Massimario di Diritto Bancario


SCRITTURE CONTABILI

Opposizione a decreto ingiuntivo e mancanza della documentazione relativa al credito. Conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Mancanza in atti di tutti gli estratti conto - Revoca del decreto ingiuntivo.
Il comportamento della Banca che si disfa della documentazione afferente ad un credito di cui non ha ancora ottenuto soddisfacimento integra una negligenza grave, che viola apertamente il dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 T.U.B. e che comporta la revoca del decreto ingiuntivo opposto, non essendo stata fornita la prova dei fatti costitutivi del credito. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Lanciano, 02/07/2018.


Viola il precetto di «sana e prudente gestione» la banca che non conserva la documentazione relativa a rapporti non esauriti. Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Prova del credito della banca da (asserito) saldo negativo di conto – Produzione da parte della banca degli estratti conto relativi al rapporto al fine di ricostruire il saldo – Necessità – Decorso del termine decennale di conservazione delle scritture contabili – Irrilevanza – Distruzione dei documenti per decorso del termine decennale – Violazione del precetto di sana e prudente gestione ex art. 5 T.U.B. – Sussistenza.
La banca non può sottrarsi all’onere di provare il preciso ammontare del credito vantato nei confronti di un cliente, e da quest’ultimo contestato in giudizio, invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre i dieci anni dall’ultima registrazione. D’altro canto, il comportamento della banca che si disfa della documentazione afferente a un credito di cui non ha ancora ottenuto soddisfacimento integra una negligenza grave, che viola apertamente il dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del T.U.B. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20/02/2018.


L’approvazione dell’estratto conto non preclude la ripetizione di attribuzioni patrimoniali prive di causa. Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Erronea annotazione in conto – Duplice scritturazione a credito del cliente – Indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. – Sussistenza – “Approvazione” dell’estratto conto – Decorso del termine di cui all’art. 1832, comma 2°, c.c. – Preclusione dell’azione di ripetizione – Esclusione.
Nel contesto di un rapporto di conto corrente, le attribuzioni patrimoniali, pur annotate in conto, che siano tuttavia prive di idonea causa di giustificazione, costituiscono indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. Ai fini della proponibilità dell’azione di ripetizione, è irrilevante il termine di decadenza previsto per l’impugnazione dell’estratto conto dall’art. 1832, comma 2°, c.c., il cui decorso non è idoneo a consolidare attribuzioni patrimoniali prive di causa in capo alle parti. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10/01/2018.


Anatocismo, onere della prova a carico della banca e conservazione delle scritture contabili. Anatocismo – Banche – Prova del credito – Produzione degli estratti conto – Ricostruzione andamento contabile – Primo estratto conto.
Nei rapporti bancari in conto corrente – ontologicamente caratterizzati dall’esplicazione di un servizio di cassa, in relazione alle operazioni di pagamento o di riscossione di somme da effettuarsi, a qualsiasi titolo, per conto del cliente – una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione a carico del correntista di interessi ultralegali, ovvero anatocistici, la banca ha l'onere di produrre gli estratti conto a partire dall'apertura. L’intermediario creditizio non può sottrarsi all'assolvimento di tale onere invocando l'inesistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni. Infatti, non si può confondere l'onere di conservazione della documentazione contabile con quello di provare il credito vantato nei confronti del cliente.
Pertanto, una volta accertata l’illegittimità della contabilizzazione di interessi anatocistici – laddove la produzione degli estratti conto non sia completa – il giudice non potrà fondarsi sul saldo debitore di apertura del primo degli estratti conto prodotti, dal momento che la ricostruzione dell’andamento contabile risulterebbe inficiata dal computo di interessi che non spettavano alla banca. (Laura Albanese) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20/01/2017.


Sulla distribuzione dell’onere probatorio tra correntista e banca. Contratto di conto corrente bancario – Saldo debitore – Ripetizione dell’indebito – Onere probatorio – Estratti conto – Saldo zero.
La banca, che agisce in giudizio per il recupero del saldo debitore del conto corrente, se contestato dal correntista, ha l’onere, a norma dell’art. 2697 c.c., di produrre la sequenza completa degli estratti conto a partire dalla data di apertura del rapporto; in mancanza della documentazione completa, il credito derivante dal saldo debitore si determina sulla base del cosiddetto “saldo zero”, che riconduce a zero il primo saldo disponibile. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Il correntista, che agisce in giudizio per la ripetizione dell’indebito, ha l’onere, a norma dell’art. 2697 c.c., di produrre la sequenza completa degli estratti conto idonei a ricostruire il suo credito; in mancanza della documentazione completa, il credito del correntista è ricalcolato partendo dal primo estratto conto disponibile. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Appello Milano, 05/01/2017.


