LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO I
Della separazione personale dei coniugi

Art. 710

Modificabilità dei provvedimenti relativi alla separazione dei coniugi (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio, la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione.

II. Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori e può delegare per l'assunzione uno dei suoi componenti.

III. Ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale può adottare provvedimenti provvisori e può ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento.



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(1) La Corte cost., con sentenza 9 novembre 1992, n. 416, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo articolo nella parte in cui non prevede la partecipazione del pubblico ministero per la modifica dei provvedimenti riguardanti la prole.

GIURISPRUDENZA

Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Modifica delle condizioni di separazione - Provvedimento presidenziale affermativo della giurisdizione italiana - Preclusione del regolamento ex art. 41 c.p.c. - Insussistenza - Fondamento.
Il decreto presidenziale assunto in sede di modifica della separazione personale dei coniugi che, nel fissare la comparizione delle parti anche al fine dell’assunzione dei necessari provvedimenti istruttori, formuli rilievi di carattere meramente incidentale in ordine alla questione di giurisdizione sollevata dalla parte convenuta (la cui decisione, peraltro, è di competenza del collegio), non osta alla proponibilità del regolamento di giurisdizione, non esorbitando dalla funzione attribuita ai provvedimenti assunti ex art. 708 c.p.c., che è meramente provvisoria ed interinale e, dunque, priva del carattere della decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Giugno 2017, n. 13912.


Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Accettazione della giurisdizione italiana in procedimento di separazione personale - Efficacia nel successivo procedimento di modifica delle condizioni di separazione promosso per ottenere l'affidamento di figli minori - Esclusione - Fondamento.
L’accettazione della giurisdizione italiana nell’ambito del giudizio di separazione personale non esplica alcun effetto nel successivo procedimento di modifica delle condizioni della separazione instaurato per ottenere l'affidamento di figli minori, sia perché quest’ultimo è un nuovo giudizio (come si evince anche dall’art. 12, par. 2, lett. a), del reg. CE n. 2201 del 2003), sebbene ricollegato al regolamento attuato con la decisione definitiva o con l’omologa della separazione consensuale non più reclamabile, in base al suo carattere di giudicato “rebus sic stantibus”, sia perché il criterio di attribuzione della giurisdizione fondato sulla cd. vicinanza, dettato nell’interesse superiore del minore come delineato dalla Corte di giustizia della UE, assume una pregnanza tale da comportare l’esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Giugno 2017, n. 13912.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di aumento dell'assegno di mantenimento del coniuge – Situazione economica delle parti identica a quella sussistente al momento della separazione – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di una somma mensile quale rimborso forfettario delle spese straordinarie – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore – Mancanza di allegazione di fatti – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge – Riduzione reddito del coniuge obbligato – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio – Rifiuto di offerte di lavoro da parte del figlio – Rigetto – Costante ed effettivo disinteresse al lavoro da parte del figlio – Necessità

