LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO VI
Disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio

Art. 742

Revocabilità dei provvedimenti
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I decreti possono essere in ogni tempo modificati o revocati, ma restano salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in forza di convenzioni anteriori alla modificazione o alla revoca.


GIURISPRUDENZA

Fallimento – Decreto correttivo – Disciplina transitoria – Interpretazione dell’espressione “procedure concorsuali” – Azione revocatoria – Applicazione del rito camerale – Esclusione.
L’espressione “procedure concorsuali” di cui all'art. 22, del D. Lgs. n. 169 del 2007 (cd. decreto correttivo), che contiene la disciplina transitoria, dove stabilisce che le disposizioni si applicano "… alle procedure concorsuali... aperte successivamente alla sua entrata in vigore"  non può che intendersi riferita alla disciplina propria di tali procedure e perciò, sul piano processuale, ai soli procedimenti interni che tipicamente si innestano nel corso delle stesse (quali ad es., quello per l'accertamento del passivo), ma non anche alle controversie che, come l’azione revocatoria, pur originando dal fallimento, non sono regolate dalla legge speciale se non per quanto riguarda l'esclusiva competenza a conoscerle del tribunale che ha emesso la sentenza dichiarativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Settembre 2017, n. 22585.


Comunione dei diritti reali - Comproprietà indivisa (nozione, caratteri, distinzioni) - Amministrazione da parte della collettività dei partecipanti - Giudiziaria - Decreto ex art. 1105, comma 4, c.c. - Natura - Provvedimento di volontaria giurisdizione - Conseguenze - Ricorribilità per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Limiti - Fondamento - Fattispecie.
Il provvedimento con cui l'autorità giudiziaria nomina, ex art. 1105, comma 4, c.c., un amministratore della cosa comune, al fine di supplire all'inerzia dei partecipanti alla comunione, ha natura di atto di giurisdizione volontaria, perciò privo di carattere decisorio o definitivo, in quanto revocabile e reclamabile ai sensi degli artt. 739, 742 e 742-bis c.p.c. e, conseguentemente, non ricorribile per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., salvo che il provvedimento, travalicando i limiti previsti per la sua emanazione, abbia risolto in sede di volontaria giurisdizione una controversia su diritti soggettivi. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso con il quale si lamentava l'irregolare costituzione del contraddittorio nel giudizio di reclamo innanzi alla corte di appello, in virtù delle concrete modalità di notifica dell'atto introduttivo di detta fase processuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15548.


Concordato preventivo - Effetti - Esecuzione del concordato - Commissario liquidatore - Decreto di liquidazione del compenso - Natura giurisdizionale - Revocabilità - Esclusione.
Il decreto con il quale il tribunale quantifica il compenso al commissario liquidatore nell'ambito della procedura di concordato preventivo ha natura giurisdizionale e non è revocabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 2016, n. 7591.


Cancellazione della revoca della cancellazione di una società – Presupposti cancellazione d’iscrizione avvenuta in assenza delle condizioni di legge – Controllo sostanziale – Esclusione – Controllo di legittimità formale – Sussistenza – Natura provvedimenti giudice del registro – Presupposti per loro revoca o modifica ex art. 742 cpc – Sussistenza di circostanze sopravvenute o, se preesistenti, ignorate al momento della pronuncia del provvedimento – Esclusione..
I provvedimenti del giudice del registro possono essere impugnati nel termine di quindici giorni dalla loro comunicazione innanzi al Tribunale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 742 c.p.c. prevede la modificabilità e revocabilità dei provvedimenti emessi a seguito di procedimento in camera di consiglio, tra cui rientrano i decreti del giudice del registro. Tale revocabilità è subordinata alla sussistenza di circostanze sopravvenute o, se preesistenti, ignorate al momento della pronuncia del provvedimento, circostanze in cui non può comprendersi il mero mutamento di orientamento della giurisprudenza di legittimità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il giudice del registro può e deve ordinare la cancellazione d’ufficio di un’iscrizione posta in essere dall’ufficio del registro in quanto l’iscrizione medesima sia avvenuta in assenza delle condizioni richieste dalla legge. L’ufficio del registro non può, in presenza di siffatto ordine, esimersi dal darvi corso (art. 17 comma 2 d.p.r. n. 581/1995), né, come del resto anche in ogni altro caso di iscrizione su domanda, può entrare nel merito della vicenda oggetto d’iscrizione, in virtù del combinato disposto di cui agli artt. 11 D.P.R. 581/1995 e 2189 c.c.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il giudice del registro, in virtù dell’art. 2188 c.c., ha la funzione di vigilare sull’operato dell’ufficio del registro e, in particolare, in tema di cancellazione d’ufficio, esercita il solo controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta  con esclusione d’indagine sulla legittimità sostanziale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 14 Novembre 2013.


