LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO VII
Della sospensione, interruzione ed estinzione del processo
SEZIONE III
Dell'estinzione del processo

Art. 306

Rinuncia agli atti del giudizio
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio quando questa è accettata dalle parti costituite che potrebbero aver interesse alla prosecuzione. L'accettazione non è efficace se contiene riserve o condizioni.

II. Le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione sono fatte dalle parti o da loro procuratori speciali, verbalmente all'udienza o con atti sottoscritti e notificati alle altre parti.

III. Il giudice, se la rinuncia e l'accettazione sono regolari, dichiara l'estinzione del processo.

IV. Il rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti, salvo diverso accordo tra loro. La liquidazione delle spese è fatta dal giudice istruttore con ordinanza non impugnabile.


GIURISPRUDENZA

Disconoscimento di paternità - Rinuncia all’azione da parte del padre proponente - Ammissibilità - Indisponibilità del diritto - Possibilità di riproposizione dell’azione, anche da parte dello stesso padre - Sussistenza.
Il genitore può rinunziare all’azione di disconoscimento della paternità che abbia promosso ma, vertendosi in materia di diritti indisponibili, in relazione ai quali non è ipotizzabile rinuncia o transazione, l'azione può essere successivamente riproposta, dallo stesso genitore e pure dal figlio che abbia raggiunto la maggiore età. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2017, n. 14879.


Tribunale in composizione monocratica – Rinuncia agli atti del giudizio – Declaratoria di estinzione del processo – Natura di sentenza.
L’estinzione del processo per rinuncia agli atti del giudizio  ai sensi dell’art. 306 c.p.c. dev’essere dichiarata con sentenza, sulla base delle considerazioni che seguono: nelle controversie davanti al Tribunale in composizione monocratica vi è sovrapposizione nella medesima persona fisica del Giudice istruttore e dell’organo decidente, per cui non è più configurabile il reclamo previsto dall’art. 178 c.p.c.; si rende quindi necessaria la pronuncia di una Sentenza al fine di consentire l’eventuale impugnazione mediante appello.
Del resto, la Cassazione suole ritenere che il provvedimento dichiarativo dell’estinzione del processo adottato dal giudice monocratico del tribunale ha natura sostanziale di sentenza, ancorché sia pronunciato in forma di ordinanza o decreto e, dunque, quando sia stato pronunciato in primo grado, è impugnabile con l’appello. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 12 Febbraio 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo -  Esecutività dello stato passivo - Successiva rinuncia di un creditore ammesso - Possibilità di insinuazione tardiva del medesimo credito - Sussistenza - Fondamento - Anche da parte del cessionario.
La rinuncia all'ammissione al passivo da parte del creditore ivi già ammesso non incide sul diritto di credito azionato, sicché non preclude la possibilità di far valere nuovamente, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione in via tardiva, il diritto sostanziale già dedotto, anche da parte di chi, nelle more, se ne sia reso cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Venir meno del dovere di pronuncia sulla domanda originariamente proposta da parte del Giudice, come conseguenza del venir meno dell’interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. delle parti del giudizio.
Posto che le condizioni dell’azione devono sussistere al momento della decisione, qualora nel corso del giudizio l’unica pretesa dedotta sia quella dell’attore, e venga spontaneamente soddisfatta in corso di causa da uno dei due convenuti, citati in giudizio come coobbligati (a cui fa seguito la rinuncia ex art. 306 c.p.c. alla domanda ed agli atti da parte dell’attore, così soddisfatto), per il giudice viene meno il dovere di pronunziare sul merito dell’unica domanda proposta, essendo cessato per tutte le parti l'interesse ex art. 100 c.p.c. a tale pronunzia, e sorge l’interesse di chiudere il giudizio con una pronunzia di rito che accerti la cessazione della materia del contendere, a nulla rilevando il mero (irrilevante ex art. 100 c.p.c.) interesse dell’altro convenuto (litisconsorte facoltativo passivo, citato in giudizio dall’attore come coobbligato) ad ottenere una pronunzia di merito nel senso dell’infondatezza originaria della domanda attorea nei suoi confronti. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 23 Gennaio 2015.