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Spese giudiziali in materia civile – Rigetto domande – Soccombenza reciproca – Compensazione parziale delle spese – Condanna alle spese
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Deve respingersi la domanda di aumento dell'assegno di mantenimento formulata dalla moglie quando la situazione economica delle parti appare la medesima di quella sussistente al momento della separazione risalente a circa un anno prima. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di una somma mensile di Euro 100,00 quale rimborso forfettario delle spese straordinarie di piccola entità necessarie per il mantenimento dei figli formulata dalla moglie. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore formulata dalla moglie in quanto destituita di fondamento visto che tale domanda è sfornita di qualunque supporto in punto di allegazioni di specifici fatti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge formulata dal marito, che ha visto deteriorare la propria situazione reddituale, in quanto, in concreto, tra il momento della proposizione di tale domanda e la pronuncia di separazione è intercorso solo un breve lasso temporale pari a circa un anno. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio, non ancora ventenne, quando quest'ultimo rifiuti delle offerte di lavoro reperitegli dal padre. E' fatta salva ogni futura diversa determinazione nel momento in cui dovesse emergere il costante ed effettivo disinteresse del figlio ad ogni ipotesi occupazionale. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Nonostante vi sia la soccombenza reciproca la metà delle spese di lite devono essere poste a carico della moglie atteso il rigetto delle tre domande dalla stessa proposte contro il rigetto delle due domande proposte dal marito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di aumento dell'assegno di mantenimento del coniuge – Situazione economica delle parti identica a quella sussistente al momento della separazione – Rigetto .
Deve respingersi la domanda di aumento dell'assegno di mantenimento formulata dalla moglie quando la situazione economica delle parti appare la medesima di quella sussistente al momento della separazione risalente a circa un anno prima. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di una somma mensile quale rimborso forfettario delle spese straordinarie – Rigetto.
Deve respingersi la domanda di una somma mensile di Euro 100,00 quale rimborso forfettario delle spese straordinarie di piccola entità necessarie per il mantenimento dei figli formulata dalla moglie. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore – Mancanza di allegazione di fatti – Rigetto.
Deve respingersi la domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore formulata dalla moglie in quanto destituita di fondamento visto che tale domanda è sfornita di qualunque supporto in punto di allegazioni di specifici fatti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge – Riduzione reddito del coniuge obbligato – Rigetto .
Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge formulata dal marito, che ha visto deteriorare la propria situazione reddituale, in quanto, in concreto, tra il momento della proposizione di tale domanda e la pronuncia di separazione è intercorso solo un breve lasso temporale pari a circa un anno. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio – Rifiuto di offerte di lavoro da parte del figlio – Rigetto – Costante ed effettivo disinteresse al lavoro da parte del figlio – Necessità.
Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio, non ancora ventenne, quando quest'ultimo rifiuti delle offerte di lavoro reperitegli dal padre. E' fatta salva ogni futura diversa determinazione nel momento in cui dovesse emergere il costante ed effettivo disinteresse del figlio ad ogni ipotesi occupazionale. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimenti di modifica delle condizioni di divorzio ex art. 9 L. n. 898/1970 – Responsabilità genitoriale – Affidamento minori – Competenza territoriale – Tribunale del luogo di residenza dei figli.
Pur mancando nella legge divorzile una disciplina specifica sulla competenza territoriale nei procedimenti di revisione delle condizioni di divorzio che riguardano l’affidamento dei minori, di tali procedimenti deve conoscere il Tribunale del luogo di residenza dei figli, in applicazione analogica di quanto previsto per i procedimenti ex art. 710 c.p.c. di modifica delle condizioni di separazione, secondo il dettato dell’art. 709 ter, primo comma, c.p.c.. Le questioni che riguardano la responsabilità genitoriale devono essere decise dal tribunale più prossimo alla sede degli interessi del minore. (Marcella Frangipani) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 07 Marzo 2016.


