Massimario di Diritto Bancario


COMMISSIONI

Conto corrente con apertura di credito e computo di C.M.S. e valute. Conto corrente con apertura di credito - Computo di C.M.S. e valute - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto Ingiuntivo ed applicazione del criterio del c.d. saldo a zero - Espletamento di C.T.U. contabile con ordinanza istruttoria e relativo quesito.
In mancanza di espressa pattuizione, non sono dovute le C.M.S qualora la Banca non fornisca prova in primo grado atta a dimostrare la provenienza del preteso saldo negativo. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 02/07/2018.


Verifica del tasso soglia usura: va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS). Commissione di massimo scoperto applicata fino all’entrata in vigore dell'art. 2 bis del d.l. n. 185 del 2008 inserito dalla l n. 2 del 2009 - Natura - Norma di interpretazione autentica dell’art. 644, comma 3, c.p..
Con riferimento ai rapporti svoltisi, in tutto o in parte, nel periodo anteriore all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'art. 2 bis d.l. n. 185 del 2008, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell'usura presunta come determinato in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale d'interesse praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata - intesa quale commissione calcolata in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento - rispettivamente con il tasso soglia e con la "CMS soglia", calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell'art. 2, comma 1, della predetta legge n. 108, compensandosi, poi, l'importo della eventuale eccedenza della CMS in concreto praticata, rispetto a quello della CMS rientrante nella soglia, con il "margine" degli interessi eventualmente residuo, pari alla differenza tra l'importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20/06/2018.


Nullità di clausole contrattuali: ripristino dell’affidamento revocato e risarcimento danni da illegittima segnalazione. Giudizio di accertamento – Rideterminazione del saldo contabile in c/c – Ripristino dell’affidamento bancario illegittimamente revocato – Abusività della segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento del danno.
Quando, all’esito di un giudizio di accertamento circa la nullità delle clausole contrattuali aventi ad oggetto capitalizzazione trimestrale, commissione di massimo scoperto e interessi ultralegali, venga rideterminato il rapporto di dare/avere tra le parti, con saldo nei limiti dell’affidamento bancario concesso al correntista, deve essere dichiarata illegittima la revoca della linea di credito precedentemente disposta dall’Istituto di credito e ordinato il ripristino della stessa.

In pendenza di un giudizio di accertamento su saldo di c/c bancario, la Banca è tenuta a comunicare alla Centrale rischi della Banca d’Italia che il credito è “in contestazione”: in difetto, consegue la lesione del diritto all’immagine e alla reputazione del soggetto segnalato e il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, da liquidarsi in via equitativa.

(Nel caso di specie, alla luce della rideterminazione giudiziale del saldo nel rapporto dare/avere tra le parti, pari non ad € 103.449,67 ma ad un saldo a favore del correntista di € 1.454,13, veniva disposto il ripristino dell’affidamento bancario nei limiti di € 100.000,00 e liquidato il danno da illegittima segnalazione nella misura di € 5.000,00 oltre interessi legali dal deposito della sentenza all’attualità). (Antonio Cavallo) (riproduzione riservata) Tribunale Paola, 10/02/2018.


Anatocismo, procedimento sommario e onere della prova, contratto mono-firma. Anatocismo bancario nei contratti “uso piazza” anteriori alla delibera CICR 9.2.2000 – Illegittimità – Ricalcolo degli interessi senza operare alcuna capitalizzazione – Prova della pubblicazione dell’adeguamento alla delibera CICR 9.2.2000 in G.U. e comunicazione al correntista – Necessità – Prova della pattuizione di nuova regolamentazione degli interessi – Necessità – Modifica dell’azione di accertamento negativo in azione di condanna a seguito di chiusura del rapporto di c/c in corso di causa – Validità contratto mono-firma.
1) La proposizione della domanda di mero accertamento finalizzata alla rideterminazione del saldo del conto corrente non impedisce a parte ricorrente, qualora nelle more del giudizio il conto corrente sia stato chiuso su iniziativa della banca, di modificare l’originaria domanda di accertamento in quella di condanna, trovando applicazione quanto affermato dalle sentenza n. 12310 del 15.06.2015 delle SS.UU. della Corte di Cassazione in base a cui “la modificazione della domanda […] può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa, sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e senza che, perciò solo, si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte, ovvero l’allungamento dei tempi processuali”.

2) Quanto ai contratti sottoscritti dal solo correntista, la nullità di cui all’art. 117 TUB costituisce un’ipotesi riconducibile alle c.d. nullità di protezione di derivazione comunitaria, le quali, per la peculiarità della disciplina che le caratterizza, non appaiono in alcun modo sovrapponibili alla nullità codicistica, tradizionalmente intesa come quella patologia di gravità tale da rendere il negozio radicalmente improduttivo di effetti e insuscettibile di sanatoria.  La forma scritta prescritta a pena di nullità dall’art.  117 TUB, nella logica di quello che è stato definito in dottrina come “neo-formalismo comunitario”, assolve essenzialmente alla funzione di colmare il divario informativo esistente in determinati settori tra i soggetti che vi operano professionalmente ed il contraente debole.
Ne consegue che la forma scritta prescritta dall’art. 117 TUB non appare integrare un elemento costitutivo e strutturale del contratto, imposto, come nella tradizione romanistica, allo scopo di richiamare il contraente sull’importanza del negozio che si accinge a compiere, ma appare un adempimento imposto al contraente forte e strumentale ai doveri di correttezza, buona fede e trasparenza contrattuale necessari a colmare l’iniziale e fisiologico deficit informativo tra le parti. Tale nullità, atteso il suo carattere  "relativo" e la finalità protettiva degli interessi particolari del contraente debole, può apprezzarsi solo se vi sia stata in concreto una lesione dell’interesse protetto, lesione che, è di palmare  evidenza,  non  può  sussistere  per  la  mera  mancata  sottoscrizione  del  contratto  da parte della banca contraente, atteso che il cliente, ricevendo il contratto redatto per iscritto, è stato pienamente messo in  grado di conoscere e di comprendere ogni clausola contrattuale.
In altri termini, con la nullità atipica di cui all’art. 117 TUB il legislatore ha recepito il principio comunitario che impone, in caso di asimmetria informativa tra le parti, l’obbligo di clare loqui, affinché il cliente sia quanto più possibile reso edotto dei diritti e obblighi connessi ai contratti relativi ai rapporti bancari e all’erogazione del credito.
Ricostruita tale “nullità” in termini di una peculiare forma di tutela del contraente debole, ne consegue come la stessa non possa ritenersi sussistente qualora il contratto (rectius: il documento che raccoglie le clausole contrattuali) sia effettivamente redatto per iscritto e consegnato alla parte che l’ha sottoscritto, laddove venga dedotto soltanto il difetto di forma dell’accettazione da parte della Banca.

3) Per poter applicare la capitalizzazione periodica degli interessi passivi in contratti stipulati anteriormente l’entrata in vigore della delibera CICR del 9.2.2000 (avvenuta il 30.6.2000), è necessaria una nuova pattuizione scritta, non essendo sufficiente una mera comunicazione unilaterale della banca ancorché rispondente a quanto stabilito dall’art. 7 di detta delibera; pertanto, la pubblicazione sulla G.U. è condizione necessaria ma non sufficiente per l’adeguamento della Banca al combinato disposto dell’art. 120 TUB e dell’art. 7 della Delibera CICR del 2000 poiché, ai sensi del comma 2 della norma in esame, essa avrebbe dovuto fornire anche “opportuna notizia per iscritto alla clientela”. (Barbara Torti) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 07/02/2018.


Estinzione del mutuo, usura e restituzione anticipata della somma. Mutuo e finanziamento - Commissione di estinzione - Verifica del tasso soglia - Rilevanza - Limiti.
E' irrilevante la commissione di estinzione anticipata del mutuo ai fini della verifica dell'osservanza del tasso soglia, quando la stessa è prevista per la sola ipotesi della restituzione anticipata della somma mutuata e non per qualunque forma di risoluzione. (Nicola Lanzolla) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 02/01/2018.


Mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente e rideterminazione del saldo con espunzione di ogni onere economico applicato, interessi compresi. Contratto di conto corrente - Nullità ex art. 117 TUB per mancanza di forma scritta - Rideterminazione del saldo con espunzione di ogni onere economico senza applicazione di alcun tasso debitore (quesiti al CTU).
Stante il principio nomofilattico sancito da Cass. civ. Sez. III, Sent., 07-03-2017, n. 5609, Pres. Vivaldi, Rel. D’Arrigo, per il quale “la mancanza di forma scritta per il contratto di apertura del conto corrente n. OMISSIS) dovrebbe comportare la nullità dell’intero rapporto ai sensi dell’art. 117, commi 1 e 3, T.U.B. con conseguenti obblighi restitutori di tutti gli interessi percepiti”, nell’ipotesi in cui in l’attore correntista eccepisca la mancanza della forma scritta del contratto di conto corrente e la banca convenuta non dimostri il contrario a mezzo deposito dei contratti in giudizio, il CTU deve procedere al ricalcolo del saldo del conto corrente espungendo ogni onere economico a titolo di anatocismo, interessi a debito, spese, CMS, commissioni di affidamento e tenuta conto comunque denominate, intra fido ed extra fido, antergazione e postergazione valute, senza applicazione, in luogo dei tassi debitori convenzionali, di alcun tasso debitore, neanche quello legale”. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 22/11/2017.


Usura: interessi moratori e commissione per l’estinzione anticipata del mutuo.  .
Ai fini del calcolo del superamento del tasso soglia usura, vanno compresi nel TAEG la commissione per estinzione anticipata come pure gli interessi moratori, perché l’art. 1 comma 1 D.L. 394/2000, convertito in L. 20/2001, statuisce che “si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento”.

La valutazione in ordine all’usurarietà delle pattuizioni deve essere operata ricomprendendo nel TAEG tutte le voci connesse all’erogazione del credito, escluse imposte e tasse (art. 644, comma IV, c.p.), ed il parametro di riferimento del TAEG è quello di cui all’art. 2, comma IV, L. 108/96.

Il tasso soglia usura è unicamente quello previsto con la legge primaria; pertanto l’aumento di 2,1 punti percentuali, operato per raffrontare il TEG del singolo mutuo con il TEGM che non comprende la mora, non potrà essere utilizzato per il c.d. “tasso soglia usura composto”, poiché detta “innovazione” o direttiva o istruzione che dir si voglia della Banca d’Italia, anche se recepita in decreti ministeriali, non può incidere sulla norma primaria.

In caso di accertata usurarietà pattizia, ai sensi dell’art. 1815, comma II, la banca va condannata a restituire al mutuatario tutti gli interessi e commissioni illecitamente percepiti, oltre interessi legali e rivalutazione sulle singole indebite percezioni dal dovuto al saldo effettivo. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 21/11/2017.


Commissione di Massimo Scoperto: limiti di applicazione e computabilità a fini anti-usura. Contratti bancari – Commissione di Massimo Scoperto – Applicazione alle somme non utilizzate dal cliente – Nullità – Sussiste – Computabilità per la determinazione del TEG – Affermazione.
La Commissione di Massimo Scoperto assume carattere di corrispettivo dell’obbligo della banca di tenere a disposizione del cliente una certa somma per un certo lasso di tempo, indipendentemente dall’utilizzazione del credito, per cui la stessa deve essere computata solo ed unicamente nel caso in cui il cliente non abbia mai utilizzato l’apertura di credito. Viceversa, quando la banca applica tale commissione in caso di utilizzo dell’apertura di credito, la CSM risulta essere priva di una giustificazione causale, in quanto il corrispettivo della messa a disposizione del cliente di una certa somma è rappresentato dagli interessi corrispettivi applicati.
Pertanto, la CSM va calcolata o sull’intera somma messa a disposizione dalla banca (accordato) ovvero sulla somma rimasta disponibile in quel dato momento e non utilizzata dal cliente. Da ciò discende che la CSM applicata sull’utilizzato non è dovuta perché priva di causa. A maggior ragione, l’applicazione di tale commissione risulta oltremodo priva di giustificazione causale in caso di chiusura del conto, che determina il venir meno anche dell’apertura di credito in esso regolata.
Già prima della L.2/2009, in ottemperanza al disposto di cui all’art.1 della legge n.108/96, la CMS avrebbe dovuto essere considerata un onere aggiuntivo ed essere calcolata come tale nella determinazione del TEG, trattandosi di una forma di remunerazione della somma messa a disposizione che rientra pienamente nella previsione della L.108/96 – fonte primaria, come tale prevalente sulle circolari della Banca d’Italia.
Non può neppure obiettarsi che non essendo stata la CMS compresa nel calcolo del TEGM sino al 2009 si raffronterebbero categorie non omogenee, posto che l’art.644 co.5 c.p. ha carattere di onnicomprensività e nega, quindi, i principi di omogeneità e simmetria del TEGM e del TEG. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 21/11/2017.


Commissione Istruttoria Veloce e prova della ricezione da parte del cliente della proposta di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali. Contratti bancari – Conto corrente – Commissione Istruttoria Veloce (C.I.V.) – Introduzione mediante modifica unilaterale delle condizioni contrattuali – Onere della prova di spedizione e ricezione a carico dell’istituto di credito – Mancanza – Ripetizione di indebito.
In difetto della prova di spedizione e di ricezione da parte del correntista della proposta di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali applicate al conto corrente bancario l’introduzione della Commissione Istruttoria Veloce (C.I.V.) da parte dell’istituto di credito è inefficace e la spesa addebitata in conto corrente a tale titolo è ripetibile. (Eugenia Trovato) (Stefano Maugeri) (riproduzione riservata) ABF Palermo, 24/10/2017.


Mere difese e responsabilità aggravata dell’Istituto di credito. Conto corrente ante 2000 - Spese, commissioni, interessi ultralegali e capitalizzati trimestralmente - Difesa temeraria della Banca - Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. - Applicabilità .
Merita di essere condannata ex art. 96 c.p.c. la Banca che, a fronte delle doglianze del correntista circa l’illegittimità di costi, commissioni e interessi ultralegali e capitalizzati trimestralmente, resista in giudizio assumendo apoditticamente la conformità del proprio operato a far data dall’aprile 2000 (circostanza rivelatasi non vera), senza fornire nuovi elementi di indagine rispetto a quanto già accertato, per il medesimo rapporto, con precedente sentenza, relativamente al periodo sino al dicembre 2000. Ciò denota un comportamento incauto, se non temerario, e comunque in grado di ingenerare più di un sospetto sulla consapevolezza dell’Istituto di credito dell’artificiosità delle proprie argomentazioni, già dall’introduzione del giudizio.  

(Nella specie, in accoglimento della domanda dell’attore, l’istituto di credito veniva condannato, al risarcimento del danno subito dal correntista, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., pari a euro 2.000,00). (Antonio Cavallo) (riproduzione riservata) Tribunale Paola, 05/10/2017.


Alle sezioni Unite Civili la questione della rilevanza usuraria della commissione di massimo scoperto. Usura – Commissione di massimo scoperto – Rilevanza per il calcolo del tasso usurario – Applicazione in data anteriore all’entrata in vigore dell’art. 2-bis, comma 2, legge n. 2 del 2009 – Questione di massima di particolare importanza – Rimessione al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite Civili.
La prima sezione della Corte di cassazione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite Civili la questione di massima di particolare importanza, sulla quale vi sono orientamenti contrastanti, della rilevanza usuraria della commissione di massimo scoperto: se cioè la commissione in esame debba essere inclusa nella formula per il calcolo del TEG anche per il periodo anteriore al gennaio 2010, ai sensi dell’art. 2-bis, comma 2, della legge n. 2 del 2009. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20/06/2017.


