LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO V
Delle opposizioni
CAPO I
Delle opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all'esecuzione
SEZIONE II
Delle opposizioni agli atti esecutivi

Art. 618

Provvedimenti del giudice dell'esecuzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice dell'esecuzione fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto, e dà, nei casi urgenti, i provvedimenti opportuni.

II. All'udienza dà con ordinanza i provvedimenti che ritiene indilazionabili ovvero sospende la procedura. In ogni caso fissa un termine perentorio per l'introduzione del giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire di cui all'articolo 163-bis, o altri se previsti, ridotti della metà. La causa è decisa con sentenza non impugnabile (1).

III. Sono altresì non impugnabili le sentenze pronunciate a norma dell'articolo precedente primo comma.



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(1) Comma sostituito dalla l. 24 febbraio 2006, n. 52, ha così sostituito il secondo comma.

GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata - Opposizioni - Porcesso civile - Sentenza non preceduta dalla precisazione delle conclusioni né dalle scritture conclusionali - Nullità - Fattispecie in tema di sentenza pronunciata nella fase sommaria del giudizio di opposizione agli atti esecutivi.
È nulla la sentenza che pronunci nel merito della causa senza che siano state precisate le conclusioni e assegnati i termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie finali di replica, essendo in tal modo impedito ai difensori delle parti il pieno svolgimento del diritto di difesa, con conseguente violazione del principio del contraddittorio. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza emessa nella fase sommaria del giudizio di opposizione agli atti esecutivi nel quale il giudice, all'esito dell'udienza di comparizione delle parti, anziché confermare o revocare il provvedimento concesso "inaudita altera parte" e dare poi corso al giudizio di cognizione, ha deciso nel merito, accogliendo l'opposizione senza che fossero precisate le conclusioni e assegnati termini per il deposito delle scritture conclusionali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Agosto 2018, n. 20732.


Opposizioni agli atti esecutivi - Rispetto del termine per l'introduzione della fase di merito - Rilevanza del compimento delle formalità di iscrizione della causa a ruolo - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi, ai fini del rispetto del termine assegnato dal giudice per l'introduzione della fase di merito, non assume rilevanza il compimento delle formalità di iscrizione della causa a ruolo, che, pur richiamata nell'art. 618 c.p.c., ha la sola funzione di rimarcare la diversa cognizione, sommaria nella prima fase, piena nella seconda, tipica della struttura bifasica del giudizio di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Luglio 2018, n. 19905.


Esecuzione forzata - Opposizioni agli atti esecutivi - Rispetto del termine per l'introduzione della fase di merito - Rilevanza del compimento delle formalità di iscrizione della causa a ruolo - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi, ai fini del rispetto del termine assegnato dal giudice per l'introduzione della fase di merito, non assume rilevanza il compimento delle formalità di iscrizione della causa a ruolo, che, pur richiamata nell'art. 618 c.p.c., ha la sola funzione di rimarcare la diversa cognizione, sommaria nella prima fase, piena nella seconda, tipica della struttura bifasica del giudizio di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Luglio 2018, n. 19905.


Esecuzione forzata – Opposizioni – Agli atti esecutivi – Provvedimento di chiusura della fase sommaria – Declaratoria di inammissibilità priva di provvedimenti ex art. 618 c.p.c., nonché del termine per l'instaurazione del giudizio di merito e della statuizione sulle spese – Ricorribilità ex articolo 111 Cost. – Esclusione – Ragioni.
In tema di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., è inammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione, rilevato il mancato rispetto del termine perentorio per notificare il ricorso introduttivo, dichiari chiusa la fase sommaria ed inammissibile l’opposizione senza adottare i provvedimenti indilazionabili ai sensi dell’articolo 618 c.p.c., né concedere il termine per instaurare il giudizio di merito o liquidare le spese, atteso che il provvedimento conclusivo della fase sommaria, benchè illegittimamente emesso, è privo del carattere della definitività, la parte ben potendo proporre reclamo al collegio per ottenere le misure cautelari invocate ovvero introdurre autonomamente il giudizio a cognizione piena, all’esito del quale conseguire una pronuncia sull’opposizione e sulle spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Aprile 2017, n. 9652.


