato, in quanto, in entrambi i casi, vengono poste in essere dichiarazioni non negoziali di volontà (cd determinative) cui fa seguito una mera attività esecutiva (l’acquisto o il disinvenstimento) che non si concreta in un ulteriore accordo tra le parti. Tribunale Catania, 21/10/2005.


Intermediazione finanziaria – Doveri di informazione – Integrazione delle norme contrattuali – Sussistenza..
I doveri di informazione attiva e passiva che competono agli intermediari, proprio in ragione della funzione pubblicistica ad essi sottesa, vincolano sempre il soggetto abilitato anche ed indipendentemente da un espresso richiamo agli stessi nel documento negoziale, svolgendo un ruolo di eterointegrazione contrattuale ai sensi dell'art. 1339 c.c. Tribunale Modena, 14/10/2005.


Esperienza in strumenti finanziari – Propensione al rischio alta – Obbligo della banca di fornire informazioni specifiche – Sussistenza..
La dichiarata esperienza in strumenti finanziari e l’alta propensione al rischio del cliente non esimono l'intermediario dal fornire comunque un'informazione precisa sulle caratteristiche delle singole operazioni d'investimento: l’intermediario, pertanto, non può limitarsi a ricevere gli ordini di acquisto o di vendita di titoli, ma è tenuto a prestare un'attività ulteriore che consiste nell’informare l’investitore con la diligenza dell’operatore particolarmente qualificato ed informato. Tribunale Treviso, 10/10/2005.


Dovere di informazione degli intermediari finanziari – Natura di ordine pubblico della normativa – Nullità – Sussistenza..
Le prescrizioni contenute negli artt. 21 d. gs. 24 febbraio 1998, n. 58 e negli artt. 28 e 29 reg. Consob n. 11522/1998 devono essere considerate norme imperative ex art. 1418 c.c. in considerazione della natura generale degli interessi tutelati (tutela del risparmio, diligenza degli intermediari, regolarità ed integrità dei mercati). Ne discende che la loro violazione incide sulla fase genetica del contratto di investimento minandone sin dall’inizio la legittimità. Tribunale Brindisi, 04/10/2005.


Intermediazione finanziaria – Informazione specifica su ogni operazione – Necessità – Profilo di rischio dell’investitore – Irrilevanza..
Qualsiasi propensione al rischio dell’investitore non esime l’intermediario dal fornire un’informazione precisa sulle caratteristiche delle singole operazioni compiute, avendo ogni investitore diritto ad una informazione completa e veridica su ogni operazione. In altri termini, l'adeguata informazione dell'investitore è il presupposto indefettibile della liceità della esecuzione dell'ordine da parte dell'intermediario in quanto il primo, una volta reso edotto del rischio che l'operazione finanziaria comporta, ne assume su di sé tutte le conseguenze. Tribunale Biella, 12/07/2005.


Intermediazione finanziaria – Adeguatezza dell’operazione – Obbligo di informazione – Sussistenza..
La circostanza che una determinata operazione in strumenti finanziari si riveli adeguata al profilo di rischio dell’investitore non esime l’intermediario dal fornire al cliente tutte le informazioni necessarie per consentire allo stesso  di effettuare consapevoli scelte di investimento o di disinvestimento. Tribunale Alba, 04/07/2005.


Negoziazione di obbligazioni Cirio - Adeguatezza dell’operazione – Prova dell’informazione dovuta a’sensi dell’art. 29 reg. Consob mediante dicitura sull’ordine medesimo – Idoneità..
Si deve escludere che l’attività di informazione imposta all’intermediario dall’art. 29 reg. Consob debba necessariamente concretizzarsi in un documento compilato dal cliente stesso. (Nella specie si è ritenuto che la banca avesse fornito tale informazione sulla base della dicitura riportata sullo stesso ordine di acquisto ove si dava atto che il cliente era stato esaustivamente informato sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni dell’operazione riportata nell’ordine medesimo e di averne chiesto l’esecuzione nella più completa autonomia) Tribunale Trani, 07/06/2005.