Titolo esecutivo europeo - Regolamento CEE 805/2004 - Istanza ex articolo 10 per la revoca del certificato di titolo esecutivo europeo - Difformità del procedimento di notifica - Omissione dell'avvertenza relativa alle modalità per contestare il credito e dei requisiti procedurali - Ammissibilità..
Eventuali difformità del procedimento di notifica rispetto a quanto previsto dall'articolo 14, lett. c) e d) del regolamento CEE 805/2004 nonché l'omissione delle avvertenze imposte dall'articolo 17 in ordine alle modalità ed ai requisiti procedurali per contestare il credito, costituiscono elementi idonei a giustificare la istanza che, ai sensi dell'articolo 10 dello stesso regolamento, può essere proposta al giudice del paese d'origine per ottenere la revoca del certificato di titolo esecutivo europeo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 23 Febbraio 2012.


Società di capitali - Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Modificazioni dell'atto costitutivo - Contenuto delle modificazioni - Deliberazioni - Deposito ed iscrizione - Omologazione, iscrizione e pubblicazione di deliberazioni assembleari - Provvedimenti "ex" artt. 2411 e 2436 cod. civ. - Decreto della corte d'appello di diniego dell'ammissibilità del reclamo - Incidenza sul diritto processuale al riesame della decisione del primo giudice - Ricorribilità in cassazione "ex" art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
Quando il provvedimento impugnato sia privo dei caratteri della decisorietà in senso sostanziale (come nel caso dei provvedimenti resi in tema di omologazione, iscrizione e pubblicazione di deliberazioni assembleari di società, secondo le previsioni degli artt. 2411 e 2436 cod. civ., nella disciplina anteriore all'entrata in vigore delle norme di semplificazione dettate dall'art. 32 della legge 24 novembre 2000, n. 340), il ricorso straordinario per cassazione "ex" art. 111 della Costituzione non è ammissibile neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, ed in particolare del diritto al riesame da parte di un giudice diverso, atteso che la pronuncia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi ed i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, e non può pertanto avere autonoma valenza di provvedimento decisorio, se di tale carattere detto atto sia privo, stante la strumentalità della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione nel merito. (Nella specie, era stato impugnato il decreto con il quale la corte d'appello - adita dal socio dissenziente avverso il decreto del tribunale di omologazione di una deliberazione modificativa dell'atto costitutivo di una società per azioni con riguardo alla durata della società - aveva rigettato il reclamo per carenza di legittimazione attiva del socio dissenziente, ritenuto non abilitato a partecipare al procedimento di omologazione della delibera modificatrice dell'atto costitutivo, ne' ad impugnare il correlato decreto di omologazione; le S.U., enunciando il principio di cui in massima, hanno dichiarato inammissibile il proposto ricorso straordinario per cassazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Marzo 2003, n. 3073.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Ricorso per cassazione ex art. 111 cost. - Esperibilità - Decreto del giudice delegato - Esperibilità del ricorso - Esclusione.
Poiché la sentenza della Corte costituzionale n. 42 del 1981, dichiarativa dell'illegittimità dell'art. 26 della legge fallimentare nella parte in cui assoggetta al reclamo al tribunale, nel modo previsto dalla norma medesima, i provvedimenti decisori emessi dal giudice delegato in materia di piani di riparto dello attivo, non comporta l'eliminazione dall'ordinamento del suddetto istituto del reclamo, ma solo la sua diversa regolamentazione in base alle norme generali fissate dagli artt. 737-742 cod. proc. civ., il ricorso per Cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, resta esperibile avverso il decreto adottato dal tribunale sul reclamo, non avverso il decreto del giudice delegato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.