LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO IV
Dell'espropriazione immobiliare
SEZIONE III
Della vendita e dell'assegnazione
PARAGRAFO 3
Vendita con incanto

Art. 586

Trasferimento del bene espropriato
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Avvenuto il versamento del prezzo, il giudice dell'esecuzione può sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, ovvero pronunciare decreto col quale trasferisce all'aggiudicatario il bene espropriato ripetendo la descrizione contenuta nell'ordinanza che dispone la vendita e ordinando che si cancellino le trascrizioni dei pignoramenti e le iscrizioni ipotecarie, se queste ultime non si riferiscono a obbligazioni assuntesi dall'aggiudicatario a norma dell'articolo 508. Il giudice con il decreto ordina anche la cancellazione delle trascrizioni dei pignoramenti e delle iscrizioni ipotecarie successive alla trascrizione del pignoramento (1).

II. Il decreto contiene altresì l'ingiunzione al debitore o al custode di rilasciare l'immobile venduto.

III. Esso costituisce titolo per la trascrizione della vendita sui libri fondiari e titolo esecutivo per il rilascio.



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(1) Periodo aggiunto, in sede di conversione, dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dall'art. 1, comma 3, lett. o) l. 28 dicembre 2005, n. 263, con effetto dal con effetto dal 1 marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Espropriazione relativa a crediti fondiari ex art. 41 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Mancato pagamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario - Conseguenze - Accollo - Efficacia subordinata al decreto di trasferimento - Conseguenze - Fattispecie.
In tema di espropriazione relativa a crediti fondiari di cui all'art. 41, d.lgs. n. 385 del 1993, l'efficacia del contratto di accollo del mutuo intervenuto tra la banca e l'aggiudicatario è subordinata al decreto di trasferimento di cui all'art. 586 c.p.c.con la conseguenza che, nel caso in cui esso non sia stato emesso, le parti possono accordarsi per sciogliere detto contratto per mutuo dissenso e legittimare la restituzione della somma in favore dell'aggiudicatario decaduto. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza del Tribunale di rigetto dell'opposizione agli atti esecutivi promossa avverso il provvedimento con cui il giudice dell'esecuzione aveva ordinato al creditore fondiario la restituzione delle somme versate dalla aggiudicataria provvisoria, poi dichiarata decaduta, per essere scaduti i termini di pagamento del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Agosto 2018, n. 20702.


Esecuzione forzata - Identificazione dei beni trasferiti - Riferimento alle indicazioni del decreto di trasferimento - Necessità - Inclusione dei beni ex art. 2912 c.c. - Sussistenza - Costruzione abusiva eretta su terreno trasferito - Omessa esplicita indicazione nel decreto di trasferimento - Irrilevanza - Ragioni - Fattispecie.
In materia di esecuzione forzata, i beni trasferiti a conclusione di un'espropriazione immobiliare sono quelli di cui alle indicazioni del decreto di trasferimento emesso ex art. 586 c.p.c., cui vanno aggiunti quei beni ai quali gli effetti del pignoramento si estendono automaticamente, ai sensi dell'art. 2912 c.c., come accessori, pertinenze, frutti, miglioramenti ed addizioni, e quei beni che, pur non espressamente menzionati nel predetto decreto, siano uniti fisicamente alla cosa principale, sì da costituirne parte integrante, come le accessioni propriamente dette; sicché, il trasferimento di un terreno all'esito di procedura esecutiva comporta, in difetto di espressa previsione contraria, il trasferimento del fabbricato insistente su di esso, ancorché abusivo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva rigettato la domanda di convalida di sfratto, risoluzione del contratto di locazione, rilascio dell'immobile e pagamento dei canoni, proposta dall'esecutato nei confronti dell'avente causa dell'aggiudicatario del terreno in forza di procedura esecutiva, in quanto l'acquisto del terreno aveva comportato, per accessione, anche il trasferimento del capannone abusivo non sanabile su di esso costruito, non rilevando l'omessa menzione dell’immobile tanto nel bando di vendita quanto nel decreto di trasferimento del terreno). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2018, n. 17041.


Poprietà - Azioni a difesa della proprietà - Rivendicazione - Identificazione dei fondi - Controversia in ordine ad una porzione di beni immobili espropriati in danno di un fallito ed aggiudicati a due distinti soggetti - Accertamento della proprietà rispettiva da parte del giudice - Criteri.
Qualora due aggiudicatari di beni immobili, espropriati in danno di un fallito, controvertano in ordine ad una porzione dei beni medesimi, il giudice del merito adito, sia con opposizione all’esecuzione dei decreti di aggiudicazione e trasferimento, sia con azione di rivendica o accertamento della proprietà, può e deve procedere all'interpretazione dei detti titoli, al fine di stabilirne l'esatta portata e di individuare i beni che ne formano oggetto, facendo ricorso, in caso d'insufficienza o contraddittorietà degli elementi in essi contenuti, agli altri atti della procedura espropriativa e, in particolare, ai provvedimenti di vendita ed ai relativi bandi. Ove, poi, la relativa indagine non consenta di pervenire a risultati certi ed univoci in ordine all'estensione ed ai limiti dell'effetto traslativo, i dati emergenti dagli atti anzidetti dovranno da detto giudice essere integrati con tutti gli altri elementi utili al fine dell'esatta individuazione dei beni trasferiti, quali estremi catastali, soggetti e proprietà confinanti, e, in generale, da qualsiasi altra fonte di prova acquisita al processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Gennaio 2018, n. 1361.


