LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO I
Della separazione personale dei coniugi

Art. 708

Tentativo di conciliazione e provvedimenti del presidente (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. All'udienza di comparizione il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente e poi congiuntamente, tentandone la conciliazione.

II. Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere il processo verbale della conciliazione.

III. Se la conciliazione non riesce, il presidente, anche d'ufficio, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell'interesse della prole e dei coniugi, nomina il giudice istruttore e fissa udienza di comparizione e trattazione davanti a questi. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentiti il ricorrente ed il suo difensore.

IV. Contro i provvedimenti di cui al terzo comma si può proporre reclamo con ricorso alla Corte d'appello che si pronuncia in camera di consiglio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento (2).



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(1) Articolo sostituito, in sede di conversione, dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv., con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, con effetto dal 1 marzo 2006.
(2) Comma aggiunto dall'art. 2, comma 1, l. 8 febbraio 2006, n. 54.

GIURISPRUDENZA

Divorzio – Ordinanza presidenziale di riduzione dell’assegno di mantenimento del coniuge separato – Fondata sull’astratta idoneità all’indipendenza economica del beneficiario – Reclamabilità – Affermazione.
Il nuovo indirizzo giurisprudenziale secondo il quale l’assegno divorzile non è dovuto tutte le volte in cui l’altro coniuge abbia conseguito – o sia in condizione di conseguire – l’autosufficienza economica può trovare applicazione con la sentenza che dichiara il divorzio, ma non prima: nella fase presidenziale il giudice non è chiamato a formulare un’anticipazione del giudizio relativo alla sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio, ma solo a verificare se nelle more si siano verificati fatti nuovi che consiglino di modificare le previsioni assunte in sede di separazione dei coniugi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 04 Ottobre 2018.


Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Modificabilita' - Provvedimenti adottati dal giudice istruttore, ex art. 709, ultimo comma, c.p.c. di revoca o modifica di quelli presidenziali - Reclamabilità - Esclusione - Fondamento.
Nell'ambito del procedimento di separazione personale dei coniugi, i provvedimenti adottati dal giudice istruttore, ex art. 709, ultimo comma, c.p.c., di modifica o di revoca di quelli presidenziali, non sono reclamabili poiché è garantita l'effettività della tutela delle posizioni soggettive mediante la modificabilità e la revisione, a richiesta di parte, dell'assetto delle condizioni separative e divorzili, anche all'esito di una decisione definitiva, piuttosto che dalla moltiplicazione di momenti di riesame e controllo da parte di altro organo giurisdizionale nello svolgimento del giudizio a cognizione piena. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Maggio 2018, n. 11279.


Divorzio – Sentenza – Determinazione dell’importo del mantenimento – In modifica di provvedimento definitivo emesso in diverso giudizio – Efficacia retroattiva dalla data della domanda – Sussiste.
Gli effetti della sentenza, emessa in sede di definizione delle questioni economiche relative al divorzio, modificativa dell’ammontare – già determinato con precedente provvedimento definitivo emesso in sede di separazione o di modifica delle condizioni economiche della separazione – del contributo di uno degli ex coniugi per il mantenimento dei figli collocati presso l’altro ex coniuge, retroagiscono alla data della domanda o comunque alla data, se successiva, del verificarsi delle ragioni giustificative della modifica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2018, n. 10788.


Separazione e divorzio – Provvedimenti del Giudice Istruttore ex art.709 ter c.p.c. – Impugnabilità – Esclusione.
I provvedimenti ex art. 709 ter c.p.c. adottati con ordinanza dal giudice istruttore nel corso di un procedimento di separazione o di divorzio sono connotati dall’assenza di decisorietà (stricto sensu intesa) e di definitività e non subordinati alla ricorrenza dei presupposti tipici del fumus boni iuris e del periculum in mora, e dunque non assimilabili ai provvedimenti cautelari.
L'art. 708 c.p.c. è norma eccezionale e concerne esclusivamente il reclamo avverso l'ordinanza presidenziale (sicché non è estensibile analogicamente alle ordinanze del G.I.). Peraltro, connotandosi i provvedimenti in parola per l’assenza di natura decisoria, verosimilmente la mancanza di uno strumento di impugnazione non si risolve in queste ipotesi in una vera e propria lacuna. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Locri, 04 Ottobre 2017.


Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Modifica delle condizioni di separazione - Provvedimento presidenziale affermativo della giurisdizione italiana - Preclusione del regolamento ex art. 41 c.p.c. - Insussistenza - Fondamento.
Il decreto presidenziale assunto in sede di modifica della separazione personale dei coniugi che, nel fissare la comparizione delle parti anche al fine dell’assunzione dei necessari provvedimenti istruttori, formuli rilievi di carattere meramente incidentale in ordine alla questione di giurisdizione sollevata dalla parte convenuta (la cui decisione, peraltro, è di competenza del collegio), non osta alla proponibilità del regolamento di giurisdizione, non esorbitando dalla funzione attribuita ai provvedimenti assunti ex art. 708 c.p.c., che è meramente provvisoria ed interinale e, dunque, priva del carattere della decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Giugno 2017, n. 13912.


Procedimento di separazione giudiziale – Eccezione di sospensione – Provvedimenti provvisori e urgenti – Sottrazione internazionale di minore – Istanza di rimpatrio

Procedimento per sottrazione internazionale – Procedimento di separazione giudiziale dei coniugi – Strumentalità dell'istanza di rimpatrio – Residenza abituale del minore – Centro di imputazione legami affettivi del minore
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Pendente il deposito di un ricorso per separazione giudiziale avanti al Tribunale italiano fra due coniugi di diversa residenza (italiana e inglese) con un figlio minore, viene introdotto dal coniuge inglese un ricorso per sottrazione internazionale di minore ai sensi della Convenzione dell'Aja del 1980, con richiesta di reimpatrio nella residenza paterna in Londra. Il Presidente delegato a decidere dei provvedimenti provvisori e urgenti nella separazione giudiziale della coppia con figlio minore, si dichiara competente a decidere sulla richiesta di provvedimenti provvisori e urgenti ex art. 20 del Reg. 2201/2003 nelle more della pronuncia sulla attivata procedura ai sensi della Convenzione dell'Aja; non accoglie la eccezione di sospensione formulata dal coniuge che ha nel frattempo depositato una istanza di reimpatrio del minore ex Convenzione dell'Aja sul presupposto della dichiarata strumentalità della istanza, valutando in fatto: la inerzia nel deposito della istanza di reimpatrio rispetto all'asserito evento che avrebbe determinato la sottrazione; la inerzia anche rispetto al deposito da parte dell'altro coniuge del ricorso per separazione. (Claudio Pezzi) (riproduzione riservata)

Il Tribunale per i Minorenni di Bologna rigetta un ricorso di sottrazione internazionale di minore ex Convenzione dell'Aja del 1980 per difetto del requisito dell'allontanamento dalla residenza abituale del minore ex art. 3 della Convenzione, rilevando che, nel caso di specie, non è ravvisabile alcun legame del minore con l'Inghilterra, paese nel quale si chiedeva il reimpatrio. Il Tribunale dei Minori nel rigettare il ricorso per difetto del requisito della residenza abituale ha condiviso la posizione del giudice della separazione in merito al carattere strumentale della presentazione del ricorso e ha inoltre statuito, seguendo il prevalente orientamento della Corte di Cassazione, che "per 'residenza abituale', ai fini della citata convenzione, debba intendersi il luogo in cui il minore, in virtù di una durevole e stabile permanenza, anche di fatto, ha il centro dei propri legami affettivi, non solo parentali, derivanti dallo svolgersi in detta località la sua vita quotidiana di relazione". (Claudio Pezzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 16 Febbraio 2016.


