LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO II
Dell'appello

Art. 342

Forma dell'appello
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L'appello si propone con citazione contenente le indicazioni prescritte dall'articolo 163. L'appello deve essere motivato. La motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilità:

1)l'indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;

2)l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata.

II. Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall'articolo 163-bis.



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(1) Comma sostituito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, che ha convertito in legge il d.l. 22 giugno 2012, n. 83. La disposizione si applica ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal 11 settembre 2012.

GIURISPRUDENZA

Condominio - Appello avverso sentenza che abbia pronunciato sull’impugnazione di una delibera dell’assemblea condominiale - Caratteristiche dell'atto introduttivo - Citazione.
L’appello avverso la sentenza che abbia pronunciato sull’impugnazione di una delibera dell’assemblea condominiale, in assenza di previsioni di legge "ad hoc", va proposto - secondo la regola generale contenuta nell’art. 342 cod. proc. civ. - con citazione; cosicché la tempestività dell’appello va verificata in base alla data di notifica dell’atto e non alla data di deposito dell’atto di gravame nella cancelleria del giudice "ad quem". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 14 Dicembre 2017, n. 30044.


Processo civile – Appello – Contenuto dell’atto di appello – Individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e delle relative doglianze – Forme sacramentali – Redazione di un progetto alternativo di decisione – Esclusione.
Gli artt. 342 e 434 cod. proc. civ., nel testo formulato dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012, n. 134, vanno interpretati nel senso che l'impugnazione deve contenere una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice. Resta tuttavia escluso, in considerazione della permanente natura di revisio prioris instantiae del giudizio di appello, il quale mantiene la sua diversità rispetto alle impugnazioni a critica vincolata, che l'atto di appello debba rivestire particolari forme sacramentali o che debba contenere la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Novembre 2017, n. 27199.


Atto di appello – Impugnazione della statuizione di condanna alle spese processuali di primo grado – Deduzione solo della “ingiustizia” della decisione – Insufficienza – Specificazione delle ragioni ritenute rilevanti ai fini della compensazione – Necessità – Fattispecie regolata dall'art. 342 c.p.c., come modificato dal d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012.
In sede di gravame, nel vigore dell’art. 342 c.p.c., come novellato dall’art. 54, comma 1, lett. a), del d.l. n. 83 del 2012 (conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012), qualora venga impugnato il capo della sentenza di primo grado con il quale l’appellante sia stato condannato al pagamento delle spese processuali in applicazione del principio della soccombenza, non è ammissibile il motivo che deduca soltanto “l’ingiustizia” della decisione, senza specificare le circostanze, costituenti gravi ed eccezionali ragioni, per le quali, secondo l’appellante stesso, il giudice avrebbe potuto compensare tra le parti le spese di lite, ai sensi dell’art. 92, comma 2, c.p.c. (nel testo applicabile “ratione temporis”). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2017, n. 13151.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Reclamo – Effetto devolutivo pieno – Interrogatorio libero del curatore contumace.
L’effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo ex art. 18 legge fall., come modificato dal D.lgs. 169/2007, avverso la sentenza dichiarativa di fallimento non tollera i limiti di cui agli artt. 342 e 345 c.p.c. in tema di nuove allegazioni e nuovi mezzi di prova, così che la corte d’appello ha facoltà di disporre l’interrogatorio libero del curatore che sia rimasto contumace. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2017, n. 12925.


Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazione di delibera condominiale proposta, anteriormente alla l. n. 220 del 2012, con ricorso - Atto introduttivo del giudizio di gravame - Forma - Citazione - Necessità - Fondamento - Conseguenze.
In tema di condominio, l'appello avverso la sentenza che abbia deciso sull'impugnazione, avanzata nelle forme del ricorso (secondo la formulazione dell'art. 1137 c.c. antecedente alla l. n. 220 del 2012), di una delibera assembleare, va proposto, in assenza di specifiche previsioni di legge, mediante citazione, in conformità alla regola generale di cui all'art. 342 c.p.c., sicché la tempestività del gravame va verificata in base alla data di notifica dell'atto e non a quella di deposito dello stesso nella cancelleria del giudice "ad quem". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Aprile 2017, n. 8839.