Fallimento – Rinuncia alla liquidazione di beni immobili – Cancellazione della trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento – Costi a carico della massa – Esclusione.
In caso di rinuncia alla liquidazione di beni immobili acquisiti all'attivo del fallimento, ex art. 104-ter, comma 8, l.fall., non compete al giudice delegato ordinare la cancellazione della trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento, con relativi costi a carico della massa, potendo - invece - questa essere disposta, su istanza e con oneri a carico di qualsiasi interessato, giusta consenso espresso dal curatore ex art. 2668 c.c. ovvero, se promossa esecuzione forzata sugli stessi beni derelitti, con decreto di trasferimento del giudice dell'esecuzione. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 12 Agosto 2017.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali – Nullità o l’inefficacia del negozio – Esclusione – Annullabilità del negozio – Azione di annullamento – Legittimazione.
I vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali non determinano la nullità o l’inefficacia del negozio concluso in assenza delle autorizzazioni o dei pareri richiesti dalla legge, ma determinano unicamente l’annullabilità del negozio medesimo, che può essere fatta valere soltanto dal curatore fallimentare o dal liquidatore del concordato.

Il singolo creditore e, più in generale, ogni altro soggetto portatore di un interesse coinvolto nel procedimento diretto al compimento dell’atto viziato non sono legittimati ad esperire l’azione di annullamento, ma possono proporre reclamo endoconcorsuale avverso l’atto viziato affinché, accertata in sede concorsuale l’esistenza del vizio, l’organo di gestione della procedura si attivi per rimuovere il negozio esercitando all’uopo l’azione di annullamento, resa doverosa dall’accoglimento del reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Espropriazione forzata - Estinzione o improcedibilità - Intangibilità dell’assegnazione e dell’aggiudicazione - Composizione della crisi da sovraindebitamento.
La disposizione di cui all’articolo 187-bis disp. att. c.p.c. (che prevede l’intangibilità nei confronti dei terzi aggiudicatari o assegnatari degli effetti dell’aggiudicazione o dell’assegnazione per il caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo) è applicabile anche alle ipotesi di improcedibilità dell’esecuzione individuale derivante dalla instaurazione della procedura di sovraindebitamento ex art. 10 l. n. 3/2012 ed altresì al caso di sopravvenuto sequestro preventivo come misura di prevenzione di cui all’articolo 55 del TU antimafia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 06 Luglio 2016.


Procedure esecutive e concorsuali - Trasferimento di immobili abusivi - Ammissibilità.
Le nullità di cui al secondo comma dell'articolo 40 della legge 28 febbraio 1985 n. 47, conseguenti alla mancata indicazione della licenza o della concessione ad edificare, non si applicano ai trasferimenti derivanti da procedure esecutive immobiliari individuali o concorsuali nonchè a quelli derivanti da procedure di amministrazione straordinaria e di liquidazione coatta amministrativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Condizioni stabilite dal giudice dell'esecuzione - Rispetto - Necessità - Violazione - Stabilità.
In tema d'espropriazione forzata, le condizioni di vendita fissate dal giudice dell'esecuzione, anche in relazione ad eventuali modalità di pubblicità ulteriori rispetto a quelle minime di cui all'art. 490 cod. proc. civ., devono essere rigorosamente rispettate a garanzia dell'uguaglianza e parità di condizioni tra tutti i potenziali partecipanti alla gara, nonchè dell'affidamento da ciascuno di loro riposto nella trasparenza e complessiva legalità della procedura, per cui la loro violazione comporta l'illegittimità dell'aggiudicazione, che può essere fatta valere da tutti gli interessati e, cioè, da tutti i soggetti del processo esecutivo, compreso il debitore.

Il subprocedimento di vendita è scandito da condizioni di forma, sostanza e tempo che devono non solo essere conoscibili e chiare fin dall’avvio, ma soprattutto rimanere tali e restare ferme per tutto lo sviluppo successivo e fino all’emanazione del decreto di trasferimento onde evitare il mutamento o la violazione delle regole a gioco ormai iniziato ed avviato. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 07 Maggio 2015, n. 9255.


