Massimario di Diritto Bancario


RESPONSABILITA' DELLA BANCA

Contratto di conto corrente bancario condominiale e assenza di doveri della banca di controllare le movimentazioni. Contratti bancari – Conto corrente condominiale – Operazioni eseguite dall’amministratore del condominio – Dovere di controllo da parte della Banca – Esclusione.
In presenza di un conto corrente bancario intestato ad un condominio, è da escludere che alla banca competano obblighi di controllo della sana e prudente gestione del conto, cioè che la banca abbia il dovere di controllare la fisiologia ovvero la patologia della gestione del conto da parte del soggetto - l’amministratore del condominio - autorizzato ad operarvi ovvero il dovere di verificare l’inerenza all’ambito condominiale delle operazioni di prelievo e di pagamento poste in essere dall’amministratore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 27/12/2017.


Responsabilità della banca per concorso nel ricorso abusivo al credito e legittimazione del curatore all’azione di responsabilità. Fallimento – Concorso della banca nel ricorso abusivo al credito – Responsabilità solidale – Legittimazione del curatore – Sussistenza

Ricorso abusivo al credito – Violazione delle regole dell’accorta gestione – Concorso della banca – Obbligo di valutazione del merito creditizio.
Il curatore fallimentare è legittimato ad agire ai sensi dell'art. 146 della legge fall., in correlazione con l'art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società (Cass. 13413/10).

Una simile precisazione è in linea con quanto dalle stesse sezioni unite implicitamente paventato (sentenze nn. 7029/2006, 7030/2006, 7031/2006) mercé l'affermazione, in quella sede rilevante, di novità di una domanda del genere, a fronte di quella risarcitoria da abusiva concessione di credito con lo scopo di mantenere artificiosamente in vita la società decotta.

Invero diversa è la conclusione ove il fallimento deduca a fondamento della sua pretesa la responsabilità del finanziatore verso il soggetto finanziato per il pregiudizio diretto e immediato causato al patrimonio di questo dall'attività di finanziamento, quale presupposto dell'azione che al curatore spetta come successore nei rapporti del fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Se il ricorso abusivo al credito va oltre i confini dell'accorta gestione imprenditoriale quanto all'amministratore della società finanziata, la stessa erogazione del credito, ove sia stata accertata la perdita del capitale di quella società, integra un concorrente illecito della banca, la quale è tenuta a seguire i principi di sana e prudente gestione valutando (art. 5 t.u.b.) il merito di credito in base a informazioni adeguate.

Dinanzi a una avventata richiesta di credito da parte degli amministratori della società che ha perduto interamente il capitale, e dinanzi a una altrettanto avventata o comunque imprudente concessione di credito da parte della banca, il comportamento illecito è concorrente ed è dotato di intrinseca efficacia causale, posto che il fatto dannoso si identifica nel ritardo nell'emersione del dissesto e nel conseguente suo aggravamento prima dell'apertura della procedura concorsuale.

Questo fatto integra un danno per la società in sé, oltre che per i creditori anteriori, e determina - siccome consequenziale al concorso di entrambi i comportamenti - l'insorgere dell'obbligazione risarcitoria in via solidale (art. 2055 cod. civ.), giacché gli elementi costitutivi della fattispecie di responsabilità sono correlabili alla mala gestio degli amministratori di cui le banche si siano rese compartecipi per il tramite dell'erogazione di quei medesimi finanziamenti, nonostante una condizione economica tale da non giustificarli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20/04/2017.


Consulenza tecnica preventiva e anatocismo bancario. Consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. – Oggetto – Ambito di applicazione – Ammissibilità – Anatocismo bancario.
In materia di anatocismo bancario svolgere o meno un dato accertamento contabile ed elaborare un quesito peritale è il portato di una valutazione decisionale non demandabile a un CTU, incompatibile con le finalità conciliative della procedura di consulenza tecnica preventiva, che pertanto è inammissibile. (Massimo Pellizzato) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06/04/2017.


