LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO VI
Disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio

Art. 739

Reclami delle parti
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Contro i decreti del giudice tutelare si può proporre reclamo con ricorso al tribunale, che pronuncia in camera di consiglio. Contro i decreti pronunciati dal tribunale in camera di consiglio in primo grado si può proporre reclamo con ricorso alla corte d'appello, che pronuncia anch'essa in camera di consiglio.

II. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del decreto, se è dato in confronto di una sola parte, o dalla notificazione se è dato in confronto di più parti.

III. Salvo che la legge disponga altrimenti, non è ammesso reclamo contro i decreti della corte d'appello e contro quelli del tribunale pronunciati in sede di reclamo.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Procedimenti in camera di consiglio - Ricorso per cassazione - Termine breve - Applicabilità - Condizioni - Notificazione ad istanza di parte - Necessità - Notificazione a cura della cancelleria - Irrilevanza - Fattispecie.
L'art. 739 c.p.c., secondo il quale il provvedimento emesso in camera di consiglio dal tribunale, se pronunciato in confronto di più parti, è reclamabile entro dieci giorni dalla notificazione, non deroga alla regola generale dettata dall'art. 326 c.p.c., con la conseguenza che anche il termine per proporre ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., avverso i decreti pronunciati in camera di consiglio, decorre dalla notificazione del provvedimento. A tal riguardo occorre che la notificazione sia eseguita ad istanza di parte, non essendo sufficiente che sia stata effettuata a cura della cancelleria del giudice, nel qual caso il ricorso per cassazione resta soggetto al termine ordinario di cui all'art. 327 c.p.c.. (Nella specie, la S.C. ha disatteso l'eccezione avanzata da un fallimento, tesa a far constare la tardività del ricorso per cassazione, sul presupposto che il termine di proposizione decorresse dalla comunicazione di cancelleria del decreto di rigetto del reclamo ex art. 739 c.p.c., proposto da un istituto di credito, avverso il decreto di accoglimento della domanda di revocatoria avanzata dalla procedura concorsuale, ex art. 67, comma 2, l. fall., in relazione a rimesse bancarie eseguite su conto corrente intrattenuto dalla società fallita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2018, n. 12972.


Comunione dei diritti reali - Comproprietà indivisa (nozione, caratteri, distinzioni) - Amministrazione da parte della collettività dei partecipanti - Giudiziaria - Decreto ex art. 1105, comma 4, c.c. - Natura - Provvedimento di volontaria giurisdizione - Conseguenze - Ricorribilità per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Limiti - Fondamento - Fattispecie.
Il provvedimento con cui l'autorità giudiziaria nomina, ex art. 1105, comma 4, c.c., un amministratore della cosa comune, al fine di supplire all'inerzia dei partecipanti alla comunione, ha natura di atto di giurisdizione volontaria, perciò privo di carattere decisorio o definitivo, in quanto revocabile e reclamabile ai sensi degli artt. 739, 742 e 742-bis c.p.c. e, conseguentemente, non ricorribile per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., salvo che il provvedimento, travalicando i limiti previsti per la sua emanazione, abbia risolto in sede di volontaria giurisdizione una controversia su diritti soggettivi. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso con il quale si lamentava l'irregolare costituzione del contraddittorio nel giudizio di reclamo innanzi alla corte di appello, in virtù delle concrete modalità di notifica dell'atto introduttivo di detta fase processuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15548.


Trascrizione stragiudiziale opposizione alla donazione - Trascrizione con riserva - Reclamo.
L’impossibilità di trascrivere l’opposizione in presenza di un atto dispositivo che, sebbene stipulato in forza di un negozio nominalmente diverso, in realtà dissimuli una donazione, determina l’ingiusta conseguenza di veder sacrificate le aspettative dei prossimi congiunti del donante, i quali sarebbero di fatto privati del beneficio della sospensione di cui all’art. 563, comma 4, c.c. (Felice Cicconi) (Simone Gasparroni) (riproduzione riservata) Appello Roma, 13 Giugno 2017.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Progetto di riparto - Reclamo al tribunale - Termine.
L'art. 110, comma 3, l.fall., prevedendo che, nei confronti del progetto di riparto dell'attivo fallimentare, i creditori possono proporre reclamo al giudice delegato ai sensi dell'art. 36 l.fall., rinvia integralmente alla disciplina processuale ivi contenuta, compreso il termine di otto giorni per ricorrere al tribunale nei confronti del decreto pronunciato dal giudice delegato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2016, n. 17948.