Intermediazione mobiliare – Obblighi informativi dell’intermediario – Conoscenza ed esperienza dell’investitore – Irrilevanza..
L’intermediario è tenuto a rispettare gli obblighi di informazione nei confronti dell’investitore indipendentemente dalle conoscenze e dall’esperienza (vera o presunta) del cliente nel campo degli investimenti in strumenti finanziari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23/05/2005.


Obblighi informativi dell’intermediario – Tutela dell’interesse pubblico - Violazione – Dovere di correttezza e buona fede – Dovere di protezione e  di informazione – Inadempimento..
Le prescrizioni contenute nell'art. 21 TUF e 28 e 29 Reg. Consob, seppure dirette alla tutela di un interesse pubblico e generale, esprimono il contenuto del dovere di prestazione dell'intermediario e la loro violazione non incide sulla validità della stipulazione negoziale: la loro violazione non determina pertanto un vizio genetico del negozio ma può determinare, in presenza di un danno ingiusto che di detta violazione sia conseguenza immediata e diretta, responsabilità a carico degli intermediari. Nei contratti a prestazioni corrispettive i doveri di correttezza, buona fede e di diligenza di cui agli artt. 1338 e 1175 c.c. si estendono ai c.d. obblighi di protezione ed informazione che completano ed integrano l'obbligazione principale a carico delle parti (Cass. 16 novembre 2000 n. 14865). Tribunale Rimini, 11/05/2005.


Intermediazione finanziaria – Rapporto tra investitore e intermediario – Contatto sociale – Attività protetta – Fonte dell’obbligazione..
Tra intermediario e cliente si instaura per «contatto sociale» un rapporto giuridico nell'ambito del quale l'intermediario assume anche una specifica obbligazione di informazione e vigilanza nell'interesse del cliente a salvaguardia dell'affidamento legittimamente ingenerato nel risparmiatore dal carattere «protetto» dell'attività di intermediazione mobiliare: la fonte di tale obbligazione è quindi il rapporto giuridico che si instaura per contatto sociale antecedentemente alla conclusione del contratto ed il contenuto di essa è dettagliatamente tipizzato dal complesso delle norme più volte menzionate, e dev'essere valutato ai sensi dell'art. 1176 II comma sulla base delle regole della specifica attività professionale esercitata. L'inosservanza di detta obbligazione costituisce pertanto inadempimento imputabile all'intermediario e dà luogo a responsabilità contrattuale (per la natura contrattuale della c.d. responsabilità da contratto sociale cfr. Cass. SS.UU. 27 giugno 2002 n. 9346 cit.). Ai sensi dell'art. 1218 c.c. pertanto il cliente dovrà unicamente provare il rapporto giuridico e l'inosservanza dell'obbligo di informazione da parte dell'intermediario gravando su quest'ultimo la prova liberatoria avente ad oggetto il fatto estintivo dell'obbligazione o l'assenza di nesso causale tra inadempimento e danno. Tribunale Rimini, 11/05/2005.


Intermediazione finanziaria – Obbligo di conoscenza degli intermediari – Contenuti e oggetto – Need of protection..
La normativa contenuta nel TUF e nel reg. Consob n. 11522/98 pone a carico degli intermediari e nell'interesse degli investitori un obbligo di conoscenza, che è più della semplice informazione, sui prodotti da loro offerti, conoscenza che si estende alla loro provenienza, alla situazione degli stessi nei mercati, alla loro destinazione tra il pubblico dei consumatori. Si tratta di conoscenza che l'investitore risparmiatore, per esperienza, per cultura o per diverso campo lavorativo non potrà mai acquisire, con la conseguenza che non potrà ma pervenire ad un giudizio completo sulla operazione finanziaria che si appresta a sottoscrivere.Pertanto, qualora la banca si sottragga al dovere  di informare il cliente in ordine alla tipologia e affidabilità del titolo e, dunque, al livello di adeguatezza dell’operazione è possibile affermare che la banca medesima abbia tenuto un comportamento negligente e non corrispondente al “need of protection” degli investitori professionali. Tribunale Genova, 22/04/2005.


