LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO I
Delle impugnazioni in generale

Art. 323

Mezzi di impugnazione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I mezzi per impugnare le sentenze, oltre al regolamento di competenza nei casi previsti dalla legge, sono: l'appello, il ricorso per cassazione, la revocazione e l'opposizione di terzo.


GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi - Criterio discretivo - Natura dell’atto impugnato - Irrilevanza - Indagine di “causa petendi” e “petitum” - Necessità - Fattispecie.
In sede esecutiva, al fine della corretta qualificazione della domanda occorre fare riferimento alla "causa petendi" ed al "petitum", che, nell'opposizione all'esecuzione, investono l'"an" della esecuzione, cioè il diritto del creditore di procedervi, mentre, nell'opposizione agli atti esecutivi, investono il "quomodo", vale a dire le modalità con le quali il creditore può agire in sede esecutiva. (Nella specie, la S.C. ha giudicato erronea la valutazione effettuata dal giudice di merito, che aveva ritenuto essere stata proposta una opposizione agli atti esecutivi, perché era stato impugnato l'avviso di espropriazione di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, vertendosi, invece, in materia di opposizione all'esecuzione, essendo la domanda rivolta a conseguire la dichiarazione di inesistenza del diritto del creditore a procedere ad esecuzione, in conseguenza dell'estinzione del credito per effetto della pronuncia del provvedimento di esdebitazione di cui all'art. 142 l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Maggio 2017, n. 13381.


Esecuzione forzata – Mobiliare – Presso terzi – Accertamento dell'obbligo del terzo – Giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo – Oggetto – Diritti sussistenti in via alternativa – Domanda cumulativa di accertamento – Ammissibilità – Ragioni – Fattispecie.
Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 549 c.p.c., il creditore procedente può proporre una domanda di accertamento cumulativa anche di una pluralità di diritti la cui sussistenza sia alternativa, nel senso che la venuta ad esistenza di uno di essi esclude la sussistenza di altri. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha riconosciuto l’interesse del creditore procedente ad impugnare la sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo in relazione sia al credito del debitore esecutato nascente da sentenza costitutiva, ex art. 2932 c.c., del diritto al pagamento del prezzo di vendita di titoli obbligazionari, sia al credito – eventuale e provvisorio, in quanto dipendente dal mancato pagamento del corrispettivo pattuito – alla restituzione dei titoli, in ragione della risoluzione del contratto preliminare di vendita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8682.


Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Errata applicazione del rito - Decisione con sentenza - Impugnazione mediante appello - Ammissibilità.
Deve essere ribadito il principio, più volte affermato, di apparenza e affidabilità, secondo il quale, per individuare il regime impugnatorio da applicarsi ad un determinato provvedimento, assume rilevanza decisiva la forma adottata dal giudice purché sia frutto di una scelta consapevole, anche se non esplicitata con motivazione specifica ma desumibile dalle modalità con le quali si è svolto il procedimento (cfr. ex multis: S.U. n.390/11; Sez.6-1 n.3672/12; Sez.3 n.30201/08). Pertanto, qualora l'opposizione allo stato passivo sia stata trattata, con piena acquiescenza delle parti, secondo il rito previgente al D.Lgs. n. 5/2006 ed in coerenza a tale scelta decisa con sentenza, non può essere censurata la scelta dell'appello quale mezzo di impugnazione in luogo del ricorso per cassazione previsto dal D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5 applicabile ratione temporis alla fattispecie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Ottobre 2015, n. 20385.


Provvedimenti del giudice civile - Sentenza - Contenuto - Motivazione - Pluralità di argomentazioni - Inammissibilità di una domanda, o di un capo di essa o di un motivo di gravame - Motivazione anche sul merito - "Potestas iudicandi" - Insussistenza - Motivo di ricorso per cassazione solo sotto tale secondo profilo - Inammissibilità - Fattispecie..
Qualora il giudice che abbia ritenuto inammissibile una domanda, o un capo di essa, o un singolo motivo di gravame, così spogliandosi della "potestas iudicandi" sul relativo merito, proceda poi comunque all'esame di quest'ultimo, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di impugnazione della sentenza da lui pronunciata che ne contesti solo la motivazione, da considerarsi svolta "ad abundantiam", su tale ultimo aspetto. (Nella specie, una società trasferita all'estero aveva censurato la sentenza reiettiva del reclamo da essa proposto avverso la sua dichiarazione di fallimento per avere, tra l'altro, ritenuto possibile una siffatta declaratoria in assenza della notifica, nei suoi confronti, del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza prefallimentare, malgrado tale decisione di rigetto fosse stata preceduta da una valutazione di inammissibilità, per asserita genericità, dello stesso motivo di reclamo, successivamente non investita dal proposto ricorso per cassazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Ottobre 2013, n. 24469.