Opposizione ad ordinanza ingiunzione – Impugnazione spiegata con ricorso anziché con citazione – Sanatoria – Condizioni – Principio in tema di impugnazione delle deliberazioni condominiali – Inapplicabilità – Rimessione in termini – Esclusione.
L’appello avverso sentenze in materia di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, pronunciate ai sensi dell’art. 23 della l. n. 689 del 1981, in giudizi iniziati prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2011, ove erroneamente introdotto con ricorso anziché con citazione, è suscettibile di sanatoria, a condizione che nel termine previsto dalla legge l’atto sia stato non solo depositato nella cancelleria del giudice, ma anche notificato alla controparte, non trovando applicazione il diverso principio, non suscettibile di applicazione al di fuori dello specifico ambito, affermato con riguardo alla sanatoria delle impugnazioni delle deliberazioni di assemblea di condominio spiegate mediante ricorso, e senza che sia possibile rimettere in termini l’appellante, non ricorrendo i presupposti della pregressa esistenza di un consolidato orientamento giurisprudenziale poi disatteso da un successivo pronunciamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2017, n. 5295.


Procedimento civile – Impugnazioni – Tempestività dell’appello – Termine di decadenza – Atto di citazione – Opposizione a sanzione amministrativa – Verbale di accertamento – Violazione codice della strada.
Nel caso in cui il giudizio di appello, promosso avverso una sentenza emessa dal Giudice di Pace a definizione di un giudizio di opposizione a sanzioni amministrative (id est: verbali di accertamento di violazioni al Codice della Strada) instaurato successivamente all’entrata in vigore del D. Lgs. N. 150/2011, venga ad essere introdotto con la forma della citazione e non con ricorso, l’impugnazione sarà in ogni caso ritenuta proposta tempestivamente qualora l’atto sia stato depositato in Cancelleria entro e non oltre il termine di decadenza ex art. 327 c.p.c. (Federica Faramelli) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 13 Dicembre 2016.


Avvocato e procuratore - Onorari - Valore della causa - Accoglimento della domanda risarcitoria - Appello - Contenuto - Richiesta di maggiorazione del danno liquidato - Reiezione - Spese di lite - Riferimento al "decisum" e non al "disputatum" - Necessità.
In materia di spese processuali, in caso di accoglimento parziale in primo grado di una domanda risarcitoria, con successivo rigetto dell'appello volto a conseguire una maggiorazione del danno liquidato, la previsione di cui all'art. 20 del d.m. n. 140 del 2012 - secondo cui, ai fini della liquidazione del compenso nei giudizi "per pagamento somme, anche a titolo di danno", il valore della causa si determina con riferimento "alla somma attribuita alla parte vincitrice e non alla somma domandata" - va interpretata nel senso che la condanna alle spese a carico della parte appellante deve assumere a riferimento non la somma oggetto della domanda risarcitoria dalla stessa formulata (criterio del "disputatum"), bensì quella ad essa concretamente attribuita (criterio del "decisum"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Febbraio 2016, n. 3903.


Requisito di ammissibilità dell’appello di cui all’art. 342, comma 1, n.1 c.p.c. – Sua ratio.
Con l’art. 342 comma 1 n. 1, c.p.c. il legislatore ha inteso agevolare,  da un lato, l’immediata percezione da parte del giudice di appello, già ad una prima lettura dell’atto di impugnazione, delle conseguenze che l’accoglimento delle doglianze dell’appellante può avere sulla tenuta della decisione impugnata e, dall’altro, la stesura della sentenza di riforma, nel caso l’appello venisse ritenuto fondato in tutto o in parte, consentendo il ricorso ad una motivazione mediante richiamo alle deduzioni dello stesso appellante. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 12 Novembre 2015.


