LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO I
Delle impugnazioni in generale

Art. 325

Termini per le impugnazioni
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il termine per proporre l'appello, la revocazione e l'opposizione di terzo di cui all'articolo 404, secondo comma, è di trenta giorni. È anche di trenta giorni il termine per proporre la revocazione e l'opposizione di terzo sopra menzionata contro la sentenza delle corti di appello.

II. Il termine per proporre il ricorso per cassazione è di giorni sessanta.


GIURISPRUDENZA

Notificazione - Dell'atto d'impugnazione - Luogo di notificazione - Procuratore costituito - Esito negativo dovuto al trasferimento del procuratore - Conseguenze - Efficacia della notifica - Esclusione - Fondamento - Obbligo del procuratore trasferitosi di comunicare la variazione all'altra parte - Sussistenza - Esclusione - Proroga dei termini di impugnazione - Esclusione.
Qualora la notificazione dell'impugnazione presso il procuratore costituito non sia andata a buon fine, per non avere l'ufficiale giudiziario reperito detto procuratore nel luogo indicato dall'istante, la questione della conoscenza o conoscibilità del diverso recapito del procuratore medesimo, anche se il trasferimento non sia stato comunicato da controparte, non ha alcun rilievo giuridico, atteso che la rinnovazione della notificazione deve avvenire entro la scadenza del termine fissato per l'impugnazione. Detto termine, in quanto perentorio, non è prorogabile, né soggetto a sospensione o interruzione se non nei casi previsti dalla legge, sicché decorre durante il tempo necessario per le ricerche del nuovo recapito del procuratore destinatario, restando a carico dell'istante il rischio di decadenza per mancato rispetto del termine stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 Giugno 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica del testo integrale della sentenza reiettiva del reclamo effettuata dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC) – Decorrenza del termine breve per l'impugnazione in cassazione – Distinzione rispetto alla notificazione a mezzo ufficiale giudiziario – Insussistenza.
La notifica del testo integrale della sentenza reiettiva del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata ai sensi dell’art. 18, comma 13, legge fall. dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC), è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in cassazione ex art. 18, comma 14, legge fall., non ostandovi il nuovo testo dell'art. 133 c.p.c., comma 2, come novellato dal decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, secondo il quale la comunicazione del testo integrale della sentenza da parte del cancelliere non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325 c.p.c.

Nè potrebbe sostenersi la decorrenza del termine dalla data dell'avvenuta notificazione a mezzo dell'ufficiale giudiziario, alla stregua della distinzione tra tale attività e quella compiuta dalla cancelleria, atteso che, in forza dell’art. 14 del decreto legge n. 179 del 2012, “le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all'indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi..." di talché la distinzione tra comunicazione e notificazione è sostanzialmente evaporata, perdendo valenza normativa sostanziale, là dove, come per la specifica disciplina del ricorso avverso la decisione sul reclamo nei confronti della sentenza di fallimento, la decorrenza risulta per legge ancorata all'atto della cancelleria, nell'evidente intento di assicurare la stabilizzazione degli effetti della pronuncia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2017, n. 9974.


Impugnazioni civili - Notificazione - Della sentenza impugnata - In genere - Notificazione della sentenza alla parte presso il domicilio eletto - Inidoneità alla decorrenza del termine breve.
In tema di impugnazioni, la notifica della sentenza effettuata alla parte personalmente presso il domicilio eletto in studio legale diverso da quello del suo procuratore, non costituisce notifica ex art. 170 c.p.c. al procuratore costituito e, quindi, non è idonea, ai sensi dell'art. 282 c.p.c., a far decorrere il termine breve per impugnare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 05 Ottobre 2016, n. 19876.


Notificazione di un primo atto d’impugnazione – Effetti – Nuova impugnazione – Condizioni – Termine breve – Decorrenza – Dalla proposizione della prima impugnazione.
La notifica di un primo atto di appello (o di ricorso per cassazione) determina il passaggio irretrattabile alla fase dell’impugnazione e dimostra conoscenza legale della sentenza da parte dell’impugnante, sicché l’eventuale ripetizione dell’atto, ammessa nei limiti ex art. 358 c.p.c., deve essere tempestiva in relazione al termine breve decorrente dalla data di proposizione della prima impugnazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Giugno 2016, n. 12084.


