LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO III
Delle parti e dei difensori
CAPO III
Dei doveri delle parte e dei difensori

Art. 89

Espressioni sconvenienti od offensive
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Negli scritti presentati e nei discorsi pronunciati davanti al giudice, le parti e i loro difensori non debbono usare espressioni sconvenienti od offensive.

II. Il giudice, in ogni stato dell'istruzione, può disporre con ordinanza che si cancellino le espressioni sconvenienti od offensive, e, con la sentenza che decide la causa, può inoltre assegnare alla persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno anche non patrimoniale sofferto, quando le espressioni offensive non riguardano l'oggetto della causa.


GIURISPRUDENZA

Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - In genere - Espressioni sconvenienti od offensive - Rilevanza disciplinare - Fondamento - Veridicità e contesto dei fatti - Ininfluenza.
Ai fini della responsabilità disciplinare dell'avvocato, le espressioni sconvenienti od offensive vietate dall'art. 20 del codice deontologico forense (nel testo applicabile "ratione temporis") rilevano di per sé, a prescindere dal contesto in cui sono usate e dalla veridicità dei fatti che ne sono oggetto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 Maggio 2016, n. 11370.


Espressioni offensive contenute negli atti del processo - Liquidazione del danno - Competenza - Giudice innanzi al quale si svolge il giudizio..
Competente ad accertare e liquidare il danno derivante dall’uso di espressioni offensive contenute negli atti del processo, ai sensi dell’articolo 89 c.p.c., è lo stesso giudice dinanzi al quale si svolge giudizio nel quale sono state usate le suddette espressioni, ed a tale competenza funzionale si può derogare solo in quattro ipotesi: allorquando le espressioni offensive siano contenute in atti del processo di esecuzione, che per sua natura non può avere per oggetto un’azione di cognizione; allorquando esse siano contenute in atti di un processo di cognizione che non si conclude con un provvedimento decisionale, come nel caso di estinzione; allorquando i danni si manifestano in uno stadio processuale in cui non è più possibile farli valere tempestivamente, come nel caso di frasi contenute in comparsa conclusionale; allorquando infine la domanda di risarcimento sia proposta nei confronti non della parte, bensì del suo difensore. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 24 Gennaio 2013.