La banca che concede credito ad un cliente in crisi non commette alcun illecito, né verso il cliente né verso i terzi. Risarcimento del danno - Concessione di credito a società poi fallita - Domanda del curatore di risarcimento del danno causato alla società e alla massa dei creditori - Fondamento - Obbligo della banca creditrice di non fare credito a cliente in crisi a salvaguardia degli interessi del cliente stesso e dei terzi - Inesistenza - Rigetto della domanda.
La banca che concede credito ad un cliente in crisi non commette alcun illecito, né verso il cliente né verso i terzi: non è ravvisabile infatti in capo alla banca mutuante una posizione di garanzia in forza della quale la stessa sia investita di un potere-dovere di salvaguardia degli interessi economici del cliente-mutuatario di fronte al rischio che questi usi male il capitale ricevuto né degli interessi dei terzi che siano entrati o che entrino in rapporto con il cliente e che, quali operatori economici, sono capaci di informarsi e sono tenuti ad informarsi della solvibilità del cliente. (Antonio Mondini) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 10/03/2017.


Impugnabilità ex art. 617 c.p.c. dell’ordinanza di assegnazione del credito ex art. 553 cod. proc. civ. viziata da errore di fatto. Fallimento del debitore esecutato posteriore all’ordinanza di assegnazione – Inefficacia ex art. 44 L.F. del pagamento del terzo al creditore procedente.
La dichiarazione ex art. 547 c.p.c. ha natura giuridica di atto confessorio ed è rilevante l’errore di fatto che la infici. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

La contestazione del credito oggetto di assegnazione per fatti anteriori alla pronuncia dell’ordinanza e fondata sull’erroneità della qualificazione come positiva della dichiarazione del terzo, può essere fatta valere con l’impugnazione dell’ordinanza stessa ai sensi dell’art. 617 c.p.c., ed entro il termine decorrente dalla conoscenza legale della medesima. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

Il fallimento del debitore esecutato rende inefficace ex art. 44 L.F. qualsiasi pagamento eseguito in attuazione di un’ordinanza di assegnazione anteriormente emessa. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 02/03/2017.


Pignoramento presso terzi: ambito soggettivo della dichiarazione ex art. 547 c.p.c. e correlazione con il pignoramento. Dichiarazione falsa o reticente del terzo pignorato – Responsabilità ex art. 2043 c.c. – Esperibilità in autonomo giudizio.
Il terzo pignorato, chiamato a rendere la dichiarazione, ai sensi dell’art. 547 cod. proc. Civ., deve fornire indicazioni complete e dettagliate dal punto di vista oggettivo, in modo da consentire l’identificazione dell’oggetto della prestazione dovuta al debitore esecutato, compresi il titolo ed il quantum del credito pignorato; invece, dal punto di vista soggettivo, è necessario e sufficiente che dichiari quali siano i rapporti intrattenuti soltanto col soggetto che nell’atto di pignoramento è indicato come debitore sottoposto ad esecuzione. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui il pignoramento sia rivolto nei confronti di un organo dell’apparato di uno Stato Estero privo di autonomia patrimoniale o che si avvalga di altri organi o soggetti per adempiere alle proprie obbligazioni, deve essere il creditore procedente a farsi carico di tale situazione dandone atto nel pignoramento. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

L’instaurazione del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo (oggi la contestazione della dichiarazione del terzo ai sensi dell’art. 549 cod. proc. civ. come sostituito dalla legge 24 dicembre 2012 n. 228) non costituisce condizione di proponibilità della domanda risarcitoria, potendo tutt’al più la mancata contestazione della dichiarazione del terzo rilevare come fatto colposo del creditore, la cui valutazione ai sensi dell’art. 1227, comma primo o comma secondo, cod. civ costituisce oggetto di un accertamento di fatto demandato al giudice di merito.
Ne consegue che l’azione di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. da parte del creditore procedente che assuma di avere subito danni per la dichiarazione falsa o reticente resa dal terzo pignorato nel processo di espropriazione presso terzi può essere esperita con giudizio autonomo e distinto da questo processo. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 28/02/2017.


Responsabilità della banca e condanna al risarcimento per le somme sottratte dal promotore finanziario. Contratti di investimento - Promotore finanziario - Sottrazione somme - Responsabilità solidale della banca - Risarcimento danni.
In caso di appropriazione illegittima da parte del promotore finanziario delle somme allo stesso corrisposte da clienti investitori, risponde in via solidale anche la Banca presso la quale il promotore medesimo presta la propria attività.

(Nel caso specifico, ai clienti è stato riconosciuto un risarcimento superiore a € 300.000,00 a titolo di capitale sottratto e interessi legali). (Antonio Cavallo) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 06/02/2017.