Forma dell’impugnazione – Ultrattività del rito – Principio dell’apparenza riferito esclusivamente alla qualificazione (giudiziale), anche implicita, dell’azione e del provvedimento.
Ove la controversia sia stata erroneamente trattata in primo grado con rito ordinario in luogo di quello del lavoro, anche per la proposizione dell'appello e dell'eventuale appello incidentale vanno seguite le forme ordinarie; pertanto, l’appello va proposto con citazione ad udienza fissa. Se, invece, la controversia sia stata trattata con il rito del lavoro anziché con quello ordinario, la proposizione dell'appello segue le forme della cognizione speciale. Tanto avviene in ossequio al principio dell'ultrattività del rito che costituisce una specificazione del più generale principio per cui l'individuazione del mezzo di impugnazione esperibile deve avvenire in base al principio dell'apparenza, cioè con riguardo esclusivo alla qualificazione, anche implicita, dell'azione e del provvedimento compiuta dal Giudice.
Secondo costante Giurisprudenza di Legittimità, in ragione del principio dell’ultrattività del rito, dovendosi proporre l'appello con citazione, nel caso in cui, invece, sia stato proposto con ricorso, la “sanatoria” è ammissibile solo se tale atto sia stato non soltanto depositato nella cancelleria del giudice competente, ma anche notificato alla controparte nel termine perentorio dell'art. 325 o dell'art. 327 cod. proc. civ. (tra le tante, cfr. Cassazione, sentenza n. 9530/10; Cassazione, sentenza n. 4498/09; Cassazione, sentenza n. 23412/08). Il principio in parola trova applicazione anche quando, essendo stato seguito erroneamente in primo grado il rito ordinario in controversia che ratione materiae avrebbe dovuto essere trattata col rito speciale.
Va nondimeno affermato il seguente principio: “nelle controversie regolate dal rito locatizio, il principio di ultrattività del rito postula che il giudice abbia trattato la causa secondo quello erroneamente adottato, implicitamente ritenendo che il rito in concreto seguito sia quello prescritto, con la conseguenza che il giudizio deve proseguire nelle stesse forme. Pertanto, qualora una causa in materia di locazione sia stata trattata con il rito ordinario, l'atto di appello va proposto con citazione, a norma dell'art. 342 cod. proc. civ., da notificare entro trenta giorni dalla notifica della sentenza; ove, invece, l'appello sia stato proposto erroneamente con ricorso, ai fini della tempestività del gravame occorre guardare non alla data di deposito dello stesso, bensì a quella della notifica del ricorso alla controparte in una col provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza”. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 22 Gennaio 2015, n. 1148.


Procedimento civile - Appello - Specificità dei motivi - Violazione - Conseguenze - Riesame - Esclusione.
Qualora l'appellante non contrasti in modo adeguato e con sufficiente grado di specificità, come previsto dall'articolo 342 c.p.c., il fondamento logico giuridico di tutte le argomentazioni del primo giudice, l'accertamento ed il giudizio valutativo di quest'ultimo non possono essere assoggettati a riesame. (Nella fattispecie, le motivazioni dell'atto di appello erano tali da poter essere superate sulla base delle argomentazioni contenute nella decisione impugnata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 14 Ottobre 2014.


Fallimento – Prosecuzione attività da parte del fallito – Inefficacia degli atti compiuti ex art. 44 L.F. – Non sussiste – Acquisizione dei beni pervenuti successivamente – Detrazione passività – Applicabilità art. 42 L.F..
La prosecuzione di fatto dell'attività d'impresa dopo la dichiarazione di fallimento determina l'applicabilità dell'art. 42 L.F., in quanto gli atti ed i pagamenti compiuti dall’imprenditore non rientrano tra quelli inefficaci ex art. 44 L.F., con la conseguenza che il curatore potrà reclamare l'acquisizione al fallimento del solo saldo attivo, detratte le passività incontrate. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 15 Luglio 2014.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo - Effetto devolutivo - Limiti - Nuovi motivi - Inammissibilità - Fattispecie.
Il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, limitatamente ai procedimenti in cui trovi applicazione la riforma di cui al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, è caratterizzato da un effetto devolutivo pieno, ma tale affermazione non implica che sia sufficiente ed idonea a provocare il secondo giudizio la mera richiesta di riesame, perfino senza enunciazione dei motivi. Ne consegue che, pur se risulti attenuato il requisito dell'art. 342 cod. proc. civ., nondimeno è inammissibile la deduzione di motivi di impugnazione nuovi e diversi rispetto a quelli tempestivamente addotti con l'atto introduttivo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte d'appello che aveva escluso l'ammissibilità della memoria contenente motivi aggiunti e depositata successivamente al ricorso). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2014.