Esecuzione forzata - Custodia - Esecuzione mobiliare - Opposizione agli atti esecutivi - Introduzione del giudizio di merito - Forma – Omissione conseguenze - Fattispecie.
Ai sensi dell'art. 618 c.p.c. (nel testo attualmente vigente), l'introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell'esecuzione, all'esito dell'esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell'atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l'opposizione nella fase a cognizione piena, sicché ove si applichi, ex art. 618-bis, comma 1, c.p.c., il rito del lavoro, quel giudizio va instaurato con ricorso da depositarsi nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio suddetto e, qualora l’opponente ometta di osservarlo, non è possibile assegnarne uno nuovo; in tal caso, l’opposizione è inammissibile e la sentenza che eventualmente l’abbia accolta è nulla. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Aprile 2017, n. 8874.


Opposizione a pignoramento - Struttura bifasica del procedimento - Ricorso al G.E. - Pendenza della lite - Affermazione - Proposizione della seconda fase "di merito" - Rilevanza ai fini della litispendenza - Esclusione.
Il giudizio di opposizione all'esecuzione, promosso ai sensi dell'art. 615, co. 2, c.p.c., deve ritenersi pendente sin dal momento in cui è stata introdotta la fase sommaria del procedimento, con il deposito del ricorso davanti al G.E. Pertanto è a tale momento che si deve aver riguardo onde determinare se il termine "lungo" di impugnazione della sentenza che chiude quel giudizio, ex art. 327 c.p.c., sia quello annuale ovvero quello semestrale dimidiato dalla L. 18.6.2009, n. 69. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 Maggio 2016, n. 8907.


Divisione - Divisione immobiliare - Sentenza parziale di indivisibilità - Vendita - Appello avverso la sentenza parziale - Necessità di attendere il passaggio in giudicato della sentenza che ha disposto la vendita - Esclusione.
Nel caso in cui, nell’ambito di un giudizio di divisione di un immobile, sia stata dichiarata con sentenza parziale di primo grado l’indivisibilità del cespite e, in assenza di richieste di assegnazione, ne sia stata disposta la vendita, il giudice – anche in caso di proposizione di appello avverso la suddetta sentenza – deve procedere comunque alle operazioni di vendita, senza dover attendere il passaggio in giudicato della sentenza che l’ha disposta, potendo sospendere dette operazioni di vendita solo in caso di sussistenza di gravi motivi, che non possono però essere costituiti dalla mera proposizione dell’appello. (Luigi Pagliuca) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25 Maggio 2014.


Divisione - Divisione giudiziale - Operazioni - Vendita - Di immobili - Giudizio di scioglimento di comunione - Operazioni di vendita di immobili non divisibili - Atti del giudice istruttore - Rimedi esperibili - Opposizione agli atti esecutivi - Configurabilità - Conseguenze - Denunzia di vizi del decreto di trasferimento per precedente mancato accoglimento di richiesta di attribuzione dei beni - Inammissibilità.
In tema di scioglimento della comunione, gli atti del giudice istruttore relativi al procedimento di vendita sono soggetti al rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi di cui agli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., dovendo escludersi l'esperibilità di un'autonoma azione di nullità avverso il decreto di trasferimento conclusivo del procedimento di vendita. Invero, la finalità del procedimento di vendita dei beni immobili non è diversa nel giudizio divisorio o nel procedimento esecutivo e le scelte legislative degli ultimi lustri, con l'esplicito rinvio, contenuto nell'art. 788 cod. proc. civ., a norme del processo esecutivo, sono la manifestazione di un richiamo ad esse che va inteso come sistematico; sicché non avrebbe senso scandire il procedimento di vendita con i passi del processo esecutivo e sovrapporgli un apparato rimediale del tutto diverso, privo di quell'efficacia e di quella celerità che deriva sia dalla tipologia delle opposizioni, sia dal meccanismo della sanatoria processuale. (Nella specie il tribunale, sebbene fosse ancora pendente controversia sulla richiesta di attribuzione del bene da parte di alcuni condividenti, aveva accolto l'opposizione al decreto di trasferimento, ritenendo sussistente il diritto all'attribuzione. La S.C., rilevato che tra i motivi di opposizione occorreva distinguere quelli relativi a vizi formali, soggetti alla disciplina di cui all'art. 617 cod. proc. civ., dal vizio, relativo alla questione ancora "sub judice", ravvisato dal tribunale, ha cassato la pronuncia che annullava il decreto di trasferimento e ha rimesso gli atti al tribunale per riesame dell'opposizione alla luce del principio enunciato). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Luglio 2013.


