LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO IV
Dell'espropriazione immobiliare
SEZIONE V
Della distribuzione della somma ricavata

Art. 596

Formazione del progetto di distribuzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se non si può provvedere a norma dell'articolo 510 primo comma, il giudice dell'esecuzione, non più tardi di trenta giorni dal versamento del prezzo, provvede a formare un progetto di distribuzione anche parziale, (1) contenente la graduazione dei creditori che vi partecipano, e lo deposita in cancelleria affinché possa essere consultato dai creditori e dal debitore, fissando l'udienza per la loro audizione. Il progetto di distribuzione parziale non può superare il novanta per cento delle somme da ripartire. (2)

II. Tra la comunicazione dell'invito e l'udienza debbono intercorrere almeno dieci giorni.

III. Il giudice dell’esecuzione può disporre la distribuzione, anche parziale, delle somme ricavate, in favore di creditori aventi diritto all’accantonamento a norma dell’art. 510, terzo comma, ovvero di creditori i cui crediti costituiscano oggetto di controversia a norma dell’art. 512, qualora sia presentata una fideiussione autonoma, irrevocabile e a prima richiesta, rilasciata da uno dei soggetti di cui all’art. 574, primo comma, secondo periodo, idonea a garantire la restituzione alla procedura delle somme che risultino ripartite in eccesso, anche in forza di provvedimenti provvisoriamente esecutivi sopravvenuti, oltre agli interessi, al tasso applicato dalla Banca centrale europea alle sue più recenti operazioni di rifinanziamento principali, a decorrere dal pagamento e sino all’effettiva restituzione. La fi deiussione è escussa dal custode o dal professionista delegato su autorizzazione del giudice. Le disposizioni del presente comma si applicano anche ai creditori che avrebbero diritto alla distribuzione delle somme ricavate nel caso in cui risulti insussistente, in tutto o in parte, il credito del soggetto avente diritto all’accantonamento ovvero oggetto di controversia a norma del primo periodo del presente comma. (3)



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(1) L'art. 4 del D.L. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla L. 30 giugno 2016, n. 119, ha aggiunto le parole «anche parziale,». La modifica è entrata in vigore il 4 maggio 2016.
(2) Periodo aggiunto dall'art. 4 del D.L. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla L. 30 giugno 2016, n. 119. La modifica è entrata in vigore il 4 maggio 2016.
(3) Comma aggiunto dall'art. 4 del D.L. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla L. 30 giugno 2016, n. 119. La modifica è entrata in vigore il 3 luglio 2016.

GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata – Azione esecutiva del creditore fondiario ex art. 41 T.U.B. – Prosecuzione in costanza di fallimento del debitore – Intervento del curatore – Distribuzione del ricavato – Assegnazione in sede esecutiva di somme liquidate in prededuzione in sede fallimentare.
La provvisoria distribuzione delle somme ricavate dalla vendita di un immobile pignorato dall'istituto di credito fondiario, in una procedura esecutiva individuale proseguita (o iniziata) dopo la dichiarazione di fallimento del debitore ai sensi dell'art. 41 del D. Lgs n. 385/1993, dovrà essere operata dal giudice dell'esecuzione sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell'accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario.

In particolare:
a) per ottenere l'attribuzione (in via provvisoria, e salvi i definitivi accertamenti operati nel prosieguo della procedura fallimentare) delle somme ricavate dalla vendita, il creditore fondiario dovrà - anche a prescindere dalla avvenuta costituzione del curatore nel processo esecutivo - documentare al giudice dell'esecuzione di avere proposto l'istanza di ammissione al passivo del fallimento e di avere ottenuto un provvedimento favorevole dagli organi della procedura (anche se non definitivo);
b) per ottenere la graduazione di eventuali crediti di massa maturati in sede fallimentare a preferenza di quello fondiario, e quindi l'attribuzione delle relative somme, con decurtazione dell'importo attribuito all'istituto procedente, il curatore dovrà costituirsi nel processo esecutivo e documentare l'avvenuta emissione da parte degli organi della procedura fallimentare di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili ai sensi dell'art. 26 L.F.) che (direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente) dispongano la suddetta graduazione.

La distribuzione così operata dal giudice dell'esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all'esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore ad ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2018, n. 23482.


Procedura esecutiva immobiliare – Titolo esecutivo giudiziale – Credito derivante da apertura di credito in conto corrente assistito da privilegio ipotecario fondiario – Riconoscimento.
L’esecuzione intrapresa in virtù di un titolo giudiziale formato in relazione ad un credito scaturente da un contratto di finanziamento a forma libera di per sé non costituente titolo esecutivo è comunque soggetto alla normativa speciale in applicazione degli articoli 38 e 41 comma 2 Tub. Pertanto, il creditore gode del trattamento agevolato previsto nella parte in cui si riferisce all’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari senza operare alcuna distinzione. (Silvia Scartezzini) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Marzo 2017.


Esecuzione immobiliare – Spese in privilegio per atti conservativi o di espropriazione – Elencazione – Spese legali creditori intervenuti – Disciplina.
Nell’ambito dell’esecuzione immobiliare, per la distribuzione delle somme ricavate dalla vendita rientrano nelle spese sostenute per atti conservativi o di espropriazione, da porre in prededuzione a norma dell’art. 2770 c.c., esclusivamente quelle sostenute per spese e compensi del pignoramento, quelle della relazione notarile, della CTU, della pubblicità, nonché i compensi del difensore della parte che ha portato avanti la procedura esecutiva, normalmente coincidente con il creditore pignorante, oltre alle eventuali spese per atti conservativi, tra le quali non rientrano le spese di iscrizione ipotecaria. Il grado delle ulteriori spese di procedura, quali le altre spese legali sostenute dai creditori, normalmente intervenuti, che non abbiano posto in essere atti di impulso della procedura esecutiva, segue quello del credito cui afferiscono. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Civitavecchia, 23 Aprile 2016.