Conto corrente: oneri probatori in tema di usura, misurazione del TEG e legittimità delle Commissioni di Massimo Scoperto. Contratto di c.c. – D.M. rilevazione tassi usura – Usura e istruzioni della Banca d’Italia.
I decreti ministeriali di rilevazione dei tassi usurari hanno natura di atti amministrativi, pertanto la parte che deduce l'usurarietà dei tassi ha l'onere di produrli in giudizio, non operando rispetto ad essi il principio iura novit curia.

Ai fini della misurazione del TEG, non ci si può discostare dalle Istruzioni della Banca d'Italia. Infatti, pur non avendo esse carattere di norma primaria, è la stessa norma primaria, di cui all'art. 2 L. n. 108 del 1996, ad attribuire al Ministero del Tesoro, sentiti Banca d'Italia e Ufficio Italiano Cambi, il compito di rilevare trimestralmente i tassi d’interesse soglia, in materia di usura. Inoltre, la Banca d'Italia, ai sensi degli artt. 4 e 5 TUB, è l'organo cui compete la vigilanza nei confronti delle banche e che, nell'esercizio di tale funzione, è deputato a impartire istruzioni alle stesse.

È da considerarsi lecita e validamente pattuita la commissione di massimo scoperto, quando è individuata in maniera determinata nelle pattuizioni negoziali che legano la banca al correntista. (Giacomo Mastrorosa) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 20/05/2017.


Contratti bancari – Usura – Criteri di verifica del superamento della soglia di usura – Rilevanza della Commissione di massimo scoperto – Sussiste.
La Legge 2 del 2009 non fa che interpretare il quadro normativo già preesistente e che era stato già più volte ribadito dalla giurisprudenza in sede penale.
Il legislatore ha appositamente voluto l’art.644 c.p. come norma omnicomprensiva così da tutelare la vittima del reato di usura da qualsiasi voce di spesa che l’usuraio potesse applicare al rapporto e che avesse una denominazione diversa da “interessi”, così da evitare che alcune condotte potessero restare escluse dalla tutela penale proprio laddove maggiori erano i costi collegati alla erogazione del credito.
La norma penale ha lo scopo di tutelare la parte debole che subisca la condotta delittuosa, e certo non di suddividere in compartimenti le voci di costo per evitare di renderle rilevanti ai fini del superamento della soglia di usura.
In definitiva, va riconfermato l’orientamento in tema di rilevanza della Commissione di massimo scoperto ai fini della verifica del superamento della soglia di usura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 10/05/2017.


Contratti bancari – Interessi – Tasso di interesse attivo molto inferiore al tasso passivo – Illegittimità della capitalizzazione – Esclusione.
La delibera CICR 2000 non chiede, né per vero potrebbe farlo, che la misura del tasso attivo sia corrispondente ad una certa soglia. Tale elemento è rimesso alla volontà delle parti. In realtà, la pattuizione sarebbe rispettosa della delibera CICR anche se nel contratto fosse pattuito un interesse attivo pari allo 0%. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 10/05/2017.


Consulenza tecnica preventiva e anatocismo bancario. Consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. – Oggetto – Ambito di applicazione – Ammissibilità – Anatocismo bancario.
In materia di anatocismo bancario svolgere o meno un dato accertamento contabile ed elaborare un quesito peritale è il portato di una valutazione decisionale non demandabile a un CTU, incompatibile con le finalità conciliative della procedura di consulenza tecnica preventiva, che pertanto è inammissibile. (Massimo Pellizzato) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06/04/2017.


Usura e ripetizione di indebito. Ripetizione dell’indebito - Conto corrente in essere - Inammissibilità

Ripetizione dell’indebito - Onere di individuazione delle rimesse solutorie

Usura - Onere della prova - Produzione decreti ministeriali - Principio iura novit curia

Usura e commissione di massimo scoperto - Conteggio del TEGM - Istruzioni di Banca d’Italia.
La domanda di ripetizione ex art.2033 c.c. è inammissibile se il rapporto di conto corrente era in essere al momento dell’instaurazione del giudizio, posto che detta domanda presuppone un pagamento da parte di chi la esercita a favore della banca.
Più precisamente, un pagamento, per dar vita ad un'eventuale pretesa restitutoria di chi assume di averlo indebitamente effettuato, deve tradursi nell'esecuzione di una prestazione da parte di quel medesimo soggetto (il solvens), con conseguente spostamento patrimoniale in favore di altro soggetto (l'accipiens).
Peraltro, non ogni versamento costituisce automaticamente un pagamento in senso tecnico, in presenza di un conto affidato. Infatti, ogni versamento intervenuto su conto affidato con saldo passivo non ha effetto solutorio, ma meramente ripristinatorio della provvista messa a disposizione dalla banca in virtù del contratto di apertura di credito: in pratica, quei versamenti non costituiscono pagamenti. In sostanza, occorre distinguere tra versamenti confluiti in un conto corrente con saldo passivo (cioè con saldo negativo, ma entro il limite dell'affidamento) e rimesse operate invece in conto corrente scoperto (cioè con saldo negativo oltre il limite dell'affidamento o con saldo negativo su un conto corrente privo di affidamento). (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

È onere del cliente attore indicare quali versamenti avrebbero funzione solutoria e non ripristinatoria.
Qualora i versamenti in conto non superano il limite dell'affidamento concesso, questi hanno funzione esclusivamente ripristinatoria della provvista, poiché in tal caso non è ravvisabile alcuna percezione effettiva di denaro da parte della banca ma solo un eventuale incremento del credito utilizzabile da parte del cliente. Ne discende che l’azione promossa ex art. 2033 c.c. è inammissibile, dal momento che non c’è stato alcun pagamento di cui parte attrice può, quindi, pretendere la ripetizione. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

L’attore che contesti il superamento dei tassi soglia ha l’onere non solo di indicare in modo specifico in che termini sarebbe avvenuto tale superamento, ma anche e, comunque, di produrre i decreti e le rilevazioni aventi per oggetto i tassi soglia, che costituiscono un provvedimento amministrativo e non normativo, con la conseguenza che ad essi non è applicabile il principio iura novit curia.
È essenziale prendere visione dei decreti ministeriali che determinano il TEGM sulla cui base si ottiene il tasso soglia posto che quest’ultimo deve essere confrontato con i tassi convenzionali. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

Come previsto dalle Istruzioni della Banca d’Italia ante 2009, la Cms è esclusa tra gli oneri che concorrono alla determinazione del TEGM: essa è soggetta a computo separato.
Pertanto, è evidente che i trimestri indicati come usurari da parte attrice che tengano conto della CMS nell’anzidetto calcolo risentono dell’errore di impostazione giuridica di sommare commissione di massimo scoperto e interessi. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 13/02/2017.


Commissione di massimo scoperto – Esclusione dal TEGM.
La commissione di massimo scoperto non va computata quale onere del credito per i periodi in cui i decreti ministeriali non l'hanno inclusa ai fini della individuazione del TEGM. Tale soluzione interpretativa deriva dall'esigenza di comparare entità omogenee in quanto la c.m.s. svolge una funzione diversa rispetto alla pattuizione di interessi ed ha un peculiare meccanismo di calcolo basato, a differenza del calcolo degli interessi, sul picco di utilizzo per un certo periodo di giorni con l'applicazione di un certo tasso di interesse.  Vi è inoltre una difficoltà logica nell'ammettere la sommatoria della c.m.s. agli altri oneri del credito con riferimento a momenti in cui il TEGM rilevato dalla Banca d'Italia non comprendeva la c.m.s. (in altri termini, non appare logico che si includa la c.m.s. nel tasso applicato nel singolo contratto, quando invece nel tasso mediamente rilevato la medesima, pur essendo applicata abitualmente, era certamente esclusa). (Maria Genovese) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 10/02/2017.


Requisiti di validità della Commissione di Massimo Scoperto ante e post L.2/2009. Commissione di Massimo Scoperto – Indeterminatezza – Nullità – Sussiste – Violazione dei requisiti ex L.2/2009 – Nullità – Sussiste – Inclusione nel computo di TEG e TEGM – Affermazione.
L’art.1418, II co., c.c. a rigore concerne il contratto ma si applica estensivamente e razionalmente anche alle clausole contrattuali
Prima dell’entrata in vigore della legge n.2 del 28 gennaio 2009, che ha stabilito quando si configura la nullità della Commissione di Massimo Scoperto,  tale nullità deve essere valutata alla stregua dell’art.1418, II co., c.c..
Nullità che si estende poi ai rapporti in corso, al momento dell’entrata in vigore della predetta legge, qualora non vi sia stato adeguamento da parte della banca alle nuove prescrizioni dettate in materia.
La Commissione di Massimo Scoperto nulla va in ogni caso conteggiata nel TEG: in siffatta evenienza infatti la Commissione di Massimo Scoperto degrada a semplice costo aggiuntivo del tasso di interesse in concreto applicato e quindi soggiace al trattamento normativo proprio del tasso di interesse.
Quando invece la clausola che prevede la Commissione di Massimo Scoperto è valida, essa si considera un addendo del TEG: ma in tal caso il suo valore medio va incluso anche nel TEGM.
L’esclusione della Commissione di Massimo Scoperto dal TEG era imposta dalla normativa secondaria, che però va dichiarata in contrasto con la fonte primaria in materia e cioè l’art.644, IV comma, c.p.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 31/01/2017.


Conto corrente con apertura di credito, contestazione degli estratti conto periodici e computo delle C.M.S.. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione relativa alla mancata contestazione degli estratti conto periodici - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - Computare delle C.M.S. in mancanza di espressa pattuizione - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine previsto dall’art. 1832 c.c. rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non preclude la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano - In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale - In mancanza di espressa pattuizione non sono dovute neanche le C.M.S - Ai fini del calcolo del TEG si deve computare l’incidenza delle C.M.S. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 26/01/2017.


Usura contrattuale in un rapporto di c/c con apertura di credito. Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità.
Nei rapporti di conto corrente con apertura di credito, ai fini della determinazione del Teg sono rilevanti gli interessi, le cms e le spese collegate all’erogazione del credito.

Il CTU ha rilevato la pattuizione ed applicazione di interessi usurai in entrambi i rapporti di conto corrente ed in applicazione dell’art. 1815, secondo comma, del Cod. Civ., ha ricalcolato il saldo dei conti eliminando tutti gli interessi. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 18/01/2017.


Usura: la Commissione di massimo scoperto va computata anche per i periodi antecedenti il 2010. Contratti bancari – Eccezione di indebito per usura da parte del correntista convenuto – Mancata produzione della documentazione – Azzeramento del saldo iniziale di riferimento: affermazione

Usura – Commissione di massimo scoperto – Rilevanza per il computo del tasso effettivo ante DL 185/08 – Affermazione .
Nel caso in cui pendano sia la domanda del correntista che quella della banca, e sia il correntista che la banca non producano la documentazione completa, si ha una causa unica a tutti gli effetti, con la banca che propone l’azione principale e il correntista che vuole paralizzare in tutto o in parte l’azione della banca eccependo l’indebito: la conseguenza è che si parte da saldo zero. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per il periodo fino al 31/12/209, occorre provvedere a ricalcolare il tasso effettivo medio globale sulla base dei dati esistenti relativi alla commissione massimo scoperto sul sito internet della Banca d’Italia, secondo i criteri previsti dalla Legge n.108/96. Questo tasso dovrà poi essere confrontato con il TEG applicato dalla banca, nel quale dovranno essere computati “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.

La sentenza della Cass. Civ. 22.6.2016 n.12965 non può costituire un punto di svolta su cui ancorare la decisione in merito alla predetta questione: il precetto normativo è quello indicato dal’art.644 c.p. comma IV e non dalla prassi che lo ha attuato; si è verificato un fenomeno connotato da un’applicazione concreta contra legem della norma, attraverso un meccanismo per cui la commissione massimo scoperto veniva sì rilevata, ma non conteggiata nel TEGM.

Nessun istituto di credito nei suoi vertici può legittimamente affermare di non avere compreso il chiaro disposto della norma e la difformità applicativa; applicare tassi e commissioni tali da sfiorare o superare i tassi soglia è dunque stata “un’attività pericolosa” liberamente scelta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05/01/2017.


Conto corrente bancario, addebiti illegittimi, prescrizione ed onere della prova. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - C.M.S. e le spese in mancanza di espressa pattuizione - CTU contabile - Utilizzabile in mancanza dell’intera serie storica degli estratti conto.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto.  In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale; non sono dovute neanche le c.m.s. e le spese se non pattuite e ben determinate - Ai fini della domanda di restituzione delle somme indebitamente versate a titolo di interessi ultralegali, anatocistici, c.ms. e spese, il correntista che agisce in giudizio deve produrre il contratto di conto corrente e gli estratti conto relativi a tutto il rapporto e, nel caso in cui non provveda in tal ultimo senso, la ricostruzione  del rapporto di dare / avere sarà circoscritta al periodo in relazione al quale risultano prodotti gli estratti e per cui è senz’altro utilizzabile la CTU contabile in cui si è correttamente proceduto nell’analisi contabile per blocchi ed in relazione ai soli periodi documentati . (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 02/11/2016.


Nullità delle CIV non proporzionate ai costi della commissione. Contratti bancari – Commissione di Istruttoria Veloce – In misura non commisurata ai costi – Nullità della clausola – Sussiste.
La commisurazione delle Commissioni di Istruttoria Veloce ai costi della commissione è un requisito previsto dalla legge a pena di nullità della clausola che le prevede. Rappresenta un’eccezione rispetto ai principi del diritto civile che la congruità del contenuto economico di una clausola diventi un requisito della sua validità, eccezione voluta dalla legge in un settore nel quale si ravvisano particolari “esigenze di tutela del cliente”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 26/10/2016.


Interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. 'uso piazza' e C.M.S. su valute. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione relativa alla mancata contestazione degli estratti conto periodici - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - C.M.S. su valute - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo ed applicazione del criterio del c.d. saldo a zero - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca.
In tema di rapporto di conto corrente bancario la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine previsto dall’art. 1832 c.c. rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non preclude la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano - In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale - In mancanza di espressa pattuizione non sono dovute neanche le C.M.S e le valute - Ai fini del calcolo del TEG si deve computare l’incidenza delle C.M.S. - Qualora la Banca non fornisca prova in primo grado atta a dimostrare la provenienza del saldo negativo, il saldo iniziale deve essere considerato pari a zero. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 02/08/2016.


Concorso della commissione di massimo scoperto al superamento delle soglie d'usura. Conto corrente – Interessi usurari – Accertamento dell’usurarietà del tasso applicato – Commissione di massimo scoperto.
Solo con l'entrata in vigore della legge di conversione n. 2 del 2009 la commissione di massimo scoperto (ma solo a far data dal 1° gennaio 2010) "entra", quale possibile addendo, nel calcolo attraverso cui si computa il costo del credito e, quindi, si opera la rilevazione del tasso effettivo globale medio; e solo da tale momento l'onere qui oggetto di studio è suscettivo di concorrere al superamento delle soglie d'usura di cui alla legge n. 108 del 1996. Tribunale Teramo, 26/07/2016.