Opposizione e l'articolo 617 c.p.c. - Unicità del giudizio di opposizione - Procure alle liti conferita nella fase iniziale - Idoneità della procura per lo svolgimento del giudizio di merito..
Poiché il giudizio di opposizione di cui all'articolo 617 c.p.c. deve considerarsi unico nonostante la struttura bifasica, si deve ritenere che la procura conferita al difensore nella fase iniziale di cui al primo comma dell'articolo 618 c.p.c. estenda suoi effetti anche nella fase successiva del giudizio di merito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 06 Agosto 2012.


Fermo amministrativo di beni mobili registrati - Impugnazione del fermo amministrativo - Opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi - Rimedi cautelari “tipici” di cui agli artt. 618 e 625 C.P.C. - Tutela cautelare atipica ante causam ex art. 700 C.P.C. - Inammissibilità..
Qualificando l’impugnazione del fermo amministrativo come opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, l’opponente ha a disposizione i rimedi cautelari “tipici” di cui agli artt. 618 e 625 c.p.c. così essendo, dunque, la tutela cautelare atipica ex art. 700 c.p.c. inammissibile per difetto di residualità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 21 Luglio 2011.


Concordato preventivo - Provvedimenti del giudice delegato in esecuzione della sentenza di omologa - Funzione esecutiva - Ricorribilità in cassazione - Sussistenza.

Concordato preventivo - Fase esecutiva del concordato per cessione dei beni - Riconducibilità alla categoria dei procedimenti di esecuzione forzata.
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I provvedimenti emessi dal giudice delegato in attuazione delle disposizioni della sentenza di omologazione del concordato preventivo in tema di vendita di beni ceduti i creditori, nella misura in cui assolvono ad una funzione corrispondente a quella dei provvedimenti di analogo tenore emessi nell'ambito della liquidazione fallimentare, rientrano anch'essi nel nonno degli atti di giurisdizione esecutiva. Analoga caratteristica hanno i successivi decreti emessi dal tribunale a seguito di reclamo, ai quali pure occorre perciò estendere il regime della ricorribilità in cassazione applicabile, a norma degli articoli 617 e 618 c.p.c., ai provvedimenti del giudice dell'esecuzione non altrimenti impugnabili.

È regola generale, valida a maggior ragione quando si sia proceduto alla nomina di un commissario liquidatore, con compiti per molti aspetti simili a quelli del curatore fallimentare, che anche la fase esecutiva del concordato per cessione dei beni sia riconducibile ad una più vasta categoria di procedimenti di esecuzione forzata in senso lato, al pari della procedura fallimentare, non potendosi mettere in discussione la necessità del ricorso al controllo giurisdizionale della legittimità dell'azione esecutiva, quando esso sia sollecitato (dal debitore o dai creditori o da altri soggetti coinvolti nella procedura) al fine di far rilevare eventuali vizi formali degli atti compiuti o dai provvedimenti adottati nel corso del processo esecutivo: esattamente come accade nella liquidazione fallimentare o nell'esecuzione individuale, ancorché in questi ultimi casi i parametri ai quali si deve commisurare la legittimità degli atti esecutivi possano risultare parzialmente diversi.
Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2011, n. 5993.