Ritardo nell'adempimento e segnalazione alla Centrale Rischi. Centrale Rischi di Banca d'Italia - Segnalazione a sofferenza - Presupposti - Obblighi dell'intermediario

Centrale Rischi di Banca d'Italia - Segnalazione a sofferenza - Credito contestato - Potere di delibazione del giudice - Danno "in re ipsa" - liquidazione del danno su basi equitative.
In base alla lettura delle istruzioni di Banca d'Italia, è da escludere che il mero ritardo nell'adempimento o che lo stesso inadempimento possano da soli giustificare la segnalazione alla Centrale Rischi in posizione di sofferenza.
La preventiva attività valutativa dell'intermediario sui presupposti per la segnalazione a sofferenza deve estendersi anche a rapporti bancari distinti da quello intrattenuto con l'intermediario segnalante.
Prima di segnalare un nominativo a sofferenza, l'intermediario è tenuto ad effettuare una verifica sull'intera esposizione debitoria del cliente, inclusa l'emissione di decreti ingiuntivi contro lo stesso ed è inoltre tenuto ad accertare l'effettiva consistenza patrimoniale del cliente in relazione all'ammontare del credito, la circostanza se si tratti di debitore monoaffidato o pluriaffidato, l'eventuale esistenza di iniziative giudiziarie da parte di terzi creditori e la capacità reddituale del cliente.
L'eventuale pendenza di un giudizio per l'accertamento del credito non può di per sè giustificare la segnalazione a sofferenza laddove la concreta situazione del cliente non crei alcun allarme quanto alla sua solvibilità. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)

In caso di credito oggetto di contestazione (cd. "credito litigioso"), il giudice deve accertare la legittimità della segnalazione a sofferenza avvalendosi del suo potere di delibazione sul fumus boni iuris della contestazione del credito e, con essa, della domanda di cancellazione della segnalazione.
E' contraria al canone generale della buona fede la segnalazione a sofferenza da parte di un istituto di credito alla Centrale Rischi di un debito del cliente che risulti tra le parti contestato qualora la contestazione abbia i caratteri della non manifesta infondatezza e sia alla base del rifiuto del debitore di adempiere.
Il danno derivante da illegittima segnalazione a sofferenza, sia nella sua componente patrimoniale che in quella morale e d'immagine, è sempre in re ipsa. La liquidazione del danno può operare unicamente ricorrendo a criteri equitativi e/o forfetari. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 11/01/2017.


Prova dell’apocrifia della firma di un ordine di bonifico. Procedimento civile – Disconoscimento nell’atto di citazione – Onere della prova apocrifia grava sull’attore – Conseguenze.
Il disconoscimento della firma di un ordine di bonifico posto in essere nell’atto di citazione, integra una domanda diretta volta ad accertare la non autenticità della firma del documento prodotto dall’attrice, sulla quale grava il relativo onere probatorio secondo le ordinarie regole ex art. 2697 cod. civ. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14/07/2016.


Segnalazione delle sofferenze alla Centrale Rischi: necessità di preavviso al debitore. Banche – Segnalazione della sofferenza alla Centrale Rischi – Non preceduta dalla comunicazione della decadenza dal beneficio del termine – Illegittimità della segnalazione – Sussiste – Responsabilità della banca – Sussiste.
La Banca ha l’obbligo di comportarsi secondo buona fede e non deve procedere a segnalazioni presso la Centrale dei Rischi in assenza dei presupposti, o nell’oggettivo dubbio sulla loro esistenza.
La comunicazione della decadenza dal beneficio del termine e di costituzione in mora deve essere specifica e puntuale in modo da consentire al cliente di evitare conseguenze pregiudizievoli attraverso il tempestivo pagamento del debito, cosicché la segnalazione è illegittima e deve disporsene la cancellazione se l’interessato non ne ha ricevuto alcun preavviso.
L’illegittima segnalazione pone il cliente in cattiva luce, esponendolo ad un permanente pregiudizio valutativo da parte degli istituti bancari. La tutela approntata dall’ordinamento è suscettibile di estensione anche contro comportamenti che, pur non offendendo l’onore o la reputazione o ledendo il nome o l’immagine fisica, menomino comunque l’immagine sociale dell’individuo.

In applicazione di tale principio, il Tribunale condannava la Banca a risarcire al cliente i danni non patrimoniali subiti per effetto dell’illegittima segnalazione alla Centrale Rischi, equitativamente determinati dallo stesso giudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 20/06/2016.


