LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO II
Dell'appello

Art. 348-bis

Inammissibilità dell'appello
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

Fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con sentenza l'inammissibilità o l'improcedibilità dell'appello, l'impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta.

Il primo comma non si applica quando:

a) l'appello è proposto relativamente a una delle cause di cui all'articolo 70, primo comma;

b) l'appello è proposto a norma dell'articolo 702-quater.



________________
(1) Articolo introdotto dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. La disposizione si applica ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal 11 settembre 2012.

GIURISPRUDENZA

Ordinanza d'inammissibilità dell'appello ex art. 348 ter c.p.c. – Mancata audizione delle parti – Denunzia del vizio – Ricorso straordinario ex art. 111, comma 7, Cost. – Ammissibilità – Fondamento – Fattispecie.
L'inosservanza della specifica previsione, di cui all’art. 348 ter, comma 1, c.p.c., di sentire le parti prima di procedere alla trattazione ex art. 350 c.p.c. e di dichiarare inammissibile l’appello, costituisce un vizio proprio dell’ordinanza di inammissibilità resa a norma dell'art. 348 bis c.p.c. e, pertanto, integra una violazione della legge processuale deducibile per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., escludendo anche la necessità di valutare se da tale violazione sia derivato un concreto ed effettivo pregiudizio al diritto di difesa delle parti. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio l'ordinanza della corte territoriale, che, dopo aver disposto un rinvio puro e semplice della prima udienza, aveva dichiarato inammissibile l'appello senza procedere a sentire specificamente le parti sull'applicabilità dell'art. 348 bis c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Settembre 2017, n. 20758.


Procedimento civile – Iinammissibilità dell'appello ex art. 348-bis c.p.c. – Ricorso per cassazione proponibile ex art. 348-ter – Produzione della sentenza di primo grado – Prova della notifica dell’ordinanza d'inammissibilità.
Nell'ipotesi di ordinanza d'inammissibilità dell'appello emessa ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c., per non avere l'impugnazione una ragionevole probabilità di essere accolta, il conseguente ricorso per cassazione proponibile in base all'art. 348-ter, terzo comma, c.p.c. contro la sentenza di primo grado nel termine di 60 gg. dalla comunicazione dell'ordinanza stessa o dalla sua notificazione, se avvenuta prima, è soggetto, ai fini del requisito di procedibilità ex art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., ad un duplice onere, quello di deposito della copia autentica della sentenza di primo grado e quello, inerente alla tempestività del ricorso, di provare la data di comunicazione o di notifica dell'ordinanza d'inammissibilità. Tale secondo onere è assolto dal ricorrente mediante il deposito della copia autentica dell'ordinanza con la relativa comunicazione o notificazione; in difetto, il ricorso è improcedibile ai sensi dell'art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., salvo in esito alla trasmissione del fascicolo d'ufficio da parte della cancelleria del giudice a quo, che il ricorrente ha l'onere di richiedere ai sensi del terzo comma del predetto articolo, la Corte, nell'esercitare il proprio potere officioso di verificare la tempestività dell'impugnazione, rilevi che quest'ultima sia stata proposta nei 60 gg. dalla comunicazione o notificazione ovvero, in mancanza dell'una e dell'altra, entro il termine c.d. lungo di cui all'art. 327 c.p.c.

Il ricorso per cassazione proposto in base all'art. 348-ter, 3 comma, c.p.c. contro la sentenza di primo grado, non è soggetto, a pena d'inammissibilità, alla specifica indicazione della data di comunicazione o di notificazione, se avvenuta prima, dell'ordinanza che ha dichiarato inammissibile l'appello, in quanto l'art. 366, primo comma, n. 6, c.p.c., si riferisce unicamente agli atti processuali e ai documenti da cui i motivi d'impugnazione traggono il proprio sostegno giuridico quali mezzi diretti all'annullamento del provvedimento impugnato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Dicembre 2016, n. 25513.


