LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO I
Delle impugnazioni in generale

Art. 327

Decadenza dall'impugnazione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Indipendentemente dalla notificazione, l'appello, il ricorso per cassazione e la revocazione per i motivi indicati nei numeri 4 e 5 dell'articolo 395 non possono proporsi dopo decorsi sei mesi (1) dalla pubblicazione della sentenza.

II. Questa disposizione non si applica quando la parte contumace dimostra di non aver avuto conoscenza del processo per nullità della citazione o della notificazione di essa, e per nullità della notificazione degli atti di cui all'articolo 292.



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(1) Le parole «decorsi sei mesi» hanno sostituito le parole “decorso un anno » in base all’art. 46, comma 17, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo – Omologazione – Reclamo – Termine – Decorrenza – Notifica alla parte – Iscrizione della stessa nel registro delle imprese ex art. 18 l.f. – Esclusione – Omessa notifica – Termine lungo di cui all'art. 327 c.p.c..
Il termine di trenta giorni per la proposizione del reclamo avverso il decreto di omologazione del concordato preventivo decorre dalla notificazione del decreto medesimo secondo le regole generali, essendo la parte che si oppone all'omologazione soggettivamente individuata; ne consegue che alla fattispecie non può trovare applicazione analogica la L. Fall., art. 18 nella parte in cui individua il dies a quo per la proposizione del reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento nella data dell'iscrizione della stessa nel registro delle imprese (v. Cass. n. 3463-17, nonchè, seppure implicitamente, la stessa Cass. n. 4304-12 cit.);

In mancanza di notificazione, il reclamo può essere proposto nel termine lungo di cui all'art. 327 c.p.c., in base al principio desumibile da tale norma ed estensibile all'impugnazione di ogni provvedimento al riguardo non diversamente disciplinata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 Settembre 2018, n. 22473.


Avvocato - Giudizi disciplinari - Ricorso per cassazione avverso le decisioni del Consiglio nazionale forense - Notificazione del provvedimento ad avvocato sottoposto a procedimento disciplinare - Termine lungo per impugnare - Applicabilità - Condizioni - Fattispecie.
La proposizione del ricorso per cassazione contro le decisioni rese dal Consiglio nazionale forense su provvedimenti disciplinari a carico di avvocati è soggetta al termine cd. lungo di cui all'art. 327 c.p.c. ove non vi sia stata valida notificazione d'ufficio della decisione impugnata e nessuna delle parti interessate abbia provveduto alla notificazione stessa di propria iniziativa. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto operante il termine "lungo" in relazione all'impugnazione di una decisione disciplinare del CNF notificata d'ufficio all'avvocato - che non aveva eletto domicilio nel comune sede dell'ufficio procedente - presso lo stesso CNF forense e non all'indirizzo PEC indicato al Consiglio dell'ordine di appartenenza, nonostante tale indirizzo non risultasse inaccessibile). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Agosto 2018, n. 19526.


Inammissibilità dell'impugnazione principale – Conseguenze – Inefficacia dell'impugnazione incidentale tardiva – Condizioni – Fattispecie.
Le impugnazioni incidentali possono essere proposte, in sede di gravame, con la comparsa di risposta tempestivamente depositata, purché risulti rispettato il termine ordinario di trenta giorni dalla notificazione della sentenza di primo grado, sicchè, mentre l'inammissibilità dell'appello principale non priva di efficacia l'appello incidentale che sia stato proposto (oltre che tempestivamente ai sensi dell'art. 343 c.p.c. anche) nei termini per impugnare previsti dagli artt. 325, 326 e 327 c.p.c., un'impugnazione incidentale avanzata quando tali termini siano scaduti non potrebbe mai essere ritenuta "tempestiva", anche se rispettosa del termine di cui all'art. 343 c.p.c. (In applicazione dell'enunciato principio la S.C. ha confermato la decisione di secondo grado che aveva dichiarato inefficace l'appello incidentale tardivo a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso principale perchè non sottoscritto da un avvocato legalmente esercente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 Agosto 2018, n. 20963.