Commissione di massimo scoperto - Rapporti bancari esauritisi prima del 1 gennaio 2010 - Legittimità - Ricostruzione del tasso-soglia usurario - Valutazione del giudice.
La commissione di massimo scoperto, applicata fino all’entrata in vigore dell’art. 2-bis d.l. n. 185 del 2008, deve ritenersi in thesi legittima, almeno fino al termine del periodo transitorio fissato al 31 dicembre 2009, posto che i decreti ministeriali che hanno rilevato il TEGM – dal 1997 al dicembre del 2009 – sulla base delle istruzioni diramate dalla Banca d’Italia, non ne hanno tenuto conto al fine di determinare il tasso soglia usurario, dato atto che ciò è avvenuto solo dal 1 gennaio 2010, nelle rilevazioni trimestrali del TEGM; ne consegue che l’art. 2-bis del d.l. n. 185 del 2008, introdotto con la legge di conversione n. 2 del 2009, non è norma di interpretazione autentica dell’art. 644, co. 3, cod. pen., bensì disposizione con portata innovativa dell’ordinamento, intervenuta a modificare – per il futuro – la complessa disciplina anche regolamentare (richiamata dall’art. 644, co. 4, cod. pen.) tesa a stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono presuntivamente sempre usurari, derivandone che per i rapporti bancari esauritisi prima del 1 gennaio 2010, allo scopo di valutare il superamento del tasso soglia nel periodo rilevante, non debba tenersi conto delle CMS applicate dalla banca ed invece essendo tenuto il giudice a procedere ad un apprezzamento nel medesimo contesto di elementi omogenei della rimunerazione bancaria, al fine di pervenire alla ricostruzione del tasso-soglia usurario. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22/06/2016.


Commissione di massimo scoperto - Censura di legittimità sotto il profilo della mancanza di causa.
L’art. 2-bis della legge n. 2/2009, disciplinando la materia delle commissioni di massimo scoperto, pure omettendo ogni definizione più puntuale delle stesse, ha effettuato una ricognizione dell’esistente con l’effetto sostanziale di sancire definitivamente la legittimità di siffatto onere e, per tale via, di sottrarla alle censure di legittimità sotto il profilo della mancanza di causa. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22/06/2016.


Contratti bancari, onere della prova del correntista e presunzione di ricezione degli estratti conto. Contratti bancari - Rapporto di conto corrente - Ripetizione di indebito - Onere della prova del correntista - Produzione integrale degli estratti conto - Presunzione di ricezione degli estratti conto da parte del correntista - Mancato assolvimento dell’onere probatorio - Rigetto.
In tema di ripetizione dell’indebito, la parte attrice deve assolvere l’onere della prova che grava sul creditore istante ex art. 2033 c.c. il quale è tenuto a provare i fatti costitutivi della sua pretesa e quindi sia l'avvenuto pagamento, sia la mancanza di una causa che lo giustifichi; ciò anche nell’ipotesi in cui si assuma che il pagamento è indebito non per l’intero ma solo per una parte. Tale principio è applicabile anche al correntista che agisce per la ripetizione dell’indebito, sul quale grava pertanto l’onere di produrre in giudizio tutti gli estratti conto sì da fornire prova degli avvenuti pagamenti indebiti. In difetto, non è possibile accertare in concreto le violazioni dedotte da parte attrice.

Visto il principio di vicinanza della prova e della presunzione di ricezione degli atti inviati all’indirizzo del destinatario ex art.1355 c.c., è onere del correntista dedurre prove circa la mancata ricezione degli estratti conto.

Il mancato assolvimento dell’onere della prova da parte del correntista assorbe le eccezioni di nullità delle clausole contrattuali e di superamento del c.d. tasso soglia svolte da parte attrice in relazione alla domanda di ripetizione. Infatti nell’azione di ripetizione dell'indebito l'accertamento dell'insussistenza dell'obbligo di pagamento rappresenta un mero antecedente logico della domanda di restituzione della somma corrisposta e non già l'oggetto di un'autonoma domanda di accertamento negativo: pertanto, nel caso in cui la domanda di ripetizione debba essere rigettata per mancanza della prova dell'asserito pagamento (in quanto mancano gli estratti conto), l’attore non ha interesse alla pronuncia sull'accertamento negativo del debito, trattandosi di una domanda del tutto diversa per petitum e causa petendi da quella originariamente proposta con l'atto introduttivo del giudizio. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 12/05/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Usurarietà del tasso – Rilevazione TEGM – Verifica usurarietà del tasso – Oneri eventuali.
La rilevazione del TEGM, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia, e la determinazione del TEG della singola operazione creditizia, ai fini della verifica di legalità, sono due operazioni distinte, rispondenti a funzioni diverse e aventi a oggetto aggregati di costi che, seppure definiti con un criterio omogeneo (interessi commissioni spese collegate all’erogazione del credito), non sono perfettamente sovrapponibili. Funzione del TEGM, e quindi delle Istruzioni della Banca d’Italia, è infatti ai sensi dell’art. 2 legge n. 108 (cfr. tra molte Cass. pen. 18.3.2003 n. 20148) fotografare l'andamento dei tassi medi di mercato, praticati da banche e intermediari finanziari sottoposti a vigilanza (comma 1), distinti per classi omogenee di operazioni “tenuto conto della natura, dell'oggetto, dell'importo, della durata, dei rischi e delle garanzie” (comma 2) al fine di determinare e rendere noto alla generalità di banche e intermediari “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Tasso soglia – TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti .
Ai fini del tasso soglia deve considerarsi esclusivamente il TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti, incrementato degli ordinari coefficienti, senza fare luogo ad alcuna maggiorazione. E questo, ancorché un’indagine statistica a fini conoscitivi, condotta dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio Italiano Cambi, nel lontano 2002, abbia “rilevato che, con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali” (come tuttora si legge nei D.M. trimestrali). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Accertamento dell’usurarietà – Artt. 1815 c.c. e 644 c.p. – Interpretazione autentica – Oneri eventuali.
La matrice storica della norma di interpretazione autentica degli artt. 1815 c.c. e 644 c.p. non offre gravi argomenti per affermare un divieto di pattuizione così stringente da comminare la nullità del contratto e muovere l’apparato sanzionatorio penale anche di fronte a scenari di superamento del tasso soglia semplicemente possibili, perché subordinati al realizzarsi di “condizioni” ancora non verificatesi né certe, quali un ritardo nel pagamento che determini applicazione di interessi di mora in misura tale da determinare il superamento della soglia. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutui – Accertamento usurarietà del tasso – Interessi moratori – Irrilevanza voci meramente potenziali o del tutto irreali.
Se è vero che il d.l. 394/00 indica che gli interessi moratori contano nel calcolo usurario esso non dice tuttavia che questi debbano essere considerati nello stesso identico modo di quelli compensativi; che cioè la rilevanza degli interessi da risarcimento prescinda dall’essersi verificato il medio logico che è pur necessario per la loro effettiva applicazione (mentre i compensativi corrono, per contro, proprio in ragione dell’avvenuta consegna del denaro ex art. 821 c.c.). L’interesse moratorio, ovvero ogni onere eventuale, entra dunque nel calcolo del TEG solo se si sia verificato ritardo nel pagamento della rata (o le diverse condizioni di contratto. cui era subordinata la sua applicabilità). Segue a contrario l’irrilevanza, ai fini della verifica di usurarietà, delle voci di costo, bensì collegate all’erogazione del credito, ma meramente potenziali o del tutto irreali. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Nullità delle clausole del conto corrente per violazione di norme imperative; rilevabilità in ogni stato e grado del giudizio in presenza di contestazione del titolo posto a fondamento della richiesta e di elementi già acquisiti al giudizio. Conto corrente - Violazioni di norme imperative - Nullità - Contestazione del titolo posto a fondamento della richiesta - Elementi già acquisiti al giudizio - Rilevabilità in ogni stato e grado del giudizio.
La nullità delle clausole del contratto di conto corrente conseguente a violazioni di norme imperative (come ad esempio, clausole in cui è stato previsto un tasso d’interesse usurario o la capitalizzazione con qualsiasi periodicità degli interessi a debito o la commissione di massimo scoperto o l’anticipazione non contrattualizzata della valuta) qualora vi sia stata contestazione anche per ragioni diverse sul titolo posto a fondamento della richiesta di interessi, può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio, purché basata su elementi già acquisiti al giudizio, senza che ciò si traduca in una violazione dei principi della domanda e del contraddittorio. (Antonio Volanti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 22/03/2016.


Conto corrente – Applicazione commissioni e interessi illegittimi – Segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento danno non patrimoniale – Nesso di causalità.
Se, per effetto dell’applicazione di commissioni e interessi illegittimi (in quanto usurari e/o anatocistici), la correntista viene segnalata in Centrale Rischi, la Banca è tenuta al risarcimento del danno non patrimoniale derivante da tale illegittima segnalazione. Sussiste infatti il nesso causale tra le difficoltà finanziarie incontrate nel proprio esercizio di impresa dalla società e le condotte tenute dalla Banca, che – pur avendo la società una posizione creditoria e non debitoria – ha segnalato la medesima in centrale rischi e applicato interessi usurari. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2016.


Conto corrente – Applicazione commissioni e interessi illegittimi – Segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento danno non patrimoniale – Quantificazione del danno.
È equo riconoscere alla società correntista, per il ristoro del danno non patrimoniale, una somma pari al doppio delle somme illegittimamente addebitate alla medesima. E ciò, in quanto la condotta della Banca comporta per la correntista l’impossibilità economica di operare sul mercato, avendo ogni impresa, per produrre reddito, la necessità di ricorrere al mercato del credito; per contro, la segnalazione in Centrale Rischi in quanto tale, nonché la revoca degli affidamenti presso gli altri istituiti che ne deriva, impediscono l’espansione commerciale e produttiva della società, impedendole di utilizzare il credito bancario per la propria attività d’impresa. La Banca è tenuta, altresì, a risarcire il danno non patrimoniale cagionato ai garanti della società, in una misura che tenga conto del fatto che il loro coinvolgimento nella vicenda è più limitato e circoscritto alla segnalazione illegittima in Centrale Rischi. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2016.


Conto corrente – Interessi usurari – Accertamento dell’usurarietà del tasso applicato – Commissione di massimo scoperto.
Ai fini della verifica dell’usurarietà del tasso applicato nei singoli trimestri, l’unico metodo di calcolo corretto è quello che fa inclusione di tutti i costi e le spese, commissione di massimo scoperto compresa, a prescindere da quello che dica la Banca d’Italia. La stessa infatti, dopo la nota sentenza della Cassazione Penale del 2009, ha prontamente incluso la commissione nel calcolo del tasso almeno fino a quando la legge 2/2009 non ha radicalmente mutato la natura e la struttura della commissione di massimo scoperto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2016.


Conto corrente – Interessi anatocistici – Esclusione .
Se il rapporto di conto corrente è stato acceso in data anteriore alla delibera CICR 2000, qualsiasi pattuizione relativa all’applicazione di interessi anatocistici, seppure previsti a condizione di reciprocità, è illegittima; per l’effetto, il saldo del conto corrente va ricalcolato escludendo gli addebiti per interessi anatocistici. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2016.


Nel calcolo del T.E.G. ai fini della rilevazione del tasso soglia d’usura si deve computare sempre la c.m.s.. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Nel calcolo del T.E.G. ai fini della rilevazione del tasso soglia d’usura si deve computare sempre la c.m.s. - Condanna della banca anche al pagamento delle spese di C.T.U..
In tema di rapporto di conto corrente bancario ed in punto di calcolo del T.E.G. si deve sempre computare l’incidenza delle c.m.s. ai fini della determinazione del tasso usurario; in considerazione degli esiti della C.T.U, le relative spese vengono integralmente poste a carico della banca. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 04/01/2016.


È a carico del cliente l'onere di provare la natura solutoria delle rimesse in conto corrente. Conto corrente bancario - Ripetizione degli addebiti illegittimi - Prescrizione dell'azione - Natura solutoria delle rimesse - Individuazione - Modalità - "Normalità" della natura solutoria - Esclusione - Onere della prova della natura solutoria delle rimesse - Onere a carico della parte che deduca la sussistenza dell'apertura di credito.
La individuazione delle rimesse di natura solutoria - secondo la definizione data dalla sentenza della Corte di cassazione n. 24418 del 2010 ed al fine di stabilire la decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione delle somme illegittimamente addebitate sul conto corrente - deve essere effettuata caso per caso, non potendosi presumere in astratto la "normalità" della funzione ripristinatoria.

L'onere della prova della natura solutoria delle rimesse incombe sulla parte che deduca (e dimostri) la sussistenza dell'apertura di credito, in base alla regola generale per la quale chi intende far valere l'esistenza di un contratto al fine di trarre le conseguenze a sé favorevoli e di poter paralizzare la eccezione di prescrizione di controparte, è tenuto a fornire la prova del fatto costitutivo della pretesa laddove, diversamente opinando, verrebbe posto a carico della banca l'onere di fornire la prova di un fatto negativo consistente nell'assenza della stipulazione di un contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 23/12/2015.


Il correntista ha facoltà di agire contro la banca dalla data di ogni singola operazione ritenuta illegittima, con ogni relativa conseguenza in ordine alla decorrenza della prescrizione. Conto corrente bancario - Prescrizione dell'azione del correntista relativa agli addebiti illegittimi - Decorrenza da ogni singolo operazione.
Il correntista ha facoltà di agire anche in corso di rapporto al fine di far accertare l'illegittimità di ogni annotazione a debito e più in generale di ogni operazione eseguita dalla banca in suo danno e ciò in quanto egli ha, ai sensi dell'articolo 1852 c.c., la disponibilità "in qualsiasi momento" delle "somme risultanti a suo credito", non potendosi dubitare che per tali possono intendersi non solo quelle derivanti da denaro proprio del correntista ma anche quelle a lui rivenienti da aperture di linee di credito di varia natura, pacifica essendo la facoltà di costui di agire ex contractu al fine di ottenere la favorevole rettifica del relativo saldo. (In base a tale principio, il Tribunale ha ritenuto prescritta l'azione del correntista relativa alle operazioni effettuate nel decennio anteriore la notifica dell'atto di citazione.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 02/12/2015.


Calcolo del T.E.G.M. e incidenza della c.m.s.. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Nel calcolo del T.E.G.M. ai fini della rilevazione del tasso soglia d’usura si deve computare sempre anche la c.m.s. - Condanna della banca anche al pagamento delle spese di CTP (consulenza tecnica di parte) documentate dall’attrice.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di calcolo del T.E.G.M. si deve sempre computare l’incidenza delle c.m.s.; le spese anche di CTP seguono la soccombenza. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 01/12/2015.


Prescrizione: distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista e onere della prova. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” - Non si deve computare la C.M.S. in mancanza di espressa pattuizione - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al cd. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale e le C.M.S. non sono dovute. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 05/11/2015.


Prescrizione del diritto alla ripetizione. Liberazione del fideiussore ex art. 1956 cod.civ.

Domanda di rettifica del saldo

Prescrizione dell’azione di ripetizione del correntista: dies a quo dall’annotazione a debito e non dalla chiusura del conto

Anatocismo

Usura e Istruzioni della Banca d’Italia nel regime anteriore alla L. 2/09

CMS: nullità per indeterminatezza della clausola

Onere di documentare i flussi di denaro sul conto corrente bancario e art. 2697 cod.civ.

Finanziamento concesso per ripianare una pregressa esposizione di conto corrente e principio di causalità del negozio .
Rientra nell’onus probandi del fideiussore che eccepisca la propria liberazione ex art. 1956 cod.civ. la dimostrazione del duplice requisito della concessione di nuovo credito da parte della banca (requisito oggettivo) e della consapevolezza della banca stessa del significativo peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore (requisito soggettivo).

La situazione di tensione finanziaria dell'impresa affidata, pur imponendo un prudente monitoraggio da parte della banca, non è di per sé indice tale da imporre alla banca stessa la repentina revoca degli affidamenti.