Sequestro di prevenzione ex d.lgs n. 159 del 2011 - Rapporto con l'espropriazione individuale - Bene già aggiudicato all'acquirente per il quale non sia ancora stato emesso il decreto di trasferimento - Improseguibilità della procedura - Revoca dell'aggiudicazione - Restituzione agli aggiudicatari delle somme versate a saldo prezzo.
Qualora venga sottoposto a sequestro di prevenzione (cui sia applicabile il decreto legislativo n. 159 del 2011 - cd. codice o testo unico antimafia) un bene già aggiudicato in sede di espropriazione individuale e per il quale non sia ancora stato emesso il relativo decreto di trasferimento, il giudice dell'esecuzione dichiara l'improseguibilità della procedura esecutiva ai sensi dell'articolo 55 del decreto legislativo citato, revoca l'aggiudicazione dei beni dei quali è stato disposto il sequestro di prevenzione e, qualora sia stato effettuato il pagamento a favore del creditore fondiario, ordina a questi la restituzione in favore degli aggiudicatari delle somme versate a titolo di saldo prezzo, liquidando infine i compensi in favore del custode giudiziario e del delegato alle operazioni di vendita.

Prima del loro deposito in cancelleria, i decreti di trasferimento sono da considerarsi alla stregua di mere bozze informali, prive di alcuna valenza giuridica, essendo principio generale che, in mancanza di attestazione di deposito, l'atto del giudice non assurge alla dignità di provvedimento o quantomeno è privo di qualsivoglia rilevanza processuale. Ne consegue che non è in alcun modo sindacabile la scelta del giudice di non provvedere al deposito in cancelleria del suo provvedimento, o quanto meno la stessa non integra una revoca del medesimo.

Nell'ambito della procedura di espropriazione individuale, è il decreto di trasferimento del giudice, il quale ha natura di atto esecutivo, che determina l'effetto traslativo del diritto, ai sensi dell'articolo 586 c.p.c., a favore dell'aggiudicatario, il quale, prima della pronuncia di detto decreto, non può considerarsi titolare di un diritto al trasferimento ma piuttosto titolare di un mero interesse o aspettativa alla definizione della vendita nel rispetto dei limiti, delle condizioni e delle regole previste dall'ordinamento giuridico.

La materia dei rapporti fra misure di prevenzione patrimoniali e altri vincoli di natura civilistica è ormai improntata alla regola della tendenziale prevalenza della prima sui secondi, tenuto conto del preminente interesse dell'ordinamento - una volta riscontrati i presupposti per la sottoposizione di un bene a sequestro - a concentrare in sede penale sia ogni questione relativa all'accertamento e alla tutela dei possibili diritti dei terzi sul bene (tramite l'accertamento della buona fede e l'ammissione del credito ai sensi degli articoli 52 e seguenti del decreto legislativo n. 559 del 2011), sia la scelta delle modalità di liquidazione del bene (è indicativo, infatti, che l'articolo 48 del d.lgs citato, pur prevedendo la possibilità di alienazione a terzi del bene confiscato, limiti significativamente le prospettive di liquidazione subordinandole ad una verifica della meritevolezza dell'assegnatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 06 Marzo 2015.


Espropriazione forzata - Opponibilità all'aggiudicatario del contratto di affitto agrario ultra novennale - Rinnovazione tacita - Autorizzazione del giudice dell'esecuzione - Necessità.

Azione di spoglio - Spoglio attuato a mezzo di ufficiale giudiziario - Condizioni - Onere della prova.
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Il contratto di affitto agrario ultra novennale è opponibile all'aggiudicatario d'asta solo se recante data certa anteriore al pignoramento e, qualora non sia stato trascritto, solo nei limiti di un novennio dall'inizio della locazione. Né è possibile giovarsi, ai fini della opponibilità del titolo di detenzione, della rinnovazione tacita del contratto comunicata unilateralmente alla Agenzia delle entrate, in quanto la rinnovazione tacita della locazione integra un nuovo negozio giuridico bilaterale, che quando ha ad oggetto l'immobile pignorato deve essere autorizzata dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell'articolo 560 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Perché ricorra l'ipotesi di spoglio attuato a mezzo di ufficiale giudiziario, sono necessarie due condizioni: i) che il titolo in forza del quale si procede non abbia efficacia contro il possessore; ii) che l'intervento dell'ufficiale giudiziario sia stato dolosamente provocato da colui che ha richiesto l'esecuzione, vale a dire che l'istante, conscio dell'arbitrarietà della sua richiesta, abbia in mala fede sollecitato l'intervento dell'ufficiale giudiziario, con la precisazione che, stante la presunzione di legittimità dell'attività dell'ufficiale giudiziario, l'onere della prova dell'arbitrarietà della condotta incombe su colui che invoca la tutela possessoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 14 Gennaio 2014.


