LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO VI
Della sospensione e dell'estinzione del processo
CAPO I
Della sospensione del processo

Art. 624

Sospensione per opposizione all’esecuzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se è proposta opposizione all’esecuzione a norma degli articoli 615 e 619, il giudice dell’esecuzione, concorrendo gravi motivi sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o senza.

II. Contro l’ordinanza che provvede sull’istanza di sospensione è ammesso reclamo ai sensi dell’articolo 669-terdecies. La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche al provvedimento di cui all’articolo 512, secondo comma.

III. Nei casi di sospensione del processo disposta ai sensi del primo comma, se l’ordinanza non viene reclamata o viene confermata in sede di reclamo, e il giudizio di merito non è stato introdotto nel termine perentorio assegnato ai sensi dell’articolo 616, il giudice dell’esecuzione dichiara, anche d’ufficio, con ordinanza, l’estinzione del processo e ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento, provvedendo anche sulle spese. L’ordinanza è reclamabile ai sensi dell’articolo 630, terzo comma. (1)

IV. La disposizione di cui al terzo comma si applica, in quanto compatibile, anche al caso di sospensione del processo disposta ai sensi dell’articolo 618. (1)



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(1) I commi III e IV sono stati così sostituiti dall’art. 49, comma 3, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Reclamabilità per via sistematica o analogica dell’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo – Esclusione.
È inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo disposta dal giudice dell’opposizione a precetto.

La novella legislativa di cui alla legge 80/2005 (di conversione del decreto legge 35/2005), che ha introdotto la regola della reclamabilità dei provvedimenti del giudice dell’esecuzione in materia di sospensione della procedura esecutiva ex art. 624, comma 1, c.p.c., si riferisce inequivocabilmente  alla sola sospensione disposta nelle sedi di cui all’art. 615, comma 2, e 619 c.p.c., e non anche al caso che l’esecuzione non sia ancora iniziata ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.

La reclamabilità dell’ordinanza con la quale il giudice dell’opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo non può desumersi nemmeno dalle norme sul procedimento cautelare uniforme, in quanto l’art. 669 quaterdecies c.p.c. limita l’applicabilità di tali norme ai provvedimenti previsti nelle sezioni II, III e V del libro IV del codice di procedura civile, da cui esula quello de quo.

Alla paventata interpretazione analogica dell’art. 624, comma 2, osta anche il principio di tipicità dei mezzi di impugnazione che deve necessariamente far propendere per una interpretazione restrittiva del testo normativo.

La scelta del legislatore appare, peraltro ragionevole, perché, una volta respinta di sospensione ex art. 615, comma 1, c.p.c., la procedura ha di regola inizio con il pignoramento, sicché per un verso diviene inutile continuare ad occuparsi della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, per altro verso il debitore ha ancora a disposizione gli strumenti di cui all’art. 624 c.p.c. per ottenere, dal giudice dell’esecuzione o dal giudice del reclamo, la sospensione della procedura esecutiva ed eventualmente la conseguente estinzione del pignoramento. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo, 24 Ottobre 2018.


Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione.
Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell'art. 474 c.p.c., occorre verificare, attraverso la sua interpretazione integrata con quanto previsto nell'atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo ed erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge (Cass. n. 17194 del 27/08/2015.)

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata come erogata e quietanzata, essa, in verità, expressis verbis è stata costituita già con lo stesso contratto presso la stessa banca in deposito cauzionale, a garanzia dell'adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, tanto che, mentre in una parte del documento viene dichiarata come erogata, nel medesimo contratto viene invece indicata come ancora vincolata e giacente presso la banca, quindi non disponibile per il mutuatario.

In tal caso l’erogazione, dichiarata come quietanzata in contratto, in verità, in conseguenza della costituzione del deposito cauzionale infruttifero, è da ritenersi solo fittizia,  attesa la contestualità della quietanza e della successiva riconsegna della somma mutuata alla banca ai fini della costituzione del deposito cauzionale, sicché non può certo ritenersi che la somma mutuata sia mai entrata nella immediata giuridica disponibilità del mutuatario medesimo, venendo così a mancare proprio la c.d. la traditio anche sotto il profilo della disponibilità giuridica; a ben vedere, invero, il mutuante non ha creato un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, così da determinare l'uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest'ultimo, ovvero non ha, nello stesso contratto di mutuo, inserito specifiche pattuizioni, consistenti nell'incarico che il mutuatario conferisce al mutuante, di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo e che possano definirsi come equipollenti della traditio.

Nella sostanza, invece, il deposito cauzionale anzidetto appare piuttosto svolgere un’utilità solo in favore della banca, al fine di assicurare a quest’ultima il diritto ad incassare le rate dei mutui già con decorrenza dalla stipula, rate che saranno dovute in ogni caso, anche nel caso che la somma in deposito non sarà più svincolata per mancato compimento delle condizioni poste a carico del mutuatario.