Nullità della sentenza - Non integrità del contraddittorio - Omesso rilievo - Inesistenza della sentenza - Esclusione - Nullità della sentenza - Configurabilità - Conseguenze.
Qualora nel giudizio di secondo grado si sia verificata la non integrità del contraddittorio e la stessa non sia stata rilevata dal giudice che, con la decisione della controversia nel merito, ne abbia implicitamente accertato la regolarità, il relativo "error in procedendo", traducendosi in un "error in iudicando", non determina l'inesistenza ma la nullità della sentenza, sicché il vizio, in virtù del principio dell'assorbimento delle nullità in motivi di gravame, deve essere dedotto mediante ricorso per cassazione (proposto anche dopo il decorso del termine cd. lungo per impugnare in presenza dei presupposti di cui all'art. 327, comma 2, c.p.c.), formandosi, in difetto, il giudicato sulla questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Luglio 2018, n. 19574.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Termine semestrale di cui all'art. 327 c.p.c. - Applicabilità - Fattispecie.
L'opposizione allo stato passivo può essere proposta entro sei mesi dal deposito del decreto che lo dichiara esecutivo, in applicazione analogica dell'art. 327 c.p.c., salvo che l'opponente provi di non aver avuto conoscenza dell'esistenza della procedura concorsuale. Infatti, l'assimilazione dell'istituto ai rimedi impugnatori cede solo a fronte di ulteriori esigenze di specialità e di autonomia della procedura concorsuale che trovino nella relativa disciplina apposita e distinta regolamentazione.

(Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso il decreto del tribunale che aveva dichiarato inammissibile l'opposizione allo stato passivo di un creditore poiché proposta oltre il termine semestrale di cui all'art. 327 c.p.c., ritenendo irrilevante che la comunicazione formale della sua esclusione fosse pervenuta a due anni di distanza dal deposito in cancelleria del decreto di esecutività dello stato passivo, essendo il creditore già a conoscenza della procedura concorsuale). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 10 Maggio 2018, n. 11366.


Fallimento – Opposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento – Impossibilità di far decorrere il termine breve – Applicazione analogica del termine ex art. 327 c.p.c. – Esclusione della decadenza dall'impugnazione in caso di mancata conoscenza del processo – Contumace – Prova della mancata conoscenza del processo mediante presunzioni – Ammissibilità.
Qualora, per la mancanza di notificazione o comunicazione al debitore della sentenza dichiarativa del suo fallimento non possa decorrere il termine breve di opposizione, di cui all'art. 18 l.fall. (nel testo emendato dalla sentenza della Corte Cost. 27 novembre 1980, n. 151 ed anteriore alle modifiche di cui al d.lgs. n. 5 del 2006), trova applicazione analogica l'art. 327 c.p.c. (nella versione anteriore alla l. n. 69 del 2009) non solo nella parte in cui commina il termine annuale di decadenza, ma anche nella disciplina del suo comma 2 con riguardo alla esclusione della decadenza dall'impugnazione nelle ipotesi ivi previste di mancata conoscenza del processo. Perché dunque il contumace possa evitare la decadenza dal diritto di proporre impugnazione per decorso del termine annuale, non è sufficiente, ai sensi dell'art. 327, comma 2, c.p.c., la sola nullità della notificazione, ma occorre anche la prova della mancata conoscenza del processo a causa di tale nullità, prova che spetta al contumace fornire e che può essere data anche tramite il ricorso a presunzioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Novembre 2017, n. 26427.