Divisione - Divisione giudiziale - Operazioni - Vendita - Di immobili - Giudizio di scioglimento di comunione - Operazioni di vendita di immobili non divisibili - Atti del giudice istruttore - Rimedi esperibili - Opposizione agli atti esecutivi - Configurabilità - Conseguenze - Denunzia di vizi del decreto di trasferimento per precedente mancato accoglimento di richiesta di attribuzione dei beni - Inammissibilità.
In tema di scioglimento della comunione, gli atti del giudice istruttore relativi al procedimento di vendita sono soggetti al rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi di cui agli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., dovendo escludersi l'esperibilità di un'autonoma azione di nullità avverso il decreto di trasferimento conclusivo del procedimento di vendita. Invero, la finalità del procedimento di vendita dei beni immobili non è diversa nel giudizio divisorio o nel procedimento esecutivo e le scelte legislative degli ultimi lustri, con l'esplicito rinvio, contenuto nell'art. 788 cod. proc. civ., a norme del processo esecutivo, sono la manifestazione di un richiamo ad esse che va inteso come sistematico; sicché non avrebbe senso scandire il procedimento di vendita con i passi del processo esecutivo e sovrapporgli un apparato rimediale del tutto diverso, privo di quell'efficacia e di quella celerità che deriva sia dalla tipologia delle opposizioni, sia dal meccanismo della sanatoria processuale. (Nella specie il tribunale, sebbene fosse ancora pendente controversia sulla richiesta di attribuzione del bene da parte di alcuni condividenti, aveva accolto l'opposizione al decreto di trasferimento, ritenendo sussistente il diritto all'attribuzione. La S.C., rilevato che tra i motivi di opposizione occorreva distinguere quelli relativi a vizi formali, soggetti alla disciplina di cui all'art. 617 cod. proc. civ., dal vizio, relativo alla questione ancora "sub judice", ravvisato dal tribunale, ha cassato la pronuncia che annullava il decreto di trasferimento e ha rimesso gli atti al tribunale per riesame dell'opposizione alla luce del principio enunciato). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Luglio 2013.


Processo esecutivo - Esito negativo degli esperimenti di vendita - Evidente inutilità della prosecuzione del processo - Estinzione atipica - Ammissibilità..
Qualora, dopo vari esperimenti di vendita con esito negativo, risulti evidente l'inutilità della prosecuzione del processo esecutivo, lo stesso potrà essere dichiarato estinto in nome del principio costituzionale di ragionevole durata del processo e di quello di "necessario utilità" del processo esecutivo stesso, principi che consentono di ammettere una fattispecie seppure atipica di estinzione al fine di evitare che lo scopo prefissato dal legislatore sia palesemente frustrato dalla prosecuzione di un'esecuzione che ha già dato dimostrazione di essere infruttuosa, vanamente costosa e totalmente antieconomica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno, 03 Giugno 2013.


Vendita immobiliare all’asta – Sospensione..
A seguito di svolgimento di cinque aste senza aggiudicazione, va giudicato assolutamente ingiusto e inaccettabile un ulteriore abbattimento del prezzo di vendita che finirebbe con il consentire una svendita a prezzo vile della proprietà della parte debitrice, con il rischio di danneggiare il ceto creditorio; ciò, in conformità all’art. 586 c.p.c., a mente del quale “avvenuto il versamento del prezzo il giudice dell’esecuzione può sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto”. A determinare una tale (non infrequente) situazione è la particolarissima situazione economica in cui è venuta a trovarsi l’Italia e la crisi profonda in cui versa il mercato immobiliare, che ha ad oggetto un bene notoriamente preso di mira da sempre più pesanti imposte ed oneri, diretti ed indiretti. In considerazione degli anni trascorsi dall’inizio della gravissima crisi economica che affligge il Paese può reputarsi ottimisticamente congruo un differimento di dodici mesi per tentare una nuova asta a un prezzo diverso e migliore. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Maggio 2013.


Esecuzione immobiliare - Sospensione della vendita - Presupposti - Illecite interferenze - Non necessità - Giusto prezzo - Notevole sproporzione - Sufficienza (artt. 584, 586 c.p.c.; art. 108 l.f.)..
L'art. 586 c.p.c. è ispirato alla stessa ratio dell'art. 108 l.f., per cui il potere di sospensione della vendita è subordinato, nella sua legittimità, alla sola condizione della correlazione con una ritenuta sproporzione tra prezzo di aggiudicazione e giusto prezzo, senza che rilevi l'accertamento, peraltro ben difficilmente attuabile, di ipotetiche illecite interferenze nel procedimento di vendita. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Luglio 2011.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Ordinanza di trasferimento del bene - Opposizione agli atti esecutivi - Prezzo di aggiudicazione ritenuto notevolmente inferiore a quello giusto - Richiesta di sospensione - Condizioni per l'accoglimento della relativa istanza - Contrasto con possibili interferenze illegittime nella procedura di vendita - Criterio concorrente con quello economico - Configurabilità - Fondamento.
In tema di sospensione della vendita dell' esecuzione immobiliare ai sensi dell'art. 586 cod. proc. civ., il quale prevede, nel testo modificato dall'art. 19 bis legge n. 203 del 1991 e divenuto conforme al modello dell'art.108 legge fall., che il giudice dell'esecuzione può provvedervi quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto , alla determinazione di tale giudizio si giunge - alla stregua di una valutazione necessariamente combinata - mediante la comparazione del prezzo in concreto realizzato con l'aggiudicazione e quello che, in assenza di condizioni di interferenza illegittima nella sua formazione, sarebbe stato conseguito nel processo liquidatorio così come concretamente adottato e normativamente disciplinato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 16 Novembre 2007, n. 23799.


