LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO I
Della separazione personale dei coniugi

Art. 711

Separazione consensuale
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Nel caso di separazione consensuale previsto nell'articolo 158 del codice civile, il presidente, su ricorso di entrambi i coniugi, deve sentirli nel giorno da lui stabilito e procurare di conciliarli nel modo indicato nell'articolo 708.

II. Se il ricorso è presentato da uno solo dei coniugi, si applica l'articolo 706 ultimo comma.

III. Se la conciliazione non riesce, si dà atto nel processo verbale del consenso dei coniugi alla separazione e delle condizioni riguardanti i coniugi stessi e la prole.

IV. La separazione consensuale acquista efficacia con la omologazione del tribunale, il quale provvede in camera di consiglio su relazione del presidente.

V. Le condizioni della separazione consensuale sono modificabili a norma dell'articolo precedente.


GIURISPRUDENZA

Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Accettazione della giurisdizione italiana in procedimento di separazione personale - Efficacia nel successivo procedimento di modifica delle condizioni di separazione promosso per ottenere l'affidamento di figli minori - Esclusione - Fondamento.
L’accettazione della giurisdizione italiana nell’ambito del giudizio di separazione personale non esplica alcun effetto nel successivo procedimento di modifica delle condizioni della separazione instaurato per ottenere l'affidamento di figli minori, sia perché quest’ultimo è un nuovo giudizio (come si evince anche dall’art. 12, par. 2, lett. a), del reg. CE n. 2201 del 2003), sebbene ricollegato al regolamento attuato con la decisione definitiva o con l’omologa della separazione consensuale non più reclamabile, in base al suo carattere di giudicato “rebus sic stantibus”, sia perché il criterio di attribuzione della giurisdizione fondato sulla cd. vicinanza, dettato nell’interesse superiore del minore come delineato dalla Corte di giustizia della UE, assume una pregnanza tale da comportare l’esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Giugno 2017, n. 13912.


Negoziazione assistita – Mancata autorizzazione dell’accordo da parte del PM – Adesione delle parti ai rilevi del PM – Autorizzazione del Presidente

Mancata adesione delle parti ai rilievi del PM – Facoltà per le parti di depositare ricorso giurisdizionale prima dell’udienza presidenziale – Archiviazione dell’accordo
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Qualora il Pubblico Ministero rilevi che l’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita non risulti rispondere all’interesse del figlio, lo trasmette al Presidente del Tribunale che fissa udienza, consentendo alle parti – qualora ritengano di non aderire pienamente ai rilievi effettuati dal PM o, in conseguenza di essi, intendano apportare significative modifiche alle clausole dell’accordo – di depositare in tempo utile ricorso per separazione consensuale ovvero ricorso congiunto per la cessazione degli effetti civili o lo scioglimento del matrimonio, o ancora per la modifica delle condizioni di separazione o divorzio.
Qualora le parti non depositino alcun ricorso e, comparendo avanti al Presidente, dichiarino di aderire pienamente ai rilievi effettuati dal Pubblico Ministero, l’accordo potrà essere autorizzato dal Presidente.
Qualora invece le parti depositino un ricorso ex art.711 c.p.c., ovvero ex art.4, comma 16, L.div. o ancora ex art.710 c.p.c., l’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita dovrà intendersi implicitamente rinunciato (vale a dire che nessuno comparirà all’udienza, ovvero, alla stessa, le parti dichiareranno di rinunziarvi espressamente) e il relativo fascicolo sarà archiviato a seguito di un pronuncia di “non luogo a provvedere”, mentre un nuovo procedimento, “giurisdizionale”, regolarmente iscritto a ruolo, consentirà o la fissazione di udienza davanti al Collegio se si tratti di divorzio o procedimento ex art.710 c.p.c. o art.9 L.div., ovvero, qualora si tratti di ricorso per separazione personale, che, all’udienza fissata avanti al Presidente si proceda tanto all’archiviazione dell’accordo quanto allo svolgimento di udienza ex art.711 c.p.c. che verrà fissata alla stessa data e stessa ora sulla base del ricorso già presentato. In tali ipotesi verrà seguita la normale procedura e richiesto il parere obbligatorio del Pubblico Ministero.
Infine, qualora le parti non compaiano pur non depositando alcun ricorso, la procedura di negoziazione assistita dovrà intendersi implicitamente rinunciata e archiviata con pronuncia di non luogo a provvedere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 15 Gennaio 2015.