Intermediazione finanziaria – Know your merchandise rule – Strumenti non quotati e privi di rating – Obblighi dell’intermediario..
Vige a carico degli intermediari un obbligo di conoscenza che è più della semplice informazione, conoscenza che l’investitore risparmiatore non potrà mai acquisire, tanto più in relazione ad un titolo non quotato ed in assenza di rating. Tribunale Genova, 12/04/2005.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi – Obbligazioni prive di rating – Solvibilità dell’emittente – Rilevanza..
Va ravvisata la violazione degli artt. 21 lett. a) e b) del d. lgs. 24-2-1998 n. 58 e 28 del regolamento Consob 1-7-1998 n. 11522 nel caso di cessione a risparmiatori non esperti di titoli obbligazionari privi di rating in mancanza di prova che essi siano stati adeguatamente informati del rischio dell’operazione, costituendo il grado di solvibilità del debitore dato essenziale onde poter effettuare una scelta consapevole di investimento. Tribunale Mantova, 05/04/2005.


Doveri informativi dell’intermediario finanziario – Necessaria verifica della consapevolezza dell’investitore – Esclusione..
Non è condivisibile la tesi secondo la quale l’intermediario, per adempiere ai propri doveri informativi, non debba limitarsi a richiedere la sottoscrizione dei moduli relativi all’operazione ma debba anche sincerarsi che il cliente sia consapevole della scelta che sta operando. Tribunale Torino, 21/03/2005.


4you e investitore pensionato. 4you – Investitore pensionato – Violazione degli obblighi di informazione – Inadeguatezza dell’investimento – Insussistenza..
  Tribunale Mantova, 14/03/2005.


Strumento finanziario privo di rating – Obbligo di conoscenza dell’intermediario – Contenuto..
La circostanza che a un determinato titolo non sia stato attribuita la valutazione di rating impone all’intermediario, che è operatore professionale al quale è richiesto un adeguato livello di diligenza, di procurarsi una effettiva conoscenza dei prodotti finanziari negoziati, più profonda ed accurata di quella ricavabile dalle notizie da chiunque acquisibili sulla stampa specializzata o dalla mera lettura dei bilanci. Tribunale Roma, 11/03/2005.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi a carico dell’intermediario – Natura e contenuti..
La conoscenza degli strumenti finanziari e dei mercati che può avere un investitore-risparmiatore, necessariamente limitata per esperienza, cultura e campo lavorativo, non può mai far venire meno gli obblighi che il legislatore ha ritenuto di dover porre a carico di chi opera professionalmente ed è tenuto ad impiegare la diligenza di cui all'art. 1176 c.c.. anche in ragione degli interessi pubblici sottesi al regolare funzionamento del mercato finanziario. Tribunale Roma, 11/03/2005.


Intermediazione finanziaria – Contenuti dell’informazione – Specificità – Clausole di stile – Inefficacia – Valutazione del mercato e delle agenzie di rating – Rilevanza..
L’informazione che l’intermediario di prodotti finanziari deve dare all’investitore ai sensi degli artt. 21 del TUF e 28 del reg. Consob 11522/1998 deve essere il più possibile specifica tale da consentire al cliente di comprendere e stabilire il tipo, la natura e la portata delle informazioni fornite. Ne consegue che, nell’ipotesi di negoziazione di obbligazioni argentine, la solo indicazione del rischio come “alto” non costituisce un’informazione adeguata sulla natura, sui rischi e sulla implicazione dell’operazione. Il riferimento alla “aleatorietà” delle quotazioni del mercato internazionale è affermazione generica e priva di qualsiasi significato specifico e parimenti irrilevante è la circostanza che il cliente fosse informato della “il liquidità” del titolo. Simili diciture apposte sull’ordine di acquisto si risolvono in mere clausole di stile come tali inadeguate ad esonerare l’intermediario da fornire la prova positiva del tipo di informazione concretamente dato, che, nel caso specifico, implicava una indicazione non generica della natura altamente rischiosa dell’investimento secondo la valutazione operata dalle maggiori agenzie specializzate in materia, elemento questo che la banca è tenuta a conoscere ed a comunicare al cliente al fine di consentirgli di effettuare una scelta consapevole, dovendosi in proposito ritenere che la valutazione del titolo da parte del mercato costituisca fattore rilevante in quanto idoneo ad influenzare il processo decisionale dell’investitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18/02/2005.


