LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO III
Dei procedimenti cautelari
SEZIONE I
Dei procedimenti cautelari in generale

Art. 669-ter

Competenza anteriore alla causa
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Prima dell'inizio della causa di merito la domanda si propone al giudice competente a conoscere del merito.

II. Se competente per la causa di merito è il giudice di pace, la domanda si propone al tribunale.

III. Se il giudice italiano non è competente a conoscere la causa di merito, la domanda si propone al giudice, che sarebbe competente per materia o valore, del luogo in cui deve essere eseguito il provvedimento cautelare.

IV. A seguito della presentazione del ricorso il cancelliere forma il fascicolo d'ufficio e lo presenta senza ritardo al presidente del tribunale il quale designa il magistrato cui è affidata la trattazione del procedimento.


GIURISPRUDENZA

Provvedimenti ex art. 700 cpc e ante causam in genere – Necessaria indicazione degli elementi (petitum e causa petendi) della eventuale azione di merito.
Nell’ambito dei provvedimenti ex art. 700 cpc e, in generale, dei provvedimenti cautelari ante causam, pur avendo il legislatore introdotto, con la Legge 14 maggio 2005 n° 80, un regime c.d. a strumentalità attenuata o allentata, tale per cui il provvedimento cautelare è idoneo a mantenere ex se la propria efficacia e non necessitando, dunque, dell’instaurazione del successivo giudizio di merito, ormai meramente eventuale e azionabile sia dalla parte che ha ottenuto il provvedimento sia da quella nei confronti della quale lo stesso è stato emesso, è in ogni caso indispensabile che la parte che invoca il provvedimento cautelare fornisca gli elementi (petitum e causa petendi) del successivo, per quanto solo eventuale, giudizio di merito. È infatti necessario, anche e proprio a causa della persistente efficacia ed ultrattività del provvedimento cautelare a prescindere dall’instaurazione del successivo giudizio di merito, che il richiedente indichi il contenuto della tutela giuridica nella fase d’urgenza, così garantendo una coerenza fra la pronuncia in sede cautelare e gli effetti che si intendono perseguire nel successivo – seppure solo eventuale – giudizio di merito. (Fabio Massimo Orlando) (riproduzione riservata) Tribunale Civitavecchia, 06 Maggio 2017.


Società cooperativa - Ricorso cautelare ante causam per la sospensione di delibera del consiglio di amministrazione - Omessa proposizione dell’azione di nullità o di annullamento - Inammissibilità.
Il provvedimento di sospensione della delibera (funzionale a conseguire anticipatamente parte degli effetti dell’azione di nullità di cui all’articolo 2378 c.c.) può essere adottato dal presidente del tribunale o dal giudice istruttore solo nel caso in cui sia stata proposta, nelle forme del processo ordinario di cognizione, l’impugnazione avverso la deliberazione di cui venga assunta la contrarietà alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto e ciò in quanto il terzo comma dell’articolo 2378 c.c. prevede espressamente che il ricorso cautelare debba essere depositato contestualmente al deposito anche in copia della citazione; deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile il ricorso ante causam ex articolo 700 c.p.c. che non sia accompagnato dalla proposizione della menzionata azione di nullità o di annullamento della delibera. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Agosto 2016.


Opposizione  a precetto - Giudice di pace - Sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo - Esecuzione non ancora iniziata.
Al giudice di pace, competente ratione valoris a decidere l'opposizione a precetto, è devoluta anche la decisione sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo azionato, proposta ai sensi dell'art. 615, primo comma, c.p.c., nel testo aggiornato risultante dall'integrazione dell'ultima sua parte disposta dal D.L. n. 35/05 convertito nella L. n. 80/05. Invero, l'inserimento della novella nel medesimo comma dell'art. 615 c.p.c. in diretta ed immediata consequenzialità con l'indicazione dei criteri per individuare il giudice competente a decidere sull'opposizione a precetto in base all'entità del credito (art. 17 c.p.c.), impone di ritenere il medesimo altresì competente a pronunciare la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo. Né tale piana lettura della norma può essere disattesa sol perché, dovendosi oramai pacificamente assumere la finalità cautelare di simili pronunce, l'art. 669 ter c.p.c. sancisce che se competente per la causa di merito è il giudice di pace, la domanda (cautelare) si propone al tribunale. Si tratta, infatti, di norme di pari grado e già l'art. 22 della L. n. 689/81 (oggi l'art. 34 del D.Lgs. n. 115/11) aveva previsto il potere del giudice di pace investito del giudizio di opposizione a sanzione amministrativa di sospendere in via cautelativa l'esecutività.

