LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO III
Dei procedimenti cautelari
SEZIONE I
Dei procedimenti cautelari in generale

Art. 669-decies

Revoca e modifica
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Salvo che sia stato proposto reclamo ai sensi dell'articolo 669-terdecies, nel corso dell'istruzione il giudice istruttore della causa di merito può, su istanza di parte, modificare o revocare con ordinanza il provvedimento cautelare, anche se emesso anteriormente alla causa, se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso, l'istante deve fornire la prova del momento in cui ne è venuto a conoscenza (1).

II. Quando il giudizio di merito non sia iniziato o sia stato dichiarato estinto, la revoca e la modifica dell'ordinanza di accoglimento, esaurita l'eventuale fase del reclamo proposto ai sensi dell'articolo 669-terdecies, possono essere richieste al giudice che ha provveduto sull'istanza cautelare se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso l'istante deve fornire la prova del momento in cui ne è venuto a conoscenza (1).

III. Se la causa di merito è devoluta alla giurisdizione di un giudice straniero o ad arbitrato, ovvero se l'azione civile è stata esercitata o trasferita nel processo penale, i provvedimenti previsti dal presente articolo devono essere richiesti al giudice che ha emanato il provvedimento cautelare.



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(1) Il d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, con effetto dal 1 marzo 2006 (vedi nota all'art. 669 quinquies) ha sostituito, in sede di conversione, i primi due commi al primo comma.

GIURISPRUDENZA

Procedimenti cautelari in genere – Ordinanza ex art. 669 duodecies c.p.c. – Reclamo – Inammissibilità.
In ragione della non reclamabilità dei provvedimenti di attuazione delle misure cautelari, ex art. 669-duodecies c.p.c., militano una serie di considerazioni, quali: a) il(i) provvedimento(i) adottato(i) ai sensi dell’art. 669-duodecies c.p.c. non comportano l’estrinsecazione di una nuova e vera e propria potestas iudicandi a contenuto decisorio (avendo, di contro, mero contenuto ordinatorio), bisognoso della previsione di un autonomo mezzo, latu sensu, di gravame (soprattutto quando si tratti, come nel caso di specie, dell’attuazione di obblighi diversi da quelli di facere, la cui attuazione, di contro, richiede, in effetti, ulteriori specificazioni in cui potrebbe astrattamente configurarsi l’esternazione di una nuova cd autonoma potestà decisoria); b) l’art. 669-terdecies nel disciplinare il mezzo processuale del reclamo, vi assoggetta esplicitamente solo i provvedimenti che concedono o negano (a seguito dell’intervento del giudice delle leggi) la cautela, e non anche quelli che semplicemente, dopo la concessione, la attuano; c) l’attuazione del provvedimento cautelare non instaura un vero e proprio procedimento esecutivo (alla stregua delle norme di cui al Libro Terzo del Codice di procedure civile) e, delle due l’una, o le doglianze astrattamente sollevabili avverso i detti provvedimenti investono l’an stesso della cautela concessa (ossia la sussistenza dei suoi presupposti, formali e sostanziali), ed allora, in tal caso, lo strumento di gravame utilizzabile per far valere le dette doglianze non può che essere il reclamo averso il provvedimento cautelare (e non già avverso quello di attuazione della cautela); oppure le doglianze astrattamente sollevabili attengono le stesse “modalità di attuazione” fissate col relativo provvedimento ex art. 669-duodecies, ed allora, in tal caso, le stesse non potranno che essere poste o sollevate nel successivo giudizio di merito o, in caso di mancata instaurazione del giudizio di merito (come ben possibile quando trattasi di provvedimenti cautelare anticipatori, secondo il vigente c.p.c.), allo stesso giudice monocratico della cautela, attraverso la stimolazione dell’esercizio dei propri generali poteri di revoca e/o modifica delle ordinanza, ex art. 177 c.p.c. (oppure ex art. 669-decies c.p.c.). (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 16 Novembre 2017.


Procedimento cautelare – Ordinanza di rigetto – Riproposizione della domanda avanti a un altro giudice – Inammissibilità – Diversità degli instaurandi giudizi di merito – Irrilevanza.
Quand’anche ricorrano le ipotesi che consentono la riproposizione dell’istanza cautelare anteriormente rigettata, esse devono essere prospettate al giudice del reclamo.
In pendenza della fase di reclamo, tutti i fatti dedotti o deducibili devono essere fatti valere in tale fase.
Non rileva la non identità delle domande che il ricorrente ha preannunciato di voler esercitare nei futuri giudizi di merito, perché le domande cautelari sono svincolate dai detti giudizi. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 12 Marzo 2016.