Separazione e divorzio – Richiesta di modifica dei provvedimenti temporanei e urgenti – Necessità di nuove circostanze sopravvenute – Sussiste.
Sebbene non sia più esplicitamente previsto dalla legge che la modifica (o la revoca) possano essere adottate solo in caso di ipotesi di mutamento nelle circostanze, un’interpretazione sistematica conduce a reputare, più verosimilmente, essere tuttora imposto dalla legge che il potere di revoca o modifica, in capo al Giudice Istruttore, sorga sul presupposto del sopravvenire di giustificati motivi (circostanze nuove, o preesistenti, ma incolpevolmente ignote).
Infatti:
- l’art. 156, co. 7, c.c., prevede che «Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti»: sicché il Giudice che procede a modificare il regime dei rapporti patrimoniali fra coniugi separati, ai sensi dell’art. 710 c.p.c., deve rinvenire dei motivi sopravvenuti: e non si vede perché mai, allora, il solo Giudice Istruttore dovrebbe prescindere dalle sopravvenienze;
- l’art. 9, co. 1, l. 1°.12.1970, n. 898, prevede espressamente che «Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6»: sicché sono necessarie, anche in questo caso, delle sopravvenienze;
- l’art. 337 quinquies c.c., prevede che «I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo»: così introducendo una libera rivedibilità delle disposizioni, che costituisce un’evidente eccezione, rispetto alle norme già viste, giustificata dall’indisponibilità degli interessi dei figli minori, la cui cura è di evidente rilievo pubblico;
- l’art. 177, co. 3, n. 3, c.p.c. prevede che non possano essere revocate, o modificate, le ordinanze suscettibili di essere reclamate: sicché soltanto le sopravvenienze possono, nella materia della famiglia, giustificare la possibilità, nonostante la proponibilità del reclamo, della revoca o modifica: perché, in tale materia, vige il principio, secondo cui ogni decisione è adottata rebus sic stantibus (dunque, affinché una decisione possa essere modificata, occorre o un’impugnazione, oppure che siano dedotte novità);
- l’art. 669 decies c.p.c., prevede espressamente che l’ipotesi è ammessa unicamente «se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare; e i provvedimenti presidenziali assumono un carattere urgente e provvisorio, in vista di un successivo merito.
Non può negarsi che il sistema manifesti una coerenza, in tutti i suoi ambiti, ogniqualvolta si sia in presenza dello schema che prevede un provvedimento non definitivo, il reclamo avverso il medesimo, la revocabilità, o modificabilità, del primo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Marzo 2015.


Provvedimento del presidente ex art. 708 cpc – Efficacia esecutiva – Spese straordinarie – Esclusione..
All'ordinanza con la quale il Presidente del tribunale pronunci, ai sensi dell'art. 708 c.p.c., i provvedimenti temporanei ed urgenti di contenuto economico nell'interesse dei coniugi e della prole, è riconosciuta esplicitamente dall'art. 189 disp. att. c.p.c. la natura di titolo esecutivo, riguardo alle obbligazioni già definite nell'ammontare (ad es., il contributo al mantenimento per il coniuge e per i figli), non anche per le spese che debbano essere affrontate il prosieguo. Pertanto, nel caso in cui il coniuge onerato alla contribuzione delle spese straordinarie, sia pure pro quota, non adempia, al fine di legittimare l'esecuzione forzata, occorre adire nuovamente il giudice affinché accerti l'effettiva sussistenza delle condizioni di fatto che determinano l'insorgenza stessa dell'obbligo di esborso di quelle spese, e ne determini l'esatto ammontare (Cass. 29.1.1999, n. 782; 28.1.2008, n. 1758; 24.2.2011, n. 4543). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2014, n. 2815.


Ordinanza presidenziale ex art. 708 c.p.c. – Reclamo alla Corte di Appello – Caratteristiche della cognizione del giudice del riesame – Limiti..
Lo strumento del riesame di cui all’art. 708, c.p.c. ha la funzione di rimedio sommario a determinazioni presidenziali di prima delibazione, che, alla luce del materiale allo stato acquisito in primo grado, appaiano sperequate o ingiustificate e che gli approfondimenti istruttori devono essere svolti innanzi al giudice di primo grado il quale ha facoltà, eventualmente, di modificare i provvedimenti provvisori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Ottobre 2013.


