LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO III
Delle parti e dei difensori
CAPO IV
Della responsabilità delle parti per le spese e per i danni processuali

Art. 95

Spese del processo di esecuzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione sono a carico di chi ha subito l'esecuzione, fermo il privilegio stabilito dal codice civile.


GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata – Liquidazione delle spese – Strumentalità alla distribuzione esecutiva – Assenza di efficacia esecutiva del provvedimento di liquidazione – Irripetibilità in caso di procedura esecutiva infruttuosa.
Il giudice dell’esecuzione, quando provvede alla distribuzione o assegnazione del ricavato o del pignorato al creditore procedente e ai creditori intervenuti, determinando la parte a ciascuno spettante per capitale, interessi e spese, effettua accertamenti funzionali alla soddisfazione coattiva dei diritti fatti valere nel processo esecutivo e, conseguentemente, il provvedimento di liquidazione delle spese dell’esecuzione, in tal caso ammissibile, implica, come tale, un accertamento meramente strumentale alla distribuzione o assegnazione stessa, priva di forza esecutiva e di giudicato al di fuori del processo in cui è stato adottato, sicché le suddette spese, quanto e nella misura in cui restino insoddisfatte, sono irripetibili. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 05 Ottobre 2018, n. 24571.


Espropriazione presso terzi - Ordinanza ex art. 553 c.p.c. - Natura - Titolo esecutivo nei confronti del terzo e a favore dell’assegnatario - Mancata notifica - Efficacia nei confronti del terzo - Notifica contestualmente all'atto di precetto - Ammissibilità - Fondamento - Conseguenze.
L'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 553 c.p.c., assegna in pagamento al creditore procedente la somma di cui il terzo pignorato si è dichiarato debitore nei confronti del debitore espropriato, ha efficacia di titolo esecutivo nei confronti del terzo ed a favore dell'assegnatario anche prima della sua comunicazione o notificazione al terzo, e il creditore assegnatario può procedere alla notificazione di detta ordinanza anche unitamente all'intimazione dell'atto di precetto ma, in tale ultimo caso, laddove il terzo debitore intimato provveda all'integrale pagamento di tutte le somme dovute in un termine ragionevole (anche eventualmente superiore a quello di dieci giorni previsto dall'art. 480 c.p.c.), da accertarsi in concreto in base a tutte le circostanze rilevanti nella singola fattispecie, dovrà ritenersi inapplicabile l'art. 95 c.p.c., e le spese di precetto e funzionali all'intimazione resteranno a carico del creditore intimante; laddove invece il pagamento avvenga in un termine ragionevole, ma non sia integrale, le spese di precetto e di esecuzione saranno ripetibili dal creditore nei limiti di quanto necessario per il recupero delle sole somme effettivamente non pagate con tempestività dal debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Aprile 2018, n. 9173.


Esecuzione immobiliare – Intervenuto fallimento – Prosecuzione esecuzione da parte del creditore fondiario – Distribuzione del ricavato anche al precedente creditore istante (non fondiario) per spese di giustizia – Ammissibilità.
Nell'ipotesi in cui, pendente esecuzione e sopravvenuto il fallimento dell'esecutato, l'esecuzione prosegua su impulso di creditore fondiario intervenuto, in sede distributiva dovranno soddisfarsi anche le prededuzioni dell'originario creditore procedente che ha dato impulso alla procedura fino al fallimento, anche se non titolare di credito fondiario;
in presenza di creditori ipotecari in pari grado sul medesimo bene ed insufficienza del ricavato della sua vendita alla integrale soddisfazione, l'attribuzione va fatta a tali creditori in misura proporzionale ai rispettivi crediti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena, 17 Settembre 2017.


