LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO III
Delle parti e dei difensori
CAPO II
Dei difensori

Art. 82

Patrocinio
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede euro 1.100. (1)

II. Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l'assistenza di un difensore. Il giudice di pace tuttavia, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona.

III. Salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, davanti al tribunale e alla corte d'appello le parti debbono stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente; e davanti alla corte di cassazione col ministero di un avvocato iscritto nell'apposito albo.



________________
(1) L'art. 13 del D.L. 22 dicembre 2011, n. 212 ha sostituito le parole « euro 516,46 » con le parole « euro mille ». La modifica è entrata in vigore il 23 dicembre 2011. Per effetto della legge di conversione del citato decreto legge, la legge 17 febbraio 2012, n. 10 il valore è stato aumentato ad « euro 1.100 »; la modifica è entrata in vigore il 23 dicembre 2011.

GIURISPRUDENZA

Mancanza della dichiarazione ai sensi dell’art. 8 del d.lgs. 96/2001 - Conseguenze - Difetto di jus postulandi dell’avvocato stabilito - Nullità assoluta e non sanabile ai sensi dell’art. 182, comma 2, c.p.c. dell’atto di citazione.
L'avvocato stabilito che non produca entro la costituzione in giudizio della parte attrice rappresentata la dichiarazione d'intesa con l'avvocato italiano affiancante, imposta dall'art. 8 d.lgs. n. 96/01 – norma di natura imperativa, inderogabile e con finalità pubblicistica – è privo di ius postulandi ex art. 82, comma 3, c.p.c. L'atto di citazione e la procura alle liti in calce sottoscritti dal solo avvocato stabilito sono pertanto affetti da nullità assoluta e insanabile, con conseguente inammissibilità dell'azione avviata. Trattasi infatti di vizio che non può essere sanato ai sensi dell'art. 182, comma 2, c.p.c. – applicabile solo ai difetti attinenti alla capacità processuale –, né attraverso il rilascio di una nuova procura alle liti in sede di memoria ex art. 183, comma 3, n. 1, c.p.c.. (Simone Gargano) (Katia Guerini Rocco) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Dicembre 2017.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Iniziativa per la dichiarazione di “autofallimento” - Difesa tecnica - Necessità - Esclusione - Limiti.
Il debitore può assumere l’iniziativa per la dichiarazione del proprio fallimento senza ricorrere al ministero di un difensore, se e fino a quando la sua istanza non confligga con l’intervento avanti al tribunale di altri soggetti, portatori dell’interesse ad escludere la dichiarazione di fallimento, ciò implicando lo svolgimento di un contraddittorio qualificato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2017, n. 20187.


Condominio – Revoca dell’amministratore – Procedimento – Patrocinio di un difensore – Necessità – Esclusione.
Poichè il giudizio di revoca dell'amministratore di condominio ex art. 1129 c.c., comma 11, e art. 64 disp. att. c.c., dà luogo ad un procedimento camerale plurilaterale tipico, nel quale l'intervento del giudice è diretto all'attività di gestione di interessi e non culmina in un provvedimento avente efficacia decisoria, in quanto non incide su situazioni sostanziali di diritti o di "status", non è indispensabile il patrocinio di un difensore legalmente esercente, ai sensi dell'art. 82 c.p.c., comma 3. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 Giugno 2017, n. 15706.


Condominio negli edifici - Amministratore - Nomina e revoca - Amministratore di condominio - Revoca giudiziale - Procedimento - Difesa tecnica - Necessità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
Nel giudizio di revoca dell'amministratore di condominio non è richiesto il patrocinio di un difensore legalmente esercente, ex art. 82, comma 3, c.p.c., trattandosi di un procedimento camerale plurilaterale tipico, che culmina in un provvedimento privo di efficacia decisoria, siccome non incidente su situazioni sostanziali di diritti o "status". Pertanto, ove si difenda personalmente e non rivesta anche la qualità di avvocato, il condomino che agisca per la revoca può richiedere, indicandole in apposita nota, unicamente il rimborso delle spese vive concretamente sopportate e non anche la liquidazione del compenso professionale, che spetta solo al difensore legalmente esercente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 Giugno 2017, n. 15706.


Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Impugnazioni - Radiazione dall'albo - Istanza di reiscrizione - Rigetto - Impugnazione proposta personalmente dall'avvocato radiato dinanzi al Consiglio Nazionale Forense - Inammissibilità - Fondamento.
Il patrocinio dinanzi al Consiglio Nazionale Forense è consentito, ai sensi dell'art. 60, comma 4, del r.d. n. 37 del 1934, soltanto all'avvocato iscritto nell'albo speciale di cui all'art. 33 del r.d.l. n. 1578 del 1933, munito di mandato speciale, sicché è inammissibile il ricorso proposto personalmente dall'avvocato radiato, privo dell'indispensabile requisito dello "ius postulandi", avverso la delibera del Consiglio dell'Ordine di rigetto della sua istanza di reiscrizione all'albo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 Aprile 2017, n. 10414.


Liquidazione coatta amministrativa - Risoluzione del concordato - Procedimento in camera di consiglio - Difesa tecnica - Necessità.
Ai sensi dell'articolo 215, comma 1, L.F. nella liquidazione coatta amministrativa, la risoluzione del concordato pronunciata dal tribunale con sentenza in camera di consiglio, emessa su ricorso del curatore o di uno o pù creditori, a differenza di quanto previsto per il concordato fallimentare dall'articolo 137, comma 1, il giudizio, pur svolgendosi secondo la disciplina dei procedimenti in camera di consiglio, non può essere promosso dal tribunale anche d'ufficio o su semplice rapporto del curatore o del comitato dei creditori, ma deve essere necessariamente instaurato con un atto avente i requisiti previsti dall'articolo 125 c.p.c. e soggetto all'osservanza dell'articolo 82, comma 3, c.p.c., che, nei giudizi davanti al tribunale, impone alle parti l'obbligo di stare in giudizio con il ministero di un procuratore legalmente esercente. In tal senso depone innanzitutto la considerazione secondo cui il procedimento in esame, pur svolgendosi nelle forme previste dagli articoli 737 e seguenti c.p.c., non costituisce espressione di giurisdizione volontaria, ma, avendo ad oggetto una controversia su diritti soggettivi, riveste carattere contenzioso e conduce, in caso di accoglimento della domanda, ad un provvedimento decisorio suscettibile di acquistare, in difetto di impugnazione, l'autorità di giudicato, con la conseguenza che, analogamente a quanto accade per tutti gli altri procedimenti destinati a concludersi con un provvedimento incidente su diritti soggettivi o status ed idoneo ad acquistare efficacia definitiva, si svolgano gli stessi con rito ordinario o camerale, trova applicazione il principio inderogabile della necessità della difesa tecnica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19723.


Liquidazione coatta amministrativa - Risoluzione del concordato - Procedimento - Natura contenziosa - Difesa tecnica - Necessità.
Nella liquidazione coatta amministrativa, la risoluzione del concordato è pronunciata dal tribunale con sentenza in camera di consiglio, emessa su ricorso del curatore o di uno o più creditori. A differenza di quanto previsto per il concordato fallimentare dall'articolo 137, comma 1, il giudizio, pur svolgendosi secondo la disciplina dei procedimenti in camera di consiglio, non può essere promosso dal tribunale anche d'ufficio o su semplice rapporto del curatore e del comitato dei creditori, ma deve essere necessariamente instaurato con un atto avente i requisiti prescritti dall'articolo 125 c.p.c. e soggetto all'osservanza dell'articolo 82, comma 3, c.p.c. che, nei giudizi davanti al tribunale, impone alle parti l'obbligo di stare in giudizio con il ministero di un procuratore legalmente esercente. In tal senso depone innanzitutto la considerazione secondo cui il procedimento in esame, pur svolgendosi nelle forme previste dagli articoli 737 e seguenti c.p.c., non costituisce espressione di giurisdizione volontaria, ma, avendo ad oggetto una controversia su diritti soggettivi, riveste carattere contenzioso e conduce, in caso di accoglimento della domanda, ad un provvedimento decisorio suscettibile di acquistare, in difetto di opposizione, autorità di giudicato, con la conseguenza che, analogamente a quanto accade per tutti gli altri procedimenti destinati a concludersi con un provvedimento incidente su diritti soggettivi o status ed idoneo ad acquistare efficacia definitiva, si svalgono gli stessi con rito ordinario o camerale, trova applicazione il principio inderogabile della necessità della difesa tecnica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19723.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Ministero di un avvocato - Necessità - Avvocato non più legalmente esercente - Inesistenza del ricorso.
Il ricorso del creditore per la dichiarazione di fallimento richiede il ministero di un avvocato legalmente esercente ai sensi dell’art. 82 cod. proc. civ., con la conseguenza che ove il ricorso contenente l’istanza di fallimento sia stato presentato da un creditore con il patrocinio di un avvocato non più legalmente esercente (nella specie cancellato due anni prima del deposito dell’istanza) l’atto di parte è inesistente e la dichiarazione di fallimento pronunciata dietro tale istanza, in difetto di altri creditori istanti, deve essere revocata. (Barnaby Dosi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 21 Agosto 2014.