Assegnazione della casa coniugale – Tutela esclusiva della prole – Alienazione dell’immobile – Cessazione delle condizioni legittimanti l’assegnazione – Azione giudiziaria esperibile dal terzo acquirente – Decorrenza dell’indennità di occupazione.
Ancorché l’assegnazione giudiziale al coniuge non titolare di un diritto di godimento (reale o personale) sia consentita solo se a costui risultino affidati figli minori, ovvero con lui risultino conviventi figli maggiorenni non autosufficienti, tale ratio protettiva che tutela l’interesse dei figli a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, non è configurabile in presenza di figli economicamente autosufficienti, sebbene ancora conviventi.
Anche per l’assegnazione della casa familiare vale il principio generale della modificabilità in ogni tempo per fatti sopravvenuti.
L’assegnazione in questione non può essere disposta al fine di sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole; a tali esigenze è destinato a far fronte l’assegno di divorzio (Cass. 13736/2003; 10994/2007; 18440/2013).
I predetti principi valgono anche nel caso in cui la casa adibita a residenza coniugale sia stata alienata, dopo l’assegnazione all’altro coniuge (affidatario di figli minori o convivente con figli maggiorenni non auto-sufficienti), dal coniuge proprietario dell’immobile.
Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, avendo per definizione data certa, è opponibile, ancorché non trascritto, al terzo acquirente in data successiva per nove anni dalla data dell’assegnazione, ovvero – ma solo ove il titolo sia stato in precedenza trascritto – anche oltre i nove anni. Tale opponibilità conserva il suo valore finché perduri l’efficacia della pronuncia giudiziale, costituente il titolo in forza del quale il coniuge non titolare di un diritto reale o personale di godimento dell’immobile, acquisisce il diritto di occuparlo (cfr. Cass. S.U. 11096/2002, in motivazione; Cass. 5067/2003; 9181/2004; 12296/2005; 4719/2006).
Il perdurare sine die dell’occupazione dell’immobile, perfino quando ne siano venuti meno i presupposti, si risolverebbe in un ingiustificato, durevole, pregiudizio al diritto del proprietario terzo di godere e disporre del bene, ai sensi degli artt. 42, Cost., e 832, c.c.
Mentre l’efficacia della pronuncia giudiziale del provvedimento di assegnazione può essere messa in discussione tra i coniugi, circa il perdurare dell’interesse dei figli, nelle forme del procedimento di revisione previsto all’art. 9 della L. 898/1970, attraverso la richiesta di revoca del provvedimento di assegnazione, il terzo acquirente – non legittimato ad attivare detto procedimento – non può che proporre, instaurando un ordinario giudizio di cognizione, una domanda di accertamento dell’insussistenza delle condizioni per il mantenimento del diritto personale di godimento a favore del coniuge assegnatario della casa coniugale, per essere venuta meno la presenza di figli minorenni o di figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, con il medesimo conviventi. E ciò al fine di conseguire una declaratoria di inefficacia del titolo che legittima l’occupazione della casa coniugale a tutela della pienezza delle facoltà connesse al diritto dominicale acquisito, non più recessive rispetto alle esigenze di tutela dei figli.
Fino a quando perdura il titolo in forza del quale il coniuge assegnatario della casa coniugale occupa l’immobile, è escluso qualsiasi obbligo di pagamento da parte del beneficiario per tale godimento. Ogni forma di corrispettivo verrebbe a snaturare la funzione stessa dell’istituto (Cass. 12705/2003; 18754/2004).
Tale conclusione è valida anche nel caso in cui sia un terzo, e non il coniuge originario proprietario dell’immobile, a richiederne il rilascio, mediante l’esperimento di un’apposita azione di accertamento dell’insussistenza dei presupposti per il perdurare dell’occupazione dell’ex casa coniugale da parte del coniuge non proprietario della stessa, nonché da parte della prole divenuta economicamente autosufficiente.
L’indennità di occupazione deve essere corrisposta a far data dall’accertamento del venir meno delle condizioni legittimanti l’assegnazione della casa coniugale. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2015, n. 15367.