Affidamento in conto corrente, effetti delle annotazioni e prova del credito della banca. Conto corrente bancario – Apertura di credito – Effetti della annotazione in conto – Prova del credito – Produzione degli estratti conto con indicazione del saldo.
In tema di apertura di credito in conto corrente, la annotazione di una cifra sul conto ha effetto meramente dichiarativo e, in quanto operazione puramente contabile, non è elemento idoneo a determinare il passaggio materiale del denaro dalla banca al cliente ed a privare, quindi, l’istituto di credito della proprietà della parte del patrimonio promessa al cliente ed attribuire a quest’ultimo il possesso o la detenzione di alcunché; ai fini della ammissione al passivo del credito della banca si deve avere dunque riguardo esclusivamente al risultato contabile raggiunto attraverso la contrapposizione delle poste attive e passive del conto corrente risultante dalla produzione integrale degli estratti di conto corrente recanti il saldo passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 22/12/2016.


Saldo zero - Applicabilità anche nel caso di azione proposta dal correntista.
Mancando molti estratti conto, è stata ipotizzata dal c.t.u. anche la possibilità di eseguire il conteggio secondo il cd “saldo zero”, principio, peraltro, riscontrato come valido, con sempre maggiore frequenza, nelle pronunce di merito, che riconoscono corretto tale criterio non solo nei casi in cui sia la banca ad agire, ma altresì nelle ipotesi di azione intentata dal correntista (cfr. Trib. Brindisi , A.I. Natali, 9/8/2012, Trib. Brindisi 7/3/2014, Trib. Latina 19/6/2012, Trib. Ancona 18/11/2014 e Trib. Ancona 28/1/15). (Adolfo Pesaresi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 12/04/2016.


Azione di ripetizione di indebito promossa dal correntista e onere di produrre estratti conto completi tesi a dimostrare l'ammontare del credito. Azione ripetizione d'indebito - Onere prova a carico correntista - Produzione estratti conto completi - Necessità.
Nell'azione di ripetizione di indebito promossa dal correntista è onere di quest'ultimo produrre estratti conto completi tesi a dimostrare l'ammontare del suo credito. In difetto di completa allegazione e dimostrazione dell'andamento del conto corrente, non è possibile verificare nemmeno per il tramite di CTU contabile l'eventuale scostamento della banca dalle pattuizioni intercorse, non consentendosi in difetto di produzione continuativa degli estratti conto di verificare la pretesa attorea. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 16/03/2016.


L'insufficienza di una documentazione rilevante non giustifica il diniego della consulenza contabile (fattispecie in tema di contratti bancari). Processo civile - Consulenza tecnica d'ufficio - Natura esplorativa - Dimostrazione della irrilevanza della consulenza - Necessità - Deroga al divieto di compiere indagini esplorative - Condizioni - Accertamento di situazioni di fatto che richiede l'ausilio di speciali cognizioni tecniche - Acquisizione da parte del c.t.u. degli elementi necessari a rispondere al quesito anche se non prodotti dalle parti - Fattispecie in tema di rapporti di conto corrente non prodotti dalle parti - Ordine di esibizione - Necessità.
Nonostante non vi sia dubbio che "la mancata disposizione della consulenza tecnica d'ufficio da parte del giudice, di cui si asserisce l'indispensabilità, è incensurabile in sede di legittimità sotto il profilo del vizio di motivazione, laddove la consulenza sia finalizzata ad esonerare la parte dall'onere della prova o richiesta a fini esplorativi alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati" (Cass., sez. 1^, 5 luglio 2007, n. 15219), tuttavia, quando la parte chieda una consulenza contabile sulla base di una produzione documentale, il giudice non può qualificare come esplorativa la consulenza senza dimostrare che la documentazione esibita sarebbe comunque irrilevante.

Ha natura esplorativa la consulenza finalizzata alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati dalla parte che li allega (Cass., sez. 1^, 5 luglio 2007, n. 15219, m. 598314), non la consulenza intesa a ricostruire l'andamento di rapporti contabili non controversi nella loro esistenza. E secondo la giurisprudenza di questa corte, è consentito derogare finanche al limite costituito dal divieto di compiere indagini esplorative, "quando l'accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l'ausilio di speciali cognizioni tecniche, essendo in questo caso consentito al c.t.u. anche di acquisire ogni elemento necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che si tratti di fatti accessori e rientranti nell'ambito strettamente tecnico della consulenza, e non di fatti e situazioni che, essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti, debbano necessariamente essere provati dalle stesse" (Cass., sez. 3^, 14 febbraio 2006, n. 3191).

