Massimario di Diritto Bancario


PEGNO

Pegno di titoli e obbligo della banca di insinuazione al passivo. Fallimento – Pegno regolare ed irregolare – Fattispecie – Onere del creditore di insinuarsi al passivo del fallimento del debitore.
Deve escludersi la natura “irregolare” del pegno qualora la lettera di pegno non preveda la possibilità per la banca creditrice di disporre liberamente dei titoli costituiti in pegno o delle somme derivanti dal rimborso degli stessi, con la conseguenza che, in caso di fallimento del debitore, la banca è tenuta alla restituzione al fallimento dei titoli ed a chiedere l’insinuazione al passivo del proprio credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16/03/2017.


Escussione del pegno nei confronti di impresa ammessa al concordato preventivo. Pegno - Escussione in presenza di concordato preventivo - Ammissibilità - Condizioni..
La banca ha facoltà di escutere il pegno che risulti da scrittura avente data certa anteriore alla apertura della procedura di concordato preventivo in base all'art. 4 del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170, il quale, in deroga al divieto di cui all'articolo 168 L.F., riconosce detta facoltà anche in caso di apertura di una procedura di risanamento o di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 25/10/2013.


Pegno di titoli di Stato, pegno di credito futuro e necessità della formazione del documento che incorpora i titoli. Pegno di credito all'acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi - Natura giuridica - Pegno di credito futuro..
Il pegno di credito all’acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi ha natura di pegno di credito futuro, che fino a quando non si verifica la consegna ha effetti obbligatori e non attribuisce prelazione, che sorge solo dopo la specificazione o la consegna. A differenza del pegno di credito alla consegna di denaro o altra cosa fungibile (art. 2803 c.c.) già esistenti al momento della convenzione, i titoli di Stato, in regime di materializzazione, non sono ancora esistenti fino a quando non viene formato il documento che li incorpora e pertanto, fino a che non venga effettuata l’individuazione non può sussistere la prelazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02/10/2012.


Pegno e ipoteca, limiti alla pignorabilità di beni diversi da quelli oggetto di garanzia. Espropriazione forzata - Beni gravati da pegno o ipoteca - Limiti alla pignorabilità di beni diversi da quelli oggetto di garanzia - Distinzione tra pegno e ipoteca..
Le disposizioni contenute nell'articolo 2911 c.c. tendono a consentire la realizzazione della soddisfazione dei creditori il cui il credito sia assistito da cause di prelazione in primo luogo sui beni che ne costituiscono l'oggetto, introducendo un regime di impignorabilità relativa dei beni non gravati dal diritto reale di garanzia. Ciò significa che ai creditori titolari di causa di prelazione non è precluso di soddisfarsi su beni diversi da quelli gravati da ipoteca o da pegno ma che la condizione per poter agire su tali beni è che l'azione esecutiva sia in corso anche su quelli che rendono operante la causa di prelazione. Il regime di impignorabilità opera però in modo differente a seconda che riguardi i beni ipotecati ovvero sottoposti a pegno. Nel primo caso, si ritiene che, sebbene il creditore ipotecario non possa procedere al pignoramento di immobili non ipotecati, qualora l'azione esecutiva non sia stata esercitata anche sui beni ipotecati, nessun limite incontri quanto alla promozione dell'espropriazione mobiliare. Al contrario, il creditore garantito da pegno non può esercitare alcuna azione esecutiva se non abbia pignorato anche i beni che costituiscono oggetto del pegno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Tempio Pausania, 25/09/2012.


Data certa del timbro postale; pegno e validità della deroga al rispetto del termine per l’opposizione. Garanzie - Pegno - Lettera di pegno - Timbro postale - Data certa.

Garanzie - Pegno - Disciplina ex art. 2797 c.c. - Derogabilità..
Il timbro postale apposto a tergo del foglio della lettera di pegno fa data certa, poiché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un’attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. (Michela Cortesi) (riproduzione riservata)

Le disposizioni del contratto di pegno che derogano consensualmente alla disciplina dettata dall’art. 2797 c.c., dispensando l’intermediario dall’intimazione al debitore e dal rispetto del termine per l’opposizione, non rendono il contratto invalido. (Michela Cortesi) (riproduzione riservata) ABF Milano, 13/06/2012.