La concessione di nuovo credito da parte del creditore ex art. 1956 cod.civ. assume rilevanza rispetto alla liberazione del fideiussore soltanto nei casi nei quali essa si traduca in una violazione del dovere di solidarietà contrattuale gravante sul creditore, nella cui osservanza trova realizzazione l'obbligo del creditore di comportarsi secondo il canone della buona fede nell'esecuzione del contratto di garanzia, sicché, in assenza di indici specifici che il nuovo credito è concesso al debitore in danno del fideiussore, cioè nonostante la consapevolezza del creditore del sopravvenuto rischio di insolvenza del garantito, deve escludersi che il consentire temporaneamente e prudenzialmente da parte della banca la prosecuzione del rapporto senza interromperlo in via di autotutela e, quindi, senza impedire gli atti di utilizzazione della provvista da parte del debitore, integri di per sé un comportamento contrario a buona fede, dovendo semmai ritenersi contraria a buona fede la repentina revoca da parte della banca di ogni affidamento o linea di credito alla prima comparsa di indici di debolezza finanziaria del debitore non univoci e potenzialmente leggibili come sintomatici di una condizione di temporanea o comunque superabile difficoltà dell'impresa. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Proposta dal cliente l’azione di nullità con rettifica del saldo del conto corrente, l’individuazione di fatti qualificabili quali ‘pagamenti’ del cliente alla banca in corso di rapporto assume rilevanza autonoma come materia di eccezione quando la banca eccepisca la prescrizione del connesso diritto restitutorio del correntista: in tal caso, l’esistenza di pagamenti ultradecennali opera come limite all’azione di nullità (cfr. art. 1422 cod.civ.), impedendo che nella rideterminazione del dare-avere si tenga conto del credito restitutorio del correntista.

La domanda di rettifica del saldo passivo del conto in favore del correntista comporta di per sè anche effetti restitutori quando il saldo rettificato decresce da negativo ‘-n’ sino a saldo zero.

Deve escludersi l’interesse del correntista ex art. 100 c.p.c. al mero accertamento di un eventuale credito irripetibile, salva puntuale specificazione da parte dell’attore dell’interesse concreto e attuale ad agire, cioè del risultato utile concretamente conseguibile dall’accertamento del credito prescritto. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In applicazione del principio generale secondo il quale la proposizione della domanda giudiziale ha efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi degli artt. 2943 e 2945 cod.civ., deve ritenersi che anche la domanda giudiziale del correntista di accertamento negativo del credito della banca (intimamente connessa a quella di rettifica del saldo) interrompa la prescrizione della eventuale domanda restitutoria della prestazione eseguita dal cliente in esecuzione del negozio nullo, essendo quest’ultima una domanda strettamente conseguenziale a quella di accertamento della nullità.

Il principio generale per cui la domanda giudiziale del correntista di accertamento negativo del credito della banca interrompe la prescrizione della eventuale domanda restitutoria della prestazione eseguita dal debitore in esecuzione del negozio nullo trova uno specifico fondamento normativo nel combinato disposto degli artt. 1832, 2 comma, 1852 e 2935 cod.civ..

La sequenza di annotazioni - incidendo sul saldo disponibile del conto, che si modifica di momento in momento - determina uno spostamento patrimoniale immediato dal correntista in favore della banca, cioè di fatto un ‘pagamento’ autonomo ed anticipato rispetto all'evidenza contabile che di esso offre l'estratto conto comunicato al correntista alla prima chiusura periodica successiva all'annotazione. Dovendosi ritenere dimostrato ex art. 1852 cod.civ. che il correntista può in ogni momento esercitare il proprio diritto al pagamento delle somme risultanti a suo credito (diversamente da quanto accade nel conto corrente ordinario ex art. 1823 cod.civ., in cui sono inesigibili sino a scadenza i crediti di entrambi i correntisti), deve correlativamente ritenersi che egli possa esercitare tale diritto dalla data di ciascuna annotazione di poste passive da parte della banca, in quanto incidente immediatamente sul saldo a suo credito e, quindi, integrante uno spostamento patrimoniale (anche ai sensi dell’art. 2033 cod.civ.) che, ove indebito, cioè mancante di una causa giustificativa, è suscettibile di ripetizione, con la conseguenza che la prescrizione dell'azione di ripetizione del correntista decorra non già dalla chiusura definitiva del conto bensì dalla data di ogni singola annotazione in conto da parte della banca. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

A fronte di clausole anatocistiche nulle per l’intera durata del rapporto, il saldo finale del conto va ricalcolato conteggiando gli interessi convenzionali senza alcuna capitalizzazione, in conformità a quanto affermato da Cass. 24418/10 sullo specifico tema della capitalizzazione. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In tema di usura, per il periodo precedente all’entrata in vigore della L. n. 2/09, non si condivide l'assunto teorico che ricollega il metodo di calcolo del TEG alla diretta applicazione del principio di cui all'art. 644, 4 comma cod.pen., che ricomprende nel calcolo del TEG anche la CMS, poiché: a) porta alla ‘disapplicazione’ delle Istruzioni emanate dalla Banca d'Italia ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge n. 108/96, che espressamente escludono la CMS dal computo del TEG prevedendone la rilevazione separata, senza tuttavia considerare che la stessa legge 108/96, nel rimettere all'autorità amministrativa ministeriale il compito del rilevamento periodico dei tassi, esige la rilevazione comparata di “…operazioni della stessa natura”, cioè di elementi omogenei tra loro, quali non sono gli interessi e la CMS, ove concepita come “…il corrispettivo pagato dal cliente per compensare l'intermediario dell'onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell'utilizzo dello scoperto del conto”; b) non tiene conto del fatto che, riconosciuta nell'art. 644 una norma penale in bianco suscettibile di eterointegrazione per la determinazione del “…limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”, sono gli stessi Decreti Ministeriali di rilevazione dei tassi usurari, emessi ai sensi dell'art. 2 della legge n. 108/96 e, quindi, integrativi della stessa norma penale (cfr. art. 644, 3 comma, cod.pen.), ad elevare a rango di legge il criterio tecnico della B.I.; c) contrasta con la ultima parte del 2 comma dell'art. 2 bis della legge n. 2/09, che ha previsto l'inclusione della CMS nel calcolo del TEG solo a partire dalla data dell’entrata in vigore della legge stessa, confermando per il periodo precedente la disciplina anteriormente in vigore. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In tema di CMS, le clausole di commissione di massimo scoperto debbono ritenersi nulle per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 e 1418 cod.civ. quando recano solo il valore percentuale della commissione rispetto allo scoperto del conto e la periodicità di calcolo, senza alcuna specificazione sul concreto meccanismo di funzionamento della commissione (cioè se la CMS vada riferita al montante utilizzato o alla provvista accordata, ovvero se l'indicata percentuale debba riferirsi al momento ‘x’ di punta massima dello scoperto ovvero a un periodo più prolungato di ‘n gg’ di tale scoperto ovvero ancora alla media dello scoperto distribuito su più giorni, etc.), così da risultare pattuite in modo insufficientemente determinato e quindi difforme da quanto previsto dall’art. 1346 cod.civ. in materia di requisiti dell’oggetto del contratto, non consentendo al correntista di comprendere il concreto criterio di computo della commissione, il suo funzionamento e lo specifico impatto sui saldi trimestrali di chiusura periodica del conto. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Il criterio di distribuzione dell'onere di documentare i flussi di denaro sul conto corrente bancario va agganciato al principio di cui all’art. 2697 cod.civ. (“chi vuol fare valere in giudizio un diritto ha l’onere di provarne i fatti costitutivi”), con l’effetto di far gravare sull'attore in senso sostanziale, cioè su colui il quale fa valere la pretesa in giudizio, il relativo onere probatorio, sicchè sulla banca ricorrente in via monitoria grava l'onere di produrre non solo la documentazione contrattuale inerente il rapporto fatto valere in giudizio ma anche tutti gli estratti conto, rappresentativi dei flussi finanziari sul conto, cioè il dettaglio crono-contabile del credito azionato. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Il finanziamento concesso per ripianare una pregressa esposizione di conto corrente non è di per sé privo di causa, tenuto conto che: 1) il contratto di mutuo è un contratto a causa tipica; 2) nel nostro ordinamento, il difetto di causa negoziale si traduce nell'assenza di una funzione concreta del negozio, tale da rendere ingiustificata l'operazione economica sottesa al contratto, e, a differenza del tipo negoziale (che opera principalmente sul fronte della configurabilità dell'operazione quindi della tipicità della figura negoziale), la causa (‘concreta’) opera prevalentemente sul piano della atipicità e pone essenzialmente problemi di liceità dell'interesse concretamente perseguito dalle parti; 3) sul piano della cd. ‘causa concreta’, cioè della finalità concretamente impressa dalle parti all’operazione economica, il mutuo stipulato per estinguere una preesistente scopertura di conto corrente realizza un operazione di consolidamento del debito a breve con un debito a medio o lungo termine, cioè una sorta di ristrutturazione del debito, cosicchè la causa di ‘finanziamento’ dell’erogazione - ferma restando la traditio rei per il perfezionamento del contratto reale di mutuo - si rinviene nella dilazione del pagamento dovuto, che, anche al di fuori della tipicità causale, realizza una operazione comunque diretta a realizzare interessi meritevoli di tutela per l’ordinamento giuridico ex art. 1322 cod.civ.. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27/10/2015.


Conto corrente con apertura di credito, rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale, illegittimità interessi ultralegali, C.M.S. ed altri oneri con rinvio al paramento cd. 'uso piazza'. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Illegittimità interessi ultralegali, C.M.S. ed altri oneri con rinvio al paramento cd. “uso piazza” - Illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza”, le C.M.S. e neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, sia prima che dopo il 2000 in assenza di espressa pattuizione e pari periodicità. In punto di prescrizione l'eccezione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata perché la prescrizione è stata interrotta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 16/10/2015.


Conto corrente con apertura di credito, rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale e illegittimità degli interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. 'uso piazza'. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” - Illegittimità delle c.m.s. - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata perché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al cd. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, sia prima che dopo il 2000. Non sono dovute le c.m.s. in assenza di espressa percentuale, basi di calcolo, criteri e periodicità di addebito. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Urbino, 04/08/2015.


Estinzione del giudizio come conseguenza della nullità della domanda per indeterminatezza della causa petendi e della mancata successiva integrazione dell’onere di allegazione che incombe su parte attrice. Mancato rispetto della pari temporaneità nell’applicazione dell’anatocismo – Anatocismo – Commissioni di massimo scoperto – Interessi usurari – Variazione tassi di interesse – Indeterminatezza della causa petendi – Ordinanza di integrazione della citazione – Onere della prova – Non sufficiente precisione della memoria integrativa – Nullità della citazione – Estinzione del giudizio.
Qualora il difetto dell’onere di allegazione dell’attore, eccepito dal convenuto nella comparsa di costituzione e risposta, e rilevato dal G.I. con ordinanza dichiarativa della nullità della citazione, non venga sanato da parte attrice nel termine disposto dal Giudice ai sensi dell’art. 307, III comma c.p.c. per il rinnovo della citazione, il processo si estingue. (1) (Carlo Rossi Chauvenet) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18/06/2015.


Atti di pagamento e atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta all’onere di distinguerli e dimostrarne in concreto la diversa funzione solutoria. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali - Eliminazione delle commissioni di massimo scoperto e spese non pattuite.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali, gli interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto e spese. In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto. Da ciò ne consegue che l'eccezione in esame avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27/03/2015.


Consulenza tecnica preventiva in tema di interessi usurari, anatocismo, commissioni e spese indebite. Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite – Quesito in materia di interessi usurari, anatocismo, commissioni e spese indebite – Determinazione e rettifica saldo di conto corrente ancora in essere – Ammissibile.
E’ pienamente ammissibile la procedura di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite ex art. 696 bis c.p.c. anche nell’ambito dei rapporti bancari per controversie aventi ad oggetto la contestazione di addebiti illegittimi (interessi usurari e anatocistici, commissioni di massimo scoperto, valute fittizie, etc.).
L’azione del ricorrente, infatti, è preordinata a verificare l’illegittimità di tali addebiti negli estratti conto e, pertanto, il diritto di credito può annoverarsi nella categoria dei “crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito” previsti dalla norma codicistica.

La funzione deflattiva dell’istituto, unita alla finalità di istruzione preventiva, non permette interpretazioni eccessivamente formalistiche e restrittive.

Il ricorso è ammissibile anche nell’ipotesi di conto corrente ancora aperto, in quanto l’interesse del cliente trova soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo saldo, depurato dagli addebiti nulli, e la domanda di nullità può essere sempre proposta anche in costanza di rapporto. (Antonino La Lumia) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 17/03/2015.


Apertura di credito in conto corrente – Affidamento bancario – Commissioni di massimo scoperto.
Assume, per contro valore sintomatico inequivoco dell’esistenza di un’apertura di credito l’addebito, come nel caso di specie, di commissioni di massimo scoperto che costituisce, per principio consolidato e ammesso dagli istituti di credito, la remunerazione per la messa a disposizione di una somma di denaro, avente funzione di corrispettivo del servizio di messa a disposizione di un affidamento.
Ne consegue che la mancanza di scrittura di affidamento di per sé non esclude, avuto riguardo alla concreta erogazione dell’affidamento da parte della banca, che il rapporto vada ricondotto ad un’apertura di credito in conto corrente. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21/02/2015.


Nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi e di altri usi bancari illeciti – Azione di ripetizione dell’indebito oggettivo – Nullità della transazione ante causam – Effetto non novativo dell’accordo transattivo rispetto al titolo originario.
E’ nulla la transazione su un contratto illecito; per contro la transazione su titoli nulli per altre cause (diversa dalla illiceità) è annullabile su domanda della sola parte che ignorava al momento della stipulazione della transazione la causa di nullità del titolo.
Pertanto non risultando dalla transazione alcun elemento dal quale possa dedursi che il caput controversum fosse proprio la nullità della clausola lamentata dall’attore e che, dunque, con l’accordo transattivo perfezionatosi le parti avessero voluto emendare tale vizio innovando radicalmente il rapporto sulla base di un fondamento causale diverso, occorre legittimamente concludere che la stessa non avesse contenuto novativo. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21/02/2015.


Mancata produzione in giudizio degli estratti conto e applicazione della regola del saldo zero. Conto corrente – Saldo zero – Valuta – Interessi – Anatocismo – Vicinanza della prova

Conto corrente – Interessi – Clausola «uso piazza» – Nullità – Ripetizione

Conto corrente – Delibera CICR 9 febbraio 2002 – Adeguamento clausole anatocistiche – Specifica approvazione per iscritto

Conto corrente – Saldo zero – Valuta data di regolamento – Indeterminatezza.
In caso di mancata disponibilità in giudizio di tutti gli estratti conto del periodo di riferimento, trova applicazione la c.d. «regola del saldo zero»; e ciò, tanto nel caso in cui agisca in giudizio la Banca per il recupero del proprio credito, quanto nel caso in cui agisca il correntista per la ripetizione di somme illegittimamente addebitate sul conto corrente, in ragione del principio di vicinanza alla fonte della prova. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La clausola di determinazione degli interessi passivi mediante riferimento all’«uso piazza» è nulla; ne consegue che, per tutta la durata del rapporto di conto corrente, gli interessi passivi vanno detrminati e computati al tasso legale. Ne deriva, pertanto, la legittimità dell’azione di ripetizione in relazione alle somme corrisposte dal cliente alla Banca per interessi superiori a quelli determinati dalla legge. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Per i contratti in corso di esecuzione all’epoca della delibera CICR del 9 febbraio 2002, non basta la comunicazione alla clientela dell’adeguamento unilaterale delle clausole anatocistiche stipulate anteriormente alla delibera stessa, ma occorre la specifica approvazione per iscritto da parte del cliente. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Nel contratto di conto corrente, le valute vanno prese in considerazione dalla c.d. data contabile, attesa l’illegittimità del riferimento contrattuale alla «valuta data di regolamento» per estrema genericità e, dunque, per indeterminatezza dell’oggetto (nella specie, si trattava di conto corrente stipulato nel 1992). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 18/11/2014.