Fallimento - Autorizzazione a stare in giudizio del curatore - Mancanza - Sanatoria con efficacia retroattiva - Dovere del giudice di assegnare un termine perentorio per la sanatoria.
La mancanza dell'autorizzazione del curatore a stare in giudizio si risolve in un difetto di legittimazione processuale sanabile in ogni momento con efficacia retroattiva anche per i precorsi gradi di giudizio, ricordando che, ai sensi dall'attuale testo dell'articolo 182, comma 2, c.p.c., il giudice che rilevi l'esistenza di tale vizio ha l'obbligo (e non più la mera facoltà) di assegnare un termine perentorio per la sanatoria e non può emettere una pronuncia di rigetto nel rito se non dopo che tale termine sia inutilmente decorso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2014.


Art. 82 c.p.c. – Obbligo della difesa legale – Necessità – Sussiste (art. 82 c.p.c.)..
L'art. 82 c.p.c. stabilisce che nei giudizi promossi dinanzi al Giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede Euro 516,46, mentre nelle cause che eccedono tale valore il Giudice di pace, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona. Negli altri casi, la medesima norma prevede che le parti non possano stare in giudizio se non con il ministero o con l'assistenza del difensore e che davanti al tribunale o alla corte d'appello, salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, le parti debbano stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente. Il fondamento di tale regola si ravvisa in un duplice ordine di ragioni. Per un verso la complessità delle norme, che regolano lo svolgimento del processo, e il tecnicismo nella redazione degli atti richiedono una preparazione e delle competenze che solo un tecnico del diritto, il quale è tenuto continuamente ad aggiornarsi sui mutamenti legislativi e giurisprudenziali, è in grado di avere. Per altro verso, la collaborazione di un esperto serve a filtrare il processo dalle emozioni e dalla passionalità, che difficilmente mancano nei diretti protagonisti della lite e che potrebbero privarli della necessaria lucidità e attitudine a valutare con serenità e distacco i fatti della controversia e a scegliere la più opportuna e adeguata strategia processuale. Appare dunque chiaro come il legislatore, nell'esigere la collaborazione del difensore, abbia voluto tutelare le parti stesse, garantendo loro nel miglior modo possibile l'esercizio del diritto di difesa, costituzionalmente inviolabile in ogni stato e grado del procedimento (art. 24 della Cost.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 2013, n. 24517.


Art. 82 c.p.c. – Obbligo della difesa legale – Necessità – Sussiste..
E’ necessario l’accertamento della ricorrenza di motivi sopravvenuti, rispetto alla situazione accertata dalla sentenza di divorzio, perché il giudice possa provvedere alla modifica delle condizioni fissate in sede divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 2013, n. 24515.