Pegno - Pegno di azioni - Vendita - Modalità - Oscillazioni di prezzo - Obbligo del creditore del miglior realizzo - Inesistenza..
Premesso che la vendita dei beni costituiti in pegno non costituisce un obbligo ma una facoltà, non viola il principio di correttezza e buona fede la banca che pone in vendita le azioni date in pegno non immediatamente al verificarsi dei presupposti per la escussione della garanzia ma in un momento successivo quando il corso dei prezzi è meno favorevole. (Nel caso di specie, il contratto di pegno facoltizzava la banca a porre in vendita le azioni “in tutto o in parte, anche in via frazionata”). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13/04/2011.


Pegno - Pegno di azioni - Oscillazioni di prezzo - Rilevante perdita di valore - Bene soggetto a deterioramento - Esclusione..
La possibilità che le azioni costituite in pegno siano soggette ad oscillazioni di prezzo e, quindi, anche ad una rilevante perdita di valore non consente di ritenerle un bene soggetto a deterioramento, in quanto la diminuzione del prezzo non è un fatto ineluttabile ma un evento del tutto imprevedibile. Alla fattispecie non è, pertanto, applicabile il richiamo all'articolo 2790 c.c. relativo alla custodia dei beni suscettibili di deterioramento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13/04/2011.


Pagamento parziale e riduzione proporzionale del pegno. Pegno – Contratto di pagamento parziale – Clausola di riduzione proporzionale della garanzia – Incapienza della residua quota di pegno – Riduzione – Necessità..
Qualora il contratto di pegno preveda, a richiesta del debitore, la riduzione proporzionale della garanzia a fronte del pagamento della corrispondente quota del debito complessivo, il creditore deve procedere alla riduzione del pegno anche nel caso in cui il debito residuo sia di importo superiore al valore della quota residua di pegno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Castrovillari, 30/09/2010.


Ente pubblico e concessione di pegno sulle azioni di società partecipate, condizioni e limiti. Enti pubblici - Partecipazioni societarie - Realizzazione di opera pubblica - Concessione di pegno sulle azioni - Ammissibilità - Condizioni.

Enti pubblici - Partecipazioni societarie - Limite del perseguimento delle finalità istituzionali - Partecipazioni delle società partecipate - Condizioni.

Enti pubblici - Province - Partecipazioni indirette - Concessione di pegno sulle azioni - Previsione regolamentare - Necessità..
Non vi sono norme che precludono agli enti pubblici ed alle società da essi partecipate di concedere il pegno sulle azioni della società che ha la titolarità della realizzazione di un'opera, tanto più che la concentrazione della garanzia sulle azioni della società che realizza l'intervento limita l'ampiezza della potenziale esposizione debitoria al solo valore delle azioni della società partecipata, evitando il rischio di ulteriori perdite di risorse pubbliche. E’ quindi possibile affermare che il pegno sulle azioni di una società a partecipazione pubblica, che sia destinato a garantire un finanziamento ottenuto dalla stessa società e finalizzato alla realizzazione di un'opera pubblica che sia idonea a generare i ricavi necessari per il rimborso del debito mediante il proget financing, è uno strumento utilizzabile sia dagli enti pubblici che dalle società a partecipazione pubblica. Tuttavia, considerata la particolare natura dell'operazione che coinvolge una società a partecipazione pubblica e che presenta pertanto ricadute patrimoniali sull'ente controllante che ha in gestione risorse della collettività, è opportuno che la regolamentazione pattizia della garanzia di cui si discute contenga clausole che: a) in relazione al diritto di voto nelle assemblee sociali, specifichino che lo stesso deve permanere in capo alla società controllante, sia perché si tratta di un organismo di diritto pubblico la cui sorte influenza sia pure, in senso lato, il patrimonio dell'ente locale socio sia perché la gestione della società per l'effettuazione dell'intervento di realizzazione della dell'opera pubblica è elemento essenziale; b) limitino la circolazione del diritto di pegno ai soli soggetti finanziatori e ciò al fine di consentire sempre la tracciabilità ed il controllo pubblico sui soggetti che, in caso di esito negativo dell'operazione, potrebbero escutere il pegno; c) in ragione della necessaria trasparenza che deve connotare l'azione della pubblica amministrazione, prevedano che la cessione del credito derivante dal finanziamento e del conseguente pegno sulle azioni possa avvenire solo previo gradimento dell'ente, utilizzando all’uopo lo stesso meccanismo autorizzatorio previsto per il rilascio del pegno; d) in deroga alla previsione di carattere generale prevista dall'articolo 2791, codice civile, gli eventuali frutti del bene sottoposto al pegno (nel caso di azioni, gli utili) siano di competenza del debitore e non del creditore pignoratizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il limite posto dall'art. 3, comma 27, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (finanziaria per il 2008), in base al quale le amministrazioni locali non possono mantenere partecipazioni societarie che abbiano "per oggetto la produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali", comporta che le società direttamente partecipate da detti enti non potranno che avere un oggetto sociale, e a loro volta detenere partecipazioni, che siano compatibili con le finalità indicate dalla norma citata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'amministrazione provinciale può autorizzare il rilascio del pegno sulle azioni di una società partecipata indirettamente a condizione che il regolamento di contabilità dell'ente contempli tale possibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte dei Conti, 21/09/2010.


