LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO I
Del procedimento d'ingiunzione

Art. 645

Opposizione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L'opposizione si propone davanti all'ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto, con atto di citazione notificato al ricorrente nei luoghi di cui all'articolo 638. Contemporaneamente l'ufficiale giudiziario deve notificare avviso dell'opposizione al cancelliere affinché ne prenda nota sull'originale del decreto.

II. In seguito all'opposizione il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito L’anticipazione di cui all’articolo 163-bis, terzo comma, deve essere disposta fissando udienza per la comparizione delle parti non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine minimo a comparire. (1)



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(1) Periodo aggiunto dall'art. 78 del D.L. 21 giugno 2013, n. 69. La modifica si applica ai procedimenti instaurati, a norma dell'art. 643, ultimo comma, del codice di procedura civile, successivamente al 22 giugno 2013, data di entrata in vigore del citato decreto legge.

GIURISPRUDENZA

Mediazione obbligatoria art. 5 D.Lgs. 28/2010 - Attivazione mediazione oltre il termine di 15 giorni - Termine perentorio - Omessa tempestiva attivazione - Improcedibilità.
Il termine previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 28/2010, pur non essendo espressamente indicato, deve considerarsi quale termine perentorio per attivare la mediazione nei procedimenti in cui l’esperimento della mediazione è condizione di procedibilità.
Una volta che il Giudice abbia rilevato l’omessa attivazione prima dell’inizio del procedimento e abbia invitato le parti ad attivare la procedura, la parte onerata di attivare il procedimento di mediazione non può beneficiare di un secondo termine di 15 giorni dovendo considerarsi quel termine come perentorio.

Nei giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’onere di attivare la mediazione è posta a carico dell’attore/opponente il quale ha interesse alla prosecuzione del giudizio di opposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 18 Aprile 2018.


Mediazione civile – In caso di opposizione a decreto ingiuntivo – Onere gravante sull’opponente – Affermazione.
L’onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la parte che ha l’interesse ad introdurre il giudizio di cognizione è il debitore, sul quale, pertanto, grava l’onere di avviare la mediazione.
Il mancato esperimento determina il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art.653 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Termini Imerese, 15 Novembre 2017.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Mancato esperimento della mediazione obbligatoria – Improcedibilità dell’opposizione – Affermazione.
L’improcedibilità della domanda giudiziale conseguente al mancato esperimento della mediazione deve intendersi riferita all’azione proposta dal debitore ingiunto con l’atto di citazione in opposizione, con conseguente passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo opposto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 07 Novembre 2017.


Fallimento - Stato passivo - Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Dichiarazione di fallimento dell'ingiunto in pendenza del giudizio di opposizione - Opponibilità alla curatela del decreto - Esclusione - Fondamento.
Nel caso in cui la dichiarazione di fallimento del debitore sopravvenga nelle more dell'opposizione da lui proposta contro il decreto ingiuntivo, il curatore non è tenuto a riassumere il giudizio, poiché il provvedimento monitorio, quand'anche provvisoriamente esecutivo, non è equiparabile ad una sentenza non ancora passata in giudicato, che viene emessa nel contraddittorio delle parti, ed è, come tale, totalmente privo di efficacia nei confronti del fallimento. Cassazione civile, sez. VI, 10 Ottobre 2017, n. 23679.


Mediazione civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere di proposizione della mediazione – Incombe sull’opponente.
In tema di procedimento civile e mediazione civile, la mancata partecipazione senza giustificato motivo all’incontro con il mediatore della parte che vi è onerata comporta il mancato avveramento della condizione di procedibilità, con la precisazione che, al fine dell’avveramento di tale condizione, la mediazione dev’essere effettiva e, dunque, la parte sostanziale dev’essere presente personalmente o rappresentata da un procuratore speciale, assistita dal proprio difensore.
Con riguardo al procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, il mancato esperimento della mediazione comporta la improcedibilità della domanda giudiziale, con riferimento all’azione proposta dal debitore ingiunto con l’atto di citazione in opposizione, con conseguente passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo opposto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 04 Ottobre 2017.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Procedimento sottoposto all’obbligo di preventiva mediazione – Mancato avvio della mediazione – Carattere perentorio del termine di giorni 15 di cui all’ art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice all’opponente – Non sussiste

Opposizione a decreto ingiuntivo – Procedimento sottoposto all’obbligo di preventiva mediazione – Tardivo avvio del procedimento di mediazione rispetto al termine di giorni 15 di cui all’art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice – Improcedibilità dell’opposizione – Non sussiste

Opposizione a decreto ingiuntivo – Dichiarazione di improcedibilità dell’opposizione per mancato rispetto del termine di giorni 15 di cui all’art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice – Lesione del diritto ad agire costituzionalmente garantito – Sussiste
.
Il mancato rispetto del termine di 15 giorni assegnato dal giudice per avviare il tentativo di mediazione, alla stregua della legge sulla mediazione processuale, non può dirsi equivalente al mancato tentativo di mediazione nei casi in cui esso sia previsto come obbligatorio, situazione –quest’ultima- che determina l’improcedibilità del giudizio ordinario. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Nessuna norma del D.Lgs n. 28/2010 attribuisce allo spirare del termine di cui al comma 1 dell’art. 5, un effetto preclusivo dell’attività di mediazione. Nella normativa in esame, invero, l’unico termine perentorio stabilito dalla legge (v. art. 6, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010, come modificato dalla L. n. 98 del 9.8.2013), è riferito al termine di sospensione di tre mesi del giudizio che il giudice non potrebbe superare per consentire l’espletamento del tentativo di mediazione, sia esso obbligatorio che demandato dal giudice. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Si deve assumere che nel procedimento de quo, nonostante il tentativo di conciliazione sia stato espletato, il giudizio ordinario di opposizione a decreto ingiuntivo sia stato erroneamente dichiarato improcedibile sul rilievo dello spirare di un termine per l’attivazione del procedimento di mediazione che non è previsto dalla legge come processuale, posto che il procedimento di mediazione non è assimilabile al procedimento ordinario e costituisce uno strumento di risoluzione delle liti alternativo al procedimento ordinario e non giurisdizionale. Sicché la mancata osservanza di un termine finalizzato a regolare un procedimento alternativo a quello giurisdizionale, non potrebbe certamente avere effetti processuali regolati da norme riferibili solo al procedimento ordinario e, tanto meno, essere interpretata alla stregua di un mancato avveramento di una condizione di procedibilità dell’azione, con definitiva compressione del diritto d’azione costituzionalmente garantito. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il tentativo di mediazione, pur costituendo imprescindibile condizione di procedibilità nella fase preliminare di alcuni contenziosi civili, rimane pur sempre una disciplina orientata a incentivare soluzioni delle controversie pacifiche ed alternative alla giurisdizione, senza eccessiva compromissione del diritto di agire, il quale non potrebbe essere impedito frapponendo ulteriori ostacoli temporali o decadenze processuali incompatibili con il principio del giusto processo e con il diritto di libero accesso alla giustizia, di matrice costituzionale e convenzionale (v. art. 24 Cost. e art. 6 Convenzione dei diritti dell’Uomo). (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 24 Maggio 2017.


Avvocato - Onorari - Procedimento di liquidazione - Sommario - Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la liquidazione del compenso in favore di avvocato - Disciplina introdotta dal d.lgs. n. 150 del 2011 - Forma dell'atto introduttivo.
L'opposizione, ex art. 645 c.p.c., al decreto ingiuntivo ottenuto dall'avvocato per prestazioni giudiziali è regolata dal rito sommario di cognizione ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c., secondo quanto previsto dall'art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, sicché il relativo atto introduttivo deve avere la forma del ricorso e non dell'atto di citazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Maggio 2017, n. 11479.


Condominio negli edifici - Decreto ingiuntivo per il pagamento degli oneri condominiali - Opposizione - Limitazione della domanda alle spese di amministrazione e manutenzione ordinaria, in ragione della titolarità, in capo all’ingiunto, del solo diritto reale di abitazione - Ammissibilità - Fondamento.
Proposta opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto per il pagamento degli oneri condominiali, costituisce mera “emendatio libelli”, consentita, la richiesta, formulata dal condominio opposto in sede di comparsa di costituzione e risposta, di condanna dell'opponente al pagamento di un importo inferiore a quello ingiunto e corrispondente alle sole spese condominiali di manutenzione e di amministrazione ordinaria, con esclusione di quelle di straordinaria amministrazione, in ragione della titolarità, in capo all’obbligato, anziché del diritto di proprietà, come esposto nel ricorso monitorio, del diritto reale di abitazione sulla stessa unità immobiliare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Aprile 2017, n. 9920.


Procedimento monitorio – Mancata o tardiva opposizione al decreto ingiuntivo – Passaggio in giudicato del decreto – Sussiste – Inammissibilità di domande accessorie proposte con l’opposizione tardiva.
Nei casi di mancata opposizione o di tardiva opposizione nel termine stabilito (così come nei casi di mancata costituzione o di tardiva costituzione del debitore-opponente), il decreto ingiuntivo diventa esecutivo ed acquista autorità di cosa giudicata.
Non può darsi ingresso all’esame di una domanda subordinata e riconvenzionale proposta dall’attore opponente nel caso in cui sia stata dichiarata inammissibile per tardività l’opposizione a decreto ingiuntivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 16 Marzo 2017.


Processo civile - Appello - Mediazione disposta dal giudice -  Inottemperanza - Conseguenze - Improcedibilità dell’impugnazione.
Nel caso di mediazione disposta nel giudizio di appello ai sensi dell’art. 5, comma 2, D. lgs. n. 28/2010 e così come nella affine materia del giudizio di primo grado nella opposizione a decreto ingiuntivo, la locuzione “improcedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello”, non può che intendersi nel senso di improcedibilità dell’appello, ovvero dell’opposizione a decreto ingiuntivo, e non come improcedibilità della originaria domanda sostanziale attorea. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 13 Ottobre 2016.


Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Contumacia convenuto opposto – Esclusione

Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Deposito cartaceo della comparsa di risposta da parte dell’opposto – Inammissibilità
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Il principio dell’unitarietà bifasica del processo di opposizione a decreto ingiuntivo porta necessariamente ad escludere l’ipotesi che possa essere dichiarata la contumacia della parte opposta (artt. 291 e 645 c.p.c.). (Mauro Collini) (riproduzione riservata)

Il principio dell’unitarietà bifasica del processo di opposizione a decreto ingiuntivo comporta l’ulteriore effetto conseguenziale, sul piano strettamente processuale, costituito dall’inammissibilità di un deposito cartaceo della comparsa di risposta da parte dell’opposto, dal momento che, essendo la parte già costituita, detto atto non può che essere considerato come endoprocessuale e, quindi, assoggettato all’obbligatorietà del suo deposito telematico (artt. 166 e 645 c.p.c.; art. 16 bis D.L. 179/2012, inserito dall’art. 1, comma 19, n. 2) L. 228/2012, modificato dal D.L. 83/2015). (Mauro Collini) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 14 Giugno 2016.


Avvocato e procuratore - Onorari - Procedimento di liquidazione - Ingiunzione - Opposizione - Celebrazione del giudizio nelle forme ordinarie - Contestazione dell'"an" della prestazione - Impugnazione esperibile - Appello.
In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, ove il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo si sia svolto nelle forme ordinarie e sia stata contestata l'esistenza del diritto al compenso, la decisione è impugnabile con appello e non mediante ricorso per cassazione, non trovando in detta ipotesi applicazione l'art. 14, comma 4, del d.lgs. n. 150 del 2011. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Giugno 2016, n. 12248.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – In materia soggetta a mediazione obbligatoria – Onere di instaurare il procedimento di mediazione – Incombe sull’opponente – Mancato assolvimento dell’onere – Improcedibilità dell’opposizione – Definitiva esecutività del decreto opposto.
Il legislatore ha inteso escludere dall’ambito di operatività della norma dettata dall’art.5, comma 1 bis, D.Lgs. n.28/10, le ipotesi in cui la domanda venga introdotta nelle forme del procedimento monitorio.
La logica sottesa a tale scelta legislativa va rinvenuta nella volontà di differenziare i casi in cui la domanda veicoli in giudizio un diritto di credito che abbia quelle caratteristiche tali da poter essere tutelato in via monitoria, dai casi in cui la stessa domanda riguardi un credito privo dei predetti requisiti, prevedendo una condizione di procedibilità solo per questi ultimi, ma non anche per i primi.
Stando così le cose, non è pensabile che la ratio della descritta differenziazione normativa venga meno in caso di opposizione, facendo scattare a posteriori una condizione di procedibilità a cui la domanda monitoria non era inizialmente assoggettata.
I presupposti che giustificano la decisione legislativa di escludere la condizione di procedibilità per la domanda monitoria continuano a sussistere anche nella fase di opposizione. Dunque la condizione di procedibilità non riguarda la domanda monitoria iniziale (domanda in senso sostanziale) avanzata dal creditore ingiungente bensì l’opposizione (domanda in senso formale) formulata dal debitore ingiunto con la notifica dell’atto di citazione.
L’onere di attivare la procedura di mediazione deve gravare sulla parte processuale che ha provocato l’instaurazione del processo assoggettato alle regole del rito ordinario di cognizione. Tale parte si identifica nel debitore opponente, che risulta essere attore in senso formale.
In caso di inottemperanza a detto onere, sarà dunque proprio l’opponente a subire le conseguenze della propria inerzia, sia sotto il profilo della declaratoria di improcedibilità della domanda formulata con l’atto di opposizione, sia della conseguente acquisizione di definitiva esecutività del decreto opposto. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto, 30 Maggio 2016.