L'attribuzione del potere di pronunciarsi sulla sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo al medesimo giudice di pace investito dell'opposizione al precetto, quando ancora non sia iniziata l'esecuzione sulla quale, a norma dell'art. 9 c.p. c., vige invece l'esclusiva competenza del tribunale, ben corrisponde al principio di concentrazione nell'unico giudice di ogni decisione afferente alla medesima fattispecie concreta. (Franco Bracciale) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 05 Novembre 2015.


Fallimento – Dichiarato in altro Stato membro dell’Unione Europea – Domanda di sequestro sui beni del fallito situati in Italia – Giurisdizione del Tribunale italiano: sussiste – Competenza del Tribunale del luogo ove i beni si trovano.
La circostanza che l’art.5 reg. 1346/2000 faccia salvi i diritti reali di garanzia su cose del fallito situate in altro stato membro può in astratto fondare la giurisdizione cautelare del tribunale italiano a decidere sul sequestro di cose del fallito; la competenza appartiene ai sensi dell’art.669 ter co.3 cpc al Tribunale del luogo dove l’invocato sequestro andrebbe eseguito. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Luglio 2015.


Procedimenti cautelari - Ante causam - Applicazione ai provvedimenti cautelari previsti da specifiche disposizioni contenute nel codice civile - Compatibilità - Necessità - Fattispecie in tema di provvedimenti relativi ad associazioni ex articolo 23, comma 3, c.c. - Prevalenza della disciplina speciale.
Le disposizioni relative al procedimento cautelare ante causam in tanto possono trovare applicazione ai provvedimenti di natura cautelare previsti da disposizione contenuta nel codice civile in quanto le prime siano “compatibili” con tali provvedimenti (art. 669 quaterdecies c.p.c.). Pertanto, nel rapporto fra le disposizioni rispettivamente contenute nell’art. 669 ter c.p.c. (in tema di competenza cautelare anteriore alla causa di merito) e nell’art. 23, terzo comma, c.c., le seconde prevalgono sulle prime perché costituenti, quanto al procedimento, diritto speciale derogativo del diritto generale; come tale esclusivamente applicabile in luogo del diritto generale, incompatibile con il procedimento previsto dalla norma speciale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Aprile 2015.


Procedimento cautelare - Riproposizione della domanda fondata su diverse argomentazioni o prospettazioni giuridiche - Ammissibilità - Deduzione di nuovi ragioni di fatto e di diritto ammissibile qualora il deducente ne alleghi e dimostri la conoscibilità o la conoscenza in epoca posteriore.
Secondo un risalente orientamento, il regime della riproponibilità della domanda cautelare non preclude la riproposizione della domanda che sia fondata, non soltanto su prove nuove o fatti nuovi, ma anche su diverse argomentazioni o prospettazioni giuridiche (Trib. Roma, 7 dicembre 2000): il c.d. giudicato cautelare, coprendo il dedotto e non il deducibile, non si forma se la riproposizione del ricorso, avente il medesimo petitum, avvenga sulla base di nuove deduzioni di fatto o di diritto (Trib. Mantova, 12 luglio 2002). L’orientamento più recente e condivisibile, tuttavia, ha avuto modo di evidenziare che la riproponibilità collegata alla deduzione di nuove ragioni di fatto o di diritto risulta ammissibile solamente qualora il deducente ne alleghi e dimostri la conoscibilità e la conoscenza in epoca posteriore alla definizione del procedimento cautelare concluso con provvedimento negativo. Le ragioni di fatto e di diritto preesistenti alla formazione del giudicato cautelare possano, pertanto, condurre all’ammissibilità della proposizione di una nuova istanza cautelare solo qualora il deducente ne alleghi e dimostri la conoscibilità in epoca posteriore alla definizione del procedimento cautelare concluso con provvedimento negativo, non potendo limitarsi ad introdurre nuovi documenti volti a corroborare i fatti ritenuti non provati in prima istanza (Trib. Napoli, 5 marzo 2013; Trib. Nola, 4 gennaio 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Accertamento tecnico preventivo - Chiamata di terzi in causa - Chiamata in garanzia - Deroga alle norme sulla competenza per territorio - Esclusione..
Al procedimento per accertamento tecnico preventivo si applicano le ordinarie norme sulla competenza, con la conseguenza che ad esse non è possibile derogare qualora la domanda di accertamento venga proposta anche nei confronti di un terzo chiamato in garanzia sulla base di un titolo diverso da quello dedotto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18 Aprile 2013.


