LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO VI
Della sospensione e dell'estinzione del processo
CAPO II
Dell'estinzione del processo

Art. 630

Inattività delle parti
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, il processo esecutivo si estingue quando le parti non lo proseguono o non lo riassumono nel termine perentorio stabilito dalla legge o dal giudice.

II. L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche d’ufficio, con ordinanza del giudice dell’esecuzione, non oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa. L’ordinanza è comunicata a cura del cancelliere, se è pronunciata fuori dall’udienza. (1)

III. Contro l'ordinanza che dichiara l'estinzione ovvero rigetta l'eccezione relativa è ammesso reclamo da parte del debitore o del creditore pignorante ovvero degli altri creditori intervenuti nel termine perentorio di venti giorni dall'udienza o dalla comunicazione dell'ordinanza e con l'osservanza delle forme di cui all'articolo 178 terzo, quarto e quinto comma. Il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza.



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(1) Comma sostituito dall’art. 49, comma 4, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Pignoramento immobiliare - Espropriazione per pubblica utilità del bene pignorato - Sorte del processo esecutivo - Trasformazione del processo esecutivo quanto all'oggetto - Esclusione - Posizione degli aventi diritto - Sopravvivenza - Esercizio con azione di cognizione - Necessità.
Nella vigenza del D.P.R. n. 327/2001 (T.U. espropriazioni), il precetto per cui - sopravvenuta la trascrizione del decreto di esproprio per pubblica utilità - si estinguono tutti i diritti, reali o personali, riferibili o realizzabili sul bene espropriato si accompagna alla previsione per cui detti diritti "si trasferiscono" sull'indennità di esproprio. Ne segue che il procedimento esecutivo avente ad oggetto un bene espropriato in corso di procedura si deve arrestare per un fenomeno di estinzione della pretesa esecutiva, essendo venuto meno il diritto di azione esecutiva esercitato dal creditore dell'espropriato sul bene e, prima ancora, se quel creditore sia un creditore ipotecario, lo stesso diritto di ipoteca, in quanto insistente anch'esso sul bene su cui l'esecuzione ha luogo, senza che sia possibile una trasformazione del processo esecutivo quanto all'oggetto, con la sostituzione al bene dell'indennità e l'affidamento al giudice dell'esecuzione del potere di gestire le pretese sulla indennità, e la posizione degli aventi diritto sull'indennità potrà essere fatta valere unicamente con l'esercizio di un'azione di cognizione. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 19 Settembre 2017, n. 21591.


Esecuzione forzata – Opposizioni – Proposizione di reclamo ai sensi dell’art. 630 c.p.c. – Erroneità per difetto di presupposti – Conseguente valutazione, da parte del giudice, della sussistenza di motivi legittimanti l’esperibilità dell’opposizione agli atti esecutivi – Effetti relativi al derivante regime impugnatorio – Individuazione.
L’impugnazione di un provvedimento giurisdizionale deve essere proposta nelle forme previste dalla legge per la domanda così come è stata qualificata dal giudice (anche se tale qualificazione sia erronea), e non come le parti ritengano che debba essere qualificata. Ne consegue che ove il tribunale qualifichi come "reclamo" ai sensi dell’art. 630 c.p.c. l’impugnazione proposta avverso un provvedimento del giudice dell’esecuzione, e lo dichiari inammissibile ritenendo che nella specie si sarebbe dovuta proporre l’opposizione agli atti esecutivi, la relativa decisione è impugnabile con l’appello e non col ricorso per cassazione, non potendo applicarsi il principio dell’inappellabilità, previsto per le decisioni sull’opposizione agli atti esecutivi, ad un caso in cui quest’ultima è stata ritenuta dal giudice mai proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2017, n. 9362.