E' vero che l'esibizione di documenti non può essere chiesta, ai sensi dell'art. 210 c.p.c., a fini meramente esplorativi, allorquando neppure la parte istante deduca elementi sulla effettiva esistenza del documento e sul suo contenuto per verificarne la rilevanza in giudizio (Cass., sez. L, 20 dicembre 2007, n. 26943). Ma detta ipotesi non ricorre nel caso in cui non possa mettersi in dubbio l'esistenza dei rapporti oggetto di indagine (nella specie di conto corrente non contestati dalla banca) e dunque l'esistenza della documentazione relativa alla loro gestione.

(Nel caso di specie, la Suprema corte ha ritenuto che erroneamente i giudici del merito avessero negato l'ammissione della consulenza contabile e respinto la richiesta di ordinare alla banca l'esibizione della documentazione necessaria alla ricostruzione dei rapporti con gli attori). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15/03/2016.


Mediazione delegata e poteri di indirizzo del giudice. Mediazione cd. delegata in materia bancaria – Indicazione dei temi della conciliazione da parte dell’AG per la futura mediazione – Poteri del giudice

Conto corrente di corrispondenza – Azione di accertamento – Onere della prova  .
In materia bancaria, il Giudice può delegare la mediazione ex art. 5, comma 2 d.lvo 28/10 indicando altresì alle parti i “temi della conciliazione” al fine di delimitare il thema decidendum e fornire gli elementi tecnici per giungere alla definizione della controversia, quale espressione del generale potere di direzione del procedimento spettante al Giudice ex art. 175 cpc e degli “obblighi collaborativi” gravanti sulle parti. (Laura Fazio) (riproduzione riservata)

Nel caso di azione di accertamento bancario l’onere della prova grava sul correntista, il quale dovrà esibire la documentazione contabile relativa almeno a tutto il decennio anteriore alla proposizione della domanda, trattandosi di atti che questi puo’ acquisire in via stragiudiziale dalla banca ex art. 119 d.lvo 385/1993, in quanto la ricostruzione del rapporto bancario deve avvenire con la “continuità contabile” richiesta dalla natura del contratto. (Laura Fazio) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 26/02/2016.


Conto corrente, azione accertamento negativo e onere della prova. Conto corrente – Banca – Anatocismo – Interessi – Azione accertamento negativo – Onere della prova – Vicinanza della prova – Saldo zero – Commissioni – Prescrizione.
Nell’ambito dei rapporti bancari in conto corrente, una volta esclusa la validità delle pattuizioni sugli interessi a carico del correntista, la banca ha l'onere di produrre gli estratti a partire dall'apertura del conto al fine di dimostrare il proprio diritto di credito, anche nell'ipotesi di azione di accertamento proposta dal correntista.

Al riguardo non appare condivisibile il principio di recente espresso dalla Corte di legittimità (Cass. civ., 7 maggio 2015, n. 9201), secondo cui chi esperisce un’azione di accertamento negativo deve fornire la prova della fondatezza della propria domanda, con la conseguenza che è onere del correntista fornire l'estratto conto zero.

Infatti, dall'impossibilità di ricostruire le poste attive e passive fin dalla fase iniziale del rapporto - per mancanza di idonea documentazione - non può farsi derivare una sorta di sanatoria degli addebiti illegittimi operati dall'istituto di credito. Tali carenze, al contrario, inducono a ritenere ragionevole, in applicazione dei principi di cui all'art. 2697 c.c., che i conteggi relativi ai reciproci rapporti di dare/avere partano da un "saldo zero". (Laura Albanese) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 12/11/2015.


Diritto del cliente e del fideiussore alla consegna dei documenti bancari ex art 119 TUB – Ratio ed oggetto della norma – Decreto ingiuntivo consegna documentazione bancaria.
Il diritto del cliente alla consegna di documenti relativi ai rapporti bancari ha la consistenza ed il rango di vero e proprio diritto soggettivo autonomo, il quale trova fondamento nei doveri di solidarietà e negli obblighi di comportamento secondo buona fede nella esecuzione del rapporto e per altro verso sulla disposizione dell'art. 119 IV co Dlgs 385/1993.

La ratio ispiratrice (dell'art 119 TUB ndr) è quella di permettere al correntista di verificare la corrispondenza tra le condizioni economiche normative cristallizzate nel contratto e quanto compiuto dalla banca durante l'esecuzione del rapporto. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 08/10/2015.


