CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
Sezione prima
Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento
§ 4 Esecuzione e cessazione degli effetti dell'accordo di composizione della crisi e del piano del consumatore

Art. 14

Impugnazione e risoluzione dell'accordo
TESTO A FRONTE

1. L'accordo può essere annullato dal tribunale su istanza di ogni creditore, in contraddittorio con il debitore, quando é stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell'attivo ovvero dolosamente simulate attività inesistenti. Non é ammessa alcuna altra azione di annullamento.

1-bis. Il ricorso per l'annullamento deve proporsi nel termine di sei mesi dalla scoperta e, in ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per l'ultimo adempimento previsto.

2. Se il proponente non adempie agli obblighi derivanti dall'accordo, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l'esecuzione dell'accordo diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore, ciascun creditore può chiedere al tribunale la risoluzione dello stesso.

3. Il ricorso per la risoluzione é proposto, a pena di decadenza entro sei mesi dalla scoperta e, in ogni caso, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l'ultimo adempimento previsto dall'accordo.

4. L'annullamento e la risoluzione dell'accordo non pregiudicano i diritti acquistati dai terzi in buona fede.

5. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il reclamo si propone al tribunale e del collegio non puo' far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.



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(1) Articolo modificato dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 18 gennaio 2013.

GIURISPRUDENZA

Crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Durata superiore a cinque anni – Omologabilità – Sussiste.
Seppure la durata dei piani o accordi previsti dalla legge non possa, in linea di massima, eccedere il termine di circa 5-7 anni dall’omologa, in forza di quanto elaborato in via giurisprudenziale in materia concordataria (la cui disciplina è estendibile in via analogica alla materia del sovra indebitamento) e tenuto comunque conto delle peculiarità che contraddistinguono l’istituto, resta ferma la possibilità per il giudice di valutare l’accoglibilità del ricorso in base alle specificità caratterizzanti la fattispecie concreta, e ciò alla luce della ratio che governa la normativa salva suicidi, tenuto comunque conto delle ragioni creditorie. [Nella fattispecie, nulla avendo osservato i creditori sulla durata del piano proposto, e ritenendo gli stessi adeguatamente tutelati dall’art.14 bis della L.3/2012, il Tribunale ha omologato il piano, di durata fissata in otto anni e mezzo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Calabria, 27 Marzo 2018.


Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio - Debitore non proprietario di beni mobili o immobili - Reddito da lavoro subordinato.
Ai fini dell’accoglimento della domanda di liquidazione del patrimonio ex artt. 14-ter ss. L. 3/2012, il giudice è tenuto a verificare l’assenza di atti compiuti in frode ai creditori e dei requisiti previsti dall’art. 14-ter.
Non rappresenta invece un motivo di inammissibilità alla procedura il fatto che il debitore sovraindebitato non sia, al momento della presentazione dell’istanza di liquidazione, proprietario di alcun bene, mobile o immobile, ove lo stesso possa comunque contare su un reddito da lavoro (subordinato), da potersi usare come fonte di soddisfacimento parziale dei creditori. (Roberto Alemanno) (Giuliano Pacchiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 16 Novembre 2017.


Sovraindebitamento - Valutazione di convenienza - Attestazione - Riduzione del valore per effetto delle procedure di liquidazione.
Pur essendo il vaglio del giudice, in ordine alla convenienza del piano rispetto alla soluzione liquidatoria, rimesso alla fase di opposizione del creditore, appare opportuno che l’attestazione tenga presente la probabile riduzione dell’importo del valore di stima che solitamente si verifica nell’ambito delle procedure di espropriazione forzata individuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 13 Dicembre 2016.


Sovraindebitamento – Decreto di nomina di professionista in sostituzione O.C.C. – Definizione autonomo procedimento ex 737 ss. C.p.c. – Procedure ex L. 3/2012 – Legittimazione attiva – Debitore (a ministero rappresentante tecnico) – Principio alternatività – Domanda apertura contestuale di più procedure – Inammissibilità.
Il procedimento avente ad oggetto la nomina di un professionista che faccia le veci dell’organismo di composizione della crisi, ove non ancora istituito (disciplina transitoria, art. 15, comma 9, L. 3/2012), deve considerarsi definito con il decreto presidenziale di nomina, ex artt. 737 ss. C.p.c., del professionista in sostituzione dell’O.C.C.

La legittimazione attiva a formulare la proposta di accordo con i creditori spetta (non al professionista di cui al punto che precede ma) al debitore (non personalmente, bensì) a ministero di un rappresentante tecnico, mediante deposito di ricorso ex art. 737 ss. C.p.c.

Il principio di alternatività desumibile dall’art. 14 ter L. 3/2012 esclude l’ammissibilità di una domanda cumulata di apertura contestuale di due delle procedure previste dalla disciplina del sovraindebitamento (nella specie: “Accordo di composizione della crisi” e “Liquidazione del patrimonio”). (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 28 Gennaio 2016.