Pignoramento immobiliare - Espropriazione per pubblica utilità del bene pignorato - Sorte del processo esecutivo - Trasformazione del processo esecutivo quanto all'oggetto - Esclusione - Posizione degli aventi diritto - Sopravvivenza - Esercizio con azione di cognizione - Necessità.
Nella vigenza del D.P.R. n. 327/2001 (T.U. espropriazioni), il precetto per cui - sopravvenuta la trascrizione del decreto di esproprio per pubblica utilità - si estinguono tutti i diritti, reali o personali, riferibili o realizzabili sul bene espropriato si accompagna alla previsione per cui detti diritti "si trasferiscono" sull'indennità di esproprio. Ne segue che il procedimento esecutivo avente ad oggetto un bene espropriato in corso di procedura si deve arrestare per un fenomeno di estinzione della pretesa esecutiva, essendo venuto meno il diritto di azione esecutiva esercitato dal creditore dell'espropriato sul bene e, prima ancora, se quel creditore sia un creditore ipotecario, lo stesso diritto di ipoteca, in quanto insistente anch'esso sul bene su cui l'esecuzione ha luogo, senza che sia possibile una trasformazione del processo esecutivo quanto all'oggetto, con la sostituzione al bene dell'indennità e l'affidamento al giudice dell'esecuzione del potere di gestire le pretese sulla indennità, e la posizione degli aventi diritto sull'indennità potrà essere fatta valere unicamente con l'esercizio di un'azione di cognizione. Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2016, n. 26765.


Processo esecutivo – Ordinanza di chiusura anticipata ex art. 164 bis disp.att. c.p.c. – Reclamo ex art.630 c.p.c. – Inammissibilità – Impugnabilità mediante opposizione ex art.617 c.p.c..
Il provvedimento del giudice dell’esecuzione che decide sull’istanza di chiusura anticipata del processo esecutivo, proposta ai sensi dell’art.164 bis disp. att. c.p.c., può essere impugnato nelle forme dell’opposizione agli atti esecutivi ex art.617 c.p.c. e non in quelle del reclamo al collegio ex art.630, 3° comma, c.p.c.. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno, 12 Gennaio 2016.


Art. 669 novies c.p.c. – Ipotesi tassative – Sequestro conservativo – Sentenza di condanna provvisoriamente esecutiva – Conversione in pignoramento – Mancato compimento delle attività ex art. 156 disp.att. c.p.c. – Inefficacia pignoramento – Estinzione processo esecutivo – Dichiarazione – Competenza (non del giudice del merito ma) del giudice dell’esecuzione.
1) L’art. 669 novies c.p.c. trova applicazione nelle sole ipotesi tassative ivi previste, non comprensive della mancata effettuazione delle formalità previste dall’art. 156, primo e secondo comma disp. att. c.p.c., poiché il sequestro conservativo si converte ope legis in pignoramento al momento della pronuncia della sentenza di condanna provvisoriamente esecutiva, la quale determina la pendenza del processo esecutivo.
2) Il sequestro conservativo, convertito in pignoramento, costituisce il primo atto del processo esecutivo e l’attività prevista dall’156, primo e secondo comma disp. att. c.p.c. è una mera attività di impulso processuale, il cui mancato compimento non può cagionare l’inefficacia del sequestro conservativo, ma può contribuire a cagionare l’inefficacia del pignoramento stesso.
3) L’estinzione del processo esecutivo per sopravvenuta inefficacia del pignoramento, quale convertito dal sequestro conservativo, dovuta ad inattività della parte, che abbia omesso di compiere le attività prescritte a pena di decadenza dall’art. 156 disp. att. c.p.c., può essere dichiarata unicamente dal giudice dell’esecuzione. (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 08 Gennaio 2016.


Esecuzione immobiliare – Spese di conservazione dell’immobile – Necessità di anticipazione da parte del creditore procedente o dei creditori interventuti – Omessa anticipazione – Conseguenze – Estinzione della procedura esecutiva.
Nel corso dell’esecuzione immobiliare, qualora il creditore procedente e i creditori intervenuti non anticipino le somme necessarie per spese indispensabili per la conservazione dell’immobile in custodia oggetto di esecuzione, anticipazione doverosa ai sensi dell’art. 8 DPR 30 maggio 2002, n. 115, deve essere dichiarata l’estinzione della procedura e la cancellazione del pignoramento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 29 Maggio 2014.


Estinzione del processo - Provvedimento del giudice - Impugnazione  - Sentenza reiettiva di reclamo proposto contro declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore - Appello - Forma - Ricorso - Inosservanza - Appello proposto con citazione - Conversione dell'atto processuale nullo - Condizioni..
L'appello avverso la sentenza resa ex art. 308, secondo comma, cod. proc. civ., reiettiva del reclamo contro la declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, promosso con citazione anziché con ricorso è suscettibile di sanatoria, in via di conversione ex art. 156 cod. proc. civ., a condizione che, nel termine previsto dalla legge, l'atto sia stato non solo notificato alla controparte, ma anche depositato nella cancelleria del giudice. (massima ufficiale)  Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Ottobre 2013.


