LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO I
Del titolo esecutivo e del precetto

Art. 480

Forma del precetto
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il precetto consiste nell'intimazione di adempiere l'obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni, salva l'autorizzazione di cui all'articolo 482, con l'avvertimento che, in mancanza, si procederà a esecuzione forzata.

II. Il precetto deve contenere a pena di nullità l'indicazione delle parti, della data di notificazione del titolo esecutivo, se questa è fatta separatamente, o la trascrizione integrale del titolo stesso, quando è richiesta dalla legge. In quest'ultimo caso l'ufficiale giudiziario, prima della relazione di notificazione, deve certificare di avere riscontrato che la trascrizione corrisponde esattamente al titolo originale. Il precetto deve altresi' contenere l'avvertimento che il debitore puo', con l'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore. (1)

III. Il precetto deve inoltre contenere la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per l'esecuzione. In mancanza le opposizioni al precetto si propongono davanti al giudice del luogo in cui è stato notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno presso la cancelleria del giudice stesso.

IV. Il precetto deve essere sottoscritto a norma dell'articolo 125 e notificato alla parte personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.



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(1) Periodo aggiunto dall'art. 13 del D.L. 27 giugno 2015, n. 83 (entrato in vigore il 27 giugno 2015), convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132 (entrata in vigore il 21 agosto 2015). Le modifiche si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore della citata legge di conversione.

GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata - Precetto - Indicazione del titolo esecutivo - Omissione - Nullità del precetto - Esclusione - Condizioni - Fattispecie.
L'omessa indicazione del titolo esecutivo azionato non determina la nullità del precetto ai sensi dell'art. 480, comma 2, c.p.c., quando l'esigenza di individuazione del titolo risulti comunque soddisfatta attraverso altri elementi contenuti nel precetto stesso, la cui positiva valutazione da parte del giudice di merito - insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata - può essere utilmente ancorata al successivo comportamento del debitore. (Nella specie, il precetto impugnato era stato notificato in rinnovazione di un precedente precetto e conteneva una precisa indicazione degli estremi della sentenza di condanna, notificata assieme al primo precetto, sulla base della quale sia il primo che il secondo precetto erano stati intimati). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Giugno 2017, n. 15316.


Competenza – Giudizio di opposizione all’esecuzione – Sezioni specializzate in materia di impresa – Deroghe ai principi generali in materia di competenza.
La competenza a decidere del giudizio di opposizione all’esecuzione spetta al giudice individuato ai sensi degli artt. 615, 27 e 480 c.p.c.;

Una deroga alle regole sopra esposte può giustificarsi solo quando esista una specifica norma derogatoria della competenza generale, come nelle ipotesi di cui all’art. 618-bis c.p.c.;

Non può assimilarsi la natura delle Sezioni specializzate agrarie e di quelle specializzate in materia di impresa, atteso che le prime, oltre a non costituire una mera articolazione interna all’ufficio, sono composte anche da membri laici e giudicano con un rito processuale diverso in ragione delle specifiche conoscenze che investono la materia agraria, anche in sede di opposizione all’esecuzione;

Da un punto di vista generale, non può ritenersi implicita la devoluzione alle Sezioni specializzate in materia di impresa di tutte le controversie aventi ad oggetto l’opposizione a precetto su titoli formati dalla sezione stessa, posto che tale scelta avrebbe dovuto essere esplicita derogando ad un criterio specifico quale quello stabilito dall’art. 27 c.p.c.. (Marco Secchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 18 Marzo 2017.


Esecuzione civile – Precetto – Mancato avvertimento art. 480, II comma cod. proc. civ. – Nullità – Non sussiste.
La prescrizione secondo cui il precetto deve contenere l’avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un OCC, o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore, non va rispettata a pena di nullità del precetto. Difatti a mente dall’art. 156 c.p.c., la nullità derivante dall’inosservanza di un atto processuale non può essere pronunciata se non quando sia comminata dalla legge, il che all’evidenza non è nel caso di specie. (Antonino Gugliotta) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 21 Ottobre 2016.


