LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO V
Delle opposizioni
CAPO I
Delle opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all'esecuzione
SEZIONE III
Opposizione in materia di lavoro, di previdenza e di assistenza

Art. 618-bis

Procedimento
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Per le materie trattate nei capi I e II del titolo IV del libro secondo, le opposizioni all'esecuzione e agli atti esecutivi sono disciplinate dalle norme previste per le controversie individuali di lavoro in quanto applicabili.

II. Resta ferma la competenza del giudice dell'esecuzione nei casi previsti dal secondo comma dell'articolo 615 e dal secondo comma dell'articolo 617 nei limiti dei provvedimenti assunti con ordinanza (1).



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(1) le parole «nei limiti dei provvedimenti assunti con ordinanza» sono state aggiunte dalla l. 24 febbraio 2006, n. 52.

GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata - Custodia - Esecuzione mobiliare - Opposizione agli atti esecutivi - Introduzione del giudizio di merito - Forma – Omissione conseguenze - Fattispecie.
Ai sensi dell'art. 618 c.p.c. (nel testo attualmente vigente), l'introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell'esecuzione, all'esito dell'esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell'atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l'opposizione nella fase a cognizione piena, sicché ove si applichi, ex art. 618-bis, comma 1, c.p.c., il rito del lavoro, quel giudizio va instaurato con ricorso da depositarsi nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio suddetto e, qualora l’opponente ometta di osservarlo, non è possibile assegnarne uno nuovo; in tal caso, l’opposizione è inammissibile e la sentenza che eventualmente l’abbia accolta è nulla. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Aprile 2017, n. 8874.


Competenza – Giudizio di opposizione all’esecuzione – Sezioni specializzate in materia di impresa – Deroghe ai principi generali in materia di competenza.
La competenza a decidere del giudizio di opposizione all’esecuzione spetta al giudice individuato ai sensi degli artt. 615, 27 e 480 c.p.c.;

Una deroga alle regole sopra esposte può giustificarsi solo quando esista una specifica norma derogatoria della competenza generale, come nelle ipotesi di cui all’art. 618-bis c.p.c.;

Non può assimilarsi la natura delle Sezioni specializzate agrarie e di quelle specializzate in materia di impresa, atteso che le prime, oltre a non costituire una mera articolazione interna all’ufficio, sono composte anche da membri laici e giudicano con un rito processuale diverso in ragione delle specifiche conoscenze che investono la materia agraria, anche in sede di opposizione all’esecuzione;

Da un punto di vista generale, non può ritenersi implicita la devoluzione alle Sezioni specializzate in materia di impresa di tutte le controversie aventi ad oggetto l’opposizione a precetto su titoli formati dalla sezione stessa, posto che tale scelta avrebbe dovuto essere esplicita derogando ad un criterio specifico quale quello stabilito dall’art. 27 c.p.c.. (Marco Secchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 18 Marzo 2017.


Cartella esattoriale - Notifica - Iscrizione di ipoteca - Prescrizione -  Termine quinquennale - Applicabilità - Non applicabilità art. 2953 c.c..
Il contribuente che ha ricevuto la notifica della cartella esattoriale avente ad oggetto contributi previdenziali, può subire l'iscrizione di una ipoteca entro il termine massimo di cinque anni, e l'ipoteca iscritta dopo questo termine è illegittima. L’azione esecutiva rivolta al recupero del credito previdenziale non tempestivamente opposto non è soggetta al termine decennale di prescrizione dell’actio iudicati di cui all’art. 2953 c.c., ma al termine proprio della riscossione dei contributi e quindi al termine quinquennale introdotto dalla legge n. 335/1995. La cartella esattoriale non opposta, infatti, non può assimilarsi ad un titolo giudiziale essendo, al contrario formata unilateralmente dallo stesso ente previdenziale, motivo per cui non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato, ex cit. art. 2953 c.c. La perentorietà del termine fissato dall’art. 24, comma 5, del decreto legislativo n. 46/99, determina effetti analoghi al giudicato ma, in assenza di un’espressa previsione legislativa in tal senso, non possono ritenersi del tutto equiparabili al giudicato di formazione giudiziale. Solo l’accertamento giudiziale può determinare l’allungamento del periodo prescrizionale di un credito (in ipotesi più breve), e ciò, per effetto dell’intervento del sindacato del giudice che ha verificato la fondatezza della pretesa azionata Conseguentemente, la mera non opposizione della cartella di pagamento, non può determinare una modificazione del regime della prescrizione quinquennale dei crediti previdenziali. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 08 Marzo 2016.