Intermediazione finanziaria – Informazione dovuta dall’intermediario – Modalità di comunicazione con il cliente – Trasparenza – Necessità..
La norma contenuta nell’art. 29 del reg. Consob n. 11522/1998, laddove è previsto che gli intermediari autorizzati, quando ricevono da un investitore disposizioni relative ad una operazione non adeguata, lo informano di tale circostanza e delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione, impone alla banca di comportarsi con trasparenza nella prestazione dei servizi di investimento e accessori. La regola della trasparenza dispiega, infatti, i suoi effetti, non solo sul piano contenutistico, ma anche sulle modalità di comunicazione che devono garantire chiarezza e comprensibilità ed essere adeguate alle tecniche di contatto utilizzate con la clientela. Da ciò consegue che i moduli presentati ai clienti bancari per la sottoscrizione devono essere redatti con chiarezza, al fine di consentire agli stessi una chiara e immediata rilevazione della portata e dei rischi dell’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18/02/2005.


Intermediazione finanziaria – Violazione degli obblighi informativi – Natura imperativa – Tutela dell’integrità del mercato – Nullità – Sussistenza..
La prospettiva da cui muove la disciplina del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e nella quale sono confluite regole già vigenti e regola di nuove coniazione, riguarda, in generale, la regolamentazione del mercato finanziario con particolare attenzione alla tutela degli interessi pubblici sottesi alle regole. Nella vigenza della legge n° 1 del 1991, parte della dottrina aveva attribuito a ai canoni di diligenza, di correttezza un carattere ridondante o, addirittura, meramente ripetitivo delle disposizioni codicistiche.
Gli interventi del legislatore successivi al recepimento della direttiva Cee n° 22 del 1993 concorrono ad attribuire autonoma e specifica rilevanza alla previsione contenuta nell’art. 21 del decreto legislativo n° 58 del 1998, con la conseguenza che, se nella disciplina anteriore gli obblighi di diligenza e di correttezza erano espressamente finalizzati alla "cura dell’interesse del cliente", con l’art. 17 del d. lgs. 415/1996 e con l’art. 21 T.U.F. (norme ispirate alla disciplina comunitaria), tali obblighi sono imposti anche e soprattutto "nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati”. Ne consegue che i principi di correttezza e diligenza, contenuti nella disciplina dei servizi di investimento, esprimono concetti più ampi di quelli sottesi alle norme codicistiche, “operando non soltanto nel quadro di un rapporto obbligatorio con l’investitore per la tutela del soddisfacimento del suo interesse, ma anche più in generale (e in via di principio) in relazione allo svolgimento dell’attività economica come canone di condotta volto a realizzare una leale competizione e a garantire l’integrità del mercato". Pertanto, nel contesto della nuova normativa la diligenza e la correttezza sono canoni di condotta riconducibili alle pratiche del commercio e agli usi imprenditoriali, mentre nel contesto codicistico non possono mai prescindere dall’esistenza di un rapporto giuridicamente rilevante tra due parti definite e precisamente individuate.
La conseguenza di tali presupposti è la nullità degli ordini di acquisto impartiti in violazione di tali norme. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18/02/2005.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi – Prospetto sui rischi generali di investimento – Presunzione di consapevolezza – Esclusione..
L’obbligo dell’intermediario di informare l’investitore non può ritenersi assolto con la consegna del prospetto sui rischi generali di investimento, consegna che, nelle intenzioni del legislatore, pur avendo lo scopo di colmare il divario tra il bagaglio informativo delle parti, non può di certo comportare una presunzione di consapevolezza da parte del consumatore. Tribunale Palermo, 17/01/2005.


