LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO II
Del pubblico ministero

Art. 71

Comunicazione degli atti processuali al pubblico ministero
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice, davanti al quale è proposta una delle cause indicate nel primo comma dell'articolo precedente, ordina la comunicazione degli atti al pubblico ministero affinché possa intervenire.

II. Lo stesso ordine il giudice può dare ogni volta che ravvisi uno dei casi previsti nell'ultimo comma dell'articolo precedente.


GIURISPRUDENZA

Querela di falso - Partecipazione del P.M. alle udienze e formulazione, da parte dello stesso, delle conclusioni - Necessità - Esclusione - Fondamento.
In tema d'intervento obbligatorio del P.M., ai fini della validità del procedimento per querela di falso non sono necessarie né la presenza alle udienze né la formulazione delle conclusioni da parte di un rappresentante di tale ufficio, essendo sufficiente che il P.M., mediante l'invio degli atti, sia informato del giudizio e posto in condizione di sviluppare l'attività ritenuta opportuna. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Ottobre 2018, n. 27402.


Comunicazioni - Modalità - Forme previste dall'art. 136 c.p.c. - Forme equipollenti - Ammissibilità - Condizioni - Limiti - Fattispecie.
Benché le comunicazioni di cancelleria debbano avvenire, di norma, con le forme previste dagli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. c.p.c. (consegna del biglietto effettuata dal cancelliere al destinatario ovvero notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario), esse possono essere validamente eseguite anche con modalità equipollenti, sempreché risulti la certezza dell'avvenuta consegna. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto provato che il P.M. fosse stato validamente informato della pendenza del giudizio di querela di falso in ragione della avvenuta apposizione della sigla "F.A." - ovvero "Fatto Avviso" - a margine del verbale di udienza, con indicazione della data di trasmissione effettuata dal personale della cancelleria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Ottobre 2018, n. 27402.


Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Giudice di uno Stato membro investito di una domanda di autorizzazione giudiziaria a rinunciare a un’eredità per conto di un minore – Competenza in materia genitoriale – Proroga di competenza – Articolo 12, paragrafo 3, lettera b) – Accettazione della competenza – Presupposti.
In una situazione come quella di cui al procedimento principale, in cui i genitori di un minore, abitualmente residenti con quest’ultimo in uno Stato membro, hanno presentato, per conto di tale minore, una domanda di autorizzazione alla rinuncia di un’eredità dinanzi a un giudice di un altro Stato membro, l’articolo 12, paragrafo 3, lettera b), del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, deve essere interpretato nel senso che: 1) il deposito effettuato congiuntamente dai genitori del minore dinanzi all’autorità giurisdizionale da loro scelta costituisce accettazione univoca di tale giudice da parte degli stessi; 2) un pubblico ministero che, a norma del diritto nazionale, è per legge parte al procedimento instaurato dai genitori è parte al procedimento ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 3, lettera b), del regolamento n. 2201/2003. L’opposizione mossa da tale parte contro la scelta dell’autorità giurisdizionale effettuata dai genitori del minore successivamente alla data in cui tale autorità è stata adita osta a riconoscere che a detta data tutte le parti al procedimento abbiano accettato la proroga di competenza. In mancanza di una siffatta opposizione, l’accordo di tale parte può considerarsi implicito e la condizione relativa all’accettazione della proroga di competenza, in modo univoco da tutte le parti al procedimento alla data in cui tale giudice è adito, può ritenersi soddisfatta, e 3) la circostanza che la residenza del de cuius alla data del suo decesso, il suo patrimonio, oggetto della successione, e le passività dell’asse ereditario si trovassero nello Stato membro cui appartiene il giudice adito consente, in mancanza di elementi che dimostrino che la proroga di competenza rischierebbe di incidere negativamente sulla situazione del minore, di considerare che una siffatta proroga di competenza è conforme all’interesse superiore del minore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 19 Aprile 2018.


Sub procedimenti di autorizzazione di competenza del giudice tutelare - Obbligo della comunicazione degli atti al Pubblico Ministero - Esclusione.
Il provvedimento del Giudice Tutelare, concessivo di una autorizzazione, in materia di misure di protezione o minori, non deve essere comunicato al P.M. quando sia inerente a procedura in cui non è previsto l’intervento obbligatorio di detto Ufficio e non si ravvisi il coinvolgimento di interessi di stretto rilievo pubblicistico. Restano quindi esclusi dall’obbligo della comunicazione degli atti al PM, tutti i sub-procedimenti relativi al procedimento di amministrazione di sostegno nonché tutti i procedimenti camerali di competenza del Giudice tutelare (ad es. i decreti di cui agli artt. 374, 375, 320 c.c.), sempre che il Giudice tutelare non ravvisi la sussistenza di quel pubblico interesse che lo autorizza a sollecitare l’intervento facoltativo del Pubblico Ministero attraverso la comunicazione a quest’ultimo degli atti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Intervento del pubblico ministero - Ha intervento ai sensi degli articoli 70 e 71 c.p.c. - Sussistenza..
Il pubblico ministero è legittimato ad intervenire nella procedura di concordato preventivo anche ai sensi degli articoli 70 e 71 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 16 Febbraio 2012.