Rito sommario - Mancata comparizione delle parti - Applicazione degli articoli 181 309 c.p.c. - Esclusione - Immediata estensione del procedimento - Rilevanza del comportamento processuale delle parti rivelatore della sopravvenuta carenza di interesse..
La disciplina di cui agli articoli 181 e 309 c.p.c. è incompatibile con il rito sommario, le cui caratteristiche di speditezza suggeriscono che in caso di mancata comparizione delle parti si faccia luogo alla immediata estinzione del procedimento. A tal fine potrà parlarsi di rinuncia tacita alla domanda e di implicita accettazione della resistente evincibili dal comportamento processuale delle parti rivelatore della sopravvenuta carenza di interesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 11 Gennaio 2012.


Processo civile - Rinuncia alla domanda - Differenze dalla rinuncia agli atti del giudizio - Forme particolari e accettazione della controparte - Necessità - Esclusione - Effetti - Estinzione dell'azione.
La rinuncia alla domanda, a differenza della rinuncia agli atti del giudizio, non richiede l'adozione di forme particolari, non necessita di accettazione della controparte ed estingue l'azione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Novembre 2011.


Procedimento di appello - Rinunzia agli atti del giudizio - Ordinanza di estinzione del giudizio - Pronuncia collegiale - Natura decisoria e definitiva - Pronuncia con sentenza - Necessità..
A seguito della modifica - ad opera dell’art. 89 della legge 26 novembre 1990, n. 353 - dell’art. 357 c.p.c., che contemplava il reclamo al collegio contro le ordinanze dell’istruttore dichiarative dell’inammissibilità, dell’improcedibilità o dell’estinzione (anche per rinunzia agli atti) del giudizio di appello, deve ritenersi che l’adozione di siffatti provvedimenti spetti ora al collegio, nella nuova struttura collegiale del giudizio di appello, e che detti provvedimenti, avendo natura decisoria e definitiva, decidendo su una questione pregiudiziale attinente il processo, debbano essere adottati con sentenza ai sensi dell’art. 279 n. 2 c.p.c. (cfr. Cass. n. 5610 del 2001; n. 12537 del 2003; n.12636 del 2004; n. 11594 del 2005; n. 11434 del 2007). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 25 Maggio 2011.


Processo civile – Rinuncia agli atti del giudizio – Accettazione – Costituzione in giudizio della parte – Necessità.

Processo civile – Rinuncia agli atti del giudizio – Interesse alla prosecuzione del giudizio – Costituzione in giudizio della parte – Necessità.
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L’art. 306, 1° comma, codice procedura civile, ai fini dell’estinzione del processo, richiede l’accettazione della rinuncia agli atti del giudizio unicamente nel caso in cui, alla data della rinuncia stessa, le controparti si siano già costituite. Precisamente, ai fini della declaratoria di estinzione, l’accettazione della rinuncia agli atti è richiesta soltanto quando, nel rapporto processuale già instaurato, vi sia una parte costituita e questa abbia interesse alla prosecuzione del giudizio. (Edoardo Di Capua) (riproduzione riservata)

L’interesse alla prosecuzione del giudizio previsto dall’art. 306, 1° comma, codice procedura civile, essendo correlato alla domanda in concreto proposta dalla parte convenuta, presuppone, evidentemente, la sua effettiva costituzione in giudizio e, dunque, si rende del tutto indifferente la circostanza che la rinuncia sia intervenuta prima della scadenza dei termini previsti per la rituale e tempestiva costituzione del convenuto, dal momento che la legge dà rilievo al fatto negativo della mancata costituzione (cfr. in tal senso: Cass. civile 10 dicembre 1996 n. 10978). (Edoardo Di Capua) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 13 Ottobre 2009.


Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Desistenza dei creditori istanti – Pronuncia sulle spese di lite – Necessità..
Al procedimento per dichiarazione di fallimento deve ritenersi applicabile, in via analogica, l’art. 306 cod. proc. civ., con la conseguenza che a fronte della dichiarazione di desistenza dei creditori istanti il giudice, oltre a dichiarare l’estinzione del giudizio, deve pronunciarsi in ordine alla domanda di rifusione delle spese di lite in favore del resistente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 16 Settembre 2009.