Appello - Inammissibilità ex articolo 348 per c.p.c. - Ordinanza-filtro - Pronunzia al di fuori dei casi previsti dalla legge per ragioni processuali - Ricorribilità per cassazione - Ammissibilità - Fattispecie..
E’ impugnabile con il ricorso per cassazione l'ordinanza di inammissibilità dell'appello di cui all’articolo 348 ter c.p.c. pronunciata al di fuori dei casi previsti dalla legge processuale per sanzionare la mancanza di specificità dell'impugnazione, e quindi per il riscontro di una questione pregiudiziale di diritto di carattere impediente attinente alla forma dell'atto di appello. (Nel caso di specie, l'ordinanza-filtro era stata pronunciata non per confermare una sentenza "giusta" e, quindi, per essere l'appello prima facie destituito di fondamento, ma allo scopo di decidere una questione la cui decisione avrebbe richiesto la piena e completa esplicazione del diritto di difesa e del contraddittorio costituita dalla mancanza di specificità dell'atto di appello ex articolo 342 c.p.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Marzo 2014.


Reclamo ex art. 18 legge fall. - Effetto devolutivo pieno - Limiti di cui agli art. 342 e 345 cod. proc. civ. - Inapplicabilità - Contestazione, per la prima volta in sede di reclamo, della qualità di imprenditore commerciale - Ammissibilità.
Il "reclamo" avverso la sentenza dichiarativa di fallimento ex art. 18 legge fall., come modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, che ha ridenominato il precedente istituto dell'"appello", adeguandolo alla natura camerale dell'intero procedimento, è caratterizzato, per la sua specialità, da un effetto devolutivo pieno. Ne consegue l'inapplicabilità dei limiti previsti dagli artt. 342 e 345 cod. proc. civ. in tema di nuove allegazioni e nuovi mezzi di prova, restando priva di conseguenze processuali la circostanza che la società fallita abbia dedotto solo in tale sede l'insussistenza della propria qualità di imprenditore commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2014.


Procedimento civile - Reclamo camerale ex articolo 739 c.p.c. - Provvedimento non avente contenuto sostanziale di sentenza - Onere di specificazione dei motivi di impugnazione - Esclusione..
La disciplina generale del cd. reclamo camerale di cui all'articolo 739 c.p.c. non impone al reclamante alcun onere di specificazione dei motivi di impugnazione, mettendo così in evidenza la natura pienamente sostitutiva ed automaticamente devolutiva del gravame mediante la cui composizione il giudice di secondo grado è automaticamente investito dell'esame della domanda giudiziale, senza essere in alcun modo vincolato dalla pronuncia impugnata e alle censure da questa rivolte dal reclamante. Ne deriva che il reclamo non deve essere specificamente motivato quando è rivolto contro un decreto che, sebbene volto a dirimere una controversia tra parti contrapposte, non ha, tuttavia, il contenuto sostanziale di una sentenza, non essendo idoneo a decidere con efficacia di giudicato sulla situazione giuridica sostanzialmente controversa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 17 Febbraio 2014.


Procedimento civile - Reclamo camerale ex articolo 789 c.p.c. - Provvedimenti che non abbiano carattere sostanzialmente decisorio - Rimessione delle parti avanti al giudice di primo grado - Esclusione..
La natura integralmente ed automaticamente sostitutiva della decisione impugnata che deve riconoscersi al cd. reclamo camerale di cui all'articolo 739 c.p.c., quando questo sia rivolto contro provvedimenti che non abbiano carattere sostanzialmente decisorio, impedisce al giudice di secondo grado di rimettere le parti innanzi a quello di primo grado e ciò anche nei casi previsti o analoghi a quelli di cui agli articoli 353 e 354 c.p.c. Pertanto, il giudice adito con un reclamo avverso un provvedimento camerale che non abbia la sostanza tipica di una sentenza non può rimettere le parti innanzi al giudice di primo grado, ma deve esaminare e riesaminare, nei limiti segnati dalle domande e non già dai motivi delle parti, la correttezza del merito della decisione gravata, a seconda dei casi, confermandola, revocandola o modificandola, senza neppure la necessità di dichiarare previamente l'eventuale nullità degli atti del procedimento di primo grado che non siano eventualmente necessari ai fini della decisione o all'eliminazione degli effetti medio tempore prodotti, ostandovi il principio generale di cui all'articolo 156, comma 3, c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 17 Febbraio 2014.


