LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO I
Della separazione personale dei coniugi

Art. 709-ter

Soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all'esercizio della responsabilità (1) genitoriale o delle modalità dell'affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all'articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore.

II. A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:

1) ammonire il genitore inadempiente;

2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;

3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell'altro;

4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

III. I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari.



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(1) Con effetto dal 7 febbraio 2014, l'art. 95, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, ha sostituito alla parola «potestà» la parola «responsabilità».

GIURISPRUDENZA

Controversie concernenti l’affidamento e il mantenimento di figli nati fuori del matrimonio promosse ex artt. 337 bis e segg. c.c. – Condanna del genitore al pagamento di somma da parte del tribunale, ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c., per ogni violazione o inosservanza dei provvedimenti di cui al decreto di regolamentazione dei rapporti genitori/figli – Inammissibilità.
Poiché la sanzione prevista dall’art. 614 c.p.c.  può accedere unicamente a sentenze di condanna ad un obbligo (determinato) di fare o di non fare, tale misura di coercizione indiretta è inammissibile nei procedimenti aventi ad oggetto l’adozione di provvedimenti ex art. 337 bis e ss. c.c. atteso che i “provvedimenti riguardo ai figli” che il Tribunale deve adottare ai sensi dell’art. 337 ter c.c., in relazione al regime di affidamento, alla regolamentazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale, ed alla determinazione dei tempi e delle modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, non comportano alcuna statuizione di “condanna” a carico dell’uno o dell’altro genitore e, inoltre, la competenza ad accertare inadempimenti ai provvedimenti ex artt. 337 bis e ss. c.c. o comportamenti che comunque “arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità di affidamento”  spetta  esclusivamente “al giudice del procedimento in corso” o al tribunale in composizione collegiale, e non certamente al giudice dell’esecuzione (in sede di eventuale opposizione a precetto ex art. 614 bis c.p.c.), come espressamente previsto dall’art. 709 ter c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12 Luglio 2018.


Separazione e divorzio – Provvedimenti del Giudice Istruttore ex art.709 ter c.p.c. – Impugnabilità – Esclusione.
I provvedimenti ex art. 709 ter c.p.c. adottati con ordinanza dal giudice istruttore nel corso di un procedimento di separazione o di divorzio sono connotati dall’assenza di decisorietà (stricto sensu intesa) e di definitività e non subordinati alla ricorrenza dei presupposti tipici del fumus boni iuris e del periculum in mora, e dunque non assimilabili ai provvedimenti cautelari.
L'art. 708 c.p.c. è norma eccezionale e concerne esclusivamente il reclamo avverso l'ordinanza presidenziale (sicché non è estensibile analogicamente alle ordinanze del G.I.). Peraltro, connotandosi i provvedimenti in parola per l’assenza di natura decisoria, verosimilmente la mancanza di uno strumento di impugnazione non si risolve in queste ipotesi in una vera e propria lacuna. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Locri, 04 Ottobre 2017.


Procedimenti di modifica delle condizioni di divorzio ex art. 9 L. n. 898/1970 – Responsabilità genitoriale – Affidamento minori – Competenza territoriale – Tribunale del luogo di residenza dei figli.
Pur mancando nella legge divorzile una disciplina specifica sulla competenza territoriale nei procedimenti di revisione delle condizioni di divorzio che riguardano l’affidamento dei minori, di tali procedimenti deve conoscere il Tribunale del luogo di residenza dei figli, in applicazione analogica di quanto previsto per i procedimenti ex art. 710 c.p.c. di modifica delle condizioni di separazione, secondo il dettato dell’art. 709 ter, primo comma, c.p.c.. Le questioni che riguardano la responsabilità genitoriale devono essere decise dal tribunale più prossimo alla sede degli interessi del minore. (Marcella Frangipani) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 07 Marzo 2016.