Concordato preventivo - Provvedimenti del giudice delegato relativi all'attività di vendita - Atti di giurisdizione esecutiva - Ricorribilità in cassazione..
I provvedimenti emessi dal giudice delegato in attuazione delle disposizioni della sentenza (ora decreto) di omologazione del concordato preventivo in tema di vendita dei beni del debitore ceduti ai creditori, nella misura in cui assolvono ad una funzione corrispondente a quella dei provvedimenti di analogo tenore emessi nell'ambito della liquidazione fallimentare, rientrano anch'essi nel novero degli atti di giurisdizione esecutiva e tale natura deve riconoscersi ai successivi decreti emessi dal tribunale a seguito di reclamo, ai quali pure occorre perciò estendere il regime della ricorribilità in cassazione applicabile, a norma degli articoli 617 e 618 c.p.c., ai provvedimenti del giudice dell'esecuzione non altrimenti impugnabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Luglio 2008.


Opposizione agli atti esecutivi – Istanza di sospensione della procedura esecutiva – Fattispecie – Ambito di applicazione..
Le previsioni di cui ai commi primo e secondo dell’art. 618 c.p.c. e, in particolare, la facoltà per il giudice dell’opposizione di sospendere la procedura, si riferiscono unicamente all’ipotesi prevista dal secondo comma dell’art. 617 c.p.c. e non anche a quella prevista dal primo comma dello stesso articolo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21 Settembre 2007.


Cessione del credito successiva al pignoramento - Annotazione - Trasmissione del vincolo ipotecario - Efficacia nei confronti dei creditori - Fondamento - Applicabilità analogica della disciplina dettata in materia fallimentare - Esclusione.
In tema di negozi dispositivi dell' ipoteca (presi in considerazione dal primo comma dell'art. 2843 cod. civ.) l'annotazione nei registri immobiliari del trasferimento, da farsi a margine dell'iscrizione ipotecaria, ha carattere necessario e, quindi, costitutivo del nuovo rapporto ipotecario dal lato soggettivo, rappresentando un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento, con l'effetto di sostituire al cedente o surrogante il cessionario o surrogato, non solo nella pretesa di credito (che già opera in ragione del negozio), ma altresì nella prelazione nei confronti dei creditori concorrenti, per cui la mancata annotazione nei confronti dei terzi priva di effetti la trasmissione del vincolo; tuttavia, la regola di efficacia è diversa, avuto riguardo alla distribuzione della somma ricavata dalla esecuzione, non applicandosi anche l'art. 2916 cod. civ. ma esclusivamente l'art.2843 cod. civ., in base al quale viene imposta l'annotazione ai fini identificativi del soggetto cessionario del credito e della garanzia , senza alcuna valenza costitutiva della garanzia in sè, che già è presente ed iscritta; con la conseguenza che tale trasmissione, non determinando alcun pregiudizio per i creditori, è efficace nei confronti di questi ultimi; nè sussistono elementi di identità di fattispecie tali da affermare una applicazione, al di fuori della disciplina concorsuale, della più rigorosa norma di cui all'art.45 legge fall., che non opera distinzioni in seno alle formalità necessarie a rendere opponibili gli atti ai terzi, comprensive dunque non solo di quelle iscrizionali dell'ipoteca, se posteriori al fallimento, ma anche di quelle di annotazione del vincolo in favore di nuovo soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2007, n. 17644.


Processo esecutivo – Opposizione agli atti esecutivi – Reclamo avverso l’ordinanza di sospensione dell’esecuzione – Ammissibilità..
Benché l’art. 624, 2° comma c.p.c. preveda l’istituto del reclamo di cui all’art. 669 terdecies solamente per il provvedimento di sospensione dell’esecuzione a seguito delle opposizioni di cui agli artt. 615 e 619 c.p.c., ragioni di ordine sistematico inducono a ritenere reclamabile anche il provvedimento di sospensione della procedura esecutiva adottato ai sensi dell’art. 618, 2° comma qualora venga proposta opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617, 2° comma c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 23 Marzo 2007.