Contratto autonomo di garanzia e tutela del consumatore. Consumatori - Qualifica - Garanzia a favore di soggetto non consumatore - Nullità delle clausole abusive - Anatocismo.
La qualifica di Consumatori nei riguardi dei sottoscrittori di una garanzia a favore di soggetto non consumatore determina l’applicabilità delle norme a tutela del Consumatore e quindi la nullità delle clausole abusive contenute nel contratto anche nell’ipotesi di qualificazione della garanzia in termini di contratto autonomo. Ne consegue la nullità delle clausole limitative della facoltà di opporre le eccezioni inerenti il rapporto fondamentale, anche alla luce dei principi espressi dall’Ordinanza della Corte di Giustizia 19.11.2015 nella causa C-74/15.

Devono essere valutati come gravi motivi di contestazione del credito azionato dalla Banca quelli relativi all’anatocismo, applicato per tutta la durata al rapporto di conto corrente n. 149893 sulla base del contratto di apertura di credito del 31.3.1999 (doc. 9 opposta). Si tratta, infatti, di contratto antecedente la Delibera Cicr del 2000 rispetto al quale la Banca non ha ancora documentato la comunicazione alla correntista ex art. 7 della Delibera. (Gladys Castellano) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04/04/2016.


Cancellazione ex articolo 700 c.p.c. della segnalazione alla centrale rischi qualora il ricorrente non svolga attività di impresa suscettibile di pregiudizio. Ricorso ex art.700 c.p.c. – Segnalazioni in CAI – Periculum in mora – Esclusione – Rigetto – Servizi di pagamento – Carta di credito – Legittimità della revoca dell’addebito sul rapporto di conto corrente.
La funzione informativa delle segnalazioni alla Centrale di Allarme Interbancaria può essere legittimamente sacrificata mediante l’adozione di provvedimenti cautelari di cancellazione soltanto nell’ipotesi di concreto ed imminente pericolo per l’imprenditore e la sua impresa. In questa prospettiva, deve escludersi la sussistenza del periculum in mora qualora il ricorrente non svolga un’attività imprenditoriale suscettibile di essere pregiudicata da una segnalazione illegittima.
Il titolare di carta di credito può effettuare pagamenti posticipando l’effettivo addebito ad una data futura convenuta dalle parti, allo scadere della quale sul conto corrente devono sussistere i fondi necessari per la copertura delle spese effettuate. Ne discende che, per il tempo che intercorre tra l’acquisto e il rimborso del corrispettivo da parte del correntista, la banca concede un prestito al proprio cliente.  In caso di mancanza di fondi, è legittima la condotta della banca che revoca la possibilità del correntista di addebitare sul conto le spese effettuate con tale servizio di pagamento. Tale facoltà spetta infatti alla banca e non alla società emittente la carta di credito posto che è la prima a finanziare, per mezzo di detto sistema di pagamento, le spese effettuate dal correntista. (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04/03/2016.


Diritto del cliente e del fideiussore alla consegna dei documenti bancari ex art 119 TUB – Ratio ed oggetto della norma – Decreto ingiuntivo consegna documentazione bancaria.
Il diritto alla consegna della documentazione bancaria trova referente normativa, oltre che nel citato art 119 tub, anche nel dovere generale di buona fede nella esecuzione del contratto, scolpito nell'art 1375 cc

Identici principi appaiono, ad avviso di questo Giudice, applicabili anche all'ipotesi di proposizione dell'istanza ex art 119 IV co TUB da parte del garante (…). Tale diritto risulta, altresì, intimamente connesso alla natura stessa della garanzia fideiussoria (…) non si vede ragione per escludere il diritto del garante di proporre, in luogo del garantito, istanza ai sensi dell'art 119 IV co TUB nei confronti del creditore. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 08/10/2015.


Cancellazione del protesto di assegno emesso dal legale rappresentante senza indicazione della società rappresentata. Provvedimenti cautelari ante causam ex art. 700 c.p.c. – Assegno bancario – Assegno emesso dal legale rappresentante senza indicazione della società per cui agisce – Protesto nei confronti del legale rappresentante – Istanza di cancellazione dal registro protesti – Inammissibilità del ricorso