Notificazione - Dell'atto d'impugnazione - Luogo di notificazione - Procuratore costituito - Esito negativo dovuto al trasferimento del procuratore - Conseguenze - Efficacia della notifica - Esclusione - Fondamento - Obbligo del procuratore trasferitosi di comunicare la variazione all'altra parte - Sussistenza - Esclusione - Proroga dei termini di impugnazione - Esclusione.
Qualora la notificazione dell'impugnazione presso il procuratore costituito non sia andata a buon fine, per non avere l'ufficiale giudiziario reperito detto procuratore nel luogo indicato dall'istante, la questione della conoscenza o conoscibilità del diverso recapito del procuratore medesimo, anche se il trasferimento non sia stato comunicato da controparte, non ha alcun rilievo giuridico, atteso che la rinnovazione della notificazione deve avvenire entro la scadenza del termine fissato per l'impugnazione. Detto termine, in quanto perentorio, non è prorogabile, né soggetto a sospensione o interruzione se non nei casi previsti dalla legge, sicché decorre durante il tempo necessario per le ricerche del nuovo recapito del procuratore destinatario, restando a carico dell'istante il rischio di decadenza per mancato rispetto del termine stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 Giugno 2017.


Fallimento – Accertamento del passivo – Crediti nascenti dal rapporto di lavoro – Sospensione dei termini durante il periodo feriale – Esclusione – Ratio.
Benché, ai sensi dell’art. 1 della l. n. 7742 del 1969, i giudizi per l’accertamento dei crediti concorsuali non si sottraggano, in via generale, alla regola della sospensione dei termini durante il periodo feriale, la sospensione non opera in quelli in cui si controverta dell’ammissione allo stato passivo di crediti nascenti dal rapporto di lavoro, che, pur dovendo essere trattati con il rito fallimentare, sono assoggettati al diverso regime previsto dal combinato disposto dell’art. 92 del r.d. n. 12 del 1941 e dell’art. 3 della l. n. 742/1969 in ragione della materia che ne forma oggetto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Maggio 2017, n. 10944.


Esecuzione forzata – Opposizioni – Opposizione all’esecuzione – Procedimento unico a struttura bifasica – Conseguenze in tema d'impugnazioni – Art. 327 c.p.c., come modificato dalla l.n. 69 del 2009 – Applicabilità ai giudizi instaurati successivamente alla sua entrata in vigore – Rilevanza della fase sommaria.
L’opposizione all’esecuzione, pur essendo distinta, dopo le modifiche introdotte dalla l.n. 52 del 2006, in due fasi, la prima sommaria e la seconda a cognizione piena, costituisce un unico procedimento, sicché, ai fini dell’applicazione del termine d’impugnazione di sei mesi, previsto dall’art. 327 c.p.c., nella nuova formulazione, ed utilizzabile per i giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore della l.n. 69 del 2009, rileva il momento in cui è stata introdotta la fase sommaria, con il deposito del ricorso dinanzi al giudice dell’esecuzione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione impugnata, che aveva dichiarato inammissibile l’appello avverso una sentenza resa su una opposizione all’esecuzione, nel regime dell’impugnazione reintrodotto dalla l.n. 69 del 2009, con la modifica dell’art. 616 c.p.c., reputando, erroneamente, operante il regime della ricorribilità in Cassazione introdotto dalla l.n. 52 del 2006 con la precedente modifica dello stesso art. 616 c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2017, n. 9352.


Fallimento – Accertamento del passivo – Impugnazione da parte di creditore tardivo di credito ammesso a favore di un terzo – Ammissibilità – Termine.
L'impugnazione del credito ammesso a favore di un terzo può essere proposta dal creditore tardivo - contestualmente alla dichiarazione tardiva del suo credito ove si sia in presenza di situazioni soggettive tra loro in conflitto - entro sei mesi dalla chiusura dello stato passivo, unica eccezione essendo rappresentata dalla non conoscenza del processo fallimentare, della cui prova è onerato il creditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2017, n. 8869.