Processo civile telematico - Procedimenti contenziosi iniziati dal 30 giugno 2014 anteriormente alle modifiche di cui al D.L. 83 del 2015 - Deposito telematico dell'atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo - Nullità - Esclusione - Mera irregolarità - Raggiungimento dello scopo della presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario e della messa a disposizione delle altre parti.
In tema di processo civile telematico, nei procedimenti contenziosi iniziati dinanzi ai tribunali dal 30 giugno 2014, nella disciplina dell'art. 16-bis del decreto-legge n. 179 del 2012, inserito dall'art. 1, coma 19, numero 2), della legge n. 228 del 2012, anteriormente alle modifiche apportate dal decreto-legge n. 83 del 2015 (che, con l'art. 19, comma 1, lettera a, n. 1), vi ha aggiunto il comma 1-bis), il deposito per via telematica, anziché con modalità cartacee, dell'atto introduttivo del giudizio, ivi compreso l'atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo, non dà luogo ad una nullità della costituzione dell'attore, ma ad una mera irregolarità, sicché ogniqualvolta l'atto sia stato inserito nei registri informatizzati dell'ufficio giudiziario previa generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia, deve ritenersi integrato il raggiungimento della scopo della presa di contatto tra la parte e l'ufficio giudiziario e della messa a disposizione delle altre parti. (Principio di diritto enunciato dalla Corte) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Procedimento per ingiunzione - Opposizione - Inammissibilità dell'opposizione - Impugnabilità con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Valore sostanziale di sentenza - Appellabilità.
Il provvedimento dichiarativo della inammissibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo per difetto di costituzione dell'opponente o per ritardata costituzione del medesimo non è direttamente impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., essendo esso soggetto a gravame secondo i normali criteri del giudizio di cognizione. Invero, nell'opposizione a decreto ingiuntivo, che introduce un ordinario giudizio di cognizione, il decreto di inammissibilità dell'opposizione, adottato per il riscontrato difetto di rituale costituzione dell'opponente, assume valore sostanziale di sentenza ed è pertanto suscettibile di impugnazione mediante appello, con tale mezzo realizzandosi, attraverso la normale garanzia giurisdizionale e nel contraddittorio delle parti interessate, un controllo circa la sussistenza dei presupposti legittimanti la dichiarata inammissibilità (Cass. civ., sez. I, 15 dicembre 1982, n. 6908). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Decreto ingiuntivo non ancora definitivo al momento del fallimento dell'ingiunto - Inopponibilità nei confronti della procedura - Pagamento eseguito dal debitore poi fallito in forza del decreto provvisoriamente esecutivo prima del fallimento - Ripetibilità a titolo di indebito oggettivo - Esclusione - Azione revocatoria - Ammissibilità.
Ancorché la dichiarazione di fallimento (o del provvedimento di messa in l.c.a.), intervenuta nelle more del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo emesso a carico del debitore fallito, determini l'inopponibilità alla massa dell'ingiunzione e l'improcedibilità del giudizio di opposizione, il curatore fallimentare (o il commissario della l.c.a.) non ha diritto di ripetere dal creditore la somma da questo incassata a seguito del pagamento eseguito dal debitore ingiunto, prima del fallimento, per effetto del titolo giudiziale provvisoriamente esecutivo, potendo solo, eventualmente, proporre azione revocatoria dell'atto solutorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2016, n. 6918.


Processo civile – Art. 183-bis, c.p.c. – Passaggio al rito sommario di cognizione – Ambito di applicazione – Giudizio di opposizione a decreto monitorio – Ammissibilità.
La norma di cui all'art. 183-bis c.p.c., che riguarda i procedimenti introdotti successivamente all'11.11.2014, e che consente al Giudice di disporre il passaggio dal rito ordinario a quello sommario di cognizione, è applicabile anche ai giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo; non ostano a tale interpretazione ragioni di carattere letterale (art. 645 c.p.c.), alla luce del fatto che l'ordinanza conclusiva del procedimento sommario di cognizione partecipa della stessa idoneità al giudicato, formale e sostanziale, che contraddistingue la sentenza; al contrario, l'intento acceleratorio perseguito dal Legislatore con l’introduzione della norma in parola (pensata specificamente per le liti “meno complesse”, tra le quali rientrano sovente quelle incardinate a fini defatigatori o dilatori) rende pienamente percorribile la soluzione prospettata. (Carlo Bianconi) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli, 23 Marzo 2016.


Decreto ingiuntivo – Opposizione fondata su eccezione di compromesso – Declaratoria di nullità .
L’esistenza di una clausola compromissoria per arbitrato rituale o irrituale non esclude la competenza del giudice ordinario ad emettere un decreto ingiuntivo, ma impone a quest’ultimo, in caso di successiva opposizione fondata sull’esistenza della detta clausola, la declaratoria di nullità del decreto opposto. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 10 Febbraio 2016.


Mediazione in genere – Mediazione obbligatoria – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere della mediazione – Incombe sull’opposto.
In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, ed una volta che sia stata resa la pronunzia sulla concessione o sulla revoca della provvisoria esecuzione, la parte onerata di proporre la domanda di mediazione è il creditore opposto.
La conseguenza di quanto affermato è che l’improcedibilità non colpisce la domanda dell’opponente (domanda che tale non è, salve le riconvenzionali), bensì quella dell’opposto: e, pertanto, il decreto ingiuntivo dev’essere revocato.
Il co. 1 bis dell’art. 5, d. lgs. 28/2010, onera della mediazione chi intende esercitare in giudizio un’azione, ed è jus receptum che, nel caso del procedimento monitorio, seguito da opposizione, chi esercita l’azione, ossia l’attore, è il creditore, che insta per l’emanazione del decreto ingiuntivo (e, del resto, la pendenza della lite tra ricorrente e debitore risale, ai sensi dell’art. 643, co. 3, c.p.c., alla notificazione del ricorso e del decreto): anzi, prim’ancora, che chiede al Giudice l’attribuzione di un bene della vita.
L’opponente, al contrario, subisce la domanda, ed appare anomalo e vessatorio imporgli di adempiere ad un onere, posto come condizione di procedibilità, quando, evidentemente, nessun interesse esso nutre, contrariamente al creditore opposto, all’emissione di una condanna contro di lui.
La S.C., recentemente (Cass. civ., Sez. III, 7.10.2015-3.12.2015, n. 24629), ha affermato che sull’opponente deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga, e che, del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo.
Tali asserzioni sono difficilmente compatibili col testo dell’art. 5, co. 4, d. lgs. 4.3.2010, n. 28, secondo cui i commi 1 bis e 2 non si applicano nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.
Ciò significa che:
1) non è vero che l’opponente abbia inteso precludere la via breve per percorrere la via lunga: l’opponente, infatti, prima della pronunzia sulle istanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione, non deve esperire la mediazione: sicché non gli si può imputare di averla omessa;
2) non è vero che al creditore sia imposto l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo: la questione, infatti, che si pone nei casi come quello di specie, non è certo se il creditore, che abbia depositato il ricorso monitorio, debba proporre la domanda di mediazione prima che la controparte abbia sollevato l’opposizione (e, dunque, senza neppure sapere se opposizione sorgerà): il problema, invece, è di verificare quale delle parti debba esperire la mediazione medesima, ma solo una volta proposta l’opposizione ed esaurita la fase attinente alla concessione, od alla sospensione, della provvisoria esecuzione. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Gennaio 2016.


Procedimento per decreto ingiuntivo – Opposizione – Onere della mediazione ex art. 5 dlgs 28 del 2010 – Parte onerata – Parte opposta – Esclusione – Parte opponente – Sussiste .
Nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l’opposizione, la parte su cui grava l’onere di introdurre il percorso obbligatorio di mediazione, ai sensi del d.lgs. 28 del 2010, è la parte opponente: infatti, è proprio l’opponente che ha il potere e l’interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. E’ dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intendere precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice. Del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà l’opposizione allo stesso decreto ingiuntivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 Dicembre 2015, n. 24629.


Procedimento monitorio - Opposizione - Onere del'ingiungente di depositare i documenti prodotti unitamente al ricorso per ingiunzione - Applicazione delle preclusioni di cui all'articolo 183, comma 6, c.p.c. - Esclusione.
Nonostante sia pacifico che, nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo, l'ingiungente deve depositare i documenti già prodotti unitamente al ricorso ex art. 638 c.p.c., non può ritenersi che la produzione debba sottostare agli stessi termini perentori di cui all'art. 183, comma 6, c.p.c. previsti nel giudizio ordinario. Deve, infatti, aversi riguardo al fatto che i documenti in questione sono già stati depositati e messi a disposizione dell’opponente al momento in cui gli è stato notificato il decreto ingiuntivo opposto e che egli li ha senz’altro esaminati al fine di proporre l’opposizione; appare, quindi, più corretto ritenere che lo sbarramento processuale potrà tutt’al più riguardare le nuove produzioni ma non potrà incidere su un thema probandum che si è già fissato ancor prima della proposizione dell’opposizione.

Prima dell'entrata in vigore del processo civile telematico, il fascicolo allegato al ricorso per ingiunzione veniva dalla cancelleria inserito automaticamente in quello dell'opposizione. Con l'entrata in vigore del PCT, non è più possibile far conto su tale sistema e l'opposto ha l'onere di effettuare di nuovo la produzione, della quale, nel caso specifico, l'opponente aveva eccepito la tardività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 25 Giugno 2015.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Onere di promozione della mediazione – Grava sull’opposto.
L’atto di opposizione a decreto ingiuntivo non costituisce l’esercizio di un’azione né un’iniziativa processuale autonoma, ma la reazione difensiva all’impulso procedimentale altrui.
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di promuovere la mediazione e, quindi, l’interesse ad evitare la declaratoria di improcedibilità spetta al convenuto opposto, ossia l’unico soggetto che propone la “domanda giudiziale” e che pertanto dovrebbe subire gli effetti della declaratoria di improcedibilità.
In caso di inottemperanza, la domanda proposta con il ricorso monitorio va dunque dichiarata improcedibile e il decreto ingiuntivo va conseguentemente revocato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 26 Marzo 2015.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Mediazione obbligatoria – Onere di promozione della mediazione – Grava sull’opposto.
L’atto di opposizione a decreto ingiuntivo non costituisce l’esercizio di un’azione né un’iniziativa processuale autonoma, ma la reazione difensiva all’impulso procedimentale altrui.
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di promuovere la mediazione e, quindi, l’interesse ad evitare la declaratoria di improcedibilità spetta al convenuto opposto, ossia l’unico soggetto che propone la “domanda giudiziale” e che pertanto dovrebbe subire gli effetti della declaratoria di improcedibilità.
In caso di inottemperanza, la domanda proposta con il ricorso monitorio va dunque dichiarata improcedibile e il decreto ingiuntivo va conseguentemente revocato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 26 Marzo 2015.


Procedimento monitorio – Irregolarità della notificazione del decreto ingiuntivo – Eccezione di inefficacia del decreto – Oggetto della cognizione del giudice – Estesa alla pretesa creditoria – Sussiste.
Si distinguono tre diverse ipotesi quanto all’irregolarità della notificazione del decreto ingiuntivo:
1- Notificazione inesistente, nel qual caso l’inefficacia del decreto può essere fatta valere con la procedura prevista dal 1° e 2° comma dell’art.188 disp. attuaz. c.p.c.; con autonoma azione ordinaria di accertamento negativo; con l’opposizione all’esecuzione a norma dell’art.615 c.p.c.;
2- Notificazione nulla o irregolare, nel qual caso l’inefficacia del decreto può essere fatta valere con l’opposizione ai sensi dell’art.645 c.p.c. oppure con l’opposizione tardiva dell’art.650 c.p.c.;
3- Notificazione tardiva, nel qual caso l’inefficacia del decreto può essere fatta valere con l’opposizione ai sensi dell’art.645 c.p.c. e nel termine decorrente dalla notificazione, pur se tardiva, del decreto.
Peraltro, ove si costituisca il rapporto processuale, ancorché su iniziativa della parte convenuta (in senso sostanziale), la quale eccepisca l’inefficacia del decreto, il giudice adito ha il potere-dovere non soltanto di vagliare la consistenza dell’eccezione, ma anche di decidere sula fondatezza della pretesa avanzata dal creditore ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 06 Marzo 2015.


Competenza nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Rilevanza del momento del deposito del ricorso – Opposizione proposta innanzi al Tribunale che ha accorpato il territorio della sezione distaccata prima rientrante in altro circondario – Opposizione davanti a giudice incompetente per territorio – Inammissibilità.
La competenza sulla opposizione a decreto ingiuntivo emesso su ricorso depositato prima del 14 settembre 2013, data di entrata in vigore della riforma delle circoscrizioni giudiziarie prevista dal D.Lgs. 7 settembre 2012, n. 155 (nel caso di specie il provvedimento monitorio era stato emesso dal Giudice della sezione distaccata di Afragola del Tribunale di Napoli su ricorso depositato prima della nascita del Tribunale di Napoli Nord, ufficio che ha accorpato anche il territorio che un tempo era della Sezione distaccata di Afragola) si determina con riferimento al momento del deposito del ricorso medesimo e ove l’opposizione sia proposta dinanzi a un giudice incompetente per territorio (sia pure dello stesso grado di quello realmente titolato a conoscere della questione) quale è il Tribunale che ha accorpato il territorio della sezione distaccata prima rientrante in altro circondario, non consente di disporre la prosecuzione del giudizio ex art. 50 c.p.c. ( riassunzione della causa davanti al giudice competente) ma comporta la inammissibilità della opposizione medesima. (Felice Angelo Pizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 25 Giugno 2014.


Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Dichiarazione di fallimento dell'ingiunto in pendenza del giudizio di opposizione - Opponibilità alla curatela del decreto e dell'ipoteca giudiziale - Esclusione - Fondamento.
Nel caso in cui la dichiarazione di fallimento del debitore sopravvenga nelle more dell'opposizione da lui proposta contro il decreto ingiuntivo, il curatore non è tenuto a riassumere il giudizio, poiché il provvedimento monitorio, quand'anche provvisoriamente esecutivo, non è equiparabile ad una sentenza non ancora passata in giudicato, che viene emessa nel contraddittorio delle parti, ed è, come tale, totalmente privo di efficacia nei confronti del fallimento, al pari dell'ipoteca giudiziale iscritta in ragione della sua provvisoria esecutività. Né può trovare applicazione l'art. 653 cod. proc. civ., norma che si giustifica unicamente nell'ambito di un procedimento monitorio ormai divenuto inefficace. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Maggio 2014.


Conto corrente bancario – Procedimento di ingiunzione – Giudizio di opposizione – Gravi motivi ex art. 649 c.p.c. che giustificano la sospensione della provvisoria esecutorietà dell’ingiunzione concessa ex art. 642 c.p.c...
A fronte della contestazione del credito, oggetto di ingiunzione, in base ad un atto di opposizione cui è stata allegata una relazione contabile di parte e quindi eccepita, sia la violazione di normativa imperativa per applicazione di tassi di interessi usurari, che l’illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi (in fattispecie in cui l’inizio dei rapporti bancari risale a periodo antecedente rispetto alla delibera CICR 09/02/2000, sicché si dovrà verificare l’eventuale adeguamento da parte della Banca alla disciplina introdotta da tale delibera), sussistono gravi motivi, ai fini della sospensione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, ex art. 649 c.p.c.. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 28 Gennaio 2014.


Procedimento per ingiunzione - Opposizione - Competenza per territorio - Dichiarazione di adesione del convenuto opposto alla eccezione di incompetenza territoriale sollevata dall'opponente - Pronuncia di ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo - Esclusione - Dichiarazione di incompetenza del giudice che ha emesso il decreto..
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, non trova applicazione il disposto di cui all’art. 38, comma 2, ultima parte, c.p.c., ai sensi del quale, quando le altre parti costituite aderiscono alla indicazione del giudice che la controparte ritiene territorialmente competente, la competenza del giudice rimane ferma se la causa è riassunta entro tre mesi dalla cancellazione dal ruolo. Infatti, qualora, nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, la parte convenuta-opposta dichiari di aderire all’indicazione del giudice ritenuto competente da parte dell’attore opponente non trova applicazione l’art. 38, comma 2, c.p.c., il giudice dell’opposizione non può pronunciare ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo - che anzi avrebbe carattere di abnormità - ma, nell’esercizio della propria competenza funzionale ed inderogabile sull’opposizione, deve dichiarare con sentenza l’incompetenza del giudice che ha emesso il decreto e, conseguentemente, la nullità del medesimo, regolando le spese di lite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 18 Novembre 2013.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Documentazione posta a fondamento del ricorso - Onere della parte ricorrente di depositare il fascicolo contenente il documenti offerti in comunicazione - Mancato assolvimento - Conseguenze.
La documentazione posta a fondamento del ricorso per decreto ingiuntivo è destinata, per effetto dell’opposizione al decreto e della trasformazione in giudizio di cognizione ordinaria, ad entrare nel fascicolo del ricorrente, restando a carico della parte l’onere di costituirsi in giudizio depositando il fascicolo contenente i documenti offerti in comunicazione; ne consegue che, in difetto di tale produzione, essa non entra a fare parte del fascicolo d’ufficio e il giudice non può tenerne conto, con la conseguenza che qualora parte opposta non abbia assolto all’onere di provare l’esistenza del credito attraverso la produzione del titolo, il decreto ingiuntivo opposto dovrà essere per ciò solo già revocato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 04 Novembre 2013.


Procedimento per ingiunzione - Incompetenza del giudice che ha emesso il decreto - Pronuncia dell'incompetenza da parte del giudice dell'opposizione - Dichiarazione di incompetenza, nullità e revoca del decreto..
Nel caso di incompetenza per valore, materia o territorio del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo, si deve ritenere che il giudice dell'opposizione, nell’esercizio della propria competenza funzionale ed inderogabile sull’opposizione, debba pronunciare sentenza con la quale dichiari l’incompetenza del giudice che ha emesso il decreto nonché la nullità e la revoca del decreto stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 02 Luglio 2013.


Conto corrente bancario – Prova – Procedimento di ingiunzione – Giudizio di opposizione – Prova del credito della banca – Gravi motivi ex art. 649 c.p.c. che giustificano la sospensione della provvisoria esecutorietà dell’ingiunzione concesse ex art. 642 c.p.c. – Relazione contabile di parte opponente..
L'eccezione di illegittima applicazione di interessi anatocistici o di tasso usurario può in determinate circostanze giustificare la sospensione, ai sensi dell'articolo 649 c.p.c., della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa Carrara, 19 Giugno 2013.


Processo civile – Controversie speculari in relazione ad un medesimo rapporto contrattuale – Opposizione a decreto ingiuntivo – Sospensione – Reclamo avverso l’ordinanza di sospensione – Dichiarato inammissibile – Giudizio di sospensione di decreto ingiuntivo contro la parte attrice nel primo processo – Reclamo – Inammissibilità – Ragioni di parità di trattamento..
Nel caso di due controversie derivanti da un medesimo rapporto contrattuale in cui le parti rivestono specularmente la posizione di attore e di convenuto, quando in uno dei due giudizi sia stato dichiarato inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva di un decreto ingiuntivo, ragioni di opportunità e di “simmetria processuale” richiedono che, nel giudizio di sospensione di un secondo decreto ingiuntivo diretto alla parte attrice del primo giudizio, sia dichiarato inammissibile il reclamo. Diversamente, le due parti finirebbero per vedersi l’una negare e l’altra accordare un doppio grado di tutela in presenza di identiche situazioni. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Maggio 2013.


Conto corrente bancario – Prova – Procedimento di ingiunzione – Giudizio di opposizione – Prova del credito della banca – Produzione dell’estratto conto relativo all’intero rapporto – Necessità..
L'opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c., avente ad oggetto la contestazione di un credito, comporta oneri probatori diversi incombenti sulle parti in causa: l’istituto di credito opposto (attore sostanziale) deve dimostrare ex art. 2697 c.c. la sussistenza del proprio credito (mentre il debitore opponente deve contestare la valenza probatoria dei documenti posti a base della richiesta monitoria), così che solo gli estratti del conto corrente costituiscono il mezzo di prova idoneo a sostenere la pretesa della Banca creditrice. Ne deriva che, essendosi la Banca opposta limitata a produrre gli estratti del conto corrente, certificati ex art. 50 TUB, solo relativamente ad un certo periodo del rapporto di conto corrente, questi documenti nel giudizio di opposizione possono assumere soltanto un valore indiziario, con la conseguenza che la domanda della Banca non può ritenersi provata, per aver questa omesso di produrre gli estratti di conto corrente relativi all’intera durata del rapporto bancario, cui si riferisce il credito azionato, intesi come gli unici elementi conoscitivi in base ai quali ricostruire il rapporto stesso ed il definitivo saldo preteso. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2013.


Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Pagamento eseguito, in forza di tale titolo, dal debitore prima dell'apertura di una procedura concorsuale nei suoi confronti - Domanda di ripetizione delle relative somme - Implicita inclusione nella richiesta di improseguibilità del giudizio di opposizione formulata dagli organi della procedura - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
In caso di inefficacia del decreto ingiuntivo a causa della dichiarazione di fallimento o della sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa del debitore ingiunto, sopravvenute nelle more del giudizio di opposizione, che impongono al creditore opposto di partecipare al concorso con gli altri creditori mediante domanda di ammissione al passivo, il pagamento ricevuto dal creditore in forza della provvisoria esecuzione di quel decreto non trova più alcuna giustificazione, né nel titolo, divenuto inefficace, né nel credito, contestato e non accertato. In tal caso, la domanda di ripetizione di ciò che sia stato corrisposto dall'imprenditore insolvente deve considerarsi implicita nella richiesta degli organi della procedura di declaratoria di improseguibilità dell'azione di pagamento nei confronti di quest'ultimo, posto che una siffatta istanza, se accolta, determina di per sé l'esigenza di ripristino della situazione patrimoniale antecedente, indipendentemente dall'accertata esistenza di un indebito oggettivo. (In applicazione di tale principio, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha escluso che la domanda di restituzione formulata dal commissario liquidatore al momento del suo intervento nel processo fosse da considerarsi nuova). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2013, n. 3401.


Opposizione a Decreto Ingiuntivo – Eccezione di incompetenza sollevata dalla parte Opponente – Adesione alla eccezione da parte dell’opposto – Effetti – Spese processuali – Liquidazione – Esclusione..
L’adesione dell’opposta all’eccezione di incompetenza per territorio sollevata dall’opponente (convenuta in senso sostanziale), dispensa il giudice da ogni indagine sulla fondatezza della relativa deduzione, trattandosi di competenza derogabile, come tale rimessa alla disponibilità delle parti (tant’è che ove non si fosse trattato di opposizione a decreto ingiuntivo il Tribunale adito avrebbe dovuto limitarsi ad ordinare la cancellazione della causa dal ruolo). Va, quindi, revocato il decreto ingiuntivo opposto e proprio il duplice contenuto della decisione (di incompetenza del giudice che ha emanato il decreto monitorio e di revoca del decreto) giustifica la forma della sentenza, non applicandosi alla fattispecie la previsione della forma conclusiva dell'ordinanza, di cui all'art. 279, primo comma, c.p.c., come modificato dall'art. 46 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Cass. 21 agosto 2012, n. 14594). Difettando una decisione sulla competenza, non ha luogo alcuna pronuncia sulle spese, dovendo provvedervi il giudice a cui è rimessa la causa, dinanzi al quale le parti dovranno riassumere il giudizio nel termine di tre mesi dal provvedimento che dichiara la incompetenza (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 6106 del 20/03/2006). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 11 Dicembre 2012.


Ingiunzione in materia civile (procedimento per) - Opposizione - Competenza - Eccezione di incompetenza territoriale - Adesione della parte opposta - Conseguenze – Riassunzione - Oggetto del giudizio riassunto..
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, con l’adesione all’eccezione di incompetenza territoriale, deve ritenersi implicitamente revocato il decreto ingiuntivo emesso dal giudice incompetente con la conseguenza che quella che trasmigra davanti al giudice dichiarato competente non è più una causa di opposizione ad un decreto non più esistente, ma una causa che dovrà svolgersi secondo le norme del procedimento ordinario. (Carlotta Cappuccini) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 16 Ottobre 2012.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Domanda riconvenzionale del convenuto opposto - Inammissibilità..
L’opposto, convenuto formale ma attore in senso sostanziale, non può porre in essere una domanda riconvenzionale, a meno che trattasi di reconventio reconventionis. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Ottobre 2012.


Legge 18 giugno 2009 n. 69 – Incompetenza – Decisione con ordinanza – Applicabilità al caso del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Esclusione.

Legge 18 giugno 2009 n. 69 – Art. 115 c.p.c. – Onere di contestazione – Mancanza di contestazione – Effetti – Vincolo per il giudice – Obbligo di astenersi dal controllo probatorio – Fatto provato.
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La previsione della forma terminativa dell'ordinanza, di cui al novellato art. 279 cod. proc. civ. - come modificato dall'art. 46 della legge 18 giugno 2009, n. 69 - non si applica alla decisione giudiziale sulla opposizione a decreto ingiuntivo, perché il provvedimento con cui il giudice, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, dichiara la carenza di competenza dell'autorità giurisdizionale che emise il decreto in via monitoria, non è una decisione soltanto sulla competenza, ma presenta un duplice contenuto, di accoglimento in rito dell'opposizione per incompetenza e dichiarativo della nullità del decreto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art. 115 cod. proc. civ., la non contestazione costituisce un comportamento univocamente rilevante, con effetti vincolanti per il giudice, il quale deve astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale (nella specie: mancata divisione del compendio ereditario prima della proposizione della domanda di condanna degli eredi da parte di chi ritenga di vantare un credito nei confronti del defunto) e deve, perciò, ritenere la circostanza in questione sussistente, in quanto l'atteggiamento difensivo in concreto spiegato espunge il fatto stesso dall'ambito degli accertamenti richiesti (Nel caso di specie gli opponenti avevano dedotto, sin dall'atto di citazione in opposizione, che non vi era ancora stata divisione dell'eredità, mentre l'opposta non aveva specificamente contestato tale circostanza; la mancata specifica contestazione dell'affermazione della non intervenuta divisione, contenuta nell'atto di opposizione, esonerava gli opponenti stessi dall'onere di darne una specifica dimostrazione). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 Agosto 2012, n. 14594.


Legge 18 giugno 2009 n. 69 – Incompetenza – Decisione con ordinanza – Applicabilità al caso del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Esclusione..
La previsione della forma terminativa dell'ordinanza, di cui al novellato art. 279 cod. proc. civ. - come modificato dall'art. 46 della legge 18 giugno 2009, n. 69 - non si applica alla decisione giudiziale sulla opposizione a decreto ingiuntivo, perché il provvedimento con cui il giudice, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, dichiara la carenza di competenza dell'autorità giurisdizionale che emise il decreto in via monitoria, non è una decisione soltanto sulla competenza, ma presenta un duplice contenuto, di accoglimento in rito dell'opposizione per incompetenza e dichiarativo della nullità del decreto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Agosto 2012, n. 14594.


Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Chiamata del terzo da parte dell’opponente – Citazione diretta del terzo – Sussiste.

Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Chiamata del terzo da parte dell’opponente – Citazione diretta del terzo – Giudizio introdotto mediante ricorso e successivo decreto – Sussiste.
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Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente è comunque convenuto in senso sostanziale, e dunque, in punto di chiamata del terzo, non ha senso che la chiamata sia condizionata da un provvedimento di autorizzazione, posto che nei giudizi ordinari, qualora il convenuto intenda chiamare in causa un terzo, basta che formuli la richiesta nella comparsa di costituzione e risposta tempestivamente depositata; poiché nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo non ha senso richiedere lo spostamento dell’udienza, in quanto è lo stesso opponente-convenuto in senso sostanziale a fissare in citazione l’udienza di prima trattazione, è più coerente con le linee generali del sistema che sia l’opponente stesso a citare, oltre al ricorrente che ha ottenuto il decreto, anche il terzo che si intende chiamare in causa; né questo meccanismo viola il principio di necessaria corrispondenza tra parti della fase monitoria e parti della fase di opposizione a cognizione piena poiché l’ingiunto-opponente deve indefettibilmente evocare in causa il beneficiario-ingiungente, quale parte necessaria del giudizio, ed eventualmente può citare altre parti, ma appunto in qualità di terzi; tra l’altro, la necessità che la chiamata in causa del terzo da parte dell’opponente sia subordinata ad un provvedimento autorizzativo del giudice, da rilasciare all’udienza di prima trattazione, si pone altresì in contrasto con il principio di economia processuale poiché l’opponente dovrebbe comunque attendere l’udienza di prima trattazione per ottenere l’autorizzazione e successivamente dovrebbero essere concessi gli ulteriori termini di legge per la citazione del terzo (90+90), con inutile dispendio di tempi (rispetto alla soluzione ben più semplice della citazione diretta e immediata, oltre che dell’opposto, anche del terzo) (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Quando il giudizio di opposizione deve essere introdotto con ricorso (vedi materie del lavoro e delle locazioni), come ha chiarito di recente la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. civ., 15 maggio 2012, n. 7526), il decreto di fissazione dell’udienza, con la concessione di un termine per la notifica, autorizza l’opponente a evocare in giudizio sia il beneficiario del decreto ingiuntivo sia il terzo, salvo che il medesimo decreto non contenga esplicite riserve sul punto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Viterbo, 23 Giugno 2012.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Chiamata di terzo da parte dell'opponente - Autorizzazione del giudice - Necessità - Modalità..
L’opponente, essendo convenuto in senso sostanziale, non può citare il terzo direttamente, ma deve domandare con lo stesso atto introduttivo l’autorizzazione al Giudice per la sua chiamata, analogicamente all’art. 269, comma 2, c.p.c., limitandosi a citare il solo ricorrente in via monitoria, non potendo le parti originarie essere altri che ingiungente ed ingiunto, e dovendo poi il giudice autorizzare la chiamata nel corso della prima udienza, a pena di nullità della chiamata diretta del terzo. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 07 Giugno 2012.


Decreto ingiuntivo – Mancanza avviso della facoltà di proporre opposizione – Carenza avviso che in difetto di opposizione si procederà ad esecuzione forzata – Mancanza dell’indicazione del termine per proporre opposizione – Nullità.

Decreto ingiuntivo – Edictio actionis e vocatio in ius contenuti nel decreto ingiuntivo.

Decreto ingiuntivo – Giudizio di opposizione – Nullità – Conseguenza.
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Il decreto ingiuntivo notificato è nullo nell’ipotesi in cui sia carente dell’avvertimento circa la facoltà di proporre opposizione e che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata e dell’indicazione del termine per proporla. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Il decreto ingiuntivo ottenuto e notificato si caratterizza per la ‘cartolarizzazione’ degli elementi relativi alla edicio actionis ed alla vocatio in ius cristallizzati nel ricorso introduttivo della parte che si avvale del procedimento monitorio. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

L’opposto, che si sia avvalso di un decreto ingiuntivo radicalmente nullo, consuma il potere successivo di richiedere al giudice una verifica di merito a proposito della fondatezza della propria pretesa creditoria, sostanziandosi la relativa richiesta in sede di opposizione in un tentativo di reintrodurre surrettiziamente un thema decidendum su cui non è più dato discutere a causa delle patologie insistenti sul provvedimento monitorio. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 06 Giugno 2012.


Decreto ingiuntivo – Giudizio di opposizione – Nullità – Conseguenza..
L’opposto, che si sia avvalso di un decreto ingiuntivo radicalmente nullo, consuma il potere successivo di richiedere al giudice una verifica di merito a proposito della fondatezza della propria pretesa creditoria, sostanziandosi la relativa richiesta in sede di opposizione in un tentativo di reintrodurre surrettiziamente un thema decidendum su cui non è più dato discutere a causa delle patologie insistenti sul provvedimento monitorio. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 06 Giugno 2012.


Decreto ingiuntivo europeo - Opposizione - Instaurazione - Modalità.

Decreto ingiuntivo europeo - Opposizione - Armonizzazione con la disciplina interna - Transito del procedimento dalla fase sommaria a quella ordinaria - Impulso d'ufficio - Assegnazione di un termine per l'integrazione del thema decidendum - Fissazione dell'udienza nel rispetto dei termini di comparizione di cui all'articolo 163 bis c.p.c. - Assegnazione di termine al convenuto per il deposito della comparsa di risposta.
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L’opposizione all’ingiunzione di pagamento europea di cui all’art. 16 Reg. CE 1896/2006, non è di per sé idonea ad instaurare alcun rituale procedimento di opposizione assimilabile a quello disciplinato dall’art. 645 c.p.c., con la conseguenza per la quale il creditore che intenda far valere il proprio diritto deve agire secondo le norme che disciplinano il giudizio civile ordinario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Allo scopo di armonizzare il procedimento per decreto ingiuntivo europeo alla disciplina interna dell'ordinamento nazionale italiano nell'ipotesi in cui sia stata proposta opposizione, si dovrà fare ricorso alle norme che tracciano i principi generali in tema di transito "fisiologico" del procedimento dalla fase sommaria a quella ordinaria. Ne consegue che il giudice, ricevuta l'opposizione dovrà, d'ufficio: i) far notificare al creditore, a cura della cancelleria, l’opposizione del debitore; ii) assegnare all’attore–creditore un termine (“naturalmente“ perentorio, stante il divieto di successiva mutatio libelli sancito dal comma quinto dell’art. 183 c.p.c.) per integrare il thema decidendum e i relativi fatti costitutivi (nessun termine perentorio potrà invece essere assegnato per le produzioni documentali, soggette al più benevolo termine dilatorio dell’art. 183, comma 6, n. 2, c.p.c.; iii) fissare l’udienza ex art. 183 c.p.c. nel rispetto dei termini di comparizione di cui all’art. 163 bis c.p.c.; iv) assegnare al convenuto la facoltà di depositare la comparsa di risposta ex art. 167 c.p.c., con onere di costituzione – se del caso a mezzo di difensore ove la difesa personale non fosse ammessa – almeno venti giorni prima dell’udienza sub ii) e con l’avvertimento ex art. 163, comma 3, n. 7, c.p.c. che la costituzione tardiva comporterà le decadenze di cui all’art. 167 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 26 Maggio 2012.


Fallimento - Contratti pendenti - Domanda di risoluzione promossa nei confronti del fallimento - Effetti - Ratio della norma di cui all'articolo 72, comma 5, LF...
La disposizione dettata dall'articolo 72, comma 5, legge fallimentare (secondo la quale l'azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento spiega suoi effetti nei confronti del curatore, fatta salva la trascrizione della domanda) impedisce alla parte che vi ha interesse di proporre in via ordinaria domanda di risoluzione di un contratto nei confronti del fallimento, facendo salvo unicamente il caso in cui questo sia dichiarato quando la lite sia già pendente. In tal modo, si evita che gli effetti restitutori ed eventualmente risarcitori connessi alla pronunzia di risoluzione per inadempimento del contratto a prestazioni corrispettive si riverberino negativamente sulla par condicio creditorum. (Franco Benassi - Paolo Graneris) (riproduzione riservata) Tribunale Saluzzo, 24 Maggio 2012.


Art. 2 legge 218 del 2011 – Termine di costituzione dell'opponente – Illegittimità costituzionale – Manifesta infondatezza..
E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge n. 218 del 2011, il quale, per i procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore, esclude che la dimidiazione del termine di costituzione dell'opponente sia automatica e ragionevolmente la correla all'eventuale scelta acceleratoria compiuta dall'opponente stesso tramite assegnazione all'opposto di un termine di comparizione inferiore a quello dell'art. 163-bis, primo comma, cod. proc. civ.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2012, n. 7792.


Incompetenza – Decisione mediante ordinanza – Legge 18 giugno 2009 n. 69 – Applicabilità dell’art. 190 c.p.c. – Esclusione.

Incompetenza del giudice adito – Violazione dell’art. 645 c.p.c. – Responsabilità ex art. 96 comma III c.p.c. – Sussiste.
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La decisione sulla questione preliminare relativa alla competenza assume la forma dell’ordinanza in forza delle modifiche apportate al codice di rito dalla legge 69/2009. Malgrado le indicazioni che paiono evincersi da alcune pronunce della Suprema Corte (Cass. 21 luglio 2011, n. 16005; Cass., 28 febbraio 2011, n. 4986), non deve trovare applicazione per la decisione sulla competenza il sub-procedimento delineato per la fase decisoria dall’art. 190 c.p.c., con la previsione di termini perentori per lo scambio di comparse conclusionali e repliche, venendo, altrimenti, del tutto frustrato l’intento semplificativo sotteso alla modifica legislativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La competenza a decidere sulla impugnazione del decreto ingiuntivo è, ai sensi dell’art. 645 c.p.c., del giudice che ha emesso l’ingiunzione: si tratta di una competenza non derogabile, non solo per volontà delle parti ma anche per ragioni di continenza o di connessione. L’opponente che promuova il giudizio di opposizione dinanzi ad un giudice diverso (nel caso di specie, Lamezia Terme in luogo di Mondovì) incorre in una manifesta violazione delle regole sulla competenza che espone l’attore alla condanna ex art. 96 comma III c.p.c. che mira a colpire le condotte contrarie al principio di lealtà processuale (art. 88 c.p.c.) nonché quelle suscettibili di ledere il principio di rilevanza costituzionale della ragionevole durata del giudizio e proprio in forza degli interessi pubblicistici che mira a realizzare è attivabile d’ufficio, senza la richiesta della parte e senza che quest’ultima dimostri di aver subito un danno alla propria persona o al proprio patrimonio in conseguenza del processo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Lamezia Terme, 02 Aprile 2012.


Incompetenza del giudice adito – Violazione dell’art. 645 c.p.c. – Responsabilità ex art. 96 comma III c.p.c. – Sussiste..
La competenza a decidere sulla impugnazione del decreto ingiuntivo è, ai sensi dell’art. 645 c.p.c., del giudice che ha emesso l’ingiunzione: si tratta di una competenza non derogabile, non solo per volontà delle parti ma anche per ragioni di continenza o di connessione. L’opponente che promuova il giudizio di opposizione dinanzi ad un giudice diverso (nel caso di specie, Lamezia Terme in luogo di Mondovì) incorre in una manifesta violazione delle regole sulla competenza che espone l’attore alla condanna ex art. 96 comma III c.p.c. che mira a colpire le condotte contrarie al principio di lealtà processuale (art. 88 c.p.c.) nonché quelle suscettibili di ledere il principio di rilevanza costituzionale della ragionevole durata del giudizio e proprio in forza degli interessi pubblicistici che mira a realizzare è attivabile d’ufficio, senza la richiesta della parte e senza che quest’ultima dimostri di aver subito un danno alla propria persona o al proprio patrimonio in conseguenza del processo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 02 Aprile 2012.


Ricorso per ingiunzione - Giudizio di opposizione - Deposito del fascicolo relativo al procedimento monitorio - Onere del ricorrente - Sussistenza - Onere della prova - Omesso deposito - Conseguenze..
Nell'ambito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la parte che ha ottenuto il decreto, al fine di assolvere all'onere di fornire prova adeguata delle ragioni creditorie azionate, deve provvedere al deposito del fascicolo del procedimento monitorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Oristano, 23 Marzo 2012.


Questioni attinenti alla regolare costituzione del rapporto processuale – Overruling – Rilevabilità d’ufficio – Esclusione – Principio del Giusto Processo..
Il principio per cui le questioni attinenti alla regolare costituzione del rapporto processuale sono rilevabili d'ufficio anche nel giudizio di legittimità va coordinato con i principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo, di cui all'art. 111 Cost., che comportano un applicazione in senso restrittivo e residuale di tale rilievo officioso. Ne consegue che le questioni suddette devono ritenersi coperte dal giudicato implicito allorché siano state ignorate dalle parti nei precedenti gradi di giudizio (essendosi il contraddittorio incentrato sul merito della controversia) e su esse non si sia pronunciato il giudice di merito (Cass. civ. Sez. 2, 2 febbraio 2011 n. 2427, in relazione ad un caso identico a quello di specie); b) nel caso in cui il giudice di legittimità muti la propria precedente interpretazione di una norma processuale (c.d. "overruling), nel senso di configurare in danno di una parte del giudizio una decadenza od una preclusione prima escluse, si giustifica una scissione tra il fatto (cioè il comportamento della parte risultante "ex post" non conforme alla corretta regola del processo) e l'effetto, di preclusione o decadenza, che ne dovrebbe derivare, con la conseguenza che - in considerazione del bilanciamento dei valori in gioco, tra i quali assume preminenza quello del giusto processo (art. 111 Cost.) - deve escludersi l'operatività della preclusione o della decadenza derivante dall'overruling nei confronti della parte che abbia confidato incolpevolmente (e cioè non oltre il momento di oggettiva conoscibilità della sentenza correttiva, da verificarsi in concreto) nella consolidata precedente interpretazione della regola stessa (Cass. civ. S.U. 11 luglio 2011 n. 15144). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 Febbraio 2012, n. 2345.


