CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
SEZIONE SECONDA
Liquidazione del patrimonio

Art. 14-ter

Liquidazione dei beni
TESTO A FRONTE

1. In alternativa alla proposta per la composizione della crisi, il debitore, in stato di sovraindebitamento e per il quale non ricorrono le condizioni di inammissibilita' di cui all'articolo 7, comma 2, lettere a) e b), puo' chiedere la liquidazione di tutti i suoi beni.

2. La domanda di liquidazione e' proposta al tribunale competente ai sensi dell'articolo 9, comma 1, e deve essere corredata dalla documentazione di cui all'articolo 9, commi 2 e 3.

3. Alla domanda sono altresi' allegati l'inventario di tutti i beni del debitore, recante specifiche indicazioni sul possesso di ciascuno degli immobili e delle cose mobili, nonche' una relazione particolareggiata dell'organismo di composizione della crisi che deve contenere:

a) l'indicazione delle cause dell'indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore persona fisica nell'assumere volontariamente le obbligazioni;

b) l'esposizione delle ragioni dell'incapacita' del debitore persona fisica di adempiere le obbligazioni assunte;

c) il resoconto sulla solvibilita' del debitore persona fisica negli ultimi cinque anni;

d) l'indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori;

e) il giudizio sulla completezza e attendibilita' della documentazione depositata a corredo della domanda.

4. L'organismo di composizione della crisi, entro tre giorni dalla richiesta di relazione di cui al comma 3, ne da' notizia all'agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti locali, competenti sulla base dell'ultimo domicilio fiscale dell'istante.

5. La domanda di liquidazione e' inammissibile se la documentazione prodotta non consente di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale del debitore.

6. Non sono compresi nella liquidazione:

a) i crediti impignorabili ai sensi dell'articolo 545 del codice di procedura civile;

b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni, salari e cio' che il debitore guadagna con la sua attivita', nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della sua famiglia indicati dal giudice;

c) i frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto disposto dall'articolo 170 del codice civile;

d) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.

7. Il deposito della domanda sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della liquidazione, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile.



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(1) Articolo introdotto dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 18 gennaio 2013.

GIURISPRUDENZA

Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni ex art. 14ter e ss. legge 3/2012 – Assenza di beni immobili e mobili registrati – Ammissibilità.
E’ ammissibile l’apertura di una procedura di liquidazione dei beni del debitore sovraindebitato ai sensi degli artt. 14ter e ss., l.3/2012 anche allorquando nel patrimonio non sussistano beni immobili o mobili registrati, sussistendo l’utilità della procedura in relazione ai redditi futuri ed ai crediti, per la cui gestione si giustifica l’attività del liquidatore. (Paolo Porcari) (riproduzione riservata) Tribunale Matera, 24 Luglio 2019.


Piano del consumatore – Applicazione artt. 12 bis e ss. L 3/2012, valutazione della meritevolezza – Ratio sottesa alla legge – Favor per il consumatore – Insufficienza della colpa lieve secondo il nuovo Codice della crisi di impresa – Necessità di interpretazione storico-evolutiva delle norme

Piano del consumatore – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria – Importo da sottrarre alla liquidazione ex art 14 ter c.6 lett b), parametro di disponibilità non coincidente con il quinto dello stipendio – Determinazione dell’importo costituente il fabbisogno della famiglia rimesso al giudice
.
In sede di applicazione della normativa di cui agli artt. 12 bis e ss L 3/2012 la giurisprudenza ha avuto un atteggiamento di favore verso il consumatore per dare attuazione alla ratio sottesa alla legge sul sovraindebitamento, individuata nel fine di evitare l’esposizione a fenomeni di usura ed estorsione e di garantire il recupero di una serenità economica e di una vita dignitosa, facendo fronte ai debiti secondo le proprie possibilità, senza doversi muovere a tempo indefinito in ambito “sommerso”.

