LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO II
Dell'appello

Art. 339

Appellabilità delle sentenze
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Possono essere impugnate con appello le sentenze pronunciate in primo grado, purché l'appello non sia escluso dalla legge o dall'accordo delle parti a norma dell'articolo 360, secondo comma.

II. È inappellabile la sentenza che il giudice ha pronunciato secondo equità a norma dell'articolo 114.

III. Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità a norma dell'articolo 113, secondo comma, sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia (1).



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(1) Comma sostituito dal d.ls. 2 febbraio 2006, n. 40, con effetto dal 2 marzo 2006. La disposizione si applica: «ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Tuttavia, ai provvedimenti del giudice di pace pubblicati entro la data di entrata in vigore del presente decreto si applica la disciplina previgente».

GIURISPRUDENZA

Avvocato - Onorari - Liquidazione - Ingiunzione - Opposizione a decreto ingiuntivo - Applicazione, da parte del giudice, del rito sommario ordinario ex art. 702 bis c.p.c. - Erronea dichiarazione di inammissibilità - Mezzo di impugnazione - Appello - Fondamento - Fattispecie.
Il provvedimento con cui è decisa l'opposizione a decreto ingiuntivo riguardante onorari di avvocato che sia stata introdotta ai sensi dell'art. 702 bis c.p.c., seguendo il rito sommario ordinario codicistico e non quello speciale di cui all'art. 14 d.lgs. n. 150 del 2011, deve essere impugnato con l'appello, secondo il regime previsto dall'art. 702 quater c.p.c., trovando applicazione il principio di apparenza. (Nella specie, il giudice di primo grado, utilizzando il rito sommario ordinario ex art. 702 bis c.p.c., aveva dichiarato inammissibile l'opposizione perché non introdotta con le forme del rito ordinario; la S.C., pur ritenendo erronea la ricostruzione normativa del giudice "a quo", ha dichiarato inammissibile il ricorso contro tale ordinanza poiché, alla luce del principio di apparenza, avrebbe dovuto essere proposto appello come stabilito dall'art. 702 quater c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 05 Ottobre 2018, n. 24515.


Responsabilità dello Stato per violazione di Direttive europee - Condanna emessa dal giudice di pace secondo equità - Appello a motivi limitati - Ammissibilità.
E' ammissibile l'appello avverso la sentenza di condanna dello Stato italiano al risarcimento del danno derivante dalla violazione di una Direttiva europea, emessa dal giudice di pace nell'ambito di un giudizio di equità cd. necessaria, ai sensi dell'art. 113, comma 2, c.p.c., atteso che la ragione di impugnazione fondata sull'erronea applicazione della Direttiva rientra tra i motivi "limitati" di cui all'art. 339, comma 3, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2018, n. 17058.


Giudice di pace - Sentenza pronunciata secondo equità - Ammissibilità dell'appello - Esclusione - Rilievo d'ufficio - Configurabilità.
Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità possono, ai sensi dell'art. 339, comma 3 c.p.c., soltanto formare oggetto di ricorso per cassazione e sono, pertanto, inappellabili. L'inammissibilità dell'appello, attenendo ai presupposti dell'impugnazione, è rilevabile anche d'ufficio in sede di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Settembre 2017, n. 22256.


Impugnazioni civili - Appello - Legittimazione - Parte del giudizio di merito - Individuazione - Criteri - Fattispecie.
La legittimazione a proporre l’impugnazione, o a resistere ad essa, spetta solo a chi abbia assunto la veste di parte nel giudizio di merito, secondo quanto risulta dalla decisione impugnata, tenendo conto sia della motivazione che del dispositivo, a prescindere dalla sua correttezza e corrispondenza alle risultanze processuali nonché alla titolarità del rapporto sostanziale, purché sia quella ritenuta dal giudice nella sentenza della cui impugnazione si tratta. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il corrispondente motivo di ricorso ritenendo che l’Agenzia delle entrate, pur non avendo partecipato al giudizio di primo grado, era comunque legittimata a proporre appello in ragione della sua qualificazione come parte desumibile dalla sentenza impugnata e che, peraltro, dato l’oggetto della controversia - riguardante non soltanto vizi della procedura di riscossione ma anche la pretesa tributaria considerata nella sua sussistenza e fondatezza sostanziale - la stessa era anche litisconsorte necessario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 30 Maggio 2017, n. 13584.