Esecuzione forzata - Mobiliare - Presso terzi - In genere - Ordinanza emessa ai sensi dell'art. 553 c.p.c. - Natura - Titolo esecutivo nei confronti del terzo - Possibilità di notifica contestualmente all'atto di precetto - Insussistenza - Fondamento - Conseguenze.
In tema di espropriazione presso terzi, ove l’ordinanza di assegnazione venga notificata in forma esecutiva contestualmente al precetto, senza che sia stata preventivamente comunicata o altrimenti resa nota al terzo debitore, le spese sostenute per il precetto restano a carico del creditore procedente, atteso che l’ordinanza ex art. 553 c.p.c. acquista efficacia esecutiva soltanto dal momento in cui sia portata a conoscenza del terzo o dal momento successivo specificamente indicato nell'ordinanza di assegnazione, risultando, pertanto, inapplicabile l’art. 479, comma 3, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Agosto 2017, n. 19986.


Fallimento - Spese giudiziali civili - Privilegio per spese di giustizia - Riconoscimento al creditore istante per la dichiarazione di fallimento - Legittimità.
Al creditore istante per la dichiarazione di fallimento del suo debitore va riconosciuto il privilegio di cui agli artt. 2755 e 2770 c.c. nonchè 95 c.p.c. (privilegio per spese di giustizia) con riferimento alle spese all'uopo sostenute, atteso il sostanziale parallelismo tra creditore procedente nella procedura esecutiva singolare e creditore istante nella procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016, n. 26949.


Fallimento – Di società – Reclamo contro la sentenza dichiarativa del fallimento – Rigetto – Condanna alle spese del legale rappresentante – Gravi motivi ex art.94 c.p.c. – Sussistenza.
Ricorrono i gravi motivi di cui all’art.94 c.p.c. per ritenere fondata la richiesta di condanna del legale rappresentante della società fallita al pagamento dalle spese del procedimento di reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento, poiché, qualora si gravasse delle spese la società esse sarebbero sopportate dalla massa dei creditori, nonostante la procedura fallimentare sia posta a tutela della stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 05 Ottobre 2016.


Prededuzione - Natura - Spese per atti conservativi - Collocazione con grado anteriore rispetto a tutti gli altri privilegi.
La prededuzione deve essere ricondotta alla categoria delle spese per atti conservativi prevista dagli articoli 95 c.p.c., 2749, 2755, 2770 e 2777 c.c. per cui, così come nell’esecuzione individuale le anzidette spese sono collocate con privilegio anteriore rispetto tutti gli altri privilegi sul ricavato della liquidazione dei beni a cui gli stessi si riferiscono, analogamente nell’esecuzione concorsuale esse sono poste a carico della massa in base al criterio della utilità generalizzata dell’attività compiuta dalla procedura in favore della massa passiva concorsuale.

In quest’ottica e dunque in proprio parlare di violazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione, perché il concorso non si pone tra diversi crediti muniti di privilegio ma tra questi e crediti sorti in funzione della procedura concorsuale posti a carico della massa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Firenze, 27 Giugno 2016.


Espropriazione forzata - Oneri e spese della procedura - Spese necessarie alla conservazione dell’immobile pignorato - Mantenimento in esistenza del bene - Spese necessarie ad evitare la chiusura anticipata della procedura - Anticipazione a carico del creditore procedente - Rimborso ex art. 2770 c.c..
Le spese necessarie alla conservazione dell'immobile pignorato indissolubilmente finalizzate al mantenimento in fisica e giuridica esistenza del bene (con esclusione, quindi, delle spese che non abbiano un'immediata funzione conservativa dell'integrità dello stesso, quali quelle dirette alla manutenzione ordinaria o straordinaria o gli oneri di gestione condominiale) in quanto strumentali al perseguimento del risultato fisiologico della procedura di espropriazione forzata (in quanto volte ad evitarne la chiusura anticipata) sono qualificabili quali spese «per gli atti necessari al processo» che, ai sensi dell'art. 8 del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, il giudice dell'esecuzione può porre in via di anticipazione a carico del creditore procedente. Tali spese dovranno essere rimborsate come spese privilegiate ex art. 2770 cod. civ. al creditore che le abbia corrisposte in via di anticipazione, ottemperando al provvedimento del giudice dell'esecuzione che ne abbia disposto l'onere a suo carico.