Il favor per il consumatore è avvalorato dal nuovo CCI, che all’art. 69 comma 1 esclude l’accesso alla procedura per il consumatore solo a partire dalla colpa grave, con la conseguenza che non è sufficiente alla sua esclusione l’aver cagionato la situazione di sovraindebitamento con colpa lieve.
Va preferita dunque la lettura delle norme vigenti maggiormente coerente con l’evoluzione normativa, in conformità alle indicazioni della Cassazione a favore di una interpretazione storico evolutiva delle norme.

In tema di convenienza della proposta rispetto alla procedura liquidatoria degli artt 14-ter ss L.3/2012, il parametro di valutazione degli importi necessari al mantenimento da sottrarre alla liquidazione non può essere rappresentato dalla disponibilità della quota di 1/5 dello stipendio, non richiamato l’art 545 cpc e prevista una esclusione specifica all’art. 14 ter c. 6 lett b) altrimenti inutile, e poiché - in aggiunta- la disposizione rimette espressamente al giudice la determinazione di tale importo. (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 16 Luglio 2019.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Crediti impignorabili ex art. 545 c.p.c. – Pensione del sovraindebitato – Diritto a trattenerla nei limiti di legge – Sussistenza – Condizioni.
L’art. 14 ter sesto comma lett. b) l. 3/2012 prescrive che debba essere sottratta alla liquidazione – nei limiti fissati dal giudice – quanto il debitore guadagni con la propria pensione; la norma, pertanto, non pare consentire, letta anche in combinato disposto con la lett. a) del medesimo comma, una totale eliminazione di introiti strettamente “personali”, come la pensione, in ragione della presenza di un sostentamento che derivi al debitore non da altri proventi di cui egli sia diretto titolare (ciò che escluderebbe ragionevolmente la necessità di riservare la pensione al debitore che abbia altri redditi propri) ma solo in ragione del generale diritto all’assistenza ex art. 143 c.c. derivante dalla propria qualità di coniuge. È del tutto ovvio, tuttavia, che si debba considerare certamente anche la posizione economica del coniuge, ma ciò ai soli fini, eventualmente, di ridimensionare e modulare la porzione di redditi da escludere dalla procedura, fermo pur sempre il limite dell’impignorabilità di cui all’art. 545 c.p.c. Va dunque riconosciuto al sovraindebitato il diritto di trattenere la pensione di cui risulti titolare entro i limiti di impignorabilità prevista per tali emolumenti dall’art. 545 c.p.c., e ciò a prescindere dai trattamenti pensionistici di cui beneficia il coniuge. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 13 Maggio 2019.


Trust – Funzione illecita – Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985 – Divieto – Criteri di valutazione e indici sintomatici – Fattispecie.
La Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985, ratificata con L. 16 ottobre 1989, n. 364, esclude si possa impedire l'applicazione della lex fori in tema di protezione dei creditori in caso d'insolvenza qualora il trust sia stato utilizzato in funzione illecita, funzione la quale si realizza quando il trust sia stato di fatto utilizzato per eludere la disciplina concorsuale secondo un accertamento in concreto alla luce di indici quali: l'incapienza dei beni e dei crediti conferiti nel trust rispetto ai debiti scaduti; l'entità dei debiti e l'attivo residuo del disponente al momento della costituzione del trust; la successiva cancellazione della società disponente dal registro delle imprese; il mancato compimento di qualsiasi concreta attività di liquidazione.

Il giudizio sulla liceità della causa concreta del trust deve essere svolto ex ante, a nulla rilevando che la società disponente non sia allo stato attuale assoggettabile a procedura concorsuale per lo spirare del termine annuale dalla cancellazione della società dal registro delle imprese.

L'illiceità della causa del negozio di trust sussiste anche qualora lo strumento segregativo del patrimonio sia stato utilizzato al fine di impedire la realizzazione coattiva individuale del credito da parte del creditore sociale, il quale non potrebbe soddisfarsi sui beni conferiti in trust se non previo esperimento di azione revocatoria o di apposito accertamento giurisdizionale della nullità del negozio istitutivo del trust medesimo.