Provvedimenti cautelari ante causam ex art. 700 c.p.c. – Assegno bancario – Assegno emesso dal legale rappresentante senza indicazione della società per cui agisce – Protesto nei confronti del legale rappresentante – Legittimità del protesto – Inammissibilità della domanda di cancellazione dal registro protesti.
La funzione del protesto va individuata non solo nell'esigenza, primaria e fondamentale, di impedire, attraverso la tempestiva levata, la decadenza dall'azione di regresso eventualmente esperibile, c.d. funzione conservativa, ma anche nell'esigenza di tutela della pubblica fede, coincidente con la fiducia dei consociati nell’idoneità astratta dell'assegno ad assolvere la sua funzione tipica di pagamento. Ne consegue che ogni sottoscrizione apposta sull'assegno deve contenere il nome e cognome o i dati della società di colui che si obbliga. Pertanto gli interessi, anche pubblicistici, sottesi alla levata del protesto impongono alle banche giratarie per l'assegno bancario di protestare il titolo.
La disciplina del protesto è infatti finalizzata a tutelare l'affidamento dei terzi nella circolazione dei titoli di credito, la cui disciplina è informata ai principi della letterarietà e dell'astrattezza. In conformità con tali principi, il sottoscrittore di un assegno rispondi comunque in proprio dell'adempimento dell'obbligazione cartonare (artt. 14 e 16 Regio Decreto 1736/1933).
Pertanto, nel caso di divergenza tra il sottoscrittore dell’assegno e il titolare del rapporto di conto corrente, in riferimento al quale è stata concessa l'autorizzazione ad emettere assegni, il soggetto nei cui confronti deve iscriversi protesto, a tutela dell'affidamento dei terzi, è il primo, sua essendo la condotta che ha determinato la situazione che giustifica ed, anzi, impone, che il protesto si elevato.
Deve quindi essere rigettato il ricorso ex art. 700 c.p.c. presentato dal legale rappresentante della società contro la Banca nel quale il primo chiede la cancellazione del proprio nominativo dal registro dei protesti, insistendo sulla erroneità della iscrizione in quanto i titoli erano dal medesimo stati emessi in nome e per conto della società rappresentata. (Stefania Sironi) (riproduzione riservata)

È legittimo il protesto emesso nei confronti di colui che ha firmato l’assegno, anche se in veste di legale rappresentante, laddove non vi sia spendita del nome del soggetto rappresentato.
A nulla rileva a tale proposito che la Banca fosse a conoscenza del fatto che l’assegno era stato tratto sul conto corrente della società di cui il firmatario è legale rappresentante, posto che il protesto ha la funzione di tutelare l’affidamento degli eventuali terzi. (Stefania Sironi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10/03/2015.


Provvedimento cautelare ante causam ex art. 700 c.p.c. Ordine di rettifica del protesto e applicazione c.d. astreinte ex art. 614 c.p.c.. Erronea levata di protesto nei confronti di imprenditore – Ammissibilità ricorso d'urgenza ex art. 700 – Periculum in mora sussistenza possibile danno all'immagine e difficoltà nell'accesso al credito – Legittimazione passiva dell'Istituto bancario e della Camera di Commercio.

Provvedimento ex art. 700 c.p.c. – Erronea levata di protesto – Obbligo di rettifica – Applicabilità della misura coercitiva ex art. 614 bis c.p.c...
E' ammissibile il ricorso al procedimento d'urgenza ex art. 700 da parte di chi voglia far valere l'erronea levata e iscrizione di protesto per errore materiale riguardante i dati identificativi dell'impresa (erronea indicazione di partita Iva della ricorrente appartenente a soggetto terzo). L'errore sui dati anagrafici del soggetto protestato imputabile alla banca è sufficiente ad integrare il requisito del fumus boni iuris. (Alberto Gattuccio) (riproduzione riservata)

Quanto al periculum in mora, il permanere dell'erronea iscrizione è certamente suscettibile di creare un danno all'immagine (sempre maggiore con il trascorrere del tempo) oltre che negative ripercussioni sull'attività commerciale derivanti da maggiori difficoltà nell'accesso al credito. (Alberto Gattuccio) (riproduzione riservata)

È legittimata passiva e contraddittore necessario la banca richiedente la levata del protesto, in quanto soggetto nei cui confronti è richiesta la tutela giurisdizionale di accertamento dell'illecito e risarcitoria, che deve provvedere a richiedere la rettifica, insieme alla Camera di Commercio che tale rettifica deve materialmente eseguire. (Alberto Gattuccio) (riproduzione riservata)

Con il provvedimento di accoglimento ex art. 700 c.p.c., con il quale viene ordinata l'esecuzione di un obbligo di fare infungibile, il Giudice della cautela può disporre la misura coercitiva ex art. 614-bis c.p.c.. (Nel caso di specie, veniva ordinata la rettifica dell' errata iscrizione di protesto levato nei confronti di imprenditore, per erronea trascrizione dei dati identificativi dell'impresa, all'istituto bancario richiedente la levata di protesto e alle Camere di Commercio che hanno provveduto all'iscrizione nel Registro Informatico Protesti, e veniva fissata, ai sensi dell'art. 614 bis c.p.c., una somma dovuta alla società ricorrente da ciascun resistente per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione del provvedimento, a decorrere dalla data di notifica dell'ordinanza). (Alberto Gattuccio) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 27/03/2014.