Dichiarazione di fallimento - Reclamo ex art. 18 l. fall. - Carattere devolutivo pieno..
Il reclamo ex art 18 l. fall. ha carattere devolutivo pieno e non trovano dunque applicazione i limiti previsti dagli artt. 342 e 345 c.p.c. per l’appello, con la conseguenza che è possibile, in tale sede, per il creditore, introdurre questioni nuove, non già proposte con l’atto di opposizione all’omologazione. (Margherita Falagiani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2013.


Procedimento civile - Appello delle sentenze del giudice di pace - Semplificazione dei riti di cui al decreto legislativo n. 152 del 2011 - Applicazione della disciplina speciale - Esclusione.

Procedimento civile - Appello delle sentenze del giudice di pace - Proposizione con ricorso anziché concitazione - Raggiungimento dello scopo.
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Ai giudizi in grado di appello avverso le sentenze pronunciate dal giudice di pace ai sensi degli artt. 2, 6, 7 e 34 D.Lgs. n. 150/2011 (riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione) non trova applicazione la medesima predetta speciale disciplina, dettata con esclusivo riguardo al giudizio di opposizione di primo grado, bensì le norme ordinarie in grado di appello e, in particolare: i) l’art. 341 c.p.c., che prevede che l’appello contro le sentenze del giudice di pace si propone al tribunale; ii) l’art. 342 c.p.c., ai sensi del quale “L’appello si propone con citazione contenente l’esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell’impugnazione nonché le indicazioni prescritte dall’articolo 163. Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163 bis.”; iii) il combinato disposto degli artt. 50 bis e 350, 1° comma, c.p.c., per cui l’appello davanti al tribunale è trattato e deciso dal giudice monocratico; iv) l’art. 352 c.p.c., che contempla la decisione all’esito dello scambio di comparse conclusionali e memorie di replica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora l’appello avverso una sentenza del giudice di pace venga introdotto con ricorso anziché con citazione, l’adozione del ricorso e della successiva notifica deve comunque ritenersi idonea al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 02 Ottobre 2013.


Sentenze del giudice di pace - Appello - Normativa applicabile - Disciplina ordinaria in grado di appello

Appello - Sentenza del giudice di pace - Proposizione mediante ricorso anziché con citazione - Idoneità al raggiungimento dello scopo

Procedimento civile - Notificazione - Alla residenza, dimora, domicilio - Assenza del destinatario - Persone possibili consegnatarie della copia dell'atto da notificare - Ordine di successione - Tassatività - Notificazione a mani del portiere - Omessa attestazione nella relata del mancato rinvenimento delle altre persone indicate nel secondo comma dell'art. 139 cod. proc. civ. - Nullità della notificazione - Configurabilità - Fattispecie
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Ai giudizi in grado di appello avverso le sentenze pronunciate dal giudice di pace ai sensi ai sensi degli artt. 2, 6, 7 e 34 D.Lgs. n. 150/2011 non trova applicazione la medesima predetta speciale disciplina, dettata con esclusivo riguardo al giudizio di opposizione di primo grado, bensì le norme ordinarie in grado di appello e, in particolare:
- l’art. 341 c.p.c., il quale prevede che l’appello contro le sentenze del giudice di pace si propone al tribunale;
- l’art. 342 c.p.c., ai sensi del quale “L’appello si propone con citazione contenente l’esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell’impugnazione nonché le indicazioni prescritte dall’articolo 163. Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163 bis.”;
- il combinato disposto degli artt. 50-bis e 350, comma 1, c.p.c., per cui l’appello davanti al tribunale è trattato e deciso dal giudice monocratico;
- l’art. 352 c.p.c., che contempla la decisione all’esito dello scambio di comparse conclusionali e memorie di replica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Qualora l’appello avverso una sentenza del giudice di pace venga introdotta con “ricorso” anziché con “citazione”, l’adozione del ricorso e della successiva notifica deve comunque ritenersi idonea al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno, attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal comma 2 dell’art. 139 c.p.c., secondo la successione preferenziale da detta norma tassativamente stabilita: è pertanto nulla la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell’ufficiale giudiziario non contenga l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 02 Ottobre 2013.