Deve quindi ritenersi la sussistenza del requisito del fumus boni iuris richiesto ex lege ai fini dell’accoglimento dell’istanza di sospensione, assorbendo detto motivo anche tutti gli ulteriori motivi denunciati da parte opponente; parimenti deve ritenersi sussistente, anche ai fini dell’ulteriore profilo del periculum in mora, attesa la notevole entità del credito posto in esecuzione. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 24 Luglio 2018.


Apertura di credito ipotecaria per atto pubblico – Carenza di efficacia esecutiva – Sospensione dell'esecuzione ex art. 624 c.p.c..
E' privo di efficacia esecutiva il contratto di apertura di credito ipotecaria che, benchè stipulata per atto pubblico, non offra la prova della somma effettivamente utilizzata dal beneficiario a fronte dell'importo astrattamente messogli a disposizione, sì da consentire la determinazione del credito restitutorio solo da scritture contabili di formazione successiva, priva di valenza esecutiva. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 10 Luglio 2018.


Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione – Sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo in caso di fumus delle contestazioni nel merito, supportate da CTP, dalle quali si desuma assenza di morosità al momento del precetto – Sussistenza del periculum per la pendenza dell’esecuzione.
Qualora dal contratto emerga che la somma mutuata, mentre in una parte del documento viene dichiarata come erogata e quietanzata, in altra, invece, viene indicata come ancora vincolata e giacente presso la banca, deve concludersi che difetti la traditio della disponibilità almeno giuridica della res poiché il mutuante, accantonando le somme presso sé medesimo, non ha creato un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario sì da determinare l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest’ultimo, né ha inserito nel medesimo contratto specifiche pattuizioni consistenti nell’incarico che il mutuatario conferisce al mutuante di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 12 Giugno 2018.


Sovraindebitamento – Procedura esecutiva – Intenzione di proporre un accordo di composizione della crisi o un piano del consumatore – Sospensione – Gravi motivi – Esclusione.
L'intenzione di proporre un accordo di composizione della crisi o un piano del consumatore ai sensi della l. 3/2012 non costituisce grave motivo che giustifichi ai sensi dell'art. 624 cod. proc. civ. la sospensione dell'esecuzione forzata promossa dal creditore, in quanto solo il giudice della procedura di sovraindebitamento può, dopo il deposito della proposta di accordo o del piano, disporre la sospensione delle procedure esecutive pendenti. (Alessandro Carlandrea Valerio) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 30 Maggio 2018.


Esecuzione forzata - Sospensione - Istanza per la prosecuzione - Termine.
I creditori possono depositare istanza per la prosecuzione della procedura sospesa ai sensi dell'art. 624 bis c.p.c. in ogni momento successivo al deposito dell'ordinanza che ha disposto la sospensione e fino a dieci giorni dalla cessazione del periodo di sospensione.

L’istanza non richiede formule sacramentali, essendo necessario soltanto che il creditore manifesti la volontà che l’esecuzione riprenda il suo corso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone, 05 Aprile 2018.


Tasso di mora usurario – Non debenza di alcun interesse – Sospensione dell’esecuzione se all’epoca del precetto non v’è morosità in linea capitale – Sussiste.
Il tasso soglia di usura del mutuo a stato di avanzamento lavori che soddisfi i c.d. “requisiti di fondiarietà” ex art. 38 TUB specificati dalla Banca d’Italia in conformità alle delibere del CICR, va individuato in quello inferiore relativo alla categoria dei “mutui a tasso fisso” anziché in quello superiore della categoria “altri finanziamenti”.

Ai fini usura non può condividersi il criterio i della maggiorazione del tasso di mora di 2,1 punti percentuali, trattandosi di criterio che non trova alcun referente positivo, avendo il legislatore delineato precisamente il metodo di computo del tasso soglia, modificato nel 2011.
 
Come sancito da ultimo da Cass. Civ. Sez. VI 04.10.2017 n. 23192, l’usurarietà pattizia del tasso di mora comporta la non debenza di alcun interesse, neanche corrispettivo, sicché quanto pagato dal mutuatario va imputato integralmente al capitale da restituire.

In tal caso, se all’epoca del precetto non può configurarsi inadempimento, ne discende l’illegittimità del pignoramento che giustifica l’accoglimento della chiesta sospensione della procedura esecutiva. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 01 Marzo 2018.