Separazione e divorzio – Richiesta di modifica dei provvedimenti temporanei e urgenti – Necessità di nuove circostanze sopravvenute – Sussiste.
Sebbene non sia più esplicitamente previsto dalla legge che la modifica (o la revoca) possano essere adottate solo in caso di ipotesi di mutamento nelle circostanze, un’interpretazione sistematica conduce a reputare, più verosimilmente, essere tuttora imposto dalla legge che il potere di revoca o modifica, in capo al Giudice Istruttore, sorga sul presupposto del sopravvenire di giustificati motivi (circostanze nuove, o preesistenti, ma incolpevolmente ignote).
Infatti:
- l’art. 156, co. 7, c.c., prevede che «Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti»: sicché il Giudice che procede a modificare il regime dei rapporti patrimoniali fra coniugi separati, ai sensi dell’art. 710 c.p.c., deve rinvenire dei motivi sopravvenuti: e non si vede perché mai, allora, il solo Giudice Istruttore dovrebbe prescindere dalle sopravvenienze;
- l’art. 9, co. 1, l. 1°.12.1970, n. 898, prevede espressamente che «Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6»: sicché sono necessarie, anche in questo caso, delle sopravvenienze;
- l’art. 337 quinquies c.c., prevede che «I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo»: così introducendo una libera rivedibilità delle disposizioni, che costituisce un’evidente eccezione, rispetto alle norme già viste, giustificata dall’indisponibilità degli interessi dei figli minori, la cui cura è di evidente rilievo pubblico;
- l’art. 177, co. 3, n. 3, c.p.c. prevede che non possano essere revocate, o modificate, le ordinanze suscettibili di essere reclamate: sicché soltanto le sopravvenienze possono, nella materia della famiglia, giustificare la possibilità, nonostante la proponibilità del reclamo, della revoca o modifica: perché, in tale materia, vige il principio, secondo cui ogni decisione è adottata rebus sic stantibus (dunque, affinché una decisione possa essere modificata, occorre o un’impugnazione, oppure che siano dedotte novità);
- l’art. 669 decies c.p.c., prevede espressamente che l’ipotesi è ammessa unicamente «se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare; e i provvedimenti presidenziali assumono un carattere urgente e provvisorio, in vista di un successivo merito.
Non può negarsi che il sistema manifesti una coerenza, in tutti i suoi ambiti, ogniqualvolta si sia in presenza dello schema che prevede un provvedimento non definitivo, il reclamo avverso il medesimo, la revocabilità, o modificabilità, del primo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Marzo 2015.


Procedimento cautelare - Revoca in presenza di fatti sopravvenuti - Ammissibilità.
L’incipit dell’art. 669 decies c.p.c. (“salvo che sia proposto reclamo”) non preclude al giudice istruttore di revocare il provvedimento, su richiesta di parte e in presenza di fatti sopravvenuti, quando siano decorsi i termini per proporre il reclamo. La salvezza prevista dal legislatore ha, infatti, la finalità di coordinare il rimedio della revoca con quello del reclamo nel caso di pendenza del procedimento di reclamo o dei relativi termini e non si riferisce alle circostanze anteriori di cui si sia acquisita conoscenza successiva e a quelle sopravvenute. Si osserva, peraltro, che il principio costituzionale del giusto processo e valutazioni di coerenza sistematica con il procedimento del reclamo rendono condivisibile l’interpretazione propugnata da autorevole dottrina, la quale riconduce all’ambito di operatività della norma anche i fatti processuali sopravvenuti, in sintonia con l’estensione dell’ambito del reclamo ai motivi sopravvenuti che giustificano la revoca del provvedimento, giusta il disposto dell’art. 669 terdecies c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Dicembre 2014.