Avvocato - Onorari - Liquidazione - Procedimento di liquidazione del compenso in favore degli avvocati, ex art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011 - Controversia estesa all'"an debeatur" - Ordinanza conclusiva - Appellabilità - Esclusione - Ricorribilità per cassazione - Fondamento.
In tema di liquidazione degli onorari e diritti di avvocato in materia civile, l'ordinanza conclusiva del procedimento ex art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011 non è appellabile, ma impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, sia che la controversia riguardi solamente il "quantum debeatur", sia che la stessa sia estesa all'"an" della pretesa, trovando anche in tale ultimo caso applicazione il rito di cui al citato art. 14. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 Maggio 2017, n. 12411.


Avvocato - Onorari - Prestazioni professionali - Richiesta cumulativa, anche a seguito di riunione di giudizi, di compensi per la trattazione di affari civili e penali - Procedimento di cui alla l. n. 794 del 1942 (applicabile "ratione temporis") - Inapplicabilità - Conseguenze.
Il procedimento previsto dagli artt. 28 e ss. della l. n. 794 del 1942 per la liquidazione degli onorari di avvocato non è applicabile per i compensi in materia penale, anche se chiesti cumulativamente a quelli civili nel medesimo giudizio, ovvero in altro, ordinario, riunito a quello disciplinato dalla menzionata legge: in tali ipotesi, il rito ordinario di cognizione, che è il solo consentito per le prestazioni penali, prevale, per ragioni di connessione, su quello speciale, ed il procedimento va definito con sentenza, soggetta all'appello e non al ricorso straordinario per cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Settembre 2016, n. 19025.


Avvocato e procuratore - Onorari - Procedimento di liquidazione - Ingiunzione - Opposizione - Celebrazione del giudizio nelle forme ordinarie - Contestazione dell'"an" della prestazione - Impugnazione esperibile - Appello.
In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, ove il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo si sia svolto nelle forme ordinarie e sia stata contestata l'esistenza del diritto al compenso, la decisione è impugnabile con appello e non mediante ricorso per cassazione, non trovando in detta ipotesi applicazione l'art. 14, comma 4, del d.lgs. n. 150 del 2011. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Giugno 2016, n. 12248.


Procedimento per ingiunzione - Opposizione - Inammissibilità dell'opposizione - Impugnabilità con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Valore sostanziale di sentenza - Appellabilità.
Il provvedimento dichiarativo della inammissibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo per difetto di costituzione dell'opponente o per ritardata costituzione del medesimo non è direttamente impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., essendo esso soggetto a gravame secondo i normali criteri del giudizio di cognizione. Invero, nell'opposizione a decreto ingiuntivo, che introduce un ordinario giudizio di cognizione, il decreto di inammissibilità dell'opposizione, adottato per il riscontrato difetto di rituale costituzione dell'opponente, assume valore sostanziale di sentenza ed è pertanto suscettibile di impugnazione mediante appello, con tale mezzo realizzandosi, attraverso la normale garanzia giurisdizionale e nel contraddittorio delle parti interessate, un controllo circa la sussistenza dei presupposti legittimanti la dichiarata inammissibilità (Cass. civ., sez. I, 15 dicembre 1982, n. 6908). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2016.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Errata applicazione del rito - Decisione con sentenza - Impugnazione mediante appello - Ammissibilità.
Deve essere ribadito il principio, più volte affermato, di apparenza e affidabilità, secondo il quale, per individuare il regime impugnatorio da applicarsi ad un determinato provvedimento, assume rilevanza decisiva la forma adottata dal giudice purché sia frutto di una scelta consapevole, anche se non esplicitata con motivazione specifica ma desumibile dalle modalità con le quali si è svolto il procedimento (cfr. ex multis: S.U. n.390/11; Sez.6-1 n.3672/12; Sez.3 n.30201/08). Pertanto, qualora l'opposizione allo stato passivo sia stata trattata, con piena acquiescenza delle parti, secondo il rito previgente al D.Lgs. n. 5/2006 ed in coerenza a tale scelta decisa con sentenza, non può essere censurata la scelta dell'appello quale mezzo di impugnazione in luogo del ricorso per cassazione previsto dal D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5 applicabile ratione temporis alla fattispecie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Ottobre 2015, n. 20385.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Applicazione delle norme del processo ordinario - Limiti - Mancata produzione di copia autentica del provvedimento impugnato - Conseguenze - Improcedibilità - Esclusione.
Il giudizio di opposizione allo stato passivo è regolato dall'art. 99 legge fall. E non dall'articolo 183 c.p.c., che peraltro riguarda il giudizio di primo grado e non un giudizio di impugnazione quale quello disciplinato dalla disposizione innanzi citata.