Reclamo 669 terdecies / 615 1 e 624 c.p.c. – Ammissibilità reclamo avverso ordinanza rigetto della sospensione della efficacia esecutiva precetto

Esecutorietà sentenze costitutive e dichiarative
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Nel caso di opposizione all’esecuzione con cui viene contesta l’efficacia esecutiva del precetto, il reclamo previsto dal combinato disposto degli artt. 624 e 669-terdecies c.p.c. è estensibile anche al provvedimento cautelare di cui all’art. 615 co. 1 c.p.c., ancorché da quest’ultima norma non espressamente citato. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)

La nuova formulazione dell’art. 615 c.p.c. e dell’art. 624 c.p.c. con riferimento all’art. 669-terdecies c.p.c. ricomprende l’impugnazione di ogni provvedimento cautelare (di sospensione o rigetto) senza distinguere se lo stesso afferisca al processo esecutivo ovvero al titolo del quale si minaccia l’esecuzione. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)

In tema di sentenza costitutiva o di accertamento contenente capi condannatori consequenziali, la garanzia, sancita dall’art. 111 secondo comma Cost., della cd. parità delle armi, è in ogni caso assicurata qualora si riconosca al vincitore della causa di ottenere un capo di condanna alle spese (pagamento o restituzione) provvisoriamente esecutivo e nel contempo si riconosca al soccombente nel medesimo giudizio, ovvero a colui che rischia di subire l’esecuzione, la possibilità di invocarne la sospensione ex art. 283 c.p.c. in sede di appello. (Nicola Caccavale) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 21 Febbraio 2018.


Tasso di mora usurario – Non debenza di alcun interesse – Illegittima la maggiorazione del 2,1% del tasso di mora – Sospensione dell’esecuzione se alla data della risoluzione o del precetto non v’è morosità in linea capitale – Sussiste.
Qualora il tasso di mora pattuito sia di poco inferiore al tasso soglia vigente al momento pattizio, dovendosi tener conto di tutte le voci di costo del rapporto come prescrive l’art. 644 c.p., si rende necessario, in sede istruttoria del giudizio di merito a cognizione piena, accertare l’incidenza di tali costi sul TAEG contrattuale, oltre all’incidenza, sul computo del tasso effettivo, dell’interesse di mora da pagare non solo sulle rate insolute, ma anche sul capitale residuo in caso di inadempimento.

Non può condividersi il criterio invocato dalla banca che, nel computo della soglia rispetto agli interessi di mora, invoca una maggiorazione del 2,1%, trattandosi di criterio che non trova alcun referente positivo avendo il legislatore delineato precisamente il criterio di computo del tasso soglia, modificato nel 2011.     

Come anche confermato da Cass. Civ. Sez. VI 04.10.2017 n. 23192, l’usurarietà pattizia del tasso di mora comporta la non debenza di alcun interesse, neanche corrispettivo, sicché quanto pagato dal mutuatario va imputato integralmente al capitale da restituire.

In tal caso, se alla data di comunicazione della risoluzione del mutuo ovvero di notifica dell’atto di precetto quanto complessivamente versato dal mutuatario estingue il debito in linea capitale, la morosità non sussiste e l’esecuzione va sospesa ricorrendo i gravi motivi ex art. 624 c.p.c., attesa anche la serietà delle questioni sollevate con l’opposizione (cfr. Cass. 22033/2011). (Dario Nardone) (Giuseppe Baldassarre) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 11 Gennaio 2018.


Tasso di mora usurario - Non debenza di alcun interesse - Sospensione dell’esecuzione se al momento della risoluzione non v’è morosità in linea capitale - Sussiste.
Come anche confermato da Cass. Civ. Sez. VI 04.10.2017 n. 23192, l’usurarietà pattizia del tasso di mora comporta la non debenza di alcun interesse, neanche corrispettivo, sicché quanto pagato dal mutuatario va imputato integralmente al capitale da restituire.

In tal caso, se alla data di comunicazione della risoluzione del mutuo quanto complessivamente versato dal mutuatario estingue il debito in linea capitale, la morosità non sussiste, difetta il titolo esecutivo e l’esecuzione va sospesa ricorrendo i gravi motivi ex art. 624 c.p.c.

Attesa la nullità ab origine della clausola usuraria, il difetto originario del credito si risolve in un vizio genetico del titolo esecutivo inficiante ab initio l’intera procedura esecutiva, con effetto travolgente i successivi interventi di creditori seppur titolati (Cass. SS. UU. Sentenza 7 gennaio 2014, n. 6). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 24 Ottobre 2017.


Esecuzione forzata - Consegna o rilascio - Rilascio - Opposizione all’esecuzione - Rigetto dell’istanza di sospensione - Conclusione della procedura con rilascio dell'immobile - Cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione - Esclusione - Fondamento -  Conseguenze.
In tema di esecuzione forzata per rilascio, la conclusione della procedura mediante il rilascio dell’immobile da parte dell’esecutato, anche se avvenuto spontaneamente, ma non in base ad un accordo tra le parti, bensì al solo scopo di evitare l’esecuzione coattiva, non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione pendente, il cui accoglimento, al contrario, comporta la caducazione degli atti esecutivi e fa sorgere il diritto dell’esecutato a rientrare nella disponibilità del bene del quale sia stato illegittimamente spossessato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017, n. 20924.