Avvocati dipendenti di enti pubblici iscritti nell'Albo speciale - Cessazione del rapporto di pubblico impiego - Conseguenze in tema di "ius postulandi" - Permanenza dell'iscrizione all'Albo speciale e mantenimento della casella PEC - Irrilevanza - Notifica della sentenza all'avvocato cessato dall'impiego - Effetti.
Gli avvocati dipendenti di enti pubblici, iscritti nell'albo speciale annesso a quello professionale, sono abilitati al patrocinio esclusivamente per le cause e gli affari propri dell'ente presso il quale prestano la loro opera, onde la cessazione del rapporto di impiego, determinando la mancanza di legittimazione a compiere ed a ricevere atti processuali relativi alle cause proprie dell'ente, comporta il totale venir meno dello "ius postulandi" per una causa equiparabile a quelle elencate dall'art. 301 c.p.c., a nulla rilevando l'eventuale formale permanenza dell'iscrizione nell'albo speciale ed il mantenimento della medesima casella di posta elettronica certificata (PEC). Ne consegue che la notifica della sentenza, diretta all'ente pubblico, al precedente avvocato investito della causa in base al cessato rapporto d'impiego deve ritenersi inesistente e, pertanto, inidonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione, non essendo ipotizzabile la protrazione dell'attività lavorativa dell'avvocato-funzionario oltre il limite di durata del rapporto di lavoro subordinato ed essendo perciò inapplicabile alla fattispecie la disciplina dettata dall'art. 85 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Dicembre 2016, n. 25638.


Procedimento civile – Impugnazioni – Tempestività dell’appello – Termine di decadenza – Atto di citazione – Opposizione a sanzione amministrativa – Verbale di accertamento – Violazione codice della strada.
Nel caso in cui il giudizio di appello, promosso avverso una sentenza emessa dal Giudice di Pace a definizione di un giudizio di opposizione a sanzioni amministrative (id est: verbali di accertamento di violazioni al Codice della Strada) instaurato successivamente all’entrata in vigore del D. Lgs. N. 150/2011, venga ad essere introdotto con la forma della citazione e non con ricorso, l’impugnazione sarà in ogni caso ritenuta proposta tempestivamente qualora l’atto sia stato depositato in Cancelleria entro e non oltre il termine di decadenza ex art. 327 c.p.c. (Federica Faramelli) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 13 Dicembre 2016.


Appello – Inammissibilità ex art. 348-bis c.p.c. per non avere l'impugnazione una ragionevole probabilità di essere accolta – Ricorso per cassazione – Requisiti.
Nell'ipotesi di ordinanza d'inammissibilità dell'appello emessa ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c., per non avere l'impugnazione una ragionevole probabilità di essere accolta, il conseguente ricorso per cassazione proponibile in base all'art. 348-ter, terzo comma, c.p.c. contro la sentenza di primo grado nel termine di 60 gg. dalla comunicazione dell'ordinanza stessa o dalla sua notificazione, se avvenuta prima, è soggetto, ai fini del requisito di procedibilità ex art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., ad un duplice onere, quello di deposito della copia autentica della sentenza di primo grado e quello, inerente alla tempestività del ricorso, di provare la data di comunicazione o di notifica dell'ordinanza d'inammissibilità. Tale secondo onere è assolto dal ricorrente mediante il deposito della copia autentica dell'ordinanza con la relativa comunicazione o notificazione; in difetto, il ricorso è improcedibile ai sensi dell'art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., salvo in esito alla trasmissione del fascicolo d'ufficio da parte della cancelleria del giudice a quo, che il ricorrente ha l'onere di richiedere ai sensi del terzo comma del predetto articolo, la Corte, nell'esercitare il proprio potere officioso di verificare la tempestività dell'impugnazione, rilevi che quest'ultima sia stata proposta nei 60 gg. dalla comunicazione o notificazione ovvero, in mancanza dell'una e dell'altra, entro il termine c.d. lungo di cui all'art. 327 c.p.c.

Il ricorso per cassazione proposto in base all'art. 348-ter, 3 comma, c.p.c. contro la sentenza di primo grado, non è soggetto, a pena d'inammissibilità, alla specifica indicazione della data di comunicazione o di notificazione, se avvenuta prima, dell'ordinanza che ha dichiarato inammissibile l'appello, in quanto l'art. 366, primo comma, n. 6, c.p.c., si riferisce unicamente agli atti processuali e ai documenti da cui i motivi d'impugnazione traggono il proprio sostegno giuridico quali mezzi diretti all'annullamento del provvedimento impugnato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Dicembre 2016, n. 25513.