In tema di opposizione allo stato passivo del fallimento, nel regime previsto dal decreto legislativo n. 169 del 2007, la mancata produzione di copia autentica del provvedimento impugnato non costituisce causa di improcedibilità del giudizio, non trovando applicazione in materia la disciplina di cui all'articolo 339 e seguenti c.p.c., versandosi in un giudizio diverso da quello ordinario di cognizione e non potendo la predetta opposizione essere qualificata come appello, pur avendo natura impugnatoria. Inoltre, l'articolo 99 legge fall., che indica il contenuto del ricorso, non fa riferimento alla predetta allegazione e l'unico richiamo sul punto concerne i documenti che la parte può discrezionalmente sottoporre al giudice. Non di meno è comunque applicabile il precetto enunciato nell'articolo 347 c.p.c. che, ponendo l'onere per l'appellante di inserire nel proprio fascicolo copia della sentenza impugnata, ha come scopo solo la possibilità dell'esame di detto provvedimento da parte del giudice dell'appello. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015, n. 19802.


Rito Sommario di cognizione – Appello – Atto introduttivo – Forma della citazione – Sussiste (art. 702-quater c.c.).
In materia di rito sommario di cognizione previsto per le controversie regolate dal d.lgs. 150 del 2011, l'appello, ex art. 702-quater cod. proc. civ., va proposto con atto di citazione, e non con ricorso, sicché la verifica della tempestività dell'impugnazione va effettuata calcolandone il termine di trenta giorni dalla data di notifica dell'atto introduttivo alla parte appellata. Tale principio costituisce un corollario del rilevante arresto delle S.U. n. 2907 del 2014, secondo il quale trova applicazione, in assenza di una specifica previsione normativa per il giudizio di secondo grado, la disciplina ordinaria di cui agli artt. 339 e seguenti cod. proc. civ.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Dicembre 2014, n. 26326.


Procedimento civile - Appello delle sentenze del giudice di pace - Semplificazione dei riti di cui al decreto legislativo n. 152 del 2011 - Applicazione della disciplina speciale - Esclusione.

Procedimento civile - Appello delle sentenze del giudice di pace - Proposizione con ricorso anziché concitazione - Raggiungimento dello scopo.
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Ai giudizi in grado di appello avverso le sentenze pronunciate dal giudice di pace ai sensi degli artt. 2, 6, 7 e 34 D.Lgs. n. 150/2011 (riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione) non trova applicazione la medesima predetta speciale disciplina, dettata con esclusivo riguardo al giudizio di opposizione di primo grado, bensì le norme ordinarie in grado di appello e, in particolare: i) l’art. 341 c.p.c., che prevede che l’appello contro le sentenze del giudice di pace si propone al tribunale; ii) l’art. 342 c.p.c., ai sensi del quale “L’appello si propone con citazione contenente l’esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell’impugnazione nonché le indicazioni prescritte dall’articolo 163. Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163 bis.”; iii) il combinato disposto degli artt. 50 bis e 350, 1° comma, c.p.c., per cui l’appello davanti al tribunale è trattato e deciso dal giudice monocratico; iv) l’art. 352 c.p.c., che contempla la decisione all’esito dello scambio di comparse conclusionali e memorie di replica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora l’appello avverso una sentenza del giudice di pace venga introdotto con ricorso anziché con citazione, l’adozione del ricorso e della successiva notifica deve comunque ritenersi idonea al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 02 Ottobre 2013.