Esecuzione forzata – Opposizioni – All'esecuzione (Distinzione dall'opposizione agli atti esecutivi) – Rigetto dell’istanza di sospensione – Prosecuzione del procedimento esecutivo – Cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione – Esclusione – Fondamento.
La conclusione della procedura esecutiva, proseguita, in pendenza di opposizione, a seguito di rigetto dell’istanza sospensiva proposta ai sensi dell’art. 624 c.p.c., non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione, permanendo l’interesse dell'opponente ad una decisione sull'insussistenza del diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata, anche ai fini della dichiarazione di inefficacia degli atti del processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017, n. 20924.


Mutuo condizionato – Attitudine del contratto a svolgere le funzioni di titolo esecutivo – Verifica ex officio circa la sussistenza delle condizioni dell'azione esecutiva – Carenza originaria del titolo in capo al creditore procedente – Opposizione all'esecuzione – Gravi motivi sospensione dell'esecuzione.
In sede di esecuzione fondata su un contratto di mutuo condizionato, poiché quest'ultimo non documenta con immediatezza la trasmissione della disponibilità giuridica della somma mutuata, la verifica che il giudice dell'esecuzione ha il potere dovere di compiere, anche a prescindere da un'opposizione, attiene ad un'interpretazione integrata del contratto con l'atto di erogazione e quietanza, da cui emerga documentata non soltanto l'avvenuta trasmissione della somma, ma anche il rispetto del requisito della forma pubblica imposto dall'art. 474 c.p.c. in entrambe gli atti, di mutuo e di erogazione, sicchè il difetto del requisito della forma pubblica nell'atto di erogazione, determina il difetto del titolo esecutivo, circostanza che integra l'ipotesi di gravi motivi di sospensione dell'esecuzione. (Beatrice Celli) (riproduzione riservata) Tribunale Potenza, 17 Luglio 2017.


Opposizione a precetto - Decisione sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo - Reclamo.
La formulazione del secondo comma dell’art. 624 c.p.c., per la sua genericità, autorizza un’estensione dell’ambito applicativo del reclamo anche alla sospensione disposta dal giudice dell’opposizione preventiva all’esecuzione, come confermato anche dal tenore della stessa rubrica della norma, la quale consente di estenderne il contenuto tanto alla sospensione all’esecuzione, quanto alla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo.

Ulteriore conferma all’interpretazione estensiva si rinviene nelle modifiche apportate con la L. 52/2016, in particolare nell’eliminazione dal comma 1 dell’art. 624 c.p.c., del riferimento al solo secondo comma dell’art. 615 c.p.c., costituendo tale intervento, altrimenti privo di significato, un chiaro indice della volontà del legislatore di attribuire alla stessa norma una portata generale non più limitata al solo giudice dell’esecuzione, ma riferibile anche a quello dell’opposizione a precetto, nonché alla sospensione da questi disposta.

La formulazione dell’art. 615 1° comma c.p.c., così come modificato dalla L. 132/2015, di conversione del D.L. 83/2015, trova applicazione anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del predetto decreto, pertanto, se il diritto della parte istante è contestato solo in parte, il Giudice procede alla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo esclusivamente in relazione alla parte contestata. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)
Tribunale Vallo della Lucania, 05 Luglio 2017.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Provvedimento di definizione del processo esecutivo per mancanza o inefficacia del titolo esecutivo - Impugnazione - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Necessità - Provvedimento sommario di arresto del processo esecutivo a seguito di opposizione ex art. 615 c.p.c. - Impugnazione - Reclamo ex art. 624 c.p.c. - Limiti - Criterio di individuazione della natura del provvedimento.
Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione, esercitando il potere officioso, dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c. Al fine di distinguere tra le due ipotesi, deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che, con esso, sia disposta (espressamente o, quanto meno, implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15605.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione ex art. 615 c.p.c. - Provvedimento che sospende o chiude il processo esecutivo - Fissazione del termine per l’instaurazione della fase di merito - Necessità - Omissione da parte del giudice - Rimedi - Riassunzione dell’esecuzione all’esito dell’opposizione - Ammissibilità - Limiti.
Quando è stata proposta un’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che sospende o chiude il processo, deve contestualmente fissare il termine per l’instaurazione della fase di merito del giudizio di opposizione (salvo che l’opponente stesso vi rinunzi) e, in mancanza, sarà possibile, per la parte interessata, chiedere l’integrazione del provvedimento ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero procedere direttamente all’instaurazione del suddetto giudizio di merito; peraltro, solo se il procedimento esecutivo non è stato definito, ma resta pendente, è eventualmente possibile, all’esito dell’opposizione, la riassunzione dell’esecuzione, mentre, se il processo esecutivo è stato, invece, definito con liberazione dei beni pignorati e non vi è stata opposizione accolta agli atti esecutivi, il giudicato sull’opposizione all’esecuzione potrà fare stato tra le parti solo ai fini di futuri eventuali nuovi processi, ma non sarà possibile la riassunzione dell’esecuzione, definitivamente chiusa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15605.


Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Deposito dell’istanza – Sospensione delle procedure esecutive – Provvedimento del giudice dell’esecuzione – Esclusione – Provvedimento del Giudice del sovraindebitamento – Sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 623 c.p.c.

Processo esecutivo – Potere di sospensione generale del Giudice dell’esecuzione – Esclusione – Istanza del debitore – Onere di indicazione della fattispecie sospensiva – Omissione – Inammissibilità
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E’ inammissibile l’istanza al giudice dell’esecuzione di sospensione della procedura esecutiva fondata sull’avvenuto deposito da parte dell’esecutato dell’istanza di accesso alla procedura di sovraindebitamento ex l. n. 3/2012, le cui disposizioni rimettono ad un provvedimento espresso del giudice di quella procedura (e non del G.E.) la pronuncia del divieto di prosecuzione delle azioni esecutive individuali, il ché si traduce, in sede di esecuzione immobiliare, in una causa esterna di sospensione c.d. necessitata del processo esecutivo di cui il G.E. non può che prendere atto, disponendo in conformità ai sensi dell’art. 623 c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

La disciplina del processo esecutivo non riconosce al giudice dell’esecuzione un potere sospensivo generale e innominato e, pertanto, incombe sul debitore l’onere di indicare in quale fattispecie normativa sussumere la specifica richiesta di sospensione, a pena di inammissibilità dell’istanza. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 19 Maggio 2017.


Riassunzione del processo esecutivo - Termine per la riassunzione - Decorrenza - Entro sei mesi dall'irrevocabilità della sentenza di primo grado che rigetta l'opposizione - Immediata efficacia della sentenza di primo grado - Conseguenze - Insorgenza del potere di riassunzione - Dal momento della pubblicazione della sentenza di primo grado di rigetto dell'opposizione.
A seguito dell'introduzione, per effetto della novellazione dell’art. 282 c.p.c. da parte della l. n. 353 del 1990, del principio di immediata efficacia della sentenza di primo grado, l'art. 627 c.p.c., nella parte in cui allude alla riassunzione del processo esecutivo nel termine di sei mesi dal passaggio in cosa giudicata della sentenza di primo grado che rigetta l'opposizione all’esecuzione, deve essere inteso nel senso che la riassunzione deve compiersi non oltre tale momento (ovvero, se la sentenza viene impugnata, non oltre sei mesi dalla comunicazione della sentenza di appello che rigetti l’opposizione), non identificando, invece, il momento di insorgenza del potere di riassumere, il quale, in conseguenza dell'immediata efficacia della sentenza di primo grado di rigetto dell'opposizione ai sensi dell'art. 282 c.p.c, nasce con la sua stessa pubblicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8683.


Esecuzione forzata - Estinzione del processo - In genere - Art. 624, comma 3, c.p.c. nel testo introdotto dalla l. n. 69 del 2009 - Estinzione del processo esecutivo sospeso - Estinzione del giudizio di merito sull'opposizione - Riconducibilità.
L'estinzione del processo esecutivo sospeso ai sensi dell'art. 624, comma 3, c.p.c. (nella formulazione introdotta dalla l. n. 69 del 2009) si produce anche in caso di estinzione del giudizio di merito sull'opposizione, pur tempestivamente introdotto o riassunto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Marzo 2017, n. 7043.


Processo esecutivo - Art. 624, comma III, c.p.c. - Finalità deflattiva - Sospensione concessa in sede di reclamo - Applicabilità.
Stante la finalità deflattiva della norma, l'art. 624, comma III, c.p.c. che, nella sua più recente formulazione, prevede la stabilizzazione degli effetti della sospensione dell'esecuzione e quindi l'estinzione del procedimento esecutivo quando non sia stata introdotta nei termini la causa di merito, si applica estensivamente anche all'ipotesi in cui la sospensione sia stata concessa in sede di reclamo, in riforma dell'ordinanza di rigetto originariamente resa dal Giudice dell'Esecuzione.

Qualora, nel concedere la sospensione dell'esecuzione, il Collegio non abbia anche fissato il termine perentorio per l'introduzione della causa di merito, la parte interessata ha facoltà di richiedere l'integrazione dell'ordinanza ai sensi dell'art. 289 c.p.c. nel termine ivi previsto, fermo il diritto all'avvio dell'azione di merito, di autonoma iniziativa, nel medesimo termine (cfr. Cass. Civ. n. 5060/2014). (Daniele Nacci) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 07 Febbraio 2017.