Separazione e divorzio – Richiesta di modifica dei provvedimenti temporanei e urgenti – Necessità di nuove circostanze sopravvenute – Sussiste.
Sebbene non sia più esplicitamente previsto dalla legge che la modifica (o la revoca) possano essere adottate solo in caso di ipotesi di mutamento nelle circostanze, un’interpretazione sistematica conduce a reputare, più verosimilmente, essere tuttora imposto dalla legge che il potere di revoca o modifica, in capo al Giudice Istruttore, sorga sul presupposto del sopravvenire di giustificati motivi (circostanze nuove, o preesistenti, ma incolpevolmente ignote).
Infatti:
- l’art. 156, co. 7, c.c., prevede che «Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti»: sicché il Giudice che procede a modificare il regime dei rapporti patrimoniali fra coniugi separati, ai sensi dell’art. 710 c.p.c., deve rinvenire dei motivi sopravvenuti: e non si vede perché mai, allora, il solo Giudice Istruttore dovrebbe prescindere dalle sopravvenienze;
- l’art. 9, co. 1, l. 1°.12.1970, n. 898, prevede espressamente che «Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6»: sicché sono necessarie, anche in questo caso, delle sopravvenienze;
- l’art. 337 quinquies c.c., prevede che «I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo»: così introducendo una libera rivedibilità delle disposizioni, che costituisce un’evidente eccezione, rispetto alle norme già viste, giustificata dall’indisponibilità degli interessi dei figli minori, la cui cura è di evidente rilievo pubblico;
- l’art. 177, co. 3, n. 3, c.p.c. prevede che non possano essere revocate, o modificate, le ordinanze suscettibili di essere reclamate: sicché soltanto le sopravvenienze possono, nella materia della famiglia, giustificare la possibilità, nonostante la proponibilità del reclamo, della revoca o modifica: perché, in tale materia, vige il principio, secondo cui ogni decisione è adottata rebus sic stantibus (dunque, affinché una decisione possa essere modificata, occorre o un’impugnazione, oppure che siano dedotte novità);
- l’art. 669 decies c.p.c., prevede espressamente che l’ipotesi è ammessa unicamente «se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare; e i provvedimenti presidenziali assumono un carattere urgente e provvisorio, in vista di un successivo merito.
Non può negarsi che il sistema manifesti una coerenza, in tutti i suoi ambiti, ogniqualvolta si sia in presenza dello schema che prevede un provvedimento non definitivo, il reclamo avverso il medesimo, la revocabilità, o modificabilità, del primo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Marzo 2015.


Negoziazione assistita – Mancata autorizzazione dell’accordo da parte del PM – Adesione delle parti ai rilevi del PM – Autorizzazione del Presidente

Mancata adesione delle parti ai rilievi del PM – Facoltà per le parti di depositare ricorso giurisdizionale prima dell’udienza presidenziale – Archiviazione dell’accordo
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Qualora il Pubblico Ministero rilevi che l’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita non risulti rispondere all’interesse del figlio, lo trasmette al Presidente del Tribunale che fissa udienza, consentendo alle parti – qualora ritengano di non aderire pienamente ai rilievi effettuati dal PM o, in conseguenza di essi, intendano apportare significative modifiche alle clausole dell’accordo – di depositare in tempo utile ricorso per separazione consensuale ovvero ricorso congiunto per la cessazione degli effetti civili o lo scioglimento del matrimonio, o ancora per la modifica delle condizioni di separazione o divorzio.
Qualora le parti non depositino alcun ricorso e, comparendo avanti al Presidente, dichiarino di aderire pienamente ai rilievi effettuati dal Pubblico Ministero, l’accordo potrà essere autorizzato dal Presidente.
Qualora invece le parti depositino un ricorso ex art.711 c.p.c., ovvero ex art.4, comma 16, L.div. o ancora ex art.710 c.p.c., l’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita dovrà intendersi implicitamente rinunciato (vale a dire che nessuno comparirà all’udienza, ovvero, alla stessa, le parti dichiareranno di rinunziarvi espressamente) e il relativo fascicolo sarà archiviato a seguito di un pronuncia di “non luogo a provvedere”, mentre un nuovo procedimento, “giurisdizionale”, regolarmente iscritto a ruolo, consentirà o la fissazione di udienza davanti al Collegio se si tratti di divorzio o procedimento ex art.710 c.p.c. o art.9 L.div., ovvero, qualora si tratti di ricorso per separazione personale, che, all’udienza fissata avanti al Presidente si proceda tanto all’archiviazione dell’accordo quanto allo svolgimento di udienza ex art.711 c.p.c. che verrà fissata alla stessa data e stessa ora sulla base del ricorso già presentato. In tali ipotesi verrà seguita la normale procedura e richiesto il parere obbligatorio del Pubblico Ministero.
Infine, qualora le parti non compaiano pur non depositando alcun ricorso, la procedura di negoziazione assistita dovrà intendersi implicitamente rinunciata e archiviata con pronuncia di non luogo a provvedere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 15 Gennaio 2015.