Fallimento - Azione revocatola fallimentare - Esenzione per i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro - Esclusione per i pagamenti eseguiti a favore dei somministratori di manodopera - Contratto di somministrazione di lavoro.
L'esenzione da revocatoria di cui all'articolo 67, comma 3, lett. f), non si applica alle imprese di somministrazione, in quanto la ratio di tale norma tende a favorire la continuazione dell'attività d'impresa e a tutelare gli interessi dei lavoratori e dei collaboratori. Il diritto di credito fatto valere da tali imprese, infatti, non deriva da un rapporto di lavoro sottostante, bensì da un contratto di somministrazione, del tutto estraneo al rapporto intercorrente tra somministratore e lavoratore o tra quest'ultimo e l'utilizzatore - fallito -, ne consegue che tale diritto è qualificabile come diritto di credito commerciale che vede i lavoratori assunti e retribuiti direttamente dal somministratore. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 30 Giugno 2016.


Appello - Inammissibilità per ragionevole non accoglibilità del gravame - Ricorso per cassazione - Inammissibilità.
È inammissibile il ricorso per cassazione avente ad oggetto l’ordinanza che dichiara l’inammissibilità dell’appello ai sensi degli articoli 348 bis e 348 ter c.p.c., la quale abbia ad oggetto l’ampiezza della valutazione di ragionevole non accoglibilità del gravame. La carenza di definitività dell’ordinanza in questione unitamente alla sommarietà della valutazione di non ragionevole probabilità di accoglimento dell’appello impediscono, infatti, che se ne possa operare, nel successivo grado di legittimità, qualsiasi riconsiderazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 Giugno 2014, n. 14182.


Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Mancata produzione documenti contrattuali ed estratti conto – Ordine di esibizione – Appello – Inammissibilità ex art. 348-bis c.p.c..
Nelle azioni di ripetizione di indebito la mancata produzione da parte dell'attore del documento contrattuale, che rappresenta fatto costitutivo della domanda restitutoria, non consente l'esatta verifica delle clausole contenute nel contratto. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)
 
Nelle azioni di ripetizione di indebito la mancata produzione da parte dell'attore degli estratti conto relativi all'evolversi del conto nel tempo, non consente la verifica dell'eventuale saldo attivo del conto stesso, né della applicazione di clausole nulle. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

L'ordine di esibizione di documenti ai sensi dell'art. 210 c.p.c. non può sopperire alle lacune probatorie imputabili alle parti, e può essere disposto soltanto nelle ipotesi in cui le parti medesime si siano preventivamente attivate per il loro reperimento con esito negativo. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)
Appello Cagliari, 11 Giugno 2014.


Appello – Ordinanza di inammissibilità ex art. 348-bis c.p.c. (cd. filtro) – Ricorribilità in Cassazione – Esclusione – Capo relativo alle spese – Ricorribilità – Esclusione – Rimedi alternativi – Sussistenza.

Art. 348-bis c.p.c. – Applicabilità nei casi di manifesta infondatezza per ragioni di rito – Sussiste.
.
L’ordinanza ai sensi dell’articolo 348 ter c.p.c., sia quando è stata emessa in un caso consentito, sia quando è stata emessa al di fuori dei casi in cui l’ordinamento ne consente l’emissione (che si individuano in quelli esclusi dall’articolo 348 bis, comma 2, e in quello risultante a contrario dall’articolo 348 ter, comma 2), non e’ impugnabile con il ricorso per cassazione, ne’ in via ordinaria, ne’ in via straordinaria. L’ordinanza non è impugnabile per Cassazione nemmeno sotto il profilo delle spese processuali liquidate dal giudice. Sotto tale profilo il provvedimento di condanna nelle spese eccessivo, pur essendosi formato come titolo giudiziale, si può vedere riconosciuta una forza non dissimile e, dunque, non maggiore, rispetto a quella propria dei titoli esecutivi stragiudiziali e, dunque, si può ritenere – conforme a quanto ritenuto da Cass. n. 11370 del 2011 per le spese del cautelare – che una discussione sull’eccessività delle spese possa farsi in sede di opposizione ai sensi dell’articolo 615 c.p.c., al precetto intimato sulla base dell’ordinanza o all’esecuzione sulla base di essa iniziata. Inoltre, nel caso di condanna per difetto a favore della parte vittoriosa, la sommarietà della decisione, sempre una volta che si sia definita la vicenda per mancato esercizio dell’impugnazione contro la sentenza in primo grado o per effetto della sua reiezione (in caso di accoglimento tutto torna in discussione), giustifica l’eventuale esercizio di un’azione a cognizione piena volta ad ottenere la condanna nella misura giusta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’articolo 348 bis, quando allude all’ipotesi in cui l’appello non ha ragionevole probabilità di essere accolto intende comprendervi sia il caso in cui esso sia tale per manifesta infondatezza nel merito, sia il caso in cui esso sia manifestamente infondato per una qualsiasi ragioni di rito, ivi comprese cause di inammissibilità o improcedibilità espressamente previste dalla legge aliunde. L’inciso fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con sentenza l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’appello, infatti, allude all’ipotesi in cui il giudice dell’appello abbia dato corso alla trattazione dell’appello in via normale e non abbia rilevato la mancanza di ragionevole probabilità dell’appello di essere accolto in limine litis all’udienza di cui all’articolo 350 c.p.c., come gli impone l’articolo 348 ter c.p.c.. In tal caso detto inciso impone al giudice dell’appello di decidere con il procedimento di decisione normale e, dunque, con le garanzie connesse alla pronuncia della sentenza, impedendo una regressione del procedimento all’ipotesi degli articoli 348 bis e 348 ter c.p.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 17 Aprile 2014, n. 8940.