Deduzione della eccezione di prescrizione in ordine alla natura solutoria o ripristinatoria dei singoli versamenti. Conto corrente – Indebiti pagamenti anatocistici – Azione di ripetizione del cliente – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova – A carico della banca.
Nel sollevare l’eccezione di prescrizione in comparsa di costituzione la banca nulla ha dedotto in ordine alla natura solutoria o ripristinatoria dei singoli versamenti di cui è stata chiesta la restituzione, cosicché l’eccezione è stata formulata in modo generica e pertanto inammissibile. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 11/09/2014.


Contestazione dell’esistenza di un valido accordo e sulle condizioni economiche del contratto di conto corrente e di apertura di credito. Conto corrente bancario - Ripetizioni di addebiti illegittimi - Onere della prova.
In difetto della produzione degli estratti conto (e del contratto di conto corrente) è evidentemente impossibile verificare, in punto di fatto, se quanto il correntista afferma circa gli addebiti illegittimi sia o meno fondato, ma anche verificare se quanto la banca indica come dovuto nell’ultimo salo, se negativo per il Cliente, sia effettivamente spettante. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

La mancata produzione in giudizio del contratto di conto corrente, da parte della banca, che dovrebbe sempre (e per sempre) gelosamente conservare tale documento, impedisce di conoscere quali siano state le previsioni in tema di capitalizzazione degli interessi, con la conseguenza che la relativa deduzione difensiva dell’Istituto è priva di mordente, poggiando (paradossalmente) non su un documento prodotto ma su un documento mancante. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

E’ certo che, in difetto della prova della convenzione scritta, non possa mai esservi, neppure dopo il 22 aprile 2000 (recte dal III° trimestre 2000), a condizioni di reciprocità, in esito alla delibera CICR 7 febbraio 2000 (in G.U. 22 maggio 2000) la applicazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi composti debitori, così come no può esservi addebito al correntista di commissioni di massimo scoperto (CMS) o di affidamento, perché nessuna di tali voci debitorie risulta essere stata pattuita. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che gli interessi convenzionali siano mai stati nella specie concordati per iscritto fra le parti, in presenza di specifica contestazione di parte attrice in punto di esistenza di un accordo scritto sugli interessi, e di mancata produzione del contratto da parte della banca…conseguentemente gli interessi dovuti sono solo quelli legali e ogni forma di capitalizzazione è in concreto da escludere, perché nulla è (o, il che è processualmente identico, risulta essere) mai stato concordato per iscritto. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata) Tribunale Sassari, 09/08/2014.


Non compete alla banca l’onere di provare la natura solutoria delle rimesse delle quali viene chiesta la ripetizione. Conto corrente – Ripetizione di pagamenti indebiti – Prescrizione – Decorrenza – Distribuzione dell’onere della prova.
Nell’ambito dell’azione di ripetizione del cliente di indebiti pagamenti fatti alla banca, la tesi di Cass. SS.UU. n. 24418/2010 (che distingue il correre della prescrizione a seconda si tratti di rimessa intrafido o extrafido, per quest’ultima eventualità muovendo la stessa dal versamento e non dalla chiusura del conto) non comporta necessariamente che la banca debba provare la natura solutoria di ogni rimessa. La tesi sostenuta da Cass. 26 febbario 2014, n. 4518 non può essere condivisa perché basata su una presunzione non provata e perché impone alla banca una prova negativa. Pertanto, si deve ritenere che la “banca adempie al proprio onere di prova dell’eccezione allegando e deducendo il decorso del termine decennale” dalla rimessa, spettando invece al correntista l’onere di provare il carattere ripristinatorio della stessa. (riproduzione riservata). Tribunale Mantova, 11/06/2014.


Conto corrente, ripetizione di indebito e onere della prova. Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Mancata produzione documenti contrattuali ed estratti conto – Ordine di esibizione – Appello – Inammissibilità ex art. 348-bis c.p.c..
Nelle azioni di ripetizione di indebito la mancata produzione da parte dell'attore del documento contrattuale, che rappresenta fatto costitutivo della domanda restitutoria, non consente l'esatta verifica delle clausole contenute nel contratto. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)
 
Nelle azioni di ripetizione di indebito la mancata produzione da parte dell'attore degli estratti conto relativi all'evolversi del conto nel tempo, non consente la verifica dell'eventuale saldo attivo del conto stesso, né della applicazione di clausole nulle. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

L'ordine di esibizione di documenti ai sensi dell'art. 210 c.p.c. non può sopperire alle lacune probatorie imputabili alle parti, e può essere disposto soltanto nelle ipotesi in cui le parti medesime si siano preventivamente attivate per il loro reperimento con esito negativo. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Appello Cagliari, 11/06/2014.


Conto corrente bancario, azione di ripetizione di indebito e onere della prova. Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Produzione documenti contrattuali – Prova negativa – Inosservanza ordine di esibizione – Argomenti di prova – Insufficienza.
Nelle azioni di ripetizione di indebito l’onere di produrre i documenti contrattuali relativi ai rapporti di conto corrente in contestazione, al fine di verificare la dedotta mancanza o nullità di talune clausole, grava sulla parte che tali domande propone. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

La sola inosservanza dell’ordine di esibizione dei documenti contrattuali da parte della banca convenuta non può essere in concreto equiparata all'ammissione del fatto che le diverse clausole contrattuali oggetto dell'azione di nullità avessero il contenuto indicato dall'attore. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 31/05/2014.


Nullità del contratto di finanziamento, restituzione del capitale con applicazione degli interessi semplici alle scadenze fissate nel contratto. Finanziamento – Nullità del contratto per mancanza di forma scritta – Restituzione – Del capitale – Secondo la periodicità fissata nel contratto nullo – Degli interessi – Interessi legali semplici – Esclusione di ogni altro onere.
In caso di nullità del contratto di finanziamento (nella specie utilizzabile solo mediante l’impiego di carta di credito revolving) per mancato rispetto della necessaria forma scritta ex art. 117 TUB, il cliente deve restituire la somma capitale, maggiorata dai soli interessi legali semplici, con esclusione di ogni altro onere e carico economico. Per il termine di restituzione della somma così dovuta dal cliente la norma dell’art. 1183, comma 1 secondo periodo c.c., abilita il giudicante a tenere ferme le scadenze fissate nel contratto pur nullo. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Roma, 26/05/2014.


Commissioni di istruttoria, illegittimità e onere della prova a carico della banca. Conto corrente – Sconfinamenti – CIV – Legittimità – Risarcimento

Conto corrente – Sconfinamenti – CIV – Onere della prova.
La clausola contrattuale, che prevede l’applicazione della commissione di istruttoria veloce (CIV) al «verificarsi di ogni operazione di addebito sul conto corrente che … generi una situazione di mancanza di disponibilità di fondi del conto stesso», fa sì che la CIV si configuri – contro lo spirito e la lettera dell’art. 117 bis T.U.B. – quale equipollente di altre commissioni, invalse nella prassi bancaria in epoca antecedente all’introduzione dell’art. 117 bis T.U.B. Tale intensivo utilizzo della CIV è, pertanto, illegittimo. Ne deriva il diritto del cliente al risarcimento degli addebiti operati a questo titolo, maggiorati degli interessi legali (maturati dalla data del reclamo al saldo). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

L’onere di dimostrare di avere compiuto una corrispondente istruttoria veloce di fido per ogni singola applicazione della relativa commissione grava sulla banca che, a seguito di sconfinamenti, addebiti al cliente commissioni di istruttoria. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Roma, 16/05/2014.


Rapporti bancari e ripetizione di pagamenti indebiti: la prova dell’apertura di credito è a carico di chi la deduce. Prescrizione della domanda di ripetizione di pagamenti indebiti nei rapporti bancari – Prova dell’esistenza di un’apertura di credito – Proponibilità dell’azione di ripetizione solo successivamente alla chiusura del conto – Decorrenza della prescrizione dalla chiusura del conto corrente

Prescrizione della domanda di ripetizione di pagamenti indebiti nei rapporti bancari – Mancanza di prova circa l’esistenza di un contratto di apertura di credito – I versamenti in corso di rapporto sono pagamenti – Decorrenza della prescrizione dell’azione di ripetizione dalla data delle singole operazioni

Contratto di conto corrente – Oggetto – Servizo di cassa – Esecuzione di pagamenti e riscossioni per conto del cliente – Non rientra nell’oggetto la messa a disposizione di denaro da parte della banca

Conto corrente a debito non assistito da apertura di credito – Natura ripristinatoria dei versamenti in conto – Esclusione

Onere della prova circa la sussistenza di un’apertura di credito – Regola generale – Onere di chi la deduce

Presenza costante di saldi passivi negli estratti conto di conto corrente bancario – Addebiti per spese di gestione fido – Prova della sussistenza di un contratto di apertura di credito – Esclusione.
Circa l’operatività della prescrizione della domanda di ripetizione dei pagamenti indebiti nei rapporti bancari, se viene dedotto e provato che il conto corrente è assistito da apertura di credito, i versamenti eseguiti non costituiscono pagamento se non al momento della chiusura del rapporto, quando il correntista restituisce alla Banca gli importi utilizzati, per cui l'eventuale azione di ripetizione d'indebito può essere esercitata solo in un momento successivo alla chiusura del conto, e solo da quel momento comincerà a decorrere il relativo termine di prescrizione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nei rapporti bancari, se la banca eccepisce la prescrizione della domanda di ripetizione di indebito e il correntista a sua volta eccepisce la sussistenza tra le parti di un contratto di apertura di credito ma la prova circa l’esistenza dei contratto di apertura di credito non è fornita, i versamenti effettuati da parte del correntista nel corso del rapporto non possono che essere considerati pagamenti, con conseguente decorrenza del termine prescrizionale  dell’azione di ripetizione di indebito dalla data delle singole operazioni. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Con il contratto di conto corrente la Banca si impegna unicamente ad offrire al cliente un servizio di cassa nell'utilizzo della provvista propria del cliente, ovvero a provvedere per conto del medesimo a pagamenti e riscossioni, e non a mettere disposizione denaro in favore del correntista. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Se  il conto corrente è a debito e non è assistito da apertura di credito la natura ripristinatoria della provvista deve di regola essere esclusa, stante l'obbligo di restituzione di quanto utilizzato che fa capo al correntista. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La prova circa la sussistenza di un’apertura di credito incombe, per regola generale (art.2697 c.c.), su chi intende far valere l’esistenza di tale contratto, al fine di trarne le conseguenze a sé favorevoli e paralizzare così l’eccezione di prescrizione svolta. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Al fine di valutare la natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse in conto corrente non costituisce prova della sussistenza di un’apertura di credito la presenza costante di saldi passivi negli estratti conto o la presenza di addebiti in conto per spese di gestione fido, non consentendo tali elementi di valutare l’ammontare e l’epoca degli affidamenti, in maniera tale da accertare se i versamenti siano stati effettuati su conto passivo o su conto scoperto, in quanto recante un passivo tale da risultare comunque eccedente i limiti dell’affidamento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03/05/2014.


Azione di classe: nulla la commissione di massimo scoperto inserita nei contratti di conto corrente privi di affidamento. Azione di classe – Contratti con i consumatori – Contratti bancari – Conti correnti non affidati – Commissione per scoperto di conto – Nullità – Sussistenza.
E’ nulla la “Commissione per scoperto di conto” inserita in contratti di conto corrente privi di affidamento dopo l’entrata in vigore dell’art. 2-bis del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito nella L. 28 gennaio 2009, n. 2, in quanto tale norma, per il caso di conti non affidati, prescrive la nullità in ogni caso della commissione di massimo scoperto ed il divieto assoluto per la banca di prevedere una remunerazione ulteriore rispetto alla previsione degli interessi. (Nel caso di specie, il Tribunale ha pronunziato la nullità della “Commissione per scoperto di conto” all’esito di un’azione di classe ai sensi dell’art. 140-bis del Codice del consumo). (Fabrizio de Francesco) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 10/04/2014.


Calcolo del TEG ricomprendendo qualsiasi onere effettivamente sopportato dal cliente. Portata della legge 2/2009 per la determinazione del costo del denaro con riferimento a tutte le remunerazioni caricate, commissione di massimo scoperto compresa. Usura – Carico economico da considerare come rilevante – Art. 1, comma 4, legge n. 108/1996 – Oneri effettivamente sopportati – Onnicomprensività.

Usura – Commissione di massimo scoperto – Rientra nel carico rilevante – Anche per il tempo anteriore all’emanazione della legge n. 2/2009, che ha carattere solo confermativo della disciplina vigente..
Stabilendo che per determinare il «tasso di interesse usurario, si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito», l’art. 1 comma 4 legge n. 108/1996 intende chiaramente ricomprendere nel calcolo del TEG qualsiasi onere effettivamente sopportato dal cliente quale costo economico. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La portata della legge n. 2/2009 si risolve nella mera conferma della «disciplina vigente» e cioè nel richiamo dell’art. 644 c.p. e non delle circolari della Banca d’Italia, che sono pacificamente sprovviste di portata normativa. Il tenore dell’art. 2-bis di detta legge, in particolare, ha mera valenza chiarificatrice di un dato che era già contenuto nella legge sull’usura, quale quello della determinazione del costo del denaro con riferimento a tutte le remunerazioni caricate, commissione di massimo scoperto compresa. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Appello Cagliari, 31/03/2014.


Conto corrente, obbligo decennale della banca di conservazione delle scritture contabili e onere della prova della correttezza del saldo iniziale. Conto corrente - Ripetizione dell’indebito - Determinazione saldo iniziale - Vicinanza alla fonte di prova

Conto corrente - Corretta determinazione saldo iniziale - Vicinanza alla fonte di prova

Conto corrente - Ripetizione dell’indebito - Determinazione saldo iniziale - Vicinanza alla fonte di prova - Irrilevanza della durata decennale dell’obbligo di conservazione delle scritture contabili.
Qualora, in relazione a un rapporto di conto corrente bancario, venga accertato il diritto del cliente alla ripetizione delle somme pagate indebitamente, la banca è tenuta a produrre gli estratti conto dall’inizio del rapporto. Altrimenti, si deve ritenere che il saldo iniziale del conto sia pari a zero. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La banca, che forma ed emette gli estratti conto periodici, ha pienamente e indubbiamente la possibilità di dimostrare, producendo in giudizio gli stessi, che il saldo iniziale negativo sia legittimo e corretto e non, viceversa, frutto dell’illegittima capitalizzazione degli interessi passivi e di altre voci non dovute. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

L’obbligo decennale di conservazione delle scritture contabili (art. 2220 c.c.) non è sufficiente, nei rapporti bancari in conto corrente, a sottrarre la banca dall’onere della prova piena del credito vantato anche per il periodo ulteriore. L’obbligo di tenuta, in particolare, risulta volto ad assicurare una più penetrante tutela dei terzi estranei all’attività imprenditoriale. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 07/03/2014.


Inammissibile il ricorso alla consulenza tecnica preventiva a fini di conciliazione per la determinazione dei tassi di interesse, di individuazione delle spese e commissioni con riferimento all’eventuale superamento del tasso soglia. Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della conciliazione delle liti – Quesito in materia di determinazione contrattuale dei tassi di interesse – Inammissibilità..
E’ inammissibile il ricorso ex art. 696 bis c.p.c. avente ad oggetto quesiti in materia di determinazione dei tassi di interesse, di individuazione delle spese e commissioni, il tutto con riferimento all’eventuale superamento del tasso soglia, in quanto nell’instaurando giudizio di merito si prospettano questioni di nullità di singole clausole contrattuali (nullità al cui accertamento l’invocata consulenza tecnica preventiva dovrebbe essere in larga misura destinata), sicché rimane escluso che la materia del contendere concerna inadempimenti nella esecuzione delle obbligazioni contrattuali, ovvero risarcimenti da fatto illecito (cfr. 1° comma dell’art. 696 bis c.p.c.). (Augusto Azzini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 03/03/2014.