Dichiarazione di fallimento - Fallimento in estensione - Procedimento contenzioso con parti contrapposte - Assistenza tecnica - Necessità..
Il procedimento avanti il tribunale per l'estensione della dichiarazione di fallimento ai sensi dell'articolo 147 L.F. richiede l'assistenza tecnica della parte in quanto è caratterizzato dalla presenza di parti contrapposte in posizione antagonista, trae origine da una vera e propria domanda analoga a quella prevista dall'articolo 6 L.F. ed è destinato a concludersi con un provvedimento idoneo ad incidere su diritti fondamentali della persona. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 03 Luglio 2013.


Procedimento civile - Condanna alle spese - Causa di valore inferiore ad euro 1.100 - Mancanza di un serio ristoro delle spese sostenute dalla parte - Questione di illegittimità costituzionale - Non manifesta infondatezza..
È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 91 c.p.c. in relazione all'articolo 82 c.p.c. per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui, nelle cause di valore inferiore ad euro 1.100, obbliga il giudice a liquidare una somma non superiore al valore della causa e di entità talmente modesta da non rappresentare un serio ristoro delle spese che la parte ha dovuto affrontare per ottenere un provvedimento totalmente a se favorevole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 28 Febbraio 2013.


Art. 91 c.p.c. – Legittimità costituzionale in relazione all’art. 82 c.p.c. – Manifesta infondatezza – Esclusione – Rimessione degli atti alla Corte Costituzionale..
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 82 c.p.c., per violazione degli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui, come modificato dalla Legge 10/2012, nelle cause di valore inferiore ad euro 1.100,00 impone di liquidare, a titolo di spese legale, una somma non superiore al valore della causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 28 Febbraio 2013.


Compensazione delle spese di Lite – Indicazione dei motivi che la giustificano – Obbligo – Sussiste.

D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 – modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile – Applicabilità ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli – Esclusione.
.
La compensazione delle spese del processo, in assenza della esplicitazione dei motivi che la giustificano, si risolve in una “sostanziale soccombenza di fatto”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 ha previsto all’art. 13 modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile nel senso che nei giudizi dinanzi al giudice di pace è stata elevata la possibilità della difesa personale senza l’assistenza di un difensore dal valore di euro 516,46 al valore di  euro 1.100 (nel decreto legge l’importo indicato è di euro 1.000, in sede di conversione l’importo è stato ulteriormente elevato ad euro 1.100) e nel contempo è stato aggiunto un comma all’art. 91 c.p.c. con il quale si prevede che “nella cause previste dall’art. 82 primo comma le spese, competenze ed onorari non possono superare il valore della domanda”. Detta limitazione legale non si applica ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 27 Aprile 2012.


D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 - modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile - Applicabilità ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli - Esclusione..
Il D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 ha previsto all’art. 13 modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile nel senso che nei giudizi dinanzi al giudice di pace è stata elevata la possibilità della difesa personale senza l’assistenza di un difensore dal valore di euro 516,46 al valore di euro 1.100 (nel decreto legge l’importo indicato è di euro 1.000, in sede di conversione l’importo è stato ulteriormente elevato ad euro 1.100) e nel contempo è stato aggiunto un comma all’art. 91 c.p.c. con il quale si prevede che “nella cause previste dall’art. 82 primo comma le spese, competenze ed onorari non possono superare il valore della domanda”. Detta limitazione legale non si applica ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Aprile 2012.


Comportamento processuale della parte – Al cospetto della probabile soccombenza – Applicazione dell’art. 96 comma III c.p.c. – Sussiste.

Rimborso forfetario – Espressa richiesta del difensore – Necessità – Sussiste.

Compensazione delle spese del processo – Motivazione (sindacabile) – Necessità – Sussiste.
.
In presenza di un diritto vivente consolidato, che lascia prevedere la probabile fondatezza dell’atto di appello, la comparsa dell’appellato che resista in giudizio all’atto di gravame, in luogo di pervenire ad un assetto conciliativo della vertenza, aggrava senza alcun serio motivo la giurisdizione civile con conseguente possibilità che il giudice di appello irroghi d’ufficio alla parte soccombente in appello “una somma equitativamente determinata” ex art. 96 c.p.c. terzo comma come introdotto con legge n. 692009 (in vigore dal 4 luglio 2009) in aggiunta o in alternativa alla responsabilità per lite temeraria prevista al primo comma su istanza di parte ed in base alla prova  di un “danno”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’attribuzione del rimborso forfetario per spese generali deve essere espressamente richiesto nell’atto di appello. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)   
 
La compensazione delle spese di lite necessita di una motivazione che può essere sia esplicita sia ricavabile in modo indiretto dal contesto della motivazione; ma deve in ogni caso risultare in modo “chiaro ed inequivoco” dal complesso della motivazione. La motivazione sulla compensazione è certamente sindacabile nei giudizio di impugnazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 27 Aprile 2012.