Interpretazione autentica dell'art. 165, primo comma, cod. proc. civ. - Riduzione del termine di costituzione dell'opponente - Presupposti - Assegnazione all'opposto di termine a comparire ridotto - Necessità..
Per effetto della norma di interpretazione autentica dell’art. 165, primo comma, cod. proc. civ., dettata dall’art. 2 della l. 29 dicembre 2011, n. 218, nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo la riduzione alla metà del termine di costituzione dell'opponente si applica solo se questi abbia assegnato all'opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all'art. 163-bis, primo comma, cod. proc. civ.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 16 Febbraio 2012, n. 2242.


Decreto ingiuntivo europeo - Opposizione ai sensi dell'art. 4, par. 16 del Regolamento europeo n. 1896/06 - Effetto - Esecutività del decreto già disposta - Sospensione - Giudizio di opposizione nelle forme dell'articolo 645 c.p.c. - Necessità..
L'opposizione a decreto ingiuntivo europeo, che ai sensi dell'art. 4, par. 16 del Regolamento europeo n. 1896/06 può essere presentata su supporto cartaceo o tramite qualsiasi altro mezzo di comunicazione - anche elettronico - accettato dallo Stato membro d'origine, ha il solo effetto d'impedire la concessione dell'esecutività del decreto (art. 18 stesso regolamento). Tuttavia ove l'esecutività sia stata disposta, nonostante l'opposizione sia stata inviata con raccomandata a.r. all'ufficio giudiziario emittente, la sospensione di detta esecutività può avvenire solo ai sensi dell'art. 649 cpc e in un giudizio d'opposizione instaurato dall'opponente nelle consuete forme di cui all'art. 645 cpc, non essendo prevista l'instaurazione ex officio del giudizio di cognizione né essendo applicabili il riesame previsto in casi eccezionali dall'art. 20 del predetto regolamento o il procedimento ex art. 700 cpc. (Marco Benatti) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 14 Luglio 2011.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Riconvenzionale – Estensione del contraddittorio – Valutazione del giudice..
Nell’ipotesi di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo la valutazione che il giudice è tenuto ad effettuare al fine di autorizzare l’estensione del contraddittorio non può prenscindere dall’esposizione dei fatti e dalle considerazioni giuridiche contenute nel decreto oggetto di opposizione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 22 Giugno 2011.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Dimezzamento automatico dei termini a comparire e di costituzione – Art. 645 c.p.c. – Sezioni Unite 19246/2010 – Ordinanze interlocutorie della Corte di Cassazione nn. 14627 e 15809..
Sono condivisibili i principi affermati dalla Suprema Corte [cfr. Cass. civ., Sez. II, ord. interlocutoria n. 14627 del 17/6/2010, nonché Cass. civ., Sez. II, ord. interlocutoria n. 15809 del 2/7/2010] secondo i quali: a) alla luce del principio costituzionale del giusto processo, la parte che abbia fatto affidamento su una consolidata giurisprudenza di legittimità in ordine alle norme regolatrici del processo, successivamente travolta da un mutamento di orientamento interpretativo, incorre in errore scusabile e ha diritto ad essere rimessa in termini ai sensi dell'art. 184 bis c.p.c., ratione temporis applicabile, anche in assenza di un’istanza di parte, se, esclusivamente a causa del predetto mutamento, si sia determinato un vizio di inammissibilità o di improcedibilità dell'impugnazione dovuto alla diversità delle forme e dei termini da osservare sulla base dell'orientamento sopravvenuto; b) la norma di cui all’art. 184 bis c.p.c. è applicabile anche al di fuori dell’ambito delle ipotesi in cui le parti costituite siano decadute dal potere di compiere determinate attività difensive nel corso della trattazione della causa; c) la rimessione in termini di cui all'art. 184 bis c.p.c. può aver luogo anche in assenza di apposita istanza di parte. (Alla luce di tali principi, la Corte ha ritenuto tempestiva la costituzione dell’opponente a decreto monitorio avvenuta nel termine ordinario ma oltre quello abbreviato di cinque giorni dalla notifica.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 22 Marzo 2011.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Dimezzamento automatico dei termini a comparire e di costituzione – Art. 645 c.p.c. – Sezioni Unite 19246/2010 – Non condivisibili..
In caso di opposizioni a decreto ingiuntivo, a fronte di un termine di comparizione sempre "dimezzato" ex art. 645 c.p.c. (indipendentemente dal termine in concreto di volta in volta assegnato dall'opponente, posto che il legislatore indica il termine minimo ma non pone limiti alla concessione di un termine più ampio), il termine di costituzione dell'opponente, in assenza di espressa previsione, è sempre quello ordinario di dieci giorni (risultando così non condivisibile neppure il precedente e consolidato orientamento della Suprema Corte laddove riteneva passibile di riduzione alla metà anche il termine di costituzione, sia pure nelle sole ipotesi di concreta assegnazione all'opposto di un termine di comparizione inferiore a quello ordinario). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Febbraio 2011.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Mero obiter dicutm non qualificabile come Principio di Diritto vincolante per il giudice di merito - Non applicazione - Sussiste..
L’ulteriore “puntualizzazione” svolta dalle Sezioni Unite nella sentenza 19246/2010 rappresenta solo un obiter dictum che, sebbene ampiamente motivato, costituisce un’affermazione eccedente la necessità logico-giuridica della decisione ed è quindi privo dell’efficacia di precedente, in quanto non funzionale alla ratio decidendi, intesa come regola di diritto strettamente connessa alla fattispecie concreta, che costituisce il fondamento logico-giuridico necessario per risolvere la controversia. Tale obiter – qualificato dalla dottrina come ratio decidendi non necessaria – può infatti essere espunto dalla motivazione, senza privarla della regola su cui essa si fonda, perché afferma un principio, estraneo al percorso argomentativo, il cui ambito di applicazione è più ampio di quello  della norma che attiene ai fatti rilevanti del caso (ove era stato effettivamente assegnato un termine di comparizione inferiore a quello ordinario) e configura soltanto l’anticipazione di una possibile (futura) soluzione di un caso ipotetico (in cui sia assegnato un termine di comparizione non inferiore a quello ordinario) diverso da quello in esame. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 15 Dicembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Overruling – retroattività della nuova interpretazione adozione di una soluzione ermeneutica non prevedibile rispetto a quella affermatasi nella prassi – Incostituzionalità - Affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica – Eadem ratio di tutela rispetto alle Leggi di interpretazione autentica cd. innovative – Interpretazione costituzionalmente orientata – Irretroattività del decisum delle SSUU 19246/2010 – Dies a quo – 14 ottobre 2010 – Pubblicazione sul sito C.E.D...
Le Leggi di interpretazione autentica, secondo la giurisprudenza della Consulta, non possono avere portata retroattiva ove la retroattività attenti al principio costituzionale di tutela dell’affidamento legittimamente posto sulla certezza dell’ordinamento giuridico. Tale principio deve valere anche in materia processuale, dove si traduce nell’esigenza che le parti conoscano il momento in cui sorgono oneri con effetti per loro pregiudizievoli, nonché nel legittimo affidamento delle parti stesse nello svolgimento del giudizio secondo le regole vigenti all’epoca del compimento degli atti processuali. Ciò vuol dire che la norma di interpretazione autentica che indichi una soluzione ermeneutica non prevedibile rispetto a quella affermatasi nella prassi, perché non rientrante fra quelle accolte in sede giudiziale e nettamente minoritaria anche nella dottrina (cd. innovativa), non può avere effetti se non per l’avvenire. Orbene: è assolutamente evidente che un limite costituzionale alla retroattività (addirittura) delle Leggi di interpretazione autentica non può non valere anche per le decisioni della Suprema giurisprudenza, pervenendosi, altrimenti, ad un significato giuridico della disposizione legislativa palesemente incostituzionale. In altri termini, l’interpretazione che offre un significato giuridico non prevedibile, che sia portata da una Legge o da una sentenza, non può avere efficacia retroattiva in virtù del principio dell’affidamento con si intende che «il singolo deve poter conoscere lo stato del diritto in base al quale opera e tale stato del diritto non deve poi essere modificato retroattivamente». (Nel caso di specie viene esclusa la retroattività del decisum delle SSUU 19246/2010 e l’efficacia del nuovo principio viene fatto coincidere con il 14 ottobre 2010, data di pubblicazione della decisione sul CED). (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 10 Dicembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni unite 19246/2010 - Mero obiter dictum non qualificabile come principio di diritto vincolante..
Va confermato (sia per cause pendenti al momento della pubblicazione della sentenza 2010 n. 19246 sia per quelle successive) l’orientamento cinquantennale secondo cui il dimezzamento del termine di costituzione dell’opponente si ha solo quando quest’ultimo si avvale della facoltà di assegnare alla controparte un termine a comparire inferiore a quello ordinario. L’orientamento tradizionale appare conforme al dettato normativo; di contro la sentenza n. 19246 - sotto il profilo che qui interessa - non ha autorità di precedente atteso che la puntualizzazione in questione rappresenta un mero obiter dictum eccedente la necessità logico giuridica della decisione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 07 Dicembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Assegnazione di un termine di comparizione ordinario - Costituzione dell'opponente nel termine ordinario di 10 giorni - Mutamento di giurisprudenza - Rimessione in termini..
A seguito della pronuncia di Cass. Sez. Un. n. 19246/2010, l’opponente che ha indicato un’udienza di comparizione nel rispetto del termine ordinario e sempre nel rispetto del termine ordinario ha poi iscritto la causa a ruolo, deve, anche d’ufficio, essere rimesso in termine ex art. 153 c.p.c. o 184 bis ratione temporis vigente, senza regressione del procedimento e considerando tempestivamente effettuata, ora per allora, l’iscrizione a ruolo. (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 02 Dicembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Interpretazione dell’art. 645 conforme a Costituzione - Causa iscritta a Ruolo dopo il quinto giorno ma entro il decimo - Improcedibilità - Non sussiste.