Espropriazione forzata - Delega delle operazioni ad un professionista - Impugnazione diretta degli atti del professionista - Esclusione.
Questo giudice non ignora che, per giurisprudenza consolidata, il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 c.p.c. è esperibile esclusivamente nei confronti di atti riferibili al giudice dell'esecuzione, il quale è l'unico titolare del potere di impulso e controllo del processo esecutivo; pertanto, ove tale giudice abbia delegato ad un notaio lo svolgimento delle operazioni, gli atti assunti dal professionista possono essere sottoposti al controllo del giudice dell'esecuzione nelle forme desumibili dalla disciplina del procedimento esecutivo azionato, ma non possono essere impugnati direttamente con l'opposizione agli atti esecutivi (in questi termini Cass. 8868/2011, per medesime considerazioni Cass. ord. 20 gennaio 2011 n. 1335). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Maggio 2016.


Espropriazione forzata - Vendite delegate professionisti - Impugnazione degli atti del processo esecutivo - Termine e decorrenza - Esaurimento del sub-procedimento gestito dal professionista - Compimento del primo atto adottato dal giudice dell'esecuzione successivamente a quello viziato.
Quando si tratta di vendite delegate a professionisti, il principio generale dell'onere dell'impugnazione degli atti del processo esecutivo immobiliare entro il termine decorrente dall'esaurimento della fase, ovvero del sub-procedimento nel quale si inserisce l'atto impugnato (sulla strutturazione del processo esecutivo, soprattutto immobiliare, come serie di sub-procedimenti, ciascuno dei quali consistente in autonoma serie di atti ordinati a distinti provvedimenti successivi, la giurisprudenza è costante: tra le ultime, v. Cass. 29 settembre 2009 n. 20814), va temperato nel senso che il termine stesso decorre dal compimento (o dalla legale conoscenza) del primo atto adottato dal giudice dell'esecuzione successivamente a quello viziato (in questi termini Cass. 8868/2011) (nel caso di specie dal decreto di trasferimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Maggio 2016.


Espropriazione forzata - Reiterazione di istanza di sospensione respinta - Intento defatigatorio - Animus nocendi e colpa sanzionabili in via equitativa ex art. 96, comma 3, c.p.c. - Mala fede o colpa grave - Ricorso abusivo allo strumento processuale.
La richiesta di un provvedimento d’urgenza adducendo problematiche già affrontate in un precedente provvedimento dallo stesso giudice, non revocato nel corso del medesimo procedimento esecutivo, va ricondotta a meri intendi defatigatori, e quindi risulta necessariamente connotata da un animus nocendi o dalla colpa, sanzionabili in via equitativa ai sensi dell’articolo 96, comma 3, c.p.c.

L'art. 96, comma 3, c.p.c., infatti, presuppone il requisito della mala fede o della colpa grave, non solo perché è inserito in un articolo destinato a disciplinare la responsabilità aggravata, ma anche perché agire in giudizio per far valere una pretesa che alla fine si rileva infondata non costituisce condotta di per sé rimproverabile (Cassazione civile, sez. VI 30 novembre 2012). (Nel caso di specie, il giudice ha ritenuto che una istanza di sospensione del processo esecutivo, basata sulle medesime doglianze oggetto di precedente provvedimento, in assenza di motivi sopravvenuti che ne legittimo la riproposizione, costituisca comportamento sanzionabile ai sensi dell’articolo 96, comma 3, c.p.c., quale ricorso abusivo allo strumento processuale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 05 Maggio 2016.


Procedimento esecutivo – Reclamo contro l’ordinanza che decide sulla sospensione della provvisoria esecuzione resa dal giudice dell’opposizione a precetto – Inammissibilità.
Il richiamo dell’art. 624 alle sole ordinanze emesse dal Giudice dell’esecuzione consente il reclamo (art. 624 co. 2, c.p.c.) avverso i soli provvedimenti emessi dal Giudice dell’esecuzione. (Emilio Pili) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Novembre 2015.


Cancellazione società di persona dal registro imprese - Sopravvenienze attive - Rinuncia - Reclamabilità della sospensione del titolo esecutivo ex art. 615, comma I, cpc - Effetto totalmente devolutivo del reclamo.
Il credito della società di persone cancellata dal registro delle imprese nelle more del processo si intende rinunciato. Tale effetto estintivo dell’obbligazione può essere fatto valere anche in sede di opposizione all’esecuzione rispetto ai soggetti che si dichiarino successori-aventi causa dalla compagine societaria estinta. (Giuseppe Di Vico) (riproduzione riservata) Tribunale Castrovillari, 04 Novembre 2014.