Procedimento civile - Appello - Specificità dei motivi nell’atto introduttivo - Violazione - Conseguenze.
La specificità dei motivi d’appello è imposta dall’art. 342 cpc quale presupposto dell’ammissibilità del gravame (per tutte v. Cass. 16/2000) e comporta che attraverso l’atto introduttivo dell’impugnazione devono essere prospettate tutte le censure alla sentenza impugnata (non essendo lecito che l’esposizione delle argomentazioni venga rinviata a successivi momenti o atti del giudizio ovvero addirittura al deposito della comparsa conclusionale, v. Cass. 1924/2001, Cass. 6396/2004) le cui statuizioni non sono mai separabili dalle motivazioni che le sorreggono. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 03 Settembre 2013.


Finalità della modifica dell’art. 342 c.p.c. ad opera del d.l. 22 giugno 2012 n.83, convertito dalla L. 7 agosto 2012 n.134 – Possibilità di una pronuncia di inammissibilità parziale dell’appello – Sussistenza – Ricorso al modello decisorio previsto dall’art. 281 sexies c.p.c. – Ammissibilità..
Il legislatore con la modifica dell’art. 342 c.p.c. ad opera del d.l. 22 giugno 2012 n.83, convertito dalla L. 7 agosto 2012 n.134, ha inteso agevolare,  da un lato, l’immediata percezione da parte del giudice di appello, già ad una prima lettura dell’atto di impugnazione, delle conseguenze che l’accoglimento delle doglianze dell’appellante può avere sulla tenuta della decisione impugnata e, dall’altro, la stesura della sentenza di riforma, nel caso l’appello venisse ritenuto fondato in tutto o in parte, consentendo il ricorso ad una motivazione mediante richiamo alle deduzioni dello stesso appellante. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La sussistenza dei presupposti di cui all’art. 342 c.p.c. riformato può essere valutata rispetto a ciascuna delle doglianze che l’appellante muova alla decisione impugnata, a fortiori nel caso in cui esse siano state formulate sotto forma di motivi di appello, sul modello dell’atto di appello di cui all’art. 342 c.p.c previgente. E’ quindi possibile pervenire a conclusioni diverse rispetto ad esse, con una pronuncia di inammissibilità per alcune e di fondatezza o infondatezza nel merito per altre. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Ai fini di una pronuncia di inammissibilità di alcuni dei motivi di appello e di infondatezza di altri ben può essere utilizzato il modello decisorio previsto dall’art. 281 sexies c.p.c. al quale, dopo la modifica dell’art. 351, comma 4, c.p.c. ad opera dell’art. 27, comma 1, lett. c), n. 2) della Legge 12 novembre 2011 n. 183, è possibile ricorrere in tutti i casi in cui la causa sia di pronta decisione e non solo in quelli in cui sia stata fissata udienza ai sensi dell’art. 283 c.p.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 28 Maggio 2013.


Procedimento civile - Appello - Avvertimento al convenuto prescritto dal terzo comma dell’art. 163, n. 7 c.p.c. - Non necessità..
L.’art. 342 cod. proc. civ., nel testo derivante dall’art. 50 della legge n. 353 del 1990 e prima delle modifiche apportate dall’art. 54 d.l. n. 83 del 2012 (conv. nella l. n. 134 del 2012), non richiede anche lo specifico avvertimento prescritto dal terzo comma dell’art. 163, n. 7, cod. proc. civ., per il quale la costituzione del convenuto oltre i termini previsti implica le decadenze di legge nel giudizio di primo grado. Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Aprile 2013, n. 9407.


Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Natura del procedimento di impugnazione - Effetto devolutivo pieno - Limiti di cui agli articoli 342 e 345 c.p.c. - Esclusione..
Il giudizio di impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento, stante la natura camerale del procedimento, è caratterizzato da un effetto pienamente devolutivo cui non si applicano i limiti previsti dagli articoli 342 e 345 c.p.c., pur attenendo il reclamo ad un provvedimento decisorio, emesso all'esito di un procedimento contenzioso svoltosi in contraddittorio e suscettibile di acquisire autorità di cosa giudicata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 21 Febbraio 2013.


Impugnazioni civili - Appello - Onere dell'appellante di produrre documenti su cui fonda il gravame - Sussistenza..
E' onere dell’appellante, quale che sia stata la posizione da lui assunta nella precedente fase processuale, al fine di dimostrare l’ingiustizia o l’invalidità della sentenza impugnata, produrre, o ripristinare in appello se già prodotti in primo grado, i documenti sui quali egli basa il proprio gravame o comunque attivarsi, anche avvalendosi della facoltà di cui all’art. 76 disp. att. cod. proc. civ. di farsi rilasciare dal cancelliere copia degli atti del fascicolo delle altre parti, perché questi documenti possano essere sottoposti all’esame del giudice di appello. Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Febbraio 2013, n. 3033.


Appello - Indicazione specifica dei motivi di impugnazione - Mera denuncia dell'ingiustizia della decisione perché fondata su ingiusta valutazione delle prove dei fatti delle ragioni di diritto e volontà di sottoporre la controversia al giudice dell'impugnazione - Sufficienza..
Ai fini dell'osservanza della disposizione di cui all'articolo 342, comma 1, c.p.c., relativa al contenuto dell'atto di citazione di appello, è sufficiente la mera denuncia della ingiustizia della decisione perché fondata su una ingiusta valutazione delle prove, dei fatti o delle ragioni di diritto, accompagnata dalla volontà di sottoporre l'intera controversia al giudice dell'impugnazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 15 Giugno 2012.


Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Reclamo ex art. 18 legge fall. modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007 - Effetto devolutivo pieno - Conseguenze - In caso di mancata comparizione del reclamante all'udienza di trattazione - Decisione nel merito del reclamo - Necessità..
ei giudizi in cui trova applicazione la riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, che ha modificato l'art. 18 legge fall. denominando l'impugnazione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento come "reclamo", in luogo del precedente "appello", questo mezzo, in coerenza con la natura camerale dell'intero procedimento, è caratterizzato, per la sua specialità, da un effetto devolutivo pieno, non soggetto ai limiti previsti, in tema di appello, dagli artt. 342 e 345 cod. proc. civ., pur attenendo a un provvedimento decisorio, emesso all'esito di un procedimento contenzioso svoltosi in contraddittorio e suscettibile di acquistare autorità di cosa giudicata. Ne consegue che, dovendosi applicare le norme sul reclamo, in quanto non derogate dall'art. 18 legge fall., vale il principio per cui, in caso di difetto di comparizione del reclamante all'udienza di trattazione, il giudice, verificata la regolarità della notificazione del ricorso e del decreto, deve decidere il reclamo nel merito, esclusa la possibilità di una decisione di rinvio della trattazione o di improcedibilità per disinteresse alla definizione o - come nella specie - di "non luogo a provvedere". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2012.


FALLIMENTO - APERTURA (DICHIARAZIONE) DI FALLIMENTO - SENTENZA DICHIARATIVA - OPPOSIZIONE - IN GENERE - Reclamo ex art. 18 legge fall. modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007 - Effetto devolutivo pieno - Conseguenze - In caso di mancata comparizione del reclamante all'udienza di trattazione - Decisione nel merito del reclamo - Necessità..
Nei giudizi in cui trova applicazione la riforma di cui al d.lgs. n. 169 del 2007, che ha modificato l'art. 18 legge fall. denominando l'impugnazione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento come "reclamo", in luogo del precedente "appello", questo mezzo, in coerenza con la natura camerale dell'intero procedimento, è caratterizzato, per la sua specialità, da un effetto devolutivo pieno, non soggetto ai limiti previsti, in tema di appello, dagli artt. 342 e 345 cod. proc. civ., pur attenendo a un provvedimento decisorio, emesso all'esito di un procedimento contenzioso svoltosi in contraddittorio e suscettibile di acquistare autorità di cosa giudicata. Ne consegue che, dovendosi applicare le norme sul reclamo, in quanto non derogate dall'art. 18 legge fall., vale il principio per cui, in caso di difetto di comparizione del reclamante all'udienza di trattazione, il giudice, verificata la regolarità della notificazione del ricorso e del decreto, deve decidere il reclamo nel merito, esclusa la possibilità di una decisione di rinvio della trattazione o di improcedibilità per disinteresse alla definizione o - come nella specie - di "non luogo a provvedere". Cassazione civile, sez. I, 24 Maggio 2012, n. 8227.