Provvedimenti presidenziali assunti ex art. 708 c.p.c. – Reclamo – Modifica da parte del giudice istruttore – Rapporti e presupposti. .
In materia di modifica dei provvedimenti temporanei assunti dal Presidente, nel rito della famiglia, ove la parte lamenti errori di valutazione da parte del presidente del Tribunale su fatti portati alla sua conoscenza dovrà proporre reclamo, entro il termine perentorio previsto dall'art. 708, comma 4 cod. proc. civ., avanti alla corte d'appello; qualora, invece, affermi l'esistenza di circostanze sopravvenute o anche di fatti preesistenti di cui, però, si sia acquisita conoscenza successivamente, ovvero alleghi fatti emergenti da una successiva attività istruttoria, dovrà richiedere al giudice istruttore la revoca o la modifica del provvedimento presidenziale ex art. 709, ultimo comma cod. proc. civ.” (cfr. Trib. Mantova, 23 maggio 2007, Trib. Palermo, 6 marzo 2007; Trib. Lamezia Terme, ordinanza 30 marzo 2010 in; Trib. Varese, sez. I, ordinanza 26 novembre 2010; Trib. Roma, sez. I, ordinanza 13 luglio 2011; Trib. Busto Arsizio, ordinanza 17 novembre 2010). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Ottobre 2013.


Assegnazione della casa familiare – Provvedimento di assegnazione – Termine concesso alla parte estromessa dal godimento dell’immobile per lasciare la casa – Esecutività – Sussiste – Con riferimento alla implicita condanna al rilascio dell’immobile – Sussiste – Tutela in caso di omesso rilascio – Ricorso al giudice della famiglia – Esclusione – Ricorso all’esecuzione – Sussiste. .
Il provvedimento, o sentenza, con cui è attribuito il diritto al godimento della casa familiare ex art. 155-quater c.c., contiene in sé, implicitamente, la condanna al rilascio nei confronti dell'altro coniuge. Ciò vuol dire che, alla scadenza del termine stabilito dal magistrato, il genitore non assegnatario (invitato a lasciare la casa) va qualificato come occupante l’immobile sine titulo e, pertanto, verso lo stesso, la parte assegnataria ha titolo (esecutivo: l’ordinanza ex art. 708 c.p.c.) per ottenere il rilascio o comunque l’allontanamento. Giova, infatti, ricordare che, giusta gli artt. 708 c.p.c. e 189 disp. att. c.p.c., il provvedimento anticipatorio e provvisorio, ex art. 708 c.p.c. costituisce titolo esecutivo, anche e soprattutto relativamente alla assegnazione della casa familiare: l'ordinanza attributiva del diritto ad uno dei coniugi di abitare la casa familiare è conseguentemente soggetta, in mancanza di spontaneo adempimento, ad esecuzione coattiva (in via breve, tramite l'ufficiale giudiziario, o mediante normale procedura di esecuzione forzata). Ne consegue che lo strumento rimediale è da intravedersi nell’esecuzione e non nel ricorso al giudice della famiglia che ha, sul punto, consumato i suoi poteri (salve le successive valutazioni in merito al comportamento di colui il quale abbia violato l’ordinanza presidenziale). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Ottobre 2013.


Ordinanza del giudice istruttore di modifica dei provvedimenti presidenziali pronunciati ex art. 708 c.p.c. - Reclamabilità - Esclusione..
Le ordinanze del giudice istruttore in materia di revoca o modifica dei provvedimenti temporanei ed urgenti emessi dal presidente del tribunale nell’interesse della prole e dei coniugi ai sensi dell’art. 708, 3° comma, c.p.c. non sono reclamabili. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Giugno 2013.


Separazione coniugi - Contributo al mantenimento del figlio - Genitore con locatario ed economicamente più forte..
Il Presidente del Tribunale in sede di comparizione dei coniugi nel giudizio divorzile deve tener conto non soltanto dei provvedimenti emessi nel giudizio di separazione che hanno consentito di realizzare il contemperamento fra le esigenze del minore e quelle del genitore non collocatario, prevalentemente finalizzato ad instaurare fra loro un valido rapporto affettivo, ma anche della differenza economico reddituale esistente fra le parti in causa. Se tale differenza apparirà rilevante fra i coniugi, tale da giustificare in via astratta l'imposizione in favore del marito di un assegno a carico della moglie, nel regolamentare l'entità del contributo per il figlio, il Giudice potrà addebitarlo esclusivamente al coniuge economicamente più forte, non costituendo tale esborso un significativo sacrificio per quest'ultimo. (Domenico Sollazzo) (riproduzione riservata) Appello Bari, 05 Aprile 2013.