Decreto emesso dalla corte d'appello su reclamo avverso il decreto di omologazione del concordato preventivo - Impugnabilità in cassazione - Regime applicabile - Rito camerale - Conseguenze - Termine ordinario di sessanta giorni dalla notifica - Configurabilità - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, al decreto emesso, ai sensi dell'art. 183, comma 1, l.fall., dalla corte d'appello, che decida sul reclamo avverso il decreto di omologazione, si applica il rito camerale di cui agli artt. 737 e segg. c.p.c., sicché è ricorribile per cassazione entro il termine ordinario di sessanta giorni, decorrenti dalla data di notificazione dello stesso, non potendo applicarsi per analogia la disciplina prevista per il concordato fallimentare dall'art. 131 l.fall. e riformata con il d.lgs. n. 169 del 2007, attesa la compiutezza della disciplina del concordato preventivo e la diversità dei presupposti oggettivi in cui interviene la rispettiva omologazione (impresa fallita da un lato e "in bonis" dall'altro). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Giugno 2016, n. 12819.


Provvedimento pronunciato dal tribunale in composizione collegiale – Reclamo – Competenza della Corte di Appello – Sussiste.
L’organo competente a decidere sui reclami avverso i provvedimenti emessi dal Tribunale in composizione collegiale è la Corte di Appello. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Novembre 2014.


Procedimento civile - Reclamo camerale ex articolo 739 c.p.c. - Provvedimento non avente contenuto sostanziale di sentenza - Onere di specificazione dei motivi di impugnazione - Esclusione..
La disciplina generale del cd. reclamo camerale di cui all'articolo 739 c.p.c. non impone al reclamante alcun onere di specificazione dei motivi di impugnazione, mettendo così in evidenza la natura pienamente sostitutiva ed automaticamente devolutiva del gravame mediante la cui composizione il giudice di secondo grado è automaticamente investito dell'esame della domanda giudiziale, senza essere in alcun modo vincolato dalla pronuncia impugnata e alle censure da questa rivolte dal reclamante. Ne deriva che il reclamo non deve essere specificamente motivato quando è rivolto contro un decreto che, sebbene volto a dirimere una controversia tra parti contrapposte, non ha, tuttavia, il contenuto sostanziale di una sentenza, non essendo idoneo a decidere con efficacia di giudicato sulla situazione giuridica sostanzialmente controversa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 17 Febbraio 2014.


Procedimento civile - Reclamo camerale ex articolo 789 c.p.c. - Provvedimenti che non abbiano carattere sostanzialmente decisorio - Rimessione delle parti avanti al giudice di primo grado - Esclusione..
La natura integralmente ed automaticamente sostitutiva della decisione impugnata che deve riconoscersi al cd. reclamo camerale di cui all'articolo 739 c.p.c., quando questo sia rivolto contro provvedimenti che non abbiano carattere sostanzialmente decisorio, impedisce al giudice di secondo grado di rimettere le parti innanzi a quello di primo grado e ciò anche nei casi previsti o analoghi a quelli di cui agli articoli 353 e 354 c.p.c. Pertanto, il giudice adito con un reclamo avverso un provvedimento camerale che non abbia la sostanza tipica di una sentenza non può rimettere le parti innanzi al giudice di primo grado, ma deve esaminare e riesaminare, nei limiti segnati dalle domande e non già dai motivi delle parti, la correttezza del merito della decisione gravata, a seconda dei casi, confermandola, revocandola o modificandola, senza neppure la necessità di dichiarare previamente l'eventuale nullità degli atti del procedimento di primo grado che non siano eventualmente necessari ai fini della decisione o all'eliminazione degli effetti medio tempore prodotti, ostandovi il principio generale di cui all'articolo 156, comma 3, c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 17 Febbraio 2014.