Fallimento della società - Interruzione del Processo - Rilevabilità d’Ufficio - Art. 43 Legge Fall. come modificato dall’art. 41 d.lgs. 5/2006 - Sulla base di mera intervenuta notizia - Sussiste.
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Un’interpretazione conforme a costituzione con particolare riferimento ai valori del giusto processo e del diritto di difesa non consente che si dichiari improcedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo iscritta a ruolo oltre cinque giorni (ma entro dieci giorni) dalla notificazione perché: 1) la sanzione d’improcedibilità dell’opposizione è comminata dall’ 647 c.p.c., comma 1, (seconda ipotesi) soltanto per il caso di mancata costituzione dell’opponente, ma non per quello di costituzione tardiva; 2) non può essere esteso in via interpretativa, e senza che sussista il presupposto della eadem ratio, il dimidiato termine di costituzione sancito dall’art. 165 c.p.c., previsto per le cause che, richiedendo pronta spedizione, a seguito di esplicita autorizzazione presidenziale, siano state instaurate con un ridotto termine a comparire. Questa sanzione d’improcedibilità dell’opposizione tardivamente iscritta a ruolo, in caso di dimidiazione anche inavvertita del termine a comparire, viola il diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.) e il principio di ragionevolezza, perché grava l’opponente di un onere che appare inutilmente e irragionevolmente contrario alla struttura bifasica del rito monitorio e all’inversione della posizione processuale delle parti, specialmente se si considera che l’opposizione a decreto ingiuntivo instaura pur sempre un processo di primo grado e si raffronta questa disciplina con quella riservata alle ipotesi di tardiva iscrizione a ruolo di una causa di primo grado. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’interruzione del processo in caso di fallimento della società è sottoposta al regime della rilevabilità d’ufficio, alla luce della modifica introdotta dall’art. 41 Dlgs n 5/2006, che ha previsto, al terzo comma dell’art. 43, legge fallimentare, che: ”l’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo”. Tale disposizione, invero, ha introdotto un regime speciale per la causa interruttiva del fallimento perché ha determinato il venire meno della distinzione tra giudizi in cui la costituzione intervenga prima della data del fallimento e quelli in cui la costituzione non sia intervenuta, derogando alle disposizioni di cui agli artt. 299 e 300 c.p.c., che prevedono, nella seconda ipotesi, di mancanza di costituzione, l’interruzione automatica e nella prima l’interruzione solo a seguito di dichiarazione del procuratore della parte nei cui confronti si è verificata la causa interruttiva. Nel caso di fallimento, quindi, il vigente art. 43, legge fallimentare, prevede l’interruzione automatica del giudizio, rilevabile anche d’ufficio, senza che siano necessarie particolari formalità e dunque anche a seguito della semplice acquisizione della notizia dell’intervenuto fallimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 27 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Interpretazione dell’art. 645 conforme a Costituzione – causa iscritta a Ruolo dopo il quinto giorno ma entro il decimo – Improcedibilità – Non sussiste..
Un’interpretazione conforme a costituzione con particolare riferimento ai valori del giusto processo e del diritto di difesa non consente che si dichiari improcedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo iscritta a ruolo oltre cinque giorni (ma entro dieci giorni) dalla notificazione perché: 1) la sanzione d’improcedibilità dell’opposizione è comminata dall’ 647 c.p.c., comma 1, (seconda ipotesi) soltanto per il caso di mancata costituzione dell’opponente, ma non per quello di costituzione tardiva; 2) non può essere esteso in via interpretativa, e senza che sussista il presupposto della eadem ratio, il dimidiato termine di costituzione sancito dall’art. 165 c.p.c., previsto per le cause che, richiedendo pronta spedizione, a seguito di esplicita autorizzazione presidenziale, siano state instaurate con un ridotto termine a comparire. Questa sanzione d’improcedibilità dell’opposizione tardivamente iscritta a ruolo, in caso di dimidiazione anche inavvertita del termine a comparire, viola il diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.) e il principio di ragionevolezza, perché grava l’opponente di un onere che appare inutilmente e irragionevolmente contrario alla struttura bifasica del rito monitorio e all’inversione della posizione processuale delle parti, specialmente se si considera che l’opposizione a decreto ingiuntivo instaura pur sempre un processo di primo grado e si raffronta questa disciplina con quella riservata alle ipotesi di tardiva iscrizione a ruolo di una causa di primo grado. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 27 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Mero obiter dicutm non qualificabile come Principio di Diritto vincolante per il giudice di merito - Non applicazione - Sussiste..
L’aver fatto affidamento da parte dell’operatore del diritto sul consolidato indirizzo giurisprudenziale, innovato dalla pronuncia a Sezioni Unite n. 19246/2010, non può essere imputato colpevolmente; una rigida applicazione dei principi enunciati dalla Cassazione determinerebbe un effetto di profonda ingiustizia sostanziale. Per soddisfare le esigenze concrete sottese alla salvaguardia delle esigenze di giustizia sostanziale, occorre applicare il generale istituto della rimessione in termini, previsto dall’art. 153 c.p.c.. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo - Adria, 25 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Overruling - Rimessione in termini - Atto già espletato - Non necessità della ripetizione - Sussiste..
In materia di opposizione a decreto ingiuntivo, quanto al recente intervento delle SSUU n. 19246 del 2010, la norma sulla rimessione in termini va interpretata nel caso di specie quale strumento per evitare che dal mutamento dell’orientamento giurisprudenziale già consolidato derivi alla parte incolpevole un pregiudizio processuale non riparabile, e che pertanto, al fine di ottenere tale risultato costituzionalmente necessario, la restituzione delle facoltà processuali altrimenti precluse alla parte incolpevole non necessita di sua apposita istanza e non deve necessariamente sempre attuarsi con la possibilità di compiere l’atto processuale la cui mancanza dovrebbe generare la decadenza. Difatti, nelle ipotesi in cui lo stesso atto sia stato già espletato ma sia tardivo secondo il mutato orientamento giurisprudenziale, la restituzione in termini può anche concretizzarsi nel ritenere l’adempimento comunque  tempestivo, senza necessità di ripeterlo, così evitando alla parte che in buona fede lo abbia compiuto la sanzione processuale, e ad entrambe le parti la regressione del processo e l’invalidazione “ex post” di tutti gli altri atti del giudizio (esito a sua volta in contrasto con il principio del giusto processo, ed in particolare con la ragionevole durata del giudizio). Del resto, questa seconda modalità di restituzione in termini non si traduce neppure in un pregiudizio per la controparte opposta che a sua volta aveva aderito all’orientamento di legittimità all’epoca già consolidato, costituendosi nel termine ordinario senza nulla eccepire in ordine alla tempestività della costituzione della controparte ma difendendosi puntualmente nel merito. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi - Francavilla Fontana, 22 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Principi di Diritto – Sbagliato – Non applicazione..
Il principio di diritto enunciato dalle SSUU 19246/2010 è sbagliato. Poiché il giudice è soggetto solo alla legge (e non alla Corte di Cassazione) il rimedio alle decisioni sbagliate dei giudici di legittimità - la cui funzione nomofilattica si esercita soltanto con l'autorevolezza, non certo ex auctoritate - è ben più elementare della remissione in termini o dell’overruling: basta non tenerne conto. (gb) (riproduzione riservata) Appello Roma, 17 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Overruling – Rimessione in termini – Sussiste..
Il mutamento delle regole interpretative in corso di giudizio, definito secondo l’espressione anglosassone di overruling, comporta una violazione del principio del contraddittorio, che impedisce a posteriori l’espletamento di un’efficace attività difensiva della parte, colpita dalla sanzione processuale che consegue a una diversa interpretazione giurisprudenziale: pertanto, al cospetto di un siffatto fenomeno, va accolta la richiesta di rimessione in termini, formulata dalla parte interessata. (gb) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 15 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Termine di comparizione dimezzato ex lege - Dimezzamento automatico  dei termini di costituzione delle parti - Esclusione  - Dimezzamento per il caso di assegnazione di un termine di comparizione inferiore a 90 giorni - Esclusione..
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo il termine di comparizione dell’opposto è  dimezzato ex lege.
L'assegnazione all’opposto di un termine di comparizione  inferiore a 90 gg. non comporta il dimezzamento del termine di costituzione dell’opponente, non trovando applicazione la dimidiazione da abbreviazione volontaria  di cui all’art. 165, comma primo, c.p.c. trattandosi di norma eccezionale e, perciò, di stretta interpretazione.
L'assegnazione all’opposto di un termine di comparizione superiore a 45 gg. legittima quest’ultimo alla sola istanza di abbreviazione del termine  ex art-163 bis, comma terzo, c.p.c.. (am) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 14 Novembre 2010.


Sezioni Unite 19246/2010 – Applicabilità ai procedimenti pendenti – Esclusione – Remissione in termini – Ripetizione dell’atto – Esclusione – Sanatoria – Sussiste..
In difetto di una positiva disciplina speciale di segno diverso, gli ordinari termini di costituzione previsti per il giudizio di cognizione ordinaria (artt. 165 e 166 c.p.c.) devono trovare applicazione anche in quello di opposizione al decreto ingiuntivo, sì che ­ fermo il dimezzamento automatico di cui all’art. 645, comma 2, c.p.c. (il cui mancato rispetto legittimerà il convenuto opposto all’esercizio della facoltà di cui all’art. 163 bis, comma terzo, c.p.c.) – all’opposto residuerà comunque un congruo termine di 15 gg. per esaminare la documentazione prodotta dall’opponente e redigere un’avveduta comparsa di risposta (Il Tribunale, non recependo le puntualizzazioni delle SSUU 19246/2010, esclude nel caso di specie un caso di errore in capo all’opponente ritenendo l’opposizione tempestiva). (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 14 Novembre 2010.


Reg. CE 1896/2006 – Ingiunzione di pagamento europea – Opposizione – Passaggio al procedimento civile ordinario secondo la legge dello stato membro di origine – Procedura – Integrazione della domanda proposta in via monitoria – Termine all’opposto per la costituzione..
In caso di opposizione alla ingiunzione di pagamento europea, il passaggio al procedimento civile ordinario, in presenza di una domanda monitoria inidonea ad incardinare un giudizio ordinario, deve necessariamente svilupparsi attraverso i seguenti passaggi: 1) integrazione da parte del ricorrente della domanda proposta in via monitoria, con un contenuto conforme all'atto introduttivo ordinario; 2) fissazione all'opponente del termine per il deposito di una comparsa integrativa dell'opposizione, con ciò applicandosi analogicamente i commi quinto e sesto dell'articolo 164 del codice di procedura civile. Tale iter procedurale appare maggiormente idoneo a rispettare il principio del contraddittorio, in quanto consente la instaurazione, guidata e cadenzata dal giudice, di un giudizio civile ordinario avente ad oggetto il merito della pretesa azionata in via monitoria, attribuendo alle parti una veste formale conforme a quella sostanziale. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 12 Novembre 2010.


Giudizio di rinvio - Domanda di restituzione di quanto pagato in seguito a sentenza cassata con rinvio a corte d'appello - Procedimento monitorio - Ammissibilità - Competenza della corte in composizione monocratica - Opposizione - Trattazione collegiale..
La domanda d’ingiunzione alla restituzione di quanto una parte abbia pagato in forza di una sentenza di merito poi cassata con rinvio ad una corte d’appello rientra nella competenza della medesima corte d’appello, che deve però provvedervi in composizione monocratica, ferma la trattazione collegiale dell’eventuale giudizio di opposizione di cui agli artt. 645 e ss. c.p.c.. (fb) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 10 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Principio di Diritto non vincolante per il giudice di merito – Non applicazione per mancata condivisione – Sussiste..
L’interpretazione offerta dalle Sezioni Unite 19246/2010, dell’art. 645 c.p.c., non può essere condivisa: da ultimo la Corte costituzionale, con l’ordinanza n. 18 del 2008, ha ribadito che la riduzione dei termini di costituzione si lega alla facoltà dell’opponente di dimidiare i termini di comparizione della controparte. Vi è, poi, che l’interpretazione delle SSUU favorirebbe la prassi, non conforme all’art. 165 c.p.c., di iscrivere le cause depositando una copia dell’originale (cd. velina) e non anche l’originale, con effetti tutt’altro che deflattivi del contenzioso. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 04 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Rimessione in termini - Non sussiste - Overruling - Irretroattività del decisum - Sussiste..
La giurisprudenza di questo Tribunale, successivamente all’intervento delle SSUU n. 19246/2010, è stata nel senso di ritenere incolpevole l’errore in cui è incorso l’opponente con conseguente applicazione dell’istituto della remissione in termini ex art. 153 c.p.c. re melius perpensa, il Tribunale ritiene più aderente alla ratio del giusto processo e dei valori costituzionali ad esso sottesi, il recente orientamento del tribunale di Varese. Deve, allora, ritenersi che non possa avere effetto retroattivo una sentenza della Suprema Corte portatrice del cd. fenomeno dell’overruling (nel caso di specie, la sentenza SSUU n. 19246 del 2010). (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa-Avola, 04 Novembre 2010.


Sezioni Unite 19246/2010 – Applicabilità ai processi pendenti – Esclusione – Remissione in termini – Non applicabile – Affidamento incolpevole meritevole di tutela..
Il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite nella sentenza 19246/2010 non è applicabile ai processi pendenti: ma ciò non per l’operatività dell’istituto della remissione in termini. Ritiene, infatti, questo Giudice che i primi orientamenti di merito, nel valorizzare ciascuno in diversa misura ed intensità l’istituto della rimessione in termini, giungano nondimeno ad una dilatazione del medesimo oltre l’area della significanza sua propria, finendo per assegnare alla rimessione la natura di una vera e propria “sanatoria”; il che non appare ineccepibile in punto di corretta esegesi di questo istituto (la cui applicazione, a rigore, dovrebbe consentire alla parte il nuovo compimento di un atto processuale tardivo, e non la sanatoria dell’atto invalido anteriormente compiuto), nemmeno mediante il richiamo alla nuova collocazione testuale nel corpo dell’art. 153 c.p.c. ed ai canoni sovranazionali e costituzionali del “giusto processo”. Tali richiami, nondimeno, si dimostrano congruenti e di particolare decisività qualora conducano a ritenere che la parte – piuttosto che essere rimessa in termini, con regressione del giudizio e conseguente grave danno alla giurisdizione – debba essere considerata come aver agito correttamente, sulla scorta di un mero accertamento del giudice di merito, che verifica l’overruling e l’affidamento incolpevole del litigante. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Sant’Angelo dei Lombardi, 03 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Mutamento di giurisprudenza consolidata - Tardiva costituzione dell'opponente - Di un'azione dei principi di cui all'art. 111 Cost. e del giusto processo - Rimessione in termini - Applicazione ratione temporis dell’articolo 184 bis c.p.c...
Il principio affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con la decisione a Sezioni Unite n. 19246/2010, per i giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo pendenti nei quali l'opponente, adeguandosi allo schema interpretativo consolidato, non avendo dimezzato i termini a comparire, abbia iscritto a ruolo la causa nel termine ordinario di cui all'art. 165, c.p.c., determina conseguenze dissonanti con le esigenze di certezza e di effettività di tutela processuale e si rivela del tutto non in linea con i principi costituzionali dettati dall'art. 111 Cost. e del giusto processo. Lo strumento restitutorio idoneo a consentire alla parte di superare l'ostacolo processuale, sopravvenuto e imprevisto,  deve essere individuato nella rimessione in termini di cui all'abrogato art. 184 bis, c.p.c., applicabile ratione temporis, senza che occorra, per altro, procedere alla rinnovazione degli atti processuali considerato che la eventuale rinnovazione della sola costituzione darebbe luogo alla regressione del giudizio alla fase iniziale con conseguente vanificazione della attività compiuta in evidente contrasto con i sopra richiamati principi di concentrazione processuale e di ragionevole durata del processo. (ls) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 03 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Overruling – Rimessione in termini – Sussiste..
Il Collegio non ignora che le Sezioni unite della Suprema Corte (sentenza 9 settembre 2010 n. 19246) hanno di recente innovativamente stabilito che, nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo, “esigenze di coerenza sistematica, oltre che pratiche, inducono ad affermare che non solo i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma che tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l’opposizione sia sfata proposta, in quanto l’art. 645 c.p.c. prevede che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà”. Tuttavia, la modifica del quadro ermeneutico, sopravvenuta in corso di causa, induce il Collegio a fare applicazione dell’art. 37 c.p.a., disponendo la rimessione in termini per errore scusabile in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto. (gb) (riproduzione riservata) T.A.R. Lombardia, 02 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Dimidiazione dei termini - Cassazione Sez. Unite 19246/2010 - Automatismo conseguente alla semplice proposizione dell'opposizione - Obiter dictum - Ratio decidendi - Esclusione - Efficacia di precedente - Esclusione..
L’affermazione contenuta nella sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 19246 del 9 settembre 2010  -  secondo cui “non solo i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l’opposizione sia stata proposta, in quanto l’art. 645 c.p.c. prevede che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà”  -  non individua la ratio decidendi, intesa come regola di diritto connessa alla fattispecie concreta, che costituisce il fondamento logico-giuridico necessario per risolvere la controversia (dato che, nel caso esaminato dalla Corte, l’opponente aveva effettivamente assegnato un termine di comparizione inferiore a quello ordinario), ed è quindi priva dell’efficacia di precedente, costituendo un mero obiter dictum, e non può essere invocata nella soluzione dei casi successivi, non avendo determinato la decisione del caso concreto. (ug) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno, 30 Ottobre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Mero obiter dicutm non qualificabile come principio di diritto vincolante per il giudice di merito – Non applicazione – Sussiste..
Deve ritenersi che l’ulteriore “puntualizzazione” svolta dalle Sezioni Unite nella sentenza 19246/2010 rappresenti un mero obiter dictum che, sebbene ampiamente motivato, costituisce un’affermazione eccedente la necessità logico-giuridica della decisione ed è quindi privo dell’efficacia di precedente (ancorché soltanto persuasivo, come avviene negli ordinamenti di civil law), in quanto non funzionale alla ratio decidendi, intesa come regola di diritto strettamente connessa alla fattispecie concreta, che costituisce il fondamento logico-giuridico necessario per risolvere la controversia. Tale obiter – qualificato dalla dottrina come ratio decidendi non necessaria – può infatti essere espunto dalla motivazione, senza privarla della regola su cui essa si fonda, perché afferma un principio, estraneo al percorso argomentativo, il cui ambito di applicazione è più ampio di quello  della norma che attiene ai fatti rilevanti del caso (ove era stato effettivamente assegnato un termine di comparizione inferiore a quello ordinario) e configura soltanto l’anticipazione di una possibile (futura) soluzione di un caso ipotetico (in cui sia assegnato un termine di comparizione non inferiore a quello ordinario) diverso da quello in esame. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno, 30 Ottobre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Overruling - Irretroattività - Sussiste..
L’indirizzo enunciato dalle Sezioni Unite, nella sentenza 19246/2010, in materia di opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c., non può avere efficacia retroattiva, se non con vulnus agli artt. 24 e 111 Cost. Esso, dunque, non si applica se non a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza delle Sezioni Unite, del 9 settembre 2010. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 29 Ottobre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Overruling - Irretroattività - Sussiste..
L’indirizzo enunciato dalle Sezioni Unite, nella sentenza 19246/2010, in materia di opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c., non può avere efficacia retroattiva, se non con vulnus agli artt. 24 e 111 Cost. Esso, dunque, non si applica se non a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza delle Sezioni Unite, del 9 settembre 2010. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 28 Ottobre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Termine di costituzione dell'opponente - Sentenza della Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili n. 19246/2010 - Mutamento di giurisprudenza - Rimessione in termini per l'attività già compiuta - Ammissibilità..
Qualora la parte che abbia proposto opposizione a decreto ingiuntivo si sia tardivamente costituita (in base alla interpretazione data dalla sentenza delle della Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili n. 19246/2010, secondo la quale i termini di costituzione delle parti debbono intendersi ridotti alla metà per il solo fatto che l'opposizione sia stata proposta, indipendentemente dal fatto che l'opponente abbia o meno assegnato un termine a comparire inferiore a quello legale) si deve ritenere che la decadenza che ne è derivata non sia riconducibile ad una causa non imputabile alla parte e che vi siano pertanto i presupposti per rimetterla in termini ai sensi dell'articolo 153, comma 2, c.p.c., di guisa che la sua costituzione, effettuata oltre il suddetto termine dimidiato ma entro quello ordinario di 10 giorni, deve essere ritenuta tempestiva e che, trattandosi di attività già compiuta, non sia necessario assegnare un ulteriore termine per provvedervi. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Ottobre 2010.