Procedimento civile - Estinzione del processo - Provvedimento del giudice - Impugnazione - Sentenza reiettiva di reclamo proposto contro declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore - Appello - Rito camerale - Applicabilità fin dal momento della sua proposizione..
Ai sensi dell'art. 130 disp. att. cod. proc. civ., il procedimento di appello avverso la sentenza resa ex art. 308, secondo comma, cod. proc. civ., reiettiva del reclamo contro la declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, è retto dal rito camerale fin dal momento della proposizione della impugnazione, che va, quindi, introdotta con ricorso da depositarsi in cancelleria entro i termini perentori prescritti dagli artt. 325 e 327 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Ottobre 2013.


Processo esecutivo - Esito negativo degli esperimenti di vendita - Evidente inutilità della prosecuzione del processo - Estinzione atipica - Ammissibilità..
Qualora, dopo vari esperimenti di vendita con esito negativo, risulti evidente l'inutilità della prosecuzione del processo esecutivo, lo stesso potrà essere dichiarato estinto in nome del principio costituzionale di ragionevole durata del processo e di quello di "necessario utilità" del processo esecutivo stesso, principi che consentono di ammettere una fattispecie seppure atipica di estinzione al fine di evitare che lo scopo prefissato dal legislatore sia palesemente frustrato dalla prosecuzione di un'esecuzione che ha già dato dimostrazione di essere infruttuosa, vanamente costosa e totalmente antieconomica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno, 03 Giugno 2013.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Termine per il rilievo della decadenza – Prima udienza successiva in cui si procede all’incarico per la stima del bene.

Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Opposizione alla esecuzione – Con istanza di estinzione – Provvedimenti.
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L’eccezione o il rilievo d’ufficio di estinzione, conseguenti al mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, non possono essere né proposta né effettuato ex art. 630 c.p.c. oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa, vale a dire quella della nomina del ctu per la stima del bene immobile, ex art. 569 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Proposta, a seguito del mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, con la opposizione all’esecuzione l’istanza di estinzione del processo, il G.E. deve sia emettere i provvedimenti ex artt. 616/624 c.p.c., sia pronunciare sull’estinzione, che è materia comunque regolata dall’art. 630 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Termine per il rilievo della decadenza – Prima udienza successiva in cui si procede all’incarico per la stima del bene..
L’eccezione o il rilievo d’ufficio di estinzione, conseguenti al mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, non possono essere né proposta né effettuato ex art. 630 c.p.c. oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa, vale a dire quella della nomina del ctu per la stima del bene immobile, ex art. 569 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Opposizione alla esecuzione – Con istanza di estinzione – Provvedimenti..
Proposta, a seguito del mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, con la opposizione all’esecuzione l’istanza di estinzione del processo, il G.E. deve sia emettere i provvedimenti ex artt. 616/624 c.p.c., sia pronunciare sull’estinzione, che è materia comunque regolata dall’art. 630 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazioni in corso - Legittimazione del curatore - Effetti - Estinzione del processo esecutivo - Esclusione.
In caso di fallimento del debitore, il trasferimento della legittimazione a proseguire le esecuzioni immobiliari in corso dal creditore individuale al curatore, secondo la disposizione dello art 107 della legge fallimentare, non importa l'immediata Estinzione ipso jure del processo esecutivo. Tale effetto, infatti, sarebbe in contrasto con la stessa lettera della legge, la quale si limita a dichiarare che il curatore si sostituisce nella procedura al curatore istante, dal che si desume che la procedura esecutiva individuale gia pendente, in parziale deroga al principio di cui all'art 51 della legge fallimentare, prosegue durante il fallimento, sia pure per impulso di altro soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Marzo 1976, n. 1114.


Fallimento - Esecuzione forzata - Fallimento del debitore esecutato - Estinzione del processo esecutivo - Esclusione.
In caso di fallimento del debitore,il trasferimento della legittimazione a proseguire le esecuzioni in corso dal creditore individuale al curatore, secondo la disposizione dell'art. 107 della legge fallimentare, non importa l'immediata Estinzione ipso jure del processo esecutivo. Tale effetto, infatti,sarebbe in contrasto con la stessa lettera della legge, la quale si limita a dichiarare che il curatore si sostituisce nella procedura al curatore istante dal che si desume che la procedura esecutiva individuale gia pendente, in parziale deroga al principio di cui all'art. 51 della legge fallimentare, prosegue durante il fallimento, sia pure per impulso di altro soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Maggio 1967, n. 1017.