Dichiarazione di fallimento - Sentenza - Notifica del testo integrale della sentenza effettuata dal cancelliere - Reclamo - Decorrenza del termine per l'impugnazione.
La notifica del testo integrale della sentenza che rigetta il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata ai sensi della art. 18, comma 13, legge fall., dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (pec), ex art. 16, comma 4, D.L. n. 179 del 2012, convertito con L. n. 221 del 2012, è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in cassazione ex art. 18, comma 14, legge fall. non ostandovi il nuovo testo dell'art. 133 c.p.c., comma 2, come novellato dal D.L. n. 90 del 2014, convertito nella L. n. 114 del 2014, secondo il quale la comunicazione del testo integrale della sentenza da parte del cancelliere non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 2016, n. 10525.


Processo civile - Impugnazione - Decorso del termine breve - Notificazione della sentenza - Necessaria previa registrazione - Esclusione.
In ordine alla questione se la mancata registrazione della sentenza soggetta a impugnazione incida o meno sulla idoneità della notificazione della stessa sentenza non registrata ai fini della decorrenza del termine breve per l'impugnazione di cui al combinato disposto degli articoli 325 e 326, primo comma, c.p.c. deve ribadirsi che:
a) con la recente sentenza n. 14393 del 2102 - che costituisce precedente specifico in riferimento alla questione posta dal ricorso in esame -, è stato enunciato il principio di diritto, conforme alla menzionata giurisprudenza costituzionale, per cui, ai sensi dell'art. 66 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, la mancata registrazione della sentenza notificata non impedisce il decorso del termine breve per impugnare nei confronti del destinatario, in quanto l'interpretazione contraria, subordinando la decorrenza del termine alle disponibilità economiche della parte vittoriosa, determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento fra soggetti in situazioni identiche, e si porrebbe in contrasto anche con l'art. 6, prf. 1, della CEDU e con l'art. 111, primo comma, Cost., volti ad assicurare la ragionevole durata del processo;
b) tale specifico principio di diritto è, in realtà, conforme anche al diritto vivente formatosi in altri ambiti processuali: infatti, le Sezioni Unite hanno più volte affermato che, in base alla disciplina contenuta nell'art. 8 della parte prima della tariffa allegata al d.P.R. n. 131 del 1986 (cfr. art. 1), e nell'art. 2 della tabella parimenti allegata tale decreto (cfr. art. 7), non sussiste più l'obbligo di registrazione per tutte le sentenze civili e, anche per quelle per le quali esso è previsto, il cancelliere è tenuto a rilasciarne copia prima della registrazione, se ciò è necessario ai fini della prosecuzione del giudizio, con la conseguenza che, alla luce di siffatta esegesi della predetta normativa in senso correttivo ed evolutivo rispetto a quella in precedenza adottata dalla stessa giurisprudenza di legittimità, ma pur sempre compatibile con il relativo dato letterale, in tema di impugnazione delle sentenze emesse dal Tribunale superiore delle acque pubbliche in unico grado, una volta avvenuta la comunicazione dell'avviso di deposito della sentenza, la successiva notificazione della copia integrale del dispositivo fa comunque decorrere, indipendentemente dalla registrazione della sentenza, il termine breve di quarantacinque giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 202 del R.d. 11 dicembre 1933, n. 1775, rilevando il compimento della registrazione, ove dovuta, esclusivamente a fini fiscali (sentenze nn. 7607 del 2010, 15144 e 24413 del 2011). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2015, n. 2950.