Esecuzione forzata – Atto di precetto – Assenza dell’avvertimento al debitore della possibilità di ricorrere ai meccanismi di composizione della crisi da sovraindebitamento – Nullità – Esclusione.
Il legislatore, pur prevedendo come obbligatorio l’avvertimento di cui all’art 480, 2° comma, c.p.c., come modificato dall’art.13, comma 1, lett. a), del D.L. 83/2015, nessuna sanzione ha previsto in caso di mancata osservanza dello stesso.
Nel silenzio del legislatore, devono trovare applicazione i principi generali dettati dall’art.156 c.p.c., secondo cui un atto processuale può essere considerato nullo nel caso in cui la nullità per inosservanza della forma sia comminata dalla legge ovvero quando, anche in mancanza di tale sanzione, l’atto comunque manchi dei requisiti formali indispensabili per raggiunger il suo scopo.
Il precetto è, nella sostanza, un’intimazione ad adempiere, per cui si deve ritenere che esso adempia alla funzione che gli è propria pur nella mancanza dell’avvertimento al debitore di ricorrere ai meccanismi di composizione della crisi previsti dalla legge 27 gennaio 2012, n.3. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 22 Giugno 2016.


Espropriazione forzata - Contenuto del titolo esecutivo - Contratto di finanziamento stipulato avanti al pubblico ufficiale - Pagamenti parziali e modifica dei parametri iniziali - Necessità di attualizzazione del credito - Necessaria indicazione del precetto - Mancanza - Impossibilità del precetto di raggiungere lo scopo.
Il titolo esecutivo in base al quale si procede deve contenere in sé tutti gli elementi certi positivi idonei alla determinazione del quantum, non essendo consentito di attingerli aliunde. Pertanto, se anche l'originario contratto di finanziamento contenuto nell'atto notarile costituisce titolo certo e liquido al momento della stipula, detto requisito viene meno laddove nel tempo trascorso siano intervenuti pagamenti parziali o si siano modificati i parametri iniziali, così da rendere necessaria un'attualizzazione del credito la quale dovrà essere desumibile dalla semplice lettura del titolo che deve essere specificamente indicate nel precetto, pena l'impossibilità dello stesso di raggiungere lo scopo suo proprio, che è quello di far conoscere con certezza la quantificazione del credito nonché di assegnare al debitore un termine per adempiere e di preannunciare, per il caso di mancato adempimento, esercizio dell'azione esecutiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 14 Marzo 2016.


Espropriazione forzata - Atto di precetto - Omessa indicazione dell’avviso relativo alla possibilità di attivare la procedura di sovraindebitamento - Opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..
Il vizio della mancata indicazione nell’atto di precetto del requisito di cui all’articolo 480, comma 2, c.p.c. (consistente nell’avvertimento della possibilità per il debitore di porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore) può essere dedotto con lo strumento della opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’articolo 617 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Febbraio 2016.


Espropriazione forzata - Atto di precetto - Omessa indicazione dell’avviso relativo all’attivazione della procedura di sovraindebitamento - Conseguenze - Valutazione del giudice - Ratio della norma - Fattispecie.
Le conseguenze dell’omessa indicazione, nell’atto di precetto, della possibilità per il debitore di attivare la procedura di sovraindebitamento, sono rimesse alla valutazione del giudice, il quale dovrà tenere presente l’esigenza che tale avviso svolge di rappresentare al destinatario dell’atto l’esistenza di situazioni giuridiche che un soggetto normalmente sfornito di cognizioni tecniche non è in grado di conoscere ed altresì di evitare la rinnovazione di atti che non siano in grado di offrire risultati diversi rispetto a quelli già prodotti.

Nel caso di specie, il giudice dell’esecuzione ha rigettato l’opposizione del debitore, fondata sulla mancanza dell’avvertimento in questione, in ragione del fatto che lo stesso non ha provato di aver instaurato alcuna procedura di sovraindebitamento, né di essere legittimato alla presentazione della relativa domanda. Il giudice ha quindi ritenuto che la rinnovazione del precetto si sarebbe tradotta nell’imposizione al creditore dell’obbligo di rinnovare un atto che non avrebbe prodotto risultati diversi da quelli già ottenuti, non avendo il debitore manifestato alcun interesse per l’attivazione delle procedure di cui alla legge n. 3/2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Febbraio 2016.


Opposizione a precetto – Omissione dell’avvertimento introdotto nel nuovo art. 480, secondo comma, c.p.c. – Sovraindebitamento – Esclusa la nullità.
Il mancato inserimento nel precetto dell’avvertimento sulla possibilità di porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento nei modi stabiliti dal novellato art. 480, secondo comma, c.p.c. non determina la nullità del precetto, in quanto tale sanzione non è stata espressamente prevista dal legislatore, né tantomeno sarebbero giustificabili i diversi riflessi che tale omissione potrebbe determinare nella fase esecutiva. (Cristiano D'Ettorre) (riproduzione riservata) Tribunale Frosinone, 28 Gennaio 2016.