[Nel caso di specie, il trust è stato stipulato quando la società disponente era in stato di insolvenza e in pendenza di una procedura di riscossione avviata a seguito della notificazione di avvisi di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate.; ritenuta dunque la nullità del negozio istitutivo del trust per illiceità della causa e dichiarata la non riconoscibilità del trust nell'ordinamento italiano in ragione della causa concreta del negozio e la conseguente carenza di legittimazione del trustee a disporre dei beni conferiti in trust, il tribunale ha dichiarato la inammissibilità del ricorso volto ad ottenere l’accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui alla legge n. 3 del 2012.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 03 Gennaio 2019.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Apertura procedura anche in assenza di beni mobili o immobili da liquidare – Crediti futuri derivanti da stipendio compresi tra i beni liquidabili – Rilevanza della finanza esterna.
Il debitore pur in assenza di beni mobili registrati o immobili da liquidare può essere ammesso alla procedura di sovraindebitamento, anche se vi siano solo crediti futuri derivanti dal rapporto di lavoro e di finanza fornita da soggetti esterni alla procedura di sovraindebitamento.

L’istituto della liquidazione è strutturato secondo lo schema del fallimento, posto che la dichiarazione di fallimento non è preclusa dall’assenza di beni in capo al fallito, per analogia si deve ritenere che la liquidazione del patrimonio non possa ritenersi preclusa in capo al sovraindebitato privo di beni mobili o immobili.

Infatti, l’art. 14-ter della L. 3/2012 indica espressamente i beni esclusi dalla liquidazione senza menzionare lo stipendio del debitore; inoltre, ai sensi dell’art. 14-quinques lettera d) della medesima Legge, il giudice ordina la trascrizione del decreto di apertura della liquidazione dei beni, solo ove tale procedura contempli la liquidazione di beni immobili o mobili registrati, così implicitamente sottintendendo che laddove il patrimonio non contempli tali beni la procedura è ammissibile e non si deve procedere ad alcuna trascrizione.

Infine, si rileva come l’art. 14-quater della L. 3/2012 preveda la possibilità di conversione della procedura di sovraindebitamento, nell'ipotesi di annullamento dell'accordo o di cessazione degli effetti dell'omologazione del piano del consumatore, in quella di liquidazione del patrimonio.  Poiché nelle procedure alternative alla liquidazione è possibile la cessione di parte dello stipendio, né discende, per analogia, che debba ritenersi ammissibile anche l’accesso diretto alla liquidazione con messa a disposizione a favore dei creditori di parte dei crediti futuri derivanti dallo stipendio. (Matteo Marini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 21 Dicembre 2018.


Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Proposta fondata esclusivamente su retribuzioni – Inammissibilità.
Non si giustifica il ricorso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui all’art. 14-ter della legge n. 3/2012 quando il ricorso non offra la possibilità di liquidare bene alcuno ma si fondi esclusivamente su somme provenienti da retribuzioni (nel caso di specie si trattava di crediti futuri legati all'esercizio di libera professione e di non certa percezione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 Giugno 2018.


Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Assenza di atti in frode ai creditori – Presupposto di ammissibilità della domanda – Obbligo di verifica d’ufficio da parte del giudice – Sussistenza

Sovraindebitamento – Atti in frode ai creditori – Oggetto – Beni di pertinenza di società di persone di cui il ricorrente sia stato socio illimitatamente responsabile – Sussistenza
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L’assenza di atti in frode ai creditori nei cinque anni antecedenti costituisce presupposto di ammissibilità della procedura di liquidazione dei beni di cui agli artt. 14 ter e ss. L. n. 3/2012 ed il Giudice è tenuto ad effettuare la relativa verifica anche d’ufficio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Gli atti in frode ai creditori che rilevano ai fini della declaratoria di inammissibilità della procedura di liquidazione dei beni di cui agli artt. 14 ter e ss. L. n. 3/2012 possono riguardare non solo i beni di cui il ricorrente sia personalmente titolare, ma anche quelli di pertinenza di società di persone di cui egli sia stato socio illimitatamente responsabile con poteri di gestione e disposizione del patrimonio sociale (socio di S.n.c., accomandatario di S.a.s.) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 09 Maggio 2018.