Esercizio della responsabilità genitoriale – Iscrizione scolastica dei figli – Conflitto genitoriale – Scuola pubblica / scuola privata – Decisione del Tribunale – Criterio oggettivo – Favor per la scuola pubblica

Esercizio della responsabilità genitoriale – Iscrizione scolastica dei figli – Conflitto genitoriale – Scuola pubblica / scuola privata – Decisione del Tribunale – Criterio oggettivo – Favor per la scuola pubblica – Scelta in questo modo “neutra”
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Laddove non esista, o non persista, un’intesa tra i genitori a favore di qualsivoglia istituto scolastico privato e non emergano evidenti controindicazioni all’interesse del minore (in particolare riconducibili a sue insite difficoltà di apprendimento, a particolari fragilità di inserimento nel contesto dei coetanei, a esigenze di coltivare studi in sintonia con la dotazione culturale o l’estrazione nazionale dei genitori ecc.), la decisione dell’Ufficio giudiziario – in sé sostitutiva di quella della coppia genitoriale – non può che essere a favore dell’istruzione pubblica, secondo i canoni dall’ordinamento riconosciuti come idonei allo sviluppo culturale di qualsiasi soggetto minore residente sul territorio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In linea di principio, nell’ipotesi di conflitto tra i genitori in ordine all’iscrizione dei minori a Scuola, preferenza e prevalenza va data alle istituzione scolastiche pubbliche poiché espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione (art. 1 l. 10 marzo 2000 n. 62) nonché esplicazione principale del diritto costituzionale alla istruzione (art. 33 comma II cost.). Le altre istituzioni scolastiche (paritarie, private in generale), pertanto, possono incontrare il favore del giudice, nella risoluzione del conflitto, solo là dove emergano elementi precisi e di dettaglio per accertare un concreto interesse effettivo dei figli a frequentare una scuola diversa da quella pubblica. Peraltro, la scelta del giudicante nel senso della scuola pubblica è una scelta “neutra” che non rischia di orientare il minore verso determinate scelte educative o di orientamento culturale in generale (e ciò, invece, potrebbe avvenire nella designazione di una scuola privata). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 04 Febbraio 2015.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Responsabilità genitoriale - Gravi inadempienze o atti pregiudizievoli per il minore - Ammonimento al genitore inadempiente - Sussiste.
Deve essere ammonito il genitore inadempiente che non rispetta né le clausole previste in sede di separazione né quanto disposto nei provvedimenti provvisori emessi nel corso della procedura di modifica delle condizioni di separazione. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Responsabilità genitoriale - Gravi inadempienze - Risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori nei confronti dell'altro - Non sussiste.
Deve rigettarsi la domanda di risarcimento dei danni formulata da un genitore nei confronti dell'altro nel caso in cui non vi siano i presupposti di legge e cioè quando la situazione di difficoltà in atto vada ricondotta alla conflittualità tra le parti (nel caso di specie i genitori, continuando a litigare in merito alla loro non risolta crisi coniugale, non sono riusciti a preservare i minori da tale conflitto). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Tutela Cautelare ex art. 700 c.p.c. – Diritto di famiglia – Ammissibilità dello strumento cautelare – Esclusione (art. 700 c.p.c.).