Opposizione a precetto - Omissione avvertimento introdotto nel nuovo art. 480, secondo comma, c.p.c. - Sovraindebitamento - Nullità - Esclusione.
Atteso che, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., la nullità di un atto processuale può essere pronunciata esclusivamente nei casi in cui la stessa è comminata dalla legge e che l'’avvertimento che il debitore può, con l’'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore, non rientra tra i requisiti che l'’atto di precetto deve contenere a pena di nullità, come reso palese dal testo della legge. (Nunzio Salice) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Gennaio 2016.


Opposizione a precetto – Mancanza dell'avvertimento introdotto dal D.L. 83/2015 – Nullità – Sussiste.
E' nullo l'atto di precetto nel quale venga omesso l'avvertimento introdotto dal D.L. 83/2015. (Fabrizio Faustini) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Dicembre 2015.


Opposizione a precetto - Omissione dell’'avvertimento introdotto nel nuovo art. 480, secondo comma, c.p.c. - Sanabilità - Sussistenza.
L’'omesso avvertimento - come introdotto nel nuovo art. 480, secondo comma, c.p.c. - che il debitore può, con l’'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovra indebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore, in difetto di espressa sanzione di nullità testuale, può essere sanato, per raggiungimento dello scopo, fino all'’avvio della procedura esecutiva per applicazione analogica degli artt. 156, co. II e III c.p.c.. (Nunzio Salice) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 10 Novembre 2015.


Competenza territoriale per l’opposizione a precetto – Criterio di collegamento principale della residenza o del domicilio eletto ove verrà svolta l’esecuzione – Criterio sussidiario del foro ove è stato notificato il precetto – Operatività del criterio sussidiario non solo nel caso di omissione di dichiarazione di residenza o domicilio ma anche nel caso di assenza di beni o crediti nel foro indicato – Onere della prova in capo al creditore

Precetto intimante il pagamento di una somma superiore a quella dovuta – Nullità dell’intero precetto – Non sussiste – Nullità solo parziale per la somma eccedente il dovuto e validità del precetto per la somma effettivamente dovuta – Sussiste
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In tema di opposizione a precetto, il criterio di collegamento principale per individuare la competenza territoriale è quello del foro presso cui verrà svolta l’esecuzione e presso cui il creditore ha eletto residenza o domicilio, mentre il criterio sussidiario è quello del foro in cui è stato notificato il precetto. Tale criterio sussidiario opera non solo allorquando sono omesse la dichiarazione o l’elezione da parte del creditore intimante, ma anche nel caso in cui la residenza e il domicilio sono stati individuati dal creditore in un luogo in cui non vi sono beni dell’intimato da aggredire o suoi debitori; ed incombe sullo stesso creditore, nel corso del giudizio di opposizione promosso dal debitore nel foro ex art. 480 comma 3 c.p.c., l’onere di dimostrare che nel comune indicato nell’atto di precetto per il domicilio o la residenza è possibile sottoporre a pignoramento debiti o crediti dell’intimato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La precettazione di una somma superiore a quella dovuta, non travolge l’atto per intero, ma ne determina la nullità parziale o inefficacia parziale per la somma eccedente, e l’intimazione rimane valida per la somma effettivamente dovuta. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 12 Settembre 2014.


Termine di novanta giorni ex art. 481 c.p.c. – Natura di decadenza e non prescrizione – Necessità di iniziare solo la prima esecuzione in tale termine – Possibilità di utilizzare il primo precetto anche per tutte le esecuzioni successive - Non necessità del precetto in rinnovazione

Astratta validità del precetto in rinnovazione – Illegittimità della sola parte di precetto in rinnovazione relativa alle spese dei precetti precedenti
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Il termine di novanta giorni previsto dall’art. 481 c.p.c. entro il quale iniziare l’esecuzione dopo la intimazione del precetto, essendo di decadenza e non prescrizione, è rispettato se entro detto termine si propone la prima esecuzione, non essendo necessario intimare un successivo precetto nel caso in cui occorra procedere ad una ulteriore esecuzione: l’inizio di un’esecuzione implica infatti che il precetto originario possa essere utilizzato per tutte le successive esecuzioni sino al soddisfo del credito. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui con il precetto in rinnovazione si intimi anche il pagamento delle spese dei precetti precedenti, l’ultimo precetto, in sé valido poiché non integrante un frazionamento di un credito unitario ed un abuso del diritto di agire esecutivamente, è però illegittimo per la parte relativa a tali spese. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 26 Maggio 2014.