Azioni a difesa del possesso - Reintegrazione da spoglio - Atto di spoglio - "Animus spoliandi" - Spoglio alla presenza od autorizzato da pubblici ufficiali - Decreto di aggiudicazione nella espropriazione immobiliare - Natura - Titolo esecutivo - Efficacia soggettiva - Nei confronti del debitore esecutato e del possessore e detentore dell'immobile - Condizioni - Conseguenze in ordine alla configurabilità di uno spoglio a mezzo dell'ufficiale giudiziario..
Nell'espropriazione forzata immobiliare, il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ. costituisce titolo esecutivo per il rilascio dell'immobile espropriato, in favore dell'aggiudicatario al quale l'immobile è stato trasferito, non solo nei riguardi del debitore esecutato ma anche nei confronti di chi si trovi nel possesso o nella detenzione dell'immobile medesimo, senza che vi corrisponda una situazione di diritto soggettivo (reale o personale) già opponibile al creditore pignorante ed ai creditori intervenuti e in quanto tale opponibile anche all'aggiudicatario cui l'immobile è stato trasferito "iussu iudicis". Ne consegue che perché lo svolgimento dell'attività esecutiva dia luogo ad uno spoglio a mezzo di ufficiale giudiziario è necessario che il titolo in forza del quale si procede non abbia efficacia contro il possessore e che l'intervento dell'ufficiale giudiziario sia stato maliziosamente provocato da colui che ha richiesto l'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Agosto 2007, n. 18179.


Esecuzione forzata immobiliare - Vendita - Trasferimento - Mancato versamento del prezzo - Decreto di trasferimento ex art. 586 cod. civ. - Impugnazione - Mezzi - Opposizione agli atti esecutivi - Necessità

Esecuzione forzata immobiliare - Vendita - Trasferimento - Decreto di trasferimento - Revoca - Opposizione agli atti esecutivi - Concorrenza dei rimedi - Elementi distintivi
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In tema di esecuzione forzata immobiliare, il mancato versamento del prezzo determina non l'inesistenza del decreto di trasferimento ex art. 586 cod. civ. bensì la nullità assoluta dello stesso; ne consegue che tale provvedimento, in quanto atto del procedimento esecutivo emesso dal giudice dell'esecuzione che assolve una funzione cosiddetta espropriativa di conversione in denaro dell'immobile pignorato, é impugnabile con l'opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale)

In tema di esecuzione forzata immobiliare, in mancanza di limiti normativi, il potere del giudice dell'esecuzione di revoca dei propri provvedimenti concorre con la possibilità di opposizione agli atti esecutivi, con la precisazione che, mentre il potere di revoca può essere esercitato anche dopo la scadenza del termine previsto dalla legge per l'opposizione agli atti esecutivi e sempre che il provvedimento non abbia avuto definitiva esecuzione, per potersi avvalere del rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi la parte deve rispettare il termine perentorio di decadenza ex art. 617 cod. proc. civ., che decorre dal momento in cui l'interessato ha avuto legale conoscenza del decreto di trasferimento ovvero di un atto successivo che lo presuppone. (Nella specie, in applicazione del riportato principio, la S.C. ha ritenuto non censurabile la statuizione del giudice di merito circa la conoscenza - da parte del creditore procedente - del decreto di trasferimento, di cui non é prevista la comunicazione al predetto creditore, in conseguenza dell'ordinanza con cui il giudice dell'esecuzione aveva dato atto che - nonostante una contraria precedente attestazione della cancelleria - nessun deposito del prezzo era stato effettuato dall'aggiudicatario, sicché non poteva procedersi alla formalità successiva dell'assegnazione del ricavato). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 09 Agosto 2007, n. 17460.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Disciplina delle offerte in aumento ex art. 584 cod. proc. civ. - Applicabilità - Potere del giudice delegato di sospensione della vendita ex art. 108 legge fall. - Incompatibilità - Esclusione.
In tema di vendita all'incanto di beni immobili in sede fallimentare, il rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile contenuto nell'art. 105 legge fall. comprende anche la disposizione dettata dall'art. 584 cod. proc. civ., concernente l'istituto dell'offerta in aumento di sesto, il quale non è incompatibile con la previsione, nell'art. 108 legge fall., di un più generale e discrezionale potere del giudice delegato di sospensione della vendita nel caso in cui ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, come è confermato dalla previsione per le esecuzioni immobiliari di un analogo potere (art. 586, comma primo, cod. proc. civ., sost. dall'art. 19-bis del d.l. 13 maggio 1991, n. 152, conv. con modif. in legge 12 luglio 1991, n. 203). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2006.