Divorzio - Ordinanza emessa dal giudice istruttore - Reclamo - Inammissibilità.

Divorzio - Modifica o revoca del provvedimento presidenziale - Condizioni.
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È inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza emessa dal Giudice Istruttore della causa di divorzio (modificativa dei provvedimenti presidenziali), poiché tale provvedimento non ha le medesime caratteristiche dell’ordinanza del Presidente del Tribunale ex art. 708 c.p.c. (contenente determinazioni urgenti) di cui condivide solo il tratto dell’anticipazione della tutela. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il Giudice Istruttore può modificare o revocare il provvedimento presidenziale al verificarsi di sopravvenienze o in caso di rivalutazione degli elementi in base all’istruttoria compiuta e, perciò, le sue ordinanze discendono dal compimento dell’istruttoria e/o dal mutamento delle circostanze e non dall’esercizio di un potere di natura cautelare: deve dunque escludersi l’applicabilità dell’art. 669-terdecies c.p.c.. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 06 Settembre 2012.


Giudizio di separazione coniugi - Ordinanza presidenziale contenente i provvedimenti temporanei e urgenti - Natura cautelare - Spedizione in forma esecutiva - Esclusione..
L’ordinanza presidenziale emessa nel giudizio di separazione (art. 708 c.p.c.) non richiede la spedizione in forma esecutiva ai sensi dell’art. 475 c.p.c.; infatti, si tratta di provvedimento di natura cautelare – poiché contiene “provvedimenti temporanei e urgenti” ed è reclamabile innanzi a un organo giurisdizionale differente – per la cui attuazione l’art. 669-duodecies c.p.c. rimanda agli artt. 491 ss. c.p.c.. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 27 Aprile 2012.


Reclamabilità dei provvedimenti emessi dal giudice istruttore ai sensi dell’art. 709, ultimo comma c.p.c. – Esclusione – Legittimità costituzionale – Sussiste..
Le ordinanze del giudice istruttore in materia di revoca o modifica dei provvedimenti temporanei ed urgenti emessi dal presidente del tribunale nell’interesse della prole e dei coniugi ai sensi dell’art. 708, 3° comma, c.p.c. non sono reclamabili. In primo luogo, i provvedimenti del giudice istruttore, emessi ex art. 709, utl. comma c.p.c., non hanno natura cautelare strictu sensu intesa. Non è, dunque, conferente il richiamo al rito cautelare uniforme. In secondo luogo, trattasi di provvedimenti temporanei inidonei ad incidere in modo definitivo sulla lite, potendoli il giudice istruttore sempre modificare o revocare ed essendo sottoposti, sempre, al controllo del Collegio al momento della remissione della causa al Tribunale. La soluzione sposata non contrasta con parametri costituzionali come sostegno taluni: a) non con l’art. 3 della Costituzione, sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza, posto che la discrezionalità del Legislatore nella tipizzazione di modelli processuali è ampia, con il solo limite della ragionevolezza e comunque è differente la decisione del Presidente (708 c.p.c.), assunta in modo del tutto sommario, da quella del giudice istruttore, assunta con il fascicolo completo; b) non con l’art. 24, Cost. perché, come visto, vi sono rimedi comunque ampi per il controllo delle ordinanze de quibus. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 27 Gennaio 2011.


Separazione coniugi - Provvedimenti temporanei ed urgenti del presidente del tribunale - Opposizione - Valore inferiore ad euro 5.000 e competenza..
Nel caso di titolo esecutivo rappresentato da provvedimento presidenziale ex art. 708 c.p.c., rientra nella competenza per valore del giudice di pace la cognizione dell’opposizione a precetto, laddove la somma precettata sia di importo inferiore ad € 5.000. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 20 Gennaio 2011.