Procedimento cautelare - Istanza di modifica o revoca del provvedimento cautelare concesso dal collegio in sede di reclamo - Competenza del giudice del merito - Sussistenza

Procedimento cautelare - Istanza di modifica o revoca - Competenza del giudice del merito che abbia in precedenza negato la misura - Sussistenza

Sequestro di azienda - Attività soggetta a licenza amministrativa - Facoltà del custode giudiziario di esercitare l’attività - Sussistenza
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Il giudice della causa di merito è competente a pronunciarsi sull’istanza di modifica o di revoca della misura cautelare ex articolo 669 decies c.p.c. anche nell’ipotesi in cui questa sia stata concessa dal collegio in sede di reclamo. Qualora, invece, il reclamo sia ancora pendente, l’istanza di modifica o revoca del provvedimento cautelare dovrà essere proposta al giudice del reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’istanza di modifica o di revoca del provvedimento cautelare di cui all’articolo 669 decies c.p.c. può essere decisa dal giudice della causa di merito anche nell’ipotesi in cui questi abbia in precedenza negato la misura cautelare successivamente concessa dal collegio in sede di reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il custode giudiziario nominato dal tribunale con il provvedimento di sequestro dell’azienda può esercitare l’attività di impresa anche nell’ipotesi in cui questa (nella specie, una stazione di servizio carburanti) richieda una licenza amministrativa, in quanto il custode esercita l’attività in nome e per conto del titolare dell’impresa sul quale gli effetti della gestione si riversano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 25 Giugno 2014.


Procedimenti cautelari - Sequestro - Esecuzione - Sequestro conservativo di quote di s.r.l. - Attuazione - Pignoramento presso terzi - Esclusione - Pignoramento ex art. 2471 cod. civ. - Iscrizione nel registro delle imprese - Sufficienza

Procedimenti cautelari - Sequestro conservativo - Giudizio di merito - Questioni relative alla concessione dell'istanza cautelare - Proponibilità - Esclusione - Fondamento - Questioni relative all'esecuzione della cautela - Ammissibilità - Fondamento
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Il sequestro conservativo, a norma dell'art. 678 cod. proc. civ., a sua volta richiamato dall'art. 669 duodecies, cod. proc. civ., si esegue secondo le norme stabilite per il pignoramento dei beni che ne sono oggetto. Ne consegue che, nel caso di quote di società a responsabilità limitata, ai sensi dell'art. 2471, primo comma, cod. civ., nel testo modificato dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, il sequestro si esegue non già nelle forme del pignoramento presso terzi, ma a mezzo dell'iscrizione del provvedimento nel registro delle imprese, senza che sia assolutamente necessaria la notifica al debitore o alla società, quando quest'ultima sia stata parte del procedimento cautelare. (massima ufficiale)

Le questioni giuridiche relative alla concedibilità del provvedimento cautelare (nella specie, sequestro conservativo) non sono riconducibili al mutamento delle circostanze che ne consente la revoca o la modifica ex art. 669 decies cod. proc. civ. e non possono, quindi, essere proposte nel giudizio di merito, nel quale, invece, sono deducibili, a norma dell'art. 669 duodecies cod. proc. civ., le contestazioni inerenti all'esecuzione della cautela. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2014, n. 13903.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Concessione esecutorietà ex art. 648 c.p.c.subordinata, in difetto di offerta della parte, a cauzione - Natura cautelare ex art. 669 undecies c.p.c. - Revocabilità ordinanza - Sussistenza..
L'ordinanza con cui il giudice conceda la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto subordinandola, in difetto di offerta della parte, a cauzione, benché contestuale ed indicata quale condizione per la sua concessione, non è ascrivibile all’istituto di cui all’art. 648 c.p.c., quanto piuttosto all’ambito cautelare (art. 669 undecies c.p.c.), con la conseguente sua suscettibilità di revoca ex art. 669 decies c.p.c.. (Davide Ambrosio) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 31 Marzo 2014.


Provvedimenti cautelari – Revoca o modifica – Fatti nuovi sopravvenuti – Definizione – Fatti emersi nel giudizio di merito a seguito di accertamento tecnico preventivo – Rilevanza – Fattispecie. (29/04/2010).
I mutamenti nelle circostanze che legittimano la revoca del provvedimento cautelare non sono soltanto i fatti nuovi sopravvenuti all’emissione della cautela, ma altresì ogni fatto emerso successivamente nel giudizio di merito a seguito dell’attività istruttoria. (Nella specie, è stato revocato un provvedimento di sequestro conservativo sulla base di un accertamento tecnico preventivo che aveva evidenziato vizi e difetti dell’opera). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Gennaio 2010.