Diritto del cliente e del fideiussore alla consegna dei documenti bancari ex art 119 TUB – Ratio ed oggetto della norma – Decreto ingiuntivo consegna documentazione bancaria.
Il termine “singole operazioni” non deve essere inteso in senso letterale, per non correre il rischio di imporre al cliente il diabolico onere di indicare gli estremi (ad esempio data e natura) di una operazione di cui non ha riscontro contabile, vanificando di fatto quella tutela che il legislatore ha inteso, invece, garantire (…) il diritto previsto dal quarto comma dell'art 119 tub si configura come un diritto sostanziale, la cui tutela è garantita come situazione giuridica finale e non strumentale. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 08/10/2015.


Annotazioni in conto corrente e prescrizione. Mancato a pattuizione del calcolo delle valute e valuta effettiva. Contratti bancari – Conto corrente – Indebita annotazione di somme a favore della banca – Azione di ripetizione – Prescrizione – Decorrenza.

Contratti bancari – Oneri economici – Anatocismo – Determinazione del periodo di capitalizzazione – Necessità – Indicazione nel testo contrattuale – Necessità.

Contratti bancari – Valute – Spostamento delle valute dal loro tempo effettivo – Patto – Necessità..
In caso di annotazioni in conto a favore della banca, che non rispondano a validi titoli, la prescrizione dell’azione di ripetizione delle somme comincia a decorrere dal tempo della chiusura del conto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Non può essere ritenuta valida una clausola contrattuale che non indichi in modo espresso la periodicità della capitalizzazione. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La mancata regolamentazione pattizia del calcolo delle valute comporta che nel rapporto operante tra le parti si debba comunque tenere conto solo della valuta effettiva, che fa riferimento alla data del giorno in cui la banca perde o acquista la disponibilità giuridica delle somme versate o prelevate. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 24/06/2013.


Sul valore probatorio delle risultanze informatiche della banca. Risultanze informatiche delle registrazioni delle operazioni – Scritture contabili – Sostanziale parificazione..
Le risultanze informatiche delle registrazioni delle operazioni effettuate sono sostanzialmente assimilabili ai libri contabili dell’impresa, ai sensi delle previsioni di cui agli art. 2709 e 2710 c.c. In ogni caso, anche quando possono fare prova in favore dell’impresa da cui provengono, alle stesse non può riconoscersi l’efficacia di prova legale, non foss’altro perché si tratta pur sempre di atti formati dalla stessa parte che mira ad avvalersene e a trarne vantaggio. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 03/04/2013.


Procedimento monitorio e prova del credito della banca. Rapporti bancari – Conto corrente – Procedimento di ingiunzione – Giudizio di opposizione – Prova del credito della banca – Produzione dell’estratto conto relativo all’intero rapporto – Necessità..
Il saldaconto riveste efficacia probatoria nel solo procedimento sommario per decreto ingiuntivo ed ai fini dell’emissione di questo, mentre gli estratti conto costituiscono il mezzo di prova idoneo a sostenere la pretesa del creditore nel successivo giudizio contenzioso instaurato dall’opponente, in quanto contenenti la specifica descrizione delle eventuali operazioni controverse. Ne deriva che la domanda della banca opposta non può ritenersi provata qualora questa ometta di produrre gli estratti di conto corrente e quindi gli elementi conoscitivi in base ai quali ricostruire il rapporto (generalmente in relazione alla intera durata del rapporto bancario) ed il definitivo saldo preteso. Appello Roma, 28/05/2009.


Ordinanza ex art. 186 ter c.p.c. e prova del rapporto di conto corrente. Ordinanza ex art. 186 ter c.p.c. – Requisiti di cui all’art. 50 TUB – Esclusione..
Non ricorrono i presupposti per l’emanazione dell’ordinanza ex art. 186 ter codice di procedura civile richiesta dalla banca ove la documentazione da questa prodotta sia costituita da un estratto conto che non riporta tutte le movimentazioni debitorie e creditorie intercorse tra le parti e sia inoltre priva della sottoscrizione apposta da un suo dirigente, non potendosi ritenere la documentazione così formata conforme alle disposizioni di cui all’art. 50 del Testo Unico Bancario. (Matteo Acciari) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 02/04/2009.


Anatocismo e allegazione ex art. 50 T.U. legge bancaria. Ricorso per ingiunzione - Allegazione estratto conto ex art. 50 t.u.l.b. - Necessità - Anatocismo - Termine per la costituzione del convenuto artt. 645, 163 III co. e 166 c.p.c..
  Tribunale Mantova, 28/06/2002.


Procedimento monitorio – Opposizione – Prova del credito azionato – Computo degli interessi – Allegazione estratto conto ex art. 50 T.U.L.B..
  Tribunale Mantova, 28/06/2002.