Procedimento civile – Iinammissibilità dell'appello ex art. 348-bis c.p.c. – Ricorso per cassazione proponibile ex art. 348-ter – Produzione della sentenza di primo grado – Prova della notifica dell’ordinanza d'inammissibilità.
Nell'ipotesi di ordinanza d'inammissibilità dell'appello emessa ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c., per non avere l'impugnazione una ragionevole probabilità di essere accolta, il conseguente ricorso per cassazione proponibile in base all'art. 348-ter, terzo comma, c.p.c. contro la sentenza di primo grado nel termine di 60 gg. dalla comunicazione dell'ordinanza stessa o dalla sua notificazione, se avvenuta prima, è soggetto, ai fini del requisito di procedibilità ex art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., ad un duplice onere, quello di deposito della copia autentica della sentenza di primo grado e quello, inerente alla tempestività del ricorso, di provare la data di comunicazione o di notifica dell'ordinanza d'inammissibilità. Tale secondo onere è assolto dal ricorrente mediante il deposito della copia autentica dell'ordinanza con la relativa comunicazione o notificazione; in difetto, il ricorso è improcedibile ai sensi dell'art. 369, secondo comma, n. 2, c.p.c., salvo in esito alla trasmissione del fascicolo d'ufficio da parte della cancelleria del giudice a quo, che il ricorrente ha l'onere di richiedere ai sensi del terzo comma del predetto articolo, la Corte, nell'esercitare il proprio potere officioso di verificare la tempestività dell'impugnazione, rilevi che quest'ultima sia stata proposta nei 60 gg. dalla comunicazione o notificazione ovvero, in mancanza dell'una e dell'altra, entro il termine c.d. lungo di cui all'art. 327 c.p.c.

Il ricorso per cassazione proposto in base all'art. 348-ter, 3 comma, c.p.c. contro la sentenza di primo grado, non è soggetto, a pena d'inammissibilità, alla specifica indicazione della data di comunicazione o di notificazione, se avvenuta prima, dell'ordinanza che ha dichiarato inammissibile l'appello, in quanto l'art. 366, primo comma, n. 6, c.p.c., si riferisce unicamente agli atti processuali e ai documenti da cui i motivi d'impugnazione traggono il proprio sostegno giuridico quali mezzi diretti all'annullamento del provvedimento impugnato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Dicembre 2016, n. 25513.


Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Decorso del termine - Socio illimitatamente responsabile - Notifica della sentenza integrale.
Il cd. termine breve per proporre il reclamo avverso la sentenza di fallimento, ai sensi del combinato disposto degli artt. 17 e 18 l.fall., decorre anche per il socio illimitatamente responsabile dichiarato fallito, soltanto a partire dalla notifica nei suoi confronti della sentenza integrale, palesandosi all'evidenza anche per il socio le medesime esigenze di tutela del diritto di difesa che giustificano la previsione ex lege di un tale onere nei confronti del "debitore"; ferma restando, in mancanza di notifica a cura della cancelleria o del creditore istante, l'applicazione del termine lungo ex art. 327, comma 1, c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Novembre 2016.


Termini - Termine annuale dalla pubblicazione della sentenza - Dichiarazione di fallimento di una parte intervenuta trascorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza - Proroga del termine - Fattispecie.
L'art. 328, ultimo comma, c.p.c., secondo il quale il termine annuale di cui all'art. 327 c.p.c. è prorogato qualora, trascorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, sia sopravvenuto uno degli eventi contemplati dall'art. 299 c.p.c., si applica anche nel caso della perdita della capacità di stare in giudizio a seguito del fallimento di una delle parti. (Fattispecie relativa a giudizio introdotto anteriormente alla l. n. 69 del 2009). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Settembre 2016, n. 18759.