Separazione Consensuale – Azione di simulazione – Esperibilità – Esclusione.
Pur non potendosi dubitare della natura negoziale (quand'anche non contrattuale) dell'accordo che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale tra coniugi, e pur non essendo ravvisabile, nell'atto di omologazione, una funzione sostitutiva o integrativa della volontà delle parti o di governo dell'autonomia dei coniugi, è da escludere l’impugnabilità per simulazione dell'accordo di separazione una volta omologato, giacché l'iniziativa processuale diretta ad acquisire l'omologazione, e quindi la condizione formale di coniugi separati, con le conseguenti implicazioni giuridiche, si risolve in una iniziativa nel senso della efficacia della separazione che vale a superare il precedente accordo simulatorio, ponendosi in antitesi con esso, essendo logicamente insostenibile che i coniugi possano "disvolere" con detto accordo la condizione di separati ed al tempo stesso "volere" l'emissione di un provvedimento giudiziale destinato ad attribuire determinati effetti giuridici a detta condizione” (La Corte conferma l’unico precedente in materia: Cass. 20 novembre 2003, n. 17607. Secondo la Corte, in senso contrario, non possono richiamarsi le pronunzie Cass. 20 marzo 2008, n. 7450; Cass. 22 novembre 2007, n. 24321; Cass. 5 marzo 2001, n. 3149 che in sede di giudizio di revisione delle condizioni di separazione hanno affermato, con espressione certamente non assunta a ratio decidendi, che ogni questione relativa alla simulazione dell'accordo posto a base della separazione era estranea all'oggetto di quel giudizio e doveva essere prospettata in apposita sede). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Settembre 2014, n. 19319.


Separazione consensuale – Divorzio congiunto – Trasferimenti  immobiliari – Inserimento di Clausole ad efficacia reale con effetto traslativo – Ammissibilità – Esclusione – Jus Superveniens (artt. 711 c.p.c., 19 comma IV l. 122/2010)..
Le parti, per effetto della loro autonomia contrattuale e della conseguente interpretazione dell’art. 711 c.p.c. e 4, comma 16°, legge div., possono sì integrare le clausole consuete di separazione e divorzio (figli, assegni, casa coniugale) con clausole che si prefiggono di trasferire tra i coniugi o in favore di figli diritti reali immobiliari o di costituire iura in re aliena su immobili: tuttavia, debbono ricorrere alla tecnica obbligatoria e non a quella reale, pena la possibile vanificazione dello strumento di tutela prescelto. Tale tecnica obbligatoria, peraltro, consente pacificamente l’applicazione dell’art. 2932 c.c. e, quindi, di porre rimedio ad eventuali inadempimenti successivi alla pattuizione. Si tratta di una interpretazione oggi confermata dai più recenti interventi normativi del Legislatore: l’art. 19 comma IV della legge 30 luglio 2010 n. 122, di conversione del d.l. 21 maggio 2010 n. 78 ha, infatti, manipolato l’art. 29 della legge 27 febbraio 1985 n. 52, inserendo il comma 1-bis in cui si demanda in modo espresso al «notaio» e non ad altri operatori, il compito della individuazione e della verifica catastale, nella fase di stesura degli atti traslativi così concentrando, nell’alveo naturale del rogito notarile, il controllo indiretto statale a presidio degli interessi pubblici coinvolti. Ne consegue, quale corollario fisiologico, che il controllo del notaio non può certo essere sostituito da quello del giudice, ostandovi l’evidente quanto pacifica diversità di ruolo e funzioni. Soprattutto, comunque, si versa in un ambito governato dal principio di tassatività e legalità in cui la figura professionale scelta dal legisaltore (notaio) è insuscettibile di interpretazione analogica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Maggio 2013.