Forma dell’impugnazione – Ultrattività del rito – Principio dell’apparenza riferito esclusivamente alla qualificazione (giudiziale), anche implicita, dell’azione e del provvedimento.
Ove la controversia sia stata erroneamente trattata in primo grado con rito ordinario in luogo di quello del lavoro, anche per la proposizione dell'appello e dell'eventuale appello incidentale vanno seguite le forme ordinarie; pertanto, l’appello va proposto con citazione ad udienza fissa. Se, invece, la controversia sia stata trattata con il rito del lavoro anziché con quello ordinario, la proposizione dell'appello segue le forme della cognizione speciale. Tanto avviene in ossequio al principio dell'ultrattività del rito che costituisce una specificazione del più generale principio per cui l'individuazione del mezzo di impugnazione esperibile deve avvenire in base al principio dell'apparenza, cioè con riguardo esclusivo alla qualificazione, anche implicita, dell'azione e del provvedimento compiuta dal Giudice.
Secondo costante Giurisprudenza di Legittimità, in ragione del principio dell’ultrattività del rito, dovendosi proporre l'appello con citazione, nel caso in cui, invece, sia stato proposto con ricorso, la “sanatoria” è ammissibile solo se tale atto sia stato non soltanto depositato nella cancelleria del giudice competente, ma anche notificato alla controparte nel termine perentorio dell'art. 325 o dell'art. 327 cod. proc. civ. (tra le tante, cfr. Cassazione, sentenza n. 9530/10; Cassazione, sentenza n. 4498/09; Cassazione, sentenza n. 23412/08). Il principio in parola trova applicazione anche quando, essendo stato seguito erroneamente in primo grado il rito ordinario in controversia che ratione materiae avrebbe dovuto essere trattata col rito speciale.
Va nondimeno affermato il seguente principio: “nelle controversie regolate dal rito locatizio, il principio di ultrattività del rito postula che il giudice abbia trattato la causa secondo quello erroneamente adottato, implicitamente ritenendo che il rito in concreto seguito sia quello prescritto, con la conseguenza che il giudizio deve proseguire nelle stesse forme. Pertanto, qualora una causa in materia di locazione sia stata trattata con il rito ordinario, l'atto di appello va proposto con citazione, a norma dell'art. 342 cod. proc. civ., da notificare entro trenta giorni dalla notifica della sentenza; ove, invece, l'appello sia stato proposto erroneamente con ricorso, ai fini della tempestività del gravame occorre guardare non alla data di deposito dello stesso, bensì a quella della notifica del ricorso alla controparte in una col provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza”. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 22 Gennaio 2015, n. 1148.


Estinzione del processo - Provvedimento del giudice - Impugnazione  - Sentenza reiettiva di reclamo proposto contro declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore - Appello - Forma - Ricorso - Inosservanza - Appello proposto con citazione - Conversione dell'atto processuale nullo - Condizioni..
L'appello avverso la sentenza resa ex art. 308, secondo comma, cod. proc. civ., reiettiva del reclamo contro la declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, promosso con citazione anziché con ricorso è suscettibile di sanatoria, in via di conversione ex art. 156 cod. proc. civ., a condizione che, nel termine previsto dalla legge, l'atto sia stato non solo notificato alla controparte, ma anche depositato nella cancelleria del giudice. (massima ufficiale)  Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Ottobre 2013.


Procedimento civile - Estinzione del processo - Provvedimento del giudice - Impugnazione - Sentenza reiettiva di reclamo proposto contro declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore - Appello - Rito camerale - Applicabilità fin dal momento della sua proposizione..
Ai sensi dell'art. 130 disp. att. cod. proc. civ., il procedimento di appello avverso la sentenza resa ex art. 308, secondo comma, cod. proc. civ., reiettiva del reclamo contro la declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, è retto dal rito camerale fin dal momento della proposizione della impugnazione, che va, quindi, introdotta con ricorso da depositarsi in cancelleria entro i termini perentori prescritti dagli artt. 325 e 327 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Ottobre 2013.


Sentenza ex art. 308 c.p.c. – Appello – Rito camerale – Sussiste..
Ai sensi dell'art. 130 disp. att. c.p.c., il procedimento di appello avverso sentenza ex art. 308 c.p.c., comma 2, reiettiva di reclamo proposto avverso declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, è retto dal rito camerale sin dal momento della proposizione dell'impugnazione, che, va, quindi, introdotta con ricorso da depositare in Cancelleria entro i termini prescritti dagli artt. 325 e 327 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 Aprile 2013.


Processo civile - Ordinanza anticipatoria di cui all'art. 186-quater c.p.c. - Rinuncia alla sentenza da parte dell'intimato - Termini per l'impugnazione dell'ordinanza - Termine lungo di cui all'art. 327 c.p.c...
In tema di impugnazione dell'ordinanza di cui all'art. 186-quater cod. proc. civ. - nel testo introdotto dall'art. 7 del d.l. n. 423 del 1995, convertito, con modifiche, nella legge n. 534 del 1995 - l'adempimento, da parte dell'intimato, degli oneri di notifica e di deposito della rinuncia alla sentenza, ai sensi del comma 4 della norma citata, fa sì che l'ordinanza stessa acquisti, dal momento del deposito, l'efficacia della sentenza impugnabile pubblicata, con conseguente decorrenza del termine annuale per l'impugnazione di cui all'art. 327 cod. proc. civ., mentre, perché decorra anche il termine breve di cui all'art. 325 cod. proc. civ., è necessaria una nuova notifica dell'ordinanza con l'attestazione del deposito in cancelleria della notifica della rinuncia all'emanazione della sentenza. (fonte: CED Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Gennaio 2009, n. 557.