Art. 317-bis c.c. – Autonoma reclamabilità ex art. 739 c.p.c. – Sussiste..
E’ ammissibile la autonoma reclamabilità ex art. 739 c.p.c. dei provvedimenti provvisori adottati nel procedimento ex art. 317 bis c.c. Vero è che non è esplicitamente prevista nel processo camerale minorile una forma di reclamo analoga a quella prevista dal comma IV dell’art. 708 c.p.c. e che i provvedimenti provvisori sono modificabili dal giudice che li ha emessi; tuttavia non può negarsi nelle procedure per l’affidamento dei figli naturali quella stessa garanzia di rivedibilità dei provvedimenti provvisori, da parte di un giudice diverso da quello che li ha pronunciati, che attiene alla procedura di affidamento dei figli legittimi, purché si tratti di provvedimenti idonei ad incidere sui diritti soggettivi con quella definitività che è propria della materia, e cioè in maniera significativamente stabilizzata nel tempo, pur se rivedibile al sopravvenire di fatti nuovi. Questa tendenziale stabilità deve ritenersi propria anche del provvedimento di affidamento reso nei provvedimenti provvisori, posto che l’assetto di vita dato al minore anche in via provvisoria è idoneo a creare nel tempo delle abitudini e quindi quelle consuetudini di vita che costituiscono un valore da tutelare (Cass. 4 giugno 2010 n. 13619). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 14 Novembre 2012.


Procedimenti cautelari - Reclamo avverso la cautela emessa dalla sezione specializzata agraria - Competenza della corte d'appello in camera di consiglio..
Il reclamo avverso il provvedimento cautelare emesso dalla sezione specializzata agraria del tribunale deve essere proposto alla corte d'appello in camera di consiglio ai sensi dell'articolo 739, comma 1, c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 18 Luglio 2012.


Titolo esecutivo europeo - Certificazione - Attività para-amministrativa - Accertamento di un diritto nel contrasto tra le parti - Esclusione.

Titolo esecutivo europeo - Provvedimento del giudice del lavoro relativo alla domanda di certificazione - Natura di volontaria giurisdizione - Impugnazione mediante reclamo alla corte d'appello.

Titolo esecutivo europeo - Mancata contestazione del credito da parte del debitore - Interpretazione - Mero punto di collegamento alla disciplina processuale nazionale - Non contestazione intesa in senso letterale e comune - Assenza di difese volte a contrastare il credito.
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La decisione di certificare un provvedimento giudiziario come titolo esecutivo europeo è riconducibile a funzioni para-amministrative, poiché il giudice è chiamato non già ad accertare l'esistenza di un diritto nel contrasto tra le parti, ma la ricorrenza di determinati requisiti previsti dalla normativa europea quali condizioni per perseguire l'interesse di natura sovra individuale di incrementare la creazione di uno spazio giudiziario europeo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La decisione assunta dal giudice del lavoro cui sia stata rivolta la domanda di certificazione del titolo esecutivo europeo ha natura di volontaria giurisdizione e può essere impugnata mediante il reclamo alla corte d'appello previsto dalla seconda parte del comma 1 dell'articolo 739 c.p.c., trattandosi di decisione assunta, come prevede la norma, "dal tribunale in camera di consiglio in primo grado". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La previsione dell'articolo 3, comma 1, lettera b) del regolamento CE n. 805 del 2004, istitutivo del titolo esecutivo europeo, relativa alla mancata contestazione del credito da parte del debitore, deve essere intesa non già alla stregua di un richiamo al valore sostanziale che la legislazione interna attribuisce alla contumacia del convenuto, bensì come mero punto di collegamento alla disciplina processuale nazionale, quale complesso normativo che prevede le forme ed i momenti attraverso cui la contestazione del credito sarebbe potuta avvenire. La non contestazione di cui parla la norma deve pertanto essere interpretata non nell'accezione processuale dell'espressione, ma secondo il suo senso letterale e comune, ovverosia come dato di fatto oggettivo dell'assenza di difese volte a contrastare la sussistenza o l'entità del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 23 Maggio 2012.