Appello - Deduzione di soli vizi di rito - Ammissibilità - Limiti - Ipotesi tassative di cui agli artt. 353 e 354 c.p.c...
L’impugnazione con cui l’appellante si limiti a dedurre soltanto vizi di rito avverso una pronuncia a lui sfavorevole (anche) nel merito è ammissibile nei soli limiti in cui i vizi denunciati, se fondati, imporrebbero una rimessione del procedimento al primo giudice ex artt. 353 e 354 c.p.c., e non anche nel caso in cui i vizi medesimi non rientrino nelle ipotesi tassative elencate dalle norme predette. Ne consegue che nella prima ipotesi, è ammissibile la deduzione dei soli vizi di rito, mentre, nella seconda, l’appello deve essere dichiarato inammissibile, qualora non contenga la richiesta di una pronuncia nel merito della domanda (Cass. n. 1505/07; Cass. n. 1199/07). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 19 Ottobre 2011.


Procedimento civile – Termine a comparire – Nullità – Sanatoria con effetto ex tunc – Rinnovazione della citazione – Fissazione di nuova udienza al convenuto che eccepisca la nullità..
Nel procedimento di appello la nullità derivante dalla assegnazione al convenuto di un termine a comparire inferiore a quello stabilito dalla legge è suscettibile di sanatoria, con efficacia “ex tunc”, sia mediante rinnovazione della notificazione dell’atto di appello disposta dal giudice entro un termine perentorio all’uopo assegnato sia, in via alternativa, per effetto della costituzione in giudizio della parte appellata, alla quale, ove deduca nel costituirsi l’inosservanza del termine a comparire, il giudice dovrà fissare una nuova udienza nel rispetto del termine stesso. (edc) Tribunale Torino, 19 Novembre 2008, n. 0.


Sanzioni amministrative – Giudizio di opposizione ex art. 23 l. 689/1981 – Grado d’appello – Procedimento ordinario – Applicabilità..
Mentre nel giudizio di opposizione di primo grado è prevista la specifica disciplina procedurale di cui all’art. 23 Legge n. 689/1981, nel giudizio in grado di appello trova invece applicazione l’ordinaria disciplina prevista dal codice di procedura civile e, in particolare, gli artt. 341 segg. c.p.c. tra cui l’art. 342 in base al quale il giudizio d’appello deve quindi introdursi con atto di citazione e non con ricorso. (edc) Tribunale Torino, 31 Ottobre 2008, n. 0.


Processo civile – Opposizione a sanzione amministrativa – Impugnazione della sentenza del giudice di pace – Modalità – Applicazione del procedimento avanti il tribunale – Ammissibilità..
In seguito alle modifiche introdotte all’art. 23 della legge 689/1981 ad opera dell’art. 26, comma 1, lett b) del d. lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, che hanno espressamente previsto la possibilità di appellare le sentenze del giudice di pace in materia di sanzioni amministrative ed altresì a seguito delle modifiche introdotte con la legge istitutiva del giudice unico di primo grado, si deve ritenere che il giudizio di appello possa essere introdotto nei modi e nei termini previsti per il processo avanti il tribunale; ai fini della inammissibilità del gravame, è quindi ininfluente la scelta dell’atto di citazione o del ricorso, dovendosi, invece, fare esclusivo riferimento al rispetto delle forme, dei tempi e dei modi propri della forma di impugnazione prescelta dalla parte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Saluzzo, 27 Maggio 2008.