Responsabilità dell’intermediario per perdita patrimoniale subita dal correntista, abilitato all’operatività on line, a seguito di truffa mediante cosiddetto fenomeno di “Man in the browser”. Truffa on line - Conto corrente di corrispondenza con operatività on line - Man in the Browser - Interposizione che il malware - Colpa grave del correntista - Esclusione - Servizio di sms alert - Obbligo di attivazione da parte della banca - Sussistenza..
Qualora si verifichi che il titolare di un conto corrente, con operatività on line, sia vittima del fenomeno di truffa on line, comunemente conosciuto come “Man in the Browser” (definito da parte del Collegio di Coordinamento, con decisione n. 3498 del 26/10/2012, come la “interposizione che il malware è in grado di operare fra il sistema centrale dell’intermediario e quello del singolo utente”), l’intermediario (Banca) ha l’onere di dimostrare la colpa grave (o addirittura il comportamento fraudolento del titolare dello strumento di pagamento), in base ai principi che governano la responsabilità contrattuale (art. 1218 c.c.). Ne consegue che, ove si accerti in sede istruttoria che la truffa perpetrata è avvenuta mediante inserimento dei dati, digitati dal cliente, non sulla pagina web della banca ma su una maschera fake di login, che si è interposta fra il PC del cliente e la pagina stessa di login, deve ritenersi che il correntista è caduto in una “trappola” particolarmente insidiosa e sicuramente ardua per poter essere rilevata da un soggetto non particolarmente esperto (sul punto, Collegio di Roma, decisione n. 516 del 28/01/2013), il che esclude il la sussistenza della fattispecie di “colpa grave” a carico del correntista. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)

Qualora l’intermediario disponga, nell’ambito del proprio sistema informatizzato di gestione dei conti correnti on line, di un servizio di “sms alert”, ha altresì l’obbligo di attivarne l’utilizzo al singolo correntista, così che l’eventuale mancata attivazione del servizio costituisce un ulteriore indice della negligenza dell’intermediario medesimo nell’esecuzione della prestazione oggetto del contratto (sul punto, Collegio di Roma, decisione n. 1435 del 08/05/2012), gravando sull’intermediario lo stringente obbligo di eseguire il contratto stesso attraverso lo svolgimento di tutte quelle attività strumentali che appaiano idonee a garantire l’interesse del cliente. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) ABF Roma, 07/03/2014.


Apertura di credito in conto corrente, tutela del fideiussore, terzietà rispetto al debitore e onere della prova. Conto corrente – Apertura di credito in genere – Fideiussione – Buona fede contrattuale – (Liberazione del fideiussore)..
In un rapporto di conto corrente e apertura di credito in genere, la Banca creditrice non deve richiedere al fideiussore la speciale autorizzazione di cui all’art. 1956, comma 1, c.c. per fornire nuovo credito al debitore, qualora possa ragionevolmente presumersi che lo stesso avesse conoscenza concreta ed effettiva delle mutate condizioni patrimoniali della debitrice e del loro progressivo deterioramento, poiché tale conoscenza fa venire meno qualsiasi esigenza di tutela del fideiussore, rendendo conseguentemente inapplicabile l’istituto dell’art. 1956 c.c. Fondano tale ragionevole presunzione tutte quelle situazioni in ragione delle quali deve escludersi che il fideiussore fosse soggetto stricto sensu terzo rispetto alla società debitrice (esemplificativamente quando il fideiussore riveste la qualità di socio della società debitrice e/o di amministratore della stessa etc.). (Dario Finardi) (riproduzione riservata)

