LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO III
Del ricorso per cassazione
SEZIONE II
Del procedimento e dei provvedimenti

Art. 380-bis

Procedimento per la decisione in camera di consiglio sull’inammissibilità o sulla manifesta fondatezza o infondatezza del ricorso (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Nei casi previsti dall’articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5), su proposta del relatore della sezione indicata nell’articolo 376, primo comma, il presidente fissa con decreto l’adunanza della Corte indicando se è stata ravvisata un’ipotesi di inammissibilità, di manifesta infondatezza o di manifesta fondatezza del ricorso.

II. Almeno venti giorni prima della data stabilita per l’adunanza, il decreto è notifi cato agli avvocati delle parti, i quali hanno facoltà di presentare memorie non oltre cinque giorni prima.

III. Se ritiene che non ricorrano le ipotesi previste dall’articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5), la Corte in camera di consiglio rimette la causa alla pubblica udienza della sezione semplice.



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(1) Articolo sostituito dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con modificazioni dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197. La modifica si applica ai ricorsi depositati successivamente al 30 ottobre 2016, data di entrata in vigore della legge di conversione del citato decreto-legge, nonché a quelli già depositati alla medesima data per i quali non è stata fissata udienza o adunanza in camera di consiglio.

GIURISPRUDENZA

Lite temeraria - Domanda ex art. 96, comma 1, c.p.c. - Proponibilità in cassazione - Limiti - Proposizione nel controricorso - Necessità - Fattispecie.
L'istanza di condanna per responsabilità aggravata ex art. 96, comma 1, c.p.c. può essere proposta anche nel giudizio di legittimità, purché essa sia formulata, a pena di inammissibilità, nel controricorso. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto tardiva la richiesta di condanna avanzata, ai sensi dell'art. 96, comma 1, c.p.c., per la prima volta con la memoria di cui all'art. 380 bis, comma 2, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Ottobre 2018, n. 27715.


Cassazione (ricorso per) – Pronuncia in Camera di Consiglio – Nuovo rito camerale di legittimità “non partecipato” – Art. 380-bis c.p.c. – Testo introdotto dal d.l. n. 168 del 2016 (conv., con modif., dalla l. n. 197 del 2016) – Garanzia del contraddittorio – Trattazione scritta – Sufficienza – Fondamento.
Nel nuovo rito camerale di legittimità "non partecipato", la garanzia del contraddittorio, costituente il nucleo indefettibile del diritto di difesa costituzionalmente tutelato, è assicurata dalla trattazione scritta della causa, con facoltà delle parti di presentare memorie per illustrare ulteriormente le rispettive ragioni anche in rapporto alla proposta di trattazione camerale del relatore – in sé non suscettibile di vulnerare il diritto di difesa, trattandosi di mera ipotesi decisoria non vincolante per il collegio –, quale esito di un bilanciamento, non irragionevolmente effettuato dal legislatore nell’ambito del potere di conformazione degli istituti processuali, tra le esigenze del diritto di difesa e quelle, del pari costituzionalmente rilevanti, di speditezza e concentrazione della decisione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2017.


Cassazione (ricorso per) – Procedimento – Pronuncia in Camera di Consiglio – Nuovo rito camerale “non partecipato” – Art. 380-bis c.p.c. – Testo introdotto dal d.l. n. 168 del 2016 (conv., con modif., dalla l. n. 197 del 2016) – Principio della pubblicità dell’udienza – Derogabilità – Fondamento.
In tema di nuovo rito camerale di legittimità "non partecipato", il principio di pubblicità dell'udienza, pur previsto dall’art. 6 CEDU ed avente rilievo costituzionale, non riveste carattere assoluto e può essere derogato in presenza di "particolari ragioni giustificative", ove "obiettive e razionali" (Corte cost., sent. n. 80 del 2011), da ravvisarsi in relazione alla conformazione complessiva di tale procedimento camerale, funzionale alla decisione di questioni di diritto di rapida trattazione non rivestenti peculiare complessità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2017.


Cassazione (ricorso per) – Procedimento – Pronuncia in Camera di Consiglio – Nuovo rito camerale “non partecipato” – Art. 380-bis c.p.c. – Testo introdotto dal d.l. n. 168 del 2016 conv., con modif., dalla l. n. 197 del 2016 – Esigenze di semplificazione – Conformità costituzionale e convenzionale – Sussistenza – Fondamento.
Il nuovo rito camerale di legittimità "non partecipato", quale tendenziale procedimento ordinario per il contenzioso non connotato da valenza nomofilattica, è ispirato ad esigenze di semplificazione, snellimento e deflazione del contenzioso in attuazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo ex artt. 111 Cost. e 6 CEDU, nonché di quello di effettività della tutela giurisdizionale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2017.


Art. 380-bis c.p.c. introdotto dal d.l. 168 del 2016 – Asserita violazione dell'art. 24 Cost. – Manifesta infondatezza.
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale - sollevata in riferimento all’art. 24 Cost. - dell’art. 380-bis c.p.c. (nel testo introdotto dal d.l. n. 168 del 2016, conv., con modif., dalla l. n. 197 del 2016), costituendo ragionevole esercizio del potere legislativo di conformazione degli istituti processuali la scelta di assicurare un contraddittorio solo cartolare alla decisione, in sede di legittimità, di questioni prive di rilievo nomofilattico, all’esito di una mera proposta di trattazione camerale da parte del consigliere relatore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 10 Gennaio 2017, n. 395.


Domanda di ammissione al passivo - Credito di lavoro - Sospensione feriale dei termini - Applicabilità - Esclusione - Questione di legittimità costituzionale - Manifesta infondatezza..
Il ricorso è stato dichiarato manifestamente inammissibile ai sensi dell'articolo 360 bis, n. 1 c.p.c. perché la decisione impugnata ha deciso le questioni di diritto evidenziate nel ricorso stesso in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l'esame del motivo non offre elementi per confermare o mutare il precedente orientamento giurisprudenziale in virtù del quale, in tema di fallimento, ai sensi del combinato disposto dell'articolo 92, legge fall. e degli articoli 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, le controversie aventi ad oggetto l'ammissione tardiva dei crediti al passivo non si sottraggono al principio della sospensione dei termini durante il periodo feriale, fatta eccezione per quelle riguardanti crediti di lavoro, le quali, pur dovendo essere trattate con il rito fallimentare, sono assoggettate al regime previsto dall'articolo 3 citato, che, escludendo l'applicabilità della sospensione alle controversie previste dagli articoli 409 seguenti c.p.c., fa riferimento alla natura specifica della controversia, avente ad oggetto un rapporto individuale di lavoro (Cass. S.U. 24 novembre 2009, n. 24665; Cass. Sez. I, 5 agosto 2011, n. 17044). (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La corte ha altresì dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 3 della legge n. 742 del 1969 che esclude le controversie di lavoro e in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie dalla sospensione dei termini durante il periodo feriale, sollevate in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dovendosi escludere, in linea con i principi più volte affermati dalla Corte costituzionale (sentenza n. 130 del 1974, ordinanza n. 61 del 1985, ordinanza n. 61 del 1992), che la norma sia idonea a produrre una lesione dei diritti di difesa dei pubblici dipendenti nonché dei diritti alle ferie degli avvocati (la cui tutela non rinviene presidio dell'articolo 36, terzo comma della costituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 18 Dicembre 2012, n. 23395.