Sezioni Unite 19246/2010 – Applicabilità ai procedimenti pendenti – Esclusione – Remissione in termini – Ripetizione dell’atto – Esclusione – Sanatoria – Sussite..
L’orientamento espresso dalle Sezioni Unite 19246/2010, in materia di opposizione a decreto ingiuntivo, quanto all’art. 645, comma 2, c.p.c., non trova applicazione nei giudizi in corso, giusta l’applicazione ex officio dell’istituto della remissione in termini. Tale istituto, tuttavia, non va applicato con la ripetizione dell’atto intempestivo: è maggiormente rispondente ad esigenze di coerenza sistematica e di economia processuale, interpretare il ricorso alla rimessione in termini ex art. 184-bis c.p.c. (ratione temporis applicabile alla fattispecie concreta dedotta in giudizio) come una sanatoria postuma della costituzione dell’attore, una volta accertata la scusabilità dell’errore nel quale lo stesso è incorso. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo-Sansepolcro, 25 Ottobre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Abbreviazione dei termini di costituzione dell'opponente - Mutamento di giurisprudenza - Rimessione in termini - Principio del giusto processo..
Per i procedimenti in corso al momento dell’intervento delle Sezioni Unite 19246/2010, la parte opponente che abbia iscritto a ruolo la causa dopo il quinto giorno ma entro il decimo, va rimessa in termini ex art. 153 c.p.c. (ieri: 184-bis c.p.c.). Il ridetto istituto costituisce una delle declinazioni del principio fondamentale del giusto processo e del diritto di difesa, come espressi dagli artt. 24 e 111 cost., dall’art. 6 CEDU (ormai comunitarizzata) e dalla costante giurisprudenza della CGE. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata - Civitanova Marche, 22 Ottobre 2010.


Procedimento civile – Valore vincolante delle decisioni del giudice di legittimità – Esclusione – Efficacia meramente persuasiva del precedente.
Opposizione a decreto ingiuntivo – Termine di costituzione dell'opponente – Decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010 – Riduzione alla metà – Questione affrontata in obiter dictum – Estraneità alla ratio decidendi.
Opposizione a decreto ingiuntivo – Termine di costituzione dell'opponente – Decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010 – Riduzione alla metà – Compressione del diritto di difesa del convenuto opposto – Esclusione – Esigenze di coerenza sistematica – Esclusione non condivisibilità dell'interpretazione proposta.
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Nell'ordinamento giuridico italiano le decisioni del giudice di legittimità non assumono un decisivo valore vincolante, posto che l'esercizio nomofilattico è demandato all'efficacia meramente persuasiva del precedente e dunque alla plausibilità dell'orientamento in esso espresso. (fb) (riproduzione riservata)

Con riferimento alla decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010, in tema di riduzione alla metà del termine di costituzione dell'attore opponente anche nei casi in cui questi non abbia assegnato al convenuto un termine a comparire inferiore a quello ordinario, fermo restando il principio secondo il quale le decisioni del giudice di legittimità non hanno valore vincolante paragonabile allo jus superveniens, va rilevato che, in ogni caso, la questione di cui si discute è contenuta in un obiter dictum che essendo estranea alla ratio decidendi non concorre ad enucleare la regola di diritto. (fb) (riproduzione riservata)

Non è condivisibile la decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 19246 del 2010 in tema di riduzione alla metà del termine di costituzione dell'attore opponente anche nei casi in cui questi non abbia assegnato al convenuto un termine a comparire inferiore a quello ordinario. Consentire, infatti, al opponente di costituirsi entro 10 giorni dalla notificazione dell'atto di opposizione, anziché nel termine dimidiato, non determina alcuna apprezzabile compressione del diritto di difesa del convenuto opposto, a fronte dell'eccessivo e ingiustificato onere che verrebbe, invece, a gravare sull’opponente, nel caso in cui il termine a comparire assegnato all’opposto non sia inferiore a novanta giorni. In definitiva, è possibile affermare che, nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, la funzione acceleratoria del corso del giudizio è giustamente assegnata unicamente alla riduzione a metà del termine di comparizione sicché non si ravvisano né “esigenze di coerenza sistematica”, nè esigenze “pratiche” per discostarsi dall'indirizzo costantemente seguito dai giudici di legittimità fino alla citata recente pronuncia delle Sezioni Unite. (fb) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 21 Ottobre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Mutamento giurisprudenziale “innovativo” – Irretroattività delle nuove regole processuali – Sussiste – Cd. Overruling – Rimessione in termini – Esclusione – Affidamento incolpevole - Sussiste. (21/10/2010).
L’overruling realizzato dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 19246/2010, giustifica l’errore cui è incorsa la parte che abbia seguito l’indirizzo giurisprudenziale previgente. La parte incorsa in errore, però,  piuttosto che essere rimessa in termini, con regressione del giudizio e conseguente grave danno alla giurisdizione  deve essere considerata come aver agito correttamente, sulla scorta di un mero accertamento del giudice di merito, che verifica l’overruling e l’affidamento incolpevole del litigante (conformi: Trib. Varese, sez. I civile, sentenza 8 ottobre 2010; Trib. Milano, ordinanza 13 ottobre 2010; contra, per la remissione in termini: Trib. Torino, ord. 11 ottobre 2010; Trib. Pavia, 15 ottobre 2010). Tribunale Sant'Angelo dei Lombardi, 20 Ottobre 2010, n. 0.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Overruling - Irretroattività della nuova interpretazione - Sussiste..
L’applicazione di una modalità procedurale non deve essere improvvisamente disattesa e sanzionata definitivamente ed irreparabilmente con una declaratoria di inammissibilità o improcedibilità della domanda in forza di uno ius superveniens dato dalla pronuncia giurisprudenziale, mettendosi altrimenti in discussione l’unità e la coerenza dell’intera attività processuale, cioè l’unità e la coerenza dell’attività processuale svolta con quella futura. In forza del dettato costituzionale, quanto alle SSUU 19246/2010, pertanto, la costituzione in giudizio dell’opponente, tempestiva all’epoca della iscrizione della causa a ruolo, non può diventare tardiva a seguito di una successiva interpretazione della norma da parte della Corte di Cassazione che, qualificata come ius superveniens in materia processuale, non può avere efficacia in senso lato retroattiva. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 19 Ottobre 2010.


Rimessione in termini – Espressione del principio generale e costituzionale del giusto processo – Tutela della parte incolpevole – Atto processuale tardivo e già compiuto – Ripetizione dell'atto – Non necessità – Ragionevole durata del giudizio. (26/10/2010).
La norma sulla rimessione in termini, nonostante la sua collocazione originaria nell’ambito della disciplina della trattazione della causa, va interpretata, anche per effetto della sopravvenuta modifica dell’art. 111 Cost., come espressione del principio generale e costituzionale del giusto processo, e quindi come strumento per evitare che dal mutamento dell’orientamento giurisprudenziale già consolidato derivi alla parte incolpevole un pregiudizio processuale non riparabile. Pertanto, al fine di ottenere tale risultato costituzionalmente necessario, la restituzione delle facoltà processuali, altrimenti precluse alla parte incolpevole, non deve necessariamente sempre attuarsi con la possibilità di compiere l’atto processuale la cui mancanza dovrebbe generare la decadenza; nelle ipotesi in cui lo stesso atto sia stato già espletato, ma sia tardivo secondo il mutato orientamento giurisprudenziale, può anche concretizzarsi nel ritenere l’adempimento comunque tempestivo, senza necessità di ripeterlo, così evitando alla parte che, in buona fede lo abbia compiuto, la sanzione processuale, e ad entrambe le parti la regressione del processo e l’invalidazione ex post di tutti gli altri atti del giudizio (esito a sua volta in contrasto con il principio del giusto processo, ed in particolare con la ragionevole durata del giudizio). (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 15 Ottobre 2010, n. 0.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Mutamento giurisprudenziale “innovativo” –  Cd. Overruling – Tutela della parte incorsa in errore incolpevole – Applicazione dell’art. 153 c.p.c. – Remissione in termini. (14/10/2010).
Alla luce del principio costituzionale del giusto processo (art. 111 Cost.), l’errore della parte che abbia fatto affidamento su una consolidata (al tempo della proposizione della opposizione e della costituzione in giudizio) giurisprudenza di legittimità sulle norme regolatrici del processo, successivamente travolta da un mutamento di orientamento interpretativo, non può avere rilevanza preclusiva, sussistendo i presupposti per la rimessione in termini (art. 153 c.p.c. nel testo in vigore dal 4.7.2009), alla cui applicazione non osta la mancanza dell’istanza di parte, essendo conosciuta, per le ragioni evidenziate, la causa non imputabile (così, Cass., sez. II, ordinanze interlocutorie nn. 14627/2010, 15811/2010 depositate il 17.6.2010 ed il il 2.7.2010). Pertanto, la tardiva costituzione dell’opponente e la decadenza che ne è derivata sono riconducibili ad un causa non imputabile all’opponente stesso, con la conseguente sussistenza dei presupposti per rimettere in termini l’opponente, di guisa che la sua costituzione, effettuata oltre il suddetto termine dimidiato ma entro quello ordinario di dieci giorni, deve essere ritenuta tempestiva, e che quindi non occorre assegnare un ulteriore termine per provvedervi, trattandosi di attività già compiuta (nel caso di specie viene esclusa la retroattività del principio di diritto enunciato da Cass. civ. SS.UU. 9 settembre 2010 n. 19246 in materia di costituzione dell’opponente nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, ricorrendo allo strumento della remissione in termini). (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 14 Ottobre 2010, n. 0.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Mutamento giurisprudenziale “innovativo” – Tutela della parte incorsa in errore incolpevole – Applicazione dell’art. 153 c.p.c. – Rimessione in termini. (15/10/2010).
Per effetto della recente riforma del codice di procedura civile, l’istituto della rimessione in termini, collocato nell’art. 153, ha assunto portata generale, non limitata alle sole ipotesi in cui le parti siano decadute dal potere di compiere determinate attività difensive nel corso della trattazione della causa; ne consegue che detto istituto può consentire la rimessione in termini dell’attore in opposizione a decreto ingiuntivo che non si sia costituito nel termine che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19246/2010, mutando la precedente giurisprudenza, hanno ritenuto debba essere dimezzato per il solo fatto che l’opposizione sia stata proposta ed indipendentemente, quindi, dal fatto che l’opponente abbia o meno assegnato all’opposto un termine a comparire inferiore a quello legale. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 14 Ottobre 2010, n. 0.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Mutamento giurisprudenziale “innovativo” – Tutela della parte incorsa in errore incolpevole – Principio di valido affidamento sul diritto vivente. (21/10/2010).
Nel nostro ordinamento giuridico deve ritenersi esistente il principio secondo il quale è possibile fare affidamento sul diritto vivente, quale risulta dalla generalizzata interpretazione delle norme regolatrici del processo da parte della giurisprudenza di merito e di legittimità, principio che, alla luce degli artt.24 e 111 Cost., posti a garanzia di un giusto processo come effettivo strumento di azione e di difesa, preclude la possibilità di ritenere che gli effetti dell'atto processuale già formato al momento della pronuncia della Corte di legittimità che ha mutato l'interpretazione della norma, siano regolati dalla nuova interpretazione della legge, quantomeno nei casi in cui l'applicazione della stessa secondo la modificata interpretazione viene a compromettere in radice la tutela della parte. (Fattispecie in tema di opposizione a decreto ingiuntivo nella quale dell’attore opponente non si sia costituito nel termine che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19246/2010, mutando la precedente giurisprudenza, hanno ritenuto debba essere dimezzato per il solo fatto che l’opposizione sia stata proposta ed indipendentemente, quindi, dal fatto che l’opponente abbia o meno assegnato all’opposto un termine a comparire inferiore a quello legale). (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Ottobre 2010, n. 0.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Costituzione dell’opponente – Dimezzamento automatico dei termini – Sezioni Unite 19246/2010 – Mutamento giurisprudenziale “innovativo” – Irretroattività delle nuove regole processuali – Sussiste – Cd. Overruling. (09/10/2010).
In caso di cd. overruling - e cioè allorché si assista ad un mutamento, ad opera della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, di un’interpretazione consolidata a proposito delle norme regolatrici del processo - la parte che si è conformata alla precedente giurisprudenza della Suprema Corte, successivamente travolta dall’overruling, ha tenuto un comportamento non imputabile a sua colpa e perciò è da escludere la rilevanza preclusiva dell’errore in cui essa è incorsa. Ciò vuol dire che, per non incorrere in violazione delle norme costituzionali, internazionali e comunitarie che garantiscono il diritto ad un Giusto Processo, il giudice di merito deve escludere la retroattività del principio di nuovo conio (nel caso di specie viene esclusa la retroattività del principio di diritto enunciato da Cass. civ. SS.UU. 9 settembre 2010, n. 19246 in materia di costituzione dell’opponente nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo). (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 08 Ottobre 2010, n. 0.