Sovraindebitamento – Beni oggetto della liquidazione – Beni esclusi – Autovettura.
È corretto che il liquidatore della procedura di sovraindebitamento abbia inserito nel programma di liquidazione anche la vendita dell’autoveicolo della signora atteso che le disposizioni normative stabiliscono che la liquidazione ha riguardo a tutti i beni immobili e mobili del debitore fatta eccezione per i beni e crediti di cui all’art. 14-ter, comma 6, tra cui non può essere fatta rientrare l’autovettura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 23 Gennaio 2018.


Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio ex artt. 14-ter ss. L. 3/2012 - Verifica di eventuali atti in frode ai creditori.
Non rappresenta invece motivo di inammissibilità alla procedura il fatto che il debitore sovraindebitato non sia, al momento della presentazione dell’istanza di liquidazione, proprietario di alcun bene, mobile o immobile, ove lo stesso possa comunque contare su un reddito da potersi usare come fonte di soddisfacimento parziale dei creditori. (Roberto Alemanno) (Giuliano Pacchiani) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Novembre 2017.


Procedure concordate di composizione della crisi – Falcidia Iva – Ratio – Condizioni – Applicabilità all’accordo ex l. 3/2012.
L'art. 7 della legge 3/2012 (così come l'art. 182-ter nella versione anteriore a quella ora vigente) si limita a replicare, in modo affatto neutrale, la regola eurocomunitaria espressa secondo la quale gli Stati membri hanno l'obbligo di garantire il prelievo integrale dell'IVA sul territorio ai sensi degli articoli 2, 250, paragrafo 1, e 273 della direttiva IVA nonché dell'articolo 4, paragrafo 3, TUE.

Così come nella normativa comunitaria non è esplicitata la regola derivata (per l'appunto, implicita) secondo cui gli Stati membri, ove non sia possibile il prelievo integrale, possono/devono garantire il miglior prelievo possibile per come accertato nell'ambito di un procedimento sottoposto a controllo giurisdizionale e nell'ambito del quale sia garantita la possibilità di voto e di opposizione del creditore, ugualmente è a dirsi in riferimento alla regola sull'IVA contenuta nell'art. 7.

L'interpretazione conforme (alla luce della sentenza del 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia UE) consente di ritenere che il divieto di falcidia dell'IVA previsto dalla norma la sull'accordo del sovraindebitato faccia implicitamente salva l'ipotesi che la proposta preveda un trattamento migliore rispetto a quello consentito dalla alternativa liquidatoria di cui all'art. 14-ter, esprimendo così la regola generale rispetto alla quale l'eccezione deve ritenersi non esclusa, ma implicita.

Ciò potrà verificarsi tutte le volte in cui intervenga per il pagamento di una quota del credito IVA (e dei creditori chirografari se esistenti) un apporto finanziario esterno, non ipotizzabile nel caso di liquidazione, per cui diventi possibile il giudizio positivo in ordine al trattamento migliore nell'ambito della procedura consensuale, in assenza di maggiori incrementi (o decrementi dell'indebitamento riconosciuto) tipicamente riconducibili alla fase liquidatoria.

Sotto altro profilo, si può notare che il terzo periodo del primo comma dell'art. 7 esordisce con l'espressione "in ogni caso" che si collega con la regola sul pagamento non integrale dei creditori privilegiati all'interno della quale pare espressa la previsione della sola dilazione dell'IVA, lasciando spazio operativo ad una diversa regola quale quella del trattamento migliore rispetto alla alternativa liquidatoria a seguito di apporto di finanza esterna.

Tale considerazione appare particolarmente significativa in tema di concordato preventivo e di valutazione dell'ambito applicativo del nuovo art. 182-ter che, per quanto prima osservato, adotta un criterio selettivo (la incapienza dei beni soggetti a prelazione) più angusto e dissonante rispetto a quello inteso dalla sentenza del 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia UE.