Pegno di titoli di credito e notifica al debitore ceduto. Contratto di garanzia finanziaria – Pegno di titoli di credito – Costituzione – Consegna dei titoli al creditore – Necessità – Notifica al debitore ceduto – Irrilevanza..
Il pegno di titoli di credito si costituisce mediante la semplice consegna del titolo al creditore pignoratizio, senza che vi sia necessità di provvedere alla notifica dell’atto di costituzione del pegno al debitore o di procurarsi l’accettazione con data certa di quest’ultimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 28/11/2008.


Vendita del pegno di titoli, modalità e deroga convenzionale alla disciplina del codice civile. Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno - Di beni mobili - Vendita della cosa - Forma - Creditore bancario - Oggetto della garanzia - Titoli del debito pubblico - Beni aventi un prezzo di mercato - Configurabilità - Preavviso e termine per la vendita - Derogabilità - Ammissibilità - Sussistenza - Vendita diretta dei beni - Configurabilità - Fondamento - Condizioni - Conseguenze in materia di revocatoria fallimentare. .
In tema di pegno, la possibile derogabilità consensuale della disciplina dettata dall'art. 2797 cod. civ. è applicabile sia al termine minimo di preavviso (ridotto nella specie ad un giorno) sia all'intimazione a mezzo dell'ufficiale giudiziario (sostituita con un preavviso al debitore dato in forma scritta); se poi la cosa ha "un prezzo di mercato", nel significato desumibile per analogia dall'art. 1515 cod. civ. relativo all'esecuzione coattiva della vendita e dunque "un prezzo corrente stabilito per atto della pubblica autorità ovvero risultante da listini di borsa o mercuriali", la vendita stessa può avvenire a mezzo delle persone autorizzate, ai sensi dell'art. 83 disp. att. cod. civ. o anche tramite commissionario, ciò implicando una "vendita a trattative private" ad un prezzo non inferiore al minimo del listino, così potendosi argomentare in via analogica dall'art. 532 cod. proc. civ. (in applicazione di tali principi è stata cassata con rinvio la sentenza che erroneamente, trattandosi di cose oggetto del pegno costituite da titoli del debito pubblico rilasciati a garanzia, non aveva valutato se esse avessero un prezzo di mercato e così pure se la banca, nella sua qualità di intermediario finanziario e quindi abilitato alla negoziazione di valori mobiliari, rivestisse la qualità di persona autorizzata alla vendita ex art. 2797 cod. civ.).  (fonte CED – Cassazione Civile) Cassazione civile, sez. I, 10/11/2008.


Costituzione di titoli in pegno e obbligo di vendita. Intermediazione finanziaria – Mandato a vendere titoli costituiti in pegno a garanzia di affidamento – Diminuzione del valore – Obbligo della banca di vendere i titoli – Esclusione..
La banca non può essere ritenuta responsabile della violazione del mandato a vendere “al meglio” i titoli del cliente costituiti in pegno a garanzia di un affidamento allo stesso concesso qualora, in base al contratto di pegno, tale mandato sia connesso alla facoltà di revoca dell’affidamento, facoltà il cui esercizio è per la banca del tutto discrezionale. Ne consegue che la diminuzione del valore dei titoli costituiti in pegno e la conseguente erosione del margine di garanzia non imponeva di per sé alla banca la revoca o la diminuzione dell’affidamento e la vendita dei titoli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26/02/2008.