Esecuzione immobiliare - Fallimento - Rapporti tra le due procedure - Accertamento del credito in sede fallimentare - Necessità - Conseguenze - Potere del giudice dell'esecuzione di autonoma graduazione dei crediti - Esclusione

Processo esecutivo - Fallimento - Rapporti tra le due  procedure - Compenso dei professionisti - Accertamento della natura prededucibile o privilegiata del loro credito - Accertamento in sede fallimentare - Necessità
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La decisone sulla domanda di ammissione al passivo, presentata dal creditore fondiario ed il giudicato endofallimentare che consegue al provvedimento di approvazione dello stato passivo, che si traduce nell’efficacia preclusiva all’interno della procedura fallimentare (nel senso che esso ove non sia modificato in sede di opposizione, di impugnazione o di revocazione accerta i diritti dei creditori e ne disciplina la posizione in ordine all’ammontare ed al rango del credito ai soli fini del concorso) rileva sul diritto del creditore medesimo a vedersi attribuito il ricavato della vendita, ma non sulla natura, comunque provvisoria, di tale attribuzione.

La decisione in sede fallimentare incide, in sostanza, sul diritto di cui all’art. 41 TUB in quanto il creditore fondiario, qualora sia divenuto, in tutto o in parte, creditore chirografario nella procedura fallimentare, non può mutare la sua collocazione anche quando prosegue nell'esecuzione individuale, atteso che, come detto, al giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti, difforme dalla collocazione che questi hanno assunto nella procedura fallimentare.

E d'altra parte, anche in linea generale, è stato affermato che l'accertamento del diritto di credito conseguente al decreto di esecutività L. Fall., ex art. 97, pur non avendo valore di giudicato al di fuori del fallimento, ma effetto preclusivo soltanto durante la procedura fallimentare, impedisce che, in corso di essa, possano essere proposte dal creditore e dal debitore, ad un giudice diverso da quello fallimentare, le questioni riconducibili al credito ammesso al passivo, come pure alla validità ed opponibilità del titolo da cui esso deriva (Cass. 12683/2011). Con la conseguenza che il giudice dell’esecuzione non potrebbe attribuire alcuna somma, neppure in via provvisoria, al creditore fondiario il cui privilegio sia stato negato dal giudice delegato in sede di ammissione al passivo del fallimento.
In definitiva il creditore fondiario deve insinuarsi al passivo: in quella sede se il credito viene degradato al chirografo non ha più diritto all’attribuzione provvisoria delle somme in sede esecutive e se le ha già incassate perde il diritto a trattenerle e ciò in quanto l’esclusione del privilegio determina il venir meno della natura fondiaria del credito e del relativo privilegio processuale.
Se il credito, accertato nella sua entità, è ammesso al passivo in via privilegiata ipotecaria, a tale accertamento positivo non consegue l’effettivo diritto a trattenere definitivamente la somma già attribuita in sede esecutiva, e ciò in quanto tale questione rileva e viene risolta al momento del riparto quando si valuta se egli ha ricevuto nell'espropriazione singolare di meno o di più di quanto avrebbe diritto a percepire nel fallimento.
Se ha ricevuto meno di quanto gli competerebbe nel fallimento, il creditore fondiario ha diritto a partecipare ai riparti per la differenza, (in via ipotecaria se il ricavato dall'immobile ipotecato lo consente o in via chirografaria in caso diverso); se ha ricevuto di più di quanto potrebbe avere nel fallimento, deve restituire la differenza, con la conseguenza che se non restituisce spontaneamente tale differenza il curatore può agire nei confronti del creditore fondiario per indebito arricchimento.
Poiché al Giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti, difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare, ne consegue altresì che la provvisoria assegnazione delle somme in sede di esecuzione individuale può riguardare solo ed esclusivamente il creditore fondiario in forza dell’espressa previsione di legge di cui al richiamato art. 41, secondo comma, T.U.B.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Anche la natura prededucibile ed il rango privilegiato che assumono le spese ed il compenso dei professionisti che abbiano custodito/stimato/venduto il bene nell'ambito della esecuzione immobiliare devono essere accertate e soddisfatte in sede fallimentare, al pari di tutti gli altri crediti, in quanto obbligazioni contratte per il realizzo del patrimonio del fallito che incidono necessariamente su di esso e che possono essere accertate solo dal giudice delegato con il rito speciale di cui all'articolo 52 l.fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 13 Aprile 2015.


Espropriazione forzata immobiliare - Successiva dichiarazione di fallimento - Privilegio del creditore fondiario - Natura processuale provvisoria - Accertamento del credito in sede fallimentare - Necessità - Revoca dell'ordinanza di fissazione dell'udienza per l'esame del progetto di riparto..
Volta che sia stato dichiarato il fallimento, il diritto del creditore fondiario di proseguire l'espropriazione e di ottenere l'assegnazione del ricavato ha natura esclusivamente processuale e provvisoria, dovendo il credito essere comunque definitivamente accertato e graduato nell'ambito della procedura fallimentare. Deve, pertanto, essere revocata l'ordinanza che, in seno alla procedura esecutiva, fissa l'udienza per l'esame del progetto di riparto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 21 Marzo 2014.