Nella specie si trattava di spese necessarie ad evitare pericoli nella struttura del compendio immobiliare e, quindi, indispensabili per evitare il crollo o il definitivo perimento del bene pignorato, con conseguente chiusura anticipata della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2016, n. 12877.


Espropriazione forzata - Presso terzi - Ordinanza di assegnazione al creditore procedente - Titolo esecutivo nei confronti del terzo - Condizioni - Conoscenza da parte del terzo - Necessità - Omissione - Abuso dello strumento esecutivo nei confronti del terzo assegnato, non ancora inadempiente - Conseguenze - Spese del precetto a carico del creditore procedente.
In tema di esecuzione mobiliare presso terzi, l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 553, cod. proc. civ., assegna in pagamento al creditore procedente la somma di cui il terzo pignorato si è dichiarato debitore nei confronti del debitore espropriato costituisce titolo esecutivo nei confronti del terzo ed a favore dell'assegnatario ma acquista tale efficacia soltanto dal momento in cui sia portata a conoscenza del terzo assegnatario o dal momento successivo a tale conoscenza che sia specificamente indicato nell'ordinanza di assegnazione del terzo ed a favore dell'assegnatario ma acquista tale efficacia soltanto dal momento in cui sia portata a conoscenza del terzo assegnatario o dal momento successivo a tale conoscenza che sia specificamente indicato nell'ordinanza di assegnazione.

Il creditore procedente potrà comunicare l'ordinanza di assegnazione al terzo ovvero potrà notificargli lo stesso provvedimento in forma esecutiva; ma, in tale seconda eventualità, non potrà essere contestualmente intimato il precetto, risultando inapplicabile il disposto dell’art. 479 c.p.c. Se, tuttavia, il precetto venga redatto di seguito all'ordinanza di assegnazione e comunque notificato insieme con questa, senza che sia stato preceduto dalla comunicazione dell'ordinanza al terzo assegnato (e/o dalla concessione di un termine adeguato per adempiervi), si potrà configurare un abuso dello strumento esecutivo nei confronti del terzo assegnato, non ancora inadempiente (o non colpevolmente inadempiente).

Se l'ordinanza di assegnazione pronunciata ai sensi dell'art. 553 cod. proc. civ. viene notificata al terzo in forma esecutiva contestualmente all'atto di precetto, senza che gli sia stata preventivamente comunicata né altrimenti resa nota, è inapplicabile l'art. 95 cod. proc. civ. e le spese sostenute per il precetto restano a carico del creditore procedente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 11 Maggio 2016, n. 9390.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - In genere - Opposizione allo stato passivo - Procedura esecutiva dichiarata improcedibile per fallimento dell'esecutato e mancato intervento in essa del curatore - Diritto del professionista delegato alle operazioni di vendita ad insinuare al passivo il credito per il proprio compenso - Esclusione - Fondamento

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Il professionista delegato alle operazioni di vendita in una procedura esecutiva immobiliare, poi dichiarata improcedibile per il sopravvenuto fallimento dell'esecutato ed il mancato intervento in essa della curatela, non può insinuarsi al passivo concorsuale per quanto invocato come proprio compenso, - da anticiparsi, invece, dal creditore procedente, salva la successiva sua facoltà di chiederne l'ammissione al passivo per quanto corrispondentemente versato - atteso che il principio di conservazione dell'efficacia degli atti esecutivi compiuti da ciascun creditore prima della dichiarazione di fallimento non giustifica l'imputazione al fallimento stesso anche delle spese relative a quegli atti, la quale è, invece, subordinata alla decisione, discrezionale, del curatore di appropriarsene, così da non dover rispondere degli esborsi riguardanti le azioni esecutive individuali che non abbiano prodotto alcun vantaggio per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Dicembre 2015, n. 25585.