Fallimento - Provvedimento del Tribunale in sede di reclamo ex art. 26 legge fall. avverso un atto esecutivo della procedura fallimentare - Ricorribilità in Cassazione ex art. 111 cost. - Sussistenza - Limiti.
Contro il provvedimento del Tribunale che decide in sede di reclamo ex art. 26 legge fall. avverso un atto esecutivo della procedura concorsuale (nella specie, autorizzazione alla vendita in massa delle attività mobiliari di un'azienda) è ammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso nel processo esecutivo individuale contro la sentenza emessa in sede di opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. e dichiarata espressamente non impugnabile dall'art. 618 cod. proc. civ., giacché entrambi i provvedimenti risolvono un incidente (di tipo cognitorio) in ordine alla ritualità di un atto della procedura esecutiva; in tali ipotesi, tuttavia, il ricorso per Cassazione è consentito soltanto per violazione di legge, dovendosi perciò escludere l'ammissibilità di censure volte a sollecitare un sindacato sull'adeguatezza della motivazione del provvedimento impugnato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2000, n. 6386.


Procedura di espropriazione individuale in corso al momento della dichiarazione di fallimento - Intervento del curatore in sede di opposizione agli atti esecutivi al fine di richiederne l'interruzione - Dopo il provvedimento di assegnazione delle somme - Effetti - Improcedibilità della esecuzione individuale ex art. 51 legge fall. - Sussistenza.
In tema di esecuzione mobiliare presso terzi, la procedura esecutiva non può considerarsi definita fino a quando non sia avvenuta la distribuzione delle somme ai creditori, non essendo a tal fine sufficiente il provvedimento di assegnazione che, disposto solo "pro solvendo" a norma dell'art. 553 cod. proc. civ., non importa l'immediata liberazione dei debitori; peraltro, anche la pendenza del giudizio di opposizione, sia pure agli atti esecutivi, non consente di considerare esaurito il procedimento di esecuzione, ripercuotendosi la relativa decisione proprio in tale procedimento attraverso la verifica della regolarità dei singoli atti oggetto dell'opposizione, con la conseguenza che, in caso di dichiarazione di fallimento del debitore, l'intervento del curatore che chiede, anche in sede di opposizione e pur dopo il provvedimento di assegnazione, l'interruzione della procedura di espropriazione individuale, comporta l'improcedibilità della stessa ai sensi dell'art. 51 legge fall. ed il suo assorbimento in quella collettiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Luglio 1999, n. 6968.


Esecuzione individuale promossa dall'istituto di credito fondiario nei confronti del proprio debitore dichiarato fallito - Obbligo di notificare gli atti al debitore stesso - Sussistenza - Termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi - Decorrenza - Dalla notifica del precetto al curatore del fallimento - Esclusione .
Nell'esecuzione individuale promossa da un istituto esercente il credito fondiario, nei confronti del proprio debitore già dichiarato fallito, quest'ultimo ha diritto a ricevere la notificazione degli atti preliminari a detta esecuzione, del pignoramento e degli atti precedenti la fissazione degli incanti di vendita e, pertanto, il termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi non decorre dalla data di notifica del precetto al curatore del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Giugno 1996, n. 5081.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura - Provvedimento relativo - Impugnazione con ricorso per Cassazione - Ammissibilità - Fattispecie.
Contro il provvedimento del tribunale, che decide sul reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura, è ammissibile il ricorso per cassazione , a norma dell'art. III Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso nel processo esecutivo individuale contro la sentenza emessa ai sensi degli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., e cioè perché la pronuncia sul reclamo risolve un incidente (di tipo cognitorio) sulla ritualità dell'atto esecutivo del giudice delegato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato dopo l'aggiudicazione e prima del trasferimento, aveva negato la sospensione della vendita di un complesso industriale, nonostante la presentazione di una nuova offerta in aumento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Ottobre 1993, n. 10421.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura - Decisione - Impugnazione - Mezzi - Ricorso per cassazione - Ammissibilità.
Contro il provvedimento del tribunale fallimentare, che decide sul reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura, è ammissibile il ricorso per cassazione, "ex" art. 111 Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso - nel processo esecutivo individuale - contro la sentenza pronunciata ai sensi degli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., e cioè perché la pronuncia sul reclamo risolve un incidente (di tipo cognitorio) sulla ritualità dell'atto esecutivo del giudice delegato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato aveva concesso all'aggiudicatario di un bene del fallito una proroga per il deposito del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1992, n. 4893.