Provvedimento giudiziale - Mezzo di impugnazione - Effetto giuridico sostanziale - Rilevanza - Forma esteriore del provvedimento o denominazione data del giudice - Irrilevanza..
Allo scopo di stabilire se un provvedimento abbia carattere di ordinanza o di sentenza, e sia quindi soggetto ai mezzi di impugnazione stabiliti per l’uno o per l’altro provvedimento, non deve aversi riguardo alla forma esteriore od alla denominazione data dal Giudice, ma all’effetto giuridico sostanziale che esso é destinato a produrre, in base al principio della prevalenza della sostanza sulla forma, con la conseguenza che, indipendentemente dalla veste formale utilizzata, si è comunque in presenza di una sentenza quando il Giudice si pronuncia in via definitiva o non definitiva sul merito della controversia, sui presupposti o sulle condizioni processuali ex art. 279 c.p.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 21 Giugno 2011.


Processo civile - Sentenza del giudice di pace - Valore inferiore a mille cento euro - Appello - Ammissibilità - Condizioni - Adempimento dell'obbligazione - Conseguimento da parte del debitore della disponibilità della somma dovuta - Necessità..
Il comportamento del debitore che, nonostante le rimostranze del creditore, perseveri nel voler provvedere al pagamento dell’obbligazione con modalità tali che non forniscano al creditore la disponibilità della somma di denaro dovuta costituisce violazione dei “principi regolatori della materia” (cfr. artt. 1175 e 1375, codice civile) e avverso la sentenza del giudice di pace che non faccia applicazione di detti principi potrà essere proposto appello anche nel caso in cui il valore della controversia sia inferiore a mille cento euro. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 26 Ottobre 2010.


Provvedimento sulla incompetenza – Errores in procedendo – Impugnazione – Appello..
Con riguardo alla pronuncia che dichiari l’incompetenza, la doglianza relativa ai soli errores in procedendo commessi dal giudice di merito che abbiano riguardato solo la violazione delle norme del procedimento con cui la questione di competenza è stata risolta (nel caso di specie con istanza di regolamento veniva chiesto alla Suprema Corte di accertare che la  declinatoria della competenza non doveva avvenire con sentenza ma con ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo) e non abbiano, invece, inciso sulla statuizione relativa alla competenza, deve essere fatta valere attraverso lo strumento dell’appello e non con quello del regolamento necessario di competenza. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 08 Luglio 2010.


Sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità – Appello – Impugnazione del capo della sentenza relativo alla condanna alle spese – Violazione delle norme sul procedimento – Configurabilità. .
Il capo della sentenza del giudice di pace - che ha deciso la causa come giudice di equità - relativo alla spese processuali è appellabile, atteso che la disciplina sulle spese appartiene alle regole che governano il processo e che, quindi, la sua violazione integra violazione delle norme sul procedimento. (Andrea Gibelli) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 21 Aprile 2009.


Procedimento civile – Sentenze del giudice di pace – Appellabilità – Criteri – Valore non superiore ad euro 1.100,00 – Decisione secondo equità – Irrilevanza..
In tema di impugnazione di sentenze del giudice di pace, in base al combinato disposto degli art. 339, comma 3, e 113, comma 2, cod. proc. civ., sono da ritenersi inappellabili (e perciò immediatamente ricorribili per Cassazione) tutte le sentenze pronunciate dal giudice di pace in controversie non eccedenti il valore di € 1.100,00=, a prescindere dal fatto che esse siano pronunciate secondo diritto o secondo equità, a tal fine dovendo considerarsi non il contenuto della decisione ma, appunto, solamente il valore della controversia, da determinarsi applicando analogicamente le norme di cui agli art. 10 e ss. cod. proc. civ. in tema di competenza. (Edoardo Di Capua) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21 Gennaio 2009.