Provvedimenti cautelari – Competenza – Incompetenza del giudice italiano a conoscere della causa di merito – Criterio della competenza del “luogo di esecuzione” del provvedimento – Applicazione esclusiva alla domanda cautelare richiesta “ante causam”..
La disposizione contenuta nel terzo comma dell’articolo 669 ter c.p.c., secondo la quale “se il giudice italiano non è competente a conoscere la causa di merito, la domanda si propone al giudice, che sarebbe competente per materia o valore, del luogo in cui deve essere eseguito il provvedimento cautelare”, la quale enuncia il criterio della competenza riferito al “luogo di esecuzione” del provvedimento, è applicabile esclusivamente all’ipotesi di misura cautelare richiesta “ante causam” e non all’ipotesi di misura cautelare richiesta nel corso del giudizio di merito davanti a giudice privo di giurisdizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 22 Marzo 2013.


Società a responsabilità limitata Azione sociale di responsabilità come presupposto dell'azione cautelare - Esclusione.
L'esercizio dell'azione sociale di responsabilità non costituisce presupposto processuale per l'esercizio dell'azione cautelare specificamente "vicaria" di quella di merito, dal momento che, non contenendo l'art. 2476, comma 3, c.c., una norma di legge processuale speciale, non vi è ragione per escludere, nella sussistenza dei presupposti di natura sostanziale previsti dalla stessa disposizione, l'adozione dello specifico provvedimento cautelare da essa contemplato anche prima dell'esercizio dell'azione sociale di responsabilità da parte del socio, ai sensi dell'art. 669-ter c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Novembre 2012.


Art. 28 c.p.c. - Foro convenzionale nell’ambito di un giudizio cautelare - Compatibilità con l’art. 669 ter c.p.c...
Dopo l’introduzione del rito cautelare uniforme e della legge n. 80 del 2005 ed relativo principio della strumentalità attenuata, per la permanenza dell’efficacia del provvedimento cautelare, l’art. 28 c.p.c. va interpretato nel senso che resta inderogabile il criterio di collegamento tra cautelare e il merito e gli ulteriori criteri speciali eventualmente fissati, con la conseguenza che le parti non possono derogare all’art. 669 ter c.p.c. prevedendo che la fase cautelare venga svolta in una sede diversa da quella competente per il merito. (Gabriele Positano) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 25 Ottobre 2012.


Procedimento cautelare in materia civile - Competenza anteriore alla causa - Principio della inscindibilità della competenza tra giudice della cautela e il giudice del merito - Effetti sulla competenza territoriale inderogabile..
L’articolo 669 ter c.p.c., il quale prevede la competenza del giudice del merito per i provvedimenti cautelari ante causam, enuncia il principio inderogabile della inscindibilità tra la competenza a decidere il giudizio cautelare e quella a decidere la causa di merito ma non esclude che la domanda cautelare possa essere proposta al giudice di merito individuato dalle parti nel rispetto delle regole di cui all'articolo 28 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 24 Aprile 2012.


Giurisdizione - Determinazione con riferimento al momento della proposizione della domanda di merito - Momento del deposito di ricorso cautelare ante causam - Modifica delle norme attributive della giurisdizione nelle more tra la instaurazione del giudizio cautelare e quello di merito..
La giurisdizione si determina avuto riguardo alla legge vigente al momento della proposizione della domanda di merito a prescindere dallo stato di fatto o dalla legge vigente al momento del deposito del ricorso cautelare ante causam eventualmente proposto. Ne consegue che è configurabile una autonomia della valutazione della giurisdizione per il giudizio ordinario di cognizione, per effetto di una intrinseca modifica delle norme attributive della giurisdizione (tra A.G. Ordinaria e A.G. Amministrativa) nelle more tra la instaurazione del giudizio cautelare e il giudizio di merito (fattispecie relativa alla giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo prevista dall’art. 4 D.L. 90/2008). (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 01 Dicembre 2011.