Tributi locali posteriori alla riforma tributaria del 1972 - Imposta comunale sugli immobili (ICI) - Immobile compreso nel fallimento - Versamento dell'imposta e presentazione della dichiarazione - Termine - "Dies a quo" - Individuazione - Data del decreto di trasferimento dell'immobile - Rilevanza - Fondamento.
In tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), nell'ipotesi in cui l'immobile sia compreso nel fallimento (o nella liquidazione coatta amministrativa), l'art. 10, comma 6, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, stabilisce che l'imposta - dovuta per ciascun anno di possesso rientrante nel periodo di durata del procedimento - "è prelevata, nel complessivo ammontare, sul prezzo ricavato dalla vendita" e che il termine per il versamento dell'imposta e per la presentazione della dichiarazione è "di tre mesi dalla data in cui il prezzo è stato incassato". Ad un tal riguardo, la decorrenza di detto termine trimestrale deve essere individuata con riferimento alla data del decreto di trasferimento dell'immobile emesso dal giudice delegato - e non già a quella di versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario del bene -, atteso che, in considerazione del potere del giudice delegato di sospendere la vendita fino all'emissione di detto decreto (alla quale soltanto consegue l'effetto traslativo), prima di tale provvedimento la vendita non può considerarsi perfezionata e, quindi, la somma da versare ai fini dell'imposta non può essere ancora "prelevata" dal curatore (o dal commissario liquidatore) "sul prezzo ricavato dalla vendita", come esige il chiaro tenore letterale della norma citata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 01 Settembre 2004, n. 17636.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sopraggiungere, prima del decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, delle condizioni previste per la chiusura del fallimento ai sensi dell'art. 118, numero 2), legge fall. - Conseguenze - Caducazione del potere - dovere di emettere il decreto di trasferimento - Esclusione - Ragioni e fondamento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il verificarsi, prima della emissione del decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, delle condizioni previste dall'art. 118, primo comma, numero 2), legge fall. per la chiusura del fallimento, non priva il giudice delegato del potere - dovere di emettere detto decreto, giacché (salvo il potere di sospensione del giudice delegato, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, legge fall., ma solo in caso di avvenuta aggiudicazione ad un prezzo notevolmente inferiore a quello giusto) una volta che l'aggiudicatario abbia versato il prezzo, per esso si consolida il diritto al trasferimento coattivo, secondo un principio ricavabile dall'art. 632, secondo comma, cod. proc. civ., applicabile alla vendita fallimentare in virtù del rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile dettato dall'art. 105 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2004, n. 12969.


Giudice delegato nel fallimento - Provvedimenti preordinati al trasferimento del bene espropriando - Modifica o revoca - Ammissibilità - Limiti.
I provvedimenti del giudice delegato nel fallimento sono (al pari di quelli del giudice dell'esecuzione) revocabili e/o modificabili, d'ufficio o su istanza di parte, sino a quando essi non abbiano avuto esecuzione e, quindi, ove siano preordinati al trasferimento del bene espropriato, fino a quando non sia stato pronunciato il relativo decreto, cui consegue l'effetto traslativo non prodotto, viceversa, dalla sola ordinanza di aggiudicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2001, n. 697.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita disposta dal G.D. - Legittimità - Limiti temporali.
In tema di fallimento, il potere di sospensione della vendita forzata che compete al giudice delegato si configura come facoltà discrezionale il cui esercizio, subordinato, nella sua legittimità, alla sola condizione della correlazione con una ritenuta sproporzione tra prezzo di aggiudicazione e "giusto prezzo", può trovare estrinsecazione fino a che non sua stato pronunciato, in favore dell'aggiudicatario, il decreto di trasferimento che, ponendosi come momento conclusivo del subprocedimento di vendita coattiva, costituisce il titolo formale dell'acquisto definitivo da parte del privato e la fonte di un diritto soggettivo perfetto non ulteriormente suscettibile di legittima caducazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 1999, n. 1148.