Dichiarazione di fallimento di una parte intervenuta trascorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza - Proroga del termine - Fattispecie.
L'art. 328, ultimo comma, c.p.c., secondo il quale il termine annuale di cui all'art. 327 c.p.c. è prorogato qualora, trascorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, sia sopravvenuto uno degli eventi contemplati dall'art. 299 c.p.c., si applica anche nel caso della perdita della capacità di stare in giudizio a seguito del fallimento di una delle parti. (Fattispecie relativa a giudizio introdotto anteriormente alla l. n. 69 del 2009). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Settembre 2016, n. 18759.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo - Socio della società fallita - Art. 327, comma 2, c.p.c. - Applicabilità - Esclusione - Fondamento.
In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, sebbene l'art. 18, comma 4, l.fall. richiami espressamente il solo art. 327, comma 1, c.p.c., per ragioni riconnesse al rispetto del principio del contraddittorio, riferibile anche al procedimento prefallimentare, deve ritenersi applicabile anche il successivo comma 2 qualora l'impugnazione sia stata proposta da chi, come la società fallita, pur rivestendo ivi la qualità di parte, per esserne stata destinataria dell'atto introduttivo, sia rimasta sostanzialmente estranea ad esso, non avendone avuto conoscenza a causa di un vizio della notificazione, mentre tale disposizione non si applica se il reclamo sia proposto da chi, come il socio della società fallita, pur titolare di posizioni giuridiche che potrebbero essere pregiudicate dalla dichiarazione di fallimento, non sia, tuttavia, destinatario della relativa istanza, né del decreto di convocazione, dei quali, infatti, non è prevista la notificazione anche nei suoi confronti, sicché lo stesso, benchè legittimato a proporre reclamo, non è dispensato dall'osservanza del termine di cui all'art. 327, comma 1, c.p.c., indipendentemente dalla partecipazione al procedimento di primo grado e dal fatto che la notifica del ricorso di fallimento alla società fallita sia inesistente o nulla. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2016, n. 10632.


Opposizione a pignoramento - Struttura bifasica del procedimento - Ricorso al G.E. - Pendenza della lite - Affermazione - Proposizione della seconda fase "di merito" - Rilevanza ai fini della litispendenza - Esclusione.
Il giudizio di opposizione all'esecuzione, promosso ai sensi dell'art. 615, co. 2, c.p.c., deve ritenersi pendente sin dal momento in cui è stata introdotta la fase sommaria del procedimento, con il deposito del ricorso davanti al G.E. Pertanto è a tale momento che si deve aver riguardo onde determinare se il termine "lungo" di impugnazione della sentenza che chiude quel giudizio, ex art. 327 c.p.c., sia quello annuale ovvero quello semestrale dimidiato dalla L. 18.6.2009, n. 69. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 Maggio 2016, n. 8907.


Accertamento del passivo - Opposizione - Termine semestrale di cui all'articolo 327 c.p.c..
A seguito della dichiarazione di esecutività dello stato passivo, nel caso in cui non abbiano ricevuto la comunicazione del curatore prevista dall’art. 97 l. fall., i creditori che intendano proporre opposizione ex art. 98, 2° comma, l. fall., per contestare il rigetto o l’accoglimento parziale della propria domanda di insinuazione, di restituzione o di rivendica, sono esonerati dall’osservanza del termine perentorio sancito dall’art. 99, 1° comma, l. fall. per il deposito del ricorso (né, del resto, potrebbero osservarlo, poiché lo stesso decorre dalla comunicazione che, nell’ipotesi in esame, risulta omessa), ma rimangono, comunque, soggetti al rispetto del termine decadenziale di sei mesi dal deposito del provvedimento, sancito dal vigente art. 327 c.p.c. per la proposizione dei mezzi di impugnazione ordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 26 Febbraio 2015.