Titolo esecutivo europeo - Regolamento CEE 805/2004 - Istanza ex articolo 10 per la revoca del certificato di titolo esecutivo europeo - Difformità del procedimento di notifica - Omissione dell'avvertenza relativa alle modalità per contestare il credito e dei requisiti procedurali - Ammissibilità..
Eventuali difformità del procedimento di notifica rispetto a quanto previsto dall'articolo 14, lett. c) e d) del regolamento CEE 805/2004 nonché l'omissione delle avvertenze imposte dall'articolo 17 in ordine alle modalità ed ai requisiti procedurali per contestare il credito, costituiscono elementi idonei a giustificare la istanza che, ai sensi dell'articolo 10 dello stesso regolamento, può essere proposta al giudice del paese d'origine per ottenere la revoca del certificato di titolo esecutivo europeo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 23 Febbraio 2012.


Procedimenti camerali – Possibilità di concedere un nuovo termine per la notifica del decreto di fissazione della udienza e del ricorso introduttivo, laddove quest'ultimo sia stato tempestivamente depositato – Necessità della fissazione di una nuova udienza – Conseguenza – Improcedibilità. .
In merito alla possibilità, nei procedimenti camerali, di concedere un nuovo termine per la notifica del decreto di fissazione della udienza e del ricorso introduttivo, laddove quest’ultimo sia stato tempestivamente depositato, si deve distinguere l’ipotesi in cui la concessione di un nuovo termine per gli adempimenti omessi o viziati comporti o meno la fissazione di un’ulteriore udienza. Solo nel primo caso infatti, e salvo che la parte non dimostri la sussistenza dei presupposti per la rimessione in termini, la concessione di un nuovo termine per la notifica, comporta la immotivata dilatazione dei tempi del procedimento camerale (caratterizzato dalla celerità e dalla concentrazione degli adempimenti, in funzione della effettiva tutela delle posizioni giuridiche coinvolte) e si infrange contro il principio della ragionevole durata del giudizio, sancito dall’art 111 della costituzione e dall’art 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (come interpretato dalla Corte Cedu). Da qui, dunque, l’improcedibilità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Febbraio 2011.


Società di capitali - Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Modificazioni dell'atto costitutivo - Contenuto delle modificazioni - Deliberazioni - Deposito ed iscrizione - Omologazione, iscrizione e pubblicazione di deliberazioni assembleari - Provvedimenti "ex" artt. 2411 e 2436 cod. civ. - Decreto della corte d'appello di diniego dell'ammissibilità del reclamo - Incidenza sul diritto processuale al riesame della decisione del primo giudice - Ricorribilità in cassazione "ex" art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
Quando il provvedimento impugnato sia privo dei caratteri della decisorietà in senso sostanziale (come nel caso dei provvedimenti resi in tema di omologazione, iscrizione e pubblicazione di deliberazioni assembleari di società, secondo le previsioni degli artt. 2411 e 2436 cod. civ., nella disciplina anteriore all'entrata in vigore delle norme di semplificazione dettate dall'art. 32 della legge 24 novembre 2000, n. 340), il ricorso straordinario per cassazione "ex" art. 111 della Costituzione non è ammissibile neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, ed in particolare del diritto al riesame da parte di un giudice diverso, atteso che la pronuncia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi ed i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, e non può pertanto avere autonoma valenza di provvedimento decisorio, se di tale carattere detto atto sia privo, stante la strumentalità della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione nel merito. (Nella specie, era stato impugnato il decreto con il quale la corte d'appello - adita dal socio dissenziente avverso il decreto del tribunale di omologazione di una deliberazione modificativa dell'atto costitutivo di una società per azioni con riguardo alla durata della società - aveva rigettato il reclamo per carenza di legittimazione attiva del socio dissenziente, ritenuto non abilitato a partecipare al procedimento di omologazione della delibera modificatrice dell'atto costitutivo, ne' ad impugnare il correlato decreto di omologazione; le S.U., enunciando il principio di cui in massima, hanno dichiarato inammissibile il proposto ricorso straordinario per cassazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Marzo 2003, n. 3073.