Domanda introduttiva del procedimento – Manifesta inammissibilità – Decisione de plano – Sussiste (art. 111 Cost.).
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Il diritto di famiglia prevede rimedi speciali, tipici e settoriali per porre rimedio a ciascuna delle possibili violazioni che uno dei partners dovesse porre in essere: garanzie per l’assegno di mantenimento (156 c.c.); provvedimenti atipici per le condotte aggressive (342-bis c.c.); sanzioni e risarcimento del danno (709-ter c.p.c.); modifica/revoca dei provvedimenti interinali (709, ult. comma, c.p.c.); ingiunzioni di pagamento in ragione delle condizioni di separazione o divorzio, costituenti titolo esecutivo; sequestro dei beni del coniuge allontanatosi (146 c.c.); presentazione della domanda di separazione o divorzio. In particolare, nel caso in cui uno dei coniugi ponga in essere condotte lesive della persona del congiunto, è dato ricorso agli ordini giudiziali ex art. 342-bis c.c., 736-bis c.p.c., nella cui sede sono anche ammesse statuizioni di tipo economico. Ne consegue che, in tutti questi casi, difetta la residualità richiesta dall’art. 700 c.p.c. per l’ammissibilità dello strumento cautelare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Secondo la giurisprudenza di questo ufficio, «Dove emerga, in ragione di un quadro normativo consolidato, che il ricorso introduttivo del giudizio è inammissibile (nel caso di specie: artt. 446 c.c., 700 c.p.c.) è superflua la previa instaurazione del contraddittorio con controparte, atteso che non potrebbe per tale via neppure in ipotesi giungersi al superamento delle considerazioni in rito. E’ conseguentemente ammissibile la chiusura del procedimento in rito, de plano» (v. Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 2 - 3 aprile 2013 Pres. est., G. Servetti). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Aprile 2013.


Genitori separati – Diritto del genitore ad includere nelle frequentazioni con i figli il nuovo Convivente – Sussiste – Condizioni – Preminente interesse del minore (Artt. 2 Cost., artt. 155 c.c., 709-ter c.p.c.)..
In assenza di pregiudizio per il minore e adottando le opportune cautele, il genitore separato ha diritto a coinvolgere il proprio figlio nella sua nuova relazione sentimentale, trattandosi di una formazione sociale a rilevanza costituzionale; ciò, a maggior ragione, dove il periodo di riferimento non sia quello immediatamente successivo alla separazione (e più delicato) ma quello divorzile a distanza di diversi anni dalla rottura della convivenza madre – padre. Peraltro, il divieto di frequentazione del nuovo convivente del genitore non collocatario, di fatto può tradursi in una lesione del diritto di visita inclusivo del pernottamento perché il nuovo partner non è un mero ospite che può essere allontanato tout court dalla casa; l’effetto sarebbe porre il padre di fronte ad una scelta che mette da una parte la nuova compagna e dall’altro il figlio; quanto troverebbe giustificazione solo se il preminente interesse della prole fosse esposto a rischio. Deve anche ricordarsi che la migliore letteratura psicologica sul punto ritiene che il graduale inserimento dei nuovi compagni, nella vita dei figli di genitori separati, corrisponda al loro benessere, dove madre e padre abbiano cura e premura di far comprendere alla prole che le nuove figure non si sostituiscono a quelle genitoriali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Marzo 2013.


Controversie insorte trai genitori in merito all’esercizio della potestà genitoriale – Art. 709-ter c.p.c. – Massiccia ingerenza del giudice, voluta dal Legislatore – Presupposti per l’intervento del giudice: 1) insuperabilità del contrasto; 2) rischio attuale e serio per l’interesse del minore – Sussiste (art. 709-ter c.p.c.).