Anche al fine di evitare nuove censure a livello comunitario, adottando una interpretazione conforme ai principi UE, sembra sostenibile ipotizzare il mantenimento di un doppio binario così strutturato:
a) la transazione fiscale sarebbe l'unica via percorribile dal debitore (con ciò dando significato all'avverbio "esclusivamente" di cui all'incipit dell'art. 182-ter) che intendesse proporre una falcidia dell'IVA nei limiti della capienza dei beni e cioè solo dimostrando che la falcidia proposta non è deteriore in relazione alla valutazione dei beni oggetto di prelazione;
b) ma anche nel concordato semplice (senza transazione fiscale) sarebbe sempre ammissibile una falcidia IVA, purché modulata in conformità con i principi comunitari e, dunque, da valutarsi in riferimento al diverso (e più severo) filtro della convenienza della proposta rispetto alla alternativa liquidatoria, come indicato dalla sentenza della Corte di Giustizia UE del 7 aprile 2016.

Tale interpretazione riporterebbe la questione IVA all'interno della normale dinamica concordataria restaurando quel rapporto di specialità intercorrente tra la disciplina del concordato semplice e la disciplina del concordato con transazione fiscale così, come delineato dalle Sezioni Unite della Cassazione del 2016. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia, 26 Aprile 2017.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Impiego di quota del TFR per soddisfare i creditori – Decreto ex art. 14 quinquies L 3/12.
Il debitore, in ipotesi di liquidazione del proprio patrimonio, può impiegare anche la quota “riscattabile” del TFR per far fronte al soddisfacimento dei creditori, Equitalia inclusa. (Costanza Desiderio) (Andrea Stefani) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Aprile 2017.


Sovraindebitamento – Compimento di atti in frode ai creditori – Verifica della meritevolezza del debitore – Conseguenze.
La disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento è in controtendenza rispetto alla scelte operate dal legislatore in materia di concordato preventivo, essendo il tribunale chiamato a più riprese e sotto diversi profili a verificare la meritevolezza del soggetto sovraindebitato. Lo dimostra la previsione secondo cui l'O.C.C. deve indagare sulle cause dell'indebitamento, sulla diligenza del debitore nell'assunzione delle obbligazioni, sulle ragioni dell'incapacità del debitore di adempiere alle obbligazioni assunte, sull'attendibilità della documentazione allegata all'atto introduttivo delle procedure, sulla solvibilità del debitore negli ultimi cinque anni e dunque, in sintesi, sulla condotta tenuta dal debitore nel periodo antecedente l'accesso alla procedura.

In questo contesto si colloca anche l'aver imposto al debitore di fornire l'elenco degli atti dispositivi degli ultimi cinque anni, si che l'O.C.C. possa valutarli e l'aver condizionato l'ammissibilità del piano del consumatore, dell'accordo di composizione della crisi e della liquidazione dei beni come prevista dall'art. 14 ter della legge, all'accertamento da parte del giudice, senza necessità di sollecitazione alcuna, della mancanza di atti di disposizione patrimoniale di natura fraudolenta posti in essere dal debitore, che, se esistenti, lo rendono immeritevole dei vantaggi che derivano dal buon esito della procedura indipendentemente dalla loro idoneità decettiva. Lo conferma il fatto che l'esistenza di atti di frode rende inammissibile sia l'accordo, che richiede una manifestazione di volontà da parte dei creditori, sia il piano del consumatore e la procedura di liquidazione dei beni, che non necessitano invece dell'adesione del ceto creditorio. Sarebbe infatti irragionevole ritenere che la medesima espressione - atti di frode - che ricorre sia nell'art.10 che negli artt. 12 bis e 14 quinquies della legge in esame vada interpretata diversamente a seconda che sia formulata una proposta di accordo o il debitore faccia ricorso ad una delle altre procedure previste dalla medesima legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Novembre 2016.