Arbitrato - Natura privatistica - Sussistenza - Estraneità alla giurisdizione - Conseguenze - Disciplina della procura "ad litem" prevista dal codice di rito civile - Estensione automatica al procedimento arbitrale - Esclusione - Introduzione del giudizio arbitrale tramite lettera raccomandata - Validità - Condizioni - Fattispecie..
In considerazione della natura privatistica dell'arbitrato - che rinviene il suo fondamento nel potere delle parti di disporre liberamente dei propri diritti e che, perciò, non è riconducibile alla giurisdizione - deve ritenersi che la disciplina della procura "ad litem" contenuta nel codice di rito civile non sia estensibile automaticamente al procedimento arbitrale, salvo diversa volontà delle parti espressamente manifestata nell'atto di conferimento del potere agli arbitri; ne consegue che, ove manchi tale esplicito richiamo, l'atto introduttivo del giudizio arbitrale può essere effettuato, in conformità a quanto previsto nell'apposita clausola compromissoria, anche tramite lettera raccomandata proveniente dall'avvocato di una delle parti sfornito di procura alle liti. (Principio enunciato in riferimento ad una fattispecie regolata, "ratione temporis", dalla legge 5 gennaio 1994, n. 25, di riforma dell'arbitrato, prima che sulla materia intervenisse la successiva riforma di cui agli artt. 20-25 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40). Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Maggio 2011, n. 9839.


Fallimento - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - Opposizione - Legittimazione attiva del fallito - Sussistenza - Assistenza di un difensore - Necessità Fondamento.
Anche il fallito rientra (giusta disposto dell'art. 119 Legge Fall.) nel novero dei soggetti legittimati alla presentazione del reclamo avverso il decreto di chiusura del proprio fallimento mercè l'assistenza di un difensore, da ritenersi, peraltro, obbligatoria, a pena di inammissibilità dell'istanza, attesa la natura giurisdizionale del procedimento, che tende ad una pronuncia suscettibile di incidere, con autorità di giudicato, sullo "status" del fallito e sui diritti di quest'ultimo e delle persone che hanno avuto rapporti contrattuali con lui. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Marzo 1999, n. 2809.


Procedimento civile - Interruzione del processo - Perdita della capacità processuale di una delle parti - Costituzione in giudizio del fallimento - Chiusura della procedura concorsuale dopo la sentenza di primo grado - Notificazione dell'atto d'appello al procuratore costituito del fallimento - Validità - Interruzione del processo - Momento determinante.
Nel procedimento in cui sia parte il fallimento, in persona del curatore, la sopravvenuta chiusura della procedura concorsuale, implicando la cessazione dalla carica del curatore medesimo ed il conseguente venir meno della sua capacità processuale, configura evento interruttivo regolato dal disposto dell'art. 300 cod. proc. civ.. pertanto, quando il fallimento si sia costituito in primo grado per mezzo di procuratore, il verificarsi di detto evento, dopo la sentenza del primo giudice, non osta a che il processo d'appello venga validamente instaurato con atto notificato a quel procuratore e prosegua ritualmente nei confronti del fallimento, fino al momento in cui, secondo le Disposizioni del citato art. 300 cod. proc. civ., l'evento medesimo non sia certificato dall'ufficiale giudiziario, ovvero dichiarato o notificato dal procuratore (il quale resta a tal fine legittimato anche quando il fallimento rimanga contumace in Sede di gravame), tenendo conto che solo nel suddetto momento si determina l'interruzione del processo e l'inizio del decorso del termine per la sua riassunzione o prosecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Giugno 1984, n. 3360.