Divisione - Divisione immobiliare - Sentenza parziale di indivisibilità - Vendita - Appello avverso la sentenza parziale - Necessità di attendere il passaggio in giudicato della sentenza che ha disposto la vendita - Esclusione.
Nel caso in cui, nell’ambito di un giudizio di divisione di un immobile, sia stata dichiarata con sentenza parziale di primo grado l’indivisibilità del cespite e, in assenza di richieste di assegnazione, ne sia stata disposta la vendita, il giudice – anche in caso di proposizione di appello avverso la suddetta sentenza – deve procedere comunque alle operazioni di vendita, senza dover attendere il passaggio in giudicato della sentenza che l’ha disposta, potendo sospendere dette operazioni di vendita solo in caso di sussistenza di gravi motivi, che non possono però essere costituiti dalla mera proposizione dell’appello. (Luigi Pagliuca) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25 Maggio 2014.


Esecuzione – Rigetto richiesta di sospensione – Mancata introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio – Reclamo – Interesse ad agire per il debitore – Mancanza – Inammissibilità.

Esecuzione – Accoglimento dell’istanza di sospensione – Mancata introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio – Utilitas sub specie dell’estinzione del giudizio – Reclamo – Interesse ad agire per il creditore – Configurabilità.

Esecuzione – Sospensione – Provvedimento c.d. anticipatorio – Non configurabilità – Ultrattività degli effetti – Non ammissibilità.
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Nel caso in cui il procedimento esecutivo non sia stato sospeso, l’unico soggetto avente interesse ad agire, ai fini di una pronuncia di merito sull’opposizione deve essere individuato nell’opponente-debitore, dal momento che il diniego della cautela consente la regolare prosecuzione della procedura a vantaggio delle altre parti, per cui in difetto dell’introduzione del merito difetterebbe l’interesse ad agire ai fini del reclamo. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

Data l’espressa previsione dell’art. 624, comma 3, c.p.c., applicabile, nei limiti della sua compatibilità, anche alla sospensione disposta ex art. 618 c.p.c.., il debitore opponente potrebbe optare per l’istanza di estinzione ai sensi di tale ultima norma, per cui, onde prevenire il provvedimento ex art. 624, co.3°, c.p.c., “ogni altro interessato” – e, dunque, anche l’eventuale creditore opposto – ha interesse ad instaurare il giudizio di merito sull’opposizione. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

Il provvedimento di sospensione del giudice dell’esecuzione non è integralmente anticipatorio, producendo effetti solo sul processo esecutivo, sospendendolo, ed è di tale natura da richiedere necessariamente - ai fini della stabilizzazione degli effetti - un esito ulteriore: esito, che, a seguito dell’introduzione dell’art. 624, co.3°, c.p.c., deve essere individuato, in via alternativa, nella sentenza conclusiva del giudizio di opposizione ovvero nell’estinzione della procedura esecutiva. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 04 Dicembre 2012.


Procedimento esecutivo - Provvedimento di sospensione - Reclamo - Applicazione degli articoli 624 e 669 terdecies c.p.c. - Ammissibilità..
Deve condividersi l’orientamento della prevalente giurisprudenza di merito, in forza del quale il reclamo previsto dal combinato disposto degli art. 624 e 669-terdecies avverso i provvedimenti in materia di sospensione dell’esecuzione è estensibile anche al provvedimento sospensivo previsto dall'art. 615, comma 1 c.p.c.. In primo luogo, infatti il provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, ex art. 615 comma 1 c.p.c., ha evidente natura cautelare e, dunque, il reclamo di cui all’art. 669 terdecies c.p.c. deve ritenersi proponibile avverso tale provvedimento. In secondo luogo, si è anche correttamente osservato che l’ammissibilità del reclamo sulla decisione che concede o nega la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo deriva, oltre che dalla natura cautelare della decisione, dal fatto che l’art. 624 c.p.c. si riferisce a tutte le decisioni in tema di istanze di sospensione, senza che rilevi che una esecuzione sia concretamente iniziata, e posto che in caso contrario vi sarebbe una lesione del diritto di difesa della parte interessata. Infine, deve osservarsi che la nuova formulazione dell’art. 615 c.p.c. e la modifica introdotta in due tempi all’art. 624 c.p.c., hanno disegnato un nuovo istituto cautelare, che ricomprende non solo la sospensione del processo esecutivo ma anche la sospensione della esecutività del titolo: ambedue i provvedimenti debbono ritenersi soggetti a reclamo, attesa la evidente volontà in tal senso dimostrata dal legislatore che, dapprima, aveva introdotto all’art. 624 c.p.c. il reclamo in relazione alla sola ipotesi di opposizione alla esecuzione (615, 2° comma, c.p.c.) poi, a seguito della l. n. 52 del 2006, ha eliminato dal 1° comma dell’art. 624 c.p.c. il riferimento al 2° comma dell’art. 615 c.p.c., così estendendo il rimedio ad entrambe le ipotesi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 31 Agosto 2012.