Sovraindebitamento - Requisiti soggettivi - Soggetti per i quali non sussistono le condizioni di inammissibilità di cui all’art. 7, comma 2 lett. a) e b) l. 3/2012 - Imprenditore agricolo.
L’art. 14-ter, comma 1, l. n. 3/2012 ammette alla liquidazione tutti i soggetti per i quali non sussistono le condizioni di inammissibilità di cui all’art. 7 comma 2, lett. a) e b) della legge citata; tra tali soggetti rientra l’imprenditore agricolo, per il quale, in virtù dell’art. 7, comma 2-bis, cit., la condizione di inammissibilità di cui alla lettera a) è esclusa.

L’art. 14-ter, comma 1, nella parte in cui esclude le ipotesi di inammissibilità di cui all’art. 7, comma 2 lett. c) e d), va quindi letto come norma volta ad ampliare il novero dei soggetti che hanno accesso alla procedura di liquidazione rispetto a quelli ammessi alla procedura di composizione. (Marco Bianchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lucca, 14 Novembre 2016.


Procedure concorsuali - Falcidia dell’Iva - Sovraindebitamento - Natura sostanziale della norma che vieta la falcidia dell’Iva - Esclusione.
L'art. 7 della legge n. 3 del 2012 (sovraindebitamento) non ha carattere “sostanziale”, ma esclusivamente “procedimentale” in quanto la disposizione si trova inserita nell'art. 7, il quale si riferisce esclusivamente al piano dell'accordo di composizione dei debiti di cui all'art. 10 ed al piano del consumatore di cui all’art. 12-bis, ma non connota anche la liquidazione dei beni (piccolo fallimento) di cui all'art. 14-ter. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 30 Settembre 2016.


Sovraindebitamento - Requisiti - Debitore che abbia fatto ricorso al procedimento nei cinque anni precedenti - Decreto di apertura - Necessità.
La disposizione contenuta nell’articolo 7, comma 2, lett. b) della legge n. 2/2012, la quale prevede che la proposta non sia ammissibile quando il debitore “ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di cui al presente capo”, deve essere interpretata nel senso che il debitore deve avere comunque beneficiato degli effetti riconducibili alla procedura i quali non possono che prodursi con l’emissione del decreto di apertura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 28 Settembre 2016.


Sovraindebitamento - Giudice competente - Trasferimento della sede o della residenza - Applicazione analogica delle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 2, l.f. - Esclusione.
L’interpretazione delle disposizioni di cui agli articoli 9 e 14-ter della legge n. 3/2012 non consente di ritenere applicabile in via analogica l’articolo 9, comma 2, legge fall., né di affermare che eventuali trasferimenti di residenza (o di sede) attuati in funzione strumentale possono determinare una declaratoria di incompetenza del tribunale presso il quale il debitore ha trasferito la propria residenza (o sede) se non quando emergano o siano stati provati elementi dai quali ricavare il carattere fittizio del trasferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 28 Settembre 2016.


Sovra indebitamento - Imprenditore agricolo - Accesso diretto ad entrambi gli istituti di composizione della crisi da sovra indebitamento.
Gli imprenditori agricoli possono accedere al procedimento di liquidazione del patrimonio di cui agli artt. 14-ter e ss. della l. 3/2012 anche in assenza di espressa previsione dell’art. 7, comma 2-bis, potendo la liquidazione seguire ad una vicenda patologica dell’accordo relativo al sovraindebitamento, per conversione, ed anche a richiesta dello stesso debitore ex art. 14-quater, per cui appare evidente che gli imprenditori agricoli possano accedere ad entrambi gli istituti di composizione della crisi da sovra indebitamento in modo diretto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 15 Febbraio 2016.


Sovraindebitamento – Nomina dell’organismo di composizione della crisi – Assenza di disciplina regolamentare per l’iscrizione all’albo degli organismi di composizione della crisi – Nomina da parte del presidente del tribunale..
Nel contesto della procedura di liquidazione dei beni prevista dall’articolo 14 ter legge 27 gennaio 2012, n. 3, il Tribunale del luogo di residenza del debitore può procedere alla nomina dell’organismo di composizione della crisi al fine la produzione della relazione di quest’ultimo circa la natura e le cause dell’indebitamento del debitore. (1) (Francesco Stocco) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 08 Luglio 2013.