LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO III
Delle parti e dei difensori
CAPO II
Dei difensori

Art. 86

Difesa personale della parte
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La parte o la persona che la rappresenta o assiste, quando ha la qualità necessaria per esercitare l'ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore.


GIURISPRUDENZA

Qualità di avvocato della parte - Spendita di tale qualità presso il giudice adito - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
In tema di giudizi in cui è consentita alla parte la difesa personale ex art. 82 c.p.c., è onere dell'interessato, che rivesta la qualità di avvocato, specificare a che titolo intenda partecipare al processo, poiché, mentre la parte che sta in giudizio personalmente non può chiedere che il rimborso delle spese vive sopportate, il legale, ove manifesti l'intenzione di operare come proprio difensore ex art. 86 c.p.c., ha diritto alla liquidazione delle spese secondo la tariffa professionale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva negato la liquidazione delle spese in base alla summenzionata tabella ad un avvocato che, in una controversia avanti al giudice di pace, non aveva dedotto di volere provvedere alla difesa personale, ma si era limitato a qualificarsi in atti, oltre che con il proprio nome, anche con il titolo professionale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2019, n. 1518.


Assicurazione di tutela legale – Difesa personale della parte – Esclusione del diritto all’indennizzo.
L’attività prestata in favore di se medesimi non genera una spesa, ma, se del caso, una diminuzione patrimoniale, consistente nella perdita della somma che si sarebbe potuta trarre dall’esecuzione, nello stesso lasso di tempo, di un’attività retribuita.
Non spetta, pertanto, all’assicurato che abbia stipulato una polizza di tutela legale, il relativo indennizzo. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 27 Ottobre 2017.


Concordato preventivo - Legittimazione del liquidatore giudiziale a chiedere la risoluzione del concordato del proprio debitore - Sussistenza.
L'acquisto, da parte del liquidatore giudiziale, della disponibilità dei beni facenti parte del patrimonio del debitore il cui concordato sia stato omologato, determina quale conseguenza logico-giuridica che l'organo di promanazione giudiziale della fase esecutiva del concordato subentri nelle cause di contenuto patrimoniale di cui sia parte la debitrice, quantomeno nella forma della legittimazione concorrente, in applicazione del principio di carattere generale espresso nell'art. 43 legge fall., da ritenersi applicabile in via analogica alla fattispecie del concordato liquidatorio.

L'interpretazione evolutiva della disciplina inerente alle prerogative del liquidatore giudiziale, imperniata tra l'altro sulla vigenza dell'art. 14-decies della legge n. 3/12 e successive modifiche, che delimita in termini esattamente coerenti con quanto asserito la legittimazione ad agire del liquidatore della procedura di liquidazione del patrimonio del sovraindebitato, induce a ritenere la piena legittimazione del liquidatore a rappresentare il debitore il cui concordato sia stato omologato nei giudizi rilevanti ai fini dello svolgimento della propria funzione di mandatario della massa dei creditori.

La legittimazione alla presentazione del ricorso diretto ad ottenere la risoluzione del concordato preventivo non appartiene, pertanto, soltanto alla società creditrice, qualora anche quest'ultima si trovi nella fase esecutiva di un concordato preventivo, bensì al liquidatore giudiziale che, nell'interesse della massa dei creditori, è nelle condizioni di valutare se la società debitrice sia inadempiente rispetto alla proposta omologata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 15 Dicembre 2016.