Commissione di massimo scoperto e decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione. Commissione di massimo scoperto - Ripetizione degli importi illegittimamente addebitati sul conto - Prescrizione - Decorrenza - Distinzione tra versamenti con funzione ripristinatoria della provvista e versamenti con funzione solutoria.

Ripetizione degli importi illegittimamente addebitati sul conto - Prescrizione - Decorrenza - Onere della prova della funzione dei singoli versamenti..
Poiché la natura e la funzione della commissione di massimo scoperto non si discosta da quella degli interessi, essendo entrambi destinati a remunerare la banca dei finanziamenti erogati, il principio enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione con la sentenza n. 24428 del 2010 (decorrenza della prescrizione decennale dell'azione di ripetizione degli importi illegittimamente addebitati sul conto distinguendo tra versamenti con funzione ripristinatoria e versamenti con funzione solutoria della provvista) può essere applicato anche al fine di stabilire la decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione degli importi illegittimamente addebitati a titolo di commissione di massimo scoperto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I versamenti eseguiti sul conto corrente in costanza di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all’accipiens e, poiché tale funzione corrisponde allo schema causale tipico del contratto, una diversa finalizzazione dei singoli versamenti, o di alcuni di essi, deve essere in concreto provata da parte di chi intende far percorrere la prescrizione dalle singole annotazioni delle poste illegittimamente addebitate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26/02/2014.


Azione di ripetizione promossa dal correntista e onere della produzione del contratto e degli estratti conto relativi a tutto il periodo contrattuale. Conto corrente bancario - Ripetizione di somme indebitamente versate per interessi anatocistici o usurari, per commissioni e spese - Onere della prova a carico del correntista che agisce in giudizio - Produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto - Necessità.
Nel caso in cui sia il correntista ad agire in giudizio per la ripetizione delle somme indebitamente versate alla banca a titolo di interessi anatocistici o usurari, oltre che di commissioni e spese asseritamente non dovute, incombe sul correntista stesso, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 2697 c.c., l’onere di allegare i fatti posti a base della domanda, vale a dire di dimostrare l’esistenza di specifiche poste passive del conto corrente oggetto di causa, rispetto alle quali l’addebito di somme non dovute avrebbe determinato i maggiori esborsi, onere che deve essere assolto mediante la produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto relativi a tutto il rapporto contrattuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 13/02/2014.


Osservanza delle prescrizioni della delibera CICR del 9 febbraio 2000 e onere della prova. Commissione di massimo scoperto, usura e istruzioni della Banca d'Italia. Contratti bancari – Anatocismo – Rispetto delle condizioni previste dalla delibera CICR 9 febbraio 2000 – Necessità – Onere della prova – Per intero a carico della banca.

Usura – Commissione di massimo scoperto – Rilevanza – Diversa determinazione della Banca d’Italia (per il periodo anteriore al gennaio 2010) – Irrilevanza. .
Con riferimento al periodo successivo all’1 luglio 2000, è onere della banca dimostrare di essersi attenuta alle prescrizioni emanate dalla delibera CICR del 9 febbraio 2000. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci e Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La commissione di massimo scoperto deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevante ai fini della determinazione del tasso usurario tutti gli oneri che il cliente sopporta in relazione all’utilizzo del credito e ciò indipendentemente dalle Istruzioni della Banca d’Italia nelle quali si prevede che la commissione di massimo scoperto non debba essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale, traducendosi questa interpretazione in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci e Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23/01/2014.


Pattuizione di massimo scoperto e rinvio all’uso piazza prima dell’entrata in vigore della trasparenza bancaria. Contratti bancari – Stipulati anche prima del 1992 – Uso piazza – Nullità ex art. 1346 c.c. – Commissione di massimo scoperto – Rapportata all’uso piazza – Nullità..
Anche prima dell’entrata in vigore della legge sulla trasparenza (n. 154/1992), il rinvio contrattuale all’«uso piazza» risultava nullo per indeterminatezza ex art. 1346 c.c. Perciò, è senz’altro nulla la pattuizione di massimo scoperto, quale che sia il tempo in cui sia stata stipulata, che rapporta la misura della sua applicazione alle «condizioni generalmente applicate su piazza nel periodo». (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04/12/2013.


Ricorso per ingiunzione e certificazione ex art. 50 TUB; commissione di massimo scoperto e ius variandi. Ricorso per decreto ingiuntivo – Certificazione ex art. 50 TUB – Ammissibilità.

Commissione massimo scoperto quale corrispettivo per l’utilizzo da parte del debitore di importi superiori al credito a sua disposizione – Legittimità.

Ius variandi – Modifica unilaterale delle condizioni previste nei contratti – Sottoscrizione della relativa clausola ex art. 117 c. 5 d.legisl. 385/93 e comunicazione delle variazioni ai sensi dell’art. 118 c. 1 d.legisl. 385/93 – Ammissibilità..
L’estratto conto certificato conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della Banca opposta, contenente la dichiarazione che il credito è vero e liquido, ovverosia il documento ex art. 50 TUB, è cosa diversa dall’estratto di saldaconto di cui all’art. 102 L. 7.3.1938 n. 141 che limita il valore probatorio di tale documento al procedimento monitorio, potendo assumere rilievo nel successivo procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo solo come documento indiziario, la cui portata è limitatamente apprezzata dal Giudice nel contesto di altri elementi ugualmente significativi, mentre l’estratto conto vero e proprio, di cui all’art. 50 del d.legisl. 385/93, ha l’efficacia probatoria prevista dall’art. 1832 c.c. (cfr. Cass. 19.3.2009 n. 6705 e Cass. 28.5.2009 n. 12509.). (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)

La commissione di massimo scoperto - definita dalla Corte di cassazione come la remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista a prescindere dall’effettivo utilizzo degli stessi - determina un incremento del tasso di interesse praticato, ma ciò non implica che essa sia priva di causa, specie se costituente corrispettivo per l’utilizzo, da parte del cliente, di importi superiori al credito a sua disposizione. (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)

Invero l’obbligazione del cliente di corrispondere alla banca un ulteriore compenso, per l’apertura di credito, oltre alla misura degli interessi pattuiti, può essere considerata sorretta da causa lecita, in quanto, appunto, remunerazione correlata all’obbligo, a carico della banca, di tenere sempre a disposizione del cliente il massimo importo affidato, o in quanto correlata al rischio crescente che la banca assume, in proporzione all’ammontare dell’utilizzo concreto di detto credito da parte del cliente. (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)

Lo ius variandi permette alle banche di modificare unilateralmente le condizioni previamente stabilite nei contratti di durata con soggetti terzi, a condizione che il cliente abbia sottoscritto la relativa clausola vessatoria (art. 117 c. 5 decr. Legisl. 385/1993) e che le variazioni vengano comunicate a tale soggetto nei modi e nei termini stabiliti dal CICR (art. 118 co. 1, decr. Legisl. 385/1993). (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)

L’attuale comma 2 dell’art. 118 TUB, sostituito dall’art. 4 del decr. Legisl. 13.8.2010 n. 141, con la decorrenza indicata al comma 2 dell’art. 6 decr. Legisl. citato, in attuazione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, prevede ora che “qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula: “proposta di modifica unilaterale del contratto” con preavviso minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente. Nei rapporti al portatore la comunicazione è effettuata secondo le modalità stabilite dal CICR. La modifica si intende approvata ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tal caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.” (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 22/10/2013.


Commissioni, transito al nuovo regime ed esclusione dell’applicazione del precedente. Contratti bancari – Commissione di massimo scoperto – Commissione di affidamento e commissione di istruttoria veloce – Transito dal vecchio al nuovo regime di legge – Periodo dall’1 luglio al 30 settembre 2012 – Applicazione della precedente e difforme commissione – Esclusione..
Nel trimestre 1 luglio 2012 – 30 settembre 2012, in cui era consentito alla banche adeguare le commissioni in essere al disposto del nuovo art. 117-bis TUB, le stesse non avevano la possibilità di continuare ad applicare le precedenti e difformi commissioni, in quanto queste risultavano ormai affette dal vizio di nullità. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 06/09/2013.


Usura: le istruzioni della Banca d'Italia non sono vincolanti per il giudice; la polizza assicurativa a garanzia del rimborso del debito va conteggiata tra i costi rilevanti. Usura – Istruzioni della Banca d’Italia – Forza di legge – Esclusione.

Usura – Voci del carico economico – Polizza assicurativa a garanzia del mutuo – Inerenza..
Le direttive e le Istruzioni della Banca d’Italia, quale organo di vigilanza e indirizzo delle banche e degli altri intermediari finanziari, non sono vincolanti per gli organi giurisdizionali neanche in materia di usura. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Ai fini del riscontro de carattere usurario delle operazioni di mutuo, la polizza assicurativa finalizzata alla garanzia di rimborso del debito va senz’altro conteggiata nell’ambito dei costi rilevanti, posto che trattasi di voce di remunerazione (sia pure solo indiretta) per il mutuante. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Appello Milano, 22/08/2013.


Anche il premio delle polizze assicurative poste a garanzia del bene al cui acquisto il credito è finalizzato concorre a determinare il tasso d’usura. Finanziamento – Usura – Voci rilevanti ai fini del riscontro di usurarietà – Polizza assicurativa – Facoltativa, ma contestuale al finanziamento – Rilevanza..
La determinazione del tasso ai fini dell’indagine sull’usura deve essere condotta tenendo conto di commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese (escluse quelle per imposte e tasse) collegate all’erogazione del credito, ai sensi dell’art. 644, comma 4, c.p. Tra tali spese rientrano anche le polizze assicurative poste a garanzia del bene al cui acquisto il credito è finalizzato, ancorché non obbligatorie, ove siano contestuali alla concessione del finanziamento. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Roma, 26/07/2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – Deposito di C.T.U. contabile – Istanza ex art. 186quater c.p.c. – Ammissibilità..
E’ ammissibile, a seguito del deposito di CTU contabile che individua il dare/avere tra le parti in causa, la proposizione di istanza ex art. 186 quarter c.p.c. per conto della parte a favore della quale è stato accertato il credito. (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16/07/2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – C.M.S. – applicazione sull’entità del fido utilizzato – Nullità per assenza di giustificazione causale..
Quando la Banca applica la commissione di massimo scoperto in caso di concreto utilizzo dell’apertura di credito, la stessa risulta essere priva di una giustificazione causale, in quanto il corrispettivo della messa a disposizione del cliente di una certa somma è rappresentato dai soli interessi corrispettivi applicati, che dovranno essere calcolati, nella misura convenuta, sulla somma concretamente utilizzata e per tutto il periodo di tempo in cui la somma è stata utilizzata. (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16/07/2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – Ripetizione dell’indebito – Interessi – Decorrenza dalla messa in mora – Maggior danno ex art. 1224.2..
Sull’indebito in materia di contratto di apertura di credito bancario sono dovuti a favore del correntista gli interessi legali dalla messa in mora al saldo con capitalizzazione degli stessi nei termini di cui all’art. 1283 c.c. a far data dalla domanda giudiziale. Trattandosi di un indebito oggettivo e di una obbligazione di valuta è altresì dovuto il risarcimento del maggior danno ex art. 1224 co. 2 c.c., che “può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali” (In tal senso Cass. SS.UU. n. 19499/08). (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16/07/2013.


Commissione di affidamento e di sconfinamento. Commissione di affidamento e di sconfinamento – Applicazione. .
Anche prima dell’entrata in vigore delle norme che nell’attuale danno corpo all’art. 117-bis TUB era illecito il comportamento della banca che, a seguito di un utilizzo del fido in eccesso rispetto al limite accordato, applicava il tasso maggiorato non sulla sola somma eccedente il fido, bensì sull’intero ammontare del prestito accordato. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Roma, 05/04/2013.


Sugli oneri di gestione sconfino. Conto corrente – Sconfinamento – Oneri – Previsione contrattuale espressa – Necessità.

Conto corrente – Sconfinamento – Oneri – Variazione della misura – Applicazione dell’art. 118 TUB – Giustificato motivo della variazione..
Perché la banca possa addebitare degli «oneri per gestione sconfino», occorre che il contratto contenga una clausola espressa in tale senso. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La variazione della misura applicata degli «oneri di gestione sconfino» suppone la sussistenza di un giustificato motivo, ai sensi dell’art. 118 TUB. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 27/03/2013.


Ripetizione di somme indebitamente versate sul conto corrente, onere della prova a carico della banca nell’ipotesi di costante variazione del tasso nel corso del rapporto. Conto corrente bancario – Nullità di clausole relative all’apertura di credito – Ripetizione di somme indebitamente versate – Onere della prova a carico del correntista – Costante variazione del tasso – Prova indiretta del rinvio al cosiddetto uso piazza – Eventuale pattuizione scritta del primo tasso di interesse – Mancanza di pattuizione per le variazioni successive..
Se è vero che dove sia il correntista ad agire per la ripetizione di somme indebitamente versate per effetto della nullità di alcune clausole che accedono all’apertura di credito sul conto corrente su di lui grava l’onere di provare, ai sensi dell’articolo 2697 c.c., il fondamento della domanda e quindi la ricorrenza della asserita nullità ovvero la mancata pattuizione per iscritto del tasso d’interesse passivo ultralegale e delle forme di remunerazione aggiuntiva di credito elargito dalla banca, è anche vero che, qualora dagli estratti conto prodotti emerga che il tasso praticato dalla banca abbia subito costantemente variazioni nel corso del rapporto, può ritenersi raggiunta la prova che al momento della stipula del contratto fosse stato fatto un rinvio al cosiddetto uso piazza. Inoltre, anche a voler considerare che il tasso ultralegale sia stato pattuito per iscritto ai sensi dell’articolo 1284 c.c., la circostanza che nel corso del rapporto sia variato costantemente comporta che il primo tasso pattuito non fosse più vincolante per le parti, con la conseguenza che l’onere di dimostrare la pattuizione scritta della modifica contrattuale del tasso originariamente pattuito per iscritto o per il periodo successivo all’entrata in vigore del testo unico bancario finisce con il gravare sulla banca creditrice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 11/03/2013.


Prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito relativo a rimesse extrafido di natura solutoria e onere della prova. Ripetizione dell’indebito – Prescrizione – Dies a quo – Onere della prova..
Il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito relativo a rimesse extrafido (e dunque di natura solutoria) è decennale e decorre dal momento in cui si sono verificati i pagamenti. È onere della banca, che eccepisce l’intervenuta prescrizione di detta azione di ripetizione, dimostrare il carattere solutorio (e non meramente ripristinatorio) dei versamenti eseguiti dal correntista. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 01/03/2013.


Individuazione del TEGM applicabile e regola della prevalenza della sostanza sulla forma. Usura – Qualificazione dell’operazione – Ai fini dell’individuazione del TEGM effettivamente applicabile – Principio della prevalenza della sostanza sulla forma – Applicazione. .
La qualificazione dell’operazione in concreto posta in essere dalle parti, ai fini dell’individuazione del TEGM applicabile alla fattispecie, va condotta sulla base della regola della «prevalenza della sostanza sulla forma» (nella specie, il Collegio ha ritenuto di qualificare come «anticipazione su crediti» un’operazione che la banca aveva denominato come «apertura di credito»). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 12/02/2013.