Forma dell’impugnazione – Ultrattività del rito – Principio dell’apparenza riferito esclusivamente alla qualificazione (giudiziale), anche implicita, dell’azione e del provvedimento.
Ove la controversia sia stata erroneamente trattata in primo grado con rito ordinario in luogo di quello del lavoro, anche per la proposizione dell'appello e dell'eventuale appello incidentale vanno seguite le forme ordinarie; pertanto, l’appello va proposto con citazione ad udienza fissa. Se, invece, la controversia sia stata trattata con il rito del lavoro anziché con quello ordinario, la proposizione dell'appello segue le forme della cognizione speciale. Tanto avviene in ossequio al principio dell'ultrattività del rito che costituisce una specificazione del più generale principio per cui l'individuazione del mezzo di impugnazione esperibile deve avvenire in base al principio dell'apparenza, cioè con riguardo esclusivo alla qualificazione, anche implicita, dell'azione e del provvedimento compiuta dal Giudice.
Secondo costante Giurisprudenza di Legittimità, in ragione del principio dell’ultrattività del rito, dovendosi proporre l'appello con citazione, nel caso in cui, invece, sia stato proposto con ricorso, la “sanatoria” è ammissibile solo se tale atto sia stato non soltanto depositato nella cancelleria del giudice competente, ma anche notificato alla controparte nel termine perentorio dell'art. 325 o dell'art. 327 cod. proc. civ. (tra le tante, cfr. Cassazione, sentenza n. 9530/10; Cassazione, sentenza n. 4498/09; Cassazione, sentenza n. 23412/08). Il principio in parola trova applicazione anche quando, essendo stato seguito erroneamente in primo grado il rito ordinario in controversia che ratione materiae avrebbe dovuto essere trattata col rito speciale.
Va nondimeno affermato il seguente principio: “nelle controversie regolate dal rito locatizio, il principio di ultrattività del rito postula che il giudice abbia trattato la causa secondo quello erroneamente adottato, implicitamente ritenendo che il rito in concreto seguito sia quello prescritto, con la conseguenza che il giudizio deve proseguire nelle stesse forme. Pertanto, qualora una causa in materia di locazione sia stata trattata con il rito ordinario, l'atto di appello va proposto con citazione, a norma dell'art. 342 cod. proc. civ., da notificare entro trenta giorni dalla notifica della sentenza; ove, invece, l'appello sia stato proposto erroneamente con ricorso, ai fini della tempestività del gravame occorre guardare non alla data di deposito dello stesso, bensì a quella della notifica del ricorso alla controparte in una col provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza”. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 22 Gennaio 2015, n. 1148.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo - Art. 327, secondo comma, cod. proc. civ. - Applicabilità - Fondamento.
In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, sebbene l'art. 18, quarto comma, legge fall. richiami espressamente il solo art. 327, primo comma, cod. proc. civ., va ritenuta l'applicabilità anche del secondo comma della menzionata disposizione per ragioni riconnesse al rispetto del principio del contraddittorio, riferibile anche al procedimento prefallimentare. Ne consegue che, qualora il reclamo sia stato tardivamente proposto a causa di un vizio della notificazione del ricorso ex art. 15 legge fall., occorre distinguere l'ipotesi di inesistenza di quest'ultima - assistita da una presunzione "iuris tantum" di mancata conoscenza del procedimento, con onere per la controparte di fornire la prova contraria - da quella della sua nullità, rispetto alla quale spetta al reclamante l'onere di dimostrare di non averne avuto conoscenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2014, n. 14232.


Fallimento - Stato passivo - Comunicazione dell'esito del procedimento di accertamento del passivo - Mancata comunicazione - Termine per l'opposizione - Decorrenza..
In mancanza della comunicazione di cui all'articolo 97 L.F., l'opposizione allo stato passivo del fallimento deve essere proposta non oltre il termine previsto dall'articolo 327 c.p.c., il quale dalla data di deposito in cancelleria dello stato passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 27 Novembre 2013.


Estinzione del processo - Provvedimento del giudice - Impugnazione  - Sentenza reiettiva di reclamo proposto contro declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore - Appello - Forma - Ricorso - Inosservanza - Appello proposto con citazione - Conversione dell'atto processuale nullo - Condizioni..
L'appello avverso la sentenza resa ex art. 308, secondo comma, cod. proc. civ., reiettiva del reclamo contro la declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, promosso con citazione anziché con ricorso è suscettibile di sanatoria, in via di conversione ex art. 156 cod. proc. civ., a condizione che, nel termine previsto dalla legge, l'atto sia stato non solo notificato alla controparte, ma anche depositato nella cancelleria del giudice. (massima ufficiale)  Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Ottobre 2013.