Processo esecutivo - Sospensione - Mutuo fondiario concesso per coprire pregressa passività chirografaria - Requisiti della crisi da sovraindebitamento - Rilevanza..
A fondamento della richiesta di sospensione dell'esecuzione non appare irrilevante la circostanza che il mutuo fondiario per il quale si procede sia stato in realtà contratto con lo scopo di proteggere una pregressa passività di natura chirografaria e che, come tale, la garanzia concessa sia effettivamente in grado di alterare la par condicio creditorum di una ipotetica massa di un soggetto in possesso dei requisiti per richiedere l'accesso alla procedura di ristrutturazione dei debiti per sovraindebitamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 06 Giugno 2012.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Termine per il rilievo della decadenza – Prima udienza successiva in cui si procede all’incarico per la stima del bene.

Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Opposizione alla esecuzione – Con istanza di estinzione – Provvedimenti.
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L’eccezione o il rilievo d’ufficio di estinzione, conseguenti al mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, non possono essere né proposta né effettuato ex art. 630 c.p.c. oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa, vale a dire quella della nomina del ctu per la stima del bene immobile, ex art. 569 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Proposta, a seguito del mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, con la opposizione all’esecuzione l’istanza di estinzione del processo, il G.E. deve sia emettere i provvedimenti ex artt. 616/624 c.p.c., sia pronunciare sull’estinzione, che è materia comunque regolata dall’art. 630 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Opposizione alla esecuzione – Con istanza di estinzione – Provvedimenti..
Proposta, a seguito del mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, con la opposizione all’esecuzione l’istanza di estinzione del processo, il G.E. deve sia emettere i provvedimenti ex artt. 616/624 c.p.c., sia pronunciare sull’estinzione, che è materia comunque regolata dall’art. 630 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Processo esecutivo - Pendenza del giudizio di opposizione al precetto - Proposizione di opposizione all'esecuzione già iniziata ex art. 615, comma 2, c.p.c. - Facoltà del giudice dell'opposizione al precetto di sospendere l'efficacia esecutiva del titolo - Sussistenza - Concorso di rimedi anticipatori - Distinzione..
L’inizio dell’esecuzione attraverso il pignoramento e la proposizione dell’opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. successivamente al giudizio di opposizione a precetto non privano il giudice di quest’ultima del potere di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo, verificandosi un’ipotesi di concorso di rimedi lato sensu anticipatori, sia pure aventi un oggetto  parzialmente diverso; al giudice dell’opposizione a precetto è, infatti, attribuito il potere di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo, con l’effetto di inibire l’inizio di qualunque azione esecutiva a carico del debitore opponente, mentre al giudice dell’esecuzione l’art. 624 c.p.c. attribuisce soltanto il potere di sospendere quella specifica procedura esecutiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 03 Dicembre 2010.


Esecuzione immobiliare – Pignoramento – Trascrizione di domanda giudiziale ex artt. 2652 n. 4 e 2932 c.c. – Espropriazione diretta contro il debitore – Opposizione all’esecuzione del terzo trascrivente – Sospensione dell’esecuzione. (31/08/2010).
Il terzo che ha trascritto la domanda di accertamento del proprio diritto di acquisto della proprietà sull’immobile prima che il creditore trascrivesse il pignoramento, ha diritto di fare opposizione di terzo all’esecuzione ex art. 619 c.p.c. e di chiedere la sospensione del processo esecutivo (e di ottenerla, se sussiste il fumus boni iuris) fino alla definitiva attribuzione del diritto di proprietà all’esito del giudizio di cognizione per cui era stata trascritta la domanda. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 23 Marzo 2010.


Espropriazione presso terzi – Sospensione dell’esecuzione – Rigetto dell’istanza – Reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c. – Ammissibilità..
E’ ammissibile il reclamo avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione che rigetti l’istanza di sospensione della procedura esecutiva proposta ai sensi dell’art. 642, comma 2, codice procedura civile. (fb) Tribunale Avellino, 20 Maggio 2008, n. 0.


Processo esecutivo – Sospensione ex art. 624 c.p.c. – Omessa presentazione del reclamo ed omessa instaurazione del giudizio di opposizione – Cancellazione del pignoramento..
Deve essere ordinata, su istanza dell’opponente, la cancellazione del pignoramento qualora l’ordinanza di sospensione del processo esecutivo ai sensi del primo comma dell’art. 624 c.p.c. non sia stata fatta oggetto di reclamo e non sia stato proposto giudizio di merito sull’opposizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (1) Tribunale Mantova, 08 Marzo 2007.