Opposizione ad ingiunzione - Costituzione - Termini di cui all’art. 645 c.p.c. - Mutamento interpretativo da parte della Corte di Cassazione - Giudizi pregressi - Rimessione in termini - Ammissibilità..
Deve ritenersi procedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo benché l’iscrizione a ruolo della causa da parte dell’opponente sia stata effettuata oltre i cinque giorni e ciò in quanto l’iscrizione sarebbe stata tempestiva secondo l’univoco orientamento giurisprudenziale esistente al momento della instaurazione del giudizio; va quindi disposta la rimessione in termini della parte attrice-opponente dovendosi considerare sanata l’attività processuale tardivamente compiuta senza peraltro che sia necessario disporne la rinnovazione. (mb) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 01 Ottobre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Termini di costituzione dell'opponente e dell'opposto - Automatica riduzione alla metà del termine legale - Assegnazione all'opposto di un termine ridotto - Irrilevanza..
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo i termini di costituzione dell'opponente e dell'opposto sono sempre automaticamente ridotti alla metà per il solo fatto che l’opposizione sia stata proposta e non solo, quindi, nel caso di effettiva assegnazione all'opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale. (fb) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Settembre 2010, n. 19246.


Opposizione decreto ingiuntivo - Pagamento di parte del debito dopo l'emissione del decreto monitorio - Decisione del giudizio di opposizione - Revoca del decreto - Esclusione - Conferma.
In caso di pagamento da parte dell’opponente di parte del debito dopo l’emissione del decreto ingiuntivo, poiché è la stessa legge (art. 653, comma 2, c.p.c.) ad indicare nella sentenza il titolo esecutivo utile ai fini dell’esecuzione e, dunque, non possono sorgere dubbi su quale sia lo strumento su cui fondare una eventuale esecuzione, all’esito del giudizio di opposizione non va revocato il decreto ingiuntivo opposto ma va confermato, anche per salvaguardare le spese della fase monitoria che, in caso di revoca del decreto, verrebbero sostanzialmente perse dal ricorrente per una causa successiva ed indipendente dalla propria volontà (si contrappone a Cass. SS.UU. 7448/1993, a mente della quale il decreto ingiuntivo va sempre revocato e sostituito con la sentenza di accoglimento parziale dell’opposizione, senza possibilità di recuperare le spese della fase monitoria, nemmeno per il minor valore del credito). (Andrea Milesi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 09 Agosto 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Incompetenza – Pronuncia con sentenza – Necessità. (26/10/2010).
Nel caso di incompetenza (per valore, materia o territorio) del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo, anche a seguito delle modifiche introdotte dalla legge n. 69/2009, si deve ritenere che il giudice del procedimento di opposizione, nell’esercizio della propria competenza funzionale ed inderogabile sull’opposizione, debba pronunciare sentenza con la quale dichiara l’incompetenza del giudice che ha emesso il decreto monitorio e la conseguente nullità del decreto stesso e, infine, la sua revoca. (edc) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 01 Luglio 2010, n. 0.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Eccezione di incompetenza – Adesione del convenuto in opposizione – Ordinanza di cancellazione dal ruolo – Esclusione – Sentenza – Necessità. (26/10/2010).
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, non trova applicazione il disposto di cui all’art. 38, comma 2, ultima parte, codice procedura civile, ai sensi del quale, quando le altre parti costituite aderiscono alla indicazione del giudice che la controparte ritiene territorialmente competente, “la competenza del giudice rimane ferma se la causa è riassunta entro tre mesi dalla cancellazione dal ruolo”. Precisamente, qualora, nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, la parte convenuta-opposta dichiari di aderire all’indicazione del giudice ritenuto competente da parte dell’attore opponente non trova applicazione l’art. 38, comma 2, codice procedura civile, talché il giudice dell’opposizione non può pronunciare ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo - che anzi avrebbe carattere di abnormità - ma, nell’esercizio della propria competenza funzionale ed inderogabile sull’opposizione, deve dichiarare con sentenza l’incompetenza del giudice che ha emesso il decreto e, conseguentemente, la nullità del medesimo, regolando le spese di lite. (edc) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 01 Luglio 2010, n. 0.


Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Dimidiazione del termine di comparizione – Facoltatività – Conseguenze.

Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Dimidiazione del termine di comparizione – Riduzione del termine di costituzione – Questione di costituzionalità – Manifesta infondatezza. (03/06/2010)
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La riduzione dei termini di comparizione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ha carattere facoltativo, in quanto l’opponente, anziché avvalersi della disposizione di cui all’art. 645, comma 2, codice procedura civile, può assegnare al convenuto il termine ordinario di comparizione od anche uno maggiore; ma la concessione di un termine per la costituzione inferiore a quello ordinario, anche ove dipeso da errore o scelta inconsapevole, comporta necessariamente l’utilizzo della facoltà di dimidiazione di comparizione stesso e consegue automaticamente al fatto oggettivo della concessione di un termine inferiore a quello ordinario.
Qualora l’opponente si avvalga della facoltà di dimidiare il termine di comparizione ex art. 645, comma 2, codice procedura civile, anche il termine a lui assegnato per la costituzione ex art. 165, codice procedura civile viene ridotto della metà. In caso di tardiva iscrizione a ruolo della causa da parete dell’opponente, l’opposizione deve essere dichiarata improcedibile, a nulla rilevando la tempestiva costituzione del convenuto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale relativa agli artt. 645 e 165, codice procedura civile nella parte in cui prevedono la riduzione della metà del termine di costituzione per l’opponente, nel caso egli si avvalga della dimidiazione dei termini di comparizione. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 13 Maggio 2010.


Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Avvertimento di cui all’art. 163, n. 7 cod. proc. civ. – Costituzione del convenuto-opposto – Conseguenze – Costituzione tardiva e costituzione tempestiva – Distinzione..
Qualora nell’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo sia omesso l’avvertimento previsto dal n. 7 dell’art. 163 codice procedura civile relativo alle decadenze di cui all’art. 38, occorre distinguere l’ipotesi in cui il convenuto-opposto, eccependo la mancanza dell’avviso, si costituisca tardivamente da quella in cui si costituisca invece tempestivamente pur sollevando l’eccezione. Nel primo caso, il giudice dovrà fissare una nuova udienza, dando termine al convenuto per il solo deposito di una memoria integrativa contenente le eventuali domande riconvenzionali e le eventuali eccezioni processuali e di merito non tempestivamente dedotte; detto termine dovrà essere anteriore all’udienza di rinvio di almeno venti giorni e successivo alla prima udienza di un congruo periodo per consentire al convenuto di predisporre le difese in ordine agli aspetti di decadenza di cui agli artt. 167 e 38. Nel secondo caso, quello di costituzione tempestiva del convenuto che eccepisca tuttavia la mancanza dell’avvertimento, il giudice non dovrà disporre alcun rinvio, né fissare alcun termine, dovendosi la nullità considerarsi sanata dalla tempestiva costituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 11 Marzo 2010.


Procedimento monitorio - Opposizione - Domanda riconvenzionale dell'opposto - Mutamento in senso ampliativo o restrittivo della quantificazione monetaria del dovuto..
In tema di ammissibilità della riconvenzionale avanzata dall’opposto nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, si può definire mera modifica della domanda (e come tale consentita anche all'opposto indipendentemente dalle riconvenzionali avversarie) quella che, lasciando immutati causa petendi e petitum immediato, modifichi in senso ampliativo o restrittivo la mera quantificazione monetaria del dovuto. È dunque ammissibile la domanda riconvenzionale dell’opposto che, non comportando immutazione dei fatti posti a fondamento dell'azione e non introducendo un tema d'indagine completamente nuovo, chieda la condanna dell’opponente al pagamento dei premi assicurativi successivi all’emissione del decreto ingiuntivo opposto. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata)

In tema di contratto di assicurazione, qualora l’agente non abbia ricevuto il potere specifico di convenire clausole di rescindibilità, esse non sono efficaci nei confronti del rappresentato, versandosi nell’ipotesi di cui all’art. 1398 c.c.. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona, 03 Gennaio 2010.


Opposizione e decreto ingiuntivo – Chiamata in causa di terzo da parte dell’opponente – Modalità – Citazione diretta alla prima udienza..
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente, rivestendo la posizione di attore in senso formale e di convenuto in senso sostanziale, ove intenda chiamare in causa un soggetto diverso dal ricorrente in fase monitoria e convenuto-opposto, deve farlo, a pena di decadenza, citandolo direttamente per la prima udienza insieme al convenuto-opposto, nel rispetto dei termini per comparire, salvo il caso in cui l’interesse dell’attore-opponente alla chiamata in causa sia sorto a seguito delle difese svolte dal convenuto-opposto nella comparsa di risposta. (edc) Tribunale Torino, 08 Ottobre 2008, n. 0.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Cessazione della materia del contendere successiva alla notifica del decreto – Revoca del decreto – Necessità..
Posto che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non è limitato alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto, ma si estende all’accertamento dei fatti costitutivi, modificativi ed estintivi del diritto in contestazione con riferimento alla situazione esistente al momento della sentenza, si deve ritenere che la cessazione della materia del contendere verificatasi successivamente alla notifica del decreto - in conseguenza di un fatto estintivo del fondamento della pretesa azionata o che comunque comporti la carenza sopravvenuta di interesse - travolga necessariamente anche la pronunzia resa nella fase monitoria, con la conseguenza il decreto deve essere revocato. (edc) Tribunale Torino, 11 Marzo 2008, n. 0.


Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – Chiamata in causa di un terzo da parte dell’opponente – Modalità – Autorizzazione del giudice – Non necessità – Chiamata in causa di terzo da parte del convenuto – Opposto – Modalità..
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l’attore-opponente, ove intenda chiamare in causa un soggetto diverso dal ricorrente in fase monitoria e convenuto-opposto, deve farlo, a pena di decadenza, citandolo direttamente per la prima udienza insieme al convenuto-opposto, nel rispetto dei termini per comparire, salvo il caso in cui l’interesse dell’attore-opponente alla chiamata in causa sia sorto a seguito delle difese svolte dal convenuto-opposto nella comparsa di risposta. L’attore-opponente può dunque chiamare un terzo in causa senza necessità di richiedere alcuna autorizzazione al giudice o di instare per il differimento della prima udienza a tal fine, non essendovi alcuna norma che vieti all’opponente di evocare nel giudizio, quali convenuti in senso formale, soggetti diversi ed ulteriori rispetto alla parte che ha richiesto ed ottenuto l’ingiunzione. Il convenuto-opposto potrà chiedere lo spostamento dell’udienza di prima comparizione, ai sensi dell’art. 269, 2° comma, c.p.c., quando voglia chiamare altri ancora, senza peraltro necessitare - neppure lui - di autorizzazione alla chiamata, non più prevista nella disciplina novellata. (Edoardo Di Capua) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 26 Febbraio 2008.