Il fideiussore per avvalersi della tutela di cui all’art. 1956 c.c., deve essere meritevole della stessa essendo pertanto gravato di un duplice onus probandi: sia del requisito oggettivo della concessione da parte della creditrice, di nuovo credito al debitore, sia del requisito soggettivo della consapevolezza della creditrice del significativo peggioramento della condizione patrimoniale del debitore. Non può considerarsi raggiunta dal fideiussore la prova del requisito soggettivo, quando i dati dallo stesso forniti sono equivoci, ovvero permettono solo di capire che la creditrice conosceva la tensione finanziaria della debitrice. Di tal ché nell’ambito di un rapporto pluriennale di conto corrente e apertura di credito, la prosecuzione dello stesso da parte della Banca, continuando a mantenere a favore del correntista la somma convenuta, non è contrario a buona fede (essendo per altro un obbligo contrattuale) e parimenti la conoscenza della Banca di alcuni insoluti del debitore non è elemento sufficiente per revocare il rapporto. La concessione di nuovo credito da parte del creditore ai sensi dell’art. 1956 c.c. assume rilevanza rispetto alla liberazione del fideiussore, soltanto nei casi in cui si traduca in una violazione del dovere di solidarietà contrattuale gravante sul creditore, nella cui osservanza trova realizzazione l’obbligo del creditore di comportarsi secondo il canone della buona fede nell’esecuzione del contratto di garanzia. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 10/09/2013.


Contratti e operazioni bancarie. Mandato di pagamento F24 – Omesso pagamento – Copia modello F24 con timbro e sigla del cassiere – Responsabilità contrattuale ex art. 1228 c.c. – Risarcimento danni per lucro cessante – Sussiste. .
La copia timbrata del modello F24 iva, prova l’avvenuto versamento della somma al cassiere. La banca risponde per omesso versamento all’erario, ai sensi dell’art. 1228 c.c.. (Mary Corsi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 05/04/2013.


Concessione abusiva di credito - Condizioni - Erogazione del finanziamento accompagnata da attenta valutazione del merito creditizio - Valutazione degli interessi concreti del finanziato..
Deve essere esclusa la fattispecie della concessione abusiva di credito qualora l'erogazione del finanziamento appaia sorretta da idonee garanzie e da un'attenta valutazione del merito creditizio dalla quale emerga che l'erogazione corrisponde agli interessi concreti del soggetto finanziato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29/01/2013.


Usura - Elemento oggettivo del reato - Erronea interpretazione della Banca d'Italia - Esclusione del reato - Irrilevanza..
Poiché le circolari e le istruzioni della Banca d'Italia non rappresentano una fonte di diritti e di obblighi, sotto il profilo dell'elemento oggettivo, non può essere esclusa la sussistenza del reato di cui all’art. 644 c.p. nell'ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione contenuta in una circolare della Banca d'Italia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 19/12/2011.


Usura - Determinazione del tasso - Controllo e vigilanza sui criteri adottati - Competenza degli organi di vertice - Sussistenza - Irrilevanza del decentramento delle funzioni - Corresponsabilità ai sensi dell'articolo 40, comma 2 codice penale..
Il mancato controllo e vigilanza su specifiche questioni concernenti l'erogazione del credito, quali la determinazione del tasso di usura, rientrando tra le funzioni specifiche delle banche, sono ricompresi nell'alveo di competenza degli organi di vertice, indipendentemente dal decentramento di tali funzioni ad altri organismi sotto ordinati e interni alla banca; alla luce di tale principio, in caso di omissione di controllo, è possibile affermare quanto meno la corresponsabilità, sotto il profilo penale, di tali organi di vertice, ricadendo tale omissione nella sfera di azione dell'articolo 40, comma 2, codice penale, secondo il quale "non impedire un evento che sia ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 19/12/2011.


Addebito di utenza successivo alla revoca dell'autorizzazione e risarcimento del danno. Responsabilità della banca – Addebito in conto corrente – Dopo l’avvenuta revoca dell’autorizzazione RID – Liquidazione equitativa del danno..
La banca che addebita sul conto del cliente il pagamento di una utenza dopo la revoca della relativa autorizzazione si rende inadempiente ai propri obblighi contrattuali e risponde del danno, che può essere liquidato anche in via equitativa. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata)

Nella specie, la revoca rimontava a circa due anni e quattro mesi prima dell’addebito. Da notare, altresì, che l’Enel (beneficiaria del pagamento) ha provveduto a rimborsare l’importo (non irrilevante) di cui all’addebito in pendenza di ricorso (e quindi circa un anno dopo l’avvenuta percezione). (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Roma, 25/01/2011.