Determinazione della soglia d'usura, modalità di calcolo e adozione del criterio cd. “all inclusive” solamente dopo l'adozione del regolamento di cui all'art. 2 bis della L. 2/2009. Usura - Determinazione della soglia - Modalità - Utilizzo delle rilevazioni trimestrali della Banca d'Italia sino all'adozione del regolamento di cui all'art. 2 bis della legge 28 gennaio 2009..
La determinazione della soglia dell'usura soggiace alle metodiche di rilevazione fissate dai decreti ministeriali recettivi delle rilevazioni trimestrali della Banca d'Italia e ciò fino a quando la rilevazione del tasso effettivo globale medio non seguirà le nuove disposizioni onnicomprensive di cui al secondo comma dell'articolo 2 bis della legge 28 gennaio 2009, n. 2. Da ciò consegue che il dovere di conformarsi, nel calcolo dei tassi, al criterio cd. “all inclusive” di cui alla legge 7 marzo 1996, n. 108, è operante esclusivamente per il periodo successivo alla adozione del regolamento di cui al citato articolo 2 bis. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 19/11/2012.


Contratto bancario – Commissione di massimo scoperto – Ipotesi – Giustificazione causale – Condizioni – Insussistenza..
La commissione di massimo scoperto è priva di idonea giustificazione causale quando viene calcolata sul massimo importo utilizzato dal correntista sia intra che extra fido, poiché non vi è l’applicazione di una fattispecie concreta. Lo stesso è da dirsi anche quando la detta commissione viene applicata sulla parte di fido accordata ma non utilizzata, come tale non coperta dalla rimuneratività degli interessi. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 01/10/2012.


Mutuo e finanziamento in genere – Cessione del quinto dello stipendio – Estinzione anticipata – Oneri economici – Commissioni – Trasparenza bancaria – Formulazione non trasparente delle clausole relative alle commissioni – Diritto del cliente alla restituzione in ragione della durata residua del finanziamento – Sussistenza..
Quando il testo contrattuale, in violazione del principio di trasparenza, preveda delle commissioni costruite senza specificazione delle voci che le concorrono a formare, di modo che non sia possibile ricostruire quale parte delle stesse sia soggetta a maturazione nel corso del tempo, il cliente ha diritto a un rimborso delle stesse parametrato alla durata residua del finanziamento, come se si trattasse di commissioni recurring. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 21/09/2012.


C.M.S. – Tasso – Soglia – Inclusione. .
La C.M.S. incide direttamente sul costo effettivo del credito erogato e deve, pertanto, rientrare nel calcolo del TEG, da raffrontare con il c.d. ”tasso soglia”, oltre il quale il tasso si configura come usurario. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 09/08/2012.


Azioni di classe e riscossione della commissione per mancanza di fondi; reclamo es art. 140 bis codice consumo ed effetto devolutivo. Azione collettiva risarcitoria - Reclamo alla corte d'appello - Oggetto del gravame - Motivi di impugnazione - Esclusione - Richiesta di revisione in toto del provvedimento. .
In sede di reclamo ex art. 140 bis del cd. codice del consumo, l'oggetto del gravame non è limitato a quanto specificamente dedotto nell'atto d'impugnazione, in quanto l'effetto devolutivo è assicurato attraverso la semplice deduzione delle ragioni per le quali si sollecita la revisione del provvedimento reclamato, in un quadro di informalità e di speditezza del rito. Ne consegue che il reclamo è volto ad una totale verifica di tutti i profili di ammissibilità dell'azione ed all'emissione di un provvedimento sostitutivo "in toto" di quello di primo grado. (Leonardo Pica) (riproduzione riservata)

Non solo la introduzione nei contratti di conto corrente della clausola (asseritamente illegittima) che prevede la cd. “commissione per mancanza fondi" (clausola che impone un versamento, a carico del cliente, con periodicità trimestrale, per l’ipotesi in cui il conto corrente, non affidato, presenti un’esposizione debitoria), ma anche la richiesta di esecuzione di tale clausola e l’effettiva esazione possono risultare condotte contrastanti con il principio di buona fede nell’esecuzione del contratto e configurare illeciti contrattuali. Ne consegue che l’azione di classe è esperibile, ove la riscossione della commissione sia successiva al 15 agosto 2009, data di entrata in vigore del codice del consumo (ex art. 49 co. 2 legge n. 99/2009). (Leonardo Pica) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 29/06/2012.


Rilevanza della commissione di massimo scoperto ai fini del calcolo del tasso effettivo globale medio praticato (TEG) - Sussistenza..
In tema di usura, ai fini della valutazione dell’eventuale carattere usurario del tasso effettivo globale medio (TEG) praticato da un istituto di credito deve tenersi conto anche della commissione di massimo scoperto praticata sulle operazioni di finanziamento per le quali l’utilizzo del credito avviene in modo variabile. Il chiaro tenore letterale dell’art. 644 c.p. (secondo il quale per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito) impone di considerare rilevanti, ai fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito. Tra essi rientra indubbiamente la commissione di massimo scoperto, trattandosi di un costo legato all’erogazione del credito, che ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto di conto corrente, e funge da corrispettivo per l’onere, a cui l’intermediario finanziario si sottopone, di procurarsi la necessaria provvista di liquidità e tenerla a disposizione del cliente. (Francesco Petrucco Toffolo) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 07/03/2012.


Comparabilità del TEG comprensivo di CMS con il TEGM rilevato dalla Banca d’Italia senza CMS - Sussistenza..
L’ammontare della c.m.s., che – prima del d.l. 29 novembre 2008, n. 185 (art. 2 bis, comma 1) convertito nella legge 28.1.2009 n. 2 - non trova(va) spazio nel TEGM pubblicato nei decreti ministeriali, deve (doveva) necessariamente essere ricompreso nel margine di scostamento concesso al TEG praticato dall’intermediario rispetto al TEGM calcolato dalla Banca d’Italia: rilevato il valore medio di mercato del costo del credito, ogni incremento di costo, quale che sia la natura o il titolo a cui viene imputato, deve, pena l’emergere di un profilo patologico in termini di usurarietà, essere compreso nel margine del 50% stabilito dalla legge; appare conseguente e coerente: a) che, nella rilevazione operata dalla Banca d’Italia la stessa non fosse ricompresa nel calcolo del TEGM; b) che, al contrario, la c.m.s. applicata sia ricompresa nello specifico calcolo del TEG da porre a confronto con la soglia d’usura. (Francesco Petrucco Toffolo) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 07/03/2012.


Commissione di «mancanza di fondi» e ammissibilità della class action. Oneri economici – Commissioni – Commissione massimo scoperto – Commissione di mancanza fondi – Nullità della clausola – Class action – Non manifesta infondatezza..
Non è manifestamente infondata la domanda presentata da un’Associazione di consumatori ai sensi dell’art. 140-bis codice del consumo di nullità della clausola istitutiva della commissione di «mancanza di fondi». (Studio Legale Dolmetta, Salomone, Schilirò - Aldo Angelo Dolmetta) Tribunale Napoli, 09/12/2011.


Generico richiamo alla crisi economica e finanziaria e giustificato motivo ex art. 118 TUB; apertura di credito e illegittimità della commissione cumulativa di messa a disposizione fondi e di massimo scoperto. Jus variandi – Giustificato motivo – «Effetti prodotti dall’attuale crisi economica e finanziaria» – Insufficienza.

Commissione disponibilità fondi – Commissione di massimo scoperto – Coesistenza – Inammissibilità..
Il richiamo a «gli effetti prodotti dall’attuale crisi economica e finanziaria» non è idonea, per la sua sinteticità e genericità, a integrare il giustificato motivo richiesto dalla norma dell’art. 118 TUB. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata)

Il contratto di apertura di credito non può prevedere l’applicazione cumulativa della commissione per la messa a disposizione fondi e della commissione di massimo scoperto perché, ai sensi di legge, la prima delle due commissioni deve essere «onnicomprensiva». (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Milano, 09/11/2011.


Commissione di massimo scoperto - Elemento retributivo aggiuntivo rispetto agli interessi - Fonte legale - Esclusione - Specifica pattuizione scritta - Necessità..
La commissione di massimo scoperto rappresenta per la banca un elemento retributivo, aggiuntivo rispetto agli interessi praticati, che non ha fonte legale e che richiede pertanto una specifica pattuizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 20/06/2011.


Commissione di massimo scoperto - Contenuto della clausola - Indicazione della sola misura percentuale - Omessa indicazione di parametri essenziali - Indeterminatezza dell'oggetto - Nullità..
È nulla per indeterminatezza dell'oggetto la clausola che prevede la commissione di massimo scoperto indicandone semplicemente la misura percentuale e non specificando se per massimo scoperto debba intendersi il debito massimo raggiunto anche in un solo giorno o piuttosto quello che si prolunga per un certo periodo di tempo o, ancora, se il relativo importo vada calcolato sul complesso dei prelievi effettuati dal correntista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 10/06/2011.


Commissioni di massimo scoperto – Natura e funzioni – Inesistenza di una fattispecie univoca ed unitaria – Conseguenze in tema di validità della pattuizione – Determinatezza o determinabilità – Condizioni – Fattispecie..
La c.m.s. è stata diversamente definita o individuata – limitandosi alle due accezioni principali e più diffuse – come il corrispettivo per la semplice messa a disposizione da parte della banca di una somma, a prescindere dal suo concreto utilizzo, oppure come la remunerazione per il rischio cui la banca è sottoposta nel concedere al correntista affidato l’utilizzo di una determinata somma, a volta oltre il limite dello stesso affidamento. Il termine commissione di massimo scoperto non è quindi riconducibile ad un’unica fattispecie giuridica, sicché l’onere di determinatezza della previsione contrattuale delle c.m.s. deve essere valutato con particolare rigore, dovendosi esigere, se non una sua definizione contrattuale, per lo meno la specifica indicazione di tutti gli elementi che concorrono a determinarla (percentuale, base di calcolo, criteri e periodicità di addebito), in assenza dei quali non può nemmeno ravvisarsi un vero e proprio accordo delle parti su tale pattuizione accessoria, non potendosi ritenere che il cliente abbia potuto prestare un consenso consapevole, rendendosi conto dell’effettivo contenuto giuridico della clausola e, soprattutto, del suo “peso” economico; in mancanza di ciò l’addebito delle commissioni di massimo scoperto si traduce in una imposizione unilaterale della banca che non trova legittimazione in una valida pattuizione consensuale. È nulla, per violazione degli artt. 1346 c.c. e 117, comma 4° TUB, la pattuizione di commissioni di massimo scoperto che, senza alcuna indicazione di tale onere nelle condizioni generali di contratto rechi l’indicazione, nel solo foglio allegato, contenente la specificazione numerica delle condizioni economiche, della voce “commissioni di massimo scoperto”, seguita dall’indicazione numerica 0,750 (senza ulteriori indicazioni sul periodo temporale di riferimento) e dalla voce “per scopertura di conto non autorizzata” non essendo possibile in nessun modo, in base a questi elementi, cogliere i tratti essenziali dell’onere imposto dalla banca. (Mario Coderoni) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 12/04/2011.


Commissione trimestrale di disponibilità fondi e necessarie indicazione degli elementi per il calcolo. Oneri economici – Commissione – Commissione trimestrale di disponibilità fondi – Necessaria predeterminazione – Insiffucienza – Nullità..
In assenza della indicazione di tutti gli elementi necessari per il suo calcolo, la commissione trimestrale disponibilità fondi è nulla. Deve essere indicato in modo chiaro, così, non solo la percentuale, ma pure la periodicità effettiva di applicazione della percentuale (laddove la trimestralità può riferirsi alla periodicità di addebito, piuttosto che alla periodicità temporale della percentuale). E deve altresì essere indicato in modo certo e comprensibile la base di calcolo su cui applicare la percentuale. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata)

Nella specie, la clausola si limitava a discorrere – per la base di calcolo – di un non meglio identificato «fido di conto corrente medio ponderato»: dove, nota l’Arbitro, prima di ogni altra cosa rimaneva oscuro (ovvero lasciato alle successive decisioni della banca) il "come della ponderazione". (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Milano, 17/02/2011.


Commissione sull'affidamento, requisiti. Oneri economici – Commissioni – Commissione sull’affidamento (CAF) – Validità.

Oneri economici – Commissioni – Commissione «mancafondi» – Invalidità..
E’ valida la commissione sull’affidamento in quanto è commisurata sull’ammontare del fido accordato, è calcolata su base trimestrale nella misura dello 0,5%, è predeterminata in contratto. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Roma, 14/01/2011.


Commissione di massimo scoperto e usura nella normativa anteriore alla l. n. 2/2009. Usura – Commissione di massimo scoperto per fatto in toto anteriore alla legge 28 gennaio 2009, n. 2 – Esclusione..
Nella normativa anteriore alla legge 28 gennaio 2009, n. 2 la commissione di massimo scoperto rimaneva estranea alla definizione delle fattispecie usurarie: le «istruzioni della Banca d’Italia erano chiare nell’affermare che non dovevano essere conteggiate». La contraria soluzione adottata dalla Corte di Cassazione «non è condivisibile» perché «si basa su di un assunto indimostrato». (Studio Dolmetta, Salomone, Schilirò – Daniela Maddalone) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 24/11/2010.


Finanziamenti con cessione del quinto dello stipendio, violazione del divieto di rinnovo e rideterminazione delle commissioni. Finanziamento contro cessione del quinto – Rinnovi – Divieto avanti il decorso dei 2/5 della durata – Violazione – Commissioni di rinnovo – Riduzione ad equità..
L’art. 39 d.p.r. n. 180/1950 vieta il rinnovo di finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio/pensione prima che siano decorsi i due quinti della durata degli stessi fissata per legge. Le ragioni di questo divieto vanno individuate nell’intento di impedire i troppo ravvicinati caricamenti delle commissioni intermediatizie. In caso di violazione del divieto, le commissioni concretamente imputate dall’intermediario in sede di sostanziali rinnovi di finanziamenti in essere debbono essere opportunamente ridotte e il loro ammontare rideterminato in via equitativa. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Antonio Cacciato) (riproduzione riservata) ABF Milano, 18/11/2010.


Una commissione «utilizzo extrafido» e deficit di chiarezza informativa e trasparenza. Conto corrente – Commissione «utilizzo extrafido» – Prevista non nelle condizioni generali di contratto – Ma solo nel documento di sintesi – Con indicazione solo generica – Deficit di chiarezza informativa e trasparenza – Onerosità dell’onere praticato rispetto alla modestia dello sconfinamento – Non debenza..
Una commissione «utilizzo extrafido», prevista non dalle condizioni generali di contratto, ma solo nel documento di sintesi e in termini generici (limitate all’entità del peso, senza specifica previsione dei presupposti e delle modalità di applicazione) comporta un sicuro deficit di chiarezza informativa e trasparenza. Considerata anche l’elevatezza del peso economico imposto rispetto alla modestia dello sconfinamento, la somma addebitata dalla banca non è dovuta. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Sara Belotti) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 15/11/2010.


Surroga di cui alla legge n. 40/1007 e addebito illegittimo di commissione «cambio assegno circolare». Surroga ex art. legge 40/2007 – Gratuità dell’attività di esercizio della relativa facoltà – Estinzione del vecchio mutuo a mezzo assegno circolare – Caricamento di «commissione cambio assegno circolare» – Illegittimità – Attività della banca sostituita per cancellare l’ipoteca – Presentazione di istanze errate, ritardi e mancata informazione al cliente – Negligenza – Responsabilità..
Posta la necessario gratuità delle attività di esercizio della surroga di cui alla legge n. 40/1007, è illegittimo l’addebito di una commissione «cambio assegno circolare» da parte della banca surrogata, che venga soddisfatta a mezzo di assegno circolare. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Francesca Conte) (riproduzione riservata) ABF Roma, 12/11/2010.


Commissione disponibilità fondi – Ambiguità della formulazione della clausola – Inammissibuilità ex legge 28 gennaio 2009, n. 2. .
Non è idonea a superare il vaglio dell’art. 2-bis della legge n. 2/2009 la clausola che, nel prevedere una commissione disponibilità fondi, non chiarisca se la stessa sia o meno onnicomprensiva, né altresì faccia comprendere se venga parametrata sugli utilizzi ovvero sugli affidamenti concessi. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Sara Belotti) (riproduzione riservata) ABF Milano, 01/10/2010.