Giudizio di Divorzio pendente – Revisione delle condizioni di separazione – Rapporti – Condizioni – Provvedimenti cd. de futuro.
L’intervento degli operatori dello spazio neutro ha una funzione di supporto e non può essere considerato una prescrizione limitativa del diritto di visita. La limitazione della relazione familiare ad un contesto protetto può avvenire solo in presenza di gravi motivi, ad esempio se il genitore è pericoloso per il minore ovvero se la resistenza del minore acquista connotazioni patologiche, tali da non potere essere gestite in autonomia dai genitori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 18 Luglio 2014.


Art. 15 Reg. 2201/2003 – Trasferimento del processo per ragioni di «opportunità» – Ruolo delle parti – Condizioni legittimanti l’istituto..
L’art. 15 del Reg. 2201/2003 prevede, eccezionalmente, il trasferimento delle competenze a una autorità giurisdizionale più adatta a trattare il caso. Si tratta di una forma di dismissione discrezionale della competenza sulla scia della dottrina anglo-sassone del forum non conveniens che istituisce una sorta di translatio iudicii internazionale. L’istituto ha carattere del tutto eccezionale e, invero, costituisce infatti una previsione inedita nel panorama ordinamentale: al punto da dovere essere considerato di applicazione del tutto residuale sulla base di elementi di particolare rilevanza e, soprattutto, allorché il trasferimento del processo sia opportuno. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Febbraio 2014.


Giudizio di Divorzio pendente – Revisione delle condizioni di separazione – Rapporti – Condizioni – Provvedimenti cd. de futuro..
Pendendo il giudizio di divorzio, è ancora possibile (ma solo in certi limiti) chiedere la revisione delle condizioni di separazione. Si deve, infatti, operare una distinzione in relazione al contenuto della domanda, ed all’arco temporale cui si riferisce, tenendo conto non già della mera proposizione della domanda di divorzio, ma  dell’effetto della adozione dei provvedimenti ex art. 4 legge 898/1970. Ebbene, non è precluso, pur in pendenza di giudizio di divorzio, mantenere ferma la precedente domanda di modifica delle condizioni della separazione. La pronuncia di scioglimento del matrimonio, infatti, opera ex nunc, dal momento del passaggio in giudicato, e quindi non comporta la cessazione dalla materia del contendere nel giudizio di modifica delle condizioni della separazione iniziato anteriormente e ancora pendente, ove ne permanga l'interesse di una delle parti, in relazione alla regolamentazione del regime in uno specifico arco temporale. (Cass.8.5.1992, n. 5497; Cass. 28.10. 2005 n. 21091). Per quanto attiene alle richieste in materia di affidamento ed esercizio della responsabilità genitoriale, trattandosi di provvedimenti de futuro, nel senso che non si può modificare il regime di affidamento per il passato, deve ritenersi ormai consolidata la competenza in merito del giudice del divorzio. Invece, per quanto riguarda il mantenimento, vero è che non possono coesistere due regimi economici diversi nello stesso tempo, ma fino alla adozione dei provvedimenti provvisori di divorzio resta vigente il regime economico proprio della separazione, che può essere modificato con effetto retroattivo, trattandosi di prestazioni patrimoniali, rispetto alle quali sono sempre possibili le restituzioni ed i rimborsi. Pertanto, in sede di revisione, resta procedibile la domanda di modifica delle condizioni economiche della separazione, limitatamente al periodo di tempo che intercorre tra la presentazione della domanda e l’adozione dei provvedimenti provvisori di divorzio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 06 Febbraio 2014.


Esercizio della responsabilità genitoriale – Controversia – Competenza territoriale – Residenza abituale del minore – Trasferimento contingente o unilateralmente deciso – Idoneità a radicare la competenza – Esclusione.