Esecuzione forzata immobiliare - Vendita - Trasferimento - Mancato versamento del prezzo secondo le modalità indicate nell'ordinanza di vendita - Revocabilità del decreto di trasferimento - Sussistenza.
Il decreto di trasferimento indicato dall'art. 586 cod. proc. civ. è atto del processo esecutivo che può essere revocato dal giudice dell'esecuzione quando questo accerti che, prima della sua emanazione, non è stato versato il prezzo dell'aggiudicazione con le modalità indicate nell'ordinanza di vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Agosto 1997, n. 7749.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Consecuzione di procedure concorsuali - Preliminare di vendita di bene concluso nel corso del concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Decreto del giudice delegato di trasferimento del bene compromesso - Illegittimità.
In tema di consecuzione di procedure concorsuali, è illegittima la emanazione da parte del giudice del decreto di trasferimento della proprietà di beni immobili del fallimento per dare attuazione ad un contratto preliminare di vendita degli stessi, concluso nel corso della procedura di concordato preventivo, restando escluso che tale contratto, ancorché autorizzato dal giudice delegato nel corso di tale procedura ai sensi dell'art. 167 legge fallimentare, valga a fondare un potere del giudice delegato al fallimento che la legge non gli conferisce. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 1996.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Trasferimento - Norme del contratto di vendita - Applicabilità, se compatibili - Obbligo di diligenza nella custodia del bene aggiudicato prima della consegna all'aggiudicatario - Sussistenza - Violazione dell'obbligo predetto - Conseguenze.
Nella vendita forzata, pur non essendo ravvisabile un incontro di consensi, tra l'offerente ed il giudice, produttivo dell'effetto transattivo, essendo l'atto di autonomia privata incompatibile con l'esercizio della funzione giurisdizionale, l'offerta di acquisto del partecipante alla gara costituisce il presupposto negoziale dell'atto giurisdizionale di vendita; con la conseguente applicabilità delle norme del contratto di vendita non incompatibili con la natura dell'espropriazione forzata, quale l'art. 1477 cod.civ. concernente l'obbligo di consegna della cosa da parte del venditore. Ne deriva che, in relazione allo "ius ad rem" (pur condizionato al versamento del prezzo), che l'aggiudicatario acquista all'esito dell'"iter"esecutivo, è configurabile un obbligo di diligenza e di buona fede dei soggetti tenuti alla custodia e conservazione del bene aggiudicato, così da assicurare la corrispondenza tra quanto ha formato l'oggetto della volontà dell'aggiudicatario e quanto venduto. Pertanto, qualora l'aggiudicatario lamenti che l'immobile aggiudicato sia stato danneggiato prima del deposito del decreto di trasferimento, il giudice è tenuto a valutare la censura dell'aggiudicatario medesimo, diretta a prospettare la responsabilità del custode (nella specie, della curatela fallimentare che aveva proceduto alla vendita forzata), in base ai principi generali sull'adempimento delle obbligazioni (art. 1218 cod. civ.), per inadeguata custodia del bene posto in vendita, fino al trasferimento dello stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Febbraio 1995, n. 1730.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Giudice delegato - Vendita - Sospensione - Potere - Esercizio - Limite temporale.
In tema di vendita di immobili acquisiti al fallimento, la facoltà che l'art. 108, terzo comma, legge Fallimentare attribuisce al giudice delegato di sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitata anche dopo l'aggiudicazione e fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ. (al quale, per la vendita senza incanto, rinvia l'art. 574) ed ancorché l'aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 1993, n. 7453.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti Vendita di un immobile - Revoca dopo l'intervenuta aggiudicazione ma prima del trasferimento del bene - Provvedimento del Tribunale fallimentare confermativo della revoca - Impugnazione con ricorso per cassazione - Ammissibilità.
È impugnabile con ricorso per cassazione il provvedimento del tribunale fallimentare, confermativo di quello del giudice delegato, con cui sia stata revocata la vendita di un bene immobile del fallimento dopo l'intervenuta aggiudicazione, ma prima dell'emanazione del decreto di trasferimento del bene, trattandosi di un provvedimento definitivo, perché non altrimenti impugnabile, e di natura decisoria, in quanto esso incide sulle aspettative dell'aggiudicatario, tutelate secondo le disposizioni del codice di rito in base al rinvio contenuto nell'art. 105 legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 1993, n. 5751.


Fallimento - Liquidazione dell'altro - Vendita di immobili - Modalità. Presentazione di seria offerta a prezzo considerevolmente superiore a quello di aggiudicazione - Sospensione della vendita - Competenza - Limiti temporali.
In tema di vendita immobiliare in sede fallimentare, la presentazione di una seria offerta a prezzo considerevolmente superiore a quello di aggiudicazione, tale da far ritenere il prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore a quello giusto e concretamente realizzabile, può essere presa in considerazione ai fini della sospensione della vendita, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, l.f. (la quale può essere disposta, per ottenere una migliore liquidazione), oltre che dal giudice delegato, dal tribunale in sede di reclamo, anche dopo l'aggiudicazione ed il versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario, trovando unico limite nel decreto di trasferimento della proprietà del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 1991, n. 486.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Aggiudicazione - Fallimento del debitore prima del decreto di trasferimento - Poteri del curatore.
Qualora, nel corso di esecuzione per espropriazione immobiliare, sopravvenga il fallimento del debitore, dopo l'aggiudicazione dell'immobile pignorato, ma prima del decreto di trasferimento di cui all'art. 586 cod. proc. civ., ed il curatore, optando per l'assorbimento di detta procedura nella liquidazione concorsuale, si limiti a chiedere ed ottenere declaratoria d'inefficacia di quel trasferimento, senza mettere in discussione la precedente aggiudicazione, si deve escludere che il curatore possa contestare le singole clausole dell'aggiudicazione medesima (nella specie, clausola di compensazione parziale del prezzo di aggiudicazione avvenuto in favore del creditore ipotecario espropriante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 1990, n. 5641.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione - Potere del giudice delegato - Esercizio successivo all'aggiudicazione o al versamento del prezzo - Legittimità - Termine finale - Emissione del decreto di trasferimento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108 terzo comma del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, il quale contempla la sospensione della vendita d'immobile, ove si ritenga il prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto, assegna al giudice delegato un potere discrezionale, che è esercitabile anche dopo l'aggiudicazione , e pure se l'aggiudicatario abbia effettuato il pagamento del prezzo, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento del bene, e che, inoltre, può ricollegarsi anche ad una offerta in aumento del prezzo presentata dopo il termine di dieci giorni di cui all'art. 584 primo comma cod. proc. civ., perché tale norma dell'esecuzione individuale deve ritenersi inapplicabile, nella procedura concorsuale, per incompatibilità con l'esigenza di realizzare, attraverso la vendita coattiva, un ricavato conforme al comune interesse dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 1989, n. 1580.