Procedimento civile - Appello delle sentenze del giudice di pace - Semplificazione dei riti di cui al decreto legislativo n. 152 del 2011 - Applicazione della disciplina speciale - Esclusione.

Procedimento civile - Appello delle sentenze del giudice di pace - Proposizione con ricorso anziché concitazione - Raggiungimento dello scopo.
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Ai giudizi in grado di appello avverso le sentenze pronunciate dal giudice di pace ai sensi degli artt. 2, 6, 7 e 34 D.Lgs. n. 150/2011 (riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione) non trova applicazione la medesima predetta speciale disciplina, dettata con esclusivo riguardo al giudizio di opposizione di primo grado, bensì le norme ordinarie in grado di appello e, in particolare: i) l’art. 341 c.p.c., che prevede che l’appello contro le sentenze del giudice di pace si propone al tribunale; ii) l’art. 342 c.p.c., ai sensi del quale “L’appello si propone con citazione contenente l’esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici dell’impugnazione nonché le indicazioni prescritte dall’articolo 163. Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’articolo 163 bis.”; iii) il combinato disposto degli artt. 50 bis e 350, 1° comma, c.p.c., per cui l’appello davanti al tribunale è trattato e deciso dal giudice monocratico; iv) l’art. 352 c.p.c., che contempla la decisione all’esito dello scambio di comparse conclusionali e memorie di replica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora l’appello avverso una sentenza del giudice di pace venga introdotto con ricorso anziché con citazione, l’adozione del ricorso e della successiva notifica deve comunque ritenersi idonea al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 02 Ottobre 2013.


Impugnazioni - Reiezione - Pagamento del doppio del contributo unificato - Procedimenti cautelari - Applicabilità..
Quando l'impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo al titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l'obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso. (Nel caso di specie, il principio è stato ritenuto applicabile anche all'impugnazione dei provvedimenti cautelari). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 04 Aprile 2013.


Impugnazione – Ultrattività del rito ai fini della forma del gravame – Esattezza della qualificazione del Giudice a quo – Certezza dei rimedi impugnatori – Irragionevolezza della duplicazione del mezzo di impugnazione. (03/08/2010).
L'ultrattività del rito ai fini della forma del gravame è l’unica opzione interpretativa conforme ai principi fondamentali della certezza dei rimedi impugnatori e dell'economia dell'attività processuale, poiché evita l'irragionevolezza di imporre di fatto all'interessato di cautelarsi proponendo due impugnazioni, nel dubbio sull'esattezza della qualificazione operata dal giudice a quo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Impugnazione – Principio dell’apparenza – Scelta del mezzo di impugnazione in base alla qualificazione dell’atto. (03/08/2010).
Il principio "dell'apparenza", comporta che la scelta fra i mezzi di impugnazione astrattamente esperibili contro un provvedimento del giudice va compiuta in base alla qualificazione dell'atto, la quale a sua volta dipende dalla qualificazione che il Giudice appresta alla domanda della parte e dai poteri che lo stesso Giudice esercita nel decidere. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sospensione della vendita a trattativa privata - Provvedimento di vendita senza incanto - Reclamo - Decreto di revoca del tribunale - Impugnazione - Legittimazione attiva.
Il decreto, con cui il tribunale fallimentare, pronunciando in Sede di reclamo, abbia revocato il provvedimento, emesso dal giudice delegato, di sospensione della vendita a trattativa privata di un immobile pertinente al fallimento, nonche la vendita dello stesso senza incanto, e impugnabile da colui che, offrendo un prezzo superiore a quello della vendita a trattativa privata, aveva chiesto il provvedimento (di sospensione della vendita medesima) poi revocato, poiche e evidente l'interesse di lui alla sopravvivenza di quel singolo provvedimento, anche se non alla regolarita della intera procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 1975, n. 3184.