Procedimento civile - Estinzione del processo - Provvedimento del giudice - Impugnazione - Sentenza reiettiva di reclamo proposto contro declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore - Appello - Rito camerale - Applicabilità fin dal momento della sua proposizione..
Ai sensi dell'art. 130 disp. att. cod. proc. civ., il procedimento di appello avverso la sentenza resa ex art. 308, secondo comma, cod. proc. civ., reiettiva del reclamo contro la declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, è retto dal rito camerale fin dal momento della proposizione della impugnazione, che va, quindi, introdotta con ricorso da depositarsi in cancelleria entro i termini perentori prescritti dagli artt. 325 e 327 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Ottobre 2013.


Fallimento - Decreto di chiusura - Reclamo - Termine - Applicabilità dell'art. 327, secondo comma, cod. proc. civ. - Esclusione - Limiti.
In tema di chiusura del fallimento, l'inapplicabilità, con riferimento al termine per la proposizione del reclamo avverso il corrispondente decreto, della disciplina dettata dall'art. 327, secondo comma, cod. proc. civ., deriva dalla peculiarità del procedimento fallimentare, nella specie giustificabile con la natura di procedimento incidentale da riconoscersi al reclamo endofallimentare, sicchè la "conoscenza del processo" di cui alla citata norma va riferita alla conoscenza del procedimento fallimentare, conseguendone, pertanto, che quella disposizione potrebbe fondatamente essere invocata solo dal creditore che non abbia ricevuto l'avviso di cui all'art. 92 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2013, n. 9321.


Sentenza ex art. 308 c.p.c. – Appello – Rito camerale – Sussiste..
Ai sensi dell'art. 130 disp. att. c.p.c., il procedimento di appello avverso sentenza ex art. 308 c.p.c., comma 2, reiettiva di reclamo proposto avverso declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, è retto dal rito camerale sin dal momento della proposizione dell'impugnazione, che, va, quindi, introdotta con ricorso da depositare in Cancelleria entro i termini prescritti dagli artt. 325 e 327 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Aprile 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento.
Procedimento civile - Termini processuali - Sospensione - Fallimento - Dichiarazione tardiva di crediti - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento.
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In tema di fallimento, ai sensi del combinato disposto dell'art. 92 del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 e degli artt. 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, le controversie aventi ad oggetto l'ammissione tardiva dei crediti al passivo non si sottraggono al principio della sospensione dei termini durante il periodo feriale, fatta eccezione per quelle riguardanti crediti di lavoro, le quali, pur dovendo essere trattate con il rito fallimentare, sono assoggettate al regime previsto dall'art. 3 cit., che, escludendo l'applicabilità della sospensione alle controversie previste dagli artt. 409 e ss. cod. proc. civ., fa riferimento alla natura specifica della controversia, avente ad oggetto un rapporto individuale di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Novembre 2009, n. 24665.


Processo civile - Ordinanza anticipatoria di cui all'art. 186-quater c.p.c. - Rinuncia alla sentenza da parte dell'intimato - Termini per l'impugnazione dell'ordinanza - Termine lungo di cui all'art. 327 c.p.c...
In tema di impugnazione dell'ordinanza di cui all'art. 186-quater cod. proc. civ. - nel testo introdotto dall'art. 7 del d.l. n. 423 del 1995, convertito, con modifiche, nella legge n. 534 del 1995 - l'adempimento, da parte dell'intimato, degli oneri di notifica e di deposito della rinuncia alla sentenza, ai sensi del comma 4 della norma citata, fa sì che l'ordinanza stessa acquisti, dal momento del deposito, l'efficacia della sentenza impugnabile pubblicata, con conseguente decorrenza del termine annuale per l'impugnazione di cui all'art. 327 cod. proc. civ., mentre, perché decorra anche il termine breve di cui all'art. 325 cod. proc. civ., è necessaria una nuova notifica dell'ordinanza con l'attestazione del deposito in cancelleria della notifica della rinuncia all'emanazione della sentenza. (fonte: CED Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Gennaio 2009, n. 557.