Esercizio della responsabilità genitoriale – Procedimenti di revisione ex art. 710 c.p.c. riguardanti minori – Competenza territoriale – Residenza abituale del minore – Sussiste.
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Ai fini dell'individuazione del Tribunale territorialmente competente in ordine a provvedimenti diretti ad intervenire sulla potestà genitoriale ex artt. 330 e 333 cod. civ., deve aversi riguardo al luogo della dimora abituale alla data della domanda (Cass. 9266 del 2001; 1058 del 2003; 2171 del 2006). Il riferimento all'effettiva dimora del minore non sta ad indicare che la competenza territoriale può essere determinata sulla mera base della rilevazione del luogo in cui si trova il minore al momento del ricorso, senza verificare se tale ubicazione corrisponda a quella abituale o sia invece frutto di uno spostamento o trasferimento recente e contingente, o unilateralmente deciso da uno dei genitori, sostanzialmente in coincidenza temporale con la proposizione del ricorso. In forza di tale principio (applicato, in virtù dell'operatività del principio della "perpetuatio jurisdictionis" anche quando il mutamento di fatto intervenga nel corso di una procedura già instaurata, cfr. Cass. 3587 del 2003) la competenza territoriale non può che radicarsi nel luogo di residenza abituale del minore all'atto dell'introduzione del procedimento. La correlazione tra giudice e luogo in cui abitualmente vive il minore non può, infatti, spezzarsi per effetto di variazioni successive della residenza del genitore, prevalendo la stabilità sulla prossimità transitoria, essendo tale conclusione imposta da ragioni di certezza e di effettività dell'esercizio della giurisdizione. Il criterio della residenza o dimora abituale è univocamente adottato anche nei procedimenti relativi all'affidamento del figlio nato fuori dal matrimonio (nella dizione ratione temporis ancora vigente), come stabilito in Cass. 21750 del 2012. Quest'ultima pronuncia contiene l'ulteriore declinazione del principio sopra delineato, affermando che "nella individuazione in concreto di luogo di abituale dimora non può farsi riferimento ad un dato meramente quantitativo, rappresentato dalla prossimità temporale del trasferimento di residenza o dalla maggiore durata del soggiorno, essendo invece necessaria una prognosi sulla probabilità che la "nuova" dimora diventi l'effettivo e stabile centro d'interessi del minore ovvero resti su un piano di verosimile precarietà o sia un mero espediente per sottrarsi alla disciplina della competenza territoriale". Peraltro, deve osservarsi che il criterio indicato coincide perfettamente con quello della residenza abituale del minore, stabilito dall'art. 8 del Regolamento CE n. 2201 del 2003 in tema di giurisdizione sui provvedimenti de potestate. L'applicazione pratica di tale criterio conduce a dare rilievo esclusivamente al luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale del minore al momento della proposizione della domanda (S.U. 1984 del 2012). Il principio di prossimità, non può, pertanto, essere ritenuto contrapposto a quello della residenza abituale, ma, al contrario, si deve ritenere che ne sottolinei l'effettività imponendo l'accertamento concreto del luogo in cui è radicato territorialmente il minore, senza dare rilievo al mero dato anagrafico-amministrativo. L'effettività dell'accertamento, coerentemente con le fonti convenzionali e del diritto dell'Unione Europea, non esclude, tuttavia, la necessità della stabilità e continuità del radicamento territoriale in contrapposizione alla precarietà e contingenza di spostamenti o trasferimenti del minore dovuti a situazioni particolari, presumibilmente collegati al conflitto genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il criterio della residenza abituale del minore, ai fini della determinazione della competenza territoriale, risulta codificato nei procedimenti ex art. 710 cod. proc. civ., riguardanti l'affidamento dei figli minori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2013, n. 17746.


Modifica delle condizioni della separazione – Art. 710 c.p.c. – Fotografie ed informazioni pubblicate sul c.d. profilo del social network “Facebook” Utilizzabilità in sede giudiziaria..
Le fotografie e le informazioni pubblicate sul profilo personale del social network “Facebook” sono utilizzabili come prove documentali nei giudizi di separazione. Infatti, a differenza delle informazioni contenute nei messaggi scambiati utilizzando il servizio di messaggistica (o di chat) fornito dal social network, che vanno assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione, quelle pubblicate sul proprio profilo personale, proprio in quanto già dì per sé destinate ad essere conosciute da soggetti terzi, sebbene rientranti nell’ambito della cerchia delle c.d. “amicizie” del social network, non possono ritenersi assistite da tale protezione, dovendo, al contrario, essere considerate alla stregua di informazioni conoscibili da terzi. (Luca Caputo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 13 Giugno 2013.


