LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO II
Dell'espropriazione mobiliare presso il debitore
SEZIONE III
Dell'assegnazione e della vendita

Art. 532

Vendita a mezzo di commissionario
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice dell'esecuzione dispone la vendita senza incanto o tramite commissionario dei beni pignorati. Le cose pignorate devono essere affidate all'istituto vendite giudiziarie, ovvero, con provvedimento motivato, ad altro soggetto specializzato nel settore di competenza iscritto nell'elenco di cui all'articolo 169-sexies delle disposizioni per l'attuazione del presente codice, affinché proceda alla vendita in qualità di commissionario.

II. Nello stesso provvedimento di cui al primo comma il giudice, dopo avere sentito, se necessario, uno stimatore dotato di specifica preparazione tecnica e commerciale in relazione alla peculiarità del bene stesso, fissa il prezzo minimo della vendita e l'importo globale fino al raggiungimento del quale la vendita deve essere eseguita, e può imporre al commissionario una cauzione. Il giudice fissa altresi' il numero complessivo, non superiore a tre, degli esperimenti di vendita, i criteri per determinare i relativi ribassi, le modalita' di deposito della somma ricavata dalla vendita e il termine finale non superiore a sei mesi, alla cui scadenza il soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in cancelleria. Quando gli atti sono restituiti a norma del periodo precedente, il giudice, se non vi sono istanze a norma dell'articolo 540-bis, dispone la chiusura anticipata del processo esecutivo, anche quando non sussistono i presupposti di cui all'articolo 164-bis delle disposizioni di attuazione del presente codice. (1).

III. Se il valore delle cose risulta da listino di borsa o di mercato, la vendita non può essere fatta a prezzo inferiore al minimo ivi segnato.



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(1) L'art. 4 del D.L. 3 maggio 2016 n. 59 ha così sostituito il secondo e il terzo periodo. La modifica è entrata in vigore il 4 maggio 2016.

GIURISPRUDENZA

Fallimento del debitore esecutato - Pendenza di procedura esecutiva mobiliare individuale - Automatica acquisizione dei beni oggetto di pignoramento in favore della massa fallimentare - Art. 42 L.F. - Intervento del curatore fallimentare nella procedura esecutiva - Non necessario intervento - Sufficienza della comunicazione in forma libera di non voler subentrare all'esecuzione - Improcedibilità della stessa - Chiusura anticipata del processo ex art. 532 comma II terzo periodo c.p.c. - Compenso all’ufficiale giudiziario: non dovuto - Art. 122 comma III dPR n. 129/1959.
In caso di fallimento della società debitrice, precedentemente ammessa alla procedura di concordato preventivo, la sentenza dichiarativa di fallimento determina il cd. spossessamento dell’imprenditore ai sensi dell’art. 42 L.F., sicché all’interno del patrimonio fallimentare debbono essere ricompresi anzitutto i beni preesistenti di qualsiasi natura che si trovano nel patrimonio del fallito, anche se in possesso di terzi, nonché i beni sopravvenuti.
I beni sopravvenuti entrano automaticamente nella massa attiva fallimentare, principio desumibile dall'introduzione del comma 3 dell'art. 42 l.f. (comma aggiunto dall’art. 40 del D.L.vo 9 gennaio 2006 n. 5), laddove, stabilendo che gli organi della procedura possono rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura, il legislatore ha chiaramente optato per un’acquisizione immediata ed automatica degli stessi.
Data l’automaticità dell’acquisizione dei beni sopravvenuti, tra cui è ricompreso il denaro, non sarà necessaria da parte del curatore fallimentare la consultazione e/o consenso del comitato dei creditori, la cui autorizzazione è invece richiesta, ai sensi dell'art. 42, III comma, per la rinunzia qualora i costi da sostenere per l'acquisto e la conservazione risultino superiori al presumibile valore di realizzo del bene;
Non è nemmeno necessario un vero e proprio intervento da parte del curatore fallimentare nella procedura esecutiva individuale (con l’assistenza di un legale), potendo il curatore limitarsi a rilasciare una comunicazione (nella forma più libera, ma con obbligo di portarla a conoscenza della cancelleria competente) di non voler subentrare all’esecuzione mobiliare pendente ex art. 107 comma VI l.f. con conseguente dichiarazione di improcedibilità da parte del GE ed acquisizione dei beni o delle somme ricavate dalla vendita mobiliare al fallimento;
La dichiarazione del curatore di non subentrare nell’esecuzione mobiliare (manifestazione che sollecita il potere del GE all’emissione di un provvedimento avente ad oggetto una dichiarazione di improcedibilità ex art. 107 comma VI l.f.,) è ipotesi assimilabile ad una chiusura anticipata del processo esecutivo di cui all’art. 532 comma II terzo periodo c.p.c. e, pertanto, il compenso all’Ufficiale Giudiziario non è dovuto a norma dell’art. 122 comma III dPR n. 129/1959. (Giuseppe De Filippo) (riproduzione riservata)
Tribunale Aosta, 21 Novembre 2017.


Esecuzione mobiliare – Vendita forzata tramite commissionario ex art 532 cpc – Pagamento del prezzo di acquisto ed omessa consegna delle merce illecitamente sottratta – Instaurazione del rapporto contrattuale di vendita direttamente tra commissionario e acquirente – Sussistenza – Possibilità per l'acquirente di formulare domanda di risoluzione, adempimento o risarcimento del danno direttamente nei confronti del commissionario – Sussiste. .
Nell'ipotesi in cui il giudice delle esecuzioni mobiliari disponga la vendita dei beni a mezzo di commissionario (IVG - Istituto vendite giudiziarie) ai sensi dell'art 532 cpc, si determina una dissociazione ex lege tra titolarità dei beni (che prima e sino alla vendita rimangono di proprietà del debitore esecutato) e facoltà di disporne ponendo in essere atti traslativi della proprietà con terzi soggetti (che, per tutta la durata dell'incarico, passa in capo al commissionario, in forza del rapporto pubblicistico instauratosi con la procedura), sicché, ai sensi degli artt. 1731 e 1705 cc, il commissionario stipula i relativi contratti di vendita, seppur nell'interesse della procedura esecutiva (a cui deve riversare poi il prezzo corrisposto dall'acquirente), in nome proprio, con conseguente piena assunzione di responsabilità nei confronti dei terzi in caso di inadempimento rispetto all'obbligo di consegna della merce, gravante sullo stesso commissionario. Di conseguenza l'acquirente che, pur pagando regolarmente il prezzo, non abbia poi ricevuto la merce acquistata, potrà esperire nei confronti dello stesso commissionario (e non della procedura esecutiva, ovvero dei creditori tra cui il prezzo di vendita sia stato poi ripartito o del debitore esecutato, per l'eventuale differenza non distribuita) gli ordinari rimedi contrattuali contro l'inadempimento del venditore (risoluzione, adempimento, risarcimento danni), seppur con le limitazioni previste dagli artt. 2919 ss cc in caso di vendita forzata (essendo comunque tale anche quella che, nell'ambito di una procedura esecutiva mobiliare, avvenga a mezzo di commissionario su incarico del giudice ex art. 532 cpc). (Luigi Pagliuca) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Settembre 2013.