Commissione di massimo scoperto – Definizione – Corrispettivo per compensare l’intermediario della disponibilità delle somme – Nozione accolta dalla Banca d’Italia..
Ai fini della definizione della commissione di massimo scoperto si potrà, sia pur in via di prima approssimazione, fare riferimento alla nozione accolta dalla Banca d'Italia nelle Istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull'usura - Aggiornamento febbraio 2006 (§.C5, Gazz.Uff. serie generale n. 74, 29 marzo 2006), secondo le quali la C.M.S. "nella tecnica bancaria viene definita come il corrispettivo pagato dal cliente per compensare l'intermediario dell'onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell'utilizzo dello scoperto di conto. Tale compenso ...viene applicato allorché il saldo del cliente risulti a debito per oltre un determinato numero di giorni - viene calcolato sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/05/2010.


Commissione di massimo scoperto – Esamine di nuove fattispecie – Commissione di scoperto di conto – Tasso debitore di utilizzo oltre fido – Legittimità..
Non rientra nell’ambito della commissione di massimo scoperto la cd. “commissione di scoperto di conto” applicata nella misura di una cifra determinata per ogni giorno in cui sul conto si sia determinato un saldo debitore e per una frazione determinata di tale saldo debitore, con indicazione dell’importo massimo addebitabile per trimestre. Allo stesso modo, non rientra nella nozione di commissione di massimo scoperto il cd. “tasso debitore di utilizzo oltre fido” da applicarsi ai conti non affidati nell’ipotesi in cui sul conto corrente sul quale è concessa l’apertura di credito si determina un saldo debitore superiore all’importo dell’apertura di credito stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/05/2010.


Ius variandi e introduzione di nuove clausole. Jus variandi ex art. 118 TUB – Clausola nuova – Esclusione. .
Il potere di modifica unilaterale del contratto riconosciuto dall’art. 118 TUB, in quanto eccezione alla regola generale della immodificabilità del contratto senza il consenso di entrambe le parti, deve intendersi limitato alla possibilità di modificare clausole e condizioni - sia di carattere economico che di natura normativa - già esistenti, senza potersi spingere al punto di introdurre clausole nuove. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Carlo De Sanctis) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 28/04/2010.


Ius variandi - Oggetto - Clausole regolamentari - Inclusione..
Il ius variandi ex art. 118 T.U.B. può riguardare sia le condizioni economiche del contratto sia quelle regolamentari. (Gianluca Mucciarone) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 02/04/2010.


Ius variandi - Introduzione di clausole nuove - Esclusione..
Il ius variandi ex art. 118 T.U.B. è utilizzabile solo per le modifiche di una clausola preesistente, non anche per l’introduzione di una nuova clausola. (Gianluca Mucciarone) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 02/04/2010.


Apertura di credito - Art. 2-bis d. l. n. 185/’08 - «Adeguamento» dei contratti pendenti - Introduzione di una commissione sull’affidamento (in sostituzione di una c.m.s.) - Esclusione..
L’art. 2-bis d.l. n. 185/’08 (conv. in l. n. 2/’09) non consente alla banca di introdurre una commissione sull’affidamento nelle aperture di credito pendenti, neppure nel caso in cui queste prevedessero c.m.s. nulle in forza di detta norma. (Gianluca Mucciarone) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 02/04/2010.


CMS e determinazione del tasso di usura. Usura – Determinazione del tasso usurario – Rilevanza di tutti gli oneri connessi all’uso del credito – Commissione di massimo scoperto – Inclusione – Rilevanza..
Il chiaro tenore letterale del comma 4 dell’art. 644, codice penale (secondo il quale per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione di credito), impone di considerare rilevanti, ai fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito. Tra essi rientra indubbiamente la commissione di massimo scoperto, trattandosi di un costo indiscutibilmente collegato all’erogazione del credito, giacchè ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto di conto corrente e funge da corrispettivo per l’onere, al quale l’intermediario finanziario di sottopone, di procurarsi la necessaria provvista di liquidità e tenerla a disposizione del cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 26/03/2010.


Meccanismo di calcolo posticipato della commissione di messa a disposizione dei fondi. Commissione di massimo scoperto – Legge n. 2/2009 – Commissione di messa a disposizione fondi – Calcolo posticipato – Nullità – Mancata previsione del termine di durata del patto – Nullità..
Non rispetta l’art. 2-bis della legga n. 2/2009 la commissione di messa a disposizione fondi la cui clausola istitutiva preveda, per le determinazione del corrispettivo, un meccanismo di calcolo posticipato (e quindi risulti non determinabile ex ante) e che, per di più, non faccia alcuna menzione dell’arco temporale della sua applicazione. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Antonio Cacciato) (riproduzione riservata) ABF Milano, 26/03/2010.


Commissione di massimo scoperto e nullità per mancata definizione contrattuale. Commissione di massimo scoperto – Definizione contrattuale – Indicazione del contenuto e dell’ammontare – Necessità..
Poiché la remunerazione dell’utilizzo della somma messa a disposizione dalla banca consiste negli interessi corrispettivi da computarsi nella misura concordata sulla somma concretamente utilizzata, deve essere ritenuta nulla la pretesa di pagamento della commissione di massimo scoperto ove il contratto che la prevede non ne enunci il contenuto e l’ammontare, di guisa che il cliente non sia in grado di calcolarla ex ante e neppure di ricostruirla ex post e si trovi da essa onerato quale ulteriore voce di addebito che confluisce sul conto e si moltiplica ulteriormente per effetto di ulteriori oneri. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 23/03/2010.


Commissione di massimo scoperto – Nullità per mancanza di causa – Sussistenza..
La commissione di massimo scoperto anche ove effettivamente pattuita deve considerarsi nulla per mancanza di causa. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21/01/2010.


Commissione di massimo scoperto – Natura di interesse – Presenza di apertura di credito – Distinzione. .
La commissione di massimo scoperto assume natura di interesse nel caso in cui il conto non sia abbinato ad una apertura di credito, in presenza della quale detta commissione assume invece natura di accessorio, che si aggiunge agli interessi passivi e ripete dai medesimi la natura; in questa seconda ipotesi, potrà essere dichiarata la nullità della clausola che la determina ove faccia riferimento in modo generico alle condizioni usualmente praticate sul mercato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18/01/2010.


Conto corrente bancario – Commissione di massimo scoperto – Incremento del tasso passivo – Nullità. .
La commissione di massimo scoperto poiché si concretizza in un incremento non pattuito del tasso di interesse effettivamente applicato, deve essere considerata nulla. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 06/10/2009.


Commissione di massimo scoperto – Omessa indicazione dei criteri di calcolo – Impossibilità di determinarne l'ammontare – Mancanza di un elemento essenziale – Nullità..
La clausola che preveda l'applicazione di commissioni di massimo scoperto che non ne indichi l'ammontare e che non contenga l'indicazione di un elemento di calcolo essenziale per determinare l'importo dovuto per tale titolo deve ritenersi nulla a i sensi del combinato disposto degli articoli 1418, 1419 e il 1346, codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 23/07/2009.


Contratti bancari – Conteggio di commissioni, spese ed accessori – Riferimento al cartello interbancario – Nullità ex art. 2 l. 10 ottobre 1990, n. 287 – Rinvio alle condizioni in uso nella zona – Indeterminatezza..
La clausola del contratto di conto corrente che per il conteggio di commissioni, spese ed accessori rimandi al “cartello interbancario in vigore o in uso presso le aziende di credito della zona” è invalida perché l’art. 2 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, sulla tutela della
concorrenza e del mercato, vieta, sancendone la nullità le intese tra imprese (tra le quali devono intendersi comprese le banche) volte ad impedire, restringere o falsare la concorrenza e perché il rinvio alle condizioni in uso nella zona è talmente generico da non consentire la determinazione dell’oggetto della clausola (artt. 1325 e 1346 cod. civ.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)  Tribunale Mondovì, 17/02/2009.


Commissione di massimi scoperto – Natura e definizione – Riferimento allo scoperto di conto – Liceità della causa – Sussistenza – Determinatezza o determinabilità dell’oggetto – Necessità – Estensione al credito affidato o utilizzato – Esplicita pattuizione – Necessità. .
La “commissione di massimo scoperto”, così denominata e senz’altra specificazione, per la cui definizione è possibile fare riferimento alle “Istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura”, emesse dalla Banca d’Italia, può ritenersi sorretta da causa lecita solo in relazione allo scoperto di conto. Pertanto, non sussistendo, entro il limite del fido, per definizione, uno “scoperto” e potendo riconoscere validità alle clausole contrattuali che prevedano “commissioni di massimo scoperto”, solo se costituenti corrispettivo per l’utilizzo, da parte del cliente, di importi superiori al credito a sua disposizione, deve concludersi per l’illegittimità, in quanto priva di causa, della clausola contrattuale che ponga a carico del cliente il pagamento di una somma da calcolarsi, a tale titolo, anche su importi entro il limite del fido. Qualora la banca ritenga di dover richiedere una commissione anche per il credito affidato o per il credito utilizzato, la relativa pattuizione dovrà essere esplicita in tal senso, dimostrativa della causa giuridica che la sorregge, ed il relativo importo dovrà aggiungersi agli interessi pattuiti nel “costo” del finanziamento concesso. Vale, poi, anche per la commissione di massimo scoperto la questione della determinatezza o determinabilità dell’oggetto, per cui in assenza di univoci criteri di determinazione del suo importo, la relativa pattuizione va ritenuta nulla, con diritto del correntista alla ripetizione di quanto indebitamente versato. La nullità della commissione di massimo scoperto, per assenza di una sua causa giustificatrice, è rilevabile anche d'ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 17/02/2009.


Commissione di massimo scoperto – Funzione – Clausola di determinazione – Necessità – Omissione – Nullità. .
La commissione di massimo scoperto non costituisce una componente degli interessi od una modalità di calcolo degli stessi, essa è, infatti, destinata ad operare su un piano diverso ed a remunerare una diversa prestazione della banca consistente nell’integrale ed immediata messa a disposizione dei fondi di cui all’apertura di credito a semplice richiesta del cliente. Tale commissione deve però essere determinata o almeno determinabile al momento in cui il contratto è stato concluso, per cui in mancanza dell’accordo che consenta tale determinazione, la clausola relativa alla commissione in parola deve considerarsi nulla, con la conseguenza che nulla sarà dovuto alla banca per tale titolo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 02/02/2009.


Commissione di massimo scoperto, forma e contenuto della clausola. Commissione di massimo scoperto – Applicazione sull’entità massima dell’importo utilizzato – Approvazione scritta – Necessità..
La commissione di massimo scoperto applicata sull’entità massima dell’importo utilizzato si risolve di fatto in un onere aggiuntivo a quanto dovuto dal cliente a titolo di interessi passivi, onere che, in mancanza di specifica pattuizione scritta che ne contenga l’esatta determinazione, è nullo ex artt. 1284, comma 2, e 1418, comma 2, cod. civ.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Tortona, 19/05/2008.


Conto corrente bancario – Commissione di massimo scoperto calcolata come percentuale sul saldo debitore – Natura interesse anatocistico – Nullità..
Ha sostanzialmente la stessa natura giuridica degli interessi bancari – ed pertanto illegittima la sua applicazione trimestrale - la commissione di massimo scoperto calcolata come percentuale sul massimo saldo debitore accumulato per trimestre o frazione di trimestre. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 18/02/2008.


Anatocismo, superamento del tasso soglia, cms : quesito al CTU. Quesito al CTU – Anatocismo – Superamento del tasso soglia – CMS – Rideterminazione del debito del correntista sulla scorta dell’interesse legale..
  Tribunale Napoli, 05/02/2008.


Commissione massimo scoperto, tasso effettivo, nullità. Anatocismo – Commissione di massimo scoperto – Aumento del tasso effettivo applicato – Nullità – Sussistenza..
Il fatto che la commissione di massimo scoperto venga di volta in volta determinata in termini percentuali facendo riferimento alle somme effettivamente utilizzate dal cliente nell’ambito del fido a lui concesso, ovvero secondo una modalità di determinazione del tutto coincidente con quella propria degli interessi, comporta un ulteriore aumento del costo effettivo del credito e quindi del tasso di interesse effettivamente applicato, con la conseguenza che la pattuizione della relativa clausola dovrà essere ritenuta nulla per mancanza di causa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11/06/2007.


Commissione di massimo scoperto sull'intra-fido, illegittimità. Anatocismo – Legittimità della clausola di capitalizzazione degli interessi – Deroga al divieto di anatocismo – Specialità della normativa.

Commissione di massimo scoperto – Applicabilità agli importi utilizzati entro il limite del fido – Illegittimità..
E’ legittima la clausola contrattuale che, in conformità della delibera CICR 9 febbraio 2000, prevede la capitalizzazione degli interessi debitori e creditori, atteso che la deroga alla norma imperativa di cui all’art. 1283 c.c. è prevista dall’art. 120 T.U.B. - come modificato dall’art. 25 D.Lgvo. n. 324/’99 - che delegando al CICR di stabilire modalità e criteri “di produzione degli interessi sugli interessi” prevede una diversa regolamentazione dell’anatocismo in materia di contratti bancari e, rispetto alla disciplina civilistica, costituisce norma speciale. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Non sussistendo, entro il limite del fido, per definizione, uno “scoperto” e potendo riconoscersi validità alle clausole contrattuali che prevedano “commissioni di massimo scoperto”, solo se costituenti corrispettivo per l’utilizzo, da parte del cliente, di importi superiori al credito a sua disposizione, deve concludersi per l’illegittimità della clausola contrattuale che ponga a carico del cliente il pagamento di una somma, a tale titolo, da calcolarsi anche su importi entro il limite del fido, in quanto priva di causa. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 21/04/2007.


Anatocismo, ricostruzione del saldo e quesito al C.T.U.. Anatocismo - Nullità delle clausole di capitalizzazione degli interessi non approvate dal cliente - Ricostruzione del saldo in sede di C.T.U. - Applicazione della capitalizzazione annuale - Commissione di massimo scoperto - Comunicazione al cliente delle variazioni sfavorevoli del tasso - Necessità..
In mancanza di una clausola di capitalizzazione specificamente approvata dal cliente, non è ammissibile alcuna capitalizzazione degli interessi debitori, per cui in sede di consulenza tecnica deve essere operata una nuova ricostruzione del rapporto bancario depurato di ogni e qualsiasi forma di capitalizzazione degli interessi debitori nonché della commissione di massimo scoperto ove la misura ed il calcolo della stessa non siano stati espressamente e compiutamente convenuti. In caso di variazione del tasso di interesse debitore in senso sfavorevole al cliente deve essere applicato quello originariamente convenuto se non sia stata documentata la comunicazione prevista dall'art. 6 della legge 154/1992 e dall'art. 118 d. lgs. n. 385/1993. Tribunale Benevento, 13/02/2007.


Anatocismo e massimo scoperto, quesito al C.T.U.. Anatocismo – Commissione di massimo scoperto – Quesito al C.T.U...
  Tribunale Mondovì, 30/01/2007.


Anatocismo e quesito al ctu. Anatocismo – Quesito al CTU – Commissione di massimo scoperto – Esistenza di contratto di fido con relativo tasso debitore – Criterio sostitutivo ante e post L. n. 154/1992..
  Tribunale Lecce, 10/03/2006.


Anatocismo e commissione di massimo scoperto. Anatocismo – Illegittimità – Uso normativo – Insussistenza.

Commissione di massimo scoperto – Non computabilità..
  Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 07/01/2005.