Separazione dei coniugi – Revisione delle condizioni – Art. 710 c.p.c. – Competenza territoriale – Giudice di residenza del Minore (art. 710 c.p.c.)..
In materia di revisione delle condizioni delle separazioni personali dei coniugi, assume rilievo, ai sensi del novellato art. 710 c.p.c., il luogo di residenza del minore per l’individuazione del giudice territorialmente competente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 03 Maggio 2013.


Separazione dei coniugi – Revisione delle condizioni – Art. 710 c.p.c. – Competenza territoriale – Giudice di residenza del Minore..
In materia di revisione delle condizioni delle separazioni personali dei coniugi, assume rilievo, ai sensi del novellato art. 710 c.p.c., il luogo di residenza del minore per l’individuazione del giudice territorialmente competente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 03 Maggio 2013.


Procedimento ex art. 710 c.p.c. – Competenza territoriale – Residenza della parte convenuta in altro circondario – Foro del luogo in cui è sorta l’obbligazione ex art. 20 c.p.c. – Luogo della omologa della separazione – Applicabilità – Esclusione..
Non è rinvenibile alcuna disposizione speciale in materia di giudizi promossi ex art. 710 c.p.c. analoga ed assimilabile all’art. 12 quater della legge divorzile (sia pure nella sua formulazione di portata limitativa rispetto al duplice riferimento di cui all’art. 20 c.p.c.) e ciò anche evidenziando che il legislatore del 2006 ha ritenuto di intervenire espressamente sul punto della normazione della competenza territoriale con il primo comma dell’art. 709 ter c.p.c., ultima parte. Pertanto, poiché tutta la normativa - dal 2005 in poi - ha sempre più inteso individuare una disciplina processuale tendenzialmente unitaria per la separazione e per il divorzio ed ha altresì, con plurimi interventi, coniato nuovi criteri di competenza speciale per una materia che non vi è dubbio si distingua da quella elettivamente contrattuale, deve ritenersi esclusa per i procedimenti instaurati ex art. 710 c.p.c., la competenza del Tribunale innanzi al quale sia stata definita la separazione (giudiziale o consensuale) allorquando nel medesimo circondario non sia stanziata la residenza di parte convenuta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Gennaio 2013.


Modifica delle condizioni di separazione - Provvisoria esecutorietà del provvedimento - Esclusione. .
Mentre il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione, previsto dall'art. 710 c.p.c., non è immediatamente esecutivo (ma solo ove in tal senso sia disposto dal giudice ai sensi dell’art. 741 c.p.c.), l’art. 4, comma 14, l. 1º dicembre 1970, n. 898 dispone invece la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado pronunciata all’esito del giudizio di divorzio, regola estesa dall'art. 23 l. 6 marzo 1987, n. 74 ai giudizi di separazione personale, ma non a quelli di modifica del regime di separazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Agosto 2012.


Famiglia – Procedimento per la modifica degli accordi di separazione – Contemporanea pendenza del giudizio di divorzio – Riunione – Ammissibilità..
La sopravvenuta pendenza del giudizio di divorzio non determina l’inammissibilità della proposizione della domanda ex art. 710 cod. proc. civ., per cui in caso di simultanea pendenza di detti giudizi, ove in entrambi si discuta dell’entità dell’assegno di mantenimento come contributo al mantenimento della prole minore, una volta incardinato per primo il giudizio per la modifica dei patti della separazione, i due procedimenti potranno essere riuniti nonostante la diversità di rito, soccorrendo al riguardo il criterio previsto dall’art. 40, 3° comma cod. proc. civ.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 10 Marzo 2008.