LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO I
Della separazione personale dei coniugi

Art. 706

Forma della domanda
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La domanda di separazione personale si propone al tribunale del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio, con ricorso che deve contenere l'esposizione dei fatti sui quali la domanda è fondata.

II. Qualora il coniuge convenuto sia residente all'estero, o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente, e, se anche questi è residente all'estero, a qualunque tribunale della Repubblica.

III. Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data dell'udienza di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve essere tenuta entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto, ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Al ricorso e alla memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni dei redditi presentate.

IV. Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza di figli di entrambi i coniugi (1).



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(1) Comma sostituito dall’art. 90, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014. Il comma sostituito recitava: «Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza di figli legittimi, legittimati o adottati da entrambi i coniugi durante il matrimonio».

GIURISPRUDENZA

Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Accettazione della giurisdizione italiana in procedimento di separazione personale - Efficacia nel successivo procedimento di modifica delle condizioni di separazione promosso per ottenere l'affidamento di figli minori - Esclusione - Fondamento.
L’accettazione della giurisdizione italiana nell’ambito del giudizio di separazione personale non esplica alcun effetto nel successivo procedimento di modifica delle condizioni della separazione instaurato per ottenere l'affidamento di figli minori, sia perché quest’ultimo è un nuovo giudizio (come si evince anche dall’art. 12, par. 2, lett. a), del reg. CE n. 2201 del 2003), sebbene ricollegato al regolamento attuato con la decisione definitiva o con l’omologa della separazione consensuale non più reclamabile, in base al suo carattere di giudicato “rebus sic stantibus”, sia perché il criterio di attribuzione della giurisdizione fondato sulla cd. vicinanza, dettato nell’interesse superiore del minore come delineato dalla Corte di giustizia della UE, assume una pregnanza tale da comportare l’esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Giugno 2017, n. 13912.


Disturbo bipolare di un coniuge – Separazione giudiziale – Può sussistere – Disturbo bipolare – Affidamento esclusivo – Buon compenso psichico – Percorso farmacologico e terapeutico – Escluso.
La pronuncia della separazione personale dei coniugi può fondarsi anche sul disturbo bipolare di uno degli stessi, laddove tale patologia abbia dato origine a condotte che abbiano reso intollerabile la prosecuzione della convivenza.

Il Disturbo Bipolare diagnosticato a carico di uno dei coniugi non è necessariamente da solo sufficiente a fondare un pronuncia di affidamento esclusivo del figlio minorenne (in tenera età) all’altro genitore, laddove, all’esito di una C.T.U. svolta in maniera particolarmente approfondita (comprensiva della introduzione di un percorso programmato di cura e della individuazione delle strutture più idonee alla prosecuzione dello stesso), risulti che il genitore affetto da tale patologia è in grado di raggiungere un buon compenso psichico a condizione che prosegua costantemente un articolato e ampio percorso programmato di cura composto da idonea terapia farmacologica (da personalizzare e da ricalibrare costantemente) associata ad uno specifico programma psicoterapeutico;

Qualora tale percorso sia attuato in maniera continuativa e dia esito positivo, gli incontri tra il genitore affetto da Disturbo Bipolare ed il figlio minorenne (medio tempore, ossia durante lo svolgimento del percorso programmato di cura, disposti in forma protetta presso apposite strutture pubbliche) potranno essere nuovamente regolamentati nella prospettiva di ripristinare incontri diretti, ossia senza l’intermediazione di terze figure professionali. (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 12 Aprile 2016.


Separazione – Domanda di Addebito – Termine ultimo per la proposizione – Memoria integrativa – Sussiste.
La domanda di addebito soggiace a tutte le preclusioni processuali in punto di allegazioni fattuali e di deduzioni istruttorie proprie del giudizio ordinario, preclusioni che è compito del Giudice far rispettare essendo previste non solo a tutela del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, ma anche a garanzia dell’interesse pubblico alla ragionevole durata e al regolare svolgimento del processo. L’unica peculiarità propria del giudizio di separazione derivante dalla particolare struttura del giudizio stesso, che prende le mosse con il ricorso ex art. 706 e la fase presidenziale cui segue la fase di cognizione vera e propria, è che il momento preclusivo ultimo per parte attrice per proporre la domanda di addebito e per esporre i fatti posti a fondamento della stessa è rappresentato dalla memoria integrativa che deve avere, ex art. 709 comma 3 c.p.c, il contenuto di cui all’art. 163 comma 3 n. 2), 3), 4), 5) e 6). Ciò a dire che se nel ricorso introduttivo la parte che già formula la domanda di addebito può esporre i fatti posti a suo fondamento in modo anche generico, nella memoria integrativa le circostanze fattuali a sostegno della domanda devono essere allegate in modo puntuale e specifico. La parte deve cioè indicare condotte specifiche e puntuali che valgano ad integrare la violazione dei doveri matrimoniali e collocarle anche in modo preciso sotto il profilo del contesto temporale, atteso che tale ultimo aspetto è fondamentale ai fini della valutazione della sussistenza e quindi della prova di un elemento costitutivo stesso della domanda di addebito che è il nesso di causalità tra la condotta violativa dell’obbligo e la crisi coniugale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Marzo 2015.


Separazione coniugi - Addebito per violazione del dovere di fedeltà coniugale - Onere della prova.
In tema di separazione tra i coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi circostanza sufficiente a giustificare l’addebito. Grava sulla parte che richieda l’addebito l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione delle convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda. (Alessia Petra Beccuti) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 01 Luglio 2014.


Affidamento e mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio (già Figli cd. naturali) – Legge 10 dicembre 2012 n. 219 – Procedimento – Rito Camerale – Affidamento e mantenimento dei figli nati nel matrimonio (già Figli cd. Legittimi) – Legge 10 dicembre 2012 n. 219 – Procedimento – Rito Ordinario speciale – Differenze – Ragionevolezza – Dubbi – Fase transitoria..
A seguito della Legge 219/2012, il Legislatore modula la disciplina processuale del mantenimento e dell’affidamento della prole, in seguito alla separazione dei genitori, secondo due strumenti processuali differenti: per i «figli nati fuori del matrimonio» (già figli naturali), il ricorso al rito camerale puro; per i «figli nati nel matrimonio» (già figli legittimi), il procedimento ordinario speciale di cui agli artt. 706 e ss c.p.c. Quanto non esclude dubbi in ordine alla compatibilità costituzionale di una tale scelta, con il principio di ragionevolezza e di uguaglianza (art. 3 Cost.), posto che lo stesso Tribunale si trova a regolare le stesse situazioni (e soprattutto i “figli” aventi gli stessi diritti) con un ordito di norme processuali differenti. Ad ogni modo, de jure condendo, trattasi di una fase da potersi ritenere “temporanea”, in virtù della delega legislativa in attesa di attuazione (art. 2 l. 219/2012) che ha, tra l’altro, proprio lo scopo “di eliminare ogni discriminazione tra figli”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 23 Gennaio 2013.