Intermediazione finanziaria – Obbligo di informazione – Specificità – Diligenza dell’intermediario e interesse dei clienti – Know your merchandise rule – Material fact. .
L’intermediario deve fornire una completa informazione circa i rischi connessi alla specifica operazione che i clienti intendono porre in essere (obbligo imposto dall’art. 28 co. II del regolamento Consob n. 11522; v. anche art. 11 co. I direttiva 93/22 CEE del 10-5-1993), dovendo l’intermediario finanziario agire con la diligenza dell’operatore particolarmente qualificato (cfr. artt. 21 lett. a) d. lgs. 58/98, 26 lett. e) reg. Consob cit. e 1176 II co. c.c.) nell’ambito di un rapporto in cui gli è imposto di tutelare l’interesse dei clienti (v. artt. 47 Cost., 5 e 21 lett. a) del d. lgs. 58/98). Tale obbligo implica l’indicazione, non generica, della natura altamente rischiosa dell’investimento secondo la valutazione operata dalle maggiori agenzie specializzate in materia, dato questo che la banca è tenuta a conoscere e, quindi, a comunicare al cliente al fine di consentirgli di effettuare una scelta consapevole, dovendosi in proposito ritenere che la valutazione del titolo da parte del mercato costituisca fattore rilevante (c.d. material fact secondo l’espressione usata dalla giurisprudenza nordamericana) in quanto idoneo ad influenzare il processo decisionale dell’investitore. Tribunale Mantova, 12/11/2004.


Doveri informativi dell’intermediario finanziario – Oggetto – Contenuto..
La banca intermediaria ha il dovere di informarsi delle condizioni dell’investitore al momento in cui riceveva l’ordine di acquisto ed ha altresì il dovere di informare adeguatamente l’investitore dei rischi specifici che l’operazione comporta mettendolo al corrente delle ragioni per cui potrebbe non essere opportuno procedere all’operazione. Tribunale Taranto, 27/10/2004.


Intermediazione finanziaria – Conoscenza dei mercati – Obblighi informativi – Natura..
Gli obblighi informativi che l’art. 21 del TUF pone a carico degli intermediari riguadano un tipo di conoscenza che è più della semplice informazione sui prodotti da loro offerti, conoscenza che si estende alla loro provenienza, alla situazione degli stessi nei mercati, alla loro destinazione tra il pubblico dei consumatori. Si tratta di conoscenza che l'investitore risparmiatore, per esperienza, per cultura o per diverso campo lavorativo non potrà mai acquisire, pervenendo ad un giudizio completo sulla operazione finanziaria che si appresta a sottoscrivere, tanto nel caso in cui la negoziazione venga posta in essere nel periodo di grey market e quindi in epoca antecedente alla emissione del titolo e in assenza di rating. Tribunale Roma, 08/10/2004.


Banca, contratto di commissione, dovere di correttezza e buona fede. Intermediazione finanziaria – Contratto di commissione – Dovere di informazione dell’operatore professionale – Sussistenza..
La buona fede che deve presiedere alla formazione dei contratti in generale e di quelli di mandato e commissione in particolare comporta che il soggetto - sia esso un soggetto individuale, quale un agente di cambio, o collettivo, quale una banca - cui viene affidato l'incarico di acquistare titoli, e che, esercitando professionalmente tale attività, conosce i limiti oggettivi dell'operazione, sia tenuto, prima di assumere l'incarico (e cioè nel corso della stipula) ad informare i clienti in ordine ai titoli stessi. Tale obbligo può venir meno soltanto allorché il committente si presenti già pienamente informato, senza che sia possibile, in proposito, fare esclusivo riferimento alla natura dei titoli. Cassazione civile, sez. III, 09/01/1997.