Appello – Ordinanza di inammissibilità ex art. 348-bis c.p.c. (cd. filtro) – Ricorribilità in Cassazione – Esclusione – Pronuncia dell’ordinanza fuori dai casi previsti – In presenza di questione di rito – Ammissibilità del ricorso – Sussiste..
Il tenore letterale dell’articolo 348 bis c.p.c., evidenzia che il campo di applicazione dell’ordinanza di inammissibilità è quello dell’impugnazione manifestamente infondata nel merito. Quando l’ordinanza di inammissibilità ex articolo 348 ter c.p.c., venga emanata entro il suo ambito applicativo proprio, non vi è spazio per un’autonoma ricorribilità per cassazione della stessa, neppure con il ricorso straordinario ai sensi dell’articolo 111 Cost. Diverso è il caso in cui l’ordinanza-filtro sia stata pronunciata – non per confermare una sentenza “giusta” per essere l’appello prima facie destituito di fondamento, ma – al fine di decidere una questione, attinente propriamente al mezzo d’impugnazione, che si pone a monte del merito dell’appello, ossia per dichiarare una inammissibilità per ragioni processuali, derivante dalla mancanza di specificita’ dell’atto di appello, ai sensi del novellato articolo 342 c.p.c. L’ordinanza di inammissibilità dell’appello pronunciata, al di fuori dei casi previsti dalla legge processuale, per sanzionare l’specificità’ dell’impugnazione, e quindi per il riscontro di una questione pregiudiziale di rito di carattere impediente attinente alla forma dell’atto di appello, è impugnabile con il ricorso per cassazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Marzo 2014, n. 7273.


Inammissibilità dell'appello - Delibazione sommaria delle argomentazioni a fondamento del gravame - Valutazione di precedenti conformi - Esclusione di una ragionevole probabilità di accoglimento.

Inammissibilità dell'appello - Decisione della controversia nel merito - Esclusione - Sbarramento processuale - Ordinanza con contenuto squisitamente processuale - Rimedi esperibili - Impugnazione della sentenza di primo grado avanti alla corte di cassazione.

