LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO IV
Della revocazione

Art. 395

Casi di revocazione (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione:

1) se sono l'effetto del dolo di una delle parti in danno dell'altra;

2) se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza;

3) se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario;

4) se la sentenza è l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell'uno quanto nell'altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare;

5) se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione;

6) se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.



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(1) La Corte cost., con sentenza 30 gennaio 1986, n. 17, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo articolo, nella prima parte e nel n. 4, nella parte in cui non prevede la revocazione delle sentenze della Corte di cassazione rese su ricorsi basati sull'art. 360 n. 4 c.p.c. ed affette dall'errore di cui all'art. 395 n. 4 c.p.c. Successivamente la Corte cost., con sentenza 20 dicembre 1989, n. 558, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della prima parte e del n. 4 nella parte in cui non prevedono la revocazione per errore di fatto avverso i provvedimenti di convalida di sfratto e licenza per finita locazione e di convalida di sfratto per morosità emessi in assenza o per mancata opposizione dell'intimato. Successivamente, la Corte cost., con sentenza 31 gennaio 1991, n. 36, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del n. 4 dell'articolo nella parte in cui non prevede la revocazione di sentenze della Corte di cassazione per errore di fatto nella lettura degli atti interni al suo stesso giudizio. Infine, la Corte cost., con sentenza 20 febbraio 1995, n. 51, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della prima parte e del n. 1 nella parte in cui non prevede la revocazione avverso i provvedimenti di convalida di sfratto per morosità che siano l'effetto del dolo di una delle parti in danno dell'altra.

GIURISPRUDENZA

Revocatoria fallimentare - Revocazione di crediti ammessi - Art. 102 l.fall. “ratione temporis” vigente - Necessario accertamento della falsità antecedentemente al giudizio di revocazione dei crediti - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di revocazione del decreto del giudice delegato o della sentenza del tribunale relativamente ad un credito ammesso al passivo, l'art.102 l.fall. nella formulazione vigente ante riforma ex d.lgs n. 5 del 2006, non richiede che l'accertamento della falsità, dell'errore essenziale o del rinvenimento di documenti decisivi sia intervenuto in un diverso procedimento svoltosi anteriormente alla domanda di revocazione, mancandone il riferimento normativo, ben potendo tale accertamento essere svolto in sede di revocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2017, n. 24704.


Procedimento civile - Revocazione - Errore di fatto - Caratteristiche - Errore sull'esistenza di un documento - Valutazione operata dal giudice e richiesta ex articolo 395 c.p.c..
L'errore di fatto idoneo a fondare la domanda di revocazione è quello che abbia indotto l'organo giudicante a decidere sulla base di un falso presupposto di fatto e deve, inoltre, attenere ad un punto non controverso ed essere stato un elemento decisivo della decisione da revocare, necessitando, perciò, un rapporto di causalità tra l'erronea presupposizione e la pronuncia stessa.

L'errore di fatto revocatorio essendo un errore di percezione risultante dagli atti e documenti di causa può configurarsi quando il giudice supponga inesistente un documento ritualmente prodotto ed effettivamente esistente, ma non laddove il documento, pur prodotto in giudizio, non esista materialmente tra gli atti di causa al momento della decisione (per smarrimento, sottrazione, distruzione o ritiro volontario), sicché il giudice non abbia potuto prenderlo in esame ai fini della valutazione probatoria e della decisione della controversia.

La valutazione operata dal giudice in ordine alla rituale produzione documentale non può formare oggetto di una richiesta ex art. 395 c.p.c. poiché coinvolge l'attività valutativa del giudice ed implica una decisione scardinabile solo con denuncia di un errore di giudizio; diversamente argomentando, ovvero sostenendo che l'errore in ordine alla rituale produzione di un documento sulla quale il giudice abbia espressamente motivato le ragioni della propria decisione sia un errore di fatto ai sensi del n. 4 dell'art. 395 c.p.c., dovrebbe ammettersi che sia suscettibile di revocazione l'attività valutativa relativa a situazioni processuali. (Franco Bracciale) (riproduzione riservata)
Appello Napoli, 10 Luglio 2015.


Divorzio congiunto – Dolo del coniuge – Attività diretta a nascondere parte del vero patrimonio – Appello per far valere dolo revocatorio – Ammissibilità – Sussiste.
Le sentenze possono essere impugnate per revocazione se pronunciate in grado di appello oppure nel giudizio di Cassazione (o se emesse in primo grado, a talune condizioni, quando siano passate in giudicato; v. artt. 395, 396 c.p.c.). Il vizio revocatorio (e specificamente quello di cui all’art. 395 c.p.c.) può proporsi con i motivi di appello con i quali può censurarsi ogni profilo di ingiustizia della sentenza di primo grado, nessuno escluso. In questo caso, trattandosi di atto di appello, ove si faccia valere una ipotesi di “dolo revocatorio” la domanda non potrà essere giudicata nuova. In particolare, può essere fatto valere il dolo processuale revocatorio, ai sensi dell’art. 395 n. 1 c.p.c. là dove la sentenza di divorzio congiunto sia stata pronunciata all’esito di artifici e raggiri posti in essere da uno dei coniugi e diretti ad impedire al giudice l’accertamento della verità, sottraendo, anche al consorte, la verità in ordine alla effettiva consistenza del patrimonio di cui titolare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2015.