Rivendicazione - Identificazione dei fondi - Controversia in ordine ad una porzione di beni immobili espropriati in danno di un fallito ed aggiudicati a due distinti soggetti - Accertamento della proprietà rispettiva da parte del giudice - Criteri.
Qualora due aggiudicatari di beni immobili, espropriati in danno di un fallito, controvertano in ordine ad una porzione dei beni medesimi, sostenendo entrambi che la stessa va ricompresa nell'oggetto del trasferimento disposto in loro rispettivo favore, il giudice del merito adito con Azione di rivendica ed accertamento della proprietà può e deve procedere all'interpretazione di detti titoli, al fine di stabilirne l'esatta portata e di individuare i beni che ne formano oggetto, facendo ricorso, in caso d'insufficienza o contraddittorietà degli elementi in essi contenuti, agli altri Atti della procedura espropriativa e, in particolare, ai provvedimenti di vendita ed ai relativi bandi. Ove poi la relativa indagine non consenta di pervenire a risultati certi ed univoci in ordine all'estensione ed ai limiti dell'effetto traslativo, i dati emergenti dagli Atti anzidetti dovranno da detto giudice essere coordinati ed integrati con tutti gli altri elementi utili al fine dell'esatta individuazione dei beni trasferiti (estremi catastali, soggetti e proprietà confinanti, consistenza oggettiva della proprietà immobiliare in capo al fallito ed a suoi danti causa) desumibili dagli Atti di provenienza degli immobili, e, in generale, da qualsiasi altra fonte di prova acquisita al processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 Luglio 1988, n. 4732.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della vendita - Potere del giudice delegato - Condizioni - Limiti - Facoltà di disporre una nuova gara e di fissare un nuovo prezzo base - Sussistenza - Funzione - Scadenza del termine già fissato per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara - Irrilevanza.
In Sede di vendita di beni fallimentari, l'art. 108 terzo comma del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, il quale conferisce al giudice delegato il potere di sospendere la vendita medesima, con o senza incanto, quando ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, deve ritenersi applicabile fino al momento in cui venga pronunciato il decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, essendo la norma rivolta ad assicurare la realizzazione del massimo valore pecuniario, a tutela degli interessi della massa e dello stesso debitore. Pertanto, anche dopo che sia scaduto il termine (di natura ordinatoria) fissato dal giudice delegato per la presentazione in cancelleria delle domande di partecipazione alla gara, il medesimo giudice, a fronte di una successiva migliore offerta , e nell'Esercizio dell'indicato potere, ha la facoltà di disporre una nuova gara, nonché di fissare un nuovo prezzo base indipendentemente da quello della precedente gara, ove ciò corrisponda alle predette finalità della procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 1985, n. 2259.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione - Potere del giudice delegato - Esercizio successivo all'aggiudicazione o al versamento del prezzo - Legittimità - Termine finale - Emissione del decreto di trasferimento.
In tema di vendita di immobili acquisiti al fallimento la facolta che l'art 108, terzo comma, della legge fallimentare attribuisce al giudice delegato di sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, puo essere esercitata anche dopo l'aggiudicazione e fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento di cui all'art 586 cod proc civ, ed ancorche l'aggiudicatario abbia effettuato il versamento del prezzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 1981, n. 322.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Proposta - Esame - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sospensione della liquidazione dell'attivo dopo la presentazione della proposta di concordato - Potere del giudice delegato - Esercizio successivo al versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario - Legittimità.
Il potere del giudice delegato, ai sensi dell'art 125 terzo comma della legge fallimentare, di sospendere la liquidazione dell'attivo dopo la presentazione di una proposta di concordato, in base alla valutazione discrezionale degli interessi dei creditori, puo essere esercitato, con riguardo alla vendita all'incanto di un bene immobile acquisito al fallimento, anche dopo che l'aggiudicatario abbia versato il prezzo, e fino a quando non sia stato emanato in suo favore il decreto di trasferimento di cui all'art 586 cod proc civ, atteso che solo con tale provvedimento le semplici aspettative dell'assegnatario medesimo si traducono in definitiva acquisizione del diritto di proprietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 1979, n. 2991.