Inammissibilità dell'appello - Ordinanza di inammissibilità  ex artt. 348 bis e 348 ter c.p.c. - Natura squisitamente processuale - Impugnazione per revocazione - Esclusione.
.
Gli articoli 348 bis e 348 ter c.p.c., introdotti con la novella contenuta nella legge numero 134 del 2012, esigono che il giudice di appello, fuori dai casi in cui debba dichiarare con sentenza l'inammissibilità o improcedibilità dell'appello, prima di procedere alla trattazione della causa, sentite le parti, effettui una delibazione sommaria delle argomentazioni poste a fondamento del gravame. Ove all'esito di questo esame preliminare, avuto altresì riguardo a precedenti conformi, non ravvisi una "ragionevole probabilità" di accoglimento dell'impugnazione proposta, pronuncia ordinanza di inammissibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'ordinanza di inammissibilità dell'appello emessa ai sensi degli articoli 348 bis e 348 ter c.p.c. non risolve nel merito la controversia sui diritti soggettivi devoluta nel giudizio, ma opera un mero "sbarramento processuale" ed impedisce che il giudizio instaurato con l'atto di impugnazione prosegua il suo naturale curso fino alla sentenza. L'ordinanza di inammissibilità si caratterizza, pertanto, per un contenuto di natura squisitamente processuale, perché non definisce la lite "nel merito", ma si limita a negare la meritevolezza di siffatto giudizio, date le argomentazioni dell'appellante stimate inidonee a scalfire la decisione di primo grado, con la conseguenza, normativamente prevista (articolo 348 ter, comma 3, c.p.c.), che l'unico rimedio esperibile contro la sentenza appellata è costituito dall'impugnazione della sentenza di primo grado avanti alla corte di cassazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché l'ordinanza di inammissibilità dell'appello emessa ai sensi degli articoli 348 bis e 348 ter c.p.c. ha un contenuto ed un effetto di natura esclusivamente processuali (che si traducono in un mero giudizio di "non meritevolezza dell'appello") essa non può ritenersi assoggettabile al rimedio straordinario della revocazione ex articolo 395 c.p.c., il quale presuppone la erroneità del “decisum”, inteso come positiva statuizione sui diritti controversi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 22 Gennaio 2014.


Procedimento civile - Appello - Ragionevole probabilità di accoglimento - Insussistenza - Conseguenze - Inammissibilità impugnazione - Sussistenza..
Si rivela manifestamente carente di ragionevole probabilità di accoglimento, e come tale inammissibile ai sensi del combinato disposto degli artt. 348bis e 348ter c.p.c, l'appello avverso una sentenza che risulta, a prima lettura, aver correttamente individuato e ripartito l'onere probatorio gravante su ciascuna delle parti processuali, in relazione alle contrapposte posizioni, nonché avere correttamente esaminato e valutato le prove raccolte nel corso del processo.
art. 2697 codice civile. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)
Appello Napoli, 03 Dicembre 2013.


Appello - Inammissibilità - Ragionevole probabilità di accoglimento - Limitazione ai casi di dolo o colpa grave - Evidente infondatezza..
La declaratoria di inammissibilità dell’appello ex art. 348 bis c.p.c. può essere pronunciata solo in caso di dolo o colpa grave, ossia nei casi di patente infondatezza. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 28 Novembre 2013.


Appello - Inammissibilità - Mancanza di una ragionevole probabilità di essere accolto - Costante giurisprudenza della corte..
Costituisce motivo di inammissibilità dell'appello per mancanza di una ragionevole probabilità di essere accolto la circostanza che la corte adita abbia rigettato le impugnazioni relative a casi analoghi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo, 15 Aprile 2013.


Artt. 348-bis, 348-ter c.p.c. – Ammissibilità dell’appello – Manifesta infondatezza del gravame – Sussiste..
Dove il giudice dell’appello giudichi la ricostruzione dei fatti e l’applicazione delle norme di diritto compiute nella sentenza impugnata esenti da censura, l’atto di gravame è inammissibile ex artt. 348-bis, 348-ter c.p.c., in quanto l’impugnazione non ha alcuna ragionevole probabilità di essere accolto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Vasto, 20 Febbraio 2013.


Appello civile – Inammissibilità ex art. 348 bis c.p.c. – Inquadramento..
Il giudizio di ragionevole probabilità di accoglimento dell’appello a norma dell’art. 348 bis c.p.c. non si risolve nè in una valutazione sommaria assimilabile a quella identificata col fumus boni iuris che è condizione del rilascio dei provvedimenti cautelari (c.d. cognizione superficiale), nè in una valutazione a cognizione parziale, come quella che si riscontra nel caso dei procedimenti a contraddittorio eventuale e, segnatamente, nel procedimento per ingiunzione. L’appello non ha ragionevoli probabilità di accoglimento quando è prima facie infondato, così palesemente infondato da non meritare che siano destinate ad esso energie del servizio giustizia, che non sono illimitate; l’ordinanza di cui all’art. 348 bis c.p.c. si inserisce, quindi, in un ampio intervento legislativo volto a sanzionare l’abuso del processo, abuso in cui si risolve l’esercizio del diritto di interporre appello in un quadro di plateale infondatezza. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Roma, 23 Gennaio 2013.