Inammissibilità dell'appello - Delibazione sommaria delle argomentazioni a fondamento del gravame - Valutazione di precedenti conformi - Esclusione di una ragionevole probabilità di accoglimento.

Inammissibilità dell'appello - Decisione della controversia nel merito - Esclusione - Sbarramento processuale - Ordinanza con contenuto squisitamente processuale - Rimedi esperibili - Impugnazione della sentenza di primo grado avanti alla corte di cassazione.

Inammissibilità dell'appello - Ordinanza di inammissibilità  ex artt. 348 bis e 348 ter c.p.c. - Natura squisitamente processuale - Impugnazione per revocazione - Esclusione.
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Gli articoli 348 bis e 348 ter c.p.c., introdotti con la novella contenuta nella legge numero 134 del 2012, esigono che il giudice di appello, fuori dai casi in cui debba dichiarare con sentenza l'inammissibilità o improcedibilità dell'appello, prima di procedere alla trattazione della causa, sentite le parti, effettui una delibazione sommaria delle argomentazioni poste a fondamento del gravame. Ove all'esito di questo esame preliminare, avuto altresì riguardo a precedenti conformi, non ravvisi una "ragionevole probabilità" di accoglimento dell'impugnazione proposta, pronuncia ordinanza di inammissibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'ordinanza di inammissibilità dell'appello emessa ai sensi degli articoli 348 bis e 348 ter c.p.c. non risolve nel merito la controversia sui diritti soggettivi devoluta nel giudizio, ma opera un mero "sbarramento processuale" ed impedisce che il giudizio instaurato con l'atto di impugnazione prosegua il suo naturale curso fino alla sentenza. L'ordinanza di inammissibilità si caratterizza, pertanto, per un contenuto di natura squisitamente processuale, perché non definisce la lite "nel merito", ma si limita a negare la meritevolezza di siffatto giudizio, date le argomentazioni dell'appellante stimate inidonee a scalfire la decisione di primo grado, con la conseguenza, normativamente prevista (articolo 348 ter, comma 3, c.p.c.), che l'unico rimedio esperibile contro la sentenza appellata è costituito dall'impugnazione della sentenza di primo grado avanti alla corte di cassazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché l'ordinanza di inammissibilità dell'appello emessa ai sensi degli articoli 348 bis e 348 ter c.p.c. ha un contenuto ed un effetto di natura esclusivamente processuali (che si traducono in un mero giudizio di "non meritevolezza dell'appello") essa non può ritenersi assoggettabile al rimedio straordinario della revocazione ex articolo 395 c.p.c., il quale presuppone la erroneità del “decisum”, inteso come positiva statuizione sui diritti controversi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 22 Gennaio 2014.


Accertamento del passivo - Revocazione - Rinvenimento di documenti decisivi - Disposizione restrittiva del nuovo articolo 98 l.f. - Rinvenimento dei documenti decisivi che la parte non ha potuto produrre in giudizio per causa non imputabile - Ignoranza dei documenti decisivi - Necessità..
Quanto al motivo di revocazione del rinvenimento di documenti decisivi, va rilevato che mentre nella normativa previgente (articolo 102 l.f.) era sufficiente il rinvenimento di documenti decisivi “prima ignorati”, il novellato quarto comma dell'articolo 98, legge fallimentare richiede, più restrittivamente, la “mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile”, formula, questa, che riecheggia quella dell'articolo 395 c.p.c., laddove tale disposizione si riferisce al rinvenimento di documenti decisivi “che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario”. Appare, inoltre, opportuno precisare che la non imputabilità non deve essere riferita alla mancata produzione tempestiva dei documenti, come sembrerebbe suggerire il tenore letterale del citato articolo 98, ma deve piuttosto investire l'ignoranza dei documenti decisivi, in quanto altrimenti si finirebbe per rinnegare il riferimento iniziale alla mancata conoscenza del documento poi reperito, giustificando l’stanza di rievocazione sulla base di documenti di cui fosse precedentemente nota l'esistenza ma che non fosse stato possibile acquisire in giudizio per fatto non imputabile alla parte, come nel caso di inottemperanza del detentore del documento ad un eventuale ordine di esibizione  ex articolo 210 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 26 Ottobre 2012.