Esecuzione forzata – Atto di precetto – Violazione del termine ex art. 481 c.p.c. – Effetti – Opposizione agli atti esecutivi..
In materia di esecuzione forzata, con riguardo all’atto di precetto, il mancato rispetto del termine di cui all’art. 481 c.p.c. non fa venir meno il diritto di procedere ad esecuzione forzata giacché detto termine di novanta giorni - entro cui l’esecuzione deve essere iniziata per ovviare alla comminatoria di inefficacia del precetto - è un termine di decadenza e non di prescrizione, attenendo all’inattività processuale del creditore e non all’effetto sostanziale del precetto cosicché detta violazione ha come sola conseguenza quella di riverberare i propri effetti sul successivo atto di esecuzione cagionandone un vizio, per difformità dal suo schema legale, che è rilevabile solo mediante l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. da proporsi contro il successivo atto esecutivo. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano, 15 Febbraio 2013.


Atto di precetto - Intimazione di una somma superiore a quello dovuto - Nullità del precetto - Esclusione..
Quando è intimato il pagamento di una somma superiore a quella effettivamente dovuta, il precetto non è sanzionabile con la nullità.  L’eccessività della somma portata nel precetto non travolge l’atto per l’intero, ma ne determina la nullità o inefficacia parziale per la somma eccedente, con la conseguenza che l’intimazione rimane valida per la somma effettivamente dovuta, alla cui determinazione provvede il giudice, che è investito dei poteri di cognizione ordinaria a seguito dell’opposizione in ordine alla quantità del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 30 Novembre 2012.


Opposizione al preavviso di fermo – Competenza – Luogo della accertata infrazione al codice della strada – Esclusione – Luogo di residenza dell'opponente – Sussiste..
L’opposizione al preavviso di fermo, finalizzata a far valere i vizi formali della cartella esattoriale, rispetto alla quale il fermo costituisce misura latu sensu cautelare, si configura come opposizione all'esecuzione forzata - sia pure nella sua fase prodromica di opposizione a precetto ex art. 615 c.p.c. - costituendo lo strumento necessario ad impugnare gli atti ad essa prodromici. Ne risulta così confermata la competenza territoriale del Giudice di pace del luogo di residenza della parte opponente in ragione della natura dell'opposizione dalla medesima posta in essere e del combinato disposto degli artt. 615, I comma, c.p.c.; 27 c.p.c. e 480, III comma c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 16 Ottobre 2012, n. 17749.


Atto di precetto - Indicazione errata della fonte per il calcolo degli interessi - Intimazione al pagamento con generico riferimento al titolo..
E’ contraddittorio e in contrasto con il titolo in base al quale è stato notificato, il precetto che nella premessa faccia erroneamente riferimento ad una determinata fonte per l’individuazione del tasso degli interessi ed intimi poi il pagamento degli stessi facendo genericamente riferimento al titolo. (Stefano De Luca Musella) (riproduzione riservata) Appello Roma, 11 Ottobre 2012.


Credito fondiario - Esecuzione individuale nei confronti del debitore fallito - Legittimazione passiva del debitore.
Qualora un istituto di credito fondiario od agrario, esercitando la facoltà conferitagli dall'art. 42 del R.d. 16 luglio 1905 n. 646, promuova esecuzione individuale dei confronti del debitore, nonostante l'apertura a suo carico di procedura fallimentare, la legittimazione passiva rispetto a tale esecuzione, e, conseguentemente, la legittimazione a ricevere gli Atti ad essa relativi, incluso il precetto ed il pignoramento, nonché a proporre le opposizioni di cui agli artt. 615 e 617 cod. proc. civ., spetta esclusivamente al debitore medesimo, non al curatore, considerato che i collegamenti fra le due procedure, comportanti, fra l'altro, la possibilità del curatore di intervenire nella esecuzione individuale e l'Obbligo dell'istituto di insinuarsi al passivo fallimentare secondo le regole del concorso dei creditori, non incidono sull'autonomia delle procedure stesse ai fini della suddetta legittimazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 1987, n. 2532.