Controversie insorte trai genitori in merito all’esercizio della potestà genitoriale – Art. 709-ter c.p.c. – Insanabile, inconciliabile e perdurante conflittualità – Adozione di provvedimenti limitativi della potestà genitoriale – Necessità – Sussiste (art. 709-ter c.p.c.).
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La massiccia ingerenza voluta dal legislatore con l’innesto nel codice di rito dell’art. 709-ter c.p.c. presuppone, per potersi considerare legittima e in reale sintonia con gli obiettivi segnati dall’impianto normativo, che il mancato perfezionamento dell’accordo tra i genitori esercenti la potestà sia accertato come insuperabile e che lo stesso integri, attraverso un significativo blocco delle funzioni decisionali inerenti alla vita del soggetto minore, un consistente pregiudizio dei suoi più pregnanti interessi. Diversamente opinando, in presenza di una forte difformità di vedute e di orientamenti educativi tra i genitori – difformità affatto rara ove si verta in vicende separative o divorzili connotate da accesa conflittualità interpersonale, nelle quali spesso si verifica l’incapacità delle parti di scindere la compromessa relazione di coppia dai profili di gestione del compito genitoriale – si avrebbe quale effetto che l’esercizio della potestà, e proprio con riguardo alle questioni di maggior rilievo, finirebbe per concentrarsi sulla figura istituzionale del Giudice, con conseguente sostanziale svuotamento dello stesso esercizio da parte dei titolari della potestà medesima e accumulo di responsabilità in capo all’organo giudiziario. Di conseguenza, la pur prevista ingerenza giurisdizionale è da intendersi quale estremo rimedio nell’interesse della prole minore, quanto a dire come intervento del tutto residuale per i casi nei quali qualsiasi tentativo di accordo tra i genitori sia definitivamente accertato come infruttuoso e, inoltre, tale disaccordo sia destinato a ripercuotersi sul minore in termini di serio, oggettivo ed altrimenti inemendabile pregiudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui emerga piena ed univoca prova dell’estrema ed ormai assolutamente insanabile, inconciliabile e perdurante conflittualità in essere tra i genitori e risulti pure che la stessa possa essere, anche in sé considerata, foriera sì di un grave pregiudizio in relazione all’esercizio della potestà genitoriale per l’interesse dei figli minori della coppia (con un potere decisionale sulle scelte di primaria importanza per i minori destinato, con ogni verosimiglianza, ad una condizione di assoluta immobilità) - in considerazione del fatto che il sistematico ricorso ai veti incrociati nell’ambito delle scelte educative, terapeutiche e scolastiche in favore dei minori può tradursi in un risultato estremamente pregiudizievole per l’interesse dei figli (comportando una progressiva quanto inevitabile paralisi anche dei compiti accuditivi, educativi e di cura dei genitori) - è necessario ed opportuno che il giudice adotti provvedimenti limitativi della potestà genitoriale -in materia di decisioni riguardanti i minori con riferimento alle scelte terapeutiche, ricretative, di sostegno scolastico e dei corsi parascolastici- delegando ai Servizi Sociali territorialmente competenti di assumere, previo contraddittorio con entrambi i genitori, le opportune e necessarie decisioni finali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 02 Dicembre 2012.


Provvedimenti emessi in sede di volontaria giurisdizione - Che limitino o escludano la potestà dei genitori naturali ai sensi dell'art. 317-bis cod. civ., che pronuncino la decadenza dalla potestà sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli artt. 330 e 332 cod. civ., che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 cod. civ., o che dispongano l'affidamento contemplato dall'art. 4, secondo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184 - Ricorribilità in Cassazione della decisione sul reclamo - Esclusione.

Art. 709-ter c.p.c. - “Impugnazione con i mezzi ordinari” - Significato.
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I provvedimenti, emessi in sede di volontaria giurisdizione, che limitino o escludano la potestà dei genitori naturali ai sensi dell'art. 317-bis cod. civ., che pronuncino la decadenza dalla potestà sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli artt. 330 e 332 cod. civ., che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 cod. civ., o che dispongano l'affidamento contemplato dall'art. 4, secondo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184, in quanto privi dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale, non sono impugnabili con il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111, settimo comma, Cost. neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione (nella specie, la mancanza del parere del P.M. e la mancata audizione dei genitori), in quanto la pronunzia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato e, pertanto, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri quell'atto sia privo, stante la natura strumentale della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La locuzione contenuta nell'art. 709-ter cod.proc.civ., che prevede l'impugnazione con i mezzi ordinari, va interpretata per l'effetto nel senso che i mezzi "ordinari" sono solo quelli propri della categoria giuridica cui appartiene